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Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#3
giorgal73
08.09.2025 |
13.613 |
3
"Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di..."
DANIELAContinuo senza pietà a fottere il culo di Patrizia, sentendo la resistenza iniziale cedere a ogni spinta. Il piacere che sale in lei come marea crescente, il rossore che si diffonde sulla sua pelle madida di sudore.
I gemiti acuti si trasformano in mugolii gutturali che vibrano dal profondo della sua gola.
«Da domani ti cambio il plug, troia: metterai quello verde, più grosso,» sussurro con voce roca, spingendo più forte fino a far sbattere i miei fianchi contro le sue natiche arrossate.
«Oh sì, Padrona...» geme, invasa dal piacere che le scioglie le vertebre una ad una, le pupille dilatate e invisibili dietro le palpebre serrate.
«E se fallirai un altro compito, vedrai cosa ti farò con la cintura di cuoio che ho comprato apposta per te.»
«Sì, Padrona... oh Dio, non si fermi... la prego...» supplica, ogni parola spezzata dal ritmo implacabile delle mie spinte.
È prossima all'orgasmo, il corpo che si tende come corda di violino, e io anche, stimolata dallo strap-on che preme contro il mio clitoride gonfio ad ogni movimento.
«No, che non mi fermo, troia!» ringhio, incrementando i colpi con ferocia calcolata, il suono umido della pelle contro pelle che riempie la stanza.
Patrizia esplode in un orgasmo devastante, onde di piacere che la scuotono dalla testa ai piedi, mille pensieri possessivi che le annebbiamo la mente.
Il corpo si accascia nella gogna come una bambola di pezza, priva di forze, la bocca aperta in un grido silenzioso.
Gli ultimi colpi selvaggi mi portano al piacere completo, gemiti rumorosi che mi sfuggono incontrollati dalle labbra, il plug nel mio culo che si illumina all'apice dell'estasi, bagliore rosso pulsante che proietta ombre danzanti sulle pareti della sala.
«La tua Padrona ha sverginato il culo della tua sottoposta, cara... ma ora si vuole divertire con te,» dice la proprietaria a Michela, le labbra rosse si incurvano in un sorriso predatorio mentre le sue unghie laccate di nero accarezzano la pelle sudata della schiava.
I capezzoli di Michela si ergono turgidi sotto la pelle pallida, puntando verso l'alto come piccoli soldati sull'attenti. Il suo respiro si fa pesante, il petto si alza e si abbassa in un ritmo frenetico mentre percepisce la mia presenza che si avvicina.
Non può vedere attraverso la benda di seta nera che le copre gli occhi, non sa del frustino in plastica rigida che tengo stretto tra le dita, la superficie lucida che riflette la luce soffusa della stanza.
Il primo colpo secco colpisce il capezzolo destro con precisione chirurgica, un sibilo nell'aria seguito dall'impatto sulla carne sensibile.
L'urlo di Michela riempie la stanza, acuto e straziante, mentre il dolore si irradia dal punto colpito fino a pervadere tutto il suo corpo tremante.
«Oddio, Padrona, no! Non sui capezzoli! Mi fanno troppo male!» strilla, il viso che si contorce in una maschera di dolore e piacere proibito, le guance che si tingono di un rosso acceso sotto la benda che le nasconde lo sguardo.
«Mi sembra normale, guarda come ce li hai grossi e sensibili, sembrano due ciliegie mature pronte per essere assaggiate.
Ovvio che facciano male. Ma il dolore li sensibilizza al piacere...» dico con voce vellutata, assaporando ogni sillaba mentre faccio schioccare il secondo colpo.
Il frustino morde la carne tenera, lasciando un segno rosso vivo che pulsa al ritmo del suo cuore impazzito.
Un gemito lamentoso le sfugge dalle labbra socchiuse, umide di saliva.
Il terzo colpo scende più in basso, preciso e implacabile, colpendo tra le grandi labbra già lucide di umori.
La plastica rigida si scontra con la carne più intima, facendola sussultare come se fosse stata attraversata da una scarica elettrica.
«Ohhhh... questo no,» supplica, le cosce che tremano incontrollabilmente, cercando invano di chiudersi.
«Oh sì, schiava,» confermo con tono autoritario, sferrando la quarta frustata che lascia un'altra scia di fuoco sulla sua pelle arrossata.
«Basta, pietà...» mugola, la testa che oscilla avanti e indietro, i capelli sudati che le si appiccicano alla fronte.
La proprietaria si avvicina con movimenti felini, le dita lunghe e affusolate che si insinuano tra le labbra di Michela, forzandole ad aprirsi.
Indice e medio scivolano nella sua bocca umida, soffocando i suoni inarticolati che cercano di uscire.
«Succhiami le dita, stupida. Così non sentiamo le tue sciocchezze» ordina con voce roca, gli occhi che brillano di eccitazione mentre osserva la lingua di Michela che si avvolge obbediente attorno alle sue dita.
Michela succhia avidamente, le guance si incavano ad ogni movimento, mentre io continuo a frustare metodicamente il suo corpo esposto.
Colpisco il seno destro, poi quello sinistro, alternando in un ritmo ipnotico che strappa ansiti e gemiti sempre più rumorosi.
I colpi secchi risuonano nella stanza come piccoli schiocchi di frusta, precisi e implacabili, trasformando gradualmente il dolore in un piacere contorto che si diffonde come veleno nelle sue vene, gettandola in uno stato di confusione totale tra sofferenza e desiderio.
"Senti se è bagnata," dico alla proprietaria, un sorriso compiaciuto che mi incurva le labbra mentre osservo il corpo di Michela che si contorce, schiavo del piacere proibito che le sto infliggendo.
La proprietaria del club si avvicina con passo felino, tacchi che scandiscono ogni centimetro sul pavimento lucido.
La sua figura sinuosa proietta un'ombra allungata mentre si inginocchia per verificare personalmente.
Allunga la mano dalle unghie laccate di nero brillante, e le dita affusolate iniziano a sondare le pieghe rosee e gonfie.
"Santo cielo... è completamente fradicia!" commenta con voce roca che graffia l'aria come velluto strappato.
Il suo dito medio penetra con decisione il sesso umido e pulsante, provocando un suono viscido che riempie la stanza, mentre Michela scuote la testa con movimenti frenetici, i capelli castani sudati che le si appiccicano alle tempie arrossate come alghe scure su scogli bagnati.
Mi avvicino all'orecchio di Michela, il mio respiro caldo che le accarezza la pelle sensibile: «Bastano poche frustate e ti ecciti come una cagna in calore, vero? Senti come pulsa la tua carne.»
«Sì, Padrona, la prego...» geme, la voce tremante di desiderio represso.
«Di cosa mi preghi esattamente, schiava?» sussurro, le labbra che sfiorano appena il lobo dell'orecchio.
«Padrona, la supplico...» ansima, il corpo che si inarca contro i vincoli che la tengono immobile.
«Cosa vuoi, schiava? Dillo chiaramente,» insisto, le dita che tracciano cerchi leggeri sulla pelle arrossata dalle frustate.
«Voglio, ho bisogno di sentirla dentro...» confessa con voce spezzata dall'umiliazione e dal desiderio.
Allontano delicatamente il dito dell'amica, le cui unghie laccate lasciano piccoli segni sulla pelle tesa, e infilo lentamente indice e medio nella carne calda e accogliente.
«Oddio.» sussurra Michela, la testa che cade in avanti, i muscoli del collo tesi come corde. Aggiungo l'anulare con un movimento fluido, sentendo le pareti interne stringersi attorno alle dita.
«Allarghiamo bene questa bella figona bagnata, vero? Senti come ti apri per me,» mormoro, osservando il suo viso contorcersi in un'espressione di piacere misto a dolore.
«F-fa un po' male, Padrona,» geme, le labbra gonfie che tremano ad ogni respiro affannoso.
Con un sorriso crudele, aggiungo anche il mignolo, la mano che scompare gradualmente nella sua apertura lucida.
«E adesso, troia? Cosa senti con tutta la mia mano che ti riempie?» chiedo, la voce carica di potere e controllo.
«Oddio, no! cioè, non smetta Padrona, la prego,» supplica, le parole che escono frammentate tra gemiti acuti.
Il pugno penetra completamente, entra ed esce con ritmo perfetto e implacabile, le nocche che premono contro punti sensibili nascosti.
Lei, sopraffatta dall'intensità della sensazione, viene brutalmente in pochi secondi, un grido di piacere intenso che le lacera la gola e riecheggia nella stanza.
Abbandona la testolina in avanti, il viso nascosto dai capelli scompigliati, la vergogna che si mescola all'estasi mentre sente gli sguardi del pubblico sulla sua pelle nuda e sudata.
Rido, profondamente appagata dalla sua sottomissione totale. Mi piace letteralmente avere in pugno questa donna, sentire il potere assoluto che ho su di lei. Voglio che tutte le altre donne presenti capiscano chiaramente qual è il suo destino di schiava perfetta.
Con il pugno ancora sepolto nelle profondità umide della cagna tremante, mi volto verso il pubblico seduto nell'oscurità vellutata della sala.
I loro volti sono maschere di desiderio, occhi lucidi che brillano nella penombra come quelli di predatori affamati.
«Signore e signori...» la mia voce risuona potente nell'aria densa di profumi corporei e aspettative, «abbiamo preparato le nostre due protagoniste con cura! Le avete viste contorcersi in questi giochetti gustosi, ma erano solo preliminari, un antipasto per stimolare il vostro appetito. Ora tocca a voi, o almeno a dieci di voi fortunate. Estrarremo i numeri di coloro che potranno giocare con le nostre schiave, decidendo punizioni raffinate o brutali a vostro piacimento. Che siano dieci vincitrici davvero spietate e creative!»
Un applauso scrosciante esplode nella sala, mani che battono freneticamente come ali di uccelli impazziti.
Ringrazio con un cenno regale della testa, sentendo il potere fluire nelle mie vene.
Mi avvicino con passo misurato all'ampolla di cristallo che brilla sotto le luci soffuse, il vetro che cattura e rifrange bagliori rossastri sui biglietti numerati all'interno, promesse di piacere proibito.
Il pubblico freme visibilmente, corpi che si protendono in avanti sulle sedie, respirazioni accelerate che formano una sinfonia di anticipazione.
Si deciderà tutto in questi istanti carichi di tensione erotica. Ogni vincitrice estratta potrà imporre la propria volontà perversa, senza limiti né restrizioni. Con dita affusolate sollevo il coperchio dell'ampolla: l'estrazione del destino è ufficialmente aperta.
EPILOGO
Terza parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 14 capitoli di passione non filtrata.
Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.
Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote.
Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere".
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio. Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione.
La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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