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Lui & Lei

Laura: La Regina della Cera Calda-Cap.5 di 6


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
25.05.2026    |    150    |    1 6.0
"Non mi tiro indietro: la apro di più con le mani, le dita che le affondano nella carne morbida dei glutei, e la mia lingua si fa più audace, lasciare la timidezza per seguire il ritmo del suo..."
Premessa:

Scopri il mio segreto bollente: un corpicino glabro come seta dopo una ceretta indimenticabile con una bionda dal piercing argenteo che mi ha fatto vedere le stelle! Invito le donne intraprendenti e audaci a un club privé esclusivo a Bologna per palpare, esplorare e rivivere la passione esplosiva di quella seduta. Pronta a osare senza peli di mezzo e divertirti da matti con un uomo liscio e voglioso?

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***** Capitolo 5 di 6 - Il piacere condiviso*****

Il piacere arriva a ondate, ma è diverso da qualsiasi masturbazione o rapporto precedente: qui ogni sensazione è amplificata, satura di novità, e la vergogna si mescola col desiderio di non smettere mai. Sento il nodo del piacere che si stringe alla base, e per un attimo temo di non riuscire a reggere a lungo, ma Laura lo capisce prima di me e rallenta, alternando succhiate lente a piccole pause in cui le labbra restano ferme, quasi a calmare il tremore.

Mi sorprende la sua delicatezza: non c’è violenza o voracità, solo una pazienza quasi meditativa, un piacere nel prendersi il suo tempo. Ogni gesto sembra pensato per farmi impazzire, e in effetti ci riesce: la sensazione della bocca che avvolge il glande, la lingua che ne esplora la superficie, le mani che non smettono mai di accarezzare o massaggiare, il tutto condito dalla consapevolezza che siamo due adulti al di fuori di ogni cliché, pronti a riscrivere il copione.

Il confine tra piacere e dolore si è dissolto, e quello che provo adesso è una specie di trance: vedo Laura muoversi in slow motion, le luci della stanza sembrano più tenui, il profumo della cera e della sua pelle si mescolano in un’aria caldissima che mi fa sudare ovunque. Il mio corpo si tende fino a diventare un arco, e quando sento che sto per arrivare al limite, la avverto sottovoce, con un fiato che mi esce rauco: «Attenta, sto per…»

Ma Laura non si ferma, anzi: stringe di più, accelera con una sicurezza che lascia intendere che non sarebbe mai potuta andare diversamente, e mi lascia venire in bocca sua come se fosse la cosa più naturale del mondo. L’orgasmo mi attraversa con una forza che mi fa quasi perdere conoscenza, un’esplosione che cancella tutto il resto per alcuni lunghi secondi.

Lei resta lì, senza fretta, e mi guarda mentre recupero il respiro, con un sorriso che è insieme tenero e fiero. Mi sento svuotato, ma anche incredibilmente bene, come se avessi lasciato sul lettino anni di tensione e insicurezza. Laura si deterge con un tovagliolo, poi si rialza.

La tensione che si è creata fra noi è come una nuvola satura di elettricità, pronta a scaricarsi al minimo gesto. Laura mi guarda, e io vedo nella sua espressione una fierezza nuova, quasi una sorpresa. Quando parla, la sua voce è più bassa, quasi roca, e capisco che quello che è appena successo ha lasciato il segno anche su di lei. «Non pensavo potesse succedere davvero,» mormora, passandosi il dorso della mano sulle labbra come a voler trattenere il sapore dell’esperienza. «Davvero, non era mai successo con un cliente. O almeno, mai con questa intensità.» Per un attimo, il suo sguardo sembra andare lontano, a ripescare chissà quali ricordi, poi torna su di me, e c’è una dolcezza che non avevo colto prima.

Resto steso sul lettino, ancora ansimante, e mi sento esposto come una tela appena dipinta: tutto quello che ero riuscito a nascondere negli anni ora è lì, alla luce cruda delle lampade alogene. Eppure la vergogna non mi brucia più; anzi, c’è qualcosa di liberatorio in questa reciproca nudità. Quando Laura si avvicina di nuovo, il suo viso è più morbido, le labbra leggermente gonfie e gli occhi ancora lucidi. Si china su di me come se stesse per confidarmi un segreto, e invece mi deposita un bacio leggero sulla fronte, un gesto che ha del materno ma anche dell’erotico. La sento ridere piano, una risata che stavolta è carezza e non più barriera.

«Sai che sembri più giovane adesso?» mi sussurra a bassa voce, quasi temendo che le sue parole possano rovinare la magia che si è creata nella stanza. Sento il gusto del suo fiato sul viso, caldo e un po’ salato, e mi viene da ridere pensando all’assurdità della situazione: sono nudo su un lettino ceretta, con addosso ancora i segni della cera e il ricordo del piacere sul mio felice Little Joe. Ma dietro il tono di scherno c’è un rispetto, persino una tenerezza, che mi fa sentire improvvisamente meno vecchio, meno fuori posto, come se tutto quello che è successo in quella stanza avesse il potere di riscrivere la mia cronologia personale.

Non voglio che sia solo lei a mettersi a nudo, letteralmente e metaforicamente. Voglio ricambiare, darle qualcosa di me che vada oltre la gratitudine o il desiderio di possederla. Sento il bisogno di annullare la distanza professionale che ci separa, di mostrare che anche io posso prendermi cura di lei, che anche io posso offrirle qualcosa di unico. Mi sollevo leggermente sul gomito, la guardo negli occhi, e sento di potermi fidare. «Voglio ringraziarti, soprattutto per il trattamento finale. Se posso osare... vorrei restituirti il favore. Mi piacerebbe assaggiarti, donarti il piacere che mi hai regalato tu.»

Non appena le parole lasciano la mia bocca, vedo un fremito attraversarle il viso. Per un attimo temo di aver esagerato, di aver rovinato quel fragile equilibrio che si era appena instaurato, ma la sua risposta è un lampo di desiderio che si accende nei suoi occhi. Laura si slaccia la divisa bianca con una velocità che mi sorprende, come se da ore non vedesse l’ora di sbarazzarsene davvero. La stoffa cade a terra, silenziosa come neve, e per un istante la guardo rapito: sotto porta solo un minuscolo perizoma di pizzo nero che stona con la sua aria da professionista, ma che racconta molto di più di mille parole sul suo modo di essere.

Non c’è esitazione, non c’è vergogna. Si sfila il perizoma con un gesto secco, poi rimane in piedi un attimo, completamente nuda, quasi a voler dare modo anche a me di godermi lo spettacolo. E io godo, cazzo se godo: il suo corpo è un’opera d’arte, con le sue curve precise, la pelle ambrata, i seni piccoli ma sodi, con i capezzoli rosa pallido che sembrano già in erezione. Ha una pancia piatta, da atleta, e una fica rasata che trasuda già desiderio, con le labbra gonfie e lucide di umori. Le spalle larghe, le clavicole sporgenti, quel modo di poggiare il peso su una sola gamba che la fa sembrare una statua greca in procinto di scendere dal piedistallo.

Mi guarda, mi studia, e c’è qualcosa di nuovo nel suo sguardo: vulnerabilità, forse, ma anche un bisogno di essere compresa e accolta per quella che è, fuori dalla comfort zone del suo lavoro. Sale sul lettino senza dire una parola e si sistema in posizione, con le ginocchia ai lati della mia testa e il culo rotondo che oscilla a pochi centimetri dal mio volto. Mi sembra di sentire la sua eccitazione nell’aria, come un profumo dolce e pungente che mi stordisce. Appoggia una mano sul mio petto, come per assicurarsi che sia davvero io, poi mi guarda dall’alto e sorride. «Fai quello che vuoi,» mi sussurra, ma nel modo in cui lo dice c’è tutta la gravità e la libertà del mondo.

Non perdo tempo. La prendo per i fianchi e affondo il viso tra le sue cosce, lasciando che il naso e la bocca si riempiano del suo odore inebriante, di sudore, di cera e di donna vera. La mia lingua le sfiora le labbra vaginali, raccolgo la sua umidità e la sento vibrare sotto le mie mani. Non c’è più nessuna distanza fra noi, nessuna gerarchia né ruolo: siamo solo corpi che si cercano e si completano, come due estremità di una stessa fame. Inizio a leccarla piano, con movimenti lenti e circolari, seguendo i contorni della fica come se dovessi imparare una nuova lingua solo per lei.

Laura geme quasi subito, ma è un gemito controllato, come se volesse misurare la propria vulnerabilità. La sua mano si stringe involontariamente sui miei capelli, trascinandoli all’indietro, e il suo bacino si abbassa di pochi millimetri, sufficiente a farmi capire che le piace, che vuole di più. Non mi tiro indietro: la apro di più con le mani, le dita che le affondano nella carne morbida dei glutei, e la mia lingua si fa più audace, lasciare la timidezza per seguire il ritmo del suo respiro. Il clitoride è piccolo e duro, pulsante sotto la punta della lingua, e lo succhio piano, alternando movimenti decisi a carezze delicate.

Sento il suo corpo irrigidirsi su di me, i muscoli delle cosce che si tendono come corde d’arco, e per un attimo la mia mente si svuota di ogni pensiero che non sia lei, il suo piacere, il suo sapore unico che mi resta sulla lingua come una droga. Inizia a muoversi, a cavalcarmi la bocca con una sicurezza che tradisce anni di controllo e di repressione, di ruolo professionale che adesso vuole solo essere dimenticato. Sento le sue mani che si avventano sulle mie spalle, le unghie che scavano solchi sottili sulla schiena, quasi a volermi punire e premiare insieme.

Non so se sia la posizione, l’adrenalina o la fame non detta, ma il mio cazzo è di nuovo duro come pietra, la testa rossa e lucida che preme sotto la pelle appena cerettata. Laura se ne accorge, e senza dire nulla si abbassa con una destrezza che sfida la fisica, infilando il mio cazzo nella sua bocca calda come se volesse risucchiare tutto quello che sono. Un colpo di lingua, poi un altro, e la sento salire e scendere con una maestria che mi fa girare la testa. Il piercing sulla sua lingua sfiora il frenulo, mandandomi scariche elettriche dalla base della spina dorsale fino ai nervi del cervello. È una sensazione folle, quasi troppo intensa, ma non voglio cedere: voglio farla venire, voglio che si ricordi di me come uno che sa dare piacere almeno quanto riceverlo.

Le affondo la lingua dentro, esploro ogni piega, ogni sapore, senza paura né ritegno. La sua fica è già un vulcano in eruzione, bagnata, calda, con le labbra che mi si aprono docili e affamate intorno alla bocca. Le succhio il clitoride, lo faccio girare tra le labbra, lo lecco di lato, di punta, con ogni tecnica che ho imparato in una vita di tentativi e di donne che non osavano mai lasciarsi andare così. Lei non si trattiene: geme, ansima, si dimena e piega la schiena fino a farmi quasi male, ma io tengo duro, la tengo stretta e le do tutto quello che posso.

Mi sento ribaltato, come se fossi io quello preso in cura, io quello in balìa della sua volontà, e il pensiero mi eccita ancora di più. Il suo piacere diventa il mio, la sua fame è la mia, e quando sento che sta per arrivare, che il suo corpo trema e si contrae e il respiro si fa corto, affondo la lingua un’ultima volta e la sento esplodere sulla mia bocca, con un urlo che sembra quello di una creatura primitiva, libera e selvaggia. Sento il suo succo che mi riempie la bocca, mi sporca il mento, mentre lei continua a venirsi addosso senza più riserve.

Nel frattempo, la sua bocca non ha mai smesso di lavorare su di me. Senza togliersi, senza nemmeno rallentare, continua a succhiare il cazzo con una determinazione che mi fa temere di non durare neanche un minuto. Mi stringe con le labbra, la lingua che mi avvolge e mi strizza, e la sua mano abile si aggiunge al lavoro, alternando colpi lenti a rasoiate improvvise.
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