tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 33 )
06.02.2026 |
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"La città di sera è un groviglio di luci gialle, vetrine che si spengono, motorini che sfrecciano..."
Gaia mi dice:” Tu e Valentina ci seguite, così potrai verificare che non succederà niente. Ovviamente Corrado non saprà nulla.” La guardo sconcertato.Ma che idea del cazzo è? Si può sapere? La fisso, senza dire nulla.
Aggiunge:” Vale ci sta già raggiungendo. Metterà una parrucca, per non essere riconoscibile. Tu metterai un cappellino. Starete a debita distanza, e Corrado non se ne accorgerà. “
Sono veramente deluso, sentendo questa proposta. Ed arriva la ciliegina sulla torta:” Sarà anche divertente. Una specie di gioco. Per fare questo gioco ci vuole molta complicità, non credi?”
Ironizzo:” Certo, soprattutto per chi è con te.”
Gaia cambia discorso:” Scusa un attimo. Devo controllare di aver messo tutto nella borsetta. Di sera ne uso una più piccola.”
Ecco come sono le ragazze. Quando vogliono, sono maestre nel cambiare discorso. Preferisco far finta di niente, per non sembrare eccessivamente pesante. Voglio sentire cosa dirà Valentina.
Suonano al citofono. Deve essere Valentina. Gaia va subito ad aprirle:” La porta di casa è aperta. Dopo che entri, chiudila, e raggiungici in salotto.”
Due minuti dopo, Valentina ci raggiunge. Appena vede Gaia, rimane anche lei sorpresa:” Che look; Gaia. Sarai sicuramente la più bella stasera.”
Le risponde:” Grazie Vale.”
La mia migliore amica si mette a guardarmi; subito la blocco:” Non voglio sentire commenti.”
Valentina torna a guardare l’amica, che ammette:” Francesco se l’e’ presa.”
Le chiede:” Hai già accennato a Francesco della mia idea?”
Gaia annuisce. Valentina mi guarda:” Francesco; cosi’ non ci saranno dubbi.”
Mi metto a ridere:” Corrado si scoperà Gaia, vedrai.”
La mia migliore amica mi domanda:” Con te presente? Dammi una motivazione logica.”
Le rispondo:” Non ne ho idea. Ma, vestita così, ci sono ottime possibilità che se la scopi.”
Valentina torna a guardare l’amica:” Ma è proprio il caso, che esci vestita così? Ti ha chiesto Corrado, di vestirti così?”
Gaia si affretta a smentire:” Assolutamente no.”
Valentina le domanda:” Posso leggere la vostra conversazione sul cellulare?”
L’amica rifiuta categoricamente:” Assolutamente no.”
Ironizzo:” Per fortuna che una volta volevi farmi vedere il tuo cellulare; Gaia.”
La mia risposta la fa innervosire:” E cosa c'entra Francesco? Ma veramente voi due non vi fidate di me?”
Valentina fa un ultimo disperato tentativo:” Gaia; annulla l’uscita.Trovagli una scusa e basta. Se ci esci, chiuderai con Francesco. Lui non ti perdonerà la cosa.”
Intervengo:” Basta; Vale. Faccia quello che vuole. Voglio che la smetti di insistere.”
Gaia mi guarda, incerta su cosa dire. Valentina replica:”Ok, Francesco. Sto zitta. Ma andiamo anche noi. Non sarà così stronza da starci davanti a te, non credi? Se vuole che vieni, è perché è certa che gli dirà di no in qualunque caso.”
Avviso la mia migliore amica:” Te lo dico subito; Valentina. Al primo commento, o alla prima cosa che mi dirai, me ne tornerò a casa. Usciamo come se loro due non ci fossero."
Gaia interviene:”No, Francesco. Noi ci saremo, e tu dovrai osservare tutto, perché domani non voglio sentire dubbi. E domani sera esci con me, Valentina e i tuoi amici.”
Non le rispondo. Valentina aggiunge:” Francesco; io starò zitta, ma tu potrai mettere fine alla loro serata, quando vorrai.”
Non riesco a contenere la rabbia:” E come? Spaccando tutto? Andando a fare una scenata? Non ci tengo a far ridere Corrado e Gaia. Te lo dico per l’ultima volta, poi me ne torno a casa: ancora una parola e saluto entrambe.”
Gaia guarda l’amica. Restano entrambe in silenzio, finché Gaia non mi dice:” Ok Francesco; parliamo in un altro momento di domani sera.”
Guardo la mia compagna di serata:” Come ci dobbiamo muovere; Vale?”
Mi risponde:” Sono venuta in macchina, saliamo sulla mia, e li seguiamo appena Corrado arriva.”
Prima che usciamo di casa, Gaia mi domanda:” Francesco; se vuoi ti do un abbraccio, per darti coraggio e sicurezza.”
Ancora questa storia dell' abbraccio. Non si ricorda come ho reagito l'altra volta? Mi porta a perdere nuovamente la pazienza:” Abbraccia Corrado, e mi raccomando: stringilo forte, così gli fai sentire bene le tette.”
Gaia e Valentina si guardano ancora una volta. Valentina mi mette una mano davanti la bocca, tirandomi per un braccio:” Francesco; meglio che andiamo giù ad aspettare. Potrebbe arrivare Corrado.”
Tolgo la mano di Valentina dalla mia bocca, ripetendo:” Dai Gaia; fallo, e pure davanti a me.”
Valentina si mette ad urlare:” Basta Francesco; andiamo in macchina ad aspettare. Stai zitto.”
Gaia rimane glaciale e in silenzio, ad assistere alla scena. Non si scompone minimamente. Neanche un capello fuori posto a seguito di questa mia sfuriata.
Mi lascio tirare dalla mia migliore amica, senza aggiungere nulla. Sicuramente la mia reazione è stata nuovamente esagerata, ma sono fatto di carne ed ossa. Non sono un robot. Appena in macchina, le chiarisco:”Valentina; rispetta il mio silenzio, evitando di parlare.”
Il suo sguardo è al tempo stesso di rimprovero e di compassione. Vale più di mille parole.
Finalmente arriva Corrado. Non scende neanche dalla macchina. Probabilmente ha mandato un messaggio a Gaia, avendo il suo numero. Ha una macchina sportiva, però di fascia economica. Vorrebbe, ma non può.Non li capisco quelli che comprano quel genere di macchine. Non ti puoi permettere una certa macchina? Prendi un'utilitaria o una macchina da città, ma non fingere di essere ricco, quando non lo sei. Le ragazze non sono sceme.
Gaia scende dopo pochi minuti e sale in macchina. Ovviamente non possiamo sentire i loro discorsi. Passano ben cinque minuti, prima che la macchina parta. Sicuramente Corrado avrà apprezzato l’abbigliamento di Gaia.Gaia avrà ascoltato il mio consiglio? L’avrà abbracciato? Gli avrà fatto sentire bene le tette? Ho un nervoso addosso incredibile, ma devo resistere. Non è neppure iniziata la serata. Valentina mi domanda:” Ma cos'è questo rumore?”
Domanda stupida, e’ palese quanto stia accadendo:” Corrado deve aver messo la musica a tutto volume, abbassando i finestrini.”
La mia migliore amica esclama:” Che tamarro che è.”
Ha proprio ragione. Però non trovo motivo di parlarne, e così non le rispondo. Valentina capisce il mio disagio ed interrompe la conversazione.
Arriviamo in una pizzeria, ed io e Valentina riusciamo a trovare un posto nella loro stessa fila,Corrado ci dà le spalle. Corrado si siede di fronte a Gaia . Durante tutto il tempo in cui mangiano la pizza, ridono e scherzano. Gaia sembra molto a suo agio con lui. Del resto la cosa non mi stupisce. Ci va già d’amore d’accordo al università.
Al momento del dolce, Corrado va a sedersi accanto a Gaia. Improvvisamente una mano del tipo si appoggia su una coscia di Gaia. La mano rimane ferma, mentre loro due parlano. Mi giro a guardare Valentina, non più interessato a guardare. Ho già visto abbastanza. Altro che non starci. A fine serata Corrado si scoperà Gaia.
Valentina prende il cellulare e manda un messaggio. Poi mi dice:” Torno subito.”, dirigendosi in bagno. Per la prima volta Gaia si gira e, accorgendosi che sono solo, dice qualcosa a Corrado, che toglie la mano dalla coscia di Gaia. Si alza e si dirige in bagno. Non colpevolizzo Gaia per non averci mai guardati durante tutta la serata; in fondo ha fatto bene, altrimenti Corrado se ne sarebbe accorto.
Cinque minuti dopo le due ragazze tornano ai rispettivi tavoli. Valentina mi dice:” Gaia mi ha detto che Corrado le ha accarezzato una coscia, perché voleva sentire lo spessore delle collant. Ha chiesto a Gaia di spiegargli la differenza tra i vari denari. Le collant si differenziano per le decine di denari. Ma tu non lo puoi sapere; Francesco.”
Ascolto, senza dire nulla. Valentina aggiunge:” Le ho chiesto che non succeda più, altrimenti io e te ce ne andremo.”
Torniamo a Roberto.
Guardo Patrizia, che cerca di tranquillizzarmi:” Roberto; non hai comunque fatto nulla di male. Hai voluto condividere un tuo momento di benessere con la tua classe.”
Obietto:” Penseranno che sia una provocazione.”
Non concorda:” Lavinia non è la tua ragazza. Quale provocazione potrebbe esserci? Fidati di me; Roberto. Ho voluto che tu lo facessi per migliorare il tuo umore, non per metterti in difficoltà.”
Provo un profondo senso di disagio, fatto più di pensieri che di parole.Mi sento brutto, o almeno così si è sempre raccontato: ogni specchio è una sentenza, ogni sguardo altrui un’interpretazione negativa anticipata. Accanto a lei, questo senso di inadeguatezza si fa più acuto, perché temo di essere giudicato due volte: per come appaio e per il fatto stesso di essere qui.
Lei, grassottella, porta sicuramente addosso un’insicurezza speculare. Anche se non lo vuole dare a vedere, sicuramente il suo grasso l’ ha sempre resa uno dei bersagli preferiti dai nostri coetanei. E’ vero, può aver imparato a leggere le esitazioni degli altri come rifiuti preventivi, ed il mio silenzio dovrebbe essere un’ulteriore conferma. Però probabilmente lei si è maggiormente abituata alla nostra prigione, mentre io ci soffro ancora molto.
Dopo quanto accaduto con Lavinia, non so neanche se riuscirò a riprendermi. Forse la vicinanza di Patrizia riuscirà a farmi accettare più facilmente per come sono.Una cosa è uscita da qualunque schema passato. Una ragazza si è avvicinata a me. E’ brutta, lo so; ma rimane sempre una ragazza. Potrebbe diventare la mia ragazza? Non è il momento di pensarci, anche perché probabilmente lei si è avvicinata solamente perchè le faccio pena. In fondo non è brutta di viso, ed è simpatica. Può trovare uno migliore di me. Poi con quelle tette che si ritrova, può fare delle spagnole galattiche. Se fosse anche porca, riuscirebbe a catturarne anche alcuni più belli. Magari solamente per una botta e via, però io non trovo neanche quella.
Improvvisamente avviene un fatto, che non mi sarei mai aspettato.Lavinia entra in pizzeria. L’aria sembra farsi più luminosa.Tutti i commensali si girano a guardarla. Gli occhi sono tutti puntati su di lei. I capelli le scivolano sulle spalle con naturalezza, andando ad appoggiarsi su un giubbotto jeans rosa. I suoi capelli sono fermati nella loro irruenza dal suo immancabile cerchietto rosa. Jeans bianchi e scarpe sportive rosa, completano il look. Ha delle calzine bianche di cotone, molto leggere. Le sue caviglie sono ben visibili.
Sto impazzendo. Mi giro a guardare Patrizia. Mi si blocca quasi il respiro. Ed ho mandato una foto in gruppo, facendo il figo. Mi viene da piangere. Torno subito a guardarla. Il suo passo è sicuro ma leggero, e negli occhi ha quella calma magnetica di chi sa di essere guardata, senza averne bisogno. Sul suo volto compare un sorriso appena accennato, di quelli che non cercano attenzione, ma che attirano ancora di più. Vorrei alzarmi e andarle a parlare, ma non posso. Non me ne frega nulla di Patrizia, la lascerei anche da sola al tavolo. Il problema è che Lavinia mi ha fatto capire che non vuole avere più alcun tipo di rapporto con me, e devo rispettare la sua decisione.
Subito dietro di lei, due ragazzi avanzano con un’aria ostentatamente spavalda: petto in fuori, risate troppo alte, sguardi che sfidano la sala come se fosse un territorio da conquistare. Parlottano tra loro con arroganza, convinti di essere i protagonisti della scena. Sono Bruno e Luca. Bruno indossa una giacca di rinomata fattura, con un orologio d’oro al polso, di quelli che costano come una macchina di lusso.Dei jeans di un noto stilista, e per finire delle scarpe e cintura in pelle d’anguilla. Luca è vestito più semplice, ma sempre firmato. Cosa ci faranno in tre? Non riesco proprio a capire. Perchè c’e’ anche Luca? Bruno alza un braccio, e schiocca le dita:” Cameriere; un tavolo, di corsa. E dacci il posto più bello della sala. Ed avvisa in cucina di prepararci in fretta da mangiare, abbiamo fame.”
Luca si accorge di me e si mette a ridere, dicendo qualcosa nel orecchio a Bruno, che scoppia a ridere ancora più forte. I due si dirigono verso di noi. Con la coda dell’occhio Lavinia si accorge del cambio di direzione, e li segue. Probabilmente non ci aveva visti. Appena arrivano davanti a noi, Bruno mi dice:”E bravo il mio Roberto; finalmente scoperai anche tu. Abbiamo visto la foto in gruppo, e abbiamo cambiato locale. Eravamo già in giro. Il progetto iniziale era di portare Lavinia nel ristorante più costoso della città, ma abbiamo cambiato meta. Lavinia ci ha chiesto di venire qui, per vedere la nuova coppia dell’anno.”
Il lecca culo di Bruno scoppia a ridere. Lavinia rimane dietro, senza guardarci. Sembra stia osservando attentamente il locale. Probabilmente è una novità per lei andare a mangiare in pizzeria.
Di fronte al arroganza dei due, Patrizia non sta zitta:” D’ accordo, ha scelto te per i bei vestiti e per il bel orologio, ma a Roberto cosa dovrebbe importare? Non è una sfida tra voi due.Roberto vuole essere felice nel suo piccolo, gli basta una vita umile e dignitosa. Non gli interessa apparire o sembrare il migliore. Sei meglio tu fisicamente? Certamente, ho anche io gli occhi. Però Roberto, caratterialmente parlando, ti batte dieci a zero.”
Luca scoppia a ridere, seguito da Bruno. Solamente dopo una decina di secondi, Bruno si ricorda della presenza di Lavinia, girandosi:” Hai sentito cosa ha detto la nuova fiamma di Roberto?”
Subito Bruno smette di ridere, ed anche Luca lo imita. Lavinia non sta ridendo. Ha uno sguardo serio ed enigmatico, rivolto verso Patrizia. Dopo circa trenta secondi, Lavinia puntualizza:” Non so come ti chiami, ma li vedi i miei vestiti? Sono del centro commerciale, e costano poco. Ho buon gusto nel vestire? Sì. Però rimangono degli straccetti da dieci euro. Non mi conosci, e ti permetti di giudicarmi? Non mi ero neppure accorta dell’orologio di Bruno, a dimostrazione che non me ne frega proprio nulla. Ha dei vestiti costosi? Non ne ho idea, non sono esperta. A me sembrano tutti uguali i vestiti. Se li ha pagati di più rispetto ai vestiti di un centro commerciale, l’hanno fregato.Ma non credo che Bruno sia così scemo.”
Bruno e Luca si guardano, in notevole imbarazzo.
Torniamo ad Aldo.
Sentendo le parole di Diana, non ci vedo più. Mi alzo senza dire una parola, allontanandomi dal bar. La rabbia mi scoppia addosso tutta insieme, improvvisa; e così me ne vado senza guardarmi indietro.Ero già nervoso, ma fino ad allora ero riuscito a controllarmi. Ma quella frase è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I miei passi diventano veloci, irregolari; sto praticamente fuggendo. La città di sera è un groviglio di luci gialle, vetrine che si spengono, motorini che sfrecciano. Attraverso strade a caso, con le mani chiuse a pugno, e la testa piena di pensieri che fanno rumore. Quanto successo continua a martellarmi nella testa, ma devo cercare di ritrovare la lucidità. Devo andare a casa.
Catapultato in un altro mondo, non mi ero neppure accorto che mia sorella mi fosse venuta dietro. Rimanendo a distanza, probabilmente per non farmi sentire braccato.Non è la prima volta che ho una reazione simile. Mia sorella è consapevole del mio stato d’animo: lo riconosce da come cammino, sembra quasi che io voglia consumare l’ asfalto. Sento che mi chiama una volta, poi una seconda. Resto totalmente indifferente alla sua voce. Vista l’ora, visto il rigido monito dei nostri genitori; decide di accelerare, per la paura di perdermi in qualche via. Già, perché non tutte le vie sono così illuminate e, stando a debita distanza, c'è il rischio che non veda il mio percorso. La città sembra quasi un labirinto costruito dagli esseri umani.
Svolto in una via più buia, lontana dal traffico.Rendendosi conto che il rischio di perdermi e’ molto alto, decide di raggiungermi,e di prendermi per un braccio.Sentendo la sua presa, mi fermo di scatto. Aspetto a girarmi, i miei occhi ancora bruciano di rabbia. Ho paura di esplodere, di non controllarmi, di poterla aggredire con le parole. Proprio per questo, lei evita di alzare la voce. Mi parla piano, come se ogni parola fosse fragile e soprattutto nella speranza che le sue frasi raggiungano la mia mente, e non vengano respinte dalla mia rabbia:”Guardami. Non scappare così.Non è successo niente, è già un problema risolto e superato.”
Ma come fa a dirmi una cazzata del genere? Per lei magari non e’ successo niente, perché non e’ stata direttamente coinvolta. Ma io ho fatto la figura del coglione.E’ questa la verità.
No, non non va assolutamente bene, che mi tratti così. E cosi’ inizio a sbuffare e mi divincolo, per farle capire che non voglio essere toccato.Vuole farmi passare per quello che non capisce niente, ma non è così.. Nonostante il mio pormi male, Dorotea resta ferma e in silenzio. Non mi sfida, non mi accusa.I suoi occhi cercano di ricordarmi che è mia sorella, che è lì per me.
Di fronte a tale atteggiamento, non posso fare altro che abbassare lo sguardo, e cercare di recuperare il controllo. Del resto non è colpa di mia sorella, ma di quei due. Forse mia sorella è stata ingenua, ma non posso accusarla d’altro. La città continua a vivere intorno a noi, indifferente, mentre ci affrontiamo con gli sguardi. C’e’ uno sconfitto, e sono io.. Nonostante ciò, Dorotea sembra volermi offrire una tregua momentanea.
Mia sorella insiste a chiedermi:” A posto; Aldo?”
Ammetto:” Adesso va un po’ meglio, ma abbiamo sbagliato ad uscire con quei due. Hai sentito cosa hanno detto?”
Dorotea replica:” Sì, ho sentito, però il problema è stato più che altro il tuo comportamento. Era proprio il caso che non parlassi con Diana? In fondo Andrea non aveva tutti i torti.”
Mi verrebbe da urlare, ma preferisco evitare. Potrebbero chiamare la polizia.La rabbia mi sale come un ronzio, mi vibra nelle ossa. Cammino avanti e indietro, per brevissimi tratti.. Le braccia fanno cose che non riconosco: si alzano, andando a formare un angolo retto, con le mani completamente aperte. Impreco, rivolgendomi verso il cielo. Il mio urlo silenzioso, ma al tempo stesso così assordante, chissà se verrà ascoltato da qualcuno.Mi fermo di colpo. Inclino la testa, resto immobile per qualche secondo, come se una voce lontana mi avesse risposto.Infine torno a ridere per la disperazione:” Ti rendi conto che mi ha preso il culo, con la storia dei gusti del gelato?”
Mia sorella concorda:” Lo so, me ne sono accorta. Però non ho capito il loro comportamento. Se a Diana non interessi, perché uscire in quattro?”
La assalgo con le parole:” Ma come, non lo capisci. E’ stato un modo per rompere il ghiaccio con te, farsi simpatico, e rivederti. Ovviamente senza di me e senza sua sorella tra le palle.”
Mi guarda sorpresa:” Ma non ha speranze, e lo sai anche tu. Non sono mai uscita con un ragazzo, e dovrei uscire con uno, la cui sorella ti ha trattato male?”
La mia reazione e’ forte:” Scusa Dorotea; se Diana si fosse comportata bene, saresti uscita con lui?”
Mia sorella prende entrambe le mie mani, stringendole:” Aldo; ma tu non devi essere geloso di Andrea.”
Di fronte questa ennesima provocazione, perdo il controllo ed inizio a inveirle contro:” D’accordo, appena arriviamo a casa, dirò tutto ai nostri genitori. Non ti lasceranno più uscire.E’ inaccettabile che tu parli così.”
Dorotea sembra rimanere sbalordita di fronte alla mia affermazione:” Aldo; ricordati sempre che io sono diventata da poco maggiorenne. Io amo la mia famiglia, ma non sono in prigione. Se vuoi parlare con i nostri genitori di quanto successo, fallo pure. Ma voglio essere presente anche io, affinché tu possa riportare le cose in modo esatto.”
Le ricordo:” Dorotea; l’uscita non era solamente in funzione di me e Diana?”
Mi da ragione:” Certamente, Aldo. E te lo confermo. Tutto quanto da te detto sono solamente tue ipotesi strampalate.”
Potrebbe anche aver ragione, del resto non ho proprio usato il cervello. Ho reagito male e basta. Dovrei cercare di recuperare la lucidità, ma non ce la faccio. Ho bisogno di dormire, di dieci ore di sonno. Devo completamente dimenticarmi di quanto successo. E così accetto l’idea di sotterrare l’ascia di guerra. Mi limito a dirle:” Adesso andiamo a casa.”
Non voglio più parlare di quanto successo, almeno adesso. Nei prossimi giorni farò un bel discorsino a mia sorella, ma ora non è il momento. Appena ci incamminiamo, sentiamo una voce urlare:” Aspettatemi.”
Entrambi ci giriamo. E’ Andrea, che deve aver corso per ritrovarci. Si rivolge a mia sorella:” Hai dimenticato la rosa al bar.”
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