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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap4#5
giorgal73
04.05.2026 |
16.196 |
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"Mi chino su di lei, afferro una grossa ciocca nera e con dita abili gliela intreccio in una treccia scomposta, rapida e disordinata, la tiro verso l’alto come si fa col ciuffo di un puledro, le..."
Natale perverso – Capitolo 4 – Relax meritatoParte 5 di 6
Quando finalmente si staccano da Michela, la lasciano tramortita e ansimante sul letto, gli occhi semichiusi e la bocca spalancata in una “O” muta che sembra gridare per l’eternità. Abdul e Mahmoud si allontanano dal letto, ma non si rivestono: restano nudi, i loro cazzi ancora duri e grondanti, il sudore che li fa brillare di una luce irreale. Si siedono ai bordi del letto, osservano la scena come spettatori paghi e benevoli.
Io mi sdraio accanto a Michela, il corpo ancora scosso da piccoli tremori residui, e con un gesto lento raccolgo lo sperma denso dal suo seno, dal viso, dal ventre. Glielo porto alla bocca come una madre premurosa: lei apre le labbra, succhia il mio dito, ingoia tutto senza esitare, poi si morde la punta della lingua in un gesto infantile e indecente insieme. Sorrido, e le accarezzo il corpo, massaggiando lo sperma sulla pelle come se fosse un olio profumato di depravazione, un balsamo che ha il potere di guarire ogni tristezza.
La guardo. Ha le guance arrossate, i capelli spettinati che le incorniciano il volto come un’aureola di santità corrotta, le spalle segnate da morsi. Abdul e Mahmoud si avvicinano al letto con una solennità quasi liturgica, le loro figure nude che si riflettono negli specchi come due nuovi apostoli di una religione carnale. Sui loro volti non c’è traccia di stanchezza, ma solo una febbrile eccitazione, una brama che sembra aumentare a ogni respiro. Mahmoud mi sfiora il mento con due dita, la sua pelle ruvida che pizzica come carta vetrata, e mi sussurra con voce roca: «Perdonateci signore, vi abbiamo sporcate, concedeteci l’onore di ripulire i vostri corpi. Se ci seguite in bagno e vi accomodate nella vasca, vi doneremo una doccia dorata finale.» Le sue parole mi attraversano come una scarica elettrica, un invito che ha il sapore di peccato e insieme di redenzione. Mi volto verso Michela: anche lei ha percepito la promessa oscena sotto la cortesia da antichi cavalieri, e nei suoi occhi leggo la stessa curiosità feroce che sento dentro di me.
Non è una richiesta, è una proclamazione di intenti, una dichiarazione di guerra ai confini del pudore. Michela ride, tossicchia, poi si alza dal letto con uno slancio che ha qualcosa di teatrale: «Siete davvero senza limiti e gentili, avevo proprio un po’ di sete» esclama, ma il suo sorriso tradisce solo felicità. Mi prendo pochi secondi per osservarla: il suo corpo, segnato dal piacere e dalla fatica, sembra splendere sotto la luce soffusa; le cosce sono venate di macchie lattiginose, il ventre porta le tracce appiccicose dei due uomini come trofei di una battaglia vinta. Abdul la prende per mano e la guida verso il bagno, e io li seguo, barcollando un po’, le gambe ancora molli, i sensi saturi di odori e di adrenalina.
Il bagno è uno spazio di marmo e vetro, asettico e lussuoso, la vasca ovale incassata in una pedana rialzata come un piccolo altare. Michela e io entriamo prima, ci sediamo nell’acqua già calda che ci avvolge e ci lava via solo la superficie della notte. Mahmoud e Abdul restano in piedi sul bordo, i loro corpi tesi, i cazzi ancora semi-duri che si stagliano come colonne doriche contro il bianco candido delle piastrelle. C’è una pausa breve, sospesa, in cui nessuno parla: il silenzio vibra tra le pareti umide, e sento che il tempo si è fatto liquido, un fluire lento e inevitabile verso la prossima trasgressione.
Poi Abdul prende una brocca di ceramica, la riempie e ce la versa addosso, l’acqua che scivola sulle nostre pelli, che riscalda e che accende. Mahmoud si inginocchia accanto a me, la sua mano mi accarezza il seno, lo solleva, lo morde piano e poi, senza alcun preavviso, mi sussurra all’orecchio: «Pronta per la benedizione?» Non capisco subito, ma poi Abdul si avvicina e, senza imbarazzo, inizia a pisciarmi sul petto, un getto caldo, pungente, che mi fa trasalire e ridere insieme. Michela spalanca gli occhi e poi si abbandona, apre la bocca e accoglie il flusso denso di Mahmoud come una reliquia. La scena è grottesca, sacrilega, ma tremendamente liberatoria: ogni residuo di vergogna evapora e si impasta col vapore dell’acqua.
Non penso, solo agisco. Prendo entrambi i cazzi, uno in ciascuna mano, sento la loro consistenza pulsare tra le dita, il calore della pelle che sembra una creatura viva. Li avvicino lentamente al volto di Michela, le punte che le sfiorano le guance come pennelli, poi le schiaccio insieme sulle sue labbra, che si dischiudono subito, voraci, come se aspettasse da sempre il battesimo di questa doppia invasione. Michela sembra impazzire, i suoi occhi si ribaltano all’indietro, le mani si aggrappano ai miei polsi come per ancorarsi a una realtà che sta sfumando.
«Fatela bere!» L’ordine arriva simultaneo, come una sentenza, e io mi sento strappare dal ruolo di spettatrice per diventare orchestratrice della cerimonia. Gli idranti si aprono, il liquido caldo si riversa copioso, inizia a colare sulle nostre pelli, a scivolare tra i seni, a disegnare arabeschi sulle cosce di Michela. All’inizio è denso, un giallo vivido, torbido, e la puzza acre mi sale alle narici, mi stordisce, quasi mi fa dimenticare il tempo e il luogo. Michela sembra scioccata, poi piega la testa, obbedisce, spalanca la bocca e lascia che il getto la investa, prima sulle labbra, poi sui denti, poi direttamente nella gola. Io la tengo ferma per la nuca, sento i suoi singhiozzi che si trasformano in risate isteriche, il liquido che le cola ovunque, nella piega delle braccia, sotto le ascelle, tra le dita dei piedi, un piccolo lago dorato che cresce sul fondo della vasca.
Michela beve davvero, non per finta, ma con una determinazione che sembra voler oltrepassare ogni limite, e ad ogni sorso la vedo diventare più vorace, più spudorata. Mahmoud e Abdul si esaltano, si raddoppiano in una gara silenziosa, e quando uno sembra esaurirsi l’altro gli dà il cambio, le riempiono la bocca come una coppa sacrificale, le versano addosso ondate pulsanti e calde. Io partecipo da vicino, raccolgo il liquido con i palmi, glielo spalmo sulla pelle, sulle guance, sulle palpebre chiuse, lo massaggio nelle pieghe più intime come se fosse una crema magica. Ogni goccia che cade nella vasca sembra segnare un nuovo confine del possibile.
Non sento più alcun confine tra noi. I ruoli si sono liquefatti, sono solo manciate di corpi che si scambiano liquidi, piacere, umiliazione e orgoglio. Michela è la regina e la vittima, e io sono la sua ancella sadica, e i due uomini sono i suoi sacerdoti. Quando il getto finisce, Abdul e Mahmoud restano immobili sopra di lei, i cazzi ancora tesi e lucidi, le punte arrossate dal calore. Michela mi guarda: i suoi occhi sono smaltati, lo sguardo annebbia tra la vergogna e la sovranità di chi ha visto e bevuto tutto. Si passa la lingua sulle labbra, assapora il retrogusto come un sommelier decadente, poi si pulisce la bocca con il dorso della mano e mi fa l’occhiolino.
All’improvviso sento il bisogno di prendere in mano la situazione. Il corpo di Michela mi si distende davanti come un altare, i suoi capelli bagnati di sudore e urina sparsi sulle spalle, la pelle chiazzata di rosso e lucida per la mistura di liquidi che la ricopre. Mi chino su di lei, afferro una grossa ciocca nera e con dita abili gliela intreccio in una treccia scomposta, rapida e disordinata, la tiro verso l’alto come si fa col ciuffo di un puledro, le scopro il collo e il volto impiastricciato. Sento attraverso la presa la sua eccitazione pulsare, la tensione che le fa tremare la nuca, il respiro spezzato che la fa ansimare come se stesse per soffocare e invece ride, ride con una voce roca e impastata, incapace di smettere anche solo per un attimo di desiderare sempre di più.
*** NOTE ***
---CAPITOLO 4: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi tre!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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