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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #5
giorgal73
23.02.2026 |
16.818 |
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"Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene..."
**MICHELA**Patrizia avanza reggendo il musetto del barboncino tra le braccia. Il pelo di Dolly brilla di umidità, ansima e vibra già di desiderio puro. Il respiro della cagnetta si trasforma in uggiolio non appena le narici si avvicinano alla fossa umida tra le mie cosce. Mi annusa, trema tutta, poi la lingua guizza fuori – rosa-rossa, rasposa come carta vetrata finissima. Con la voracità di un cucciolo famelico cala a lambirmi il clitoride, scivola tra le labbra dilatate, si insinua ovunque, fruga come se volesse penetrarmi.
Il primo contatto mi strappa quasi un urlo: un climax torbido e tagliente mi sale dai talloni alla nuca, la figa pizzica e trema violentemente. Patrizia tiene il cane saldo, sospinge il muso con dita gentili ma decise. Dolly lecca, succhia, batte col muso sulle grandi labbra, affonda quel musetto strano di segatura bagnata sempre più in profondità. A ogni passata lascia la pelle bruciante di elettricità viva.
Le altre donne della Società si sono avvicinate: volti nuovi ed eleganti, tutti gli sguardi puntati su di me. Nessuna parla. Fissano ipnotizzate la lingua della bestia che si sporca e si imbratta nei miei umori, l’ossessione animalesca di Dolly che cattura ogni stilla e la beve come latte appena munto. La padrona di casa stringe la mascella, i denti bianchi che affiorano sotto il rossetto scuro; la mano posata sul fianco di Daniela, che sorride – infastidita solo dal fatto che sia proprio la cagnolina la prima a gustarmi.
Patrizia mi accarezza la coscia, la mano calda e crudele che tiene la pelle ben tesa per facilitare il lavoro di Dolly.
«Guarda come gode!» sibila in falsetto. Qualcuna ride, una risata sottile come aria di collegio.
Mi viene da piangere dal piacere. L’orgasmo arriva immediato e non finisce: si sfrangia in mille scariche rapide, la figa si contrae, schizza umore sul muso della cagnolina e sulle dita di Patrizia, che non perde l’occasione di raccoglierlo col polpastrello e portarselo in bocca, assaporandolo davanti a tutti. Dolly non si ferma; la padrona di casa la sprona con un colpetto e la lingua riprende a scorrere tra le labbra gonfie, lambisce il clitoride ormai intorpidito, facendomi sobbalzare ogni volta che lo raggiunge.
Non penso più. Ho spasmi involontari ovunque. Anche il plug nel culo vibra – qualcuno, probabilmente Daniela, ha aumentato l’intensità: le tre sfere interne pulsano a ritmo delle mie contrazioni lacerate. Mi piscio sotto da quanto godo. Un secondo, due… poi la botta vera: urlo senza ritegno, il cuore si ferma e riparte. Un getto caldo mi sgorga tra le gambe, inumidendo il pelo della bestiola che si lecca tutta, matta di gioia.
Qualcuno applaude, qualcuna sussurra: «Così si addestra una vera femmina.» Io non riesco a smettere di tremare, spinta sempre oltre dai colpetti della catenella, dagli anelli nei capezzoli tesi, dal dolore/rapimento delle braccia legate così in alto da rischiare di slogarmi le spalle.
Poi Daniela si avvicina. Mi prende per i capelli e solleva la testa, costringendomi ad aprire bene la bocca. Mi sputa dentro una stilla trasparente – sembra saliva, ma è molto più corposa e dolce. La lecco, la bevo, devo ringraziare con lo sguardo. Lei ridacchia.
«Adesso Cinzia si dedicherà al tuo culo.»
**CINZIA**
L’estetista si avvicina, controlla che lo “SPACCACULI” sia ben saldo e…
Il culo di questa troia ha già goduto con il mio amichetto di silicone nero, ma ora, qui sulla ruota, tutti vedranno come la sfonderò davvero – e lei godrà di questo. Quel buco rosato e pulsante, già dilatato e lucido di lubrificante, sta per conoscere ogni centimetro del mio arnese. Lo infilerò lentamente all’inizio, sentendo la resistenza dell’anello muscolare che cede sotto la pressione, poi aumenterò il ritmo finché le sue urla di piacere riecheggeranno tra i cipressi del giardino e le sue lacrime di estasi bagneranno il viso arrossato. La cagnolina l’ha fatta godere; ora io la porterò su un altro pianeta.
Solo io so davvero cosa vuole una figa come Michela. Solo io so a cosa serve un culo dilatato. Solo io so leggere quella fame matta dietro gli occhi quando la ruota gira e l’intero giardino trattiene il respiro. Sono io la sacerdotessa del dolore e del godimento, io che trasformo il corpo delle donne in desiderio fluido, in campana di carne che suona la mezzanotte della loro anima.
Lo chiamo SPACCACULI, ma è molto di più: uno scettro nero, lucido, dritto come un pilastro e largo in modo quasi osceno. La base a ventosa sembra una margherita schiacciata, la punta conica scivola tra le dita come una lingua sperimentata. Per anni l’ho usato da sola, addestrando cuccioli di ogni razza. Ma questa qui – Michela, col viso di Dea marchiato sul petto – non sa ancora che andrò oltre ogni limite, che farò del suo segreto una leggenda tra le consorelle di Milano.
Lo bagno di gel trasparente, lo scaldo tra le mani, lo faccio vivere. Le altre donne si sono avvicinate, divorano la scena a occhi spalancati; i loro respiri si accodano tra i cipressi. Qualcuna sussurra, a metà tra invidia e paura; qualcuna si morde il palmo per non godere troppo in anticipo.
Mi inginocchio dietro a Michela – le ginocchia già sporche di terra e umido – e le apro le chiappe a due mani con forza da macellaia. Sento la pelle vibrare, la carne viva che respira e freme. Il plug blu fa resistenza: Daniela non ha lesinato sulle dimensioni della tortura. Con gesto lento lo svito dalla presa del culo, lo tiro fuori piano; ogni centimetro che esce la fa mugolare come se le strappassi un secondo cuore dal corpo. La base del plug pare un astro luminoso, la gemma blu luccica sotto il chiarore delle torce, raccoglie i liquidi che scorrono e li rifrange sulle gambe aperte.
«Brava,» dico senza troppo amore mentre le accarezzo l’ano sfiancato. «Hai già preso il massimo, ma ora arriva di più.»
Le altre ridono piano, si mordono le dita. Daniela si avvicina e mi versa altro gel lubrificante sulle dita, tanto che mi cola tra le nocche. Michela geme, tossisce un po’, non si vergogna di essere schiava. Ha capito tutto.
Le infilo una prima, lunga, delicata falange del pollice: il profumo della pelle si mescola al sapore minerale del gel, un odore che mi eccita al punto da sentire le mutandine inzupparsi all’istante. Poi lo faccio: posiziono la punta del mio SPACCACULI contro il suo buco, chiudo con forza le mani sulle sue anche e affondo senza freni. Il legno della ruota scricchiola sotto le sue dita, il corpo si inarca in modo impossibile – la figa scoppia di succo, il clitoride diventa rosso scuro, tutto in lei urla, si strappa, gorgoglia. E la bocca urla davvero, un urlo senza paura di essere sentito.
Forzo il bastone dentro fino in fondo, lo tengo schiacciato sul punto massimo, poi lo muovo avanti e indietro, a scatti piccoli e rapidi, sentendo i tremori che le attraversano la spina dorsale e le si stampano in arcobaleno sul viso.
Le altre donne applaudono piano. Qualcuna si è già seduta sull’erba, qualcuna si lecca il dito, qualcuna alza la gonna e si tocca senza vergogna. Io continuo: non mi interessa lo spettacolo, lo faccio per me, per la vendetta liquida che mi esplode a ogni sospiro che esce dalle sue labbra.
L’orgasmo è una commozione continua: la ragazza non sa più se piangere, urlare, ridere o svenire. Pochi minuti, forse meno. Poi sento il retto che collassa, la resistenza che diventa dipendenza: la ruota gira, il bastone entra sempre più facile.
Bisogna fermarsi qui. La mia mano d’artista lo sa. Con lentezza lo sfilo tutto, lasciando che il buco rimanga aperto come una ferita porosa. Lo infilo subito in bocca a Michela, che lo succhia come una bambina che sa cosa ci si aspetta da lei. Il sapore di metallo, lubrificante e una goccia di sangue girano sulla lingua spessa, benedetta dal piercing. La padrona le pulisce la bocca col fazzoletto di seta nero.
Osservo l’effetto: la ragazza sulla ruota, lucida di lacrime, col plug fuori e il culo ancora vibrante, il clitoride in estasi, e tutti che la guardano. Daniela arriva accanto al mio orecchio.
«Era quello che volevi, C?»
Le rispondo solo scivolando due dita nella mia fica fradicia, senza dire nulla. Che se ne accorga o meno poco importa: so solo che stanotte la memoria di come l’ho sfondata sarà la droga che mi farà addormentare.
«Sì, come inizio non è male,» sussurro con la voce roca dietro la maschera di pizzo nero, le labbra carnose lucide di rossetto scuro che si contraggono in un sorriso predatorio. «Ma desidero anche provare l’altra tua schiavetta. Michela è fenomenale, certo, ma guarda quell’altra – quella con gli occhi di cerbiatta spaventata nell’angolo. Ha un’espressione che va corretta, quella tensione nel collo, quel modo di stringere le cosce… deve capire che anche lei è nostra, fino all’ultimo fremito.»
Parte 5 di 9
*** NOTE ***
Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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