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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap3#9


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
20.04.2026    |    15.495    |    3 7.1
"Anastasia, che giaceva poco più in là con le gambe rannicchiate al petto, sembra impossibilitata a staccarsi dall’evidenza della scena: la sua mano sinistra percorre languida il profilo della..."
Natale perverso capitolo 3 - la cena

PARTE 9

*** DANIELA ***

Vanessa si inginocchia accanto a loro con una grazia quasi sacerdotale, poggia la mano sulla nuca di Pierre e guida il suo movimento, come un direttore d’orchestra che pretende il massimo da ogni sezione. Claudia si accoccola sull’altro lato, si arrampica sopra le spalle del secondo uomo, strofinando la propria figa sulle scapole bagnate finché trova l’incastro perfetto e ci si fionda, i capelli che le cadono sugli occhi e la bocca che ride di una gioia feroce, crudele. Nessuno sembra più sapere chi tocca chi; le bocche si inseguono, le dita si scambiano di posto, i corpi si sciolgono e si ricompongono come un’unica creatura mutante fatta solo di organi eretti e mucose umide.

Io resto a guardare, il petto che sale e scende come appena sopravvissuta a una tempesta, e penso a quanto si siano ribaltate le parti: ora sono loro a essere bestie, io la spettatrice, la padrona di un piccolo inferno privato che si nutre dei loro spasimi. Eppure, li invidio, in quell’istante: hanno smesso di fingere, hanno lasciato ogni armatura sociale sul pavimento e si sono esposti come bambini al disastro della lussuria. Vorrei essere io a lasciarmi andare così, senza più memoria di me stessa, ma so che il mio compito è quello di vegliare, di aspettare il momento giusto per richiamarli all’ordine e ricostruire il rito dal suo stesso sfacelo.

Sento il battito del mio cuore nelle orecchie, la gola infiammata dal vino e dalla voglia repressa, e mi avvicino anche io al mucchio, stavolta non per comandare ma per infilarmi tra le cosce di Tatiana, che spalanca le gambe e mi accoglie con un grido di trionfo. Il suo odore è acido, potente, mi brucia la lingua ma mi fa sentire viva come se stessi risalendo dall’abisso. Succhio, lecco, mordo, e mentre lo faccio sento le mani delle altre donne che mi accarezzano la schiena, il collo, i capelli, come se fossimo una matassa di serpenti intenti a soffocarsi a vicenda per puro amore.

Non so quanto dura questa sospensione dal tempo. Mi sembra che la stanza sia diventata una giungla, con ruggiti e latrati invece che parole. I gemiti degli uomini si mescolano a quelli delle donne in un’armonia che sa di rovina e di rinascita. Ogni tanto qualcuno viene, e il suo corpo si tende come un arco pronto a spezzarsi, poi ricade nel mucchio, svuotato e felice. Non c’è più niente di umano, eppure mai mi sono sentita così appartenente a una specie.

Alla fine, siamo tutti stesi a terra, esausti e felici, le pance gonfie e le palpebre pesanti. Le russe si tengono per mano, gli uomini si abbracciano a caso, e io giaccio con la testa poggiata sulla coscia calda di Claudia, che mi accarezza i capelli in silenzio. In quell’istante penso che la notte sia davvero finita, che abbiamo dato fondo a tutto quello che c’era da spendere, e che forse domani nessuno troverà le parole per raccontare ciò che è successo. Ma va bene così. Mi lascio andare, gli occhi si chiudono, e per la prima volta in vita mia sento che il piacere è davvero una forma di annientamento.

*** MICHELA ***

Le lancette segnano le quattro del mattino, e la stanza è come una camera iperbarica satura di sudore e di fiati pesanti: ogni respiro è una bolla che esplode e si mescola a mille altre, più denso dell’aria stessa. Pierre ha ancora le guance umide di lacrime - non so se piacere o nostalgia di sé, dopo che si è lasciato venire dentro di me e subito dopo si è aggrappato a Luigino con una fame nuova, quasi infantile, come se temesse che da solo non sarebbe sopravvissuto al ritorno del silenzio. Luigino lo stringe con la stessa urgenza, scambiandosi consolazioni che un’ora fa sarebbero sembrate disgustose o ridicole, ma che ora sono la sola forma possibile di riscatto. Li guardo - ci guardiamo tutti, in realtà - incapaci di distinguere amore da stanchezza, le braccia intrecciate, i corpi che si confondono, e il sesso ormai un ricordo, una scia acida che ricopre ogni superficie.

Daniela, la mia padrona, non ha il minimo cedimento: Si avvicina ai nostri corpi e spalanca le gambe di Tatiana allargandole la figa che subito viene riempita dalla sua mano destra. Tatiana ha la fronte imperlata e le mani tremanti, ma quando viene penetrata la sua espressione rasenta il masochismo.

Daniela sorride, ma il suo sorriso non è umano - è più simile a un taglio nella carne, una fessura che lascia intravedere qualcosa di feroce. Sfiora la testa di Tatiana con la punta delle dita, poi scendono fino alla bocca ed entrano. Le due dita di Daniela entrano nella bocca di Tatiana con la stessa autorità con cui l’ha violata ovunque, e la ragazza li accoglie con morbidezza, e poi li succhia come un cucciolo troppo grande per il seno della madre. Vedo scorrere una scia sottile di saliva sul mento di Tatiana, che si allunga e cola tra i seni. Daniela sorride ancora, le scava la figa a colpi regolari, ogni tanto fa schioccare le labbra di Tatiana attorno alle sue falangi, poi la guarda negli occhi - movimento secco, animale, come a controllare che la preda sia ancora viva, che la scena la soddisfi. E la soddisfa: me ne accorgo dalla vibrazione nel suo respiro, dalla postura sempre più verticale, come se si caricasse a molla per essere la prima ad alzarsi quando il giorno finalmente cancellerà tutto.

Anastasia, che giaceva poco più in là con le gambe rannicchiate al petto, sembra impossibilitata a staccarsi dall’evidenza della scena: la sua mano sinistra percorre languida il profilo della coscia, la destra si infiltra nella figa, smuove il plug giallo che ormai è diventato una parte viva del suo corpo. Si morde le labbra, poi muove la lingua verso la guancia, serpeggiando come per assaporare il residuo di ciò che ancora galleggia nell’aria: un profumo di urina e imene che si è cementato nella stanza. Vanessa mi guarda da dietro la spalla di Claudia, la bocca lucida di squirt e residui, le ciglia ancora fradice di liquido, ma lo sguardo è quello di chi non rinuncerà mai a ripetere la scena, magari già tra cinque minuti o domani mattina, come se ogni orgasmo non fosse una fine ma una scatola da riaprire, da svuotare ancora, fino a sentire solo il silenzio. Il tempo si piega su sé stesso, e penso che anche la nostra carne abbia imparato a fare lo stesso, a piegarsi e a risorgere senza memoria.

Chiudo gli occhi, o forse li tengo aperti ma non vedo più nulla: la mia mente è diventata pura superficie, liquida come le pozze che ancora si allargano sulla moquette. Non è più desiderio, non è nemmeno più dolore, è una sorta di pace idiota, di pace scolastica, quella che provavo solo da bambina quando rubavo le caramelle nei bar e facevo finta di nulla. Solo che adesso sono le caramelle, il bar, tutto il resto. E so che domani - o tra poche ore - quando la casa si sarà portata via l’odore e la macchia della notte, forse sarò di nuovo una donna decente, forse rimetterò la mia maschera. Ma adesso sono solo questo: un ventre colmo, una bocca vuota, una mente vuota che galleggia sopra una piscina di umori, aria e follia.

Mi restano pochi ricordi degli ultimi minuti - un collage di odori, di spigoli umidi sulla pelle, di rumori di carne e lingue e parole smorzate da una densità che non ha più nulla di corporeo. Dentro questa nube penso a Daniela: la intravedo mentre gironzola tra i corpi, il viso perfetto sotto il casco di capelli, la pelle ambrata che brilla di un sudore cristallizzato come la pellicola salmastra dell’oceano in estate. Ha vinto, come sempre, ma si comporta da spettatrice più che da regista: annota la catastrofe, la accarezza come un oggetto d’arte, si gode il momento in cui il peccato non ha ancora chiamato il prezzo.

Nessuno ricompone il caos; nessuno riporta il senso dello spazio a qualcosa di sociale. Sento la tensione che percorre il tappeto e il freddo che sale dalle lastre di pietra sul pavimento, la risacca del piacere che pure quando sembra spento, torna, t’investe, ti scalda. Chissà se valgono davvero queste sfide a chi si annulla di più, se qualcuno domani ricorderà davvero ogni dettaglio di una notte che è già leggenda nella sua stessa ombra. Forse sì. Forse domani il volto di Claudia, il culo di Vanessa, il sorriso impastato di sudore delle due russe, saranno per me gli unici ricordi che contano. Mi sento un po’ bambina, un po’ bestia. Mi giro su me stessa, rotolo tra le braccia di Tatiana che mi accoglie come una culla, mi lascia addormentare dentro il suo respiro.

Fine capitolo , settimana prossima il Quarto!

*** NOTE ***

---CAPITOLO 3: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi due!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

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