tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 49 )
27.03.2026 |
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"Mia madre sorride, un po’ sorpresa, ma visibilmente colpita da quel affetto così diretto..."
Fausto, fino a quel momento rimasto in disparte, si alza lentamente. La spinta che Gaia mi ha dato gli offre una mezza scusa, un appiglio per avvicinarsi.
Fa qualche passo incerto, poi le si ferma accanto.
Esita un istante, ma alla fine appoggia una mano sulla sua spalla, senza osare oltre:” Gaia; non vale la pena prendersela per uno così.”
Lei si gira di scatto.
Per un attimo sembra sul punto di esplodere, gli occhi accesi, il respiro corto.
Tutto nel suo corpo tradisce una rabbia pronta a uscire ma, al ultimo, si trattiene.
Stringe la mascella, abbassa appena lo sguardo e, quando parla, la sua voce è dura, controllata:” È tutto a posto. Mi sono chiarita con Francesco.”
Una pausa, poi aggiunge, più fredda:” Non voglio essere toccata da nessuno. Non ho bisogno del baby sitter.”
Le parole arrivano dritte, senza filtri.
Fausto le incassa come un pugno pieno.
La mano scivola via dalla spalla di Gaia e, senza dire altro, torna subito a sedersi, più in fretta di quanto si fosse alzato.
Serena, che ha osservato tutto, si avvicina con cautela:” Gaia; vuoi che andiamo via? ”
Giacomo rimane immobile, quasi pietrificato, con gli occhi che passano da Serena a Gaia. Sembra non riuscire a credere, a quello che sta succedendo:” Ma perché dovreste andare via?” dice infine, con un filo di voce, che tradisce più insicurezza che rabbia.
“Noi ci siamo comportati bene con voi. Se proprio c’è qualcuno che ha sbagliato, è Francesco. Al massimo mando via lui.”
Le parole cadono pesanti.
Gaia non esita nemmeno un secondo.
Fa un passo avanti, lo sguardo duro, deciso:” Prima che esca Francesco, usciamo noi. Te lo assicuro.”
La sua voce è tagliente:” E questa cosa l’ho già detta una volta. Non mi piace ripetermi.”
Giacomo abbassa subito i toni, quasi in ritirata.
Si passa una mano tra i capelli, cercando di recuperare terreno:” Scusa,è che vedo del feeling. Tra me e Serena, e tra te e Fausto. È un peccato rovinare la serata per colpa di Francesco.”
Ma Gaia non lo ascolta più. Ha già voltato lo sguardo verso di me.
Il suo viso cambia leggermente espressione, ma non si addolcisce davvero:” Francesco; ti chiedo scusa per la mia reazione. Però devi capire una cosa.”
Fa una pausa, come per assicurarsi che io stia davvero ascoltando:” Questa è una sfida tra di voi, per conquistarci. Non per dimostrare chi è più troia tra noi tre. Anche perché di troia ce n'è solamente una, ed è Valentina.”
Poi incrocia le braccia:” Mi spieghi il significato del vostro ballo? È stato volgarissimo. E davanti a tutti. Ti sei reso conto? Tu, in discoteca, balli così? ”
Sento solo parzialmente il peso di quelle parole addosso.
Prima Gaia mi ha fatto un discorso, e sembra essersene dimenticata.
Però non voglio entrare in polemica con lei, mi limito solamente a rispondere alla sua domanda:” Hai ragione, ma la colpa è di Valentina. Io mi sono ritrovato nella situazione, e mi sono lasciato prendere.”
So che non è bello aver scaricato la colpa sulla mia migliore amica, ma devo solamente pensare a me stesso.
Se rimanessi dalla parte di Valentina, Gaia non me lo perdonerebbe.
Se voglio partecipare alla sfida, non posso pensare di rimanere amico di Valentina.
Altrimenti perderei in partenza.
Gaia solleva un sopracciglio, con un mezzo sorriso ironico:” Ti è anche venuto duro? ”
Non abbasso lo sguardo.
Rimango diretto, come lo è stata lei:” Sì.”
Per un attimo, qualcosa nei suoi occhi cambia:” Apprezzo l’onestà, tanto me ne ero già accorta.”
Fa un piccolo cenno verso il basso.
Indica chiaramente il mio cazzo, ancora un po' duro, sebbene meno rispetto al momento clou del ballo:” Mentire sarebbe stato peggio. Ma hai capito quello che ti ho detto prima? ”
“ Certo che l’ho capito” le rispondo con una certa sicurezza.
Lei si avvicina, lentamente. Alza un dito davanti al mio viso e lo muove piano, in segno di negazione:” No. Non hai capito niente.”
Le sue parole sono calme, ma colpiscono più forte di un urlo.
“ Non hai mai guardato davvero Valentina. Non te ne frega niente di lei. La consideri una sfigata, l’hai solamente presa in giro davanti a tutti. Le fai credere qualcosa, che sai benissimo che non è vero? “
“Ma tutto si sarebbe fermato ad un ballo” provo a difendermi.
“ Non sarei andato oltre ” aggiungo, notando la sua faccia ancora visibilmente contrariata.
“ Con il pisello duro? ” ribatte subito.
Apro la bocca per rispondere, ma lei non mi lascia spazio:” Ci deve essere un minimo di interesse, coinvolgimento, sintonia.”
La mia compagna di università scuote la testa:” Tu credi davvero che Serena sia come Valentina? Serena te la farà sudare. Dovrai sudare sette camicie, e non è nemmeno detto che te la darà.”
Sorrido appena, cercando di alleggerire:” Considerando che non ha ballato con me, direi che è chiaro.”
Errore.
Gli occhi di Gaia si accendono di nuovo:” Ti stupisci anche? Dopo come ti sei comportato? ”
Non resisto dal chiederle:”Ma non eri tu, che mi avevi detto di ballare con lei? “
Questa volta esplode:” Assolutamente no.”
La sua voce taglia l’aria:” Io ti ho detto di ballare con lei; non di invitarla, dopo averla trattata male. La fai piangere, la aggredisci, e poi pensi che ti dica di sì? Serena voleva chiamare la polizia; devi solamente ringraziarmi, che l’ho convinta a non farlo.”
Rimango basito, sentendo questa bizzarra giustificazione.
Non so neanche come risponderle, perché è proprio un modo di ragionare estraneo al mio mondo.
Vedendo il mio tergiversare, Gaia scuote la testa, incredula:” Sei ingenuo; Francesco. Serena avrebbe dovuto risponderti molto peggio. È stata gentile, solamente perché è una mia amica.”
Le sue parole mi lasciano senza appigli.
Mi sento confuso, come se stessi cercando di afferrare qualcosa, che continua a sfuggirmi.
Poi Gaia fa un passo avanti.
Si avvicina così tanto, che posso sentire il suo respiro. Si sporge verso il mio orecchio, abbassando la voce:” I tre minuti più belli della tua vita” sussurra, “ Li vuoi davvero mettere sullo stesso piano di una ragazza, che è solamente una puttanella? Cosa ti ha offerto Valentina? La figa. Non ha niente altro da offrirti. Dopo che te la scopi qualche volta, cosa ti rimane? Nulla. Però una cosa la perdi sicuramente: il mio rispetto.”
Il suo tono si fa ancora più basso, ma più intenso:” Con me il tuo cuore batteva forte. Con lei, si è svegliato solo il tuo pisello.”
“ Francesco” sussurra, incalzandomi senza lasciarmi spazio per scappare, “ Vuoi solamente scopare? È questo che cerchi, oppure cerchi qualcosa che duri tutta la vita?»
La domanda mi colpisce più di qualsiasi rimprovero.
Rimango in silenzio un istante, poi cerco di spostare il discorso, quasi per difendermi:” E quando ti vedrò con gli altri? ”
Gaia non si tira indietro.
La sua voce rimane calma, ma piena di una sicurezza che fa quasi male:” Non potrà mai succedere così, dal nulla. Ti ho fatto un discorso molto chiaro.”
Fa una pausa, come per assicurarsi che ogni parola arrivi davvero:” Dovranno essere molto bravi. E tu potresti essere più bravo di loro. Potresti batterli.”
Sembra darmi una speranza, ma dura poco:” Però, se loro saranno molto bravi, e tu continuerai a fare lo stupido come prima; allora sì.”
Gaia abbassa leggermente la voce:” Non è detto che perderai. Non è detto che sceglierò quella persona. Ma ti farai male, come cadendo da un aereo, senza paracadute.”
Queste parole mi gelano..
“Vuoi questo? ” aggiunge.
“ Oppure vuoi aggrapparti alla speranza, che io mi comporti bene? Che io provi certe emozioni, solo quando qualcuno mi piacerà davvero? “
Poi arriva un altro colpo duro:” È tutta qui la differenza. Valentina è una troia; e tu, ai miei occhi, diventi squallido.”
Fa una pausa, guardandomi fisso:” Se fosse successo con Serena, non mi sarei arrabbiata. Ma Serena non ti avrebbe mai permesso di fare tutto questo.”
Scuoto la testa, quasi istintivamente” Ma ha fatto tutto Valentina.”
Lo sguardo di Gaia si fa freddo:” La colpa è tua. Hai approfittato di una ragazza debole, e soprattutto zoccola. Valentina non e’ come me e Serena. Tu vuoi una troia, come ragazza? ”
Si ferma. Le parole rimangono sospese, pesanti.
Io la guardo, sentendo il bisogno di interrompere quella spirale:” Ti chiedo di nuovo scusa.”
Per la prima volta, lei sorride davvero.
Un sorriso leggero, quasi giocoso, che spezza la tensione.
Fa un gesto con la mano, come se tenesse qualcosa di minuscolo tra le dita:” Cosa è? ”
Di fronte al suo sorriso, non posso far altro che stare al gioco:” Un cerino.Adesso cosa devi fare? ”
Sembra apprezzare la mia risposta, e volge lo sguardo verso l’alto, verso un soffitto che improvvisamente sembra lontanissimo.
” È notte” continua,“ ma facciamo finta che ci sia il sole.”
Poi mi da un buffetto sulla guancia, dolce, inatteso:” Tanto notte o giorno, il tuo cuore ha battuto lo stesso.”
Sorrido, senza neanche accorgermene.
Gaia si allontana di mezzo passo, tornando seria, ma senza più quella durezza di prima:” Ora scegliamo i ragazzi con cui uscire. Tu però stai tranquillo, non ti devi arrabbiare, ok? ”
Annuisco:” D’accordo, Gaia. Mi fido di te.”
Lei inclina leggermente la testa:” Anche se non ti scegliesse nessuna, sarebbe solo la prima uscita. Non devi temere nulla.”
Quella frase, detta così semplicemente, mi riporta con i piedi per terra.
“ Lo so ” rispondo.
Gaia mi guarda con un’espressione diversa, più calma, quasi lucida, dopo tutta la tensione accumulata:” Francesco; ti rendi conto anche tu, di come ti sei comportato stasera.”
Non è una domanda. E’ una constatazione.
“ Io non ti sceglierò ” continua senza esitazione.
“ Però non devi vederla come una bocciatura definitiva. Ti boccio solo per questa sera, per come ti sei comportato. Non devi farti paranoie o avere paura,rimarrà tutto come prima.”
Queste parole, invece di ferirmi, mi alleggeriscono.
Forse perché, per la prima volta, sono chiare.
Annuisco, accettando senza resistenza:” Va bene, Gaia.”
Lei si volta subito, come se avesse già archiviato la questione:” Fausto, scusa; ma le tre coppie usciranno da sole, o tutte insieme? Come funziona? ”
Fausto la guarda, visibilmente sorpreso.
Dopo tutto quello che è successo, questa domanda sembra quasi fuori luogo.
Ma nei suoi occhi passa un lampo furbo, rapido:” Gaia; la prima volta, tutte e tre le coppie usciranno insieme.”
“ E quello che non viene scelto?” incalza lei.
Fausto allarga le braccia, con un mezzo sorriso:” Rimarrà lì a guardare.”
Quelle parole rimangono sospese nel aria.
Gaia si gira lentamente verso di me.
Il suo sguardo non è provocatorio, né duro.
E’ curioso.
“ Pensi di farcela, Francesco? “
Sorrido appena, lasciando uscire una risposta ironica, quasi per proteggermi:” Sì, Gaia. Ti prometto che accetterò anche di vederti ballare sensualmente con Fausto, e applaudirò.”
Per un attimo, il silenzio.
Poi lei sorride.
Un sorriso vero, leggero, quasi complice:” Bravo, Francesco; hai capito perfettamente come funziona.”
E in questo momento capisco anche io, che non si tratta solo di scegliere o essere scelti.
Si tratta di saper restare in piedi, anche quando tocca restare a guardare.
Torniamo a Roberto.
Dopo pranzo, vado in camera mia.
Chiudo la porta piano, come se volessi isolarmi dal resto del mondo.
Non ho voglia di studiare. I libri restano lì, aperti a metà, inutili.
Così mi metto a guardare la televisione, sdraiato sul letto, con lo sguardo vuoto.
Al improvviso sento un bip al cellulare.
Lo prendo, e scopro di essere stato inserito in un gruppo nuovo.
Lo apro: siamo io, Lavinia e Oceano.
Resto immobile a fissare lo schermo.
Ecco che Lavinia insiste che io faccia parte di una cosa, dove non c’entro assolutamente niente. E continua a non volerlo capire.
Che cosa servo io, nel loro rapporto?
Assolutamente nulla.
Il gruppo è formato, ma nessuno ha ancora scritto.
E non sarò certo io a scrivere per primo.
Vorrei uscire dal gruppo, chiudere tutto, sparire.
Ma so già che scatenerei solo una guerra.
Cercherò di far ragionare Lavinia.È una ragazza intelligente, sicuramente capirà.
Passano dieci minuti.
Poi arriva il messaggio della mia compagna di banco:“ Roberto; perché non ci hai mandato una foto del piatto di tagliatelle? ”
Sospiro e rispondo:“ Non ci ho pensato.”
Subito dopo arriva la sua risposta:“ Me ne sono accorta. Si vede quanto ci tieni, a relazionarti con me.”
Stringo il telefono più forte:“ Lavinia; ma ci siamo visti poche ore fa. Non è passato un mese.”
Non riesco proprio a capire perché se la stia prendendo:” Anche io mi dimenticherò sempre di mandarti delle mie foto.”
Subito compaiono delle faccine che ridono.
Le ha inserite Oceano.
Mi irrigidisco.
Sta leggendo tutto.
Scrivo in fretta:“ Oceano; non è come pensi. Lavinia sta scherzando.”
Ma la mia compagna di banco mi contraddice:“ Roberto; non sto scherzando.”
Le parole sembrano più fredde del solito:“Scordati mie foto, finché non inizierai a dimostrarti attento.”
Oceano interviene:” Roberto; con Lavinia bisogna avere tanta pazienza.”
“Ma ne vale la pena, no?” scrive maliziosamente la mia compagna di banco.
“Sicuramente”, con ancora faccine che ridono, scritte sempre da Oceano.
Resto a fissare lo schermo.
Stanno praticamente dicendosi, che hanno voglia di scopare. E non si fanno problemi sul fatto che io legga.
Ma perché non se lo dicono in privato?
Perché davanti a me?
Non so cosa rispondere,ed evito.
Lascio il telefono sul letto.
Mi stanno prendendo in giro.
Devono finirla, sono diventato il loro divertimento.
Dopo venti minuti il telefono vibra di nuovo:“ Roberto; guarda che stavo scherzando. Non parlavo seriamente. Però non capisco questa cosa, che tu non mi scrivi mai. Appena i ragazzi scoprono il mio numero, mi scrivono subito.Tu non l’hai mai fatto. Perché?”
Resto qualche secondo a pensarci. Poi scrivo:“ A te possono solamente scrivere quelli come Oceano.”
“Stai migliorando. Almeno non hai citato Bruno” è la risposta divertita di Lavinia.
Ora basta però, hanno superato il limite:“ Buon pomeriggio. Divertitevi.”
Ma la mia compagna di banco non sembra intenzionata ad arretrare:“ Se ti ho scritto, è perché mi dispiace che non sei con noi. Non sopporto che tu stia sempre solo.”
Le ricordo:“ Ma sei con Oceano; non è il caso che stai al telefono.”
Lavinia continua a vedere la cosa diversamente: “Tu non ti preoccupare. Lui sta facendo altro, ed io voglio parlare con te.”
Le mie dita scorrono sulla tastiera:“ Sta leccando la tua figa o le tue tette, mentre mi scrivi? ”
Invio.
Subito dopo chiudo l'applicazione,e spengo il cellulare.
Basta,non voglio sentire nessuno.
Verso l’ora di cena, qualcuno suona al citofono.
Il mio cuore accelera.
“ Chiunque sia, io non ci sono ” dico a mia mamma.
Lei mi guarda perplessa.
La avverto:” Se fosse Lavinia, assolutamente non ci sono.”
“Roberto, ma” prova a ribattere, ma io sono tassativo:“ Non voglio vederla.”
“Come vuoi, ma non capisco; è così una brava ragazza.”
Mia mamma proprio non capisce niente, è rimasta alle ragazze dei suoi tempi.
E glielo faccio notare:“ È cattiva. È peggio delle altre.”
Mia mamma sospira:“ Sarà come dici ” poi va a rispondere:“ Ciao, sali pure.”
Mi nascondo dietro il muro, trattenendo il respiro.
La porta si apre:” C’è Roberto? ”
“No, è uscito coi suoi amici”, per fortuna mia mamma mi tiene la parte.
“Ancora? Ma non ha capito, che quelli lo prendono in giro, e che non sono minimamente interessati a lui? ”
Mia madre le dà ragione:" Lo so, ma purtroppo non ha altri amici.”
“Io gli ho presentato un ragazzo, e voglio che diventino amici ” è la risposta della mia compagna di banco.
“ Ottima idea, Lavinia.”
Resto immobile.
“ Verso che ora torna? ” chiede Lavinia.
Mia madre coglie l’occasione per chiederle, quanto avrebbe voluto chiedere a me:“ Ma avete discusso? Oggi l’ho visto un po’ strano.”
“No, signora. Però forse ho sbagliato io su una cosa, e mi farò perdonare” ribatte Lavinia
“ Vuoi aspettarlo qui? ” si offre mia mamma.
“ No, non è il caso. Forse è meglio che lo veda a scuola, domani mattina. Però gli dica di leggere i miei messaggi.”
Lavinia resta sulla soglia per un attimo, come se esitasse. Poi il suo sguardo si addolcisce, quando incontra quello di mia madre.
Fa un passo avanti, senza più incertezze.
“ Signora” dice con una voce gentile, quasi affettuosa.
Mia madre accenna un sorriso, sorpresa ma disponibile.
Lavinia non si limita a parlare. Si avvicina ancora, entrando nello spazio di casa, come se fosse già un posto familiare. Poi allarga leggermente le braccia e si stringe a lei in un abbraccio spontaneo, naturale, come se quel gesto fosse la cosa più normale del mondo.
Mia madre resta un attimo rigida, colta di sorpresa, ma subito dopo si lascia andare e ricambia quel abbraccio, con una mano che si posa sulla schiena di Lavinia:“ Ciao, cara.”
Lavinia si stacca appena, ma non si allontana davvero. Le sorride, con un’espressione dolce, quasi complice. Poi si avvicina al suo viso, e le dà un bacio sulla guancia.
Uno.
Si sposta dal altro lato.
Due.
E poi, tornando leggermente indietro; un terzo bacio, più leggero, quasi un gesto affettuoso, che va oltre la formalità.
Tre.
Un modo di fare che non sembra costruito, ma pieno di confidenza.
Mia madre sorride, un po’ sorpresa, ma visibilmente colpita da quel affetto così diretto.
“ Ma guarda questa ragazza ” dice piano, quasi divertita.
Lavinia abbassa lo sguardo per un istante, poi lo rialza subito, mantenendo quel sorriso caldo:“ Lei è troppo buona con me” risponde.
Tra loro si crea un’atmosfera strana, ma serena. Non sembra l’incontro tra la madre di qualcuno e una semplice conoscente.
Sembra quasi che si conoscano da sempre.
La porta si richiude.
Il silenzio torna pesante.
Mia madre si avvicina:“ Non è successo niente, mamma.”
Mi guarda, come se volesse capire di più,ma non insiste.
Non voglio accendere il cellulare.
L’ho fatta troppo grossa, sicuramente me la faranno pagare.
Forse era una trappola.
Forse Oceano mi aspettava sotto casa, per picchiarmi.
Stringo i denti.
Ma è meglio così.
Picchiandomi, mi dimenticherò di Lavinia.
Non riesco a dormire.
Il soffitto, sopra di me, sembra schiacciarmi.
Alla fine cedo.
Devo accendere il cellulare.
Il gruppo è fermo. Nessuno ha scritto dopo di me.
Però Lavinia sì, in privato.
Messaggi su messaggi.
“Roberto; perché fai così?
Hai messo in imbarazzo Oceano.
Vuoi scrivermi cose simili? Scrivimele privatamente.
Perché non rispondi?
Non sono arrabbiata, e neanche Oceano.
Mi fai rimanere male, se fai così.
O mi rispondi, o vengo a casa tua.
Va bene, l’hai messo in imbarazzo, ma non ti preoccupare. Non è successo nulla.
Se lui scrivesse cose sessuali, ti infastidirebbe? Credo di sì.
Domani io e te dobbiamo parlare.
Sulle foto stavo scherzando, te lo giuro; però mi manda in bestia che, se non ti cerco io, tu non lo fai mai.Io sono sempre gentile e carina con te.”
Resto a leggerli, uno dopo l’altro.
Stringo il telefono.
Classico modo per farmi uscire allo scoperto,per poi far apparire Oceano.
Chiudo gli occhi.
Tanto cambia poco.
Ho evitato oggi, ma domani il mio destino è segnato.
Sento un peso nello stomaco.
Il giorno dopo arrivo in classe molto presto.
E’ l’unica speranza per evitare agguati.
Mi siedo, ma dentro di me sono molto nervoso.
So benissimo che, al uscita, non avrò scampo.
Intanto arriva la mia compagna di banco.
E si nota.
Più del solito.
Maglietta rosa attillata, con piccoli strass. Il segno del reggiseno visibile. Jeans aderenti. Tutto studiato.
Ovviamente gli occhi di tutti i miei compagni si perdono in quelle curve.
“ Fortunato Oceano “ è il pensiero che mi esce automatico.
E poi, guardo anche io.
Un secondo di troppo.
Lavinia, che intanto si è seduta, mi dice:"Cosa c’è; Roberto? "
Distolgo subito lo sguardo:" Niente."
Fingo di cercare qualcosa nello zaino, ma lei insiste:" Guarda che me ne sono accorta, che ti sei messo a fissare i miei seni."
Continuo ad evitare il suo sguardo.
"Tutti mi hanno guardata, è normale che l’abbia fatto pure tu. Sarebbe stato strano il contrario. Non devi preoccuparti."
Silenzio.
Poi affonda il colpo:" Si vede troppo il segno del reggiseno? "
Deglutisco per il forte imbarazzo, ma neanche questo la porta a desistere:” Dici che avrei dovuto prendere la taglia più grande? Oppure forse avrei dovuto prendere un altro modello? Forse non sono così brava a scegliere i reggiseni. Guardami; Roberto.”
Non devo girarmi, o per me è finita.
Il rischio, che le botte aumentino, è molto alto.
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