bdsm
Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#7
giorgal73
22.09.2025 |
18.833 |
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"Il meticoloso lavoro di lingua e piccoli morsi da parte di Michela e Patrizia è uno spettacolo ipnotico, tanto che in pochi attimi l'erezione cresce sotto i miei occhi, sollevandosi come un..."
**DANIELA**«Ok, ok!» Alzo la mano come un arbitro che interrompe un incontro di boxe. «Siete molto brave, davvero, ma ora vi chiedo di rivestirvi. La state letteralmente distruggendo. Ci servono ancora a lungo, abbiamo appena iniziato con le punizioni, voglio che ne rimanga qualcosa di intatto, non solo brandelli di carne tremante.»
Le due ragazze lesbiche si scambiano uno sguardo complice, le labbra ancora lucide di fluidi. Si rialzano con movimenti felini, i muscoli tesi sotto la pelle arrossata, i capezzoli ancora eretti come piccoli proiettili.
Esitano per un momento, le dita accarezzano distrattamente i loro attrezzi di tortura, riluttanti ad abbandonare il gioco. Nei loro occhi brilla ancora la fame predatoria di chi ha assaggiato il sangue ma non si è saziato.
«Un bell'applauso per le nostre amiche Tania e Claudia!» La mia voce risuona metallica attraverso il microfono, rimbalzando sulle pareti nere del locale. Il pubblico risponde con un'ovazione che fa vibrare il pavimento sotto i nostri piedi. Le due giovani salutano la folla con cenni della mano e sorrisi soddisfatti, il sudore che fa brillare i loro corpi sotto le luci viola del palco.
«È il momento di una nuova punizione! Chi sarà la fortunata?» Faccio una pausa studiata, assaporando il silenzio carico di aspettativa come un sorso di vino pregiato. Gli occhi di tutti sono incollati alle mie mani, le pupille dilatate dal desiderio e dall'alcol.
Persino i respiri sembrano essersi fermati.
Con la lentezza calcolata di una sacerdotessa che esegue un rituale, estraggo il nuovo tagliando dall'urna di cristallo.
«Numero 55!» La mia voce si allunga come un elastico teso al limite. Scruto la folla, il mio sguardo taglia l'aria fumosa del locale come un laser. Inizialmente c'è solo silenzio, poi un movimento ondeggiante tra la massa di corpi.
Si fa largo una figura che emerge come una dea dalle acque: alta, definita, con muscoli che si flettono sotto una pelle color caramello bruciato. I suoi lineamenti esotici suggeriscono origini brasiliane, zigomi alti e labbra carnose dipinte di rosso sangue.
Indossa un vestitino di latex nero che aderisce come una seconda pelle, riflettendo la luce in bagliori liquidi a ogni movimento. Il tessuto lucido fascia curve impossibili, evidenziando gambe interminabili su tacchi vertiginosi e un seno voluminoso, eppure sospeso in un'innaturale sfida alla gravità. La figura che si avvicina al palco mi toglie il respiro, una gigantessa di almeno un metro e novanta che, sui tacchi a spillo cromati da quindici centimetri, incombe come una torre di carne ambrata sopra di me. Il suo vestitino di latex nero riflette le luci stroboscopiche in bagliori liquidi che scivolano sulle curve impossibili.
I suoi seni, due emisferi perfetti che sfidano ogni legge fisica, non oscillano minimamente a ogni passo, tesi e proiettati in avanti come armi di distrazione di massa.
Ma è l'ombra tra le sue cosce che cattura il mio sguardo: una protuberanza inequivocabile che si allunga sotto il tessuto lucido, tracciando un arco osceno verso il basso.
«Mio Dio...» sussurro, la gola improvvisamente secca.
«Chi vorresti punire delle due?»
«Entrambe.» La voce è un basso profondo che vibra nel mio sterno come un contrabbasso.
«Le prenderò da dietro, fino in fondo, e poi loro faranno lo stesso con me.»
Annuncio la sua intenzione al pubblico, che risponde con un ruggito animale di approvazione. La brasiliana inizia a ondeggiare il bacino in movimenti ipnotici, ogni rotazione un invito esplicito, ogni scatto una promessa di violazione.
«In Brasile sappiamo tutte ballare, se no, non sei nessuno,» sorride lei sottovoce, un accento che arrotonda le vocali come ciottoli levigati dal mare. I suoi fianchi iniziano a ondeggiare in cerchi ipnotici, il latex nero cattura e riflette la luce in bagliori liquidi.
Si avvicina con passi felini, e sento il calore emanare dalla sua pelle ambrata.
I suoi seni turgidi sfiorano il mio braccio, due emisferi perfetti e sodi che non cedono al movimento, mentre la protuberanza tra le sue gambe preme brevemente contro la mia coscia come una promessa velata.
«Che fisico tonico,» mormoro, appoggiandole una mano sulla spalla, sentendo sotto i polpastrelli la tensione dei muscoli definiti.
Faccio scivolare le dita più in basso, sfiorando la curva del suo petto, il latex caldo e liscio come pelle bagnata.
«Ti piace?» sussurra la brasiliana con voce roca, avvolgendo le sue lunghe dita attorno al mio polso. Con deliberata lentezza, guida la mia mano a coppare uno dei suoi seni, la carne elastica cede appena sotto la pressione.
«Molto...» rispondo, la gola improvvisamente secca. Il mio sguardo cade inevitabilmente sulla protuberanza oscena che deforma il tessuto lucido tra le sue cosce, un'ombra allungata che pulsa visibilmente a ogni battito cardiaco.
Con un gesto malizioso, le dita tremanti per quello che troveranno, sollevo il bordo del vestito della mulatta. Il latex si arriccia come petali neri di un fiore carnivoro, rivelando centimetro dopo centimetro di pelle vellutata.
Ciò che vedo mi lascia letteralmente senza fiato. Un cazzo monumentale, lungo almeno trenta centimetri, si libera dalla costrizione del tessuto. La circonferenza è impressionante, le mie dita non potrebbero chiudersi attorno, con vene spesse che lo percorrono come fiumi su una mappa topografica.
Pende pesante tra le sue gambe tornite, oscillando leggermente come un pendolo ipnotico.
«Tu sei una...» balbetto, incapace di distogliere lo sguardo, come un serpente ipnotizzato dall'incantatore. Il sangue mi pulsa nelle orecchie.
«Ma certo, sono una trans,» risponde con un sorriso predatorio che le increspa gli angoli degli occhi a mandorla. La sua voce è miele versato su ghiaccio. Alla base, il membro è stretto da un anello cromato che ne facilita l'erezione, la pelle tesa e lucida intorno al metallo. Ma è il piercing a catturare definitivamente la mia attenzione, una barretta d'acciaio chirurgico che attraversa orizzontalmente il glande turgido, le sfere alle estremità brillano come gocce di mercurio sotto le luci stroboscopiche. È semplicemente, magnificamente, terribilmente enorme.
«Onestamente, non avevo mai visto un cazzo così grande!» affermo divertita, sentendo un brivido elettrico percorrermi la spina dorsale.
Mi prende una voglia matta di sentirlo dentro di me, di essere aperta e riempita fino all'impossibile. Il pensiero mi inumidisce all'istante, ma mantengo la compostezza; sono la Padrona, posso prendere ciò che voglio senza chiedere permesso a nessuno.
Tuttavia, non posso distrarmi dal mio dovere: la punizione delle due schiave indisciplinate che attendono il mio comando.
Non resisto alla tentazione di toccarlo, le mie dita tremano leggermente mentre lo sfioro.
La pelle è vellutata e bollente, tesa sopra la durezza marmorea. Il pene della trans risponde immediatamente al mio tocco, pulsando visibilmente e sollevandosi verso l'alto come un animale che si risveglia, mentre lei emette un sospiro gutturale di soddisfazione.
«Hmm, sei molto reattiva, eh? Schiave, subito qui!» ordino, la mia voce un sibilo autoritario che non ammette esitazioni. Le due schiave strisciano verso di noi sul pavimento lucido, i glutei ondeggiano come cagnette in calore, lasciando una traccia invisibile di sudore e desiderio. Le faccio inginocchiare ai lati dell'enorme membro pulsante, i capelli di Michela e quelli di Patrizia incollati alle guance arrossate dal calore del locale, le labbra carnose già socchiuse e umide d'anticipazione. Con le dita affondo nei loro cuoi capelluti e spingo le loro teste con decisione, finché le loro bocche tremanti incontrano quel caldo trofeo di carne.
Iniziano a baciarlo lateralmente con devozione, le lingue rosa e lucide tracciano percorsi sinuosi lungo le vene bluastre che si gonfiano sotto i loro tocchi, i denti bianchissimi mordicchiano con studiata delicatezza la pelle tesa e sensibile, lasciando piccoli segni vermiglio che svaniscono nel giro di secondi.
La trans getta la testa all'indietro, il lungo collo ambrato teso in un arco di piacere, ansimando e sospirando parole incomprensibili in portoghese, la voce oscilla tra toni bassi e acuti. Il meticoloso lavoro di lingua e piccoli morsi da parte di Michela e Patrizia è uno spettacolo ipnotico, tanto che in pochi attimi l'erezione cresce sotto i miei occhi, sollevandosi come un monumento alla lussuria.
Osservo eccitata, le pupille dilatate, il respiro corto. Il cazzo ora è davvero maestoso, un obelisco di carne che si erge tra le labbra affamate delle mie schiave.
Né Michela con la sua bocca da bambola né Patrizia con le sue labbra sottili riescono a contenerne la circonferenza, quindi si limitano a leccarlo lateralmente come un gelato che si scioglie, dando leggeri succhiotti che producono suoni umidi e osceni nell'aria carica di feromoni.
La turgidità è ormai al culmine, la pelle tesa fino quasi a spezzarsi. Le vene sporgenti serpeggiano lungo tutta la lunghezza come fiumi viola su una mappa topografica di piacere, pulsando visibilmente al ritmo del cuore accelerato della trans.
«Sdraiati, Patrizia,» ordino, la voce roca di desiderio.
**PATRIZIA**
Sono confusa, la mente annebbiata dal desiderio e dalla sottomissione.
La carne pulsante che sto leccando non è silicone: è un cazzo vero, caldo e vivo sotto la mia lingua. Un sapore salato e muschiato invade le mie papille gustative.
Ma le punizioni non dovevano essere fatte solo da donne?
Il pensiero svanisce rapidamente; se la mia Padrona vuole che adori questo monumento di carne, lo farò con devozione febbrile. Dopo alcuni minuti, la mandibola mi duole come se fosse stata forzata oltre il suo limite naturale.
Il cazzo è così massiccio che la mia bocca si sente come un guanto troppo piccolo su una mano gigante. Fortunatamente, la Padrona mi ordina di sdraiarmi.
Mi distendo immediatamente sul pavimento freddo, il contrasto con la mia pelle infuocata mi fa rabbrividire.
La Padrona mi concede l'onore supremo: si avvicina con passi felini e scende sul mio viso.
La sua figa è un fiore carnoso e lucido, così intrisa di umori che gocce pesanti cadono come nettare proibito nella mia bocca spalancata, inondandomi di un sapore dolciastro e metallico. Inizio a leccare con avidità, la lingua danza tra le pieghe vellutate.
I piercing d'acciaio sulla sua figa catturano la luce, ostacoli brillanti che mi costringono a manovrare con precisione, ma che contemporaneamente mantengono le sue labbra aperte come un frutto esotico pronto per essere divorato.
Quando la mia lingua incontra il suo clitoride gonfio e pulsante, sento che è impaziente: un piccolo bottone di carne che implora attenzione. Lo circondo con le labbra e succhio delicatamente, sentendolo indurirsi ulteriormente sotto le mie cure devote.
**EPILOGO**
Settima parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 18 capitoli di passione non filtrata.
Ebbene sì, ho aggiunto 4 parti a quelle che vi avevo promesso nei capitoli precedenti, spero gradiate l'omaggio.
Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.
La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Quella biografia, scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Altri scrittori su A69 hanno narrato le sue storie, ma la mia Dama è sempre pronta a sperimentare e a trovare nuovi stimoli e, pertanto, ha deciso di darmi questa opportunità, non me ne vogliano male gli altri!
Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote.
Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere".
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio.
Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione.
La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.
Permettetemi di ricordarvi:
- Che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa è una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie?
Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti.
O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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