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Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#15


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
06.10.2025    |    19.245    |    3 6.0
"«Anche le mutande e il reggiseno?» mi chiede, con tono supplichevole, le dita che giocherellano nervosamente con l'elastico di pizzo nero..."
** MICHELA **

Ogni insulto di questa stronza mi trafigge come un ago rovente nell'orgoglio, mentre i miei capezzoli pulsano di un dolore acuto che si irradia fino al ventre. L'odore acre e pungente dei suoi piedi - un misto di sudore rancido e cuoio vecchio - mi risale nelle narici provocandomi conati che devo reprimere con tutta me stessa.
Dovrei divincolarmi, urlare, mordere, ma le dita esperte di Patrizia danzano sulla mia pelle come serpenti ipnotici. Ogni carezza subdola mi trasforma in una bestia addomesticata, la schiena che si inarca involontariamente come quella di un felino sotto una mano familiare.

Con la lingua che mi trema tra le labbra secche, affronto l'unica via d'uscita da questo supplizio olfattivo. Comincio a lambire la pelle salata del piede, sentendo ogni ruga e callo sotto la punta umida. Avvolgo ogni dito con le labbra, uno dopo l'altro, succhiando via il sapore amaro come se fosse un gelato che si scioglie, mentre la mia saliva tiepida cola tra le dita formando rivoli lucenti che raccolgo con mani tremanti. Il piede calloso preme con forza crescente sulle mie labbra screpolate, e io intensifico il lavoro della lingua, tracciando cerchi umidi attorno all'alluce bitorzoluto.
La mascella mi fa male come se fosse stretta in una morsa di ferro arrugginito, le guance bruciano come carta vetrata contro pelle delicata, e la gola si stringe in un conato violento che mescola il sapore acido della bile con l'eccitazione proibita che mi inumidisce tra le cosce tremanti.
La benda di seta nera sugli occhi mi aiuta a fuggire, inizio a visualizzare un campo di papaveri scarlatti ondeggianti nella brezza estiva, poi l'azzurro cristallino del mare Mediterraneo. Ma queste immagini consolatorie svaniscono come nebbia al sole sotto i colpi implacabili della dura realtà e di quelle dita esperte che scivolano tra le mie pieghe bagnate, pronte a strapparmi un orgasmo che non voglio concedere.

Mi sento violata fino al midollo, le mie difese crollate come un castello di sabbia sotto la marea; effettivamente mi stanno stuprando, e il mio corpo traditore risponde con pulsazioni incontrollabili.
A un certo punto, la donna dalla pedicure perfetta mi pianta il tallone ruvido tra i denti doloranti e ordina, con voce roca come ghiaia schiacciata: «Apri bene la bocca, piccola cagna in calore. Voglio vedere tutta la lingua fuori, fino alla radice rosata.»

Obbedisco senza un attimo di esitazione, come se l'ordine provenisse da un segmento primitivo del cervello, un istinto animalesco sepolto sotto strati di civiltà ora completamente erosi. La lingua, gonfia e pulsante, scivola fuori dalle labbra tumefatte come un'offerta sacrificale, pronta ad accogliere qualsiasi umiliazione. Tuttavia, la donna - che probabilmente gode più del potere psicologico che dell'atto fisico stesso - si limita a usarmi come poggiapiedi umano, il suo tallone che preme ritmicamente contro la mia lingua esposta, lasciando un sapore metallico di sottomissione.
Intanto la donna che mi tortura i capezzoli - le sue unghie laccate di rosso che affondano nella carne tenera - ora li torce con movimenti circolari come se stesse sintonizzando una radio. Li tira verso l'esterno fino a farmi vedere le stelle, stringendoli con tale forza che mi aspetto quasi di vedere gocce bianche sprizzare dalle punte arrossate. Il confine tra donna e bestia si dissolve nella mia mente offuscata dal dolore: sono una cagna che guaisce o una vacca al momento della mungitura?

Rimango senza risposta perché un orgasmo devastante mi esplode dal profondo dell'ano, risalendo come lava incandescente lungo la spina dorsale fino a incendiarmi il cervello. Il mio corpo si contorce incontrollato mentre inizio a squirtare violentemente, come una fontana rotta, i muscoli interni che si contraggono e rilasciano in spasmi feroci. Una pozzanghera calda e torbida si allarga sul pavimento lucido, bagnandomi le ginocchia arrossate che scivolano sul marmo.
Il piede calloso esce dalla mia bocca con un suono umido, lasciandomi un sapore amaro sulla lingua gonfia, poi si poggia pesantemente sulla mia nuca, spingendola verso il basso con forza implacabile.

«Cagna lurida, bevi il disastro che hai fatto!» mi ordina la donna dai piedi maleodoranti, le sue unghie laccate che mi graffiano il cuoio capelluto. I miei seni pesanti e arrossati affondano nel caldo laghetto dei miei stessi umori, i capezzoli ipersensibili che bruciano al contatto con il liquido. Le dita ossute di Patrizia, ancora lubricate dai miei succhi anali, ora profanano la mia bocca alla ricerca della lingua tremante, che viene afferrata tra pollice e indice come un verme. Sono costretta a estrarla completamente, sentendola pulsare dolorosamente esposta all'aria, mentre mi piego a leccare il pavimento freddo dove il sapore acre della mia vergogna si mescola con la polvere.

** DANIELA **

Osservo con sguardo predatorio Michela umiliata, mentre Patrizia trionfa con un ghigno di superiorità dipinto sul volto sudato. Eppure, sotto la superficie di questa degradazione teatrale, sono assolutamente certa che la vera vincitrice sia Michela.
Loredana, con le labbra socchiuse in un'espressione affamata, richiama l'attenzione: «Qui!» La sua voce risuona come un colpo di frusta nell'aria densa e profumata di sesso.

Patrizia, con movimenti fluidi e precisi, posiziona Michela carponi ai piedi di Loredana, la sua figa bagnata e pulsante che brilla come una gemma oscura sotto le luci soffuse, ipnotizzando tutti i presenti.
Loredana sfila lentamente le scarpe di vernice nera, rivelando piedini sorprendentemente cicciottelli e curati, poi allunga l'alluce smaltato di rosso sangue verso l'apertura tremante di Michela.
Michela sobbalza come toccata da una scarica elettrica: «Oh no... non ancora...» La sua voce è un misto di terrore e di apprensione mal celata. Ma Loredana, con un sorriso crudele che le increspa gli angoli della bocca carnosa, forza il piedino grassoccio dentro, muovendolo senza rispetto come un invasore che reclama un territorio conquistato.

Loredana si è eccitata osservando la mia schiavetta creare un pigiamino lucido di saliva attorno ai piedi nodosi della signora di prima. La capisco intimamente, sento il mio stesso sesso contrarsi ritmicamente sotto la gonna di pelle, mi sono eccitata profondamente anche io, soprattutto la parte finale è stata grandiosa, un'opera d'arte di degradazione.

«Ahhhhh... mi spacca...» strilla Michela isterica, la schiena inarcata come un gatto, ma la sensazione di invasione diventa rapidamente un piacere irresistibile che si dipinge sul suo viso in una maschera di estasi, gemiti che salgono di intensità come una sinfonia perversa.

«Hai perso, è giusto fotterti ancora come una bambola rotta. Ti piace il mio piedino dentro di te, vero?» umilia Loredana, muovendo l'alluce in piccoli cerchi che fanno tremare visibilmente le cosce di Michela.

«Ohhhhh... signora! Mi sta spaccando in due! Oddio che bello... continui... la pregooooo....» Michela viene per l'ennesima volta, urlando come una banshee, il corpo scosso da tremiti violenti mentre un rivolo di liquido trasparente cola lungo l'interno coscia.

«Santo cielo, non resisti minimamente alla penetrazione, sei una perfetta troia da monta,» rido, sentendo il mio stesso sesso pulsare in risposta alla scena davanti a me.

Michela mugola con voce roca e spezzata: «Sono una troia... la Tua troia...»

Loredana continua implacabile col piedino grassoccio, sfiorando quasi l'utero con l'alluce smaltato che brilla di umori femminili, ma il gioco, per quanto eccitante, mi sta lentamente stancando come un film visto troppe volte.

«Grazie Loredana, ti chiedo gentilmente di tornare al tuo posto sul divano, la tua punizione può essere considerata definitivamente conclusa» dico con voce ferma ma gentile, accarezzando distrattamente i capelli sudati di Michela.

«Signore e signori, è giunto il momento dell'ultima punizione.»

La mia voce risuona nell'aria carica di sudore e feromoni mentre sollevo l'ampolla di cristallo, facendola ruotare lentamente sotto le luci soffuse. I biglietti all'interno danzano come farfalle bianche intrappolate.

«Numero uno! La prima ad acquistare il biglietto!»

Una donna mascherata da gattina nera si avvicina con passi felini. Camicetta bianca e gonna elegante, diversa da tutti gli altri spettatori.

«Non voglio che si sappia chi sono,» sussurra con voce roca che riconosco immediatamente.

«Certo, Sabrina, tranquilla il pubblico non saprà mai chi sei,» mormoro contro il suo orecchio, sentendo il profumo dolciastro del suo sudore mescolarsi al sentore metallico del suo rossetto.

«Esatto, non voglio si sappia che punisco mia sorella. Voglio celare la mia indole perversa, di troia pubblica in casa ne basta una sola,» sibila, le pupille dilatate dietro la maschera di vernice nera.

«Però Sabrina, ti chiedo di spogliarti rimanendo solo con la maschera e le calze e il reggicalze. Punire tua sorella deve essere un piacere per te e per me. Poi anche lo spettacolo deve goderne. Quindi via tutto.»

Sabrina, con un sospiro irritato che le fa fremere le narici, inizia a sfilarsi gli indumenti. Prima la camicia, poi tira giù la zip della gonna che cadendo rivela centimetro dopo centimetro di pelle pallida segnata da piccole smagliature argentee. Si muove con lentezza studiata, ogni gesto carico di teatralità, come se fosse Kim Basinger in nove settimane e mezzo.

«Anche le mutande e il reggiseno?» mi chiede, con tono supplichevole, le dita che giocherellano nervosamente con l'elastico di pizzo nero.

«Ovviamente.» Il mio tono non ammette repliche. Il suo corpo è un po' appesantito, i fianchi morbidi segnati da fossette di cellulite che catturano le ombre. I sette anni di differenza con Michela si manifestano in ogni curva cedente, in ogni segno lasciato dal tempo sulla sua pelle. Il triangolo scuro tra le sue cosce è folto e selvaggio, in netto contrasto con la depilazione perfetta di sua sorella.

Sabrina non è minimamente al livello estetico di Michela, e forse è proprio questo a causarne una certa invidia viscerale, un risentimento che le brucia dentro come acido. Esegue comunque i miei ordini con dedizione febbrile. Per nulla al mondo si perderebbe l'occasione di punire duramente Michela, gli occhi che brillano di un'eccitazione quasi maniacale dietro la maschera felina.

EPILOGO

Tredicesima parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 18 capitoli di passione non filtrata. Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.

La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib. Quella biografia, scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie. Altri scrittori su A69 hanno narrato le sue storie, ma la mia Dama è sempre pronta a sperimentare e a trovare nuovi stimoli e pertanto ha deciso di darmi questa opportunità, non me ne vogliano male gli altri!

Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote.
Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere". Potrebbe sembrare ugua
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio. Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione.

La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.

Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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