orge
Una storia napoletana-Gli amici degli zii #4
giorgal73
17.11.2025 |
4.230 |
2
"Mentre le tre mogli, con movimenti sincronizzati come ballerine esperte, afferrano i cazzi turgidi e venati dei rispettivi mariti..."
*** LUCA***Intanto lo zio Armando, con gli occhi iniettati di sangue, decide che anche il culo della moglie deve conoscere lo stesso tormento estatico del mio. Non appena lei si solleva dal mio cazzo ancora lucido e pulsante, lui l'afferra per i fianchi morbidi con dita che sembrano artigli. La piega brutalmente a 90 gradi facendo oscillare i suoi seni pesanti come frutti maturi. E la penetra con un colpo secco che le strappa un urlo gutturale. Zia Mariella urla. “Armando, animale! M'inculi comme 'na bestia!” Ma il suo urlo si trasforma in un gemito. Il corpo trema mentre zio Armando pompa con furia. Il suo cazzo la riempie completamente. Schiaffeggiando le sue natiche con ogni affondo. “Ah, Mariella, 'sta troia mia, sempre pronta. Tengo vogghia 'e romperti 'o culo mentre Luca guarda. E vorrei provà a ficcarti 'nu pugno dentro dopo. Dilatarti comme 'na puttana vera. Facendoti squirtare 'ncoppa 'o divano.” Il suo corpo da orso si muove con potenza primordiale. La barba grigia sfrega contro la schiena di lei. Mentre il sudore gli cola dalla fronte.
Gli altri due, Gino con la fronte bagnata di sudore e Paolo con le vene del collo gonfie come corde tese, si stanno facendo succhiare i cazzi turgidi e venati da Rosa e Teresa. I cui volti arrossati e capelli scompigliati raccontano la frenesia del momento. Rosa ingoia il cazzo curvo di Gino con avidità. Le sue labbra si tendono intorno alla cappella. Gino geme, spingendo piano nella sua gola. “Brava, Rosa, succhia forte!” Teresa ha il cazzo spesso di Paolo in bocca. Le sue tette rimbalzano mentre lo pompa con la mano. Paolo grugnisce, afferrandole i capelli. “Sì, troia, ingoialo tutto!”
Mentre io, con la mascella dolorante e il respiro affannoso, alterno il piacere. La mia lingua affonda nelle pieghe umide e vellutate di una. Mentre il mio cazzo, incredibilmente ancora eretto e sensibile, scivola nelle profondità calde dell'altra.
Penso. Cazzo, so' distrutto ma eccitato comme nun so' mai stato. 'E fighe vellutate 'e Rosa e Teresa so' 'nu paradiso carnale. Dolci comme 'o miele e bagnate comme 'o mare d'agosto. Vorrei provà a leccarle lentamente. Centimetro pe' centimetro. Mentre se pisciano 'ncoppa 'a me. Sentendo 'o calore 'e chillu liquido dorato scorrere 'ncoppa 'a pelle mia arrossata. 'Nu diluvio proibito ca m'inonda 'a faccia, 'o petto, e scenne fino 'o cazzo ancora pulsante. Facendomi sentire 'o schiavo perfetto. Umiliato e adorato. 'E 'stu gruppo perverso ca me possiede anima e corpo.
La stanza è un turbine di gemiti e schiocchi di carne contro carne. Il camino getta ombre danzanti sui nostri corpi sudati. L'odore di sesso riempie l'aria come un fumo denso. Zio Armando continua a inculare zia Mariella con colpi che la fanno tremare. Le sue mani le strizzano i fianchi lasciando segni rossi. Zia Mariella geme forte. Contraendosi intorno a lui. “Sì, amore, rompimi!”
Gino e Paolo, non contenti di essere semplicemente succhiati come adolescenti inesperti, si scambiano le donne con la nonchalance di chi baratta figurine. Gino afferra Teresa per i fianchi morbidi e sudati. Il suo cazzo curvo come una falce lunare scompare lentamente tra i suoi tettoni olivastri e pesanti. Mentre lei lo titilla con la lingua appuntita come quella di un gattino. Facendogli pulsare la cappella violacea. "Teresa, sei 'na dea sadica!" ansima Gino con voce strozzata dal piacere. Paolo passa a Rosa con un ghigno famelico. Il suo arnese spesso come un polso le allarga la bocca minuta fino a farle lacrimare gli occhi. "Succhia, piccerella!" grugnisce mentre le afferra i capelli color miele. Le donne però, con quella complicità femminile che sfugge agli uomini, non sono dello stesso parere. Vogliono essere inculate brutalmente come zia Mariella. Sentire quella pienezza proibita che le fa tremare fino alle viscere. Quindi si scordano di me e del mio cazzo ancora lucido di umori femminili. E donano il loro culo rotondo e invitante ad una causa più promettente e goduriosa. Lasciandomi momentaneamente abbandonato come un giocattolo dimenticato.
Zio Armando, vedendo la scena con occhi iniettati di sangue e pupille dilatate dal piacere bestiale, estrae il suo membro pulsante da zia Mariella con un pop umido e osceno. Un rivolo denso di sborra calda cola lentamente dalle sue natiche arrossate dai colpi ricevuti. Tracciando un sentiero lucido lungo le cosce tremanti. Con mani callose e impazienti, afferra i fianchi morbidi di Mariella e la spinge rudemente verso di me. "Mo' tocca a te, Mariella," ringhia con voce roca e gutturale. Un filo di saliva gli cola dall'angolo della bocca. "Cavalca 'o nipote comme 'na vera puttana e fallo godere fino a che nun vede 'e stelle."
La zietta non se lo fa ripetere due volte. Mi afferra il cazzo con dita esperte e avide. Lo tasta lentamente per verificarne la consistenza come farebbe una massaia con un frutto maturo al mercato. E poi lo tira con decisione verso il suo corpo. Fino a quando le sue grandi labbra vellutate, lucide di desiderio e circondate da riccioli scuri e umidi, non si schiudono come un fiore carnoso. Per accoglierlo nelle profondità del suo calore pulsante.
La penetro con un colpo deciso che mi fa affondare fino in fondo. E un raptus folle mi prende come una scarica elettrica lungo la spina dorsale. Inizio a pomparla con vigore selvaggio. Il mio bacino sbatte contro le sue natiche morbide producendo schiocchi umidi e osceni. Lei grida come una bestia ferita. Il corpo madido di sudore si dimena sotto di me. Finché lo zio, con un ghigno depravato, le afferra i capelli e le spinge il cazzo turgido e venato in bocca per soffocare quelle urla di piacere.
La zia raggiunge l'orgasmo dopo soli 5 minuti. Il suo corpo scosso da spasmi violenti mentre la sua femminilità pulsante inonda il mio pube con un fiume caldo e viscoso di umori intimi. Non riesco a resistere a quella vista primordiale. I suoi occhi si rovesciano all'indietro mostrando il bianco. La bocca spalancata dal cazzo del marito che la scopa. E vengo anch'io in un'esplosione che mi fa tremare dalla testa ai piedi. Il mio volto si contorce in una maschera di piacere estatico e stanchezza profonda. Le guance arrossate e la fronte bagnata di sudore. Un'espressione che eccita visibilmente lo zietto. Che, con un ghigno lascivo, chiama a raccolta gli altri uomini con un cenno imperioso della mano callosa. La zia abbandona la posizione e si mette accanto al marito. "Spalanca la bocca, puttanella," mi ordina con voce roca. Mentre le tre mogli, con movimenti sincronizzati come ballerine esperte, afferrano i cazzi turgidi e venati dei rispettivi mariti. E iniziano a masturbarli con vigore. Le dita scivolano su e giù lungo quelle colonne di carne pulsante. "Tira fuori la lingua, come una brava troia," ringhia lo zio. E non faccio in tempo a obbedire che la mia bocca si riempie di caldo sperma denso e salato. Che mi cola lungo il mento e sul collo in rivoli biancastri.
Teresa, che fino a quel momento non ha proferito parola, si avvicina con gli occhi scintillanti di malizia. E le labbra carnose socchiuse in un sorriso predatorio. "Deve bere anche il nostro nettare divino. Per chiudere la serata in bellezza come merita." Gli uomini, con i muscoli ancora tesi e lucidi di sudore, si scansano rispettosamente. E fanno posto alle mogli che, con movimenti sinuosi, allargano le gambe tornite. Avvicinano le loro fighe umide e pulsanti alla mia bocca spalancata. Come prima hanno fatto loro, ora sono i mariti dalle mani callose a masturbarle con devozione animalesca. Le dita implacabili e nodose le violano con forza ritmica. Giocano con i loro clitoridi turgidi e arrossati. E Teresa è la prima a godere nella mia bocca con un grido gutturale che riempie la stanza. Le altre seguono a ruota in una sinfonia di gemiti acuti. I loro liquidi caldi e dolciastri si uniscono allo sperma denso e salato dei mariti. E il tutto inizia a colare lentamente lungo il mio viso arrossato. Tracciando rivoli viscosi che mi solcano le guance e il collo come lacrime perverse.
Sono tutti svuotati e stanchi. I corpi nudi abbandonati sui divani come marionette a cui hanno tagliato i fili. Ringrazio il cielo per questo attimo di riposo. Il petto si alza e si abbassa in respiri profondi. Prima mi sembrava di annegare in un mare di carne e umori. La gola stretta e bruciante. Non riuscivo a respirare mentre venivo sommerso da ogni lato. Il mio cazzo ancora semi-eretto, lucido e arrossato, però indicava senza possibilità di errore che la cosa mi stava piacendo molto più di quanto volessi ammettere.
Lo zio si allontana con passo pesante. E torna con la bottiglia dell'amaro del capo. Il liquido scuro ondeggia ipnoticamente nel vetro. "Luca, vuoi un goccetto?" chiede con un ghigno malizioso. Tutti si mettono a ridere. Le risate roche rimbalzano sulle pareti come echi di una grotta. Io, con voce fioca e la gola ancora graffiata. "Per questa sera ho già bevuto abbastanza liquidi, grazie."
La serata finisce con bicchieri di amaro che lasciano aloni appiccicosi sui tavolini di legno scuro. Mentre risate stanche riecheggiano nella stanza impregnata di odori carnali. Zia Mariella, con i capelli arruffati e le labbra ancora gonfie, alza il bicchiere verso la luce fioca della lampada. "Alla prossima, amici miei," dice con voce roca. Un rivolo di liquore le scende dall'angolo della bocca. Io, disteso sul divano con la pelle ancora calda e sensibile, penso tra me e me. "Che vita assurda e depravata. Ma nun cambierei niente, manco pe' tutto l'oro del mondo."
Parte 4 di 4 ... FINE
*** NOTE ***
Ehi, belli e belle, tenetevi forte perché il mio compare napoletano da "Una Storia Napoletana" m'ha scaraventato addosso un'altra chicca succosa, successa giusto 'na manciata di giorni dopo. Roba da farvi girare la testa, eh? Ora, io sto qui a grattarmi la zucca su dove ficcare 'sto racconto: la categoria Bisex ci sta tutta, visto che domina la scena come un boss del camorra, ma alla fine ha vinto Orgia, perché quando si parla di ammucchiate perverse, chi sono io per dire no? Meno chiacchiere in dialetto stavolta – la mia amica m'ha dato 'na mano risicata, e io, da vero gentiluomo alla Totò (quello che diceva "Signori si nasce, e io lo nacqui!"), non ho approfittato delle sue curve da urlo come l'ultima volta. Eh, sarà per mancanza di tempo... o forse per non finire in galera per eccesso di galanteria!
Comunque, sono sempre pronto a giocare con voi, a trasformare i vostri desideri in realtà e le vostre perversioni in feste private. Dal caffè innocente a un incontro lampo in una spa vaporosa, o magari in un club privé bolognese di quelli che conosco fin troppo bene – sapete quali, no? Organizziamoci, o buttiamoci nell'avventura alla cieca, che tanto l'adrenalina è il mio afrodisiaco preferito. Non siate timidi se mi beccate in giro: salutatemi, offritemi un drink, e chissà, potrebbe nascere un'amicizia... o qualcosa di più piccante. Ah, e per la cronaca, le mie preferenze? Etero puro, roba normale, anche se scrivo di sottomissioni e porcate varie. Ma una bella dama perversa come il demonio, o una coppia avventurosa... beh, lascio fare al destino, che è l'unico che non mi deve soldi! Scrivetemi qui su A69 o ovunque desideriate utilizzando lo stesso nick che uso qui!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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