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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap2#4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
30.03.2026    |    16.372    |    4 8.5
"Pierre finge indifferenza, ma i suoi occhi seguono ogni mio movimento come una promessa di futuro..."
PARTE 4

*** DANIELA **

Guardo Anastasia, il suo viso arrossato e i capelli scuri incollati alla fronte dal sudore. Le ordino con voce roca: «Porta un po’ di ghiaccio in un sacchetto per quella voragine che ora ha Michela.» Lei annuisce, abbassando gli occhi in segno di sottomissione, e si dirige verso la cucina con passi incerti. Mentre il suono dei suoi tacchi si allontana sul marmo, mi volto verso Claudia, che osserva la scena con un sorriso compiaciuto sulle labbra lucide di rossetto. «Ora tocca a me,» sussurro. Lei solleva un sopracciglio e mi fissa con occhi felini. «Anastasia non è così aperta come Cagna Insaziabile,» risponde.

Anastasia arriva con il ghiaccio in un sacchetto di lino bianco, i cubetti tintinnanti come piccole campane di cristallo. Si inginocchia con grazia felina dietro Michela, il suo respiro accelerato tradisce l’eccitazione che cerca di nascondere. Con dita tremanti estrae un cubetto traslucido e lo passa delicatamente intorno all’ano violaceo e pulsante della schiava. Il ghiaccio sfiora la carne arrossata, lasciando scie lucenti che si mescolano ai fluidi già presenti. Il cubetto si scioglie rapidamente contro il calore febbrile della pelle tormentata, gocciolando lungo le cosce tremanti di Michela.

«Usa tutto il ghiaccio,» le ordino, la mia voce un sussurro roco che riempie la stanza.

«Fino all’ultimo cubetto.»

Anastasia obbedisce senza alzare mai lo sguardo. Racchiude nella mano tutto il sacchetto di tela, lo preme contro la carne livida, lasciando che il freddo penetri e anestetizzi ogni centimetro di vergogna. Michela urla ancora - è il dolore che sboccia nella pelle ruvida, che la sorprende e la stordisce - poi trattiene il fiato, trema per il gelo come se il raptus precedente fosse stato un sogno sporco e ora venisse punita da un castigo di ghiaccio per essersi lasciata andare troppo. Claudia la fissa, impassibile, e vedo che non si concede il lusso di tenerezze. Solo Pierre sorride, un ghigno sottile che resta impresso tra le pieghe della bocca per tutto il tempo.

Sento in quella stanza il mio personale paradiso: la lussuria, il sangue, il senso che niente di umano ci sia proibito. Alzo la voce senza gridare, voglio solo innescare la nuova fase del rituale: «Tu, Anastasia, ora le pulisci la figa. Le rimetti il plug con le tue mani, usi quei cubi di ghiaccio come vuoi.»

Lei esegue. Prende tra due dita le grandi labbra di Michela - sono livide, le vene stratificate sotto la pelle, tutto dilatato e bagnato da un liquido che istintivamente lecca prima di cominciare. Sento il suono della sua lingua che ripulisce ogni rimasuglio di squirt, il modo in cui succhia via la schiuma traslucida dai bordi del dilatatore, lo sbatte sui denti e lo rimette al suo posto come se fosse normale -una prassi, un pattern millenario, un ordine naturale degli eventi. La lingua si immerge dappertutto, circonda la clitoride, si sofferma sulle lettere gotiche del tatuaggio fino a lasciarle segni di labbra che dureranno almeno fino a sera. La guardo, e sento la forza del gioco che mi attraversa: qui nessuno finge, nessuno si tira indietro.

Il suo culo però mi chiama come una sirena, pallido e teso, con quell’anello di carne arrossata che pulsa in attesa. Claudia, prima le aveva chiesto di portare dei giocattoli e tra questi due strap-on: uno grande, nero e venato come l’ossidiana, con la punta bulbosa e minacciosa; l’altro più piccolo, color carne, ma con una curvatura studiata per trovare ogni punto sensibile dentro una donna.

Ne scelgo subito uno, afferrando il dildo nero ossidiana per il cinturino doppio: è spesso, rigido, peso-vivo come una clava. Claudia mi fissa mentre lo sollevo, una mano accarezza il pelo pronto della mia schiava, l’altra si prepara alla seconda parte della punizione. Non annuncio nulla, non c’è bisogno; il silenzio nella stanza si fa cupo, quasi liturgico, interrotto solo dal timbro sottile dei cubetti di ghiaccio che nel frattempo Anastasia maneggia tra i muscoli esausti di Cagna Insaziabile.
Spingo la schiena di Anastasia contro il tavolo con un colpo secco; la sua camicia bianca da cameriera si solleva subito, lasciando il sedere nudo e segnato solo dalle mutandine invisibili, tagliate dall’elastico in modo da lasciar libere le natiche.

«Piega in avanti,» le bisbiglio contro l’orecchio; lei obbedisce, si offre al dildo come se mi aspettasse da sempre. Claudia scivola accanto a me, raccoglie e scosta una ciocca castana dalla fronte già madida di sudore di Anastasia. È un movimento materno e predatorio insieme: capisco che qui ci contendiamo la ragazza, e ogni nostro gesto è destinato a mostrarsi superiore all’altro.

Mi sistemo lo strap-on, incastro la base tra le mie cosce nude, e il solo contatto con il silicone duro mi dà un senso di potere che mi risale il corpo come storie vecchie di milioni di anni: potrei penetrarla, dilaniare la sua verginità di serva, ma ho altro in mente. Ho occhi solo per quel culo ancora intatto, teso dal gelo e dalla paura; il plug giallo ambra era poco più che decorativo, io ora voglio lasciare un segno permanente, eterna memoria di dove la mia volontà può arrivare.

Premo la punta del mio arnese sulla sua carne giovane; non cedo, non accarezzo, spingo subito, mi godo il suono del primo strappo, della prima resistenza spezzata. Non geme, ma le unghie affondano nel bordo del tavolo fin quasi a scheggiarlo. Claudia tiene salda la testa della ragazza, le sussurra nell’orecchio parole di incitamento che non sento, ma intuisco come miele velenoso: «Brava così, brava piccola, sei nata per far felici le padroncine.» Spingo più forte.

La prendo intera, quasi fino a metà dell’asta, e quando il muscolo cede sento Anastasia vacillare sulle gambe, la vedo ansimare. Le passo la mano sulla schiena, la schiaffeggio sulla natica tesa e subito il rossore si diffonde, impudico, a conquistare ogni centimetro di pelle. Claudia mi guarda, compiaciuta, poi lascia la presa sulla testa della giovane e spostala mano tra le mie cosce, sento le sue dita esplorare la mia figa, la trova subito bagnata e pulsante. Usa due dita, poi tre, e affonda dentro come se volesse scavare un tunnel parallelo a quello che io sto scavando ad Anastasia.

Le natiche di Anastasia tremano sotto il dildo nero, la vedo piegarsi in avanti di più, la schiena lucida di sudore e orrore per la potenza che la invade. Non resisto: lacero il culo della serva con la stessa forza con cui l’anima le viene scolpita dal dolore, il silicone spesso le riallinea la spina dorsale, la fa oscillare ogni volta che affondo. Claudia alterna dita e palmo, schiaffi e carezze sul suo clitoride e sulla mia figa, e a ogni movimento sento una corrente di energia correre tra i nostri corpi, come se fossimo tutte collegate in una presa a muro di 380 volt.

Non so dire quanto duri. La stanza si fonde coi nostri odori, col suono del culo che si arrende colpo dopo colpo, con quello più piccolo e morbido delle mie labbra che vengono torturate da Claudia. Sento la mia schiava dietro di me - come se non mi avesse mai abbandonata, è ancora lì, inginocchiata a guardare la devastazione di un’altra donna, bagnandosi solo per osmosi. Vorrei dirle ‘guarda cosa succede a chi si ribella’, ma la verità è che lo sta già imparando.

Quando capisco che Anastasia sta per perdere i sensi dal troppo piacere e dolore mescolati, ritiro il dildo, lo faccio ruotare a destra e sinistra come per allargare ancora, lascio la testa del cazzo finta lucida fuori dal buco, poi la giro di colpo verso Michela. Stringo la mano tra i suoi capelli e la porto ad annusare il culo devastato della collega: «Può essere tuo anche questo, se lo vuoi,» le urlo piano in faccia.

«Basta chiedere, Cagna Insaziabile.»

Lei non risponde, ma la lingua le esce subito, lecca la corolla di muscoli arrossati attorno al finto cazzo. Mi basta questo: la lascio fare.
Intanto Claudia non ha smesso un secondo di farmi venire. Mi inforca da dietro le cosce, sposta la vestaglia cremisi per avere accesso al mio culo e con la mano oltrepassa il confine, spinge dentro due dita, poi tre, poi tutte quante, scavando in me un buco parallelo a quello che sto affondando nelle due ragazze. Le mani di Claudia sono come ferri chirurgici, ogni singolo lembo, ogni eco di piacere forzato mi attraversa, fino a farmi esplodere in un orgasmo da labirintite, che mi disconnette dal tempo e dallo spazio. Sento solo il suono del mio stesso respiro, il battito furioso del sangue alle tempie, le urla di Anastasia che si mescolano ai miei rantoli.

Lascio andare tutto, svuoto la mente in un vuoto fin quasi doloroso. Il mio finto cazzo si abbatte su Anastasia che ora non riesce nemmeno più a stare in piedi: il culo le pulsa attorno all’asta nera come una bocca di fuoco sacro, ogni affondo è accompagnato da uno zampillo di liquido caldo che mi bagna le cosce. Anche Claudia urla, viene con le dita dentro di me, mi stringe la figa fino a farla dolere per giorni.

Alla fine, crolliamo tutte e tre sul pavimento di marmo, sudate, umiliate, l’una dentro l’altra in una catena di carne e desiderio infame. Anastasia piange, ma non è solo dolore: la sua bocca cerca la mia, la sua lingua mi lecca il sudore tra le natiche mentre Claudia si disseta dalle mie labbra. Guardiamo Pierre: ci osserva da sopra la tazza, il segno dell’erezione più che evidente nella piega dei pantaloni, ma non muove un muscolo.

Quando tutto si placa, io e Claudia ci rialziamo. Lei si passa una mano tra i capelli arruffati, riprende controllo in mezzo secondo, la statuaria calma di chi comanda davvero anche nella tempesta. Pierre finge indifferenza, ma i suoi occhi seguono ogni mio movimento come una promessa di futuro. Anastasia resta a terra, bocconi, il culo ancora aperto come un monumento all’umiliazione. Claudia la bacia sulla nuca - un gesto di morbida proprietà - poi mi guarda e dice, con la voce dell’hostess da business class: «Le donne perfette si trovano solo nelle mattine perfette.»

Io rido piano, e sento la potenza di quello che abbiamo appena fatto e che sicuramente rifaremo stasera, quando la notte e l’alcool sfumeranno ancora i confini.
Altro che piccolo e non abituato, il culo di Anastasia non ha protestato e mi ha accolto fino all’ultimo centimetro come una voragine affamata. Lo fisso, ipnotizzata: è largo e pulsante come un cuore a cielo aperto, un rosso violaceo che sfuma verso i bordi in un rosa acceso, simile a quello di Cagna Insaziabile dopo ore di uso. Claudia, con un gesto elegante della mano, le ordina di alzarsi e, se vuole, può andare in cucina a prendere del ghiaccio per lenire quel fuoco che le ho acceso dentro. Anastasia sibila qualcosa in russo che non capisco - suoni gutturali e taglienti come schegge di vetro - ma il suo passo a gambe larghe, oscillante come un marinaio ubriaco sulla tolda di una nave in tempesta, dice mille parole più di qualsiasi dizionario.

Parte 4 di 6 - Continua

*** NOTE ***

QUESTO è IL SECONDO CAPITOLO, se non hai letto il primo, ti consiglio di farlo. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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