bdsm
Sottomessa al Piacere - Pronta al Debutto #1
giorgal73
02.02.2026 |
15.563 |
5
"Entriamo nel primo negozio – una boutique di lusso, luci al neon fredde che tagliano l’aria come lame, specchi ovunque che moltiplicano la mia nudità in infiniti frammenti di vergogna e..."
*** MICHELA ***Appena scendo dal taxi, l’aria fresca mi investe come una frustata umida e carica di promesse. Il vestito mi si appiccica alla pelle sudata e impregnata di umori. Il plug blu zaffiro vibra piano dentro di me: ogni passo sui sanpietrini lucidi del centro mi manda una scarica elettrica dritta al clitoride gonfio. Gli anelli alle grandi labbra tintinnano a ogni movimento, un suono osceno e musicale, come campanellini da schiava che annunciano la mia presenza.
Daniela cammina davanti a me, il tacco che batte sull’asfalto come un metronomo crudele e implacabile. Io la seguo, le gambe ancora tremanti dal viaggio e dall’orgasmo avuto in taxi. Il tatuaggio «SLAVE» spunta sotto l’orlo della canotta; il viso di Daniela tatuato sul mio seno destro sembra agitarsi a ogni passo, come se volesse spiccare il volo dalla carne marchiata. Non porto mutande, ovviamente. Il plug preme contro le pareti interne, la fica gocciola copiosa: un filo trasparente e denso scende lungo la coscia interna e brilla sotto i lampioni arancioni.
La strada è affollata: turisti con macchine fotografiche, coppiette mano nella mano, gruppi di ragazzi che escono dai locali ridendo. Appena giro l’angolo verso via Mazzini, un gruppo di cinque o sei uomini sulla trentina si ferma di colpo. Uno fischia basso, un altro tira fuori il telefono senza nemmeno provare a nascondersi. «Guarda che troia», mormora uno in dialetto emiliano, abbastanza forte da farmi arrossire fino alle orecchie. Daniela si volta di scatto, sorride crudele e mi afferra per i capelli, tirandomi indietro fino a farmi inarcare la schiena in modo osceno.
«Mostrati, schiava», ordina a voce alta, perché tutti sentano. Mi costringe a piegare il busto in avanti, le mani sulle ginocchia, il culo alto verso la strada. Il vestito – inesistente – sale fino alla vita. Il plug blu lampeggia come un faro osceno sotto i lampioni, gli anelli tintinnano. Si vede anche la punta della freccia tatuata sulla schiena, che indica il mio culo come un cartello autostradale. Un fiotto caldo mi esce dalla fica, cola lungo la coscia e forma una piccola pozza lucida sui sanpietrini. Qualcuno ride, qualcuno impreca, qualcuno scatta foto. Il flash mi acceca per un secondo, ma non mi copro: resto lì, esposta, il cuore che martella, la vergogna che si mescola a un piacere bruciante e mi fa tremare le gambe e contrarre la fica in spasmi incontrollati.
Un ragazzo si avvicina, forse venticinque anni, capelli rasati ai lati, piercing al labbro inferiore. «Posso toccare?» Daniela ride piano, un suono basso e pericoloso: «Solo se le fai un complimento sincero.» Lui balbetta: «Sei… sei la puttana più bella che abbia mai visto. Il tatuaggio… cazzo, è stupendo.» Daniela annuisce. Gli permette di sfiorarmi la coscia con due dita, proprio dove cola il mio umore trasparente. Il contatto mi strappa un gemito forte, animale, che echeggia nella via. Lui ritira la mano bagnata, la guarda incredulo, poi se la porta alla bocca e assaggia, gli occhi spalancati. Gli altri ridono, applaudono piano. Io vengo di nuovo, in piedi, senza che nessuno mi tocchi oltre quel breve contatto: le cosce si contraggono spasmodicamente, un fiotto caldo schizza sul selciato, il plug vibra più forte, come se sapesse e volesse punirmi per la mia lussuria.
Daniela mi tira su per i capelli con un gesto secco. «Brava. Ora cammina.» Riprendiamo a muoverci, stavolta io davanti a lei, il culo che ondeggia esageratamente, il plug che batte a ogni passo, il tatuaggio visibile a chiunque guardi, gli anelli che suonano la mia umiliazione come un campanello osceno. Ogni passante rallenta, fissa, mormora. Una coppia di ragazze ride e scatta una foto di nascosto. Un uomo anziano si fa il segno della croce. Io cammino con il petto in fuori, i capezzoli duri e trafitti che puntano verso il mondo, la fica che gocciola senza sosta, il tatuaggio che pulsa come un secondo cuore fiero e ribelle.
Il gruppetto di uomini ci segue a distanza di pochi metri, come lupi che fiutano la preda. Li sento confabulare in dialetto stretto, frasi spezzate che mi arrivano come coltellate: «…quella figa bagnata…», «…farla inginocchiare qui…», «…riempirla tutta…». Daniela ogni tanto si volta con un sorriso affilato come una lama, li fissa finché non abbassano lo sguardo, poi batte una mano sul mio culo nudo con uno schiocco secco che risuona nella strada come uno sparo, lasciando un’impronta rossa a forma di stella sulla mia pelle.
Con un cenno fa avvicinare il ragazzo più bello. Non ho il tempo di capire cosa succede che Daniela mi spinge di faccia contro la vetrina di una gelateria. Il vetro freddo mi si stampa contro guancia, seno, pancia. Le luci interne illuminano ogni centimetro della mia schiena nuda, della piega tra le gambe, della pelle tatuata. Sento il brusio delle persone nel negozio, vedo i loro riflessi nel vetro: occhi incollati, facce divertite o scandalizzate, lingue che si leccano le labbra davanti a quella pornografia istantanea. Per un secondo vorrei scomparire, poi il plug gioca sulle pareti interne e il piacere mi dà il coraggio di restare e lasciarmi guardare.
Il ragazzo si avvicina al mio fianco, le mani infilate nelle tasche, l’altra che mi percorre il fianco con delicatezza. Aspira il profumo speziato dei miei umori, passa la punta delle dita sullo stelo del plug, ci gioca come se dovesse tirarlo fuori con calma. La vetrina si riempie di condensa calda dove respiro affannata. Daniela, dietro di noi, orchestra la scena con poche parole secche come pizzichi di frusta. «Apri bene le gambe, fai vedere quanto sei educata.» Obbedisco senza esitare, mi sollevo sulle punte per spalancare al massimo. Sento la fessura dilatarsi e zampillare: un rivolo trasparente mi scivola tra i piedi sul marciapiede.
Il ragazzo abbassa la testa, fa scivolare la lingua lungo tutta la fessura umida, si ferma a succhiare proprio l’orlo della fica, portandosi via uno zampillo che sguscia fuori incontrollabile. A ogni leccata sussulto contro la vetrina, la fronte lascia strisciate di appannamento sempre più larghe. Le persone dentro fissano a bocca aperta, battono sulle ginocchia, si scambiano occhiate eccitate. Daniela piazza una mano pesante sulla mia nuca e spinge, schiacciando ancora di più la faccia contro il vetro, fino a farmi girare la testa. L’umiliazione diventa benzina sulla brace. Il plug pulsa a ritmo col cuore, la lingua del ragazzo spinge dentro come se volesse entrarmi tutta, le dita mi schiudono i labbri ancora di più, perché tutti vedano come sono fatta dentro.
Non resisto: esplodo in un orgasmo sordo che mi parte dai talloni e mi scuote come un martello pneumatico. Grido, ma il suono resta strozzato contro il vetro gelato, intrappolato tra me e la mia immagine riflessa, le cosce che tremano, la schiena inarcata, la scritta SLAVE che brucia sulla pelle.
Anche gli altri uomini vorrebbero la loro parte, si avvicinano con occhi lucidi e mani già pronte. Ma Daniela alza il palmo destro con decisione, le dita tese come una lama che taglia l’aria, e scuote lentamente la testa. Il suo sguardo è gelido, inconfondibile: non ora. Uno protesta a mezza voce, ma lei indica con un cenno del mento un gruppo di turisti che ci osserva dall’angolo, alcuni già con i telefoni puntati. «Polizia», mormora appena. Il messaggio è chiaro. Con una mano possessiva sulla mia nuca mi spinge dolcemente ma con fermezza verso la strada principale, ricordandomi che abbiamo ancora da completare il nostro giro di shopping.
Entriamo nel primo negozio – una boutique di lusso, luci al neon fredde che tagliano l’aria come lame, specchi ovunque che moltiplicano la mia nudità in infiniti frammenti di vergogna e desiderio. L’odore di cuoio nuovo, ambra bruciata e profumo costoso mi invade i polmoni e mi fa girare la testa, come se stessi inalando un narcotico potente.
Una commessa alta e slanciata, capelli neri raccolti in uno chignon severo, vestito nero attillato, ci accoglie con un sorriso professionale che si incrina non appena mi vede. Un anello d’argento le attraversa il setto nasale; dal collo della camicia spunta un tatuaggio: un serpente che si avvolge intorno a una rosa. I suoi occhi verdi si posano sul mio «SLAVE», poi sul plug che lampeggia, sugli anelli che tintinnano. Deglutisce visibilmente.
«Buonasera, signore. Posso aiutarvi?»
Daniela sorride, lento e crudele: «Sì. La mia schiava deve provare alcuni capi. E tu l’aiuterai.»
La commessa – Sofia, leggo sulla targhetta – arrossisce ma non si tira indietro. Ci guida verso il retro, un angolo con camerini semiaperti e specchi a figura intera. Daniela sceglie una microgonna di pelle nera lucida, alta appena dieci centimetri, e una canotta crop con tagli laterali profondi.
«Spogliati», ordina.
Obbedisco. Rimango nuda, plug che vibra, anelli che tintinnano, capezzoli forati che puntano aggressivi. Sofia fissa, pupille dilatate, respiro corto. Daniela le si avvicina e le sussurra all’orecchio: «Toccale i capezzoli. Vedi come sono duri.»
Sofia esita solo un secondo, poi allunga una mano. Le sue dita fredde sfiorano gli anelli d’acciaio, poi tirano leggermente i piercing. Un gemito mi sfugge, forte e incontrollato. Sofia sussulta ma non ritira la mano. Daniela le afferra il polso e la guida: «Più forte. Le piace quando fanno male.»
Sofia tira, i capezzoli si allungano dolorosamente. Io inarco la schiena, la fica schizza un fiotto caldo che cola sulle cosce. Sofia geme piano, le sue cosce si stringono sotto il vestito attillato. Daniela ride: «Brava ragazza. Ora aiutala a provare la gonna.»
Sofia si inginocchia davanti a me, le mani tremanti mentre mi aiuta a infilare la microgonna. Le sue dita sfiorano la fica bagnata, gli anelli, il plug. Quando alza lo sguardo, i suoi occhi sono lucidi di desiderio. Daniela le afferra i capelli: «Lecca.»
Sofia non resiste. La sua lingua calda si posa sulla mia fica, lecca il fiotto che cola, succhia gli anelli, gira intorno al clitoride gonfio. Io gemo forte, le mani nei suoi capelli, spingendola più a fondo. Daniela guarda, si masturba piano sopra il vestito, gli occhi neri che brillano. Sofia lecca con avidità, la lingua che penetra tra le pieghe, succhia il clitoride come se fosse una caramella. Vengo sulla sua faccia, un fiotto violento che le bagna mento, naso, labbra rosse. Lei ingoia, ansima, le guance arrossate.
Parte 1 di 6
*** NOTE ***
Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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