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Sottomessa al Piacere - La direttrice #1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
26.08.2025    |    18.861    |    6 8.5
"Vi ricordo anche che quello che state leggendo è una storia reale, un po' romanzata da me..."
Io, Michela, porto il marchio della schiavitù.

Ho trentasette anni e il mio corpo è un traditore costante: le mie tette, abbondanti e voluttuose, formano una quarta misura che preme impetuosamente contro ogni capo di abbigliamento, mentre le mie gambe lunghe e un fondoschiena rotondo sembrano costantemente invitare guai.

I miei capezzoli, simili a ciliegie nella loro dimensione, decorano in modo sontuoso le oscene aureole che li circondano. Il mio ventre è sottile, mentre il monte di Venere, generoso e invitante, si presenta come un preludio perfetto al mio clitoride imponente, una protuberanza che si erge fiera tra le mie labbra carnose e allungate.

I miei capelli, di un castano chiaro ondulato quasi riccio, incorniciano il mio viso con grazia, mentre i miei occhi azzurri, velati da una costante vergogna bruciante e da un'eccitazione perversa, mi fanno detestare me stessa e forse un giorno diventeranno fieri e luccicanti.

Dentro di me, infuria un turbine: la paura di perdere il controllo che mi sono faticosamente costruita, l'umiliazione per la mia sottomissione, e un desiderio oscuro che mi fa fremere. Ogni comando mi fa sentire piccola, inutile, ma irresistibilmente eccitata. Una sottomessa per natura, anche se lo nego a me stessa.

Daniela (la Padrona), mia coetanea, trentasette anni di perfezione crudele. Il suo fisico slanciato incede come quello di una pantera affamata: spalle dritte, vita sottile, fianchi che oscillano con precisione matematica ad ogni passo. I suoi capelli, biondi e corti, incorniciano un viso dai lineamenti affilati come vetro rotto.

I suoi occhi, di un grigio metallico simile all'acciaio temperato, mi trapassano l'anima con la precisione di un bisturi chirurgico. Le sue labbra sottili si piegano in un sorriso sadico che promette dolore e piacere in egual misura, facendomi tremare le ginocchia come foglie in una tempesta.

Indossa abiti provocanti, una microgonna che non riesce neanche a coprire l'inizio delle natiche, non porta l'intimo e ogni parte del suo corpo urla potere e controllo, ma sotto quell'eleganza provocatoria si nasconde una predatrice pura, eccitata dal mio inevitabile crollo.

Quando mi comanda, la sua voce scende di un'ottava, vellutata e letale come veleno al miele, e io mi sciolgo ai suoi piedi come cera sotto una fiamma, incapace di resistere anche volendo.

Luciana, ventisette anni, una segretaria meticolosa con occhialini quadrati che sembrano dare un tocco di rigore al suo volto. I suoi capelli castani, lisci e perfettamente acconciati, incorniciano un viso dal fisico snello e un'espressione che tradisce un'intensa profondità e un'invidia ormai superata da un bagliore di trionfo.

Indossa sempre vestitini eleganti e provocanti, dai tessuti morbidi che accarezzano la sua silhouette, nonostante le mie frequenti richieste per un abbigliamento più sobrio e professionale.

Ora, con uno sguardo che scintilla di soddisfazione, si gode la sua rivincita. Ogni gesto sembra intriso di una sottile vendetta, un modo per ripagarmi di anni di gerarchia con piccoli tocchi di sadismo, nutrendosi della mia umiliazione come di un dolce nettare.

Patrizia, una donna appena trentenne, è un'agente commerciale dal fascino avvolgente. La sua figura leggermente curvy si accompagna a una cascata di capelli rossi ondulati che incorniciano il suo viso con una grazia fiera. I suoi occhi verdi, scintillanti e maliziosi, sembrano leggere nel profondo di chiunque incrocino, mentre un sorriso audace illumina i suoi lineamenti.

C'è qualcosa di magnetico nel suo portamento, una sicurezza che non si può ignorare. È attratta dal potere che può esercitare in un istante, trovando un'eccitazione particolare nel vedermi vacillare sotto il suo controllo, come se ogni suo comando fosse una danza di autorità e seduzione.

Come sono finita così? Un anno fa, Roberto e Luisa mi hanno spezzata, trasformandomi in schiava per 'ravvivare' il mio matrimonio con lo stronzo. Ricordo la prima volta che ho visto Daniela e subito mi sono sentita dominata dalla sua anima, prima al ristorante dove mi ha trasformata in una cagnolina ubbidiente e poi al parco dove mi ha reso la sua schiava dominandomi completamente fino a farmi firmare quel contratto infernale.

Ora è la mia Padrona assoluta, con Luciana e Patrizia come sue estensioni, tre dita della stessa mano che mi stritola. Sono sua, corpo e anima, intrappolata in un vortice di sottomissione che mi terrorizza e eccita, come un'onda di calore che parte dal basso ventre e si irradia fino alla punta dei capelli.

Cammino a passo rapido verso il mio ufficio, ma dentro di me regna il caos: il cuore batte furiosamente, come un martello pneumatico che perfora il cemento, e la paura mi attanaglia lo stomaco con una morsa implacabile, mentre un sudore freddo mi scivola lungo la schiena, lasciando una scia di brividi.

Fingo sicurezza, ma ogni passo è una bugia, so che oggi tutto cambierà. L’ idea mi fa tremare di un misto di terrore e un’eccitazione vergognosa che non voglio ammettere.

«Buongiorno, dottoressa Michela, ho qui il tabulato che mi aveva chiesto.» dice Luciana, il suo tono zelante mi suona come una minaccia velata, non so perché, ma i suoi occhi brillano di un'intensità nuova, quasi predatoria. Mi porge una cartellina con un gesto che sembra studiato, le dita che sfiorano le mie più a lungo del necessario.

«Grazie.» rispondo con voce che cerco di mantenere professionale, ma esce più acuta del solito. Afferro i documenti e subito arriva Patrizia che mi intercetta a pochi passi dal mio ufficio: «Dottoressa Michela, ho fissato l’appuntamento con il cliente per la prossima settimana.»

«Ottimo, Patrizia, grazie.» borbotto, ma la sua espressione è troppo soddisfatta, troppo compiaciuta. C'è qualcosa che non va, una corrente elettrica di pericolo che attraversa l'aria.

Oggi è il giorno in cui Daniela, la mia Padrona, entrerà in azienda come direttrice del personale. Colei che mi ha ridotta a una cagna implorante al ristorante e al parco.

La mia azienda, il mio regno, sta per trasformarsi nella sua arena di dominio, e l'idea mi provoca una pulsazione intensa e travolgente dentro di me. Questa sensazione mi elettrizza e mi ripugna al contempo, un mix di desiderio ardente e inquietudine che si intrecciano in un turbinio di emozioni contrastanti.

L'immagine di lei che prende il controllo, che si muove con sicurezza e autorità nel mio mondo, mi fa sentire vulnerabile e potente insieme, come se la mia stessa essenza stesse rispondendo a questo cambiamento inevitabile.

Entro in ufficio e il mio respiro si blocca, eccola lì, Daniela, seduta come una regina sulla poltroncina di pelle nera di fronte alla mia scrivania. Le sue gambe accavallate con eleganza studiata, la schiena dritta, il mento leggermente sollevato.

Non si volta nemmeno a guardarmi, eppure la sua presenza riempie la stanza come un profumo costoso e soffocante, schiacciandomi contro lo stipite della porta prima ancora che possa fare un altro passo.

«Sei in ritardo, Michela.» dice senza girarsi, e quelle parole mi colpiscono come una frusta, facendomi arrossire di umiliazione immediata. Rimango impalata, l’imbarazzo mi sale come bile, il mio ego da capo si sgretola in un secondo.

«Daniela,» ribatto, cercando di suonare autorevole, ma la voce esce debole, supplichevole. «Intanto qui esigo essere chiamata 'dottoressa Michela', e che mi si dia del lei. Sono il capo, arrivo quando voglio. Non mescoliamo lavoro e vita privata.»

Lei si alza con un movimento fluido e calcolato, il tessuto della sua gonna aderente che fruscia appena. Mi si piazza a pochi centimetri, così vicina che posso sentire il calore emanare dal suo corpo e percepire il profumo di ambra e vaniglia che indossa come un'arma. I suoi occhi grigi, freddi come l'acciaio di un bisturi, mi inchiodano al pavimento.

Le pupille si dilatano leggermente mentre mi studia, e io mi sento piccola, insignificante, come un insetto sotto una lente d'ingrandimento, pronta a inginocchiarmi solo per quello sguardo che mi penetra fino all'anima.

«Cosa ti fa pensare, Michela, che me ne freghi qualcosa delle tue stupide regole.» sussurra con voce bassa e vellutata che mi fa rabbrividire dalla nuca fino alla base della schiena. Avanza ancora di un passo, il tacco che batte secco sul pavimento, il suo petto che sfiora il mio, i suoi seni che premono contro i miei attraverso il tessuto, un contatto elettrico che mi toglie il respiro.

Indietreggio, il muro freddo contro la schiena, il respiro corto, un calore traditore che si accende tra le gambe.

«Padrona, aspetti, ragioniamo un momento... » farfuglio, correggendomi già, la sottomissione che mi invade come un veleno dolce.

«L'unico ragionamento è sul tuo modo di vestire,» dice, il tono imperioso mi fa tremare fino al midollo. I suoi occhi d'acciaio mi scrutano dalla testa ai piedi con disapprovazione gelida.

«Non deve succedere mai più che tu venga abbigliata in modo così casto. Indosserai questa minigonna nera che ti lascio sulla scrivania, calze a rete e stringi vita nero. La camicia bianca potrebbe andare bene, ma ne voglio una più aderente e trasparente, i tuoi capezzoli da cagna in calore devono essere evidenti e non nascosti. La padrona fissa il mio reggiseno con disgusto e mi urla: «Non dovrai mai più indossare nessun tipo di intimo, toglilo immediatamente.»

Le sue dita affusolate afferrano la mia camicia e con uno scatto secco strappano tre bottoni, lasciando intravedere una parte del mio seno e io arrossisco violentemente fino alla radice dei capelli, le mani che tremano come foglie autunnali, sentendomi già sua proprietà, eccitata dalla mia impotenza che mi bagna tra le cosce.

Mi trovo in un tumulto di emozioni contrastanti mentre balbetto, «Padrona, qui sono il capo, non posso andare vestita come una troia... »

La mia voce esce come un lamento patetico, un suono tremante che trasuda vergogna.
È una vergogna che sembra avvampare sotto la mia pelle mentre un desiderio inarrestabile cresce dentro di me, come un fuoco che non riesco a domare.

Daniela mi fissa con uno sguardo penetrante, il suo tono è deciso e implacabile.

«Sei la mia schiava e contemporaneamente sei una cagna e una troia. Questo è solo il primo passo verso ciò che diventerai.» Cerco di protestare, un tentativo di mantenere un barlume di dignità. «Scusami, Daniela, ma... »

Lei mi interrompe, la sua voce è un comando che non ammette repliche. «Cominciamo male, io per te sono Padrona!»

Annuisco, cercando di giustificare la mia resistenza. «Certo, fuori dall'ufficio...»

«Anche qui, sono la tua padrona,» insiste lei, con una determinazione che sembra scolpire l'aria tra di noi.

«Ovviamente ci comporteremo nel modo più adeguato possibile in base alla situazione. Voglio che tutti i tuoi dipendenti assistano alla tua trasformazione. Devono percepire la tua presenza in modo diverso, senza mai capire che sei una gran cagna troia. Voglio vedere la lussuria brillare nei loro occhi, voglio che ti desiderino, che ti spoglino con il pensiero. Ma tu sarai solo la mia puttana.»

Mentre parla, il suo piano si dispiega davanti a me, tessuto con cura e precisione.

«Ho già trovato due assistenti che mi aiuteranno. » aggiunge, il suo sguardo è un miscuglio di complicità e autorità.

«Due collaboratrici fidate pronte a seguire ogni mio ordine.»

Chiama Luciana e Patrizia con una voce autoritaria che riempie la stanza. «Perché, le hai chiamate... » mormoro, il panico che mi stringe il petto come una morsa inesorabile, ma Daniela mi ignora completamente e dichiara con fermezza:

«Da oggi, Michela è sotto il vostro controllo.»

*** Continua ***


Seconda storia di Michela e del suo percorso nel mondo della dominazione. Se non avete letto l'inizio, vi suggerisco di farlo perché molto legato a questa seconda parte suddivisa anch'essa in tre parti.

Tutte le storie di Michela avranno come titolo principale "Sottomessa al piacere".
Quindi vi ringrazio ben 2 volte.

Vi ricordo anche che quello che state leggendo è una storia reale, un po' romanzata da me. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.

Bene, ora tocca a voi giudicare se sono un genio incompreso o solo un tizio che si crede uno scrittore. Un voto, dai, non fate i tirchi! E se vi va, lasciate pure un commento, anche uno di quelli che fanno ridere. Oppure scrivetemi in privato per farmi una proposta indecente.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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