tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 42 )
12.03.2026 |
435 |
134
"Ma appena lo faccio, capisco subito che è stata una pessima idea: i loro occhi sono già alzati..."
Tutti guardano me.. Gli occhi che si posano per un secondo di troppo, quei mezzi sorrisi… Sicuramente stanno pensando la stessa cosa. Che sarò io quello, che rimarrà da solo. Quello che, alla fine, si farà le seghe, mentre loro tre si scoperanno le ragazze..Faccio finta di niente. Non incrocio lo sguardo di nessuno in particolare, come se non mi accorgessi di nulla. Se chiedessi perché mi guardano, sarebbe peggio. Dimostrerei soltanto che quel pensiero è venuto anche a me, che ho capito benissimo cosa potrebbe passare loro per la testa.Meglio stare zitto. Far finta che non mi importi, o che non ci ho neppure pensato. Voglio lasciarli nelle loro certezze.
Non avendo trovato una sponda in Serena, ed essendo stata completamente presa alla sprovvista dalla direzione improvvisa presa dalla conversazione; Gaia capisce che deve mettere un freno a quanto sta accadendo.
Inspira lentamente, cercando di rimettere ordine nei pensieri e, con un tono più fermo, prende la parola. Non vuole alzare la voce né creare uno scontro, ma è chiaro che la situazione le è sfuggita di mano. Così prova a riportare il discorso su un terreno più controllato:” Non lo so, non sono cose che si possono programmare. Alla fine non vi conosciamo neppure."
Dentro di me godo a sentire le parole di Gaia. Finalmente la mia compagna dell'università riporta tutti con i piedi per terra. Fino a un attimo prima i miei amici erano già partiti per i loro voli pindarici, lanciati in fantasie e supposizioni, come se fosse tutto già deciso, già scritto.
Ed invece Gaia ha piantato un muro davanti a tutti. Non solo davanti a me, ma anche davanti a loro. Li ha fermati, costringendoli a rallentare, e a rimettere i piedi sul pianeta Terra.
Per un attimo mi viene voglia di parlare, di dire qualcosa. Anche solo una battuta, per prendermi una piccola rivincita. Sarebbe facile adesso che Gaia ha incrinato la sicurezza, con cui stavano andando avanti.Ma mi trattengo.Non voglio tornare a discutere, non voglio tornare in scena. Meglio restare zitto e guardare come si evolvono le cose. Per una volta preferisco stare a osservare, quasi da spettatore, lasciando che siano gli altri a muovere i pezzi.
Fausto, però, non sembra affatto intenzionato ad arrendersi. Dopo un attimo di pausa, invece di fare un passo indietro, rilancia. Come se quel piccolo freno messo da Gaia, non fosse abbastanza per fermarlo davvero.Anzi, in qualche modo sembra quasi il contrario. Il fatto che Gaia lo abbia lasciato parlare così a lungo, prima di intervenire, gli ha dato sicurezza. Troppa, forse. È come se quel tempo gli avesse fatto credere di avere il controllo della situazione.Riprende il discorso con la stessa disinvoltura di prima, forse persino di più. Nel modo in cui parla, nel tono della voce, c’è qualcosa che tradisce una nuova sicurezza, come se ormai si sentisse perfettamente a suo agio, al centro dell’attenzione.Ancora una volta dà l’impressione di sentirsi il re della stanza, convinto che, nonostante il tentativo di Gaia di frenarlo, il gioco stia ancora girando intorno a lui:” Gaia; funzionerà semplicemente come quel noto programma televisivo. Voi tre sarete le troniste, e noi i corteggiatori. Uscirete con noi, a rotazione, ed alla fine farete la vostra scelta.”
Gaia nuovamente lancia un’occhiata verso Serena, quasi istintivamente. È uno sguardo rapido, ma carico di aspettative. Per un attimo sembra aspettare proprio quello: che Serena intervenga, che aggiunga una parola, un gesto, qualcosa che rafforzi il tentativo di riportare la situazione sotto controllo. Ma quel segnale non arriva,anzi sembra quasi che Serena si allinei al pensiero di Fausto, anche se non apertamente:”Gaia; tanto io dovrò già uscire con Francesco, quindi per me alla fine cambierebbe poco. Il mio primo corteggiatore sarebbe lui, gli altri sarebbero dei comprimari."
Fausto percepisce chiaramente il momento. Capisce che l’equilibrio della stanza, almeno per ora, pende dalla sua parte. Le parole di Gaia hanno provato a rallentarlo, ma non sono bastate a fermarlo davvero; e il fatto che Serena non si sia schierata con l’amica, gli dà una sicurezza ancora maggiore. È proprio in questo momento che decide di spingere oltre. Se fino a poco prima stava semplicemente guidando la conversazione, adesso sembra voler fare un passo in più, quasi rischiare il tutto per tutto. Il suo obiettivo diventa più chiaro: non solo portare avanti il discorso, ma mettere Gaia in una posizione sempre più isolata. Lo fa con calma, con un tono che sembra naturale, quasi leggero. Ma sotto quella leggerezza c’è una strategia evidente: ogni frase è un modo per rafforzare il consenso degli altri e, allo stesso tempo, lasciare Gaia sempre più sola, nel suo tentativo di opporsi:” Valentina; cosa ne pensi?”
Valentina,fino a questo momento, era rimasta praticamente invisibile. Più di una volta Gaia l’aveva messa da parte, anche zittendola con decisione. E Valentina aveva incassato in silenzio. Adesso, mentre la discussione continua e gli equilibri della stanza sembrano cambiare,c’è qualcosa nel suo sguardo, che tradisce una decisione appena presa: se il gioco deve andare avanti così, allora giocherà anche lei. Non interviene con rabbia né con uno scontro diretto. Al contrario, sceglie un modo più sottile, quasi calcolato, sfruttando il momento in cui Gaia sembra già più isolata:” Se accetta Gaia, ci sto.”
In fondo riesco perfino a capirla. Gaia si è comportata proprio male con lei: l’ha zittita più volte, l’ha fatta sentire fuori posto. E forse proprio per questo, adesso Valentina decide di approfittare della situazione, lasciando che il peso delle sue parole cada proprio, dove sa che farà più effetto.
In questo momento Gaia si rende conto di essere rimasta sola nel cercare di contenere la situazione.
Al improvviso la stanza sembra essersi fermata e tutti gli sguardi sono su di lei.Gaia se ne accorge subito. Non c’è più nessuno che parla, nessuno che prova a riempire il silenzio. Tutti aspettano la sua risposta.
La mia compagna dell’università sa benissimo come si è arrivati fin lì. Poco alla volta l’hanno spinta in un angolo, stringendo il cerchio con domande, battute e allusioni, fino a lasciarle uno spazio sempre più stretto. Un vicolo cieco, costruito parola dopo parola.E lei lo vede chiaramente.Per un attimo resta immobile, consapevole del peso di quel attenzione. Ma, invece di arretrare, o di cercare una via di fuga facile; sceglie di fortificare ulteriormente il muro da lei eretto. Un muro che non serve ad attaccare, ma a segnare un limite.
È il suo modo di far capire che ha capito perfettamente il gioco, che stanno provando a fare. E soprattutto che non ha alcuna intenzione di sottomettersi a Fausto, o di farsi trascinare dove vogliono loro:” Ci può stare la conoscenza, ma senza alcun impegno.”
Nonostante Gaia abbia rinforzato il muro, Fausto non sembra disposto a fare un passo indietro. Anzi, decide di insistere, riprende a parlare con la stessa sicurezza di prima:” Continuerete a fare uscite, finché non ne sceglierete uno. Come avviene nel programma televisivo. Prima o poi vi stuferete di uscire con tutti, e a quel punto la scelta sarà praticamente obbligata.”
Nel suo modo di reagire c’è quasi la convinzione che basti continuare a spingere un po’ di più, trovare la crepa giusta, per riuscire a passare dal altra parte.Sta provando a tenerle testa, a restare sullo stesso piano, a non lasciare a Gaia l’ultima parola.
Eppure, mentre lo osservo, non posso fare a meno di pensare che sia un povero illuso. Gaia è davvero un osso duro. Quando decide una cosa, non si lascia smuovere. Lo ha già dimostrato chiaramente con me: senza faticare troppo, è riuscita a imporre la sua idea di amicizia, chiudendo la porta a qualsiasi possibilità diversa.
Nuovamente Gaia ha l’urgenza silenziosa di un alleato, di una persona che l’appoggi. Ed ancora una volta la sua scelta cade su Serena, che pero’ non reagisce come si sarebbe aspettata. Prende posizione si, ma le sue parole scivolano di nuovo nella stessa direzione: quella di Fausto. Non lo difende apertamente, ma finisce comunque per giustificarlo, per smussare gli angoli, per far sembrare tutto meno grave:” In fondo potrebbe essere divertente. Così facciamo le grandi prove, se un giorno la trasmissione ci chiamerà”, abbozzando un sorriso.
Sicuramente questo modo di porsi spiazza Gaia. Non conosco Serena, però non mi sembra una che si lascia mettere i piedi in testa. Da come si è interfacciata con me ad inizio serata, mi da l’idea che sia una che dice sempre le cose in faccia, senza lasciarsi intimidire da nessuno. Proprio per questo il suo atteggiamento adesso è quasi inquietante. C’è qualcosa di diverso nel modo in cui parla di Fausto, nel modo in cui gli gira intorno, senza contraddirlo davvero.
Serena sembra compiacente.
Fausto ritiene che sia arrivato il momento giusto. La sua voce non è più diplomatica come prima. Non gira intorno alle cose, non cerca compromessi. Il suo discorso è breve, netto,, come se stesse semplicemente sistemando qualcosa, che per lui è già deciso da tempo:” Però poi scopate, con chi scegliete.”
Per un attimo, dopo le parole di Fausto, nella stanza cala un silenzio pesante.Le tre ragazze restano immobili, come se qualcuno avesse improvvisamente spostato l’aria attorno a loro.
Lo sguardo di Gaia si abbassa quasi subito, più per istinto che per scelta. Serena invece sbatte le palpebre, sorpresa, mentre Valentina rimane rigida sulla sedia, con le mani intrecciate tra loro.
Nessuna di loro si aspettava quella parola.Non detta così. Non in modo così diretto.Fino a quel momento era tutto rimasto nel territorio delle allusioni, delle cose suggerite, ma mai pronunciate davvero. Tutte avevano capito, più o meno, dove si stesse andando a parare. Era una di quelle verità che galleggiava nella stanza, senza bisogno di essere nominata.
Ma Fausto l’ha fatto.Ha detto la parola scopare.Nuda, cruda, buttata lì davanti a tutte.Ed è proprio questo che le lascia completamente spiazzate. Perché una cosa è pensarlo, magari anche accettarlo in silenzio, un’altra è sentirlo dire ad alta voce, senza alcun tentativo di addolcire il termine.Il risultato è un imbarazzo palpabile.
Gaia sente il calore salirle alle guance. Serena prova a mantenere la sua compostezza, ma lo sguardo tradisce un attimo di smarrimento. Valentina evita accuratamente di guardare chiunque, come se bastasse fissare un punto sul pavimento, per far sparire quella frase dalla stanza.
È come se Fausto avesse tolto il velo a qualcosa che, fino a quel momento, era rimasto coperto da una fragile cortesia.Adesso non c’è più niente di implicito.E proprio per questo motivo, che nessuna delle tre sa bene come reagire.
Fausto, in realtà, non sembra affatto turbato dal imbarazzo, che si è creato. Anzi, l’impressione è che per lui la questione sia molto più semplice, di quanto le tre ragazze stiano facendo sembrare.
Quando parlava di conoscersi, di uscire insieme, di frequentarsi; nella sua testa il significato è sempre stato piuttosto chiaro. Non il gioco un po’ vago delle relazioni adolescenziali, fatto di etichette, promesse e drammi sentimentali. Quello, per lui, appartiene a un’altra fase della vita.Fausto ragiona da adulto, o almeno così gli piace pensare.
Se si esce insieme, se si passa del tempo insieme, se si costruisce una certa intimità; il fine è quello di scopare regolarmente e di fare le porcate. Non necessariamente parlare di fidanzamento, non costruire subito una relazione ufficiale, da mettere su carta o da esibire agli altri. Quella, per lui e per gli altri ragazzi, è quasi una formalità secondaria.
Quello che conta davvero è la sostanza: avere la propria puttana personale.
Dal suo punto di vista, non è stato niente di scandaloso dirlo chiaramente. Non essendo più ragazzini, tanto vale chiamare le cose con il loro nome.
Forse proprio per questo, la sua franchezza stride così tanto con la reazione delle ragazze.
Io avevo intuito quasi subito dove volesse andare a parare. Gaia, probabilmente, pure. Forse era proprio per questo motivo che era così cauta, così restia fin dal inizio: perché aveva già capito cosa si nascondeva dietro quella proposta.
Serena e Valentina invece sembrano cadere un po’ dalle nuvole. Come se avessero preso quelle parole in modo più leggero, più innocente, senza afferrare davvero l’implicazione più concreta, che Fausto aveva in mente.
E adesso, dopo che lui l’ha detta senza filtri, quella differenza di interpretazione diventa improvvisamente evidente per tutti.
A questo punto, finita la pizza, è il momento della mia mossa:” Grazie della compagnia, ora vi saluto.”
Non ho più voglia di parlare.La conversazione ha preso una direzione che non mi interessa più seguire, e dentro sento solo una stanchezza improvvisa.
Per un attimo guardo le facce attorno a me: Gaia ancora tesa, Serena che cerca di mantenere una calma un po’ artificiale, Valentina con quel aria spaesata. E Fausto, tranquillo, come se tutto fosse perfettamente normale.
Questo quadro mi conferma che non ci faccio più nulla qui.
Gaia si alza di scatto, dimostrandomi che non è disposta a lasciarmi andare così facilmente.
Le parole le escono più dure, di quanto forse volesse. Non è un invito gentile a restare:” Francesco; non puoi andare via; stiamo decidendo una cosa, dove c'entri anche tu.”
E’ qui che si sbaglia, e glielo faccio notare:” Tanto io non parteciperei comunque. Dunque è una decisione vostra.”
Gaia sbuffa piano, voltando per un attimo lo sguardo verso il lato della stanza, come se stesse cercando di trattenere la risposta, che le verrebbe spontanea. Poi torna a guardarmi, e questa volta nei suoi occhi c’è meno pazienza.
È chiaro che la mia decisione di chiudere così la conversazione, la sta irritando.
Probabilmente Gaia si aspettava spiegazioni lunghe, un confronto; non un mio abbandono dalla partita, senza neanche una parola. E così prova a farmi parlare:” E come mai?”
Ma veramente e’ riuscita a farmi una domanda così stupida? La mia risposta è molto banale e scontata:" Valentina non mi interessa, tu mi hai già detto di no, Serena non mi interessa."
Torniamo a Roberto.
Sento la domanda che mi gira in testa e non riesco a spegnerla. So benissimo che non mi riguarda e che probabilmente sarebbe molto più intelligente restare zitto. Continuo a ripetermelo:” Non è affar mio. Lascia stare. Fatti i fatti tuoi”
Eppure più cerco di ignorarla, più diventa forte. È come una pressione che cresce piano piano. Mi sento combattuto tra il buon senso, che mi dice di tacere; e quella curiosità ostinata, che mi spinge a voler capire a tutti i costi.
Guardo Lavinia e Oceano e so che potrei infilarmi in un terreno pericoloso. La situazione ha tutta l’aria di poter finire male. Posso immaginare facilmente lo sguardo infastidito o una reazione brusca. Il rischio di fare una figuraccia o di prendermi una risposta dura, è altissimo.
Nonostante questo, faccio fatica a trattenermi. La domanda resta lì bloccata in gola e non vuole andare via. Più passa il tempo, più diventa difficile ignorarla. Sento una specie di impulso che cresce e mi rende nervoso, quasi impaziente.
So che la scelta più saggia sarebbe lasciar perdere e farmi gli affari miei. Però dentro di me c’è quella spinta, che continua a dire che devo chiedere, che devo sapere. Anche se so che potrei pentirmene subito dopo.
E così la butto fuori tutta d’un fiato:” Dove andate di bello?”
Lavinia e Oceano si fermano per un attimo, si guardano negli occhi, come se bastasse uno sguardo, per capirsi senza bisogno di parole. È un attimo breve, appena percettibile, ma carico di intesa, come già successo precedentemente.
E' Oceano a rompere il silenzio:” A fare un giro in macchina.”
Lavinia lo ascolta senza distogliere lo sguardo, confermando con un leggero cenno ciò che dice.
Poi, improvvisamente, Lavinia si gira verso di me. Non me lo aspettavo, lo sguardo arriva come un colpo a sorpresa. Oceano aveva appena risposto in modo evasivo, cercando di schivare la domanda, ma ora tutti i riflettori sono su di me. I suoi occhi mi fissano con intensità, chiari e diretti, senza bisogno di parole.
È uno di quei momenti, in cui tutto diventa evidente, senza che nessuno lo dica apertamente. Uno più uno fa due. Il significato è chiaro: devo fare un passo indietro, smettere di ficcare il naso, dove non mi riguarda. Mi stanno facendo capire, senza mezzi termini, che è ora di farmi i miei cazzi miei. La pressione sulla mia curiosità cresce, ma dentro di me so che non c’è altra scelta, se non quella di restare in silenzio.
Addirittura Lavinia mi fa capire che è ora che io mi levi dalle scatole:” Roberto; prendi il dolce? Io non posso per la linea, ed anche Oceano evita, essendo uno sportivo.”
Ovviamente rifiuto:” No, non lo prendo. Sono pieno. Questa pizza mi ha riempito. Tanta mozzarella e i bordi spessi. Ho fatto addirittura fatica a finirla.”
Oceano fa un cenno al cameriere, che si avvicina:” Ci può portare il conto, per favore?”
Stanno velocizzando, perché hanno voglia di andare a scopare. E l’ultimo ostacolo, prima della scopata, sono io. Si devono liberare di me.
Appena il cameriere ci porta il conto, Lavinia esclama:” La mia pizza, l’acqua e il coperto, sono quindici euro.”
Ovviamente Oceano si offre subito di pagargliela:” Pago io per te; Lavinia.”
Lavinia sorride ad Oceano, apprezzando il gesto gentile, con cui le ha offerto la pizza. C’è un momento di leggerezza tra loro, una complicità evidente, che non sorprende chi osserva da fuori. Non capisco tutto questo stupore, ma riconosco che tra di loro c’è un’intesa naturale, fatta di piccoli gesti che per loro hanno significato.
Il modo in cui si muovono insieme, ridono insieme, e si scambiano attenzioni, fa capire che certe dinamiche tra loro sono già consolidate. Sempre per uno come me, che guarda da fuori, alcuni gesti possono sembrare sorprendenti, ma dentro quel rapporto tutto appare logico e naturale, parte di un equilibrio che non mi appartiene. Io non sono fatto per relazionarmi con le ragazze, loro non mi vogliono.
Fuori dal locale cammino qualche passo avanti, senza fretta, mentre Oceano e Lavinia camminano praticamente attaccati,restando leggermente indietro.
Ogni tanto mi giro verso di loro con un sorriso spontaneo, più per istinto che per altro. È il modo più semplice per far sembrare che sono a mio agio, che la serata scorre bene così, senza bisogno di parole. Ovviamente non è vero, ma li ho già messi troppo in imbarazzo, ed ora è arrivato il momento che vanno a scopare. Se esagerassi, la reazione di Oceano potrebbe non essere tanto piacevole.
In uno di quei momenti mi volto e li osservo per un attimo in più. Vedo Lavinia allungare la mano e tirare leggermente il naso a Oceano, proprio come aveva fatto con me diverse volte, nei giorni precedenti. È un gesto piccolo,ma pieno di confidenza. Con me aveva un significato infantile, qui assume un significato ben più profondo:la ricerca di un contatto fisico, la voglia di toccarsi. E la mia teoria trova conferma qualche istante dopo.
Oceano reagisce con un sorriso, un sorriso vero, divertito. Non sembra sorpreso; anzi, sembra accogliere quel gesto con naturalezza. Poi, con un movimento più lento e delicato, le sfiora il naso con le dita, ricambiando il gesto, ma con una dolcezza diversa, quasi più attenta.
Per un attimo restano così, in quel piccolo scambio silenzioso, mentre continuo a camminare davanti.Purtroppo il mo fissarli non sfugge loro.
Accorgendosene, Lavinia abbassa la mano e Oceano interrompe il gesto. È come se quel piccolo spazio di complicità si chiudesse di colpo. Nessuno dei due dice niente e non si guardano neppure tra loro. Entrambi tengono lo sguardo dritto davanti, verso la strada, e quindi anche verso di me.
C’è un secondo sospeso, un silenzio leggermente più pesante dei passi sul asfalto.
Dentro di me scatta subito una piccola voce, quella più furba: ok, basta così. L’unica cosa sensata da fare è voltarmi di nuovo in avanti, come se nulla fosse. Continuare a camminare, cercando di fingere nel miglior modo possibile.
Eppure il pensiero resta lì, inevitabile.
Mi chiedo cosa stiano pensando di me, in questo momento. Se hanno interpretato il mio sguardo come semplice curiosità, o come qualcosa di più invadente.
E soprattutto mi attraversa un dubbio più preciso: chissà se il livello di pazienza di Oceano ha già superato il limite, o se per lui è solo un dettaglio insignificante. Del resto, è lui che si andrà a scopare Lavinia.
Cammino guardando davanti a me, ma quella domanda rimane sospesa.
Dopo qualche passo, il silenzio dietro di me cambia leggermente. Non è più il silenzio neutro di prima: sento le loro voci, basse, quasi sussurrate. Parlano tra loro, piano, abbastanza piano, da non far arrivare chiaramente le parole fino a me.
È evidente che non vogliono che io senta cosa stanno dicendo.
Continuo a camminare guardando davanti, ma inevitabilmente la mente comincia a riempire quello spazio vuoto:di cosa staranno parlando? Una parte di me pensa subito alla spiegazione più semplice, e forse anche alla più scomoda: che Oceano si stia lamentando della mia presenza, o del fatto che continuo a voltarmi.
Il pensiero mi punge abbastanza, tanto da farmi cedere alla curiosità.
Mi giro solo per un attimo, con l’idea di lanciare uno sguardo rapido, quasi invisibile. Ma appena lo faccio, capisco subito che è stata una pessima idea: i loro occhi sono già alzati. Si accorgono immediatamente del mio movimento e probabilmente anche del mio disagio, perché mi rigiro di scatto verso la strada, quasi troppo velocemente.
E in quel momento la sensazione è chiarissima.Sono stato beccato. Di nuovo. Come un pollo. Non è passato neanche un minuto dal ultima volta.
Continuo a camminare, cercando di mantenere un’andatura normale, ma dentro di me sento quella piccola ondata di imbarazzo che sale e rimane lì, mentre la strada davanti sembra improvvisamente molto più interessante da fissare.
Passano solo pochi secondi. Cerco di restare concentrato sulla strada davanti a me, sui passi, su qualsiasi cosa possa tenermi lo sguardo fisso in avanti.
Ma niente, è più forte di me.
La curiosità, o forse il nervosismo, torna a spingere piano. ma con insistenza. E senza quasi accorgermene, mi giro ancora una volta.
Questa volta è ancora più evidente.
Non appena lo faccio, loro se ne accorgono subito. È come se ormai si aspettassero quel movimento. I loro sguardi si alzano e incrociano il mio per un istante troppo chiaro, per poter far finta di niente.
Lavinia guarda Oceano, poi gli dà una piccola pacca sul braccio. Non è un gesto forte, è breve, quasi leggero.
Io colgo solo quel frammento: lo sguardo tra loro e quel tocco rapido.
Subito dopo torno a girarmi verso la strada davanti, ancora una volta, cercando di recuperare un minimo di naturalezza nel passo. Ma dentro sento ormai chiaramente la sensazione di essere diventato il centro silenzioso di quella scena, proprio a causa di questi continui sguardi rubati.
Questa volta Oceano parla leggermente più forte che in precedenza, e così sento:” Non so cosa dirgli.”
Continuo a camminare guardando davanti, ma dentro di me il silenzio è diventato troppo rumoroso. I pensieri girano, si accavallano; e più cerco di ignorarli, più mi fanno sentire fuori posto.
A un certo punto capisco che devo fare qualcosa. Non posso continuare così, con questi giri di testa improvvisi e questo silenzio teso.
Devo dire qualche parola.
Non qualcosa di importante, niente di profondo. Solo iniziare a conversare, rompere quel aria strana, che si è creata. Far finta che vada tutto bene, che la passeggiata sia normale.
In fondo è solo questione di tempo.
Devono sopportarmi ancora per un po’, fino a quando mi accompagneranno a casa. Sono stati loro ad offrirsi di farlo; io non ho chiesto niente. È stata una proposta di Lavinia. Chissà se Oceano era d’accordo con lei, od e’ stata un’iniziativa non concordata della mia compagna di classe.
Ripenso a questo, mentre cammino.
“Sì”, mi dico. È la soluzione migliore. Parlare, dire qualcosa di leggero, magari una battuta qualsiasi sulla serata o sul locale. Come se tutto fosse perfettamente normale.
Prendo un piccolo respiro e rallento appena il passo, preparandomi a voltarmi verso di loro, non più come qualcuno che spia, ma come qualcuno che vuole semplicemente partecipare alla conversazione:” Se ci fosse ancora Patrizia; anche io andrei a fare un giro in macchina."
Mentre Oceano abbozza un sorriso nel sentire la mia frase, Lavinia invece si ferma al improvviso.
Il suo sguardo è puntato direttamente su di me, e non ha niente della leggerezza, che c’era prima nella serata. È duro, teso, quasi bruciante. Uno sguardo furente, trattenuto, ma chiarissimo, come se tutta la pazienza accumulata fino a quel momento, si fosse improvvisamente concentrata in quel espressione.
Per un attimo la strada sembra fermarsi insieme a lei.
Oceano fa ancora qualche passo, prima di accorgersi che non è più al suo fianco.
Io resto lì, a metà tra il continuare a camminare e il fermarmi anche io, con addosso quello sguardo, che non lascia spazio a equivoci. Il tentativo di fare finta che vada tutto bene, che bastasse iniziare a parlare, improvvisamente sembra molto più fragile di quanto pensassi.
Le parole della mia compagna di classe sono taglienti:” Se ci fosse ancora Patrizia; tu non saresti con noi. Veramente hai ancora dubbi sulla tua scelta?"
Lo sguardo di Oceano si posa addosso a me senza fretta, fermo, come se stesse aspettando qualcosa.
La mia risposta.
Io rimango spiazzato. Nella mia testa cerco di ricostruire cosa sia successo davvero. Non capisco perché Lavinia se la sia presa così. Non ho detto niente di male. Non ho fatto niente di particolare,o almeno, niente che mi sembri così grave.
Ho solo cercato di parlare.
La prima cosa che mi è venuta in mente, una frase qualsiasi, quasi una stupidaggine buttata lì, più per riempire il silenzio, che per dire davvero qualcosa. Un tentativo goffo di superare quel imbarazzo, che si stava allargando tra di noi, mentre camminavamo.
Adesso però quella frase mi rimbalza nella testa, e mi chiedo se sia suonata diversa, da come la intendevo. Se dentro ci fosse qualcosa, che io non ho colto.
Oceano continua a guardarmi, sempre in attesa.
E, in quel breve spazio sospeso tra noi tre, mi rendo conto che il problema forse non è tanto quello che ho detto, ma tutto quello che è successo prima, tutti quei momenti in cui mi sono girato a guardarli, ancora e ancora. Ora sono lì, con gli occhi addosso, come se la scena chiedesse da me una spiegazione, che non sono nemmeno sicuro di avere.
Però devo provare ad abbozzarne una:” Non ho dubbi, facevo un discorso in generale sul giro in macchina.”
Questa volta Oceano anticipa Lavinia:” Roberto; ma se hai sonno, l'hai detto tu."
Oceano è intervenuto, perché ha voluto togliermi ogni dubbio: loro non mi vogliono durante il giro in macchina. Che poi non è un giro in macchina, è un modo per dirlo con parole meno crude. E soprattutto per non farmi sapere i cazzi loro.
Probabilmente Oceano ha frainteso che io avessi cambiato idea, e che volessi continuare la serata con loro.
Devo stare molto più attento a cosa dico, o rischio veramente di prendermi un pugno in faccia. Così lo rassicuro subito:” L'ho detto tanto per dire, ho tanto sonno.”
Ma, mentre parlo, ho la netta sensazione che Lavinia non creda ad una sola parola.
Non dice niente. Non mi interrompe. Non commenta.
Semplicemente continua a guardarmi.
Il suo sguardo resta fisso su di me, immobile, come se stesse cercando di leggere qualcosa, dietro a quello che ho appena detto. Non è uno sguardo distratto o di passaggio: è attento, analitico, quasi come se mi stesse studiando.
Questo rende il momento ancora più lungo.
Io abbasso lo sguardo per un attimo, poi lo rialzo, ma lei è ancora lì. Non lo distoglie. Non cambia espressione. Rimane ferma, osservandomi con una calma tesa, che fa capire chiaramente che non è convinta.
Per fortuna accade una cosa, che sblocca la situazione.
Sento una voce chiamarmi:" Roberto; vuoi un passaggio?" È Bruno, con Luca.
Appoggiati alla macchina di Bruno, probabilmente stavano aspettando che uscissimo. Infatti sono in una posizione da cui si può osservare l’uscita della pizzeria.
Non ho proprio idea di cosa abbiano in mente, però devo partire da un presupposto.
Oceano e Lavinia vogliono che mi levi dai coglioni. Me lo hanno fatto capire in tutte le salse.
Per avere la conferma, mi basta solamente rivolgermi a Lavinia:”Cosa devo rispondergli?"
Lo sguardo di Lavinia è freddo e distaccato:” Se per loro non è un problema, ti possono accompagnare loro."
Questa è una manna dal cielo anche per loro. Possono andare subito a scopare, senza dovermi accompagnare a casa.
Infatti Oceano prende subito la palla al balzo:” Piacere di averti conosciuto, Roberto. "
Anche Lavinia sbriga la formalità frettolosamente:” Notte”, senza salutare i nostri due compagni di classe.
Si allontanano, e rimango da solo con Bruno e Luca.
Bruno si avvicina a me, mettendo una mano sulla mia spalla. La sua mano rimane ferma, quasi rassicurante, con un’intenzione chiara: sa come sono fragile caratterialmente, sa cosa è successo, e vuole farmi sentire che non sono solo in questa situazione.
Il gesto è semplice, eppure basta a farmi sentire un momento di stabilità . Poi arrivano le sue parole, quasi come un padre:” Roberto; mi spiace per come mi sono comportato in questi giorni. Ed anche Luca è dispiaciuto. Purtroppo una figa come Lavinia ha destabilizzato tutti, per poi buttarci tutti via."
Devo ammettere che ha ragione:” Già.”
Nonostante l’aria di tristezza e di sconforto che aleggia su di noi, Bruno propone:” Cosa ne dite se li seguiamo, ed andiamo a vedere che scopano? Se siamo fortunati, vedremo Lavinia nuda."
Al sentire questa idea, il viso di Luca si illumina:” Magari vedremo pure Oceano che sborrerà in bocca a Lavinia.”
Ormai i due sono come in trance, e Bruno replica:” Scommettiamo dieci euro, che la incula pure?”
Seguire Lavinia e Oceano? Seguirli per assistere mentre scopano?
È un’idea irrazionale, infantile. Per non parlare del fatto che è una cosa da maniaci sessuali. Vabbè, io guardo i porno e leggo i giornali porno, dunque tanto normale non sono. Però qui si parla di una nostra compagna di classe. Si supererebbe il limite del consentito, del quasi legale.
Per non parlare della reazione che potrebbe avere Oceano.
La verità? Avrei dovuto scegliere Patrizia, e a quest’ora starei scopando. Invece continuerò a farmi seghe per tutta la vita.
convivio pizzeria troniste corteggiatori proposta sessuale gioco di ruolo pressione sociale esclusione
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 42 ):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
