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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap7#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.06.2026    |    13.474    |    4 7.5
"Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti..."
Natale Perverso Capitolo 7 – Capodanno

PARTE 3 di 6

*** CLAUDIA ***

Non ricordo quasi mai come si svolgono questi ingressi, ma ogni volta è come un colpo di scena, una messa in scena con noi come attrici consapevoli e insieme impreparate: Daniela e Michela scendono lentamente dalle scale, fianco a fianco, perfette e stonate come due dive sul finire di una stagione. Le luci puntano su di loro, o forse è solo la forza dei loro corpi che le accende come supernove in una sala che fino a un attimo prima era solo sfondo, attesa, fiato sospeso. Nessuno parla, la gente smette di sussurrare, e resta solo il silenzio carico di quell’istante: la natura del desiderio che si fa materia, o forse solo abito e pelle.

Daniela ha il passo sicuro, teatrale; la caviglia sottile, la ginocchiera invisibile di chi sa di essere sempre osservata. Michela invece si muove con più impaccio, ma lo trasforma subito in potenza: il suo sguardo trasuda una dolcezza sbagliata, come una bambina che abbia deciso di imitare la madre, ma senza capire i limiti del gioco. Le vesti sono una dichiarazione di guerra: Michela indossa un abito che non nasconde nulla. Il collo è nudo, a parte il collare nuovo, un giro di diamanti e borchie d’acciaio, con la targhetta che la nomina oggetto e proprietà e le striscioline del vestito che lo reggono a malapena. Daniela non ha nulla da invidiare con il suo vestitino beige quasi inesistente, il seno visibile in controluce, capezzoli dritti come proiettili.

Mio marito Pierre mi lancia uno sguardo da predatore affamato: lo conosco fin troppo bene, so quando si diverte solo a guardare e quando invece vuole essere parte del gioco. Stasera, lo sento, vorrà entrambe le cose. È vestito di tutto punto, abito scuro su misura, camicia bianca stirata a perfezione, papillon nero, ma sotto c’è il solito dettaglio che solo io conosco e che ogni volta mi fa sorridere: niente mutande, il cazzo già mezzo duro pronto a beffarsi della rigidità maschile, ad abbandonarsi al disordine della carne. Pierre è troppo elegante per lasciarsi andare in pubblico, ma stanotte saranno gli altri uomini a godere del suo corpo, e questo lo eccita più di qualsiasi altra cosa.

Io stessa sono una sorpresa: ho scelto il nero lucido della seta, che mi avvolge e mi spoglia insieme. Il vestito è un prisma di contraddizioni: lungo fino a terra, ma con uno spacco davanti che arriva a mostrare non solo le gambe, ma anche la mia figa, rasata e lucida di olio. Non ci sono slip, perché odio le costrizioni inutili. Il seno è protagonista, libero sotto la stoffa sottile, e ad ogni passo si muove come se volesse uscire. I capezzoli sono tesi e lunghi per via dei piercing: anelli di acciaio chirurgico con le barrette zigrinate che li tengono costantemente stretti. Amo il dolore acuto che producono, quel senso di essere sempre esposta, sempre vulnerabile. Tra i glutei, ben visibile, il plug bianco a forma di cuore, il mio vezzo preferito. Daniela lo scorge e mi manda uno sguardo che è una promessa: più tardi avrà il suo spazio.

Prima di uscire, mi avvolgo in una pelliccia e mi specchio per pochi secondi: il mio riflesso è quello di un animale pronto alla festa, la pelle quasi bagnata di aspettativa, gli occhi lucidi di una gioia infantile e perversa. Mi raggiungono in salotto, e ci abbracciamo tutte insieme, ancora in piedi: sento le mani di Michela stringermi la vita, le dita di Daniela che corrono sotto la pelliccia e cercano il plug, lo tirano piano, poi mollano la presa. È una carezza che è anche uno schiaffo, e già basta a farmi salire il desiderio a livelli pericolosi.

Abdul ci aspetta in macchina con motore acceso. È un SUV nero, i finestrini oscurati, tappezzeria di pelle nera lucida. Pierre si siede davanti, gambe larghe, la mano appoggiata con naturalezza sulla coscia di Abdul; è un gesto di possesso, ma anche di desiderio, e so che Abdul lo capisce benissimo. Noi tre ci sistemiamo dietro, i vestiti sollevati in modo che le nostre natiche nude poggino direttamente sulla pelle fredda del sedile. L’impatto mi dà un brivido di piacere. Anche Daniela lo sente e ride piano. Michela, invece, sussulta visibilmente: forse non si era mai seduta così, nuda, accanto a due donne altrettanto nude e davanti a un autista che potrebbe, con un solo sguardo nello specchietto, vedere tutto.
La corsa verso l’hotel è breve, ma ognuna di noi la vive come una piccola avventura. Pierre e Abdul parlano sottovoce di non so cosa, forse affari, forse dettagli della serata. Le mani di Pierre si muovono lente, ma ogni tanto mi scocca un’occhiata dallo specchietto retrovisore, come per assicurarsi che io sia sempre lì, sempre pronta. Daniela si mette il rossetto, lo passa sulle labbra e poi ne unta il dito, che infila in bocca a Michela. Quest’ultima lo succhia voracemente, poi si volta verso di me e mi chiede, sussurrando: “Cosa succederà stasera?”.

Le sorrido. «Succederà tutto quello che vuoi, e anche di più». La mia voce è calma, ma dentro sento già l’onda montare.
Arriviamo davanti all’hotel, una costruzione anni ’70 con la facciata ancora intatta, le luci al neon che tremano come fiammelle. Saliamo le scale coperte di moquette rossa e troviamo subito l’ingresso alla sala riservata. È enorme, tonda, con colonne pseudo classiche e specchi ovunque. Tavoli rotondi rivestiti di lino, sedie pesanti con cuscini bianchi. In un angolo, un buffet che sembra un’opera d’arte barocca: gamberi, ostriche, tartine di ogni tipo, piatti caldi in vaporiera. Le bottiglie di champagne sono già stappate e attendono solo di essere svuotate. Sulla pista da ballo centrale, luci blu e viola lampeggiano a intermittenza: la musica c’è, ma non è ancora mutuata in volume. Si percepisce solo il basso, un battito costante, come un cuore in attesa di esplodere.

Non c’è personale d’albergo in sala, e questo mi sorprende: tutti i camerieri sono giovani uomini e donne, quasi tutti seminudi, e si muovono con la spavalderia di chi conosce bene l’ambiente. Qualcuno ha tatuaggi vistosi, altri piercing, e molti indossano solo grembiuli neri che lasciano il sedere scoperto. Uno dei camerieri mi si avvicina con il vassoio di bollicine e mi offre un bicchiere; io lo afferro, ma gli sussurro piano che preferisco il Gin-Tonic, e lui sorride, fa un cenno d’intesa e scompare verso il bar. Neppure il tempo di accorgermene, e lo vedo già tornare con il cocktail giusto, ghiaccio che tintinna e una scorza d’arancia.

Mi guardo attorno, e il senso di attesa che aleggia nella sala pulsa come una membrana sottile destinata a lacerarsi. In quell’istante, la vedo: Vanessa fa il suo ingresso trionfale, preceduta da una nuvola di sussurri e di desideri ferini. La sua chioma rossa è raccolta in una treccia ordinata, ma ogni ciocca sembra vibrare per conto proprio, come se l’elettricità statica dell’ambiente le impedisse di restare domata. Il vestito bianco che indossa è pura trasparenza, un foglio di seta umida che si incolla alla pelle e non prova neppure a fingere una qualche funzione coprente. Il seno, una seconda abbondante che le tende la stoffa, si offre generosamente agli sguardi e ai brividi d’aria tiepida: i suoi capezzoli, lunghi e appuntiti come grani di riso selvatico, sono adornati da anelli di perle, un dettaglio che moltiplica immediatamente il tasso di attenzione nei suoi confronti.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 7: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sei!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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