bdsm
Sottomessa al Piacere-La cliente esigente#2
giorgal73
03.11.2025 |
14.603 |
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"Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!
Permettetemi..."
*** MICHELA ***Luciana bussa, e conduce al mio cospetto Enrica. Alzo gli occhi, e il cuore mi martella nel petto come un tamburo. Enrica è una milf da mezza età ma con un corpo da ventenne arrapata, vestita da troia provocante. La gonna di pelle nera le si incolla al culo come una seconda pelle, corta fino a metà coscia, mostrando gambe lunghe e muscolose che urlano “montami”.
La camicetta di seta bianca è quasi trasparente, col reggiseno di pizzo nero che si vede sotto, mettendo in mostra tette piene e sode che implorano di essere strizzate. I capelli castani in una coda alta le danno un’aria da dominatrice, e i suoi occhi verdi mi trafiggono come lame, pieni di una lussuria che mi fa sentire una carne da macello. Mi alzo, e il vestito rosso si solleva, esponendo la mia fica depilata e bagnata.
Enrica spalanca gli occhi, un ghigno da predatrice sulle labbra, mentre Luciana, dietro, sghignazza soddisfatta della mia esposizione da puttana. Daniela, stravaccata su una poltrona accanto, mi fissa con occhi da padrona assoluta, scuri e crudeli, un ordine muto a essere la sua cagna perfetta.
*** ENRICA ***
Luciana bussa alla porta di questo cazzo di ufficio, e io entro con un ghigno già stampato in faccia, curiosa da morire di vedere cosa mi ha preparato Daniela. Ho sentito voci su questa Michela, la sua nuova schiava da esibire, e l’idea mi ha fatto bagnare le mutandine fin dal momento in cui ho accettato l’invito.
L’aria puzza di sesso represso e sudore femminile, un odore che mi eccita all’istante, facendomi pulsare la fica sotto la gonna di pelle nera che mi stringe il culo come una morsa. Indosso questa roba apposta, per sentirmi potente, con le gambe lunghe e toniche in mostra, pronte a schiacciare chiunque osi guardarmi storto. La camicetta di seta bianca è trasparente quel tanto che basta per far vedere il reggiseno di pizzo nero che contiene a stento le mie tette sode, un invito silenzioso a chiunque abbia le palle per avvicinarsi. I capelli castani raccolti in una coda alta mi danno un’aria da dominatrice, e i miei occhi verdi sono pronti a trafiggere la preda.
Appena entro, il mio sguardo si fissa su di lei: Michela, seduta dietro la scrivania come una troia in esposizione. Cazzo, è una bomba da scopare, una milf trasformata in bambola erotica, con quel miniabito di raso rosso che le aderisce alle curve come una seconda pelle unta, corto da far schifo, pronto a rivelare tutto al minimo movimento. Le sue tette da quarta misura spingono contro il tessuto, i capezzoli duri che si vedono da un chilometro, implorando di essere pizzicati fino a farla urlare.
Porca troia, questa Michela è proprio come me l’ero immaginata: una schiava perfetta, con il corpo esposto e pronto per essere devastato. Daniela l’ha addestrata bene, si vede dalla tremarella nelle mani e da quel rossore sulle guance. Non vedo l’ora di toccarla, di ficcare le dita in quel buco slabbrato che si intravede già, di farla gemere come una vacca. Chissà com’è il suo culo dilatato dal plug, voglio strapparglielo via e infilarci la mano intera, sentirla spingere indietro implorando di più. Questa sarà una giornata da ricordare, cazzo, la userò come un giocattolo fino a farla crollare.
Lei alza lo sguardo su di me, e vedo il suo cuore saltare un battito, gli occhi le si dilatano, la bocca si apre leggermente in un misto di paura e desiderio che mi fa venire l’acquolina. Mi fissa con intensità, ma sono io quella che la spoglia con gli occhi, immaginandola nuda e in ginocchio ai miei piedi, la lingua che lecca le mie scarpe mentre io le schiaccio la testa contro la mia fica. C’è un’ombra di lussuria nel mio sguardo che la fa tremare, la rende nuda anche se è vestita da troia.
Si alza dalla poltrona con movimenti lenti, e il vestito rosso si solleva quel tanto che basta per esporre la sua fica rasata e bagnata, depilata come una bambina ma gocciolante come una fontana in calore. Io spalanco gli occhi, un ghigno da predatrice che mi sfiora le labbra: cazzo, è già aperta e pronta, l’odore della sua eccitazione mi arriva alle narici come un afrodisiaco.
Daniela, stravaccata su una poltrona accanto a Michela, mi osserva con occhi da padrona assoluta, scuri e crudeli, un ordine muto che dice “toccala pure, ma è mia”. Io annuisco mentalmente, eccitata dall’idea di condividere questa cagna.
Guarda come si espone, la vacca, con la fica in bella mostra. Voglio leccarla lì, subito, ficcare la lingua dentro e berne i succhi mentre Daniela guarda. Le sue tette stanno per saltar fuori, le strizzerò fino a farle male, marchiandole con i miei denti. Questa Michela è un desiderio diventato realtà: debole, sottomessa, ma con un fuoco dentro che implora di essere domata. Non vedo l’ora di dominarla, di farla urlare il mio nome mentre la fisto in entrambi i buchi, riducendola a un relitto bagnato.
Daniela ha fatto un capolavoro, e io ne approfitterò fino all’ultima goccia.
*** MICHELA ***
«Benvenuta, Enrica» la saluto, tendendole la mano con voce che trema come una foglia d'autunno nell'ultimo istante prima di staccarsi dal ramo. Mi avvicino, ogni passo è un invito sensuale, i tacchi a spillo da dodici centimetri picchiano sul parquet lucido come martelli pneumatici, il raso cremisi del vestito che sfrega sulla pelle sudata lasciando scie umide sotto le ascelle e tra i seni gonfi. La invito a sedersi sulla poltroncina in pelle nera, poi torno alla mia poltrona, tirando su il vestito che mi stringe come una guaina e piantando il culo nudo sulla sedia fredda che mi fa sussultare. Mi siedo con le gambe spalancate come una prostituta da strada di Brera, come mi ha ordinato Daniela sussurrandomi oscenità nell'orecchio, la fica rasata e lucida in bella mostra, l'odore dolciastro e ferroso della mia bagnatura che infesta la stanza come un gas velenoso, mescolandosi al profumo di Chanel N°5 che Enrica indossa.
Lei si piazza di fronte, gli occhi color ambra che mi divorano come quelli di una lupa affamata, fermandosi sulle tette che premono contro il tessuto fino quasi a strapparlo, sulla fica aperta e pulsante, e poi sui tre plug di acciaio sulla scrivania, disposti in ordine crescente come soldatini. Il suo ghigno si allarga, scoprendo denti bianchissimi e appuntiti, un bagliore di riconoscimento da esperta che mi fa avvampare fino alla radice dei capelli. «Che bei giocattolini interessanti hai lì, l'ultima volta che sono stata qui, era tutto diverso e anche tu lo eri» sghignazza, indicando le gemme incastonate nelle basi dei plug che brillano come rubini sotto la luce fredda del neon. «Sono colpita e curiosa, diciamo che questa trasformazione ti rende sicuramente più interessante di prima, quasi irriconoscibile rispetto alla manager in tailleur grigio che conoscevo.»
Chino la testa come una sottomessa del cazzo, le mani in grembo come una suora penitente, il corpo che grida “sono la sua schiava”. «È tutto merito della mia Padrona,» borbotto, voce bassa come un lamento. «Le appartengo come una cagna, corpo e anima. »
Alzo gli occhi lentamente su Daniela, che sorride, il suo sguardo da dominatrice penetrante come una lama d'acciaio mi fa pisciare di paura e voglia simultaneamente. Enrica segue il mio gesto come un predatore affamato, fissando Daniela nei suoi stivali neri lucidi da mezza coscia che stringono la carne come una seconda pelle, la minigonna in pelle che mostra le calze a rete con la cucitura perfettamente dritta sul retro, un'aura di potere che schiaccia la stanza come un pugno di ferro.
«E quei tre lì?» insiste Enrica con voce roca, puntando le unghie smaltate di nero verso i plug disposti sulla scrivania come soldatini in attesa.
«Sono ricordi dolorosi di quando il mio culo era vergine e aveva bisogno di allenarsi centimetro per centimetro,» ribatto con sfacciataggine, sentendo l'orgoglio che combatte la vergogna nelle mie viscere.
«Di quando il mio culo era ancora stretto come un buco di spillo e si contraeva al minimo tocco.»
Enrica scoppia a ridere, un suono rauco che vibra nell'aria come un tuono lontano, facendomi pulsare la fica già fradicia, la sua lussuria che puzza nell'aria come un profumo animalesco e proibito.
*** DANIELA ***
Sono stravaccata sulla mia poltrona di pelle nera, le gambe accavallate, gli stivali lucidi che catturano la luce come lame. Il mio sguardo è fisso su Michela, la mia cagna personale, che trema appena dietro la scrivania, con quel miniabito rosso da puttana da quattro soldi che le si incolla addosso come una seconda pelle bagnata. Ogni suo respiro è un atto di sottomissione, e io lo sento, lo assaporo. Enrica è appena entrata, e già l’aria si è fatta più densa, più calda, più sporca. La milf in gonna di pelle mi guarda con occhi da predatrice, e io so che è pronta. È il momento di farle vedere cosa ho creato.
Mi alzo lentamente, i tacchi che picchiano sul pavimento come colpi di frusta, e mi fermo accanto a Michela. Le appoggio una mano sul collo, le dita che si stringono appena, un promemoria silenzioso: “sei mia, e lo mostrerai”. Lei rabbrividisce, il suo odore di fica bagnata che mi arriva alle narici come un trofeo. Enrica osserva, le labbra socchiuse, e io sento il suo desiderio pulsare nell’aria.
«Enrica,» dico, la voce bassa, tagliente come una lama, «vuoi vedere com’è ridotto il culo della mia schiava adesso?»
Non è una domanda. È un ordine mascherato da invito. Le mie dita scivolano sulla nuca di Michela, afferrandole i capelli corti e tirandole la testa all’indietro quel tanto che basta per farle sentire il mio controllo. Lei geme piano, un suono da cagna in calore, e io sorrido.
«Alzati, puttana,» abbaio a Michela, spingendola in avanti con un colpo secco al culo. «Mostra a Enrica cosa ho fatto del tuo buco. Spalanca quel culo slabbrato, o ti lego e ti lascio qui a gocciolare fino a domani.»
Michela si alza tremando, il raso rosso che si solleva subito, esponendo la sua fica depilata e gocciolante. Io non la guardo nemmeno: tengo gli occhi su Enrica, che si morde il labbro, le pupille dilatate. La sto invitando a entrare nel mio gioco, a sporcarsi le mani.
«Guarda qui,» continuo, afferrando il bordo del vestito di Michela e tirandolo su fino alla vita con un gesto brutale. Il plug da 8 cm è lì, incastrato nel suo culo come un trofeo di guerra. «Questo è il risultato del mio addestramento. Un tempo aveva un buco stretto come una vergine. Ora? È un pozzo senza fondo. Un cesso ambulante.»
Faccio un passo indietro, lasciando che Enrica si avvicini. Le passo una mano sulla spalla, un gesto possessivo, come a dire «usa pure, ma ricorda chi comanda.»
«Tocca, Enrica. Strappaglielo via. Falle sentire quanto è aperta. Poi ficcaci la mano dentro. Fino al gomito. Voglio sentirla urlare.»
Le mie parole sono un comando, ma anche un’offerta. Enrica esita un secondo, poi afferra il plug con un ghigno. Io osservo, il cuore che batte lento, soddisfatto. Michela geme, si inarca, e io penso: «Brava la mia cagna. Ora mostrerai a questa troia quanto sei mia.»
*** NOTE ***
Michela non è una vittima, ma un'eroina di un'odissea perversa, dove l'ufficio si trasforma in arena di desideri repressi. Ispirato da ombre freudiane e notti insonni, ho voluto esplorare il confine tra sottomissione e liberazione – un plug anale alla volta. Che la vostra lettura sia stata un brivido o un monito: benvenuti nel mio caos interiore. Grazie per aver condiviso l'abisso e vi do l'appuntamento alla settimana prossima per esagerare nuovamente, insieme.
La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!
Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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