Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > E' un mondo difficile ( capitolo 75 )
tradimenti

E' un mondo difficile ( capitolo 75 )


di chiara94
09.06.2026    |    463    |    182 6.5
"“ È qualcosa, che ti ha detto mio padre? ” Scuoto la testa:” No, stai tranquilla..."
Gaia gli dice qualcosa, che non riesco a sentire. Massimo sorride e risponde. La mia compagna di università ricambia il sorriso e annuisce. Tra loro riprende immediatamente quel gioco fatto di sguardi, battute e complicità, che sembra escludere il resto del mondo.

Resto fermo dove sono.Non voglio rientrare subito nel locale. Non voglio dare l'impressione di volermi avvicinare, per ascoltare di nascosto, o cercare di controllare, ciò che fanno gli altri. Ho già perso abbastanza dignità, questa sera. Almeno quella, che mi rimane, voglio conservarla. Sebbene anche il rimanere fermo, non mi fa fare una gran figura. Comunque mi appare come il male minore.

Bartolomeo mi osserva per qualche istante:" Stai assistendo alla tua disfatta; Francesco? "
Non gli rispondo.Non ne vedo l'utilità. Qualunque risposta sarebbe soltanto una conferma.
Lui attende qualche secondo, poi si gira e rientra nel locale.
Io, invece, continuo ad aspettare.

Per alcuni minuti Gaia e Massimo parlano a bassa voce. Evidentemente non vogliono essere sentiti. Anche se non riesco a distinguere le parole, il linguaggio del corpo parla da solo.
Gaia ride spesso,gesticola, getta la testa al indietro.Sembra rilassata e felice.

Io osservo senza intervenire, cercando di mantenere un'apparenza neutrale. Dentro di me, però, si sta combattendo una battaglia diversa. Una parte vorrebbe andarsene definitivamente. L'altra continua a cercare spiegazioni, significati, speranze.

Ad un certo punto Massimo prova ad avvicinarsi a lei, allungando le mani.
Gaia scoppia a ridere e si sposta leggermente indietro.Non si lascia prendere.
Poi, senza accorgersene, alza un po' la voce:" No, ti prego, siamo in un parcheggio."
Il barista si gira verso di me e, assicurandosi che io possa sentirlo, dice:" Abbassa la voce, o quello sente. Ci sta ascoltando."
La frase è chiaramente rivolta a me.Forse è una provocazione, forse una battuta.Forse entrambe le cose.Ormai non fa più differenza.

La mia compagna di università, allora, si gira verso di me:" Francesco; torniamo dentro? "
La sua domanda mi coglie alla sprovvista, solamente in parte. A seguito di quanto detto in precedenza, non posso far altro che rispondere:" Certo."
Gaia prova a darmi una spiegazione:" Stavo aspettando te, per tornare dentro."
E’ una spiegazione che non regge, ma non sono nella posizione di poter ribattere.
Mi limito ad osservarla, mentre si volta nuovamente verso Massimo.

Gli dice qualcosa.Lui sorride e le accarezza una guancia.Lei, a sua volta, gli sfiora la mano, ricambiando il sorriso.Sono gesti semplici, ma pieni di naturalezza.Forse è proprio questo, che fa più male:la spontaneità.
Sempre facendo in modo che io possa sentire, Massimo aggiunge:" Tranquilla, non sono arrabbiato. E’ solamente un appuntamento rimandato."
" Spero non nel bar," risponde Gaia, scoppiando a ridere.
Lui le manda un bacio con la mano.Lei finge di afferrarlo.Ancora uno scambio di sguardi, ancora sorrisi.Poi finalmente Massimo rientra nel locale.

Io passo accanto a Gaia, per entrare.Vorrei soltanto chiudere questa parentesi, e tornare davanti al televisore,ma lei mi ferma.
" Un attimo; Francesco."
Si avvicina molto.Troppo.Porta entrambe le mani tra i miei capelli, ed inizia a sistemarli.
" Ti ravvivo un po’ i capelli, non voglio che tu entri spettinato."
Il suo viso è a pochi centimetri dal mio. Avverto una strana sensazione.Da una parte c'è il fastidio,dall'altra una vicinanza, che continua a confondermi.
Gaia ha questa capacità: avvicinarsi quando dovrebbe allontanarsi, e allontanarsi quando dovrebbe restare.
" Così va già un po’ meglio; Francesco."
Poi le sue dita si spostano vicino ai miei occhi.
" Sono leggermi umidi. Hai pianto nel locale? "
Scuoto la testa:" Residui dell’acqua ricevuta in faccia."
Mi osserva con attenzione.
" Si, può essere. Che strano però; solamente in questo punto qui, il tuo viso è bagnato."
" Non so cosa dirti; Gaia."
" Francesco; se avessi pianto, me lo diresti, vero? "
" No, non te lo direi ugualmente. Il pianto è un buttare fuori le emozioni, per stare meglio, non per essere compianto. Io non voglio fare pena a nessuno, soprattutto a te."
" Allora hai pianto, praticamente l’hai ammesso."
Sto per replicare, ma lei mi mette un dito davanti alla bocca.
" Francesco; non serve negare. Lo so benissimo, che sei un finto migliore amico."
Sposto lo sguardo.Non voglio essere compatito.Non voglio che veda, quanto male mi fa tutta questa situazione.
Lei invece sembra leggermi dentro.O almeno crede di riuscirci.
" Non serve a niente fingere con me."
Continuo a tacere.
" Voglio proprio vedere per quanto tempo resisterai, a fare il duro con me."

Apre la borsetta e tira fuori un fazzoletto.Con delicatezza, lo avvicina ai miei occhi.
" Francesco; non e’ bello che piangi, alla tua età. Ormai sei un uomo, devi saper gestire le emozioni."
Respiro lentamente.Cerco di mantenere il controllo.Più lei insiste, più sento il bisogno di chiudermi.Perché non sta davvero ascoltando, ciò che provo.Sta cercando di interpretarlo.E sono due cose molto diverse.
Lei continua:" Che poi, non c’era nulla, per cui piangere. Abbiamo parlato civilmente, e abbiamo chiarito tutto. Però posso farti un appunto? Hai sbagliato a litigare con Valentina. In un momento come questo, avresti bisogno della sua presenza. Lei ti conosce bene, ti riesce a capire, le piace ascoltarti."
Resto in silenzio.Non saprei neppure da dove iniziare, per spiegare ciò che sento.
Gaia, però, non si ferma:" Come tua migliore amica, io ti vorrei aiutare. Starei ad ascoltarti per ore, ma tu non vuoi aprirti con me. E io non so, perché tu abbia pianto. Hai problemi con i tuoi genitori; Francesco? Se vuoi, ne parliamo."
" Gaia; non ho alcun problema. Te lo assicuro."
" Non te la sei mica presa per qualche fraintendimento? I fraintendimenti sono piccole cose; ci si ride sopra, appena si chiarisce."
A questo punto faccio sempre più fatica a credere alle sue parole.Per lei, tutto sembra semplice.Per me, niente lo è.
" E’ stato buffo, quanto e’ successo ad inizio serata, no? Non ci siamo capiti, e poi finalmente hai parlato, e allora il problema e’ stato risolto."
Dentro di me nasce un'amara sensazione.Ho l'impressione che stia banalizzando tutto ciò, che è successo.O forse non se ne rende davvero conto.
" Quando c’e’ un problema, basta parlarne, e si aggiusta tutto."
Alzo gli occhi verso il cielo.Mi domando quanto durerà ancora quella conversazione.Quanto ancora dovrò resistere, senza crollare.
E soprattutto quanto Gaia comprenda davvero il dolore, che continua inconsapevolmente a toccare, ogni volta che sorride.
Ogni parola, che esce dalla bocca di Gaia, sembra appartenere a una realtà diversa dalla mia. Lei parla di problemi risolti, di chiarimenti, di leggerezza. Io, invece, continuo a sentire dentro di me un peso, che non accenna a diminuire.

Prima di aggiungere altro, porta entrambe le mani alla mia camicia, e comincia a slacciare alcuni bottoni.
Rimango immobile.Non faccio nulla per fermarla.In parte per stanchezza, in parte perché non riesco a capire dove voglia arrivare.
Dopo qualche secondo si ferma, e osserva il risultato.
" No, troppo."
Ho mezzo petto scoperto.
Subito dopo appoggia le mani sulla mia pelle.
" Non sei un ragazzo peloso. Ci sono dei ragazzi, che hanno delle foreste."
Le sue dita scorrono lentamente sul mio petto, con una naturalezza, che continua a disorientarmi.
Non c'è imbarazzo nel suo atteggiamento.Non c'è esitazione.Sembra quasi che stia sistemando un vestito, o controllando un dettaglio fuori posto.
Eppure il contatto fisico è reale.I suoi polpastrelli sfiorano la mia pelle, passando da un punto all'altro, con movimenti delicati, quasi distratti.
" Però io ho la pelle più liscia e delicata della tua, e soprattutto."

Si interrompe.Abbassa lo sguardo verso i propri seni.Poi torna a guardarmi, abbozzando una mezza risata. Deglutisce e, sempre sorridendo, mi dice:" Sono veramente grosse, non trovi? "
A questo punto le metto un freno. Sicuramente ha in mente qualcosa, e non voglio assolutamente scoprirlo. Potrebbe semplicemente essere il colpo di grazia.
" Sono il tuo migliore amico.Non è un argomento, che mi deve interessare."
" Non ti piacerebbe fare la stessa cosa, che sto facendo io? "
Scelgo di non rispondere.Non perché non abbia una risposta, ma perché qualsiasi risposta alimenterebbe un gioco, che non comprendo.
Gaia continua a fissarmi:" Solitamente ai ragazzi piace accarezzare i seni delle ragazze; lo sai? Soprattutto, se i seni sono molto grossi."
" Lo so."
" Io ho i seni grossi, ma purtroppo sono una tua amica."
" Smettila; Gaia."
" Di parlare, o di accarezzarti il petto? "
Sospiro.Ancora una volta preferisco il silenzio.È l'unica difesa, che mi rimane.

Improvvisamente avverto un leggero pizzicore sulla pelle. La sensazione nasce al centro del petto, e si diffonde lentamente, come una scossa lieve, ma continua. Abbasso lo sguardo. Le dita di Gaia non si muovono più come prima. Non sono più i polpastrelli a sfiorarmi, ma le unghie.
Lei sembra accorgersi immediatamente della mia reazione:" Ti faccio il solletico; Francesco? Queste sono le cosiddette carezze moderne. Non sto passando più i polpastrelli sulla tua pelle, ma le unghie. Comunque e' solamente uno sfioramento, un qualcosa di delicato. Voi, invece, siete più rozzi. Quando vedete i nostri seni, ci andate giù pesante. Vi dimenticate delle buone maniere. Io, invece, sono dolce e delicata. "
La ascolto senza interromperla ma, dentro di me, cresce lo smarrimento.Non riesco a trovare un collegamento logico tra ciò che sta dicendo, e la situazione che stiamo vivendo. È come se Gaia saltasse continuamente da un argomento all'altro, costruendo un discorso fatto di allusioni, provocazioni e mezze verità. Ogni frase sembra avere un significato nascosto, che mi sfugge.
Le sue unghie continuano a muoversi lentamente sulla mia pelle.
Io resto immobile.Più che imbarazzato, mi sento disorientato.
Gaia, invece, appare perfettamente a suo agio.
Parla con naturalezza, quasi stesse commentando il tempo:" A differenza mia, Valentina non sarebbe delicata. Lei ti conficcherebbe le unghie nella carne. Sai, lei e' molto selvaggia a letto."
Aggrotto appena la fronte.Ancora una volta introduce Valentina nel discorso, senza alcun motivo apparente. È come se cercasse deliberatamente di provocare una reazione, di sondare il terreno, di capire fino a che punto, riesca a spingermi fuori equilibrio.
Io, però, non le offro questa soddisfazione.Rimango in silenzio.
Le sue carezze moderne continuano.

Poi Gaia mi guarda e domanda:" Francesco; preferisci la ragazza dolce o quella selvaggia? "
Questa volta decido di rispondere.Non perché abbia voglia di partecipare a questa conversazione, ma perché sento il bisogno di riportarla su qualcosa di concreto.
" Preferisco la ragazza sincera. Che sia dolce o selvaggia, poco mi importa."
Per un istante noto una lieve esitazione nel suo sguardo.Forse non era la risposta che si aspettava.
Lei mi domanda:" Non hai veramente preferenze? "
Sbuffo.Sono stanco di questo continuo girare attorno alle stesse allusioni. Stanco di una conversazione, che sembra voler parlare di tutto, senza affrontare nulla davvero.
" Gaia; non voglio parlare con te, di queste cose."
Per qualche secondo cala un breve silenzio.Poi sul suo volto compare un sorriso leggero, quasi divertito.Non sembra offesa,e nemmeno sorpresa.Come se avesse previsto anche questa risposta.
" D'accordo, come vuoi."

Eppure, mentre pronuncia quelle parole, ho l'impressione che il discorso non sia affatto finito.
Come spesso accade con Gaia, le parole dette, sembrano contare meno, di quelle che rimangono sospese nell'aria..
Cerco disperatamente di restare ancorato alla realtà.Più la ascolto, più ho la sensazione che ogni sua frase sia una porta, che conduce in un'altra direzione, e che nessuna di quelle direzioni porti davvero, dove lei sostiene di voler andare.

Lei continua ad accarezzarmi il petto ancora per qualche istante, poi ricomincia a chiudere i bottoni della camicia.
" Ti preferisco cosi’. Quelli con il petto troppo scoperto, mi sembrano degli sfigati. Neanche avessero i pettorali da mostrare."
La ascolto, senza intervenire.Ormai ho smesso di cercare una logica, in quello che dice.Le sue parole sembrano seguire percorsi, che soltanto lei conosce.

Terminata la camicia, passa alle maniche.Le srotola lentamente.Sistema i polsini.Li abbottona con attenzione.
" Così, sembri più uomo. Lascia ai ragazzini, atteggiarsi da ragazzini."
Avverto le sue dita, sfiorare la pelle dei polsi.
Anche stavolta ogni movimento è misurato, quasi premuroso.
Ed è proprio questa contraddizione, a mettermi in difficoltà.
Da una parte ci sono le provocazioni continue, i riferimenti ambigui, i sorrisi che sembrano voler ottenere una reazione.
Dall'altra c'è una cura quasi autentica nei gesti.
Come se Gaia oscillasse continuamente tra due ruoli diversi, senza scegliere mai davvero quale interpretare.
La osservo, mentre continua a sistemare i polsini.
Tiene gli occhi abbassati.Controlla ogni dettaglio, con estrema attenzione.Sembra concentrata sul compito, che si è assegnata.
Io, invece, continuo a chiedermi, cosa stia realmente cercando.
Forse una reazione.Forse una conferma.Forse semplicemente il bisogno di sentirsi al centro della situazione.
Qualunque sia la risposta, una cosa mi appare chiara: più lei cerca di avvicinarsi fisicamente, più io sento crescere una distanza emotiva, che non riesco più a ignorare.
Mentre continua a sistemarmi i polsini, Gaia non interrompe il suo monologo. Le sue dita lavorano con precisione, mentre la sua mente sembra seguire un percorso tutto suo.

" Francesco; quando avrai la ragazza, sarà lei a farti queste cose. Ti aiuterà a vestirti. Non ti piace l’ idea? "
La guardo, senza rispondere.Non perché voglia ignorarla, ma perché ogni sua frase sembra portare la conversazione, in una direzione diversa dalla precedente. Ho la sensazione che stia cercando qualcosa da me: una reazione, una confessione, forse perfino una protesta. E proprio per questo, scelgo il silenzio.
" Ti toglierà le cose, ti spoglierà, e tu farai altrettanto a lei. Vivrai dei momenti di piacere, unico e assoluto."
Continuo a non parlare.
Lei sembra non considerare affatto il mio silenzio, come una barriera. Al contrario, pare viverlo come un invito a proseguire.
" Ti permetterà anche di accarezzarle i seni."
Resto immobile.Più lei insiste, più io mi convinco che sia inutile rispondere. Non saprei nemmeno a cosa dovrei replicare. Non è una vera conversazione. È un flusso di pensieri, che Gaia riversa addosso a me, senza aspettarsi davvero un confronto.
" Avere una ragazza, ha dei vantaggi, come questi. Pero’ ha anche degli svantaggi. Ad esempio, quali? Più è bella, più e’ difficile da tenere. Non puoi chiuderla in camera tua; lo sai, Francesco? "
Le sue parole continuano a sembrarmi scollegate tra loro.Saltano da un argomento all'altro, senza una logica apparente.O forse una logica esiste, ma appartiene soltanto a lei.

Improvvisamente si mette una mano davanti alla bocca, e ridacchia:" Ovviamente, tranne quando la farai distendere sul letto. Hai capito, cosa intendo? "
Annuisco.Non perché abbia voglia di partecipare alla conversazione, ma perché desidero che vada avanti, e finisca il prima possibile.
Lei però non sembra soddisfatta:" Francesco; ma non ti piace parlare con me? Non partecipi alla discussione. E’ come se stessi parlando da sola."
In effetti, è esattamente ciò che sta accadendo, ma non glielo dico.Non riesco a capire quale sia il suo obiettivo e, quando non comprendo una situazione, preferisco osservare, piuttosto che agire.
Gaia continua imperterrita:” Il dialogo e’ molto più importante di."
Si interrompe al improvviso.Per un attimo sembra aver perso il filo dei propri pensieri.
Poi riprende:" Va bene, è importante anche quello, ma se non c’e’ il dialogo."
Deglutisce. Poi scuote la testa. Infine ridacchia.
Torno a guardarla. Per la prima volta, dopo diversi minuti, cerco di seguire davvero il suo ragionamento, ma continuo a non trovarlo.
Lei se ne accorge:" Francesco; ma hai capito, cosa sto dicendo? "
" Sinceramente no, Gaia."
Sul suo volto compare un sorriso leggero.Non sembra infastidita dalla mia risposta,anzi.
" Quando troverai una brava e bella ragazza, capirai. Ti ricorderai delle mie parole."

Per qualche secondo cala il silenzio.Poi abbassa lo sguardo verso la propria camicetta.
" Che sbadata. Ho abbottonato, in modo sbagliato, la mia camicetta. Sono uscita di fretta dal locale, e sono stata distratta."
La osservo.In effetti ha ragione.I bottoni non corrispondono alle asole corrette, e il tessuto risulta leggermente storto.
Non me ne ero accorto prima.O forse sì, ma il mio cervello era troppo occupato a elaborare tutto il resto, per soffermarsi su un dettaglio simile.
" Come mai non mi hai avvisata? "
" Non me ne sono accorto."
La risposta è sincera. O meglio, penso che lo sia.
Gaia mi studia per qualche istante, come se stesse cercando di capire, se le sto dicendo la verità.
Io sostengo il suo sguardo, senza aggiungere altro.
In questo momento mi rendo conto che la mia stanchezza non è fisica, ma emotiva.
Ogni minuto, trascorso con lei, richiede uno sforzo continuo di interpretazione.Ogni gesto sembra avere due significati.Ogni parola ne nasconde un'altra.
E più provo a comprendere Gaia, più ho l'impressione che lei stessa stia recitando una parte, di cui forse lei stessa ignora il copione.

Gaia abbassa, per un istante, lo sguardo verso la propria camicetta; poi torna a fissarmi con quel espressione, a metà tra la curiosità e la provocazione. Sembra aver notato qualcosa, che per lei è importante; o forse sta semplicemente cercando un nuovo modo, per costringermi a parlare.
Mi chiede:” Lo sguardo non ti è caduto lì? "
Scuoto la testa:” No, Gaia. In questo momento ho altro, a cui pensare.”
La sua reazione è immediata. Non sembra interessata davvero alla camicetta. Quella era soltanto una porta d’ingresso verso un’altra domanda, quella che le sta a cuore. Vuole capire cosa mi passa per la testa.
Mi domanda:” E cosa? ”
Replico:” Sarebbe inutile parlarne, tanto non capiresti.”
La frase esce più dura, di quanto avessi previsto. Non è rabbia. È stanchezza. La sensazione di trovarmi davanti a qualcuna, che continua a cercare risposte, senza essere disposta ad accettarle davvero.
Lei, però, non arretra:” Provo ad indovinare: riguarda me? ”
Torno a guardare lateralmente, non capisco questo teatrino.
Più Gaia insiste, più mi sembra che stia cercando di farmi pronunciare qualcosa, che già conosce. È come se volesse una conferma, una confessione esplicita. Ma non capisco perché.
Aggiunge:” Si, riguarda me. Dimmi pure; Francesco.”

Cerco una via d’uscita semplice. Voglio chiudere questa conversazione. Ogni minuto trascorso qui fuori, rende la situazione più pesante.
” Andiamo dentro, che è meglio.”
Faccio un passo laterale, ma si mette davanti a me, bloccandomi.
“ No, voglio saperlo. Adesso me lo dici.”
Provo a spostarmi nel altra direzione, ma mi blocca ugualmente.
“ È qualcosa, che ti ha detto mio padre? ”
Scuoto la testa:” No, stai tranquilla. Sono solamente felice, perché domani usciamo assieme.”
Mentre lo dico, mi rendo conto che le parole suonano deboli, persino alle mie orecchie. Non sono una menzogna completa, ma non sono nemmeno tutta la verità.
La mia compagna di università mi guarda in modo strano. Stringe gli occhi e mi guarda con diffidenza:” Francesco; non mi sembri sincero. Più che felice, mi sembri triste.”
Ancora una volta cerca di leggere oltre le mie parole. E forse ci riesce persino. Il problema è che non voglio permetterle di entrare in quel territorio.
Obietto:” Ti sbagli; Gaia. È un privilegio, uscire con te.”
Per un attimo il suo sguardo si addolcisce, ma non abbastanza da convincerla. Non sembra molto convinta delle mie parole.
E così mi dice:” Vedremo domani, se sarà così. Mi aspetto una piacevole uscita.”
C’è quasi una sfida, nella sua voce. Come se volesse verificare, se ciò che ho detto, corrisponde davvero a ciò che provo.
Annuisco:” Ora possiamo entrare? ”
Vorrei soltanto interrompere questa specie di interrogatorio emotivo,ma il suo sguardo cambia improvvisamente. Diventa più cupo, più serio.

” Prima mi puoi sistemare la camicetta? ”
” Non puoi farlo da sola?”
” Senza specchio, è difficile. E io non posso andare con i seni scoperti, in giro. Tu sei fortunato, puoi tenere la camicia aperta. Io no, vedrebbero i miei seni. Ti immagini che imbarazzo? ”
Finisce la frase e poi ha un piccolo principio di risata, che nasconde con una mano.
La osservo in silenzio.
Ancora una volta Gaia mescola leggerezza e provocazione, ironia e serietà. Parla della camicetta, ma credo che ci sia molto di più dietro. Solamente che non vuole lasciarmi capire. Mi ha intrappolato in una stanza di specchi, e dunque non riesco a distinguere la realtà dall'apparenza.
Poi si morde leggermente un labbro, senza smettere di fissarmi. Nei suoi occhi c’è qualcosa di ambiguo, difficile da interpretare. Sembra divertirsi, ma allo stesso tempo osserva ogni mia reazione con attenzione, come se stesse conducendo un esperimento.
" Francesco; ti immagini la scena? Tutti a guardare i miei seni, e a desiderarli. Forse addirittura a volerci mettere le mani sopra."
Rimane immobile davanti a me, quasi in attesa di una risposta. Io, però, continuo a non capire dove voglia arrivare. Ogni frase sembra avere un doppio significato. Ogni provocazione sembra cercare qualcosa, che non riesco a definire.

Le domando: " Gaia; cosa vuoi dimostrare? ”
Mi accarezza la guancia con una delicatezza, che contrasta con le parole, che sta pronunciando.
" Niente; Francesco. Solamente che tu sei un bravo ragazzo, e che ti stimo molto.Sono la tua migliore amica, e sono fiera di te. Ti sono indifferente da un punto di vista sessuale, e dunque puoi aprire e chiudere la mia camicetta. Che problema c'è? ”
Quelle parole mi colpiscono più di quanto dovrebbero. Da una parte mi loda, dal altra ribadisce una distanza, che sembra voler scolpire nella pietra. Mi definisce importante, ma contemporaneamente innocuo. Speciale, ma escluso.
Sospiro.

Vedendo che non faccio nulla, avvicina le sue mani alle mie, e le prende.
" Dai Francesco; fallo. Massimo l’ ha fatto, senza farsi problemi. Puoi farlo anche tu. Hai la mia autorizzazione.”
La situazione mi mette profondamente a disagio. Non è il gesto in sé. È il significato che porta con sé. Tutto appare sbagliato, fuori posto.
" Gaia; la tua camicetta non è un hotel, dove le mani si infilano dentro, ed escono.”
Mi chiede:" Francesco; quindi devo autorizzare solamente una persona, a farlo? ”
La guardo per un istante, ma non riesco a sostenere il suo sguardo. Abbasso gli occhi.
Sento di essere sottoposto ad una prova, di cui non conosco le regole. Qualunque risposta potrebbe essere quella sbagliata.
Cerco una via di fuga:" Gaia; possiamo rientrare nel locale? ”
" Hai cosi’ fretta? ”
" Massimo ti stara’ aspettando.”
" Un migliore amico non dovrebbe rispondermi così. E comunque, staro’ prima con voi. Vado dopo, da Massimo. Prima resto con voi. Sei contento, Francesco? ”
Questa frase produce dentro di me un effetto inatteso. Come se mi stesse offrendo una consolazione, che non ho mai chiesto.

" Gaia; ti ho già detto, che io non mi accontento. Ed ora scusami, ma voglio vedere la partita.”
Il suo sguardo torna ad indurirsi davvero, e una smorfia compare sul suo viso.
" Cosa vuol dire, che non ti accontenti? Non ti basta aprirmi la mia camicetta? ”
Scuoto lentamente la testa.
" Il ballo è stato un emozione. Aprirti la camicetta sarebbe solamente una cosa squallida. Vorrebbe dire sminuirti come ragazza, e non te lo meriti. Ci vediamo dentro.”
Per qualche secondo rimane immobile.
Poi mi domanda, con una semplicità disarmante:" Francesco; ma sei arrabbiato con me? ”
La sua voce è diversa. Meno provocatoria, più incerta.
" No, Gaia. Sono molto triste. Ma come ti sei ridotta, a comportarti così? Sei una bellissima ragazza, oltre che simpatica ed intelligente. Perché ti butti via in questo modo? È vero, io non sono alla tua altezza, ma non sminuirti. Vali tantissimo come persona.”
Mentre parlo, sento tutta la stanchezza, accumulata durante la serata. Non sto cercando di convincerla. Sto semplicemente dicendo ciò che penso.
Mi chiede:" Mi stai dicendo, che Massimo non va bene per me? ”
Scuoto la testa:" Può andare bene chi vuoi, per te. Anche Corrado,Fausto,il barista o Mariano. Però non sminuirti mai. Rimani sempre la Gaia di.“

Le parole mi muoiono in gola.Non riesco a completare la frase.
L’immagine del ballo riaffiora nella mia mente, con una forza improvvisa. Per un attimo rivedo quella ragazza, che avevo creduto di conoscere. E il confronto con la realtà, che ho davanti, diventa quasi insopportabile.
Mi viene da piangere.
Lei se ne accorge subito.
Mi domanda:" La Gala del ballo, dici? ”
Annuisco appena:" Quello è stato solamente un sogno. Non esiste quella Gaia. Peccato che mi sono svegliato. Avrei voluto rimanere addormentato per sempre.”
Per un istante il suo volto si addolcisce.
Poi risponde:" Se ti comporti bene stasera e domani, ti concedo un nuovo ballo.”

Quelle parole fanno scattare qualcosa, dentro di me.
La rabbia, trattenuta per tutta la sera, emerge finalmente.
La esterno tutta:" Gaia; le emozioni non si mercanteggiano. Devono venire spontanee. Se no, non sono emozioni.”
Lei mi osserva.
Poi risponde:" In effetti, hai ragione. Con Massimo, è stato tutto spontaneo.”
Resto in silenzio.Il colpo arriva esattamente dove fa più male.E lei lo sa.
Per qualche secondo nessuno dei due parla.
Poi aggiunge:" Bravo Francesco; qui hai parlato da perfetto migliore amico. Sono contentissima, che lo sei.”
La guardo, senza rispondere.Dentro di me convivono affetto, delusione e amarezza. Nessuna di queste emozioni riesce a prevalere sulle altre.
Lei aggiunge:" Mi dispiace però che, ogni tanto, piangi.”

A questo punto non ho più nulla da nascondere:" Il tuo migliore amico saprà soffrire in silenzio per te. Basta che tu sia felice. Ci vediamo dentro.”
Mi volto per andarmene.Penso che il dialogo sia finito.Invece la sua voce mi raggiunge ancora una volta.
" Un attimo; Francesco. Ti vedo un po' bagnato, accanto agli occhi. Eppure ero convinta di averti asciugato bene, prima."
Mi fermo.Per un istante resto immobile, dandole le spalle.
Capisco che ha visto tutto. Probabilmente lo ha sempre visto.La differenza è che io ho passato la serata a cercare di nasconderlo, mentre lei ha continuato a riportarlo alla luce.
E, proprio in questo momento, mi rendo conto di una cosa: non è il dolore a pesarmi di più.È il fatto che, nonostante tutto, una parte di me continua ancora a sperare, che lei capisca davvero ciò che provo.

Mi passo il polso davanti agli occhi, per asciugarli. È un gesto rapido, quasi istintivo. Non serve davvero a nascondere nulla, perché ormai non ho più energie per fingere. C'è un momento, nella sofferenza, in cui si smette di difendersi, e si accetta semplicemente, ciò che si prova.
Alzo la testa e la guardo.
Non c'è rabbia nella mia voce. Nemmeno rancore.Solo una stanchezza profonda.
Ammetto candidamente, a testa alta:" Gaia; non puoi asciugare qualcosa, che rimarrà sempre bagnato. Però, non ti preoccupare. E' un problema mio, non tuo. "

Per un istante Gaia rimane immobile, finché la sua espressione non cambia leggermente. Probabilmente non si aspettava una risposta del genere. Fino a questo momento aveva giocato con provocazioni, battute e allusioni, ma le mie parole appartengono a un registro diverso. Sono sincere. Troppo sincere.
La mia compagna di università mi guarda con aria strana:" Cosa significa; Francesco? "
La domanda arriva quasi immediatamente.Forse vuole capire.Forse vuole soltanto sentirsi dire, che ha frainteso.

Io però non ho intenzione di spiegarmi ulteriormente.Ci sono emozioni che, una volta messe in parole, perdono dignità.
" Significa che saprò stare al mio posto, che è quello di guardare la partita."
Mentre lo dico, mi accorgo che non sto parlando soltanto della partita.
Sto parlando di tutto, anche del ruolo, che mi è stato assegnato.
Della distanza che esiste tra ciò che desidero, e ciò che posso avere.
Del fatto che, a volte, l'unico modo per conservare un po' di rispetto verso se stessi, è accettare i limiti della realtà.

Gaia continua a fissarmi.Per qualche secondo sembra riflettere.
Poi mi domanda:" Ma se avrò bisogno di chiederti un consiglio su Massimo, posso venire da te? "
La domanda mi colpisce in pieno.
Non perché sia offensiva,ma perché arriva nel momento sbagliato.
Come se lei non si rendesse conto del peso, che quelle parole possono avere.
Oppure se ne rende conto perfettamente, ma ciò non le impedisce di infierire.
Trovo il coraggio, per non abbassare la testa:" Chiedi a mio padre, visto che e' il tuo idolo. Ti saprà certamente consigliare bene."
È probabilmente la frase più amara, che le abbia rivolto durante tutta la serata.
Non ho alzato la voce,non sono stato aggressivo, ma il sarcasmo è emerso comunque.
Gaia lo percepisce immediatamente.
Inclina leggermente la testa:" Sei geloso anche di lui, ora? "

Resto a guardarla per un istante.
La mia risposta assume un significato ben più doloroso, rispetto ad un semplice concetto di gelosia..
" Sono invidioso di quelli, che sono felici. Ci vediamo dentro il locale."
Mentre pronuncio quelle parole, mi accorgo che sono probabilmente le più sincere della serata.
Non parlo di Massimo, ne di mio padre, e nemmeno di Gaia.Parlo di me.
Dell'impressione di osservare la felicità da lontano, come uno spettatore dietro un vetro.Senza poterla toccare,senza poterci entrare.
E proprio per questo, sento che non c'è altro da aggiungere.Le parole hanno raggiunto il loro limite.Ora rimane soltanto il silenzio.Un silenzio, che vale più di qualsiasi spiegazione.

Gaia resta ammutolita a guardarmi, mentre rientro nel locale. Incrocia le braccia e inclina la testa. Non mi toglie gli occhi di dosso, per quella decina di metri.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 75 ):

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni