tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 43 )
14.03.2026 |
456 |
157
"”
Mi sembra che sia riuscita a dare la risposta più logica possibile ma, ancora una volta, cerca l’appoggio di qualcuno..."
Gaia mi guarda con un sorriso divertito, gli occhi pieni di luce ironica. Inclina leggermente la testa, come se stesse osservando una scena buffa.È evidente che si sta divertendo: non ride apertamente, ma lo sguardo la tradisce. C’è una specie di complicità silenziosa nei suoi occhi, come se stesse pensando:”Davvero credevi che quella frase mi avrebbe colpita?”
La mia frase non l’ha toccata minimamente. Le è scivolata addosso con leggerezza, senza lasciare traccia. Rimane lì, tranquilla, a guardarmi con quel aria un po’ maliziosa e un po’ giocosa, come chi sa di avere il controllo della situazione e si gode il momento:” Quando hai finito di fare il figo, avvisami; Francesco.”
Resto fermo, cercando di mantenere il controllo. Il mio viso rimane composto, quasi neutro, come se le sue reazioni non avessero alcun effetto su di me.
Respiro con calma e tengo lo sguardo stabile, senza sfidarla e senza abbassarlo. So che ogni minima crepa nel espressione potrebbe tradirmi, e che Gaia forse sta proprio aspettando quello: una reazione, anche piccola, da cui poter trarre un vantaggio.
Non raccolgo la provocazione, non rispondo con impulsività. Lascio che le sue parole restino sospese tra noi, senza afferrarle. La mia forza, in questo momento, sta proprio nel silenzio e nella calma: nel non darle ciò che cerca:” Non ho fatto assolutamente il figo; Gaia. Sono stato sempre zitto, vi ho ascoltati in silenzio.”
Rimango essenziale. Non faccio il minimo accenno al discorso assurdo di Fausto, né alla compiacenza quasi imbarazzante di Serena. Sarebbe troppo facile entrarci, commentare, fare battute o smontarlo pezzo per pezzo. Ma farlo significherebbe anche mettersi al centro della scena, fare il brillante, il figo che ha sempre la risposta pronta.
E non è quello che voglio, perché se no le darei indirettamente ragione.
Così scelgo la strada più sobria: dico il minimo indispensabile.Resto tranquillo, senza atteggiarmi, senza cercare approvazione. Non cerco di avere ragione, non cerco di vincere la scena.
Di fronte a questo atteggiamento, Gaia mi fa notare:” Francesco; su Serena mi avevi parlato diversamente. E anche lei, quando mi ha raccontato, mi ha confermato di essersi accorta che ti piaceva. Vuoi forse negare l’evidenza?”
Ha ragione. Sarebbe inutile provare a girarci intorno, o cercare una risposta più furba: con Gaia non funzionerebbe. Lei se ne accorgerebbe subito. Solo dire le cose per come stanno. La sincerità, in questo momento, diventa quasi una forma di difesa: se non nascondo nulla, non le lascio appigli:” E’ vero, ma mi piaci più tu. Quel giorno ero giù di morale per la discussione, ma ho sempre preferito te. Serena è una bellissima ragazza, nulla da dire, ma non mi interessa."
Serena reagisce alle mie parole con un mezzo sorriso, appena accennato, che sembra dire che non mi sta prendendo davvero sul serio. È l’atteggiamento di chi non è abituata a sentirsi dire di no. Essendo bellissima, per lei questa possibilità semplicemente non rientra nello schema delle cose normali.
Così, mentre ascolta, usa tutta una piccola mimica fatta di sguardi, sopracciglia appena sollevate, labbra che si piegano in un sorriso ironico. Non dice apertamente che sto facendo il pagliaccio, ma il messaggio passa lo stesso.
È come se stesse comunicando senza parole:”Sì, certo,continua pure.”
Un modo pungente per farmi capire che, secondo lei, la mia posizione è poco credibile, quasi una scena costruita più che una convinzione reale:” Francesco; o sei un bugiardo, o sei un grande attore.”
Gaia guarda l’amica:” La sera che ci ha provato con me, mi ha confidato che era innamorato di te. Non ti conosceva, eppure era già innamorato.”
Giacomo interviene con cattiveria:” Serena; avevi le tette bene in vista?”
Di fronte alla battuta maliziosa, Serena scoppia a ridere quasi subito, senza trattenersi. La sua risata è spontanea, ma anche un po’ teatrale, come se volesse far capire bene a tutti, quanto trovi divertente questo momento. Si piega leggermente in avanti, portandosi una mano vicino alla bocca, mentre continua a ridere.
Il suo entusiasmo è contagioso: Gaia la segue poco dopo, lasciandosi andare a una risata più breve, ma comunque complice; e anche gli altri due si accodano, come se la scena avesse ormai preso quella direzione. L’atmosfera si riempie di quel coro di risate, leggere ma molto pungenti.
In mezzo a tutto questo, però, Valentina resta seria. Non ride, non accenna nemmeno un sorriso. Il suo sguardo si muove tra le persone e poi torna su di me, come se stesse valutando qualcosa, che gli altri sembrano ignorare.
È l’unica che sembra aver colto davvero la situazione, o almeno il peso che questo momento potrebbe avere. Mentre gli altri si divertono, lei rimane composta, quasi pensierosa, avendo capito che, di fronte a così tanta cattiveria, non c’è nulla da ridere.
Appena termina di ridere, Serena spiega a Giacomo:” No, Giacomo; avevo il giubbotto, ma Francesco avrebbe voluto sicuramente togliermelo.”
Qui decido di non lasciargliela passare liscia, ma senza superare il limite. Tengo comunque un tono elegante e cortese:” Serena; è vero, però ciò vuol dire, che non solamente io mi sono accorto delle tue tette. Questa sera te le devono aver guardate anche altre persone.”
Serena non arretra di un millimetro. Dopo la risata, si ricompone lentamente, ma l’espressione che torna sul suo volto è ancora più sicura di prima.Il suo sguardo torna su di me con una calma, che ha qualcosa di provocatorio:” E’ normale, io e Gaia abbiamo delle tette bellissime, e tutti i ragazzi le vorrebbero vedere.”
Nuovamente Giacomo interviene:” Oltre che vedere, tutti noi vorremmo fare anche altro con le vostre tette.”
Serena, ancora con il sorriso sulle labbra, si sporge appena verso Giacomo e gli dà una piccola pacca sulla spalla, ridendo. È un gesto rapido, quasi complice, accompagnato da uno sguardo divertito.
Sembra il modo perfetto per salvare la faccia. Come se volesse ridurre tutto a una semplice battuta, ad un momento leggero tra amici. Ride e scuote un po’ la testa, come a dire che Giacomo è proprio incorreggibile.
Eppure il suo atteggiamento tradisce anche qualcosa d'altro. Nonostante il tono un po’ canzonatorio con cui lo liquida, quasi trattandolo da cretino; è evidente che le sue battute le sono piaciute davvero. Continua a ridere, e per un attimo lo guarda con quel espressione, di chi non riesce a nascondere di essersi divertita più del previsto.
Così quel gesto rimane sospeso tra due cose: da una parte la volontà di mantenere la propria immagine e il proprio ruolo nella situazione, dal altra il riconoscimento, quasi involontario, che Giacomo comunque le va a genio.
Invece Gaia non ride, rimanendo immobile, con lo sguardo fisso su di me, serio e concentrato. Nessun sorriso, nessuna complicità con l’ironia: il suo atteggiamento è completamente diverso.
Sta cercando di ritrovare una connessione diretta con me, e le sue parole lo dimostrano. Non c’è tono di rimprovero, solo una chiarezza decisa: vuole riportare la conversazione su un piano reale, sincero, lontano dalle prese in giro:” Francesco; ovviamente stanno scherzando, non devi arrabbiarti. Però capirai anche tu, che qualche perplessità l’abbiamo, su quanto ci hai detto.”
Di fronte ad un atteggiamento conciliante, anche io mi dimostro allo stesso modo:” E’ vero, ed è giusto che vi dia maggiori spiegazioni. Fisicamente Serena mi aveva colpito, ed anche caratterialmente mi aveva fatto un’ottima impressione. La voglia di rivederla c’era. E quella sera con te, di fronte al tuo no, per non cadere nello sconforto; mi sono aggrappato al illusione di avere un’alternativa. Ma, pur cercando di convincere me stesso; sapevo benissimo che mi piacevi più tu, e chiodo non scaccia chiodo.”
Nessuna delle altre persone presenti si permette di ridere o di fare commenti.
Lo sguardo di Gaia è calmo, aperto. C’è una sorta di approvazione nascosta dietro la sua fissità, un’accoglienza silenziosa, che mi fa capire che ha apprezzato la mia sincerità.
In questo momento, Gaia diventa il punto di equilibrio tra le risate e il caos della scena, il tentativo di riportare la conversazione a qualcosa di autentico e concreto:” Francesco; apprezzo molto la tua sincerità. Però non capisco una cosa allora: perché vuoi andare in discoteca? Come hai detto tu giustamente, chiodo non scaccia chiodo.”
Devo ammettere che la sua obiezione e’ giusta, e allora cerco di spiegargliela:” Gaia, voglio essere sincero con te, e dirti come la vedo io. Ho imparato, con il tempo e con l’esperienza, che quando una ragazza mi vede come un amico, mi vedrà sempre e solo così. Non è qualcosa che dico con rabbia o con rancore, è semplicemente una realtà che accetto.
Anche tu, poca fa, mi hai detto chiaramente che non avrei dovuto provarci con te, additandolo come un errore. Vale, seppure, con parole diverse, ha ripetuto il tuo concetto. A questo punto devo ascoltare le parole e rispettarle. Capito ciò, sento che per me è giusto andare avanti e conoscere persone nuove.
Ho bisogno di aprirmi a nuove conoscenze, di incontrare gente diversa e vedere cosa può nascere. Non significa che le amicizie non contino, anzi: le amicizie hanno un valore importante. Però per me è anche chiaro che le amicizie restano su un piano, mentre le conoscenze e le possibilità di qualcosa di diverso stanno su un altro piano.
Quindi quello che vorrei fare adesso, è semplicemente questo: iniziare un mio percorso, conoscere nuove persone, e lasciare spazio a qualcosa, che magari possa essere più di un’amicizia.”
Quando finisco di parlare, Gaia abbassa leggermente lo sguardo per un momento. Sembra prendersi qualche secondo, per riflettere su quello che ho appena detto. Poi i suoi occhi tornano a cercare i miei:” Francesco;però prima hai detto tu stesso, che chiodo non scaccia chiodo.
Serena è oggettivamente molto bella, eppure la sola bellezza non può bastarti per superare questo impasse; e me lo hai confermato anche tu, altrimenti non la bocceresti.
E poi, in discoteca cosa pensi di trovare davvero? Nella maggior parte dei casi sono solo ragazze belle, niente di più. Non sto dicendo che sia sbagliato uscire o conoscere gente, ma se lo fai pensando che questo possa risolvere tutto, rischia di essere solo un giro a vuoto.E secondo me, in fondo, lo sai anche tu.”
Nonostante il discorso non lo riguardi, Giacomo decide comunque di entrarci a gamba tesa. Si sporge leggermente in avanti, con quel aria di chi vuole dire la sua a tutti i costi:” Ma poi chi lo dice che Serena ci sarebbe stata con Francesco? Perdonami, Gaia; ma a me sembra proprio che, a Serena, Francesco non interessi minimamente. Perché continui a farlo sentire così importante, e a fargli credere di essere il figo del gruppo? Come tu hai sottolineato giustamente prima, vai d’accordo con tutti, tranne che con lui. Il cosiddetto figo è quello che attira le ragazze, non che le fa scappare.”
Serena, che fino a quel momento era rimasta ad ascoltare, con un mezzo sorriso sulle labbra; annuisce subito dopo l’intervento di Giacomo. Sembra quasi sollevata dal fatto che qualcuno abbia detto qualcosa, che lei pensa da tempo. Incrocia le braccia e prende la parola con sicurezza, come se volesse mettere le cose in chiaro una volta per tutte : ” Giacomo, hai fatto un discorso stellare. Davvero.”
Poi guarda gli altri, come se per spiegare qualcosa di ovvio:“C’era una curiosità da parte mia di conoscere Francesco? Sì, questo è vero. Però vi spiego un po’ come funziona. Nella mia testa ci sono diverse categorie. Ci sono i cessi, di cui non me ne frega assolutamente nulla. E quelli, per capirci, non li saluto neanche. Anzi, se provano anche solo ad avvicinarsi, mi metto a urlare.Poi ci sono i fighi. E loro, non mi vergogno a dirlo: loro possono tutto. Con loro è diverso. E poi c’è una terza categoria: quelli normali. Quelli che si possono anche conoscere, magari per un rapporto così, tanto per avere un amico in più sui social. Alla fine sui social contano i numeri, il resto sono chiacchiere.”
A questo punto pronuncia il mio nome senza particolare esitazione:“ Francesco non rientra tra i cessi, ma neanche tra i fighi. Sta nella terza categoria. Però scusate: Gaia l’ha già scartato. Ed io dovrei prendere lo scarto di una mia amica?”
Serena scuote la testa con un sorriso appena accennato:“Noi belle puntiamo più in alto, mi dispiace. Francesco va bene per Valentina.”
Dopo le parole di Serena cala un silenzio strano. Gaia rimane immobile per qualche secondo, e poi gira lentamente la testa verso di me. Mi fissa con attenzione, come se stesse cercando di leggere quello che mi passa per la mente. Nei suoi occhi c’è curiosità, ma anche una certa tensione, come se volesse capire se quelle parole mi hanno colpito oppure no.
Non dice nulla. Rimane semplicemente lì a guardarmi, aspettando una reazione. È evidente che vuole capire cosa sto pensando davvero in questo momento.
Io però non la faccio aspettare molto:” Quando si prende un no, è dura da digerire. La verità fa male.Poi è facile sparare cazzate. Avete creduto alle cazzate di Fausto, non mi stupisco che crediate a quelle di Serena.”
Le mie parole cadono nella stanza come un colpo secco. Per un attimo nessuno parla, ma l’effetto su Serena è immediato. Il suo viso cambia espressione di colpo: il sorriso sicuro di prima sparisce, e lascia spazio ad una rabbia evidente.
Serena scatta in piedi al improvviso. I suoi occhi sono accesi e sembra sul punto di esplodere. Le mani si stringono, il corpo teso come se volesse venire direttamente verso di me:” Ma come ti permetti di dire una cosa del genere?”
Non riesce a continuare la frase. Giacomo si alza subito dopo di lei, e le afferra un braccio, cercando di fermarla prima che faccia qualche passo avanti. Deve trattenerla con decisione, perché Serena prova comunque a divincolarsi, ancora furibonda.
Giacomo la tiene ferma e si inclina leggermente verso di lei, cercando di calmarla.” Stai tranquilla, ci penso io, ora.»
Serena respira forte, ancora agitata, aspettando l'intervento di Giacomo.
Appena Giacomo si gira, mi trova già davanti a lui:” Stavi dicendo?”
La tensione nella stanza cresce al improvviso. Dopo lo scatto di Serena e l’intervento di Giacomo, l’atmosfera cambia completamente. Nicolas e Fausto si muovono quasi nello stesso momento, come se avessero preso una decisione, senza neanche bisogno di parlarsi.
Giacomo rimane davanti a Serena, ancora con una mano sul suo braccio per trattenerla, ma ora il suo sguardo è puntato su di me. Non sembra più quello di prima: è duro, provocatorio.
Anche gli altri due si avvicinano di qualche passo. Si dispongono in modo da chiudere lo spazio intorno a me, come se volessero farmi capire, che sono dalla stessa parte. Tutti e tre hanno lo stesso atteggiamento: spalle rigide, mascelle serrate, occhi puntati addosso.
La cosa assurda è che stanno facendo fronte comune per difendere una ragazza, che conoscono da poche ore. Una ragazza appena arrivata, mentre io li conosco da una vita, e ho trascorso buona parte della mia vita con loro. Eppure in questo momento sembrano pronti a schierarsi completamente dalla parte di Serena, nonostante sia una bugiarda e una approfittatrice.
Si scambiano uno sguardo veloce tra loro, come se bastasse quello per capirsi. L’aria è pesante, e il modo in cui si muovono, fa capire chiaramente che, se la situazione dovesse degenerare, sarebbero pronti anche ad aggredirmi in tre contro uno, pur di difendere Serena.
Prima che la situazione possa degenerare davvero, Gaia si alza di scatto. Il movimento è deciso, quasi brusco. Fa due passi veloci e si piazza esattamente in mezzo tra me e gli altri, costringendoli a fermarsi.
Il suo sguardo è duro, molto più duro di quanto chiunque si aspettasse. È chiaramente furiosa. Si gira prima verso Giacomo e gli altri due, come se volesse bloccarli con lo sguardo, prima ancora che con le parole:”Ora basta.”
La sua voce è ferma, tagliente, e nella stanza cala immediatamente il silenzio.
La mia compagna di università continua:” Serena ha detto la sua, Francesco pure. Voi non c’entrate niente.Se continuate a provocare Francesco, è normale che lui andrà via. E ve lo dico fin da subito: se Francesco non parteciperà alla cosa, non parteciperò neanche io.”
Le sue parole cadono pesanti. Nessuno sembrava aspettarselo.
“Serena e Valentina faranno quello che vogliono, ma la partecipazione di Francesco è indissolubile dalla mia.So bene che Francesco spesso è arrogante, provocatore, ma se voi reagite in questo modo; allora non avete capito proprio niente, di come deve comportarsi chi esce con me."
Poi indica leggermente verso Serena e nella mia direzione:”Serena e Francesco si chiariranno in un altro momento. Adesso non è quello il problema. Qui si sta parlando e decidendo su un’altra cosa.”
Rimane lì, ferma tra di noi, come una barriera che nessuno sembra avere il coraggio di oltrepassare.
Serena si avvicina barcollando verso Gaia. Le spalle le tremano e il respiro è irregolare, spezzato da singhiozzi. Appena le è abbastanza vicina, le getta le braccia al collo e si aggrappa a lei con forza, come se temesse di cadere da un momento al altro.
Le lacrime cominciano a scenderle sulle guance, senza riuscire a fermarle. Affonda il viso nella spalla di Gaia, stringendola.
“Gaia” riesce a dire tra un singhiozzo e l’altro.“ Francesco mi ha aggredita ”
La voce le trema, quasi spezzata. Si porta una mano alla testa come se fosse stordita, cercando di restare in piedi.
“ Non mi sento bene neppure io” mormora con fatica. “ Ho bisogno di sdraiarmi, e forse di cure mediche “
Le sue dita stringono ancora la maglia di Gaia, mentre il pianto diventa più forte e il suo corpo sembra perdere forza, affidandosi completamente al abbraccio dell’amica.
Con dolcezza, Gaia infila una mano tra i capelli bagnati di lacrime di Serena, ed inizia ad accarezzarli lentamente, come a volerle trasmettere un po’ di calma. La sua voce, bassa e rassicurante, si fa sentire tra un singhiozzo e l’altro: “ Va tutto bene,sono qui, Serena; respira piano,stai tranquilla.”
Poi, con delicatezza, le prende il braccio e la guida verso il bagno. Sicuramente vuole aiutarla a darsi una sistemata, in quanto entrambe le ragazze prendono le loro borsette.
Valentina si alza per seguirle, ma Gaia la ferma con un gesto deciso, pur senza rabbia.
“ No, l’accompagno solamente io “ dice con fermezza.
Gaia si volta verso tutti prima di allontanarsi con Serena, con uno sguardo deciso e la voce ferma, tagliente, come un comando che non ammette repliche: "Non voglio sentire volare una mosca, né da una parte né dal altra. Guardate la televisione, ascoltate la musica, giocate ai videogiochi, ma non voglio sentirvi parlare. Chiaro?"
Il silenzio cala immediato nella stanza. Io non ho alcuna intenzione di interagire con quei tre. Lentamente i miei amici tornano a sedersi, scambiandosi qualche bisbiglio furtivo tra di loro, come se stessero tramando qualcosa. Uno di loro apre un cassetto e tira fuori la console, per giocare ad un videogioco.
Si immergono completamente nella partita, ridendo e parlottando tra loro, ignorando completamente la mia presenza. Rimango seduto da solo sul pavimento, sentendo lo spazio intorno a me restringersi, mentre Valentina rimane sulla poltrona. I tre si comportano come se io e Valentina non esistessimo; un muro invisibile di indifferenza che ci separa dal loro mondo. Il rumore dei comandi e delle risate di sottofondo, è tutto ciò che riempie la stanza, lasciandomi in un silenzio denso e pesante.
Dopo circa trenta minuti, Gaia e Serena tornano finalmente in sala.Serena si è data una sistemata: i capelli sono a posto, il viso è pulito, e l’espressione è molto più composta. A prima vista sembra quasi che non sia successo niente.
Gaia le resta accanto mentre rientrano, e poi entrambe tornano a sedersi nei loro posti originali, come se stessero cercando di ristabilire una certa normalità nella stanza.
Appena i ragazzi si accorgono del loro ritorno, smettono subito di giocare. Senza dire nulla, ritirano la console e la rimettono nel cassetto, da cui l’avevano presa. Il rumore del gioco si spegne di colpo e nella stanza torna un silenzio più attento, come se tutti stessero aspettando di capire cosa succederà adesso.
Giacomo rompe il silenzio, che si è creato nella stanza. Si sporge leggermente in avanti, e guarda Serena con aria preoccupata:”Serena, stai meglio?”
Serena sta per rispondere, ma Gaia interviene, prima che possa dire qualcosa. La sua voce è calma, ma decisa, e lo sguardo passa lentamente da una persona al altra nella stanza:“Serena sta meglio”, dice con fermezza,aggiungendo:” Ma non vogliamo ritornare su quanto è successo.”
Fa una breve pausa, come per assicurarsi che tutti stiano ascoltando:” Ora Francesco le chiederà scusa, e poi l’incidente sarà chiuso. Dopo torneremo a parlare del discorso delle uscite e delle conoscenze, ma senza provocazioni.”
Il tono diventa ancora più serio:” Ci dovrà essere rispetto da parte di tutti. Quindi non accetterò più in alcun modo, che ci siano provocazioni da parte degli amici di Francesco verso di lui, e viceversa."
Poi incrocia le braccia, chiarendo definitivamente la sua posizione:” Saremo solamente noi ragazze a giudicare. I vostri commenti e i vostri giudizi non ci interessano."
Nella stanza cala di nuovo il silenzio, mentre le parole di Gaia restano sospese nel aria, chiare e difficili da ignorare.
Fausto resta in silenzio per qualche istante, ma dentro di sé sente crescere un fastidio familiare. Ha la sensazione di essere finito di nuovo in secondo piano, come se la scena gli fosse scivolata dalle mani.
E così decide di riprendere la parola, prima che il silenzio si consolidi troppo:”Gaia, scusami” esordisce, cercando di mantenere un tono apparentemente ragionevole:” Ma si stava scherzando con Francesco. Era ovviamente una battuta quella sulle tette di Serena.”
Il suo scopo è evidente: vuole ridimensionare l’accaduto.
Intanto continua:”Usciamo insieme da una vita con Francesco. Sai quante volte le battute, le ha fatte lui a noi? E più d'una volta avremmo avuto voglia di strozzarlo, senza però mai creare un caso diplomatico.”
Fa una breve pausa, poi continua, spostando il discorso su un altro punto:”E anche il fatto che Francesco non può essere certo della risposta di Serena; non mi è sembrato un discorso tenuto insieme dallo spago. Non c’è mai nessuna certezza."
Poi porta un esempio:” Basta pensare a te con Mariano e Corrado. Francesco li considerava già i tuoi fidanzati, eppure non lo è nessuno dei due."
Subito dopo prova a smorzare il tono della sua stessa osservazione:” Con questo non voglio riaprire le polemiche. È solo per chiarire.”
E soprattutto ci tiene a sottolineare:” A noi interessa uscire con voi ragazze. Non vogliamo discussioni su argomenti estranei. Non siamo più ragazzini che giocano alla console."
Poi conclude con una frase diretta, quasi provocatoria, che cade nella stanza senza filtri:“Vogliamo scopare, come è giusto che sia.”
Le parole restano sospese nel aria, crude e spiazzanti, mentre tutti devono ancora decidere come reagire.
Gaia non sembra minimamente scossa dalle parole di Fausto. A differenza della prima occasione in cui aveva sentito il termine scopare, questa volta tiene la posizione, senza alcun tentennamento:” Fausto; questa cosa l’hai già chiarita prima, e l’abbiamo capita tutte e tre. Non siamo neanche noi delle ragazzine.”
Fa una breve pausa, giusto il tempo di far capire che, quello che sta per dire, è la parte importante:” Ma se prendete in giro Francesco, o se c’è conflitto con lui, io non esco più con voi.”
Le sue parole cadono nette, senza esitazioni:” Le mie amiche possono fare quello che vogliono, ma la mia posizione rimane questa.”
Per un attimo sembra che nessuno voglia intervenire, poi Serena prende la parola quasi subito, con tono deciso, guardando i ragazzi:” Se non c’è Gaia, io non esco con voi.”
Quelle parole rafforzano immediatamente il peso di quanto appena detto. Un attimo dopo anche Valentina, seduta sulla poltrona, annuisce e si unisce alla posizione delle altre:” Vale la stessa cosa per me.”
A questo punto la posizione delle tre ragazze è chiarissima: stanno parlando con una sola voce. Nella stanza torna il silenzio, ma questa volta è un silenzio diverso, carico della consapevolezza che l’equilibrio del gruppo, dipende da come i ragazzi decideranno di reagire.
Ormai Fausto assume quasi automaticamente quel atteggiamento da capo del gruppetto, come se sentisse il bisogno di riportare la conversazione sotto la sua influenza.
Guarda prima Valentina, poi Gaia, con un mezzo sorriso che vuole sembrare sicuro:”Ma tu e Valentina non vi siete divertite con noi, quando ci hai conosciuti? Mi è sembrato che hai riso come una matta. Se vuoi divertirti di nuovo, noi dobbiamo essere quelli. Altrimenti, tempo tre uscite e ti stuferai di uscire con noi.”
Il suo sguardo su Gaia si fa più serio:” Se non hai chiuso con Francesco, questi battibecchi ci saranno sempre, indipendentemente da battute o meno.”
Fa una breve pausa, come se stesse arrivando al punto che per lui conta davvero:”Perché tu non tieni conto della cosa più importante: la gelosia. Tu credi che Francesco non sarà geloso di noi? Due stupide battute non affondano una nave, la gelosia si.”
Gaia risponde con una sicurezza, che rende ogni parola molto chiara:” Certo che mi sono trovata bene con voi, altrimenti non sarei qui con voi adesso.”
Fa un piccolo gesto con la mano, come ad indicare la situazione presente:” E non ho censurato il vostro modo di essere voi stessi. Ho censurato il vostro atteggiamento nei confronti di Francesco.”
Poi affronta direttamente l’altro punto sollevato da Fausto:” Quanto al mio discorso con lui, non abbiamo chiuso niente, perché non si è mai aperto nulla.”
Lo guarda dritto negli occhi:”Dunque il tuo è un discorso senza alcun senso.”
Per un attimo sembra che la questione possa finire lì, ma Fausto non appare soddisfatto. Si sporge leggermente in avanti, insistendo, con il tono di chi vuole arrivare fino in fondo:” E allora perché non partecipi, se non partecipa anche Francesco? Tanto gli hai già detto di no.”
Nella mia testa continua intanto a riecheggiare quella frase di Gaia:” Quanto al mio discorso con lui, non abbiamo chiuso niente, perché non si è mai aperto nulla.”
Quella frase le è uscita con semplicità, forse persino con innocenza. Non mi e’ parso che la volesse pronunciare con cattiveria, né con l’intenzione di ferirmi. Eppure, proprio per questo, il suo effetto è stato ancora più strano. In poche parole ha cancellato ogni possibile interpretazione diversa, tracciando una linea netta davanti a tutti.
Per chi ascoltava, poteva sembrare solo una precisazione. Per me, invece, è stata come una piccola umiliazione pubblica. Non perché è stata gridata o enfatizzata, ma perché è stata detta davanti agli altri, senza alcun filtro.
Mi viene spontaneo pensare che forse non si è resa conto di quanto è suonata dura quella frase. Avrebbe potuto anche far finta di nulla, lasciar scivolare la domanda, cambiare discorso. Davanti a tutte queste persone, tra cui Fausto Ed una risposta così netta, probabilmente gli ha dato quello che cercava: spazio, sicurezza, forse persino slancio.
Adesso sto solamente aspettando la risposta di Gaia a Fausto:” Lo so, ma passerei per stronza. Se do una chance a voi, la devo dare anche a lui.”
Le parole cadono precise, con quella chiarezza che non ammette fraintendimenti.
C’è una sorta di equilibrio difficile da gestire: da un lato la sincerità, dal altro la consapevolezza della percezione altrui. Parla di giustizia, di parità, e nello stesso tempo del rischio sociale di sembrare ingiusta.
Ma non posso assolutamente accettare questo discorso di Gaia. Non riesco a trovarci un senso logico. Sembra quasi che abbia deciso di darmi una possibilità, non perché lo desideri davvero, ma perché le faccio pena. Come se fosse un modo per lavarsi la coscienza, per poter dire un domani: “Francesco; io ho messo tutta la mia buona volontà. Purtroppo non hai catturato il mio interesse.”
E questo è proprio ciò che mi fa stare male. Perché se il punto di arrivo è già scritto, se dentro di sé ha già deciso che non potrà nascere nulla, allora non capisco perché dovrei restare in gara. Non voglio essere una scelta di cortesia, né qualcuno a cui viene concessa una possibilità per dovere o compassione.
Io ho bisogno di sentire che dal altra parte c’è curiosità vera, interesse autentico, non una prova fatta per sentirsi a posto con la propria coscienza. Per questo faccio fatica ad accettare il suo discorso: perché mi dà la sensazione di essere già stato giudicato, prima ancora di avere davvero una possibilità:” Gaia; guarda che non sei obbligata. Stai mettendo la cosa come un obbligo.tu non hai nessun obbligo verso di me."
.
Gaia non rimane sorpresa dalla mia risposta. Mi guarda con un’espressione quasi prevedibile, come se si aspettasse esattamente questa reazione da parte mia:“Francesco, immaginavo questa tua reazione”, mi dice con calma. “Ma devi tenere conto di una cosa: praticamente loro non li conosco. Quelli che percorrono un labirinto al buio, sono i tuoi amici, non tu. Tu, invece, parti già con un vantaggio.”
Parla come se la situazione fosse evidente, quasi ovvia dal suo punto di vista:“Dunque dovresti essere anche felice di partecipare. Se a partecipare fossero Corrado o Mariano, allora capirei la tua obiezione. Ma qui partecipano soltanto i tuoi amici.”
Nel suo tono non c’è sorpresa né tensione, piuttosto la sicurezza di chi pensa di aver dato una spiegazione razionale, sufficiente a smontare i miei dubbi.
Cerco di rispondere con calma, mantenendo un tono sobrio e il più possibile logico. Non voglio alzare la voce, né trasformare la conversazione in uno scontro. Provo semplicemente a spiegare il mio punto di vista:“Gaia, i no non si trasformano in sì dal nulla”, dico con tranquillità. “ E non temo affatto la concorrenza di quei tre. Su quel piano, io mi sento su un altro pianeta.”
Faccio una breve pausa, cercando le parole giuste per non sembrare aggressivo:” Il punto non è la competizione. Il problema è un altro: a te piacciono i tipi come Mariano, Corrado e Fausto. E se è così, allora tutto diventa possibile.”
Quando sente pronunciare il suo nome, Fausto assume subito un’espressione ancora più sicura di sé, quasi compiaciuta. In questo momento capisco, che forse avrei fatto meglio a non citarlo. Ma non posso pretendere di non commettere errori: ne ho già fatti troppi. Posso solo cercare di ridurli il più possibile.
Anche Gaia sembra sorpresa da quella citazione. Mi guarda e me lo fa notare subito:“ Perché hai citato Fausto?”
Alzo leggermente le spalle e mi limito a rispondere con semplicità: “Così.”
Spero che la cosa finisca lì, che la frase cada nel vuoto. Ma Fausto non perde l’occasione e, con una furbizia quasi calcolata, interviene subito:” Francesco si è accorto che, tra me e te, c’è molto feeling. E me ne ero già accorto anche io.”
Gaia si gira a guardarlo, poi torna a guardare me. La sua espressione è indecifrabile. Sembra sforzarsi di non lasciare trapelare nulla.
Fausto però non le dà tregua:“Del resto è normale. È meglio avere come ragazzo uno che esce in compagnia, piuttosto che un balordo conosciuto in discoteca, di cui non sapete niente. È normale che nelle compagnie si formino le coppie. E se voi uscite con noi, essendo praticamente in numero quasi pari, la cosa è perfetta.”
Dentro di me non posso fare a meno di pensare a quanto suonino false e ipocrite quelle parole. Si ricorda cosa aveva raccontato la prima volta, a Gaia e Valentina? Si era vantato di essersi fatto una appena conosciuta, e adesso vuole fare la morale, a chi trova un ragazzo in discoteca?
Fausto si ferma un attimo, poi riprende:“Al limite, per risolvere del tutto il problema, potreste portare un’altra vostra amica per”
A quel punto si blocca. Non pronuncia il mio nome. Probabilmente non se la sente. Forse non è sicuro della reazione di Gaia.
Gaia è lesta a intervenire. Non vuole che la tensione torni a salire e lo si capisce dal modo rapido con cui prende la parola, rivolgendosi a me:“Invece di guardare gli altri, dovresti lavorare su di te, non credi?”
Rimango in silenzio. In fondo non ha tutti i torti. Forse dovrei davvero pensare di più a me stesso, invece di concentrarmi a criticare gli altri.
Proprio per dimostrare che ho capito il senso del suo discorso, e soprattutto per far cadere definitivamente il tema Fausto; faccio una mossa improvvisa:“A proposito, mi stavo dimenticando. Scusa Serena, sono stato molto maleducato prima.”
Gaia fa un piccolo cenno di approvazione verso di me, poi guarda l’amica. Serena si alza e viene verso di me. Mi dà un bacio sulla guancia. La vedo felice, quasi gioiosa.
Subito dopo mi dà un pizzicotto sul altra guancia. Sorride e dice:“Perdonato. Però non comportarti più così, altrimenti non ti scelgo.”
I miei tre amici si guardano tra loro. Se Serena è sincera, uno di loro dovrà rassegnarsi a continuare a farsi le seghe.
Gaia allora mi guarda e conclude con un mezzo sorriso:“Vedi, Francesco? Ci vuole poco a far felice una ragazza”, per poi rivolgersi a Fausto:” Visto che ora è tornata la tranquillità, ci spieghi bene come funzionerebbe la cosa?”
Fausto sorride, come se stesse aspettando proprio questa domanda:”Molto semplice. Ognuna di voi tre fa una scelta, in merito al primo con cui uscire.”
Gaia lo guarda con un’espressione dubbiosa e incrocia:” Ma non vi conosciamo, come facciamo a scegliere?”
Fausto non sembra minimamente preoccupato. Alza leggermente le spalle e risponde con sicurezza:” A pelle.”
Gaia sembra rifletterci un attimo, finché Giacomo non coglie l’occasione per infilare una delle sue solite battute idiote:” Le scopiamo a pelle? Figo.”
Giacomo scoppia a ridere da solo, piegandosi leggermente in avanti sul divano, divertito dalla propria battuta. La sua risata è rumorosa e un po’ sguaiata, di quelle che riempiono il silenzio, anche quando nessun altro le segue.
Fausto invece resta immobile. Non ride, non commenta. Rimane semplicemente lì, con lo sguardo che si sposta per un attimo su Gaia, come se volesse prima capire la sua reazione. Il suo volto è quasi impassibile, appena segnato da un accenno di curiosità.
Anche Nicolas non ride. Si limita a osservare la scena con calma, lasciando che il momento passi.
Sul volto di Gaia compare invece un’espressione di totale imbarazzo. Le guance si tendono leggermente, lo sguardo scivola per un istante verso il basso. Sembra quasi non sapere bene dove guardare o cosa dire. La sua reazione dà l’impressione che per lei sia una situazione completamente nuova, qualcosa che non sa ancora bene come gestire.
Valentina, al contrario, appare quasi indifferente. Rimane rilassata, come se la battuta non l’avesse né sorpresa né turbata particolarmente.
Invece Serena fatica a trattenere una risata. Cerca di restare impassibile, ma le labbra le tremano leggermente, e gli occhi tradiscono il divertimento.
Tre atteggiamenti diversi nello stesso momento: l’imbarazzo evidente di Gaia, la calma quasi distaccata di Valentina, e il divertimento trattenuto di Serena.
Per qualche secondo l’imbarazzo resta sul volto di Gaia, evidente. Lo sguardo basso, le labbra serrate mentre cerca di ricomporsi. Ma dura poco. Dentro di lei scatta quasi subito una reazione: capisce che deve riprendersi in fretta. Non può permettere che quel momento resti sospeso, né lasciare che la scena venga dominata da Fausto o dalla battuta di Giacomo.
Così inspira leggermente e rialza lo sguardo. L’imbarazzo si ritira dietro un’espressione più controllata, più lucida. Decide consapevolmente di ignorare completamente la battuta di Giacomo, come se non fosse mai stata detta. Non vale nemmeno la pena commentarla:" Decidiamo a fine serata. Prima vi conosciamo un po’.”
Mi sembra che sia riuscita a dare la risposta più logica possibile ma, ancora una volta, cerca l’appoggio di qualcuno.
Questa volta però non cerca lo sguardo di Serena, per avere conferma. In fondo, fino a quel momento Serena aveva sempre finito per dare ragione a Fausto, e Gaia sembra voler evitare quel riflesso automatico.
I suoi occhi allora si spostano altrove, e si fermano su di me:”Sei d’accordo, Francesco?”.
Il modo in cui lo dice sembra quasi un invito a prendere posizione, ma anche un modo per coinvolgere qualcun altro nella gestione della situazione.
Resto in silenzio per qualche secondo, giusto il tempo di mettere insieme le parole. Non voglio sembrare aggressivo, né dare l’impressione di voler giudicare qualcuno. Cerco semplicemente di essere il più diretto e sincero possibile:” Gaia, la logica c’è tutta. Però non riesco a capire una cosa; e non voglio offendere nessuno o giudicare nessuno, perché l’ultima parola spetta a voi ragazze. Ma davvero valutate di mettervi con gente, che fa battute da baraccone?
Non lo dico con tono accusatorio, ma con una specie di curiosità genuina, come se stessi cercando di capire davvero il loro punto di vista.
Gaia però è prontissima a rispondere. Non esita nemmeno un secondo. Appena finisco di parlare, replica subito:” Francesco, rimangono comunque delle battute, sicuramente stupide. Ma non si può giudicare un ragazzo dalle battute che fa, non credi?”
Il suo tono non è polemico, ma deciso. Ha già chiaro in testa, quello che vuole dire.
Poi aggiunge, quasi ribaltando completamente il ragionamento:" Tra l’altro non mi puoi fare un discorso del genere, visto che sono i tuoi migliori amici. Altrimenti quello contraddittorio sei tu.”
Fa una piccola pausa, guardandomi dritto negli occhi:” Nel momento in cui conosciamo te, e sappiamo che sono i tuoi migliori amici; abbiamo un’implicita garanzia che siano bravi ragazzi, no?”
Con quella risposta Gaia non si è limitata a ribattere al mio ragionamento. In realtà, quasi senza dirlo apertamente, ha fatto qualcosa di più: ha preso una posizione chiara.
Il modo in cui ha difeso la situazione, minimizzando la battuta di Giacomo e spostando il discorso sulla fiducia implicita che deriva dal fatto che siamo amici, è stato in fondo un modo per legittimare tutto il contesto. Come se stesse dicendo che sì, magari la situazione è un po’ strana, magari alcune battute sono fuori luogo, ma non abbastanza da fermare il gioco.
Anzi, proprio il fatto di tirare in mezzo me,sottolineando che loro conoscono me e che quindi, indirettamente, possono fidarsi anche degli altri; suona quasi come una certificazione implicita. Se io sono lì con loro, e loro sono i miei migliori amici, allora l’intero meccanismo diventa più accettabile.
In questo momento diventa abbastanza chiaro: Gaia non sta cercando una via d’uscita. Non sta prendendo le distanze dalla situazione.
Sta decidendo di restare dentro.
In altre parole, con questa risposta, Gaia ha praticamente confermato che anche lei è disposta ad andare avanti in questo strano gioco, se così lo si vuole chiamare. Non lo ha detto esplicitamente, ma il messaggio che passa è proprio questo: accetta le regole implicite della serata, e sceglie di continuare a giocare.
Non ho ancora capito, se Gaia ha perfettamente compreso, che ai miei amici interessa principalmente scoparsele.
Per lei potrà essere anche un gioco, per loro no.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 43 ):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
