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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap3#8


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
20.04.2026    |    15.452    |    3 7.1
"Io stessa mi sento in bilico tra la nausea e la vertigine della potenza: da fuori, una padrona che osserva il proprio gregge devastato; da dentro, una creatura sfinita che ancora non sa se odiare o..."
Natale perverso capitolo 3 - la cena

PARTE 8

*** MICHELA ***

Il mio culo devastato è pieno. Non solo del loro sperma, ma anche di una nostalgia acuta, di fame di potere, di residui di sottomissione che non si lavano né col tempo né col dolore. Sento la pressione dei cazzi che mi hanno appena squartato l’ano, la tenerezza acida della carne, e intanto la testa si stacca dallo scenario del mio corpo e fluttua verso la poltrona, dove la padrona si abbandona a un orgasmo che pare una catastrofe naturale.
Mi sento come l’altare di un sacrificio, e la regina che celebra la messa è lei, la donna che mi ha insegnato che l’annientamento è la vera radice del piacere.

E la vedo godere, senza ritegno, mentre Claudia e Vanessa si contendono avidamente la sua figa, la lingua che si fa spada e bandiera, le mani che stringono, tirano, artigliano. Ma la padrona non si limita a subire passiva: appena lo squirt la lascia, la vedo distendere la schiena, inspirare come una bestia ferita, e poi subito rilassare ogni muscolo, lasciando fluire una cascata d’orina che affoga le due ragazze con una precisione da chirurgo. Non le dà il tempo di scappare, né di stupirsi: scosta la testa di Vanessa con dolcezza, la tiene ferma stretta per la mandibola e dirige il getto sulla lingua spalancata di Claudia, che dapprima tarsale per la sorpresa e poi, sentendosi umiliata ma prediletta, scoppia in una risata isterica mentre beve tutto, senza sprecarne una goccia.

La padrona alterna il getto, schernisce e premia, fa gorgogliare i suoni nella gola e si prende gioco della sete delle sue due serve. Le mani di Vanessa tremano un secondo ma poi si aggrappano più forte ai fianchi della padrona, come se volesse risalire la catena alimentare e assaporare anch’ella il dono dorato. Mi rendo conto di non aver mai visto una scena simile, eppure era così ovvio che sarebbe finita così. La bocca della padrona, intanto, si piega in un sorriso diabolico mentre continua a elargire la sua urina, benedicendo le sue devote con la semplicità di un gesto atavico, bestiale.

Mentre tutto questo accade, sento i due uomini che, ancora ansimanti per la fatica e per il piacere, si ritirano dal mio culo come due esploratori che hanno appena deposto la bandiera sulla vetta. Ma non vogliono perdere nulla, nemmeno un grammo del piacere ottenuto: si passano tra le mani le mie chiappe aperte, si chinano in sincrono e, con la lingua e le dita, raccolgono ogni stilla della loro sborra, la leccano, la condividono, se la spalmano sulle labbra e poi si baciano con la fame di chi sa di essere stato solo strumento e mai fine. I loro volti sono impastati di umiliazione e di orgoglio, di desiderio di essere notati dalla padrona e di brama di godimento ulteriore. Il mio umore, misto a sangue e liquidi, gocciola sulle cosce e sui pavimenti, segno indelebile di una notte che non avrà repliche.

La padrona, soddisfatta dello spettacolo, si volta verso di noi con lo sguardo spento e le labbra lucide di piacere, e in quel momento ogni gerarchia si ricompone: lei in trono, noi ai suoi piedi, pronti a ricevere un altro ordine, una nuova condanna o una sospensione. E l’ordine non tarda ad arrivare.

«Tatiana, Anastasia, la mia schiava ha sete, dissetatela con la vostra pioggia dorata,» sussurra, e per un attimo sembra quasi una richiesta gentile, una coccola materna. Ma nei suoi occhi c’è una scintilla che sa di vendetta, di iniziazione, di rito di passaggio.

Le due russe non si fanno pregare. Non appena la padrona pronuncia il comando, loro scattano in piedi come se avessero aspettato una vita per questo istante, gli occhi che brillano di uno strano misto di orgoglio e servilismo. Io sono già stesa a terra, la schiena che aderisce al tappeto ancora bagnato delle nostre voglie, la bocca spalancata come una coppa votiva e la gola già in tensione, pronta a ricevere il dono e la condanna della loro pioggia. Le vedo sopra di me, torreggianti, le cosce bianche e sode che mi ombreggiano il viso, la pelle rossa di eccitazione e i peli pubici umidi che brillano della saliva e dei liquidi accumulati durante tutta la notte.

Tatiana si posiziona per prima, si accovaccia con una sicurezza da amazzone, l’aria di chi ha già fatto questo mille volte e non ha nessuna vergogna, anzi, si compiace del proprio potere. Mi allarga la bocca con due dita e centellina il getto, prima una goccia, poi un rigolo tiepido che mi bagna le labbra e la lingua, il sapore acre e minerale che mi invade la bocca e la mente. Anastasia la segue, si sistema accanto, e le due si passano il controllo come fossero sorelle di sangue impegnate in una vendetta tribale: una apre il rubinetto, l’altra lo chiude, si controllano a vicenda e si scambiano sguardi di complicità e di scherno nei miei confronti.

Il liquido riempie prima la mia bocca, poi mi cola giù per il mento, si raccoglie fra i seni e scivola sulla pancia, creando una piccola palude di piacere e umiliazione. Non riesco a contenere tutto, mi sembra di affogare, ma respiro dal naso e deglutisco come posso. Le due, intanto, si danno il turno, si passano la mira con precisione millimetrica, si divertono a inondarmi a ondate, ogni volta che penso sia finita arriva un’altra scarica che mi sorprende e mi obbliga a deglutire di più, più in fretta, con le lacrime agli occhi e la testa che gira per l’odore e il calore.

Tatiana, la più vecchia, si piega in avanti e mi schiaffeggia delicatamente il viso con la mano umida di urina, come se volesse marchiarmi per sempre. Anastasia invece mi tiene ferma la testa con le cosce strette, la figa che mi preme sul naso e mi impedisce per un attimo di respirare. Il loro gioco combina punizione e premio: spruzzano, poi si fermano, mi danno appena il tempo di riprendere fiato, poi ricominciano, senza pietà, come se dovessero svuotare in me tutta la Russia. Quando finalmente finiscono, mi guardano dall’alto con aria di disprezzo, ma anche di soddisfazione, come se avermi bagnata fosse una forma di riscatto personale e nazionale.

Io rimango lì, incapace di muovermi, la gola calda e la pancia che brucia, le cosce che tremano, e la sensazione di essere stata davvero invasa, riempita, usata per uno scopo più antico di qualunque legge o religione. Attorno a me il silenzio dura solo un istante, poi ricomincia il brusio dei corpi che si cercano e si confondono, la stanza si riempie di nuove grida, nuovi ordini, e io resto a terra, con gli occhi rivolti al soffitto e il sapore della sottomissione che mi pizzica le labbra.

*** DANIELA ***

L’orgia si è consumata, ma l’eco dell’evento vibra ancora nell’aria, come una scossa di assestamento che non vuole smettere di tremare. Dell’ordine iniziale, del raffinato disegno della serata, resta solo un mucchio inestricabile di corpi nudi, di membra congiunte, di volti coperti di sudore, saliva, lacrime e fango. Il pavimento, che era stato lucidato e preparato per accogliere la liturgia estenuante dei nostri piaceri, ora è una palude: impronte confuse, chiazze opalescenti, pozze che riflettono la luce come specchi deformanti. Il mio sguardo non riesce a distinguere più dove finiscano le persone e cominci la materia organica che abbiamo prodotto, come se fosse nato un nuovo essere primitivo, bestiale, formato dalle nostre carcasse esauste e dai nostri liquidi mescolati.

Le russe si lasciano cadere accanto a Michela, affondando nella moquette ancora bagnata, le mani abbandonate lungo i fianchi e il respiro che si fa fischio, come di due animali strangolati dalla fatica. Gli uomini, privi di qualunque postura virile o dignità residua, si abbracciano con la disperazione di chi teme il freddo che sta arrivando dopo il crollo del desiderio. Li vedo annaspare, le bocche che si cercano con più bisogno che passione, le mani che non sanno dove appoggiarsi e si confondono tra cosce, seni e glutei, incapaci di ritrovare l’orientamento. Uno di loro tracolla, inciampa in un piede che spunta da sotto il mucchio di ragazze, e cade a terra con uno schiocco umido che somiglia a un parto. Ma invece di rialzarsi, si limita a gemere, pierre lo raggiunge e tronano a baciarsi, i loro cazzi si incrociano come spade tra i corpi delle donne che non considerano affatto.

Io stessa mi sento in bilico tra la nausea e la vertigine della potenza: da fuori, una padrona che osserva il proprio gregge devastato; da dentro, una creatura sfinita che ancora non sa se odiare o adorare il modo in cui è stata svuotata. Nel mentre, Vanessa e Claudia restano accovacciate sotto di me, la testa reclinata tra le mie cosce che gocciolano sudore e scorie, il volto lucido e le labbra gonfie di fatica. Sembra che aspettino un altro comando, una dispensa, un esorcismo che le salvi dal loro stesso appetito. Ma io non sono incline alla misericordia: vedo nei loro occhi la brama mai sazia, e decido che la loro punizione sarà continuare a immergersi nella carne, a divorare e a essere divorate.

«Unitevi a loro,» sussurro, e la parola cade tra noi come una sentenza irrevocabile. Vanessa alza gli occhi sui miei, per un attimo incredula che la condanna sia proprio questa: continuare a godere, senza requie, senza scampo. Claudia invece sorride, un ghigno che sa di dannazione e di riscatto, e si volta verso Vanessa con una furia che supera la stanchezza.
Vanessa e Claudia si sollevano, le gambe incerte, i seni che tremano a ogni respiro, e si trascinano verso il mucchio di corpi al centro della sala. Lì, i le russe e i gli uomini - giacciono abbandonati dentro la pozza di secrezioni, la pelle incollata in ogni punto disponibile, le mani che si cercano e si perdono, le bocche spalancate e affamate.

Pierre e Luigino si sono già sistemati in quella posizione animalesca e infantile nello stesso tempo, la testa di uno infilata tra le cosce dell’altro, le lingue che esplorano senza pudore e senza risparmio, le dita che artigliano il fondo schiena e allargano, scavano, incitano. Non c’è più vergogna né rivalità maschile, solo un desiderio pulsante di annullarsi nel piacere e di scomparire nella carne altrui.

Parte 8 di 9 - Continua

*** NOTE ***

---CAPITOLO 3: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi due!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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