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E' un mondo difficile ( capitolo 52 )


di chiara94
03.04.2026    |    459    |    156 5.8
"Nicolas si rivolge a Serena e Gaia:" Senza reggiseno, le stringerei i capezzoli, e le piacerebbe..."
Gaia si gira lentamente verso di lui. Il suo sguardo è lucido, vigile. Non è sorpresa, ma infastidita. Non le piace essere trascinata in qualcosa, che non ha deciso lei.
" Ma cosa c’entro io? "
Fausto sorride, ma è un sorriso costruito, quasi forzato. Sta cercando di trasformare la pressione in gioco:" E’ solamente un gioco. Guardami in faccia, mentre Giacomo lo fa."
Gaia non risponde. Lo guarda. E in quello sguardo c’è una sfida silenziosa: sta valutando se cedere per mantenere il controllo, od opporsi e rischiare di perderlo.
Il suo silenzio diventa una specie di consenso implicito.

Giacomo si muove.
Si avvicina con cautela. A differenza di Nicolas, non ha slanci: ha esitazioni. Le mani si muovono lentamente verso il bottone dei pantaloni di Gaia, come se stesse entrando in un territorio, che non gli appartiene davvero.
Gaia non si sposta. Non lo aiuta, ma non lo ferma. Lo osserva.
Giacomo arriva al bottone. Lo tocca, armeggia per un attimo, poi riesce a slacciarlo.
Fausto interviene subito, soddisfatto, quasi sollevato:" Fatto. Vedi che non era così difficile? "
Gaia abbassa lo sguardo per un attimo. Poi, senza dire nulla, si riabbottona subito. Il gesto è rapido, deciso. È un modo per riprendersi qualcosa, che sente di aver lasciato andare, anche solo per un attimo.
Fausto però non si ferma. Ora che ha iniziato, vuole continuare:" Ora tocca a me con Serena."
Serena si irrigidisce appena. Il suo primo istinto non è reagire, ma cercare Gaia. La guarda immediatamente, come se avesse bisogno di un permesso, o almeno di una direzione.
Gaia intercetta quello sguardo. Non esita.
" Guardami, cucciola."
Il tono è morbido, ma fermo. Non è un consiglio: è una guida.

Serena si aggancia a quello sguardo, come ad un punto fisso. Non parla. Ma dentro è divisa: una parte di lei è curiosa, l’altra è insicura.
E sceglie di fidarsi.
Serena resta immobile, lo sguardo fisso su Gaia. Non parla. Dentro è attraversata da un leggero disagio, ma lo tiene sotto controllo. Non vuole contraddire l’amica, non vuole uscire dal suo campo di protezione.
Fausto si avvicina. Il suo tono è più morbido, quasi rassicurante:" Però mettiti più rilassata."
Appoggia le mani sulle sue spalle. Il gesto è deciso, ma non brusco. La spinge lentamente al indietro, fino a farla aderire completamente allo schienale del divano.
Serena si lascia andare. Non perché sia davvero a suo agio, ma perché ha scelto di non opporsi.
" Non guardare."
Lei obbedisce. Distoglie lo sguardo. È un modo per separarsi da ciò che sta succedendo, per viverlo senza affrontarlo davvero.
Fausto porta le mani al bottone. Lo apre con sicurezza. Poi lo richiude.
" Ecco, vedi? Fatto. Ora te lo richiudo."
Serena rialza la testa e lo guarda.
Non è sollevata, ma nemmeno turbata.
Gaia ha osservato tutta la scena. Non è intervenuta. Ha lasciato che accadesse.
Poi, per un attimo, si gira verso di me. Cerca una reazione. Vuole capire se ho perso terreno, o se sto ancora controllando la situazione.
Io resto impassibile.
Questo sguardo le restituisce un’incertezza, che non le piace.

Intanto Fausto non è soddisfatto. Vuole di più.
" Gaia; voglio aprirlo anche io."
Ancora silenzio.
Fausto si alza e si sposta. Ora Gaia è tra lui e Giacomo. La posizione cambia tutto: è fisicamente al centro, circondata.
Le dà una piccola spinta sulla spalla:" Fai come Serena; appoggiati allo schienale, e non guardare."
Gaia lo guarda per un secondo. In quel secondo c’è una scelta. Poi cede. Si lascia andare al indietro. Gli occhi si alzano verso il soffitto.
Non è abbandono totale. È controllo, che finge abbandono.
Fausto apre il bottone. Poi lo richiude:" Ora lo rifà Giacomo."

Gaia prova a tirarsi su. Fausto la blocca con entrambe le mani sulle spalle: " Solamente un attimo, fidati."
Quel fidati è la chiave. Ma è anche il limite.
Gaia torna indietro, ma è più tesa. Il corpo lo dice chiaramente.
Giacomo si riavvicina. Riapre il bottone, più velocemente stavolta, come se volesse finire in fretta.
Fausto interviene: " Aspetta un attimo a richiuderlo."
Giacomo si blocca. Lo guarda, confuso. Non capisce dove voglia arrivare.
Gaia si agita. La sua voce tradisce una crepa:" Perché deve lasciare il bottone aperto? "
Fausto la guarda, cercando di banalizzare:" Così, non succede niente. Non si vede assolutamente nulla. Stai tranquilla, la tua figa non prende aria."
La frase cade male. Molto male.

Appena Gaia sente la parola figa, reagisce immediatamente. Si tira su di scatto, liberandosi dalla posizione con una spinta leggera, ma decisa, contro Fausto.
Lo guarda. Stavolta lo sguardo è diverso: non c’è più gioco, non c’è più complicità. C’è distanza.
Fausto prova a recuperare:" Gaia; ci stiamo solamente comportando come ragazzi."
Ma è una giustificazione debole.
E lo sa anche lui.
Gaia si ricompone in fretta, ma è una ricomposizione solo esterna. Dentro è ancora scossa, irritata, ferita nel orgoglio.
" D’accordo, ma ora tocca a Francesco."
Fausto interviene subito, quasi a riportare ordine:" Ma lui non partecipa al primo giro."
Gaia lo ignora. La sua voce diventa più netta, più dura:" Comunque tocca ugualmente a Francesco."

Si alza. Il movimento è deciso, quasi brusco. Si piazza davanti a me, in piedi, occupando lo spazio, imponendo la sua presenza.
E la sua figa è praticamente davanti alla mia faccia.
" Francesco; tocca a te."
La osservo, senza abbassare lo sguardo:" Gaia; io non mi presto a queste stupidaggini."
Lei stringe leggermente le labbra. Non è abituata a ricevere un rifiuto così diretto, soprattutto davanti agli altri.
" Francesco; voglio che lo fai anche tu."
Il tono è cambiato. Non è più proposta, è richiesta. Quasi un ordine.
Sto per rispondere, quando qualcuno si muove alle sue spalle.

Fausto.
Arriva da dietro, con un gesto improvviso. Le prende la giacca dalle spalle e la fa scivolare giù.
" Così, mentre parlate, almeno noi ammiriamo il tuo culo."
Il tempo sembra fermarsi per un istante.
Gaia si gira di scatto. Lo sguardo è furente. Non c’è più controllo, non c’è più ironia. Raccoglie la giacca con un gesto rapido, quasi nervoso.

Valentina interviene subito, cogliendo l’occasione:" E poi volevi fare la lezioncina a me, quando tu sei la prima, a non voler far nulla."
Gaia la fulmina con lo sguardo. È uno sguardo pieno di rabbia, ma anche di bisogno di ristabilire gerarchie. Senza dire una parola, lascia cadere la giacca per terra, quasi a voler dimostrare che non è quello il punto.
Poi torna a guardarmi.
La sua voce ora è tesa, vibrante:" Francesco; fallo."
Scuoto la testa, lentamente. Senza esitazione.

Dietro di noi, i ragazzi commentano.
Nicolas, quasi ammirato:" Gaia ha un culo spaziale."
Fausto rincara, con un tono più sporco:" Sicuramente vergine."
Gaia arrossisce. È un rosso misto: rabbia e vergogna. Due emozioni che, per una come lei, sono difficili da gestire insieme.
Per un attimo sembra perdere il centro.

Poi Serena interviene. Si mette accanto a lei, quasi a proteggerla, ma anche a non lasciarla sola nel confronto.
" E il mio è meno bello? "
Si tira leggermente su la felpa, scoprendosi. Il gesto è ambiguo: metà sfida, metà bisogno di attenzione.
Giacomo reagisce subito:" Uno più bello dell’altro."
Fausto non si ferma:" Però per giudicare chi ce l’ha più bello di voi due, dovete togliervi qualche indumento."

Questa frase supera il limite.
Gaia si gira immediatamente, scattando:" Assolutamente no."
Il tono è alto, netto, definitivo.
I tre ragazzi restano sorpresi. Non si aspettavano una reazione così forte, così immediata. Per la prima volta capiscono di aver oltrepassato qualcosa.
Gaia li guarda. Non c’è più gioco nei suoi occhi. Solo distanza.
" Ci vediamo domani pomeriggio, per l’uscita di gruppo."
È una chiusura. Non una proposta.
E in quella frase c’è tutta la sua volontà di riprendere il controllo, ma anche la consapevolezza che, per un attimo, le è sfuggito.

La stanza è piena di parole non dette, prima ancora che qualcuno parli. L’aria è densa, quasi ferma. Poi Gaia rompe l’equilibrio, senza alzare la voce ma imponendosi comunque.
“ Francesco; accompagna me e Serena, a casa.”
Non è una richiesta. È già deciso. Il tono è asciutto, diretto. Tutti lo capiscono subito.
Fausto prova a intervenire con un mezzo sorriso, che tradisce disagio più che sicurezza:“ Gaia; ma ci hai detto tu, che dobbiamo fare i ragazzi.”
Sta cercando di riportare tutto su un piano leggero, quasi scherzoso. Ma Gaia non lo segue. Lo guarda e lo colpisce subito, senza girarci intorno:” È vero, ma perché Francesco non lo fa? Ti sei chiesto il motivo? ”
C’è accusa nelle sue parole. Non verso Fausto soltanto, ma verso l’intera dinamica del gruppo. Sta mettendomi al centro, costringendo tutti a guardarmi.
Fausto prova a rispondere, ma è già sulla difensiva:” Forse preferisce Serena.”
Gaia scuote la testa, quasi infastidita:” No, non lo fa, perché è da sfigati.”

La parola cade pesante. Non è detta per ferire soltanto: è un’etichetta, un modo per stabilire una gerarchia. Nessuno ride.
Fausto insiste, cercando di recuperare terreno:” Ma se sono solamente uscite in amicizia, noi abbiamo perso in partenza. I nostri punti di forza sono la simpatia, l’essere maliziosi e un po’ porci.”
Sta provando a ridefinire il gioco, a spostarlo su qualcosa che può controllare. Ma ormai la tensione è salita.

Intervengo:” Gaia; posso parlarti in privato? ”
Lei mi guarda un attimo, poi annuisce. Senza commentare. È un sì concesso, non spontaneo.
Ci spostiamo nel altra stanza. Qui il rumore si spegne. Rimane solo una tensione più sottile, più personale.
La guardo:” Se vuoi veramente fare questa cosa a step, prima o poi capiteranno queste situazioni qui.”
Lei non risponde. Mi fissa, in silenzio. Sta ascoltando, ma non si scopre.
Continuo, cercando di restare lucido:” Solamente chi merita, come hai detto tu. Gli altri no.”

Lei inclina leggermente la testa. Poi chiede:” Francesco; tu hai capito perché ho scelto Giacomo? “
“ No, ma tanto cambia poco. Chiunque di loro tre non potrà mai piacerti “ rispondo.
Per un attimo sembra irrigidirsi. Poi ribatte:” Fausto è quello che mi piace di più dei tre. Ho preferito Giacomo, per non discutere con te.”
Questa frase resta pendente. Non è solo una spiegazione: è una confessione indiretta.
La guardo meglio:” Quando dici ti piace; intendi proprio che ti piace, o solamente che è quello, che ti piace di più dei tre? “
Lei abbassa appena lo sguardo, poi lo rialza:” A pelle mi piace, però non ho praticamente metri di paragone.”
C’è esitazione. Non è una risposta solida. È una sensazione.
Faccio un passo in più:” Ti piace più di me? “
Silenzio.
Lei non parla. Mi guarda soltanto, con occhi profondi, fermi. È uno sguardo che dice tutto e niente insieme.
Aggiungo, quasi per chiudere quel vuoto:” Quindi è stata una casualità aver indovinato le tre uscite.”
Lei annuisce lentamente.
In questo momento mi tornano in mente le parole di Valentina quella sera, sotto casa di Giacomo.
“ A chi apriresti le gambe? ”
Gaia aveva detto:” Fammi pensare.”
Ma adesso è chiaro: non era indecisione. Era paura, o vergogna, o imbarazzo.

La guardo di nuovo:” Ma che senso ha, che io partecipi a una sfida a quattro step, quando sarò già perdente al primo? “
Lei sospira appena:” Francesco; allora non hai capito il mio discorso, che ti ho fatto prima. Eppure te l’ho fatto due volte.”
C’è un filo di frustrazione nella sua voce. Come se si aspettasse che io vedessi qualcosa, che mi sfugge.
Cerco di restare calmo:” Comunque io non pensavo che le cose stessero così. Adesso che so il tuo pensiero; credo che hai sbagliato a rispondere in quel modo a Fausto. Avresti dovuto essere più comprensiva.”
Sentendo la parola comprensiva, lei scatta subito:” Io e Serena non siamo puttane come Valentina.”
Il tono è duro, netto.“ Ed ora non ne voglio più parlare. Voglio che mi porti solamente a casa. E accompagni anche Serena.”
Capisco subito che è finita. Non è più un dialogo.
E così confermo con semplice cenno del capo.

Torniamo di là. L’atmosfera è cambiata, come se tutti avessero percepito che qualcosa si fosse rotto.
Gaia prende il giubbotto. Serena la imita, senza esitare.
Fausto le guarda:” Gaia; ma veramente andate via? “
Lei lo guarda male:” Ci vediamo domani al uscita. E rimettete Francesco nel gruppo, aggiungete Serena e togliete Valentina. Anzi no, anche lei deve partecipare.”
Ancora una volta mostra, che è lei a comandare. Decide ruoli, presenze, regole.
Io e Valentina ci scambiamo uno sguardo veloce. Basta quello.

Giacomo si avvicina a Serena:” Ma sei arrabbiata con me? ”
Lei non esita:” No, ma se va via Gaia, vado via anch'io.”
È una scelta chiara. Non personale: di appartenenza.
Fausto e Giacomo si guardano. Poi Fausto si arrende:” D’accordo, a domani.”
Valentina interviene:” Allora vado via anche io, non resto con voi tre.”
Nicolas la fissa storto:” Hai paura che ti porti in cucina? ”
Lei lo guarda, fredda:” Vai a casa a farti una doccia, è meglio.”
Lui esplode:” Serena ha proprio ragione, sei una troia.”
Valentina non reagisce. Si mette la giacca, ignorandolo.

È troppo per Nicolas. Tira un pugno contro il muro. Il rumore è secco. Si fa male davvero.
“ Nicolas; ma sei impazzito? “ dice Giacomo.
Tutti si girano.
Serena sorride, ironica:” Nicolas; io ti capisco perfettamente. La colpa è tutta della troia.”
Gaia mi guarda:” Francesco; visto che ti piace fare il maestro di vita, perché domani non parli alla tua migliore amica? “
“D’accordo,” rispondo.
” Sarà la prima cosa che farò, quando mi sveglio. Vale; domani facciamo colazione assieme?“

Gaia interviene subito:” Lei esce con Nicolas, non con te. Te lo sei già dimenticato? Vediamo di non barare. Non violare le regole. Le parli nel gruppo, dove possiamo leggere tutti.”
Fausto annuisce:” Concordo Gaia, ma allora perché vi porta a casa Francesco? “
Lei lo fulmina con lo sguardo:” Perché non abbiamo la macchina, e non torniamo a piedi a quest’ora.”
“ Ma non possiamo portarvi a casa, io e Giacomo? “ chiede Fausto.
La mia compagna di università è categorica:” Assolutamente no.”
Fausto non vuole saperne di arrendersi:” Perché, se posso chiederti? “
La risposta è nuovamente un siluro:“ No, non puoi chiedere. Ti basta sapere la risposta, che è no.”
Fausto si arrende del tutto:” Ok, buonanotte ragazze.”
“ Buonanotte ” aggiunge Giacomo.
Gaia non risponde. Serena la segue anche in questo.

Nicolas prende i cuscini del divano e li getta violentemente a terra:
" No, non può assolutamente finire così la serata. Ma siete impazzite? Spiegateci, con che umore, domani facciamo le uscite."
Le ragazze lo guardano, senza dire nulla. L’aria nella stanza si tende, come se qualcuno avesse tirato troppo una corda invisibile.
Nicolas continua, la voce più dura, quasi incrinata:" Fausto non ha detto nulla di male, e l’avete crocifisso. Ma sapete cosa vuol dire scopare? Altro che quattro giochini maliziosi."
Gaia incrocia le braccia, solleva appena il mento e ribatte:" Lo sappiamo perfettamente, ma stasera non è proprio serata."
Nicolas non arretra, anzi fa un passo avanti:" Però tu hai criticato Valentina, e poi hai fatto più casino di lei, per nulla."

Gaia lo guarda male, gli occhi stretti, ma si trattiene. Le sue dita tamburellano appena sul braccio, segno di una rabbia che resta compressa. Probabilmente non vuole litigare, altrimenti domani le uscite salteranno davvero.
Nicolas si gira verso i suoi due amici, cercando un appoggio che non arriva:" Io capisco stare zitti, andare incontro, ma c’è un limite a tutto. Più state zitti, più Francesco guadagnerà punti."
Fausto abbassa lo sguardo, sembra pensarci, sembra sul punto di dire qualcosa.Le labbra si schiudono appena, poi si richiudono. Scuote la testa e lascia perdere. Troppa tensione, troppo rischio. E forse, soprattutto, troppo timore di Gaia.
Giacomo resta immobile, quasi rigido. Non dice una parola. Serena, accanto a lui, osserva Gaia e ne ricalca ogni gesto, ogni espressione, come se fosse il suo riflesso.

Improvvisamente, il silenzio viene spezzato da un colpo secco.
Con un calcio, Nicolas butta a terra i cartoni delle pizze, le lattine e le bottigliette d’acqua, che erano sul tavolino basso della sala. Il rumore rimbalza sulle pareti. Il tavolo resta sgombro, nudo.
Nicolas respira forte, poi si avvicina a Valentina, le prende il polso:" Dai, vieni."
Valentina lo guarda con aria interrogativa, confusa, quasi incredula.
Lui insiste, indicando il tavolino:" Togliti il giubbotto e mettiti a carponi sul tavolino."
Lei spalanca gli occhi e tira indietro leggermente il braccio:" Ma perché questa cosa? "
Nicolas la fissa, determinato, quasi ostinato:" Valentina; voglio spiegare a quelle due come funziona, e mi serve una assistente."
Valentina scuote la testa, fa un mezzo passo indietro:" Non mi sembra il caso, la serata è finita."
Nicolas batte i piedi, nervoso, come se non accettasse questa realtà:" La serata può finire in modo così? "
Nessuno risponde.
Solo il rumore lontano di una macchina che passa, mentre nella stanza resta sospesa una tensione, che nessuno sembra più capace di sciogliere.

Sul volto di Valentina compare un sorriso:" In fondo, se è per fare un piacere alle mie due amiche, lo faccio volentieri."
Il tono è leggero solo in apparenza. È una frase provocatoria, e lo capiscono tutti. Gli sguardi di Gaia e Serena si accendono immediatamente, duri, furiosi, senza bisogno di parole. L’aria si fa ancora più pesante, quasi irrespirabile.
Eppure nessuna delle due replica. Restano ferme, rigide. Per loro la serata è già finita, e continuare significherebbe solo trascinare ancora di più qualcosa, che vogliono chiudere.
Valentina si sfila lentamente il giubbotto, lo lascia cadere per terra,senza distogliere lo sguardo dagli altri. Poi si avvicina al tavolino basso, ora sgombro, e si inginocchia sopra. Appoggia le mani davanti a sé, il vetro freddo sotto i palmi.
Resta a carponi, immobile.
Non c’è più ironia nel suo viso adesso, solo una calma tesa, come se stesse aspettando qualcosa, che potrebbe non arrivare mai. Gli occhi scorrono rapidamente sui presenti: Nicolas, rigido e carico di energia nervosa; Gaia e Serena, chiuse in un silenzio ostinato; gli altri, sospesi, incapaci di intervenire.
La stanza sembra trattenere il respiro.
Valentina resta così, in attesa delle mosse di Nicolas. Ma più passano i secondi, più quella scena appare fragile, sul punto di rompersi, sotto il peso di tutto ciò che nessuno sta dicendo.

Nicolas le dice:" Non sei lontanamente paragonabile a Serena e Gaia, loro sono molto più belle di te. Però sei di un livello superiore, rispetto a quelle che ci facciamo di solito. E dunque sei una con cui bisogna provarci, senza lasciare nulla di intentato."
Le parole cadono nella stanza come sassi, pesanti, sgradevoli. Non c’è leggerezza, né ironia, solo una tensione, che si stringe ancora di più attorno a tutti.
Valentina gira la testa verso di lui, lo sguardo incredulo, ferito ma anche lucido, come se stesse cercando di capire fino a che punto, Nicolas sia disposto a spingersi.
Lui però non ricambia quello sguardo. Resta in piedi, rigido, lo sguardo fisso davanti a sé, come se stesse parlando a qualcuno, che non è davvero lì.
Poi aggiunge, con tono secco:" Guarda davanti, ascoltami solamente."

Valentina esita per un istante. Le dita si tendono appena sul tavolo, le spalle si irrigidiscono. Nella stanza nessuno si muove, nessuno interviene.
Lentamente, quasi controvoglia, riporta lo sguardo in avanti.
Il silenzio che segue non è più solo tensione: è qualcosa di più denso, più scomodo. Come se, oltre alla rabbia, stesse emergendo anche un limite che qualcuno ha appena oltrepassato.
Nicolas continua:" Non hai sicuramente le tette belle e grosse come quelle di Serena e Gaia, ma non sei comunque piatta. Però "
Si ferma improvvisamente. Il movimento spezza il ritmo delle sue parole. Fa un passo dietro Valentina e allunga le braccia, posando le mani sulle tette di lei.
Valentina si gira subito a guardarlo, sorpresa, gli occhi spalancati. Ma Nicolas la richiama ancora, con tono secco:" Guarda davanti."

C’è un attimo di esitazione. Le spalle di Valentina si irrigidiscono, come se stesse valutando, se opporsi davvero o lasciar correre. Poi, lentamente, riporta lo sguardo in avanti.
Nicolas riprende a parlare, come se nulla fosse: " Le riesco a prendere con entrambe le mani. Quelle di Serena e Gaia sono così grosse, che non so se ci riuscirei."

Gaia e Serena si scambiano uno sguardo sconvolto, quasi incredulo. Non è solo imbarazzo: è qualcosa di più profondo, un misto di rabbia e incredulità, che però resta ancora senza voce.
Le mani di Nicolas si muovono piano, in modo apparentemente delicato, come se quel gesto contrastasse con la durezza delle sue parole. Il silenzio nella stanza si fa ancora più pesante, quasi opprimente.

Valentina resta ferma, apparentemente composta. Da fuori sembra indifferente, come se si fosse chiusa in una specie di distanza interiore. Non c’è partecipazione nel suo viso, nessun segno evidente di coinvolgimento.
È come se stesse aspettando che tutto finisca.
Nicolas le chiede:" Ti piace, Valentina; come ti accarezzo? "
Valentina prova istintivamente a girarsi, come se avesse bisogno di guardarlo negli occhi, per rispondere. Ma Nicolas la blocca subito, con voce ferma:" No, non guardarmi. Devi stare girata. Rispondi solamente."
C’è un attimo sospeso. Valentina inspira appena, poi riporta lo sguardo davanti, le mani ancora appoggiate al tavolino. Quando parla, il tono è calmo, ma tagliente:" Francesco mi piace di più."
Le parole cadono come una scintilla.

Gaia scatta subito, con un mezzo sorriso, che è più provocazione che divertimento:" Sei proprio una puttana."
Fausto interviene, cercando di smorzare:" Calma, Gaia; è solamente un gioco. Parla così, per intrigare voi e noi."
Gaia si gira verso di lui di scatto, lo sguardo duro:"Ti sembro intrigata? "
Serena, fino a quel momento in silenzio, fa un passo avanti, il viso tirato:" Io sono nauseata, da cosa sto vedendo."
Quelle parole restano nel aria, pesanti. Nessuno le contraddice davvero.

Nicolas sembra ignorarle, o forse decide di farlo. Si rivolge agli altri, ma parla come se stesse ancora guidando la scena:" Ragazze, dovrei toglierle il reggiseno, ma non so se Valentina sarebbe d’accordo."
A quel punto la tensione cambia forma. Non è più solo disagio o rabbia trattenuta: è un limite esplicito, messo lì, davanti a tutti.
Valentina resta immobile per un secondo di troppo. Poi le dita si muovono appena sul tavolino, come se stesse tornando pienamente presente a se stessa. Il silenzio che segue non è più passivo: è carico di attesa, come se qualcuno stesse per interrompere davvero tutto.
Valentina resta a guardare davanti, senza dire niente.
Il suo viso è immobile, ma non rilassato: è una quiete forzata, come se stesse trattenendo qualcosa. Le mani sono ferme sul tavolino, le dita appena irrigidite.

Nicolas si rivolge a Serena e Gaia:" Senza reggiseno, le stringerei i capezzoli, e le piacerebbe. Lei deve avere dei capezzoli piccoli; non so neanche, se riuscirei a strizzarglieli,ma voi dovete avere dei capezzoli grossi, ve li stringerei eccome."
Le parole escono con un tono che sembra voler essere leggero, ma cadono pesanti nella stanza.
Gaia lo fissa, incredula, le sopracciglia aggrottate. Serena distoglie lo sguardo per un attimo, come se non volesse nemmeno incrociare quella situazione.
Nessuna delle due reagisce davvero. Nessuna ride.
Il silenzio che segue è pieno, denso, quasi imbarazzante. Anche gli altri restano immobili, evitando di intervenire, come se ogni parola potesse peggiorare le cose.
Valentina non si muove. Continua a guardare davanti a sé, distante, come se quella scena non la riguardasse più davvero.
E in questo vuoto di reazioni, diventa evidente che le parole di Nicolas non stanno creando complicità, ma solo una distanza sempre più netta tra lui e gli altri.
Gaia e Serena si guardano con occhi molto perplessi.
Non c’è curiosità nei loro sguardi, solo un misto di timore e ansia che li rende tesi, quasi rigidi. Le labbra serrate, le mani immobili; ogni piccolo movimento sembra misurato, controllato. L’aria intorno a loro vibra di disagio, e il silenzio pesa più di qualsiasi parola.

Nicolas aggiunge:" Forse subito vi farebbe male, forse inizialmente piangereste; le lacrime solcherebbero le vostre guance. In seguito, abituandovi, tutto ciò diventerebbe piacere, e non ne potreste fare più a meno."
Le sue parole cadono nella stanza, ma non suscitano entusiasmo. Anzi, accentuano ancora di più il disagio, come se tutto stesse superando un confine che nessuno vuole davvero attraversare.
Gaia deglutisce appena, lo sguardo fisso su di lui, ma non dice nulla. Serena inclina appena la testa, respirando piano, cercando di mantenere un’apparenza di controllo.
Il silenzio che segue è denso e carico: un muro di tensione che separa Nicolas dagli altri, mentre il peso delle sue parole resta sospeso nel aria.
Valentina continua a fissare davanti a sé, immobile, come se avesse completamente staccato da quello che accade attorno. Ogni respiro sembra misurato, ogni movimento calcolato. La stanza, intanto, sembra rimpicciolirsi sotto il peso di questa tensione silenziosa.

Serena si agita improvvisamente. Si torce le mani, lo sguardo che passa nervosamente da uno al altro, poi si ferma su Nicolas:” Perché ci stai dicendo queste cose? “ chiede, la voce tesa.
Nicolas non esita nemmeno un secondo. Sta dritto, sicuro di sé, quasi godendo della situazione:” Perché anche tu e Gaia dovrete salire sul tavolino.”
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