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Sottomessa al Piacere-Vergogna in ufficio #3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.09.2025    |    18.501    |    6 8.5
"Giovedì sera, ricevo un messaggio da Daniela sul telefono personale: «Ricorda, nuda e puntuale..."
--- TERZA E ULTIMA PARTE ---

Non rispondo più. Gli insulti mi eccitano di più, ogni parola tagliente è come una frustata di piacere sulla pelle. Ansimo senza ritegno, mugolo come una gatta in calore, appoggiando la testa sulla sua spalla avvolta nel tessuto costoso del tailleur.

Il mio corpo è troppo sensibile, ogni terminazione nervosa è un filo elettrico scoperto. Sabrina insiste, forse eccitata dal dominio, il suo respiro che si fa più pesante contro il mio orecchio.

Il contatto ritmico sul clitoride mi fa venire in pochi secondi, un'onda di calore liquido che parte dal basso ventre e si espande fino alla punta delle dita.

Trattengo un urlo mordendomi il labbro fino a sentire il sapore metallico del sangue, poi mi accascio in ginocchio ai suoi piedi, le gambe che non mi reggono più.

Silenzio assoluto, pesante come piombo. Guardo per terra, le piastrelle fredde che riflettono la luce al neon, incredula di cosa sto diventando.

Sabrina mi guarda dall'alto, il viso contratto in una smorfia di disgusto, un filo di sudore che le scende lungo la tempia.

«Vattene. Esci di qua, puttana schifosa. Non sei degna di portare il mio cognome!» urla, la voce che rimbalza sulle pareti di vetro come schegge di ghiaccio.

«Sabry... scusami... io... io...» provo a difendermi, ma l'orgasmo è stato così intenso che ancora mi trema il labbro inferiore, le gambe molli come gelatina. Ho voglia di godere ancora, un desiderio oscuro che mi divora dall'interno.

«Fuori!!» insiste, spingendomi con la punta delle scarpe di vernice nera verso la porta, come si farebbe con un oggetto contaminato.

Mi alzo sulle gambe tremanti, il tessuto della minigonna che si riassesta sulla pelle umida. Esco barcollando verso Patrizia che mi attende con le labbra serrate in una linea sottile come un taglio di rasoio.

I suoi occhi scuri mi scrutano dalle ciglia appesantite dal mascara. Prego che nessuno abbia visto la scena attraverso le pareti di vetro appannate dal mio respiro affannoso.

«Ricomponiti. Ti guardano tutti come la cagna che sei,» sussurra con voce tagliente, le sue unghie laccate di bordeaux che mi afferrano il polso.

Mi sforzo di calmarmi, respirando a fondo, imponendomi self-control mentre il cuore martella contro la gabbia toracica.

L’orgasmo pulsa ancora tra le mie gambe, l'umiliazione mi brucia le guance come schiaffi invisibili. Ho perso ogni briciolo di rispetto da mia sorella, lo leggo nel suo disgusto.

«Ho visto tutto, fino all'ultimo gemito. Hai disobbedito alla Padrona,» sibila Patrizia con rabbia contenuta mentre camminiamo così vicine che i nostri fianchi si sfiorano ad ogni passo, come gemelle siamesi incatenate dalla vergogna condivisa.

«Oh no, ti prego, non dirglielo... si infurierà e mi punirà...» supplico con voce rotta, le labbra ancora gonfie dai morsi, segretamente sperando che accada proprio questo.

«Certo che non dirò nulla, cagna in calore. Se no punirà anche me. Non ho vigilato come dovevo,» risponde, il suo profumo di gelsomino che mi avvolge come una nuvola tossica.

Accelero verso l'ufficio, i tacchi che risuonano sul marmo lucido come colpi di martello. Dentro di me, una soddisfazione calda e viscosa: avevo bisogno di godere, e c'è riuscita con mia sorella, che paradosso delizioso, che ironia pura.

Alzo lo sguardo: Daniela aspetta sulla porta, le labbra carnose strette in una linea sottile. Io e Patrizia ci guardiamo terrorizzate, il sangue che si congela nelle vene. E se ha visto?

«Entrate,» dice seccamente. Il tono tagliente mi fa rabbrividire fino alla base della spina dorsale.

«Ho visto tutto. Tu, schiava, hai contravvenuto alle mie regole,» prosegue, gli occhi verdi che brillano come quelli di un felino nell'ombra.

«Mi... mi scusi, Padrona...» balbetto, la lingua pesante come piombo.

«E tu, Patrizia, dovevi vigilare cagna in calore.»

«Ma Padrona... io non ho potuto...» si difende, la voce che trema come foglia al vento.

«Silenzio. Vi punirò entrambe.» Le sue parole cadono nell'aria condizionata come gocce di acido.

Silenzio tagliente. Luciana ridacchia dall'angolo, un suono simile a unghie su vetro.

«Quale sarà la punizione, Padrona?» chiedo con sguardo basso, fissando le sue scarpe di vernice nera che riflettono la luce al neon.

«Venerdì sera, al club privato Piper 84, alle 22.30. Completamente nude, solo il soprabito addosso. Cortissimo non dovrà coprire i glutei e dovrà chiaramente mostrare l'assenza di biancheria intima. Pelle nuda contro seta fredda.»

«Cosa ci succederà?» chiede Patrizia preoccupata, le nocche bianche tanto stringe la cartellina.

«Ciò che è necessario per punirvi,» risponde Daniela, un sorriso crudele che le increspa le labbra rosso sangue.

«Michela, ricordati che ogni mattina ti siederai sul divanetto di pelle e ti farai depilare le parti intime da Luciana. Perfettamente.

La tua segretaria testerà il buchetto con quelle sue dita affusolate, lo stato di morbidezza, se il plug è adatto o serve uno maggiore. E sistemerà gli elastici sui capezzoli. Li voglio come due chiodi, duri e pronti. Chiaro?»

Mi mostro dispiaciuta, le guance in fiamme, ma dentro so che ogni mattina umiliata da Luciana mi darà quel pizzicore necessario tra le cosce. E non vedo l'ora del venerdì, quando il soprabito scivolerà dalle mie spalle nude...

Dopo quell'episodio, il resto della giornata scorre come un fiume torbido di sensazioni contrastanti. Torno alla mia scrivania di mogano lucido, le gambe ancora tremanti per l'orgasmo rubato, la seta della gonna che fruscia contro la pelle ipersensibile ad ogni passo.

La grande Michela , direttrice finanziaria con ufficio all'angolo e vista sulla città, ridotta a mendicare piacere dalla sorella maggiore dietro pareti di vetro smerigliato. Mi siedo con estrema cautela sulla poltrona in pelle nera, sentendo il plug di metallo freddo premere più a fondo, un ricordo pulsante della mia sottomissione volontaria.

Luciana mi guarda dall'altra parte della stanza con un sorrisetto dipinto sulle labbra color corallo, gli occhi scuri che brillano come se avesse assistito all'intero spettacolo.

«Qualcosa da bere, dottoressa? Un espresso, forse? O acqua fresca?» chiede, ma il suo tono è beffardo, quasi cantilenante.

«No, grazie,» mormoro, abbassando lo sguardo sui documenti sparpagliati davanti a me.

Ma la mia mente vaga incontrollata: immagino il venerdì sera, le luci soffuse del club esclusivo, il soprabito di seta nera che nasconde la mia nudità completa, il freddo che mi morderà la pelle quando scivolerà via.

Preoccupata? Sì, ma l'eccitazione mi divora come acido dolce nelle vene, pulsando tra le gambe ad ogni battito cardiaco.

Il pomeriggio si trascina attraverso tre riunioni virtuali, dove sorrido e annuisco mentre il plug metallico preme contro nervi che non dovrebbero esistere in una sala conferenze.

Ogni minimo movimento della sedia in pelle fa vibrare l'oggetto dentro di me, costringendomi a stringere i muscoli interni.

Un consulente finanziario con occhiali dalla montatura spessa mi fissa attraverso lo schermo, e mi chiedo se nota il rossore che mi sale dal collo, o peggio, i capezzoli che premono contro la camicetta di seta come piccoli proiettili.

«Michela, sembri distratta oggi,» dice Gianfranco, le sue parole tagliando attraverso la nebbia dei miei pensieri osceni.

«Scusate, solo un po' di stanchezza,» mento con un sorriso professionale, ma dentro rido amaramente di me stessa. Stanchezza? Più come un'overdose di adrenalina e dopamina che mi trasforma le sinapsi in fili elettrici scoperti.

La sera, nel silenzio del mio appartamento all'ottavo piano, mi spoglio con lentezza studiata davanti allo specchio a figura intera.

La luce soffusa della lampada accentua i segni che la giornata ha impresso sulla mia pelle d'avorio: i capezzoli arrossati e gonfi per gli elastici che li hanno stretti per ore, cerchiati da aloni violacei come piccoli lividi circolari; la figa rasata e ancora pulsante, le labbra leggermente gonfie e di un rosa acceso che contrasta con il pallore delle cosce. Finalmente posso togliermi il plug anale e lo appoggio sul lavandino.

Le dita scivolano sulla pelle umida, sfiorano il clitoride che risponde con un fremito elettrico, ma mi blocco: Daniela ha proibito il piacere senza permesso.

Mi infilo tra lenzuola fresche di bucato che graffiano la pelle ipersensibile, e dormo agitata, rotolandomi nel letto mentre sogno umiliazioni elaborate che, nel mondo onirico, mi fanno contorcere di un piacere proibito e oscuro.

La mattina dopo, appena alzata, il mio primo pensiero è quello ri rimettere al suo posto il plug, ovvero dentro il mio culo. Arrivo in ufficio alle sette e trenta precise. Luciana mi aspetta già sul divanetto in pelle color crema, le gambe accavallate, una pinzetta d'argento che luccica tra le sue dita affusolate.

«Buongiorno, dottoressa. Pronta per la routine?» dice con un ghigno che le increspa gli angoli della bocca carminio.

Mi siedo, alzo la gonna per avere il culo nudo a contatto con la pelle come mi è stato ordinato dalla mia padrona. Allargo le cosce tremanti come ordinato, il cuoio freddo che mi morde la pelle nuda.

Lei depila le mie parti intime con cura meticolosa, ogni strappo secco che mi strappa piccoli sussulti trattenuti, commentando: «Perfetta, liscia come seta bagnata.»

Poi testa il buchetto con dita unte di lubrificante al profumo di vaniglia, prima di inserire il plug metallico che riflette la luce mattutina.

«Questo è diventato troppo piccolo, la Padrona ne vorrà uno più grande, mettiamo subito quello blu, il large.» mormora, gli occhi scuri che brillano di malizia mentre osserva il mio corpo reagire involontariamente. Sento l'umiliazione bruciare come fuoco liquido nelle vene, ma l'eccitazione sale in ondate incontrollabili. Sistemati gli elastici neri attorno ai capezzoli, questi pulsano dolorosamente contro la seta della camicetta.

«Brava, ora sei pronta per la giornata,» dice, asciugandosi le mani su un fazzoletto di lino bianco.

E così va per i giorni successivi, in un rituale che scandisce le mie ore come un orologio perverso. Ogni mattina, l'umiliazione mi carica di energia elettrica, mi fa sentire viva come mai prima. Patrizia mi evita nei corridoi lucidi, lo sguardo basso, preoccupata per la punizione condivisa che ci attende.

Daniela mi osserva attraverso la parete di vetro del suo ufficio, le labbra piegate in un sorriso soddisfatto della mia sottomissione.

Io, con il mio carattere forte che intimidisce i consigli d'amministrazione, mi ribello in silenzio contro tutti tranne che con lei. La rispetto, la temo, la desidero con ogni fibra del mio essere.

Man mano che il venerdì si avvicina, la preoccupazione cresce come marea. Cosa succederà al club? Non aggiungo dettagli nelle email di lavoro, ma la mia mente galoppa incontrollata durante le riunioni.

Eccitata all'idea di essere nuda sotto il soprabito di seta nera, esposta al mondo come un segreto osceno.

Giovedì sera, ricevo un messaggio da Daniela sul telefono personale: «Ricorda, nuda e puntuale. Nemmeno un filo di cotone sulla pelle.»

Tremo nel mio letto vuoto, ma sorrido nel buio. La mia vita è stravolta come un guanto rovesciato, ma in questo caos trovo un piacere perverso che mi nutre.

Venerdì mattina, la routine con Luciana è più intensa, l'aria carica di elettricità statica.

«Oggi è il grande giorno,» dice, spingendo un plug più grande che mi fa inarcare la schiena e mordere il labbro fino a sentire il sapore metallico del sangue.

Gemo, ma non protesto. Il lavoro passa in un lampo di firme e telefonate, la mente fissa sul club e sulle sue promesse oscure.

--- FINE---

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Terzo capitolo delle Vicissitudini di Michela e della sua padrona Daniela. Anche questo capitolo è diviso in 3 parti e quella che avete appena letto è la seconda. Per non perdere il senso di tutto il racconto, vi invito a leggerle in modo progressivo e soprattutto partite al primo capitolo che troverete sempre sul mio profilo con il titolo 'Sottomessa al Piacere'.

Insomma seguite la cronologia e il piacere sarà doppio. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.

Se i racconti vi piacciono, vi prego di lasciarmi un commento, così capirò se proseguire con la storia oppure no.

Se, invece, avete dei pensierini poco decenti e stimolanti per me e il mio corpicino, sarò lieto di creare insieme a voi delle nuove avventure, le nostre, vere e piene di Eros e lussuria. Ovviamente il mio invito è per le creature femminili( in particolar modo le donne, ma non solo) e le coppie. Scrivetemi qui o su altri social, specialmente quello sul telefonino, tanto il mio nickname è sempre lo stesso per tutti i canali.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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