Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Fede&Bea #1-Le ninfe del giardino libertino
trio

Fede&Bea #1-Le ninfe del giardino libertino


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.09.2025    |    13.185    |    4 9.0
"La mia lingua è ormai intrisa dei suoi nettari dolci e del miele profumato, ma continuo a leccare e succhiare finché un'onda di piacere liquido mi inonda il viso come una calda pioggia estiva..."
--- PRIMA PARTE DI UNA GIORNATA MERAVIGLIOSA AL CERTE NOTTI ---

« Tesorino mi passi a prendere in stazione? »

Il messaggio illumina lo schermo del mio telefono alle 8:17 del mattino, mentre sorseggio il mio espresso fumante sulla terrazza baciata dal sole romagnolo.

È Federica, con i suoi capelli castani che profumano sempre di vaniglia, che viene a godersi la sabbia dorata e l'acqua cristallina del nostro mare.

Oggi è Mercoledì - il giorno che ho consacrato ai piaceri più intensi e proibiti, quando ogni inibizione svanisce come la schiuma delle onde sulla battigia.

Le mie dita danzano sulla tastiera: «Ciao Fede, ti aspetterò come sempre al Kiss&Ride, colonna 32, oggi sono con il bolide rosso, la cinquecentina che adori. Tuttavia, avrei in programma il Certe Notti, quel bel villagino naturista e trasgressivo - ti andrebbe di unirti a me e agli altri per una giornata di puro abbandono e forse relax?»

«Naturale tesorino!» risponde lei quasi istantaneamente, con quell'entusiasmo che le fa brillare gli occhi nocciola.

«Perfetto, ci vediamo alle 10:30 allora. Il Club apre i cancelli libertini alle 11, abbiamo giusto il tempo di arrivare e poi via i vestiti per immergerci nelle acque calde e magari giocare con qualche coppietta.»

«Ok, però vorrei andare via per le 19:00/20:00» scrive lei, «così mi accompagni al Lido di Dante, dove Terrenzio mi aspetta per cenare, così domani mattina presto potrò andare alla spiaggia e godermi un po’ di sole in solitaria.»

Sorrido mentre poso il telefono sul tavolino di ferro battuto. L’idea di passare qualche ora al Certe Notti con Federica mi fa ribollire il sangue. Già me la immagino: il suo corpo snello che emerge dall’acqua, gocce che scivolano lungo le curve che conosco a memoria.

Finisco di fare colazione velocemente. La mia cinquecentina rossa va preparata. Pulisco l’abitacolo in fretta, sistemo un Arbre Magique alla lavanda sul cruscotto – so quanto le piace quel profumo.

Mentre guido verso la stazione, ripenso all’ultima volta che siamo stati al club naturista. Federica si era lasciata andare come mai prima, sciogliendo ogni inibizione con quella coppia di Milano. Il ricordo delle sue mani che sfioravano la pelle ambrata di quella sconosciuta mi manda ancora un brivido giù per la schiena.

Parcheggio alla colonna 32 con dieci minuti d’anticipo. Mi passo una mano tra i capelli, anche se sono pochi, mi piace coccolarli. Eccola che arriva, con quell’andatura leggera, il vestito bianco che ondeggia a ogni passo, i capelli castani che danzano sulle spalle.

Quando sale in macchina, il profumo di vaniglia si mescola all’odore di pelle calda dei sedili.

«Buongiorno, bellezza,» sussurro, chinandomi a baciarle il collo invece delle labbra. La sento fremere sotto il mio tocco.

«Mmm, già in vena di coccole,» mormora lei, la voce leggermente roca. La sua mano si posa sulla mia coscia, le dita tracciano piccoli cerchi attraverso il tessuto dei jeans.

«Non vedo l'ora di arrivare al club.»

Ingrano la marcia e parto.

Arriviamo al Certe Notti mentre il sole di mezzogiorno fa scintillare la piscina del parco. Dopo esserci spogliati, attraversiamo il prato rasato a piedi nudi, la pelle che si accende sotto i raggi dorati.

Al solito gazebo, troviamo Angelica con i suoi lunghi capelli platino e Karl, la cui pelle abbronzata risplende d'olio. Ci scambiamo baci sulle guance, sussurrando le ultime indiscrezioni su chi si è visto con chi nell'area privé.

Jane e Tanja, le inseparabili, non sono ancora arrivate.

Federica mi lancia uno sguardo languido attraverso le ciglia scure: «Facciamo un giro? Vorrei sentire le bollicine dell'idromassaggio sulla pelle.»

La vasca, un'oasi di acqua tiepida è momentaneamente deserta, ma come previsto, alcuni uomini single ci seguono e scivolano nell'acqua calda, occhi che non nascondono le loro intenzioni.

Federica si immerge con grazia felina, posizionandosi davanti a me, la schiena che aderisce al mio petto, i suoi fianchi che trovano naturalmente posto tra le mie cosce.

Si sistema strategicamente sopra uno dei potenti getti d'acqua, che pulsa contro la sua intimità, strappandole un sospiro che solo io posso sentire. Le circondo la vita con le braccia, le mie mani risalgono lentamente fino a raggiungere i suoi seni perfetti, dove i capezzoli si ergono come piccole gemme rosate sotto il mio tocco godurioso.

Affondo il viso nei suoi capelli profumati di vaniglia, le mie labbra trovano il suo orecchio, e quando mordo delicatamente quel lobo vellutato, sento la sua pelle coprirsi di brividi - non di freddo, ma di un piacere che la fa sciogliere contro di me.
La vasca si popola gradualmente, due coppie scivolano nell'acqua tiepida, seguite da altri sue single.

Gli sguardi convergono su di noi come aghi di una bussola verso il nord. O meglio, verso Federica. Il suo seno, generoso e perfettamente sospeso sull'acqua, cattura la luce del sole in goccioline iridescenti. Il suo viso da troia, con quelle labbra socchiuse in un'espressione di piacere non dissimulato, attira l'attenzione come una calamita.

Le due donne, una bionda con un tatuaggio tribale sulla spalla e l'altra con capelli corvini tagliati a caschetto, la divorano con gli occhi avidi, sussurrando qualcosa ai loro compagni mentre li trascinano impercettibilmente verso di noi. Gli uomini soli, invece, rimangono ai margini, le mani che scivolano sotto l'acqua in movimenti ritmici appena accennati, non osando avvicinarsi ulteriormente al nostro intimo tableau.

La vasca si è trasformata in un acquario umano sovraffollato, con corpi che si sfiorano involontariamente.

La bionda dal tatuaggio tribale ha un sorriso forzato che le taglia il viso, mentre la mora a caschetto rivela, alla luce diretta, rughe profonde attorno agli occhi truccati pesantemente.

«Usciamo a prendere un po' d'aria?» sussurro all'orecchio di Federica, le mie labbra che le sfiorano il lobo.

Federica, con quella sua intuizione che legge i miei pensieri prima ancora che li formuli completamente, annuisce impercettibilmente. Si alza, come una molla appena liberata dalla costrizione, mentre l'acqua le scivola lungo le curve del suo corpo come carezze liquide, trascinandomi per la mano con decisione.

Gli occhi degli altri si incollano a noi mentre emergiamo dalla vasca - sguardi maschili che si abbassano sconfitti e femminili che lampeggiano di invidia mal celata, come giocatori scoprono di avere i numeri del superenalotto sbagliati e vedono il premio dei loro desideri scivolare via tra le dita bagnate.

Passiamo accanto al nostro gazebo e lo troviamo sorprendentemente vuoto. Probabilmente Angelica e Karl si stanno facendo un giretto nel privé.

Mentre camminiamo sul prato rasato che solletica le piante dei piedi, scorgiamo una fila di lettini imbottiti, strategicamente posizionati vicino al ristorante sul laghetto dove carpe o esseri geneticamente modificati danzano sotto la superficie, sopra, ovviamente delle amabili zanzare.

I lettini, rivestiti in pelle sintetica color crema, sembrano quelli da massaggio professionale, ma l'assenza di fori per il viso rivela il loro vero scopo.

«Fede, ti va un massaggino?» sussurro, estraendo dalla tasca dell’ accappatoio una boccetta ambrata.

«Ho portato un olio spettacolare agli agrumi e miele, fatto apposta per scivolare sulla pelle calda dal sole.»

La mia dolce amichetta non se lo fa ripetere due volte. Con un movimento fluido prende il telo di spugna bianco, lo distende sul lettino con cura meticolosa.

Prendo il mio accappatoio di cotone e lo arrotolo con destrezza, trasformandolo in un cuscino morbido e accogliente, dove lei adagia la fronte, i capelli castani che ricadono come una cascata ai lati del viso. La sua schiena ambrata, il suo sedere scultoreo come marmo di Carrara e le sue gambe snelle e tornite, ora sono tutte mie da venerare.

Faccio cadere alcune gocce dorate in prossimità della spina dorsale, dove l'olio cattura la luce del sole e brilla come ambra liquida.

Con le nocche premute delicatamente, spingo tra i solchi dei muscoli, sentendo la sua pelle cedere sotto la pressione, spargendo l'essenza profumata dal centro verso l'esterno in spirali concentriche.

Poi apro le mani a raggiera e le dita diventano un forte aratro che scava nei tessuti tesi, sciogliendo nodi invisibili.

Le spalle, con quella leggera spruzzatura di lentiggini dorate, non vengono dimenticate, anzi ricevono un trattamento di piacere che le fa sciogliere sotto il mio tocco.

Ma le vere protagoniste sono le chiappe sode e perfettamente rotonde. Inizio a impastarle come un panettiere esperto, a spingere contro la loro elastica resistenza, ad accarezzarle con movimenti circolari che lasciano scie lucenti, e ovviamente mi faccio dare una mano dai miei denti per mordicchiarle, lasciando piccoli segni rosati sulla pelle d'alabastro.

Così, per un fortuito caso, le mie dita scivolano tra le sue labbra vellutate, trovandola umida come rugiada mattutina su un petalo di rosa.

Nel frattempo alcuni uomini, con respiri pesanti e sguardi febbrili, si stanno godendo lo spettacolo, le loro mani che si muovono freneticamente sotto gli asciugamani bianchi.

Le divarico le gambe con la delicatezza di un'onda che accarezza la sabbia, salgo sul lettino che cigola sotto il mio peso e sostituisco le dita con la mia lingua avida.

La posizione è scomoda, la mia pancia preme contro il bordo del lettino, ma il sapore di miele selvatico e sale marino che mi inonda le papille gustative cancella ogni disagio.

Afferrandole le natiche sode come frutti maturi, sollevo il suo bacino verso il cielo, rendendo quel fiore carnoso più accessibile alla mia lingua danzante.

So che impazzisce quando le circondo il clitoride turgido con le labbra, mordendolo delicatamente, la sua grandezza che pulsa contro la mia lingua come un piccolo cuore eccitato.

Federica inizia ad ansimare con il ritmo di un'orchestra sinfonica che raggiunge il crescendo. Gli altri lettini intorno a noi si riempiono di corpi lucidi di sudore e olio, alcuni che cercano di imitare la nostra danza erotica con goffi tentativi.

Un giovane dalla pelle color ambra bruciata, con muscoli definiti che catturano la luce del sole, si avvicina alla bocca di Federica, offrendole il suo scettro di carne pulsante, che lei accoglie tra le labbra cremisi con la grazia di una sacerdotessa in adorazione.

La mia lingua è ormai intrisa dei suoi nettari dolci e del miele profumato, ma continuo a leccare e succhiare finché un'onda di piacere liquido mi inonda il viso come una calda pioggia estiva.

Dopo un breve momento per asciugarmi le guance luccicanti, mi inginocchio sul lettino con l'urgenza di un predatore affamato, e il mio membro turgido affonda in lei con la precisione di una freccia che colpisce il bersaglio.

Inizio a muovermi con lentezza studiata, i suoi gemiti soffocati dalla presenza imponente che riempie la sua bocca.

Altri uomini ci circondano come satelliti attorno a un pianeta incandescente, le loro mani che si muovono al ritmo dei nostri corpi intrecciati.

Ogni volta che entro in lei, le sue pareti vellutate mi avvolgono come un guanto di seta bagnata. È così umida che posso sentire i suoi fluidi colare lungo le mie cosce, ma continua a spingere il suo fondoschiena contro i miei testicoli con l'insistenza di chi chiede di più, e io, come un devoto servitore del piacere, intensifico le mie spinte fino a farla tremare come una foglia in una tempesta di sensazioni.

Il ragazzo arabo, con la pelle color caramello e muscoli tesi come corde di violino, avverte l'imminente esplosione di piacere. Le sue dita si serrano attorno alla testa di Federica, intrecciandosi nei suoi capelli setosi come radici che cercano l'acqua.

I suoi fianchi si muovono con la velocità e la potenza di un martello pneumatico, ogni spinta più disperata della precedente.

Il suo viso olivastro si contorce in una maschera di estasi primitiva, mentre dietro le lenti scure degli occhiali da sole, i suoi occhi brillano come supernove al culmine della loro luminosità.

Federica sente l'invasione pulsante riempirle la gola, ma con la maestria di chi conosce l'arte antica del piacere, rilassa i muscoli della mandibola e lo accoglie fino alla radice, dove i testicoli pesanti le sfiorano il mento.

L'orgasmo di Federica arriva come un'onda di calore che si propaga dal suo centro fino alle estremità, facendole tremare le cosce e inarcando la sua schiena. Questa esplosione di piacere femminile diventa la miccia che innesca la nostra risposta in perfetta sincronia.

La sua bocca viene inondata dal nettare caldo e salato, mentre la sua "stanza delle meraviglie" accoglie il mio tributo cremoso.

Il membro del ragazzo, ora flaccido e lucido, scivola dalle sue labbra gonfie con un suono umido. Un altro uomo, con il desiderio che gli brucia negli occhi e il corpo già pronto all'azione, si avvicina come un predatore affamato, ma Federica alza la mano con le dita affusolate in un gesto di rifiuto elegante ma fermo.

Io rafforzo il messaggio con uno sguardo tagliente che non ammette repliche. Come un effetto domino, una reazione a catena si propaga tra la folla di spettatori eccitati, e tutti gli uomini attorno a noi, con sospiri di rassegnazione, decidono di rivolgere le loro attenzioni verso altre coppie disponibili, lasciandoci finalmente soli nel nostro piccolo universo di intimità appagata.


--- CONTINUA---

****************

Torno ancora una volta al Certe Notti, quel palcoscenico estivo che ormai conosco come le mie tasche. Il villaggio libertino di Bologna continua a tessere la trama delle mie avventure, regalandomi incontri che brillano come stelle cadenti in una notte d'agosto.

Vi giuro che ogni parola di questa storia è vera come il marmo di Carrara che menzionavo prima nel racconto. Posso dire di avere anche i testimoni.

Ovviamente un grazie a tutti i miei amici: LadyJane, Tanja, Angelica, ecc. ecc. che quel mercoledì (sono troppi per elencarli tutti) , come anche tutti gli altri, hanno condiviso con me e Federica lo spirito libertino. Tuttavia, il grazie più grande va a Bea(ovviamente non è il suo nome) che mi ha donato momenti spettacolari, sia con la sua bellezza che con il suo erotismo magnetico (aspetto un tuo commento alla storia che ti ho ho dedicato)

Non scrivo per pubblicizzare il locale - il Certe Notti non ha bisogno della mia penna per riempirsi di corpi desiderosi. Scrivo perché la Dea Bendata mi ha baciato ancora, e certe fortune vanno raccontate.

Eravate lì anche voi quel giorno? La vostra presenza si nasconde tra le righe di questo racconto? Fatemi sapere nei commenti.

E se lo spirito libertino vi chiama come chiama me, contattatemi - possiamo incontrarci dove preferite, o posso guidarvi come un moderno Virgilio attraverso i cerchi del piacere bolognese, per poi immortalare la nostra danza in un nuovo racconto.

Il mio annuncio contiene tutti i dettagli per trovarmi. Il resto... lo scriveremo insieme.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Fede&Bea #1-Le ninfe del giardino libertino :

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni