bdsm
Sottomessa al Piacere-Marchiata nell'anima#7
giorgal73
17.11.2025 |
14.199 |
4
"Spalanca nuovamente la bocca quando glielo ordino con un cenno secco del mento, e spruzzo ancora, questa volta mirando con precisione chirurgica alla fessura sanguinolenta del piercing, il liquido..."
*** MARCO ***Leccare il sangue fresco dai capezzoli dilatati di Michela è una sensazione da pazzi, un misto di calore metallico e salato che mi esplode sulla lingua come un elisir proibito, viscido e appiccicoso contro i miei denti, il sapore ferroso che mi riempie la bocca mentre succhio quei boccioli gonfi e pulsanti, sentendo il suo corpo tremare sotto di me, i gemiti che mi fanno indurire il cazzo da morire – è come assaporare la sua essenza umiliata, calda e viva, un trofeo perverso che mi fa impazzire di lussuria, girando la lingua intorno ai fori da 2mm dilatati, leccando via ogni goccia rossa come se fosse miele sanguinante, il mio cuore che pompa forte mentre penso: «Questa troia è nostra, il suo sangue mi eccita come una droga, bagnata e spezzata solo per noi.»
Ma cazzo, l'ultimo piercing – quello sulla lingua, il gran finale di questa sessione sadica – è un capolavoro di depravazione che mi fa ribollire il sangue. Daniela, quella dea dominante con gli occhi che scintillano di sadismo puro, ordina con voce tagliente: «Mettiti a quattro zampe, schiava mia, come la cagna che sei – spalanca quella bocca e quel culo, lascia che Giorgio ti buchi la lingua mentre Marco ti incula come un animale.»
Obbedisce all'istante, il suo corpo tremante che si posiziona sul pavimento freddo dello studio, le ginocchia e le mani piantate a terra, il culo in alto dilatato dal plug che sporge come un trofeo osceno, la schiena inarcata in un invito bagnato e umiliato. Daniela si avvicina, afferra il plug con dita crudeli e lo tira fuori piano all'inizio, ruotandolo per farla gemere, poi con un colpo secco lo estrae del tutto – e cazzo, si accorge che lo sperma nostro, quello che avevamo sborrato litri bollenti nel suo culo prima, sembra essere stato assorbito dalle sue pareti interne come una spugna perversa, solo poche gocce viscide e trasparenti fuoriescono, colando lungo le cosce in rivoli appiccicosi, un odore muschiato e salato che riempie l'aria, facendola arrossire di vergogna mentre Daniela ride piano: «Guarda qui, puttana – il tuo culo ha bevuto tutta la nostra sborra come una fogna affamata, assorbita nella tua carne da schiava. Solo queste gocce patetiche... perfetto per Marco, che ti inculi mentre ti buchiamo la lingua.»
Io non resisto, il cazzo duro come marmo che punta dritto al suo buco slabbrato e dilatato, ancora lucido di umori e quelle poche gocce di sborra residua – mi posiziono dietro di lei, le mani che afferrano le sue chiappe sudate e arrossate, spalancandole per affondare dentro con un colpo brutale, sentendo il suo culo accogliermi con facilità viscida, caldo e stretto nonostante la dilatazione, le pareti interne che si contraggono intorno al mio cazzo come una morsa bagnata, un piacere animalesco che mi fa gemere roco mentre pompo piano all'inizio, spingendo a fondo per farla sussultare. «Cazzo, il tuo culo è un abisso perfetto, troia – assorbito tutta la nostra sborra, eh? Ora ti riempio di nuovo mentre ti buchiamo,» ringhio, i fianchi che spingono con ritmo sadico, ogni affondo che la fa inarcare e spalancare la bocca per Giorgio.
Lui si inginocchia di fronte a lei, afferrandole la lingua con pinze crudeli che la tirano fuori dalla bocca spalancata, un muscolo rosa e bagnato che trema sotto la pressione, un dolore sordo che si mescola ai miei colpi nel culo, facendola mugolare come una bestia in calore. L'ago si avvicina, freddo e affilato, sfiorando prima la punta sensibile con un tocco gelido che la fa contrarre intorno al mio cazzo, un brivido che mi fa spingere più forte. Poi, il colpo: l'ago trapassa la lingua con un bruciore acuto e lancinante, un suono umido e osceno che riecheggia mentre il dolore le squarcia la bocca, irradiandosi dalla lingua al palato, alla gola, mescolandosi al piacere del mio cazzo che la incula senza pietà, facendola urlare attutito intorno al metallo. Le lacrime colano, la saliva che gocciola mista a sangue fresco, e Giorgio infila la barretta attraverso il foro sanguinante, un metallo freddo che scivola nella carne trafitta con attrito bruciante, amplificando l'agonia in un'onda che la fa contrarre il culo intorno a me, stringendomi in una morsa perversa che mi fa gemere di estasi.
La barretta è adornata da una gemma sferica blu luccicante sopra, come un gioiello proibito che cattura la luce e riflette bagliori ipnotici sulla sua lingua dilatata, e una sfera metallica liscia e pesante sotto, un contrasto freddo e sensuale che tirerà e sfregherà a ogni parola, ogni succhiata, trasformando la sua bocca in un buco da bordello sempre eccitato, senza dilatatori stavolta – solo quel piercing diretto e crudele che la marchia come una schiava balbettante, facendola gemere intorno al nuovo gioiello mentre io continuo a pompare nel suo culo, il mio cazzo che pulsa pronto a esplodere in un misto di agonia e estasi che ci consuma tutti.
«Prendi questo, troia – il tuo culo mi sta strizzando come una morsa da cagna in calore!» ringhio, i fianchi che pompano con forza animale, ogni affondo che la fa sussultare e mugolare attutito intorno al nuovo piercing, il suo corpo che trema sotto di me come una fogna vivente pronta a esplodere. Non resisto più, il piacere mi travolge come un'onda, e sborro litri bollenti nel suo culo dilatato, un getto caldo e viscoso che la riempie di nuovo, pulsando dentro di lei mentre gemo forte, il mio cazzo che si contrae in estasi, lasciando una scia appiccicosa che si mescola a quelle poche gocce residue, facendola gemere di una pienezza umiliata e perversa.
Daniela, con gli occhi che scintillano di sadismo puro, invita Giorgio con un sorriso malizioso: «Vieni, Giorgio, un'ultima inculata per la mia schiava – sfondala rude, dai colpi forti e brutali, falla urlare intorno a quel piercing fresco mentre la riempi di nuovo, sigilliamola come una bottiglia di sborra ambulante.» Giorgio non se lo fa dire due volte, quel grassone tatuato si posiziona dietro di lei mentre io esco con un suono umido e osceno, il suo cazzo doppio e venoso che punta dritto al buco slabbrato, lucido dei miei umori. Affonda con rudezza estrema, un colpo secco e violento che la fa inarcare, poi pompa con spinte sempre più forti e brutali, i fianchi che sbattono contro le sue chiappe arrossate come martelli, ogni affondo un'esplosione che la fa mugolare attutito dalla lingua trafitta, il suo corpo che trema e si contrae mentre penso: «Cazzo, guardala mentre viene sfondata come un animale – le sta rompendo il culo, e lei lo adora, bagnata e implorante.» Giorgio ringhia soddisfatto, le mani che afferrano i suoi fianchi per spingere più a fondo, colpi potenti che riecheggiano nello studio, facendola sussultare fino a quando sborra anche lui, un fiume bollente che si aggiunge al mio, riempiendola di nuovo di seme viscido e caldo.
Alla fine, Daniela prende il plug con dita sadiche e lo infila di nuovo nel suo culo dilatato con un gesto deciso e brutale, sigillando tutto lo sperma dentro come un tappo su una bottiglia di depravazione, il metallo freddo che preme contro le pareti interne piene, una sensazione di pienezza appiccicosa e pesante che la farà pulsare per ore, e Michela geme, il corpo esausto che trema di un misto di dolore e estasi perversa.
*** DANIELA ***
Cazzo, ora voglio provare quel piercing fresco sulla lingua della mia schiava – guardala lì, a quattro zampe come una cagna distrutta, la bocca spalancata con quella barretta luccicante, la gemma blu sferica sopra che brilla come un trofeo osceno e la sfera metallica sotto che tirerà ogni leccata. Mi avvicino, le cosce spalancate sopra il suo viso bagnato di lacrime e saliva, la mia fica gonfia e bagnata che pulsa di desiderio sadico mentre le ordino: «Lecca, cagna – prova quel piercing nuovo sul mio clito, fammi sentire come sfrega e tira mentre mi fai godere.» Lei obbedisce famelica nonostante il dolore lancinante, la lingua trafitta che esce tremante, la barretta che sfrega contro le mie labbra intime con un attrito freddo e perverso, la gemma blu che preme sul mio clito gonfio come un gioiello proibito, un tocco metallico e ruvido che mi fa gemere roca, amplificando il piacere in onde elettriche.
«Sì, cazzo, lecca più forte – senti come il piercing ti tira la lingua, ti fa bruciare mentre mi succhi come una schiava devota?» La sfera metallica sotto scivola viscida contro la mia carne bagnata, un sfregamento sadico che mescola il suo dolore al mio estasi, la sua bocca che lavora con devozione umiliata, girando intorno al clito con colpi rochi e spezzati, il sangue fresco e la saliva che si mischiano ai miei umori dolci e acre, un cocktail perverso che mi fa contrarre i muscoli interni, spingendomi sull'orlo. Gemo forte, le mani nei suoi capelli per tirarla più vicino, facendola soffocare contro la mia fica mentre il piercing amplifica ogni movimento in un tormento erogeno, e vengo con un urlo animalesco, inondandole la bocca trafitta con un getto caldo e viscoso che ingoia avidamente, il suo gemito attutito che vibra contro di me, lasciandomi tremante di potere sadico e soddisfazione.
*** GIORGIO***
Alla fine di tutto, Marco e io ci prepariamo a lasciare le due donne da sole nello studio, l'aria ancora densa di odori corporei e il pavimento lucido di fluidi. Michela giace semidistrutta, la pelle arrossata e lucida di sudore, i capelli incollati alle tempie, il trucco colato in righe nere sulle guance. Prima di andarcene, mi avvicino a lei con un ghigno complice, estraendo dalla tasca una boccetta di disinfettante spray dal liquido azzurrino.
«Ecco, troia, apri quella bocca,» le dico con voce bassa e roca che graffia l'aria come vetro frantumato, osservando come le sue labbra gonfie e screpolate - rosse come fragole mature schiacciate - si separano con fatica, rivelando la lingua trafitta ancora umida e violacea, marmorizzata di venature scarlatte, pulsante di dolore fresco come una ferita appena inferta. Poi spruzzo il disinfettante color cobalto anche sui capezzoli turgidi e arrossati che erano stati succhiati e morsi da Marco, per evitare che si infettino anche loro. Ogni spruzzo nebulizzato fa sussultare Michela come se ricevesse piccole scariche elettriche, brucia come acido sulfureo sulla pelle sensibilizzata.
«Perfetto, così ora non si infetteranno», mormoro mentre il liquido nebulizzato cade in goccioline fredde e pesanti sulla carne viva, creando un sottile velo iridescente che si insinua tra le pieghe della lingua come mercurio liquido in cerca di ogni anfratto. Le passo la boccetta cilindrica e fredda, le mie dita callose che sfiorano deliberatamente le sue tremanti come foglie d'autunno.
«Spruzzalo sempre, ogni volta che quella lingua servirà ancora o che qualcuno ti leccherà i piercing, ovviamente sarebbe meglio di no, ma conoscendo la tua padrona so che il mio monito sarà vano, quindi disinfetta sempre dopo.»
Michela annuisce debolmente, un gemito soffocato - simile al miagolio di un gattino affogato nel fango denso di un torrente in piena - le sfugge mentre il disinfettante penetra nel foro ancora fresco e pulsante, un bruciore chimico acuto come mille aghi incandescenti che le fa contrarre i muscoli facciali in una smorfia involontaria, trasformando il suo viso in una maschera di dolore primitivo, le vene del collo che si gonfiano come corde tese sotto la pelle madida. Spalanca nuovamente la bocca quando glielo ordino con un cenno secco del mento, e spruzzo ancora, questa volta mirando con precisione chirurgica alla fessura sanguinolenta del piercing, il liquido si diffonde in rivoli sottili come mercurio vivo che brucia ogni terminazione nervosa al suo passaggio, il suo sguardo che si annebbia di lacrime non versate, lucide come diamanti intrappolati in una miniera di carne.
Non voglio essere tirchio e spruzzo nuovamente il disinfettante anche sui capezzoli violacei e tumefatti, guardando come il liquido scivola in rivoli gelidi sulla pelle tesa e gonfia come frutti troppo maturi, formando piccole gocce che pendono tremolanti prima di scendere lungo la curva del seno come lacrime di ghiaccio blu che lasciano scie brillanti sulla pelle arrossata. Ogni spruzzo fa contrarre i muscoli sotto la pelle in spasmi involontari, i capezzoli si irrigidiscono ancora di più sotto l'assalto chimico del disinfettante, diventando duri come piccole pietre preziose incastonate nella carne viva.
Non ho finito: tiro fuori dalla mia borsa una crema antibiotica in tubetto, bianca e densa, e gliela consegno con un sorriso sadico. «Questa crema antibiotica dovrai metterla più volte al giorno sui piercing – almeno tre volte, mattina, pomeriggio e sera. Spalmala bene su tutti i piercing, massaggiando piano per farla assorbire, così guariscono in fretta e possiamo dilatarti di più la prossima volta. Ovviamente sarebbe meglio che qualcuno ti aiutasse,» dico, osservando come sussulta al pensiero. Daniela sorride, un sorriso predatorio che le increspa gli angoli della bocca dipinta di rosso scuro, e subito ribatte con voce vellutata che nasconde lame: «Certamente, abbiamo già Luciana che ogni mattina si inginocchia davanti a lei con pinzette d'acciaio chirurgico e una lente d'ingrandimento illuminata, strappando metodicamente ogni singolo pelo ribelle fino a lasciare la pelle liscia come porcellana bollente. La stessa Luciana che poi, con guanti di lattice nero che scricchiolano ad ogni movimento, spalma la vasellina trasparente e densa sulla corona anale arrossata, facendola penetrare con movimenti circolari finché non brilla come seta bagnata. Sarà estasiata di aggiungere la crema antibiotica ai suoi rituali mattutini, premendo con le nocche rigide sui piercing pulsanti fino a sentirli affondare nella carne tenera.»
Michela prende il tubetto con mani tremanti come foglie d'autunno. I capezzoli pulsano ritmicamente al solo pensiero della crema fresca su quella carne sensibile e martoriata, promettendo un sollievo gelido e momentaneo che si mescola all'umiliazione bruciante come acido mentre immagina le dita affusolate di Luciana che infieriscono metodicamente su di lei, premendo sui piercing fino a farli affondare nella carne tenera, ricordando con dolorosa nitidezza ogni singolo momento di questa sessione che le ha marchiato l'anima come ferro rovente.
Salutiamo con un ghigno complice: «Alla settimana prossima, Michela – controlleremo i piercing, e se guariranno bene, li sostituiremo con altri più grandi, dilatandoti di più come la puttana che sei.» Usciamo ridendo, lasciando Daniela a coccolare la sua schiava rotta, lo studio che puzza di sesso e sangue, pronti per il prossimo round di depravazione.
--- 7 di 7 --- Fine
*** NOTE ***
Un nuovo capitolo (diviso in 7 parti) nell'odissea perversa della nostra eroina. Se ve lo state chiedendo… allora siete stati attenti. Si le parti sono diventate 7, la fantasia non ha limite e si espande… Vi ricordo che questa storia non è mera invenzione della mia mente: si ispira a esperienze reali, non mie, ma vissute da DamaBianca. La mia fantasia ha solo arricchito il racconto con i pensieri e i punti di vista di quei personaggi secondari che, nelle narrazioni convenzionali, passano spesso inosservati – eppure, a mio avviso, sono proprio loro a custodire l'essenza più profonda. Non mi limito a descrivere l'atto sessuale in sé, per quello esistono i video pornografici, che lo fanno con maggiore efficacia; il mio è un viaggio interiore nella perversione, un'esplorazione psicologica che mi impone di immedesimarmi in ogni singolo personaggio. Ed è qui che le mie infinite personalità emergono al meglio, intrecciandosi in un mosaico di ombre e desideri.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Queste pagine sono nate da eventi vissuti, solo lievemente impreziositi dalla mia penna. È una reinterpretazione di una storia già esistente, resa più intensa dal mio stile, con l'auspicio di aver acceso in voi emozioni travolgenti e nuove ispirazioni erotiche.
Ora tocca a voi: elevatemi a maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso, o relegatemi tra i sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente – o sussurratemi in privato proposte audaci, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in un Club Privè di Bologna o ovunque il desiderio ci conduca.
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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