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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap5#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
11.05.2026    |    15.423    |    2 7.1
"---A Voi la Mossa--- Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato..."
Parte 3 di 4

*** DANIELA ***

Paola si ricompone a fatica, le guance arrossate e gli occhi ancora lucidi di piacere, va nel magazzino e torna con due tute da neve: una bianca per Michela, una rosa per me. «Sono di tessuto termico molto sottile, vi terranno caldo il corpo… o almeno il minimo necessario per delle troie come voi,» dice con un ghigno complice. «Cerniera che parte dalla figa fino al collo, potete fermarla dove volete. Cappuccio con pelliccia. E sotto, ovviamente, niente.» Michela si infila la tuta bianca con movimenti lenti e provocanti, la cerniera aperta fino sotto il seno abbondante: i capezzoli color fragola con anelli da 4 cm sporgono visibili e duri contro il tessuto, il plug blu lampeggia chiaramente tra le natiche quando si gira per farsi ammirare. Io indosso quella rosa, stessa esposizione oscena, i miei seni che premono contro la cerniera bassa.

Lasciamo le cerniere aperte in modo che i seni una quarta abbondante siano ben visibili, quasi in bella mostra. Paola ci porge due grandi borse con i vecchi vestiti: «Non voglio nulla, è un regalo per la Padrona Daniela. Ma vorrei usare la tua troia ancora una volta, quando vuoi.» Io sorrido maliziosa: «Avrai modo di farlo, sai dove trovarci.» Claudia aggiunge con voce calda: «Ci vediamo alla festa di Capodanno, vero? Viene anche tuo marito.» Paola ride sensuale:
«Certamente, non mi perdo l’orgia che ne seguirà.»

*** MICHELA ***

Uscendo dal negozio la tuta sottile mi fascia come una seconda pelle oscena e aderente, la cerniera aperta lascia i miei seni abbondanti quasi nudi al freddo alpino, i capezzoli tesi e trafitti dagli anelli che si induriscono ancora di più mordendomi la pelle. Il plug vibra a ogni passo sui tacchi degli dopo-sci bianchi, la luce blu che filtra dal tessuto attira sguardi immediati di passanti e sciatori.

Andiamo da Pietro, il negozio di attrezzature all’inizio del piazzale della funivia. Pietro, un bell’uomo sui cinquant’anni con spalle larghe e sguardo famelico, ci viene incontro: «Siete proprio come Paola vi ha descritte… due dee del peccato.» I suoi occhi sono incollati sui miei seni, la cerniera bassa che lascia intravedere gli anelli ai capezzoli e parte della scritta SLAVE. Daniela ordina tre bei slittini: «Non sappiamo sciare, ma vogliamo passare una giornata sulla neve.» Pietro sorride con malizia: «Tre bei slittini… nulla in cambio, mi accontento di ammirare la vostra bellezza.» Io, su ordine secco di Daniela, mi chino con il culo in bella evidenza: la tuta bianca si tende sul fondoschiena rotondo, la luce blu del plug lampeggia forte e ritmica tra le natiche.

Pietro è ipnotizzato: «Potrei vedere quel lampeggiamento senza nessun ostacolo?» Daniela ride crudele: «Mostra tutto, schiava. Spogliati qui, nuda, e fai vedere a Pietro e al suo apprendista quanto sei marchiata.» Io ubbidisco all’istante, il cuore che esplode per

l’umiliazione in un negozio semi-pubblico: la tuta scivola ai miei piedi, resto nuda con solo gli stivali da sci, il corpo voluttuoso completamente esposto. Seni pesanti che ballonzolano, capezzoli con anelli da 4 cm dondolanti, grandi labbra dilatate con anelli pesanti, tatuaggi osceni in bella vista, catenella con gemma rossa che accarezza la fica gocciolante.
Mi giro a 90 gradi, culo alto: il plug mostruoso blu con le tre sfere visibile nella voragine dilatata. Pietro allunga la mano, afferra la base da 8,5 cm e lo estrae con un movimento brusco e violento: «Cazzo, è un buco meraviglioso, slabbrato e pronto…» Io gemo forte, il vuoto improvviso seguito dal freddo che mi fa tremare.

«Infilarci la mano?» chiede con voce roca. Daniela: «Fallo pure, ma solo un attimo. La neve ci aspetta.»
La sua mano entra un dito alla volta, fino al polso nella mia caverna spalancata e calda. Io spingo indietro il bacino, gemendo rumorosamente: «Spaccamelo… sì, più a fondo!»

L’apprendista, un ragazzo giovane nascosto dietro uno scaffale, spia con gli occhi spalancati, mano sui pantaloni gonfi. Daniela lo chiama: «Vieni qui, mostraci il tuo cazzo. La mia troia ti farà un pompino da urlo.»
Lui obbedisce timido, cazzo giovane, grosso e venato che schizza fuori duro. Io mi inginocchio nuda sul pavimento, bocca aperta, lingua con gemma blu che lecca avidamente la cappella, succhio profondo, la gemma che vibra contro la carne sensibile. Pietro mi fista sempre più veloce, la mano che ruota dentro di me come un pistone. Io vengo urlando, squirto violento sulla sua mano mentre ingoio la sborra calda e densa del ragazzo, fiotti potenti che mi riempiono la gola e mi colano sul mento.

«Basta ora,» ordina Daniela con voce tagliente. Pietro rimette il plug con forza brutale, la voragine lo accoglie con un pop umido e osceno. Mi rivesto lentamente, cerniera bassa, seni in mostra. L’apprendista mormora arrossato: «Peccato che le ragazze che conosco non siano tutte troie come te…» Daniela sorride orgogliosa: «Lei è la mia schiava, di mia proprietà. L’ho addestrata molto bene, vero?»

*** PIETRO ***

Cazzo santo, quando entrano nel mio negozio capisco subito che oggi non è una giornata qualunque. Claudia cammina davanti con quella tuta nera aderente come una seconda pelle di latex, la cerniera aperta fino sotto il seno generoso, i capezzoli duri che spingono contro il tessuto come se volessero bucarlo. Ma è la donna dietro di lei che mi fa fermare il respiro e mi fa indurire il cazzo all’istante. Michela. Daniela la presenta come «la sua nuova schiava», e io capisco al volo che non è una battuta.

Quando Daniela le ordina con voce tagliente «Mostra tutto, schiava» io resto lì, dietro il bancone, con il cazzo che pulsa nei pantaloni come un martello.
Michela ubbidisce senza un attimo di esitazione, un tremito di vergogna le percorre la pelle mentre si slaccia la cerniera della tuta bianca. La tuta scivola ai suoi piedi. Nuda. Completamente nuda in mezzo al mio negozio, sotto le luci fredde dei neon. I seni pesanti le rimbalzano sul petto, sodi e traditori, i capezzoli tesi e trafitti da quegli anelli enormi che tintinnano come campanelli da puttana. Sul basso ventre la scritta SLAVE in maiuscolo nero, gigantesca e indelebile. Sul seno destro il viso tatuato di Daniela che la guarda con aria di possesso. Sulla schiena «PROPRIETÀ DI DANIELA» con una freccia nera spessa che punta dritta al culo. E quel culo… dio santo, quel culo rotondo e sodo è un capolavoro di depravazione. Tra le natiche un mostro blu da 8,5 cm che vibra e lampeggia come un’insegna al neon di un bordello, la base larga che tiene il buco dilatato in modo osceno.

Le grandi labbra sono dilatate in modo pornografico, pendono pesanti e carnose con anelli da 4 cm che dondolano, la fica rasata e già lucida di umori che le cola lungo le cosce. Il clitoride è imprigionato da una barretta corta con due sfere d’acciaio da 6 mm, teso e sporgente come un piccolo cazzetto pronto a tradirla al minimo tocco. Io deglutisco a fatica, il cazzo che mi pulsa dolorosamente nei pantaloni. Nella mia testa scorrono già le immagini più sporche: vorrei afferrare quegli anelli ai capezzoli e tirarli forte fino a farla urlare, schiaffeggiare quei seni pesanti e guardarli rimbalzare, poi farla piegare a 90 gradi sul bancone e infilare tutta la mano in quel buco già spalancato dal plug. Voglio sentirla gemere mentre le fisto il culo fino al gomito, voglio vedere la sua fica gocciolare sul mio pavimento mentre la riempio di sborra calda. Voglio prenderla per i capelli, spingerle la faccia contro il vetro della vetrina e incularla davanti a tutti i passanti, mentre il plug blu le ronza ancora dentro.

«Potrei vedere quel lampeggiamento senza nessun ostacolo?» chiedo con la voce già roca di desiderio. Daniela ride, quel suono freddo e sadico che mi fa contrarre le palle: «Spogliati del tutto, schiava. Fatti ammirare.»
Michela si toglie anche i doposci con il tacchetto e resta lì, nuda, a quattro zampe sul mio pavimento. Io non resisto. Allungo la mano, afferro la base del plug blu da 8,5 cm e tiro con forza brutale. Esce con un pop umido e osceno, la voragine che resta spalancata, rossa, pulsante, un tunnel di carne dilatata che sembra senza fondo. Le tre sfere progressive – 4,5 – 6,2 – 8,5 cm – sono lucide dei suoi umori. «Cazzo… è un buco meraviglioso,» mormoro tra i denti, la mano che trema mentre infilo un dito, poi due, poi tutta la mano fino al polso. La carne calda, morbida e bagnata mi avvolge, si contrae intorno al mio braccio come una bocca affamata. Michela geme forte, spinge indietro il culo contro di me: «Spaccamelo… sì!»

Dentro di me urlo di voglia: Voglio fotterla qui, adesso. Voglio tirarle quegli anelli alle grandi labbra fino a farla piangere, voglio farle ingoiare il mio cazzo fino alle palle mentre le tengo la testa ferma, voglio riempirle quel culo slabbrato di sborra calda e poi rimetterle il plug per sigillarla. Voglio farla pisciare sul pavimento mentre la fisto, voglio guardarla bere la mia urina come la troia assetata che è. Voglio chiamare l’apprendista e farla prendere da due cazzi contemporaneamente, uno in gola e uno nel culo, mentre io le tiro i capezzoli e le schiaffeggio le tette.
Dietro lo scaffale vedo il mio apprendista, il ragazzo di vent’anni, che si tocca già i pantaloni, il rigonfiamento evidente. Daniela se ne accorge e ride: «Vieni qui. Mostra il tuo cazzo alla mia troia.» Il ragazzo esce, timido ma con il cazzo già fuori, grosso e duro. Michela si gira, bocca aperta, e lo prende tutto. La gemma blu sulla lingua scintilla mentre succhia, la testa che va su e giù, la saliva che le cola sul mento e sui seni. Io continuo a fistarla, la mano che ruota dentro quel buco slabbrato, mentre lei geme intorno al cazzo del ragazzo. Lui resiste pochi secondi: grugnisce e le riempie la bocca di sborra densa e calda. Michela ingoia tutto, leccandosi le labbra come una cagna affamata, poi squirta violentemente sulla mia mano, il suo piacere che schizza sul pavimento del negozio.

Quando rimetto il plug al suo posto – spingendolo dentro con forza brutale – la voragine lo accoglie con un rumore osceno e bagnato. Michela si rialza, si rinfila la tuta, la cerniera ancora bassa che lascia i seni in bella vista. Il ragazzo, ancora col cazzo mezzo duro, mormora arrossato: «Peccato che le ragazze che conosco non siano tutte troie come te…» Io resto lì, dietro il bancone, il cazzo che mi pulsa ancora nei pantaloni, la mano che odora di lei. Nella mia testa continuo a fantasticare: Se Daniela me la lasciasse solo mezz’ora nel retro, le farei di tutto. Le tirerei gli anelli fino a farla urlare, le infilerei il plug più grosso che ho in magazzino, le farei bere la mia piscia calda mentre la scopo in gola, poi la piegherei sul bancone e le riempirei quel culo dilatato fino a farla piangere di piacere. La marchierei con la mia sborra dentro e fuori, la farei camminare per la pista con il mio sperma che le cola lungo le cosce sotto la tuta.
Le guardo uscire, la luce blu del plug di Michela che lampeggia sotto la tuta bianca, i seni che ballonzolano a ogni passo sulla neve. Io resto lì, ancora duro, il respiro pesante.

«Cazzo… quella troia è un capolavoro di depravazione,» mormoro tra me, la mano che già si stringe sul cazzo attraverso i pantaloni.
«Se mai torneranno, non le lascerò uscire senza averla usata almeno una volta.»

*** NOTE ***

---CAPITOLO 5: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi quattro!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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