tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 76 )
11.06.2026 |
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"E quella frase suggerisce che Gaia abbia compreso perfettamente, quale effetto possano avere le sue azioni..."
Torno dentro.L’arena mi aspetta.
La sensazione è esattamente questa. Non sto rientrando in un locale, ma in un luogo dove il risultato sembra già scritto. Per un attimo mi domando: andare a casa, cambierebbe qualcosa? La risposta arriva immediata: no. Non si può scappare dal arena.
È questa la verità che, lentamente, si è imposta nella mia mente.
Ho provato ad allontanarmi, a sottrarmi a questa dinamica che mi sta consumando, ma ogni tentativo è stato inutile. Nella mia percezione, Gaia è diventata una sorta di regina del gioco: decide i tempi, stabilisce le regole, distribuisce attenzioni e distanze. Io non sono mai stato davvero libero di scegliere.
Gli step, le prove, le occasioni concesse e poi ritirate, sembrano adesso soltanto strumenti, per tenermi dentro la partita.
Non ho più la forza di reagire.
Così mi preparo ad assistere alla mia sconfitta.
Come se non avessi mai avuto una possibilità.
Mi siedo accanto a mio padre.
È una scelta quasi automatica. In mezzo a tutte queste tensioni, la sua presenza rappresenta almeno un punto stabile. Inoltre è la collocazione più naturale, considerando chi è seduto al tavolo.
Appena prendo posto, Bartolomeo mi osserva, come se aspettasse un responso.
“ Tutto bene, abbiamo chiarito."
Sentendo quelle parole, mio padre mi dà una pacca sulla spalla:" Bravo, Francesco."
Il suo sollievo è evidente. Vuole credere che il conflitto sia davvero terminato. È il desiderio tipico di chi osserva una situazione dall'esterno, e spera che una semplice conversazione sia sufficiente, a risolvere problemi molto più profondi.
Poco dopo arriva anche Gaia.
Si siede accanto a mio padre.
Così lui si ritrova esattamente in mezzo a noi due.
La scelta non passa inosservata.
Gaia evita accuratamente di sedersi vicino a Bartolomeo. Probabilmente lo percepisce come meno controllabile, meno disposto a confermare la sua versione degli eventi. Con mio padre, invece, il rapporto appare più semplice, più favorevole.
Bartolomeo scuote lentamente la testa.
Probabilmente ha già capito tutto.
Sicuramente conosce Gaia, meglio di chiunque altro.
Forse ha riconosciuto una dinamica, che ha già visto molte volte.
Accorgendosi della disposizione dei posti, mi dice:" Vedo come avete chiarito, Francesco."
Poi guarda Gaia.
Lei resta impassibile.
Il volto è una maschera perfetta.
Non lascia filtrare alcuna emozione.
Preferisco non rispondere.
Del resto, cosa potrei dire?
Alla fine è Gaia, che decide.
Le valutazioni di Bartolomeo, per quanto lucide, si scontrano con la realtà dei fatti. Anche lui, prima o poi, dovrà accettarlo.
La disposizione al tavolo assume quasi un valore simbolico.
Io e Gaia siamo ai due estremi.
Tra noi c'è mio padre.
Una barriera fisica, che sembra rappresentare una distanza emotiva, già sancita da tempo.
La scena si regge su un equilibrio fragile.
Ogni gesto sembra possedere un significato nascosto.
Ogni parola può essere interpretata in più modi.
Mio padre si inclina leggermente verso Gaia.
Cerca una complicità che appare spontanea, ma che rivela anche una certa vulnerabilità emotiva.
" Gaia; ma cosa è successo? Avete chiarito, o no? "
La mia compagna di università risponde con calma:" Guardi, non lo so precisamente. Oggi Francesco è più strano del solito. Ha deciso di certificarmi come la sua migliore amica, dando poi di matto, perché ho conosciuto il barista. Io non lo capisco proprio suo figlio. Riesce a cambiare idea, ogni cinque minuti."
Mentre parla, costruisce una narrazione precisa.
In questa versione dei fatti appare razionale, coerente, quasi costretta a confrontarsi con l'irrazionalità altrui.
Psicologicamente compie un'operazione molto efficace: sposta l'attenzione sul comportamento dell'altro, alleggerendo il peso delle proprie responsabilità.
Mio padre scuote la testa.
"Gaia; abbi pazienza, Francesco è sempre stato così. Anche a me, ieri, ha detto una cosa, poi ora sembra offeso. Non lo capisci tu, figurati io."
La sua reazione rivela il bisogno di semplificare.
Trasforma un conflitto complesso, in una questione caratteriale.
Non credo lo faccia per cattiveria.
Piuttosto sembra voler mantenere un clima sereno e, allo stesso tempo, continuare a godere della considerazione, che Gaia gli sta dimostrando.
La mia compagna di università prosegue:" Io non so più cosa fare con Francesco; non voglio mettermi ad uscire di nascosto, per paura di lui."
L'introduzione del concetto di paura modifica immediatamente la percezione della situazione.
Non mi definisce direttamente come minaccioso, ma evoca comunque un'immagine negativa.
È una strategia sottile, che rafforza la sua posizione morale.
Mio padre domanda:" Quando è venuto al bar, come si è comportato? "
Gaia risponde senza esitazioni:" Appena è arrivato, mi ha vista parlare con il barista. Ha deciso di sedersi a qualche metro di distanza, facendo finta di guardare il cellulare. Tremava per la vergogna e la gelosia. Ho provato ad avvicinarmi, e mi ha mandata via."
Anche qui non racconta fatti oggettivi.
Interpreta.
Attribuisce emozioni, intenzioni e significati.
In questo modo controlla la narrazione e orienta il giudizio degli altri.
Mio padre conclude:" È ancora troppo immaturo per una come te. L’ ho guardato, quando non sei stata bene. Invece di aiutarti, di prendersi cura di te, è rimasto imbambolato come una pera cotta. Tu sei uscita con lui, e lascia che sia il barista, ad assisterti? Quelle cose che ha fatto quel tipo, avrebbe potuto farle anche lui. Sarebbe bastato metterci un po’ di intelligenza e buon senso."
Gaia annuisce soddisfatta." Ha proprio ragione. Lei è un attento osservatore. Se suo figlio avesse avuto il suo carattere e il suo carisma, mi avrebbe già conquistata."
Quella frase agisce come una ricompensa.
Gaia alimenta il bisogno di approvazione di mio padre, e lui vi risponde con entusiasmo crescente.
Tra loro si forma una sorta di alleanza emotiva, che rischia di diventare autoreferenziale.
" Lo so ma, come ti ho già detto, noi maturi siamo di un'altra categoria. Francesco e i suoi coetanei ragionano solamente con il cazzo, e questi sono i risultati."
La conversazione continua su questa linea, fino a quando Bartolomeo interviene,rompendo improvvisamente l'equilibrio.
È l'unico che sembra rifiutare completamente la narrazione, che si è creata attorno al tavolo.
Finalmente qualcuno mette apertamente in discussione, ciò che Gaia e mio padre stanno costruendo insieme.
E per un attimo l'intera struttura sembra vacillare.
"Scusate, se vi ho ascoltati. Alcune cose, però, non si possono sentire. Francesco avrebbe disintegrato tutti noi, anche i miei colleghi più giovani. L’ho visto muoversi, e ne sono convinto al cento per cento.“
Poi guarda la mia compagna di università:" E lo sai perfettamente anche tu; Gaia. E io so benissimo, perché non hai voluto che si facesse la sfida. Ho guardato le altre ragazze, qui dentro. Alcune sono molto carine.”
Le sue parole non contengono soltanto una difesa nei miei confronti. Contengono soprattutto un'accusa implicita.
Bartolomeo sembra aver intuito qualcosa, di cui tutti noi siamo al oscuro.
Gaia reagisce immediatamente.
Si alza in piedi.
L'immediatezza della sua risposta tradisce un nervo scoperto.
" Cosa vorresti dire, scusa? ”
Lui replica:" Niente. Noi ora andiamo al bancone, a bere qualcosa. Non riesco ad ascoltare queste stronzate. E’ più forte di me.”
La sua irritazione appare autentica.
Per tutta la serata ha osservato.
Adesso ha raggiunto il limite.
Lei gli risponde, visibilmente arrabbiata:" Basta non ascoltare i discorsi altrui.”
" Il problema è che sei mia figlia, e alcune cose mi fanno veramente stare male.”
Questa frase contiene probabilmente il nucleo più sincero dell'intera discussione.
Non sta parlando di me, o della serata.
Sta parlando di Gaia,di ciò che vede in lei.
Di atteggiamenti che, da perdona di riferimento, fatica ad accettare.
Poi guarda me:" Francesco; porta pazienza.”
In quelle parole non c'è soltanto solidarietà.
C'è quasi una richiesta di comprensione.
Come se sapesse, che anche io sto vivendo una situazione, che mi ferisce.
Poco dopo si allontana insieme ai colleghi.
Scelgono deliberatamente una zona lontana dall'area di competenza di Massimo.
Una decisione che sembra dettata più dal fastidio, che dalla sete.
Rimasti al tavolo, mio padre si rivolge nuovamente a Gaia.
Il tono si fa subito protettivo.
" Tuo padre è stato troppo severo. Non devi prendertela. Tu sei una ragazza dolce e sensibile. Non avrebbe mai dovuto parlarti in quel modo.”
Gaia posa una mano sopra la sua.
Un gesto semplice,ma estremamente efficace.
I suoi occhi iniziano ad inumidirsi.
" Grazie di cuore. Lei è una persona veramente speciale. Mi viene da piangere.”
Dentro di me riconosco immediatamente il meccanismo.
Sembra l'inizio di un'altra rappresentazione emotiva.
E mio padre, ancora una volta, vi entra, senza alcuna resistenza.
" No Gaia, ti prego. Sei così bella. Non farti bagnare il viso, da lacrime di tristezza.”
Gaia risponde:" E’ anche un poeta. Ogni volta scopro nuove qualità, in lei. Avrebbe battuto dieci a zero Francesco,mio padre e i suoi colleghi, senza alcuna difficoltà. Non ascolti mio padre, è solamente geloso di lei. Si è accorto, che lei non mi e’ indifferente. Io sono molto attratta dalle persone intelligenti. Tutte noi ragazze, in questo locale, saremmo cadute ai suoi piedi.”
Mentre parla continua a nutrire l'immagine ideale, che mio padre sta costruendo di se stesso.
Ogni frase è una conferma.
Ogni complimento rafforza il legame.
" Lo so Gaia; ma tuo padre non si deve preoccupare. Io sono sposato, e soprattutto non posso fare un torto a Francesco. “
La mia compagna di università gli risponde, sempre tenendo la mano sulla sua:" Non si preoccupi, anche se non l’avesse specificato, non avrei avuto dubbi. Lei e’ una persona di altri tempi, seria, fedele.”
Mio padre concorda:" Anche questi sono punti di punti di forza. Proprio per questi e altri motivi, tu sei rimasta colpita da me.”
Poi accade qualcosa.
Per un istante il suo sguardo scende.
Si posa sulla scollatura della camicetta di Gaia.
Gli occhi sono sul incavo delle tette della mia compagna di università.
Starà sicuramente ripensando a quando l’ ha intravista, con il reggiseno azzurro.
E’ un attimo soltanto,ma sufficiente.
Vedo un desiderio, che cerca immediatamente di nascondersi dietro la razionalità.
Bartolomeo aveva colto qualcosa di reale.
Quello sguardo non lascia molti dubbi: vuole le tette di Gaia.
Per fortuna per lui, si accorge quasi subito di questo cortocircuito.
Recupera il controllo, riprendendo a parlare." Meglio che torniamo all'argomento principale: mio figlio. Devo chiederti scusa, mi sono lasciato trasportare dalle emozioni.”
Ormai ogni parola sembra muoversi su un terreno ambiguo; dove i confini tra affetto, approvazione e attrazione, diventano sempre più difficili da distinguere.
All'apparenza potrei sembrare distratto dalla partita o dai rumori del locale, ma in realtà ascolto tutto. Ogni frase arriva nitida. Ogni sguardo viene registrato. È una strana forma di immobilità: non intervengo, ma osservo.
Gaia gli risponde:" Non si preoccupi, ha fatto benissimo. Rimarrei ore, ad ascoltarla.”
Quelle parole sembrano avere su di lui, un effetto immediato. Si sente valorizzato, riconosciuto. La mia compagna di università gli sta offrendo qualcosa, che molte persone apprezzano profondamente: la sensazione di essere importanti.
" Hai visto? Con un po 'di dolcezza e personalità, ho evitato che tu piangessi. Francesco dovrebbe muoversi come me.”
" E’ vero, non è scesa nessuna lacrima, ed è tutto merito suo.”
Mio padre lancia una frase molto azzardata:" Sembriamo i protagonisti di un film d'amore.”
La mia compagna di università torna a sorridere:" Quanto vorrei avere un padre come lei. Il mio non mi capisce. Dopo glielo può dire lei che, con la sgridata di prima, ha rischiato di farmi piangere? ”
" Ci penso io; non ti preoccupare.”
Gaia stringe ancora di più la sua mano:" Grazie.”
La scena assume contorni sempre più particolari.
Gaia continua a cercare protezione e approvazione.
Mio padre continua a offrirgliele.
Ognuno sembra ricevere dall'altro, ciò di cui ha bisogno in questo momento.
Poi noto un nuovo cambiamento.
Lo sguardo di mio padre si abbassa.
Questa volta non verso le tette di Gaia.
Scende più in basso.
Verso le sue cosce.
La mano di Gaia è appoggiata sulla sua.
Le loro dita sono vicine.
La situazione dura pochi secondi, ma abbastanza da generare una sensazione di disagio.
Mi domando se lui stesso si renda conto della confusione, che sta vivendo.
Forse sì.
Forse no.
Probabilmente sta cercando di convincersi, che si tratti soltanto di simpatia e affetto.
Dentro di lui leggo il desiderio che la sua mano non sia appoggiata sulla propria gamba, ma sulla coscia della mia compagna di università.
Quelle due cosce, coperte solamente dal tessuto leggero delle collant, sono un nuovo ed incontrollabile desiderio per lui, anche se sta cercando di controllarsi.
Probabilmente la mia presenza e quella del padre, glielo impediscono. Se fosse da solo con lei, lo farebbe? Non lo so. Sicuramente prova un forte desiderio, e Gaia gli sta dando molta corda. Però non lo so, se oserebbe arrivare a tanto. Una mano su una coscia è pur sempre una mano su una coscia.
Gaia si accorge della sua esitazione.
" Va tutto bene? ”
Lui la tranquillizza:" Si, scusami. Ero sovrappensiero."
" A cosa stava pensando?”
La domanda lo coglie impreparato.
Per un istante sembra cercare una risposta, che ovviamente non vuole trovare.
Non può sicuramente dirle: alle tue tette, alle tue cosce.
Non può dirle in faccia, che ha una voglia irrefrenabile di posare le mani, sul suo corpo.
E non su parti qualunque: sulle tette, sulle cosce.
E così devia immediatamente il discorso.
" Comunque Francesco deve maturare. Solamente una stupida o una sfigata potrebbe starci con mio figlio..”
Quelle parole arrivano con una violenza inattesa.
Non provo nemmeno rabbia.
La rabbia richiede energia.
Io mi sento semplicemente svuotato.
Gaia approva:" Lei è proprio una persona intelligente. Francesco sarà bravo al università, ma è troppo immaturo. Non riesce a fare un discorso serio con me. Non riesce a dire una frase di seguito al altra. Per lui, in un rapporto, conta solamente il lato fisico, dimenticandosi del lato caratteriale.”
Ascoltandola, mi colpisce ancora una volta, il contrasto tra ciò che racconta, e ciò che ho vissuto.
Sembra parlare di una persona diversa.
Di qualcuno, che esiste soltanto nella sua interpretazione degli eventi.
Mio padre le risponde:" Dovrebbe fare, come ho fatto io. Scoparti prima, con il cervello.”
La mia compagna di università annuisce:" Esattamente. Invece lui non vuole saperne di parlare con me, su argomenti seri, profondi. E’ focalizzato solamente sulle mie conoscenze. Tutto il resto non esiste.”
La conversazione prosegue su una linea, che ormai appare consolidata.
Entrambi confermano continuamente le reciproche convinzioni.
Ogni frase dell'uno diventa la prova della correttezza dell'altro.
È un meccanismo circolare.
E proprio per questo estremamente difficile da interrompere.
" Sei molto dolce, Gaia. “
" Grazie, lei è un tesoro. Io vorrei che suo figlio si aprisse con me. Vorrei che mi dicesse tutto quello che pensa, senza nascondermi niente. Vorrei che mi invitasse ad uscire di più. Vorrei che mettesse la sua vita, nelle mie mani. Invece sì comporta come un bambino capriccioso, molto infantile."
Questa volta le sue parole attirano davvero la mia attenzione.
“ Vorrei che mettesse la sua vita nelle mie mani."
La frase resta sospesa nella mia mente.
Non perché sia necessariamente cattiva,ma perché rivela un bisogno molto forte di controllo e centralità.
Gaia desidera entrare nella vita delle persone, occupando uno spazio enorme.
Vuole essere ascoltata.
Vuole essere consultata.
Vuole essere importante.
E, quando non ottiene questo ruolo, fatica ad accettarlo.
Mio padre guarda Gaia, con aria incuriosita:" A proposito, come sei rimasta con Francesco? "
Lei risponde con naturalezza:" Francesco vuole vedere la partita; quindi gli ho detto che starò un po’ con voi, e che andrò un po’ al bancone."
Mio padre sembra sinceramente sorpreso:" A parlare con il barista? "
Gaia annuisce:" Sì, non faccio nulla di male. Andrò al bancone, a parlare con un mio amico. Tutto qui."
Mentre pronuncia quelle parole, emerge chiaramente il suo bisogno di sentirsi libera da qualsiasi accusa.
Nella sua mente le due cose possono convivere senza problemi: parlare con Massimo e mantenere il rapporto con me.
Non percepisce necessariamente una contraddizione.
O forse preferisce non vederla.
Mio padre, però, appare meno convinto rispetto a prima.
In questo momento sembra fermarsi a riflettere:" No, non lo penso assolutamente. Non fraintendere. Però Francesco ci rimarrà molto male."
In quelle parole torna a emergere il padre.
Non l'uomo lusingato.
Non l'amico di Gaia.
Il padre.
Forse per la prima volta, durante la serata, prova a guardare la situazione dalla mia prospettiva.
Tra loro cala un breve silenzio.
Gaia abbassa leggermente lo sguardo.
" Rimarrò poco al bancone, glielo prometto."
Quella promessa è più significativa di quanto sembri.
Per promettere qualcosa, bisogna prima riconoscere, che esiste un problema.
E quella frase suggerisce che Gaia abbia compreso perfettamente, quale effetto possano avere le sue azioni.
Mio padre, però, non appare del tutto rassicurato.
Continua a riflettere.
E lentamente arriva a una conclusione, che sembra maturare dentro di lui, parola dopo parola.
Di nuovo sembra mettere da parte il bisogno di compiacere Gaia, provando ad osservare la situazione, nel suo insieme.
E più la osserva, più qualcosa non gli torna.
Alla fine dice:" Va bene, però la prossima volta, evita di chiedere a Francesco, di raggiungerti al bar. Se uscite insieme, non è corretto che tu lo lasci, per parlare con un altro ragazzo."
La frase cade sul tavolo con una semplicità quasi disarmante.
Non contiene accuse.
Non contiene rabbia.
È semplicemente una constatazione ma, proprio per questo, risulta difficile da aggirare.
Gaia reagisce immediatamente:" Appena è arrivato, Francesco si è isolato. Adesso vuole guardare la partita. Ha fatto tutto lui."
La sua risposta arriva senza esitazioni.
Come spesso accade, sposta il centro della questione.
Non parla più della propria scelta.
Parla della mia reazione.
Psicologicamente è un meccanismo quasi automatico: se la responsabilità della distanza viene attribuita a me, allora il suo comportamento smette di essere il problema principale.
Mio padre resta in silenzio per qualche secondo.
Poi commenta lentamente:" Fausto o il barista, in fondo cambierebbe poco per lui. Però prenderà la cosa molto male, essendomi accorto di come si è avvicinato a noi, poco fa."
Quelle parole attirano immediatamente la mia attenzione.
Perché, finalmente, qualcuno sembra aver colto il vero punto.
Non è Massimo.
Non è Fausto.
Non è il nome della persona.
È il senso di sostituzione.
La sensazione di essere facilmente rimpiazzabile.
Di essere sempre quello che resta indietro.
Gaia cerca subito di ridimensionare il problema:" Mi saprò comportare, c’è anche mio padre. Stia tranquillo. E’ un falso problema."
Lo dice con sicurezza.
Come se la questione fosse stata ingigantita inutilmente.
Mio padre, questa volta, non arretra.
Anzi.
Sembra diventare sempre più perplesso.
" Gaia; io non mi capacito assolutamente, come mai tu abbia voluto, che Francesco ti raggiungesse. Non sarebbe mai venuto qui, sarebbe rimasto a casa con me e mia moglie. Della partita non gliene frega nulla, e probabilmente ora non sa uscire da questa situazione. Più tardi o domani riparlerò con Francesco e, se mi riconfermerà che si accontenta della tua amicizia; ti prego di non coinvolgerlo più in uscite. Vi vedete già all'università; serate, come questa, sono inutili.”
Per un istante resto quasi sorpreso.
Non perché condivida necessariamente tutto quello che sta dicendo,ma perché finalmente sta cercando di proteggermi.
Forse in modo imperfetto.
Forse senza comprendere davvero tutto, ma almeno sta provando a guardare la situazione, dal mio punto di vista.
Gaia resta in silenzio.
Qualche secondo appena,ma sufficiente a far capire, che non si aspettava quella risposta.
Poi prova a costruire una contro argomentazione.
" Ho capito il suo discorso, ma lei tenti di capire, come è andata. Io ero seduta al bancone, Francesco non si è neppure avvicinato a me. Ho provato ad avvicinarmi io, ma senza successo. Sono stata male, e Francesco se ne è fregato. Solamente Massimo e lei mi avete aiutata. Anche mio padre e i suoi colleghi se ne sono fregati. Ho parlato a lungo con Francesco, fuori dal bar, e non è servito a nulla. Ha deciso di guardare la partita da solo. Non mi può accusare di qualcosa, quando io non c’entro nulla. Sono qui al tavolo con voi, non sono al bancone. Sono la vittima, eppure passo per la carnefice. E’ sempre così, voi uomini volete sempre aver ragione. “
Il discorso è costruito con abilità.
Ogni elemento è disposto in modo da rafforzare la stessa conclusione.
Lei ha provato.
Lei si è avvicinata.
Lei ha cercato il dialogo.
Lei è rimasta al tavolo.
Io, invece, divento la causa principale di ogni difficoltà.
Osservandola parlare, ho l'impressione che Gaia creda davvero a ciò che sta dicendo.
Non sembra mentire deliberatamente.
Sembra piuttosto reinterpretare ogni evento attraverso una lente, che la protegge dal senso di colpa.
È un meccanismo molto umano, ma non per questo meno doloroso, per chi lo subisce.
Le sue parole producono l'effetto sperato.
Vedo mio padre esitare.
Le sue convinzioni iniziano lentamente a vacillare.
Alla fine arretra parzialmente:" Ti chiedo scusa, non era mia intenzione farti sentire a disagio. Ieri sera mi hai detto, che avete bisogno dei miei consigli. Il primo consiglio che vi do, è di evitare di uscire assieme.Fra qualche mese ne riparlerete, magari davanti a me e tuo padre;così vi potremo aiutare a capire meglio il quadro della situazione.”
Questa volta il suo ragionamento appare più equilibrato.
Non prende completamente le mie parti.
Non prende completamente le sue.
Cerca una soluzione intermedia.
Una distanza temporanea.
Un periodo di raffreddamento.
Un modo per evitare ulteriori ferite.
Per un attimo penso che sia probabilmente il consiglio più sensato, pronunciato durante tutta la serata.
Ma Gaia non sembra affatto soddisfatta.
Anzi.
Le sue sopracciglia si contraggono leggermente,come se avesse appena sentito qualcosa di profondamente sbagliato.
Poi replica:" Noi le abbiamo chiesto dei consigli, su come bilanciare meglio il nostro rapporto, non costruire una chiusura e spacciarla come lavori in corso. Non è quello che vogliamo ne io, ne Francesco.”
Nel pronunciare quella frase, Gaia parla anche a nome mio.
E questa è forse la cosa, che mi colpisce maggiormente,perché nessuno le ha chiesto di rappresentarmi.
Nessuno le ha chiesto di parlare per me,eppure continua a farlo,come se fosse convinta di sapere, cosa desidero davvero.
Come se conoscesse i miei bisogni, meglio di me stesso.
La conversazione si ferma per qualche istante.
Ma la sensazione è che il confronto sia tutt'altro che concluso.
Anzi.
Per la prima volta durante la serata, le posizioni sembrano essersi irrigidite davvero.
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