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Sottomessa al Piacere #1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
04.08.2025    |    16.264    |    8 9.5
"» «G-grazie, » balbetto, le ginocchia molli, i fluidi che mi colano lungo le cosce..."
Premessa: “leggete il piè(ovvero andate alla fine del racconto) di pagina per avere qualche info in più prima della lettura.”

Luisa è una donna sulla quarantina, con un corpo snello e teso come una corda di violino. Ha capelli neri lucidi, raccolti in uno chignon stretto che urla “controllo”. I suoi occhi verdi sono affilati, da predatrice, e il suo sorriso è un’arma: dolce in superficie, ma con un retrogusto di crudeltà. È elegante, con un tailleur scuro che le aderisce come una seconda pelle, ma emana un’aura di comando che ti fa venir voglia di inginocchiarti anche se non sai perché. È sicura di sé, una dominatrice nata, e il suo piacere nel manipolare è palpabile, come se ogni mossa fosse calcolata per spezzarti e ricostruirti a suo piacimento.

Roberto, mio marito, è un uomo sulla cinquantina, alto, con spalle larghe e un fisico curato che tradisce ore di palestra e arroganza. I suoi capelli brizzolati gli danno un’aria da gentiluomo, ma i suoi occhi castani, freddi e calcolatori, raccontano un’altra storia. È il tipo che sorride mentre ti umilia, con quella calma da padrone che ti fa sentire piccola. È eccitato dal potere, dalla mia sottomissione, e non lo nasconde: il suo ego gonfio si nutre della mia vergogna, e ogni sua parola è un colpo ben assestato per tenermi al mio posto.

Io, Michela, sono una Manager di successo, insieme a mia sorella possiedo una bella aziendina. Sono una donna affascinante con un corpo che – lo ammetto – attira sguardi: curve generose, seno prosperoso, gambe lunghe che tremano sui tacchi alti che Luisa mi obbliga a indossare. I miei capelli castani ricci mi cadono sulle spalle, e i miei occhi azzurri, una volta pieni di vita, ora sono un misto di paura, vergogna e – dannazione – eccitazione. Sono un groviglio di emozioni: odio me stessa per come il mio corpo reagisce, per come mi piego a loro, ma c’è una parte di me che brama questa umiliazione, che si nutre di ogni sguardo lascivo che mi trafigge.

Come sono finita così? Tutto è iniziato un anno fa, quando Roberto, stanco della nostra routine coniugale, ha deciso che il nostro matrimonio aveva bisogno di “pepe”. Ha assunto Luisa come governante, ma non era solo per pulire casa. Lei era il suo regalo perverso a entrambi: una dominatrice che ha preso il controllo di ogni aspetto della mia vita. All’inizio era un gioco, un esperimento per “ravvivare” le cose. Ma Luisa ha visto la mia fragilità, la mia insicurezza, e l’ha usata contro di me. Ha iniziato a darmi ordini, a vestirmi come voleva, a spingermi oltre i miei limiti, e Roberto, invece di difendermi, si è eccitato. Ho provato a resistere, ma ogni ribellione mi costava punizioni peggiori.

Ora sono la loro marionetta, intrappolata tra la vergogna e un desiderio che non riesco a controllare. Ogni volta che penso di ribellarmi, Luisa mi ricorda che sono sua, e Roberto approva, compiaciuto. Sono la loro schiava sessuale, e il peggio è che una parte di me non vuole smettere.

Entro in questo dannato ristorante, elegante come un bordello di lusso, con Roberto che mi fa segno con quella sua mano da stronzo patentato.

«Vieni, cara, non fare la timida,» dice, con un ghigno che mi fa venir voglia di tirargli un pugno in faccia. Ma non lo faccio, ovviamente. Sono troppo impegnata a sentirmi una nullità.

Luisa, la strega che comanda ogni mio respiro, mi ha costretta a indossare questo straccio di vestito: corto, trasparente, un insulto ambulante. Niente intimo, perché a quanto pare devo sembrare una puttana da marciapiede. Mi vergogno da morire, il cuore mi martella nel petto come un tamburo, ma – che diavolo – c’è qualcosa in questi sguardi viscidi che mi fa tremare le cosce. È eccitante, in un modo schifosamente malato, e lo odio con tutta me stessa.
Luisa mi si avvicina, il suo fiato caldo contro il mio orecchio.

«Guardati intorno, cagna schifosa,» sussurra, con quella voce che è un mix di veleno e seta.

«Ti stanno fissando tutti. Uomini bavosi che vorrebbero sbattertelo tra le cosce o infilartelo in quel bel culo tondo. E le donne? Oh, quelle ti guardano come se fossi uno scarafaggio da schiacciare sotto i loro tacchi. E stai sicura che verrai schiacciata!»

Le sue parole sono coltellate, e i miei capezzoli, traditori bastardi, si induriscono, spingendo contro il tessuto bianco e trasparente. È umiliante, ma il mio corpo sembra fregarsene della mia dignità.

«Luisa, ti prego... non parlarmi così,» balbetto, ma la mia voce è un lamento da cane bastonato. La mia padrona si accorge che i capezzoli eccitati che tradiscono la mia vera natura.

«Non ti ti permettere di dirmi come devo parlarti,» sibila, afferrandomi il polso con forza tale da lasciarmi un livido.

«Ora seguimi e sorridi come la piccola puttana che sei.»

Roberto, il mio adorabile maritino, si intromette con quel tono da stronzo compiaciuto.

«Un po’ di contegno, tesoro! Sei vestita come una sgualdrina, e se continui a frignare, qualcuno potrebbe darti quello che meriti.»

Mi sento avvampare, un misto di rabbia e vergogna che mi brucia la pelle come acido. Il cameriere, un poveretto che sembra non sapere dove posare gli occhi, ci accompagna al tavolo.
Mentre cammino, sento la mano di Luisa infilarsi negli spacchi del vestito, scoprendo i miei glutei nudi per il divertimento di ogni pervertito presente. Vorrei sprofondare, ma il pavimento non si apre, dannazione.

«Tu, resta in piedi,» ordina Luisa, con quel tono che non ammette repliche.

«Oh no, Luisa, ti prego, mi guardano tutti, fammi sedere,» imploro, la voce rotta dal panico. Ma lei non mi degna di una risposta. È troppo occupata a piazzare un fottuto dildo a ventosa sulla mia sedia.

Il dildo è lungo, spesso e venoso, come una creatura mostruosa pronta a divorarmi. Le sue dimensioni e la sua circonferenza sono intimidatorie, e non riesco a immaginare come qualcosa di così enorme possa entrare dentro di me. Continuo a studiarlo, sembra provocarmi con le sue dimensioni, mi sfida e mi fa paura.

«Ecco, cara, ora puoi sederti,» dice con un sorrisetto che mi fa venir voglia di strapparle quella faccia da schiaffi.

«Oddio, non posso sedermi su quella cosa,» protesto, il terrore che mi stringe la gola. Ma Luisa, ovviamente, ha un piano.

«Oh sì che puoi, troia. Ma prima, vediamo se sei abbastanza bagnata per accoglierlo.» Si volta a destra e a sinistra come un cane alla ricerca di un tartufo pregiato e nota due donne al tavolo accanto. Una è una signora, tutta eleganza e classe, l’altra una specie di mia gemella perversa: vestito bianco scollato, calze nere con la riga dietro, tacchi da quindici centimetri e un gluteo mezzo scoperto. È chiaro chi comanda tra le due.
Luisa, con me al seguito come un cane al guinzaglio, si avvicina al loro tavolo. Io tengo lo sguardo fisso a terra, la vergogna mi sta divorando viva.

«Riconosco una schiava a un miglio di distanza,» dice la signora che sembra una Dama di altri tempi, puntandomi come un falco.

«Io... non sono una schiava,» provo a difendermi, ma la mia voce è un sussurro patetico. Luisa mi dà una spintarella, e quasi cado, barcollando sui tacchi come una bambola rotta. Mi aggrappo al tavolo, il cuore che mi esplode nel petto.

«Vi ho sentite parlare,» continua la Dama, con un sorriso che trasuda sadismo. «Volete sapere se la fighetta della schiava è bagnata, al punto giusto, vero?»

«No, no!» balbetto, ma Luisa mi zittisce con un secco «Esatto.» Il mio respiro si fa corto, il mio seno sembra voler esplodere fuori dal vestito. I capezzoli, duri come chiodi, sono un faro per tutti i pervertiti del ristorante.

La Dama ordina alla sua sottomessa: «Alzati, schiava. Controlla se la puttana è pronta per la sua sedia speciale.»

La donna si alza e mi fronteggia. Io la guardo, implorante, ma i suoi occhi sono freddi, compiaciuti. Intorno a noi, il ristorante è un teatro: tutti ci fissano, ipnotizzati. La sua mano scivola tra le mie cosce, lenta, deliberata. Il contatto mi fa rabbrividire, e – dannazione – sono fradicia.

«Oh, altroché se è bagnata,» dice la sottomessa, con un ghigno. «Le piace proprio.»

«Basta, vi prego, smettetela di umiliarmi,» piagnucolo, ma è inutile.

«Schiava, penetrala! Così non parlerà più, questa cagna piagnucolosa!» ordina la Dama. E lei obbedisce, infilando un dito, poi un altro, poi un terzo e un quarto dentro di me. Il piacere mi travolge, mi appoggio alla sua spalla, le mie gambe tremano. Le mie tette sono schiacciate contro di lei, ansimo, gemo, non riesco a resistere.
La sexy schiava si muove con sicurezza, le sue dita lavorano dentro di me con esperienza. Sento il mio corpo tradirmi completamente, il piacere che sale in ondate che non posso controllare. I miei gemiti si fanno più forti, e qualcuno nel ristorante fischia.

«Guardala, è una cagna in calore,» commenta la Dama, e la mia umiliazione raggiunge nuove vette. «La tua schiava è pronta, Luisa. Guardala come si scioglie.»

Luisa mi afferra per i capelli, strattonandomi via dalle dita della sottomessa. «Ringrazia la signora per il suo aiuto, troia.»

«G-grazie,» balbetto, le ginocchia molli, i fluidi che mi colano lungo le cosce.

«Ora, al tavolo,» ordina Luisa, trascinandomi verso la mia "sedia speciale".

Mi afferra per un capezzolo, tirandomi verso il nostro tavolo. «Sei stata oscena, troia,» mi sibila.

«Ti sei fatta infilare quattro dita da un’altra schiava.» Ogni passo è un supplizio, il desiderio di toccarmi è insopportabile, ma so che non posso.

Arrivo alla sedia, il dildo mi aspetta come un boia. Mi siedo, lentamente , ma Luisa mi spinge sulle spalle con ferocia e quel coso scivola dentro di me, perfetto, crudele. Un gemito mi sfugge, non riesco a trattenerlo.

«Sei una cagna schifosa, tesoro,» dice Roberto, e io non rispondo, troppo impegnata a muovermi su quel dannato oggetto, mordendomi il labbro per non urlare. Luisa scopre l’altro capezzolo e lo torce con cattiveria.

Il dolore si mischia al piacere mentre sento quel cazzo finto pulsare dentro di me. Vorrei morire di vergogna, ma il mio corpo ha altri piani.

«Sembra che tua moglie non riesca a contenersi, caro,» dice a Roberto, che approva con un «Fai benissimo a punirla così.»

Poi, dal nulla, Luisa tira fuori un telecomando nero.

«Con questo ci divertiremo,» sogghigna.

«No, Luisa, pietà,» imploro, ma lei preme il pulsante, e il dildo inizia a vibrare. È un’esplosione di piacere, stringo i denti, sudo, mi mordo il labbro fino a farmi male. Tutti mi guardano, qualcuno sta persino filmando. Sono finita. Per fortuna, Luisa spegne il vibratore quando il cameriere si avvicina.

«I signori desiderano?» chiede, cercando di ignorare il mio seno mezzo fuori e i miei gemiti strozzati. Roberto e Luisa ordinano, poi tocca a me. Luisa riaccende il vibratore, e io collasso, la testa sul tavolo, ansimando come una bestia.

«Credo che la signora gradisca solo un po’ d’acqua,» dice Luisa. «In una ciotola per terra, grazie.» Il cameriere, visibilmente a disagio ma con un’erezione evidente, annuisce e sparisce. Sono al confine dell’orgasmo, ma Luisa spegne il vibratore.

«Non devi godere, troia. Godrai quando lo dirò io,» mi sussurra, torcendomi di nuovo il capezzolo. Il dolore è nulla rispetto al fuoco che ho tra le gambe. Il cameriere torna con la ciotola.

«Bevi,» ordina Luisa.

«Non sono un cane,» protesto, ma la sua voce è un coltello: « Si che lo sei, sei una cagna in calore. A quattro zampe, bevi.» Roberto rincara: «E muoviti, Bastardella che non sei altro!»

Mi inginocchio, il culo praticamente nudo, gli occhi di tutti su di me. Lecco l’acqua dalla ciotola, sentendo ogni sguardo come un marchio.

«È brava tua moglie, una cagnetta perfetta che beve e mostra il culo a tutti i cani , forse vuole farselo annusare!" ride Luisa.

«Merito tuo, sei un’addestratrice perfetta!» risponde Roberto. Ma l’acqua è troppa, non ce la faccio.

«Non ci riesco, non riesco a finire tutta l’acqua» ammetto, sconfitta.

«Molto male,» dice Luisa. «Ci sarà una penitenza allora, le cagnette non ubidienti, vanno punite.»

—Continua—

*******************************
Allora, gente, preparatevi a una confessione: la storia che avete appena letto non è farina del mio sacco... o meglio, non proprio! È nata da una mia nuova amica – che per comodità e un pizzico di glamour vi svelerò che si tratta di "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib che, dopo aver sbirciato qualche mio racconto, ha detto:

«Ehi, tu sì che sai giocarci con le parole! Perché non dai una bella rinfrescata a una mia storia?»

E io, che non mi tiro mai indietro davanti a una sfida (soprattutto se c’è da divertirsi), ho preso il suo invito al volo. La base del racconto me l’ha passata lei: una storia scritta da un altro utente di A69 qualche tempo fa. L’ho letta, mi è piaciuta, e subito la mia testolina ha iniziato a galoppare come un pony su una pista da corsa... di quelle un po’ sconce, ovviamente.
Gli ingredienti principali della trama sono gli stessi, ma io ci ho messo del mio: ho shakerato tutto con una dose extra di pepe, un goccio di ironia e quel tocco audace che mi contraddistingue.
Insomma, ho trasformato il racconto in qualcosa che sa di me, con il mio stile sfacciato e un po’ birichino. La penna ha preso il sopravvento e la storia è diventata lunghissima, infatti questo è solo il primo di tre capitoli, il prossimo lunedì la seconda parte.

Bene, ora tocca a voi giudicare se sono un genio incompreso o solo un tizio che si crede uno scrittore. Un voto, dai, non fate i tirchi! E se vi va, lasciate pure un commento, anche uno di quelli che fanno ridere. Oppure scrivetemi in privato per farmi una proposta indecente.

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