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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #3
giorgal73
16.02.2026 |
17.515 |
8
"«Tutto bene, signor Mostafa?»
Lui annuisce, la voce tremula: «Tutto… molto bene, signora..."
**Michela**La giornata passa velocemente, un susseguirsi di vetrine e marciapiedi dove Daniela mi espone come un manichino vivente. Mi fa camminare davanti a gruppi di uomini d’affari che interrompono le conversazioni, davanti a coppie che rallentano il passo, davanti a donne sole che abbassano gli occhi ma poi li rialzano di nascosto. Sento i loro sguardi sulla pelle come piccole bruciature. Daniela mi tiene per il polso, stringendo abbastanza forte da lasciare un alone rosato, e sussurra commenti su chi ci guarda, chi vorrebbe toccarmi, chi si immagina di possedermi. Ma nessuno può avermi oggi, perché stasera sarò la star. Daniela mi presenterà ufficialmente a quella “Società” della quale è leader unica. Sarò offerta, marchiata come sua proprietà davanti a tutti.
Mi preparo come Daniela ha ordinato: prima la doccia con quel sapone al gelsomino che lei pretende. Per tutto il tempo i suoi occhi freddi valutano il mio lavoro, seguono ogni movimento delle mie mani tremanti, ogni respiro trattenuto mentre mi trasformo per lei. Ora sono pronta, la pelle nuda che freme nell’aria fredda della stanza. Scendo le scale con attenzione, ma anche con la smania di mostrare il mio corpo ai passanti.
Il cuore mi martella nel petto come un tamburo mentre aspetto sul marciapiede, nuda sotto il mantello nero aperto, completamente esposta allo sguardo della gente. Indosso solo gli stivaletti fetish rossi lucidi in vinile, con le stringhe strette fino al ginocchio e il tacco a spillo in acciaio da 18 cm che mi costringono a camminare sulle punte dei piedi come una ballerina en pointe. Le caviglie tremano, i polpacci sono contratti in uno sforzo costante. Ogni minimo spostamento di peso fa ondeggiare violentemente gli anelli da 4 cm sulle grandi labbra dilatate e sui capezzoli. Il plug blu mostruoso ronza dentro di me a intensità media: le sfere d’acciaio premono contro le pareti interne, dilatandomi in modo osceno. La gemma blu illumina i glutei, la catenella con la pietra rossa oscilla e sfrega contro il clitoride teso, mandandomi scariche di piacere umiliante.
Il vento freddo mi accarezza la figa aperta. I passanti rallentano. Un uomo in giacca e cravatta mi fissa a bocca aperta, una signora con il cane arrossisce e accelera il passo, due ragazzi ridacchiano. Io resto lì, gambe leggermente divaricate, il mantello che svolazza rivelando il tatuaggio **SLAVE**, la freccia nera che punta dritta al mio buco del culo, il viso di Daniela sul mio seno destro. Sento l’umiliazione bruciarmi le guance, ma la figa mi pulsa, gocciola lungo l’interno delle cosce, gli anelli tintinnano piano. Sono una troia esposta, una schiava in mostra, e lo adoro.
**Daniela**
Osservo Michela con orgoglio possessivo: il suo corpo tremante si offre allo sguardo dei passanti. La mia bambola perfetta, con la pelle d’avorio che risplende sotto il mantello nero, gli occhi velati di desiderio e paura. Finalmente scorgo i fari gialli del taxi che si avvicina lentamente. L’egiziano, con la barba curata e gli occhi scuri che non osano mai incrociare i miei, rallenta accanto al marciapiede. Patrizia è già seduta sul sedile posteriore, le gambe accavallate che rivelano un lembo di pelle sotto la gonna aderente. Leggo negli occhi dell’autista la fame repressa, il desiderio che gli fa stringere il volante fino a far sbiancare le nocche. Il suo corpo rigido tradisce la consapevolezza che solo un mio cenno potrebbe concedergli ciò che brama.
Il taxi profuma di plastica e spezie. Michela si accoccola accanto a Patrizia, ma riesce a malapena a sedersi con dignità: il plug la costringe a divaricare le ginocchia al massimo, la catenella oscilla e si tende tra le labbra a ogni sterzata. Il vestito non esiste, solo il mantello. L’autista sbircia nello specchietto, vede il riflesso della pelle nuda e si morde il labbro senza smettere di guidare. Io, seduta sul sedile davanti, mi godo lo spettacolo.
«Ragazze, siete troppo silenziose e mi state annoiando,» dico, inclinando la testa verso lo specchietto retrovisore per catturare lo sguardo dell’autista: la sua pelle olivastra tesa sugli zigomi, una goccia di sudore che gli scivola lungo la tempia. «Perché non mi fate vedere come fate diventare duro il cazzo del nostro amico egiziano? Guardate come stringe il volante, ha le nocche già bianche. Ma ricordatevi che sta guidando, quindi rimanete al vostro posto e non toccatelo. Solo… fategli desiderare di schiantarsi contro un muro pur di potervi sfiorare.»
Michela e Patrizia si scambiano uno sguardo complice — un lampo di intelligenza animale in due bestie diverse: la mia cucciola e la lupa di Brera. Patrizia va sempre oltre le regole, ama saggiare il limite senza mai fermarsi. Sposta il mento verso il conducente, sorride e sigilla il patto con quell’attimo di silenzio che precede le cose più oscene.
«Sicuramente, padrona,» miagola Patrizia, appoggiando una mano sul ginocchio nudo di Michela. Le dita scorrono piano sulla coscia, sfiorano il bordo argentato della catenella che la attraversa tra le gambe. Michela spalanca gli occhi e si contorce sul sedile, quasi non riesce a credere che stia succedendo davvero. Ma Patrizia non si ferma: allarga due dita, le infila sotto la catenella, la tira su come si spella la pelle di una frutta e con una mossa rapida la esibisce in bella vista davanti allo specchietto. La gemma blu balena, fa saltare il cuore dell’autista a mille.
L’uomo picchia con forza la freccia a destra, imbocca la circonvallazione con la mano tremante e rischia di tagliare la strada a una Cinquecento bianca. Il suo sguardo non regge il gioco: continua a fissare la strada, ma io so che vede tutto, che inventa ogni dettaglio tra le palpebre abbassate. Michela si lascia andare, morde il labbro per non urlare già adesso, ma Patrizia non la lascia respirare: la mano sale lungo la coscia, accarezza le grandi labbra che escono dal mantello come due petali pesanti, afferra uno degli anelli e lo pizzica tra pollice e indice.
«Vede, amico? La nostra Michela è una grandissima zoccola, non porta biancheria,» sussurra Patrizia in un italiano perfetto e tagliente. È la frase più volgare che io abbia mai sentito dire da una donna elegante.
«Qui sotto è tutta nuda e tutta pronta. Si concentra per tenerlo dritto, oppure ci pensa lei, signora?» E così dicendo mi passa idealmente il testimone. Io raccolgo la sfida con un sorriso: le bionde dominanti come me vogliono sempre l’ultima parola, anche se la scena basta da sola a lasciarti senza fiato.
Mi giro, sfioro la pelle d’alabastro di Michela con le unghie laccate di rosso scuro. Indugio solo un secondo prima di infilare due dita tra i suoi anelli, li muovo avanti e indietro come la chiave di un carillon. Sento il ventre di Michela tremare mentre cerca di non bagnare il sedile nuovo del taxi. L’autista emette una specie di rantolo - una via di mezzo tra una supplica, una bestemmia e il nome di qualche dio del sesso. Le vene delle sue mani scoppiano tese sul volante.
Michela inizia a respirare in modo affannato, la pelle del ventre si contrae in piccoli spasmi irregolari. Il plug blu cobalto le si muove tra i glutei con frequenza innaturale, facendo brillare la gemma incastonata come un terzo occhio osceno. Ormai geme senza curarsi di nulla, la testa rovesciata all’indietro, i capelli castani incollati alla fronte madida. Gli anelli d’acciaio sui capezzoli turgidi tintinnano come campanelli pagani a ogni sobbalzo della macchina. La pelle d’avorio trasuda un profumo acido e divino, misto di muschio e mandorle amare. La guardo crollare piano, le pupille dilatate che scompaiono sotto le palpebre tremanti.
Patrizia la tiene stretta per la spalla e non smette di solleticarle il clitoride gonfio con la catenella d’argento, piegandola in due dal piacere e dall’umiliazione. Un orgasmo scivola silenzioso lungo le sue cosce alabastrine, lasciando una scia lucente sulla pelle. L’uomo - giudice, boia e pubblico - non può fare altro che guidare, guidare, guidare e prendere appunti mentali per ogni sera della sua vita, quando, accarezzandosi sotto la doccia bollente, l’acqua che scorre sulla sua pelle olivastra, ricorderà la mia cucciola che si sventra di godimento davanti a lui e non per lui.
Mi volto, raggiungo il suo sguardo nel retrovisore. «Tutto bene, signor Mostafa?»
Lui annuisce, la voce tremula: «Tutto… molto bene, signora.»
Parte 3 di 9
*** NOTE ***
Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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