tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 45 )
18.03.2026 |
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"Gaia però non è d’accordo:” Però è la seconda volta che va lui a prendere le pizze..."
Intanto la macchina resta ferma nel buio della strada sterrata.Il motore è spento.
Intorno a noi il bosco è completamente silenzioso. Solo il vento muove lentamente le foglie e, in lontananza, si sente il rumore scuro dell’acqua del fiume.
Nel buio, da qualche parte davanti a noi, Oceano e Lavinia stanno scopando, in macchina.
Bruno resta qualche secondo senza parlare, con le mani ancora appoggiate al volante. Guarda davanti a sé, come se stesse riflettendo. Poi inspira lentamente e gira appena la testa verso di me.
Il suo sguardo è diverso dal solito. Non è il sorriso sicuro e un po’ arrogante, con cui di solito prende in giro tutti. Adesso sembra quasi serio:” Roberto; non avrei dovuto dirtelo. "
La sua voce è più bassa del normale.
Fa una breve pausa, come se stesse decidendo, se continuare oppure no:” Lavinia mi aveva fatto giurare di non dirtelo. Però è meglio che tu lo sappia. "
Io resto in silenzio. Lo guardo, cercando di capire dove voglia arrivare.
Bruno continua a parlare lentamente, quasi con un tono da spiegazione:” Lavinia ha buttato via me e Luca, a differenza di te. E questa cosa non la riesco a capire. "
Si passa una mano sul mento, pensieroso:" Starle vicina ti porterebbe solamente a soffrire. Lei ti è amica, perché le fai pena. "
La parola cade nella macchina e rimane fluttuante.
Il mio compagno di classe però non si ferma: " È una di quelle ragazze che non sopportano le ingiustizie nel mondo. Non sopporta che, in classe, le ragazze non ti considerino. Non sopporta che noi ti pigliamo in giro. Lei desidererebbe che tu fossi uguale a noi, che tu avessi una vita normale. Capisci cosa intendo dire? "
Abbassa lo sguardo per un momento, poi riprende:" Però, in fondo, è una ragazza come tutte le altre. "
Fa una piccola pausa:” Anche lei è una gran porca, il cazzo le piace, eccome. Capisci bene che e’ normale che, io bello, macchina ultra bella; l’abbiano portata a sentire il desiderio sfrenato di essere scopata come una puttana, in macchina. Anche perché, sulla mia macchina, non si sale gratis. Le femmine devono pagare dazio: e il dazio, in questo caso, e’ la figa. Altrimenti possono salire su macchine come la tua: sporche, vecchie, non accessoriate, con evidenti segni di usura.”
Il silenzio torna per qualche secondo nel abitacolo, mentre le sue parole continuano a rimbalzarmi nella testa:” Le piace tantissimo il cazzo. Mi ha confessato che, quando ha visto il tuo pene, non ce l'ha proprio fatta. E' stato più forte di lei, anche con tutta la buona volontà. Avrebbe voluto aiutarti, però ha provato un senso di repulsione. Non la devi odiare. Per prendere in bocca un cazzo, una ragazza deve trovare attraente il membro del ragazzo. Lo deve desiderare, deve sbranarlo con gli occhi, deve sognarlo la notte, deve venire più volte al giorno, pensandoci, anche senza toccarsi. Appena ha visto il tuo, non ce l’ha neppure fatta a tenere lo sguardo sul tuo pene. Mi ha detto che non ne aveva mai visti di così brutti. Invece, quando ha visto il mio, si è subito gettata con la bocca. Era proprio affamata. L’ho dovuta prendere per i capelli, per farla rallentare. Me lo stava quasi staccando. E, nonostante ciò, non voleva saperne di rallentare tanto che, sempre tirandola per i capelli; l’ho dovuta far staccare. Avresti dovuto assistere alla scena: la sua testa sollevata al altezza della mia, con i suoi occhi supplicanti, e la sua lingua che percorreva i bordi delle sue labbra. E’ riuscita solamente a sussurrare:” Ti prego”, e così ho lasciato la presa, e con la testa è caduta sul mio scroto. L’ho umiliata? Certamente, ma non gliene fregava nulla. Si e’ subito rimessa a succhiarmi il cazzo.Stamattina, in corridoio, è venuta a dirmi che non aveva voglia di tornare subito in classe, ed allora le ho proposto i bagni, come destinazione. Lei ha accettato subito. Ovviamente siamo stati pochissimo: ma mi sono segato il cazzo, come un forsennato, con lei inginocchiata, che mi leccava la cappella. Ho sborrato dopo pochi minuti, e la sborra è finita tutta nella sua bocca. Non l’ha ingoiata subito, ha voluto mostrarmi la bocca, piena della mia sborra. Poi si e’ messa a ridere, e l’ha ingoiata. Oggi mi sono fatto leccare il buco del culo, e l’ho scopata. Ad un certo punto l'ho minacciata di non darle più il cazzo, se non avesse fatto una cosa a tre, con Luca. Ecco perchè eravamo in tre in pizzeria. Era in programma un dopo pizza, e l’avrei inculata. Però ora non voglio dirti altro, perché so quanto potrei farti rimanere male, visto che sei innamorato perso di lei.”
Bruno rimane qualche secondo in silenzio, dopo quanto detto. Nel abitacolo della macchina si sente solo il fruscio leggero degli alberi mossi dal vento, e il ticchettio metallico del motore che si raffredda.
Io lo guardo con ammirazione: fortunato lui, che ha fatto tutte quelle porcate con Lavinia.
Invece io sarei dovuto andare a sborrare in bagno.
E in pizzeria, quanto e’ stata falsa, davanti a Patrizia. Lei non avrebbe mai bevuto la sborra e il piscio, quando la sborra di Bruno l’aveva già bevuta.
Ho bisogno di togliermi un dubbio:” Ma le hai anche pisciato in bocca?”
Bruno abbassa lo sguardo, ed è Luca ad intervenire questa volta:” Roberto; è meglio che non se ne parli più. Non vorremmo mai che tu facessi un gesto sconsiderato. Bruno mi ha raccontato tutti i dettagli, e ti dico solamente che Lavinia è una molto porca,che accetta di subire anche le peggiori umiliazioni. Questo deve bastare per farti capire. Non insistere; Bruno si sente già una merda per averti detto qualche dettaglio.”
Appena Luca si interrompe, Bruno riprende a parlare con lo stesso tono calmo, quasi ragionato, come se stesse spiegando una verità, che secondo lui io non voglio vedere:" Sua mamma te l’aveva praticamente detto, ma Lavinia ha preferito non farti soffrire, sapendo che sei innamorato di lei. Su questa cosa, mamma e figlia sono entrate in conflitto. Però credo che Lavinia ti abbia invitato a mangiare a casa sua, perché inconsciamente voleva farti arrivare la pulce nel orecchio, sperando che tu ti allontanassi da lei. Il suo scopo probabilmente non era farti distaccare da lei, ma che tu la vedessi solamente come una buona amica. Però questa cosa non è possibile, con te che sei innamorato. Anche se tu ti innamoreresti di qualunque ragazza che respiri, bastando che te la dia. "
Si ferma un momento, poi continua:” Ed io mi sono prestato a lasciarti avere qualche piccola rivalsa, per farti sentire importante, per farti acquistare fiducia in te stesso. Ho accettato, ma solamente perché Lavinia si faceva chiavare da me "
Le sue parole arrivano lente, una dopo l’altra.
Non c’è cattiveria nel tono, ma proprio per questo fanno ancora più male.
Bruno sospira appena e aggiunge:" Però poi è arrivato questo nuovo ragazzo,e tutto è cambiato. Io non le servo più. "
Abbassa lo sguardo per un attimo, come se stesse davvero riflettendo sulla cosa.
Poi mi guarda di nuovo; " Tu invece le servi ancora per qualcosa. Ma non so per cosa. Ma non farti più usare. Forse vuole solamente cercare di aiutarti, ma non è questo il modo per farti avvicinare al mondo femminile. Temo che, se continuassi, potrebbe diventare un trauma irrecuperabile."
Resto in silenzio. Non riesco a trovare una risposta. Le sue parole continuano a rimbalzarmi nella testa, confuse, pesanti.
A quel punto Luca interviene, con il suo solito modo diretto e un po’ brutale:" Roberto; una come Lavinia, ci sta con uno come Bruno. Poi magari ne trova uno che le piace di più, ed allora cambia. Ma mai una come Lavinia, potrebbe dire di no al nostro capo. "
Luca dice quella frase con un mezzo sorriso, quasi come se fosse una cosa ovvia, una legge naturale che non ha bisogno di essere spiegata.
Bruno invece annuisce lentamente, per poi aggiungere con voce più grave:" Quando la vedrai scopare con Oceano, ti cadrà il mondo addosso. Ma è necessario, perché tu ti riprenda. Uno shock può distruggerti definitivamente, o aiutarti a riprenderti con il tempo: speriamo che sia il secondo caso."
Fa un piccolo gesto con la testa, verso l’esterno della macchina:" Adesso scendiamo. Camminiamo molto lentamente, e cerchiamoli. "
Per qualche secondo nessuno si muove.
Io rimango seduto al mio posto, immobile.
Sto ancora pensando alle parole di Bruno.
Sono completamente sconvolto. Le frasi che ha detto continuano a girarmi nella testa, come un disco che non riesce a fermarsi. Ogni frase sembra mettere in dubbio qualcosa, che fino a quel momento avevo dato per scontato.
E mentre loro si preparano a scendere dalla macchina; io resto lì, seduto nel buio, cercando di trattenere le lacrime.
La ragazza dei miei sogni, è una squallida puttana.
Resto seduto ancora qualche secondo nella macchina, mentre Bruno e Luca iniziano a muoversi, come se per loro la decisione fosse già presa. Le parole di Bruno ormai si sono accampate nella mia testa, una dopo l’altra, ma dentro di me sta nascendo anche un’altra sensazione.
Una curiosità forte.
Quasi irresistibile.
Per un attimo penso che potrei restare qui, non scendere dalla macchina, farmi riportare a casa e dimenticare tutto. Ma subito dopo mi accorgo, che non lo farò. Ormai voglio vedere.
C’è qualcosa di magnetico in questa situazione. L’idea che, da qualche parte nel buio di quel bosco, Lavinia e Oceano siano lì, soli, intenti a scopare; mi attira come una calamita.
Dentro di me penso che sarà molto più eccitante di qualsiasi film visto di nascosto sul computer, o di qualsiasi immagine intravista su qualche rivista. Quella è finzione, immagini lontane, persone sconosciute.
Qui invece è diverso.
Qui si tratta di qualcuno che conosco davvero.
Si tratta della mia bellissima ex compagna di banco, di una ragazza che consideravo seria e pulita.
Bruno apre lentamente la portiera, cercando di non fare rumore. Poi si gira verso di noi e parla a bassa voce, con l’aria di chi sta organizzando una piccola missione:" Dividiamoci. In tre potrebbero beccarci più facilmente. Ci troviamo fra trenta minuti alla macchina. Se uno di noi li trova, manda un messaggio agli altri. "
Poi aggiunge, quasi sussurrando:" Togliete le suonerie. Ed attenti a non farvi beccare dalla luce dello schermo. "
Apriamo le portiere con cautela, e scendiamo uno alla volta. L’aria della notte è fresca e leggermente umida. Intorno a noi il bosco è scuro, illuminato solo dalla luna, che filtra tra i rami degli alberi.
Per qualche secondo restiamo fermi vicino alla macchina, poi ognuno prende una direzione diversa.
Io mi incammino lungo una piccola stradina sterrata, che si addentra tra gli alberi. Cammino lentamente, cercando di fare il meno rumore possibile. Sotto le scarpe sento scricchiolare la ghiaia.
Dopo pochi metri, incontro alcune macchine parcheggiate ai lati della strada.
Sono completamente ferme, con i vetri appannati.
In alcune si intravedono appena delle sagome muoversi dietro il parabrezza.
Non serve molta fantasia, per capire cosa stiano facendo.
Continuo a camminare lentamente, cercando di non guardare troppo dentro le auto, mentre passo vicino.
Anche se la tentazione è forte, ma il mio obiettivo è trovare Oceano e Lavinia.
Se tentassi di spiare qualche coppia, potrebbero accorgersene e, se urlassero, la missione fallirebbe.
Mi viene però spontaneo chiedermi chi ci sia lì dentro.
Forse qualche coppia di fidanzatini della mia età, venuti fin qui per stare lontani dagli occhi dei genitori.
Oppure qualche ragazza giovane con qualche maturo, o addirittura con qualche vecchio.
Le mie coetanee sono così stupide, che si fanno fregare da quelli più grandi, e si concedono facilmente.
Preferiscono false promesse di lasciare fidanzate e mogli, quando non avrebbero problemi con me, in quanto sono single.
E così come finisce? Che il maturo o il vecchio di turno, se le scopa qualche volta, per poi sparire.
Magari danno loro anche nomi falsi, numeri di telefono secondari, e così finiscono sedotte ed abbandonate.
Ma sto tergiversando.
Devo ritornare a pensare a Lavinia e Oceano.
Il pensiero mi attraversa la mente, mentre continuo a camminare nel buio, con il cuore che batte un po’ più forte del solito; e con la sensazione che, da qualche parte tra quegli alberi, potrei incontrare proprio Lavinia.
Intanto il cazzo mi e’ diventato durissimo.
Inizio a toccarmelo sui jeans, ma non mi basta.
Con la mano entro proprio dentro la vita del pantalone, supero le mutande ed inizio a menarmelo.
A breve vedrò Lavinia scopare con Oceano.
Il primo giorno di scuola avrei mai detto che sarebbe successo? Assolutamente no.
Era scontato che una come lei non mi guardasse, ma non avrei mai neppure pensato, che l’avrei vista godere nel prendere un cazzo.
Non ho mai visto le mie compagne scopare, mentre vedrò Lavinia.
La stradina sterrata continua a serpeggiare tra gli alberi. Cammino piano, cercando di non fare troppo rumore, con le scarpe sulla ghiaia. Ogni tanto il vento muove le foglie, e crea piccoli fruscii che sembrano passi lontani.
Dopo pochi minuti comincio a incrociare sempre più veicoli parcheggiati.
Macchine di ogni tipo.
Alcune utilitarie vecchie, altre più grandi. Qua e là compaiono anche piccoli furgoncini, parcheggiati un po’ più nascosti tra gli alberi; come se chi li ha portati lì, volesse avere ancora più privacy. Alcuni hanno le tendine tirate sui vetri, altri sono completamente chiusi.
Quando passo vicino a certe macchine, si intravedono appena delle ombre muoversi al interno. Sagome indistinte, movimenti rapidi, qualche colpo leggero contro la carrozzeria.
E’ normale, funziona così scopare in macchina.
Anche se le mie nozioni derivano solamente dai video visti.
Continuo a camminare ed ogni tanto rallento, cercando con lo sguardo, una macchina in particolare: quella di Oceano.
Ma non la vedo da nessuna parte.
E questo mi sorprende.
Non possono aver fatto molta altra strada. La zona è abbastanza ampia, è vero, ma i posti migliori sono proprio questi. Piccole stradine laterali, alberi abbastanza fitti da nascondere le auto, ma non troppo isolati.
Soprattutto se una coppia vuole essere circondata dai guardoni.
Passo vicino ad un'altra macchina.
È parcheggiata leggermente di lato, quasi nascosta da un cespuglio. Il vetro anteriore è completamente appannato e dentro si intravede appena il movimento di due persone.
Per un attimo sento una tentazione fortissima.
Mi viene voglia di avvicinarmi. Di sbirciare meglio.
Mi chiedo chi ci sia dentro.
Magari una ragazza della mia età.
Magari qualcuno che conosco.
La curiosità mi tira quasi verso quella macchina, ma mi fermo.
Devo trovare Lavinia, tutto il resto non conta.
Se vorrò spiare delle coppie, potrò venire un’altra sera.
Tanto, chi scopa, non va mai in ferie.
Riprendo a camminare.
Continuo a girare tra le stradine del bosco, da solo, nel buio della notte. Ogni tanto sento rumori lontani, portiere che si chiudono, motori che si accendono per pochi secondi.
Sono consapevole che, girare da solo di notte in questa zona, non è proprio la cosa più intelligente da fare.
Potrebbero esserci persone strane.
Potrei imbattermi in qualcuno, che non gradisce la mia presenza, ma in questo momento non me ne importa niente.
Voglio vedere Lavinia.
Continuo a cercare ancora per diversi minuti.
Guardo ogni macchina, ogni punto dove potrebbe essere parcheggiata.
Ma, piano piano, devo arrendermi al evidenza.
Non ci sono.
Forse ho scelto il percorso sbagliato.
Forse Bruno o Luca hanno preso la direzione giusta, e uno di loro due li troverà.
Alla fine mi fermo, tiro fuori il telefono, e mando un messaggio nel gruppo.
Passano pochi secondi.
Luca risponde subito:” Non li ho trovati.”
Bruno invece non risponde.
Il suo cellulare resta silenzioso.
Questo mi lascia un leggero dubbio.
Dopo qualche minuto decido di tornare indietro.
Ripercorro lentamente la stradina fino alla macchina, guardandomi ancora intorno, come se potessi vederli spuntare da un momento al altro.
Quando arrivo alla macchina, il parcheggio improvvisato tra gli alberi è ancora vuoto.
Mi appoggio alla portiera e aspetto.
Passa quasi un'ora.
Alla fine vedo due sagome, che escono dal buio del bosco, e si avvicinano.
Sono Bruno e Luca.
Quando arrivano vicino alla macchina, sono parecchio silenziosi
Io guardo Bruno e gli chiedo: " Bruno; perché non hai risposto? "
Bruno si fa avanti con passo deciso, il viso illuminato da un sorriso largo e incontenibile. Muove le braccia orizzontalmente, quasi a voler abbracciare l’aria davanti a sé, come un vincitore che festeggia un traguardo importante. Il suo entusiasmo è contagioso: gli occhi brillano, le spalle sono aperte, il petto in fuori. Con voce carica di euforia esclama: “Ho partecipato anche io.”
Torniamo a Francesco.
Valentina si allontana subito, dirigendosi verso la poltrona. Si lascia cadere sul cuscino con un movimento rapido, come se volesse sottrarsi al centro della scena. Incrocia le gambe e abbassa per un momento lo sguardo, cercando di sembrare tranquilla, anche se non può assolutamente esserlo, dopo quanto successo. Probabilmente la mia migliore amica si vergogna, per la piega che ha preso la serata. Lei è l’unica delle tre, che si è veramente comportata da puttana, lasciando fare a Nicolas, cosa voleva.
Gaia e Serena, ancora leggermente accaldate dopo aver ballato, raggiungono il divano. Si siedono l’una accanto al altra, sistemando i capelli e respirando più lentamente, per recuperare il fiato. I loro volti sono arrossati dal movimento e dal aria un po’ pesante della stanza.
Subito, quasi fosse un gesto naturale già stabilito, Fausto si siede vicino a Gaia, e Giacomo prende posto accanto a Serena, replicando la disposizione di prima.
Fausto si gira verso Gaia con un sorriso disinvolto:” Hai sete?”
Gaia annuisce leggermente:” Sì, grazie.”
Serena, che sente la conversazione, interviene subito:” Anche io ho sete.”
Fausto si volta verso Giacomo con tono quasi autoritario, seppure scherzoso:” Provvedi. Che cosa hai da bere?”
Giacomo alza leggermente le sopracciglia e chiede:” Alcolici o analcolici?”
Serena interviene immediatamente:”Decide Gaia.”
Gaia scrolla le spalle:” Sono astemia.”
Serena annuisce subito:” Anche io.”
Non riesco a trattenermi, e commento: “Se sei astemia, perché hai chiesto a Gaia? Avresti dovuto dire subito di no.”
Serena mi lancia uno sguardo seccato:” Francesco; non sei mio padre.”
Gaia interviene con tono più diplomatico, ma con una punta di ironia:” Francesco; magari Serena voleva assaggiare qualcosa di forte, ma da sola non ha il coraggio di farlo, quindi ha chiesto a me.”
Serena le manda un bacio con la mano, come per ringraziarla di averla difesa.
Io scuoto la testa:” Mi sembra comunque una cosa stupida, bere a casa di sconosciuti.”
Gaia si irrigidisce leggermente, e mi risponde con una certa stizza:” D’accordo, niente alcolici. Però non fare paranoie. L’hai già fatta ieri sera, su questa cosa.”
Fausto, curioso, interviene:” Cosa è successo, se posso chiedere?”
Gaia gli risponde subito, con naturalezza:” Francesco, in discoteca, ha visto Corrado offrirmi una Coca-Cola, con una quantità minima di rum; e praticamente mi ha obbligata a non bere.”
Resto in silenzio. Gaia ha raccontato una bugia colossale. E’ andata proprio in altro modo, ma non replico. Tanto crederebbero a lei. E poi non ho voglia di creare tensioni.
Valentina, dalla poltrona, rimane muta. Sa come sono andate davvero le cose, ma evita accuratamente di intervenire. Il suo sguardo resta basso: meglio non mettersi contro Gaia. In gruppo è molto più conveniente averla come amica, che come nemica.
Fausto commenta con tono protettivo:” Gaia; proprio per questo motivo, hai bisogno di un ragazzo, che ti protegga da questi atteggiamenti aggressivi e prepotenti.”
Stringo i denti e rimango zitto. Non vale la pena reagire.
Gaia annuisce appena:” Va bene qualcosa di analcolico.”, evitando volutamente di rispondere al affermazione di Fausto.
I due ragazzi si alzano e vanno verso la cucina. Poco dopo tornano con alcune bevande, che distribuiscono alle ragazze. Poi prendono da bere anche per loro.
Nessuno pensa di chiedere, se voglio qualcosa.
Me ne accorgo, ma non dico nulla. Non darò loro la soddisfazione di lamentarmi.
Resto in silenzio.
Dopo una decina di secondi, Gaia se ne accorge:”Francesco; tu non bevi?”
Rispondo con ironia:” Forse hanno finito le scorte.”
Giacomo replica subito, con tono leggermente irritato:”Francesco; non siamo i tuoi camerieri. Puoi prendere da bere da solo”
Fausto lascia parlare Giacomo, senza intervenire. Gaia però non è d’accordo:” Però è la seconda volta che va lui a prendere le pizze.”
Fausto allora si alza con fare elegante:” Cosa gradisci; Francesco? “
Gaia gli sorride:” Bravo Fausto. Una decisione da gran signore.”
Dopo aver bevuto anche io, la tensione si scioglie un po’, e il gruppo si rilassa. È il momento delle chiacchiere, prima di tornare a ballare.
Gaia mi guarda:” Francesco, adesso balli anche tu?”
Confermo:”Sì, certamente”
Lei sembra sinceramente interessata:” Voglio proprio vederti ballare. Così mi dimostrerai che sei un ragazzo molto intelligente.”
Al improvviso Serena trattiene a fatica una risata, portandosi la mano davanti alla bocca.
Gaia la guarda incuriosita:” Che c’è? Fai ridere anche noi.”
Serena cerca di frenarsi:” Gaia; forse meglio di no.”
“ Dai, ora sono curiosa,”insiste Gaia.
Serena scoppia a ridere:” La locomotiva non eri tu, ma Valentina.”
Giacomo ride apertamente. Gaia si gira immediatamente verso Valentina, che diventa rossa dal imbarazzo. Fausto la osserva in silenzio.
Nicolas resta impassibile, come se non capisse il riferimento. Ma è evidente che sta fingendo.
Valentina cerca di evitare gli sguardi degli altri, ma non ci riesce. Alla fine è costretta a incrociare gli occhi, di chi la sta osservando.
Gaia capisce che l’amica è in difficoltà, ed interviene subito per cambiare argomento:” Dai, torniamo a ballare.”
Poi guarda me:” Francesco; inizia tu ad andare in pista”
Mantengo la parola data. Mi alzo e vado verso il centro della stanza.
Giacomo rimette la musica. Gaia mi raggiunge poco dopo. Subito si alzano anche Fausto e Serena. Nicolas si unisce al gruppo, mentre Valentina preferisce restare seduta.
Gaia si ferma davanti a me. Io inizio a ballare in modo semplice. Non sono un ballerino esperto, ma non cerco nemmeno di esagerare. Seguo il ritmo con movimenti naturali e senza esibizionismi.
Resto ad una distanza rispettosa da Gaia. Lei mi guarda e sorride, più sciolta rispetto a prima.
Fausto, con intelligenza, non cerca di inserirsi tra noi. Rimane a ballare con Giacomo e Serena.
Serena invece si muove con energia travolgente, quasi come una cavalla selvaggia. I due ragazzi provano a starle dietro.
Finisce la prima canzone. Ne parte subito un’altra, sempre da discoteca.
Gaia resta davanti a me.
Nicolas continua a muoversi in modo strano, come se stesse ancora parlando con qualcuno, che solo lui può vedere.
Giacomo fa girare Serena su se stessa, poi la passa a Fausto, che la fa ruotare di nuovo. Serena ride, visibilmente divertita.
Poi si piega leggermente in avanti, cantando verso Giacomo; si gira e ripete lo stesso gesto verso Fausto.
È chiaro che si sta creando una forte sintonia tra loro.
Gaia se ne accorge e si gira a osservare la scena.
Serena prende il comando:” Io faccio le mosse. Voi dovete imitarle.”
Alza le braccia, batte i piedi, muove le braccia lateralmente. I due ragazzi la imitano.
Io continuo a ballare normalmente con Gaia, senza fare il pagliaccio.
Serena e i ragazzi cantano a squarciagola e poi si applaudono da soli.
Improvvisamente Gaia si allontana da me, con un movimento deciso. Ovviamente ciò attira tutti gli sguardi dei presenti. Si dirige verso lo stereo con passo sicuro, né troppo veloce né esitante, come se sapesse esattamente cosa sta per fare.
Arrivata davanti al dispositivo, si china leggermente in avanti, concentrando lo sguardo sulla playlist. Le dita scorrono tra le canzoni, con piccoli movimenti rapidi e precisi, fermandosi solo per un istante su alcuni titoli, come se li stesse valutando. Ogni tanto accenna un mezzo sorriso, come se stesse riconoscendo qualche brano familiare, ma non è ancora quello giusto. Continua a scorrere, con una leggera impazienza, che si traduce in un ritmo più veloce del dito sullo schermo.
Poi, improvvisamente, si ferma. C’è un attimo di pausa, quasi impercettibile, in cui il suo volto cambia espressione: ha trovato quello che cercava. Senza esitare, seleziona la canzone.
Dalle casse parte un suono immediatamente riconoscibile: una canzone italiana d’altri tempi, anni sessanta o settanta. È il tipo di musica, che non lascia spazio alla timidezza. Appena parte, sembra quasi entrare nel corpo, prima ancora che nella testa: il ritmo è coinvolgente, e spinge a muoversi senza pensarci troppo.È una di quelle canzoni che invitano a lasciarsi andare completamente, a muovere ogni parte del corpo in modo spontaneo, senza alcun freno inibitore.
Serena è la prima a rispondere a questa energia. Inizia a cantare a voce alta, in modo volutamente lento, seguendo il ritmo della canzone. La sua voce è marcata, teatrale, come se stesse giocando con il brano, allungando le parole, assaporandole.
Gaia la segue subito, entrando nello stesso registro, creando una sintonia immediata tra le due.
Mentre cantano, entrambe alzano le braccia sopra la testa. Il movimento è graduale, fluido: partono dai fianchi, le braccia salgono lentamente, disegnando una linea morbida nel aria. Una volta in alto, non restano ferme: iniziano a muoversi con lentezza, oscillando da un lato al altro. I polsi sono rilassati, le mani aperte, le dita leggermente separate, come se stessero accarezzando l’aria.
I loro corpi accompagnano questo gesto: il busto ondeggia leggermente, seguendo il movimento delle braccia, mentre il peso si sposta da una gamba al altra. Non è ancora un ballo esplosivo, ma una fase iniziale, quasi sensuale e controllata; in cui stanno entrando nel ritmo, costruendo lentamente l’energia, che da lì a poco esploderà.
Poi, al improvviso, Gaia rompe la fluidità dei movimenti precedenti. Le braccia, fino a un attimo prima alte e morbide, scendono di colpo con un gesto secco e deciso, fermandosi perpendicolari al corpo, al altezza del mezzo busto.
Le mani si chiudono a pugno, ma non del tutto: da ciascuna resta libero un dito, leggermente disteso, come un dettaglio volutamente ricercato, che dà carattere al gesto.
Da lì, Gaia inizia a muovere le braccia con piccoli spostamenti verticali, su e giù, senza mai perdere quella struttura rigida. I movimenti sono contenuti, ma ritmati, scanditi dal tempo della musica. Non sono ampi né casuali: sembrano più dei colpi leggeri, delle pulsazioni che seguono il battito del brano.
Poi Gaia inserisce un elemento nuovo, quasi teatrale, nel suo modo di ballare. Senza interrompere il ritmo, gira leggermente la testa e il busto, e posa lo sguardo su Fausto. È uno sguardo breve, appena un secondo, ma intenzionale, mirato, come se volesse stabilire un contatto preciso.
Le sue braccia continuano a muoversi su e giù nella posizione rigida di prima, mantenendo quella scansione ritmica costante.
Subito dopo, Gaia aggiunge un gesto ancora più esplicito. Porta le mani verso il viso e, con un movimento rapido ma chiaro, indica i propri occhi.Mentre lo fa, torna a fissare Fausto, rendendo il gesto ancora più evidente e carico di significato.
Non si tratta di un’interruzione, ma di una variazione: il ritmo resta, l’energia continua a scorrere. Subito dopo, infatti, riporta le braccia nella posizione precedente, perpendicolari al busto. Le mani tornano chiuse a pugno, sempre con un solo dito libero per mano, leggermente disteso-
Riprende quindi il movimento su e giù delle braccia, preciso e cadenzato, mentre il resto del corpo resta in tensione controllata. Tuttavia, dopo quel breve scambio di sguardi e quel gesto così diretto, il suo ballo non è più solo ritmo: diventa anche comunicazione, quasi una provocazione silenziosa che rimane sospesa nel aria.
In mezzo alla musica e al movimento continuo, ad un certo punto qualcosa mi distrae. Alzo lo sguardo, quasi senza pensarci, ed incrocio quello di Giacomo e Fausto. Sono fermi ad osservarmi.
Resto un attimo interdetto. C’è qualcosa di strano nelle loro espressioni, ma non riesco a capire cosa.
Spingo lo sguardo un po’ più in là, e mi accorgo che anche Nicolas mi sta fissando. Non è uno sguardo distratto: è diretto, insistente, quasi immobile. Sembra completamente concentrato su di me, come se tutto il resto intorno fosse sparito.
A quel punto mi viene spontaneo cercare conferma altrove, e noto Valentina. Anche lei mi sta guardando. Il suo modo è diverso, più silenzioso, meno evidente, ma è comunque focalizzata su di me. Osserva e basta.
È lì che mi rendo conto che non è una coincidenza. Non è uno sguardo isolato. Sono tutti concentrati su di me.
Poi la musica accelera, e tutto cambia. I loro corpi si lasciano trasportare dal ritmo più veloce: i capelli iniziano a muoversi liberamente, scossi dai movimenti della testa, creando un effetto quasi ipnotico. Il bacino segue la musica con oscillazioni continue, le spalle si sciolgono e le braccia si agitano con energia crescente. L’insieme diventa un movimento fluido e vigoroso, dove ogni parte del corpo contribuisce a scandire il ritmo della canzone.
Si abbassano sulle ginocchia, piegandosi leggermente per continuare a ballare sul posto, e da quella posizione i movimenti diventano ancora più dinamici. Piccoli rimbalzi, oscillazioni rapide, spostamenti di peso: tutto è in continua evoluzione, come se la musica fosse una forza invisibile, che attraversa ogni muscolo. I gesti diventano più ampi e veloci, più istintivi, ma sempre controllati e armoniosi.
Arriva il ritornello, ed esplodono completamente. La tensione contenuta fino a quel momento si libera: Serena afferra la mano di Gaia e insieme iniziano a tirarsi, trascinarsi,e scambiarsi di posto con saltelli leggeri, ma veloci. Dopo qualche secondo, Gaia lascia Serena ed indica se stessa, per poi tornare a fare il movimento con le braccia perpendicolari. Poi riprendono a tirarsi, trascinarsi, e scambiarsi di posto, con Gaia che alla fine nuovamente torna ad indicare se stessa.
Fausto e Giacomo iniziano a discutere con una tensione palpabile. Fausto, visibilmente irritato, scuote la testa, mentre accusa Giacomo: “Ma cosa ti è saltato in mente di dire, che non siamo i suoi camerieri? Devi stare zitto.” Le parole hanno un peso deciso, scandite come colpi di martello, e il suo volto tradisce nervosismo e frustrazione.
Giacomo, rendendosi conto che li sto guardando, abbassa leggermente la voce, parlando sottovoce nel orecchio. Fausto ascolta per un momento, ancora teso, poi annuisce leggermente. Questo cenno di assenso sembra stemperare un po’ la sua irritazione.
Subito dopo, Giacomo prende la mano di Fausto. A sorpresa, Fausto scoppia a ridere, e insieme cominciano a imitare le ragazze: muovono le braccia, oscillano il busto, fanno piccoli saltelli e gesti teatrali, cercando di riprodurre i movimenti con esagerazione. Le ragazze li osservano e scoppiano a ridere anche loro, divertite dal tentativo goffo, ma allegro dei due ragazzi.
Io resto immobile, fermo in piedi, completamente spettatore. L’energia intorno a me esplode, ma io non mi muovo, cercando di comprendere cosa stia succedendo.
Al improvviso, Nicolas arriva verso di me e afferra la mia mano, con un sorriso malizioso: “Balliamo anche noi?”
Lo guardo male, interrompendolo sul nascere: “Balla con il tuo amico immaginario.”
Le ragazze si accorgono subito della scena intorno a me. Serena scoppia in una risata piena, aperta, contagiosa, che sembra scuotere tutto l’ambiente. Il suo corpo si piega leggermente in avanti, le spalle tremano per l’irrefrenabile divertimento. La sua risata si mescola alla musica e agli altri suoni della stanza, amplificando la vivacità della situazione.
Gaia, invece, resta completamente immersa nella musica: continua a cantare con la voce alta e chiara, senza interrompere il ritmo, e a muoversi con energia. Le sue braccia oscillano con precisione e vigore, i piedi seguono piccoli saltelli, il bacino e le spalle si muovono in perfetta sintonia con il ritmo. C’è in lei una concentrazione piena, quasi teatrale, che rende ogni gesto preciso e deciso, ma sempre pieno di vita.
Ad un certo punto, Gaia interrompe per un attimo il flusso continuo dei movimenti, e porta entrambe le mani davanti agli occhi, come a creare una barriera momentanea tra sé e chi la guarda.
Poi, senza perdere il ritmo della musica, riporta le braccia nella posizione perpendicolare al busto, con le mani chiuse a pugno. Restano però liberi un dito per mano, che Gaia muove con precisione. Poi una mano si apre, dando l’impressione che stia tenendo qualcosa di invisibile, con due dita,come se fosse qualcosa di molto piccolo.
Infine, con un gesto che sembra segnare la conclusione di questa piccola sequenza, Gaia solleva lo sguardo verso l’alto. La testa si inclina leggermente al indietro, il collo lungo, lo sguardo rivolto al soffitto o a un punto lontano.
A questo punto mi sento travolto da un’ondata di emozioni, che non riesco più a controllare. È come se qualcosa dentro di me si spezzasse al improvviso: un nodo stretto nello stomaco, il cuore che batte in modo irregolare, e un senso di vuoto che mi paralizza. Le gambe non rispondono, il corpo sembra fermo in uno stato di sospensione, incapace di reagire o muoversi.
Dentro di me c’è un dolore acuto, silenzioso, ma schiacciante. La mente gira a vuoto, cercando un senso a tutto quello che vedo e sento. È un crollo psicologico totale: ogni energia sembra risucchiata.
Sento il principio di pianto che sale, un calore improvviso dietro gli occhi. Le lacrime stanno per scendere, e so che basta un istante, perché tutto esploda in modo incontrollabile. Il respiro diventa corto, quasi affannoso, mentre una tristezza profonda mi avvolge.
Giacomo e Fausto intanto hanno smesso di ridere. L’atmosfera cambia di colpo: il divertimento momentaneo lascia spazio a una sorta di forte rabbia. Fausto sembra addossare tutta la colpa a Giacomo, almeno così sembra dagli sguardi che gli lancia.
Riprende il ritornello e le ragazze tornano a muoversi, lanciandosi l’una verso l’altra e scambiandosi di posto con i saltelli rapidi e i gesti coordinati. Gaia ripete esattamente gli stessi movimenti del primo ritornello.
Io sposto lo sguardo verso gli altri presenti. Tutti mi osservano. Sento gli occhi puntati su di me, uno dopo l’altro, come se fossi diventato improvvisamente il centro della scena, senza alcuna possibilità di nascondermi. Fausto e Giacomo hanno smesso di ballare tra di loro.
Non riesco più a trattenere le lacrime. È più forte di me. Una morsa di emozioni mi stringe il petto, e il respiro diventa corto; le lacrime si accumulano agli occhi e scivolano giù, prima ancora che io possa fermarle. Il corpo trema, piccolo e vulnerabile, come quello di un pulcino. Ogni singolo muscolo è teso, mentre cerco invano di riprendere il controllo.
Il ritornello continua, incessante, e Gaia ripete sempre gli stessi gesti, come se il mondo attorno a me non fosse cambiato. La sua energia, così simile a prima, contrasta dolorosamente con la mia fragilità crescente. Quando la canzone finisce, l’eco delle ultime note lascia spazio al silenzio. Gaia mi osserva, scossa: il suo sguardo incrocia il mio e capisce immediatamente che sto piangendo, tremando, completamente sopraffatto dalle emozioni, che non riesco più a contenere.
Giacomo si muove al improvviso, quasi scattando. Si dirige di corsa verso lo stereo, come se avesse capito che serve cambiare qualcosa, spezzare quel momento carico e confuso. Arriva alla playlist ed inizia a scorrere velocemente, senza esitazioni. Dopo pochi secondi seleziona una canzone.
Appena parte, capisco subito: è un lento. Il ritmo cambia completamente. La musica si fa più morbida, più avvolgente, quasi intima, come se volesse calmare tutto quello, che fino a un attimo prima era esploso.
Nicolas reagisce immediatamente. Si avvicina di corsa a Valentina e, senza troppi giri di parole, la invita a ballare. Lei accetta, con naturalezza. E’ la conferma che Nicolas le piace.
Serena si gira a guardare Fausto e Giacomo. È un attimo, uno scambio di sguardi, e Giacomo ne approfitta al volo. Si avvicina e la invita, quasi senza bisogno di parlare davvero. Tra loro c’è complicità, si percepisce chiaramente: Serena accetta senza esitazione, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Ed io resto lì.
Gaia non si muove. Continua a fissarmi. I suoi occhi sono fissi nei miei, intensi, preoccupati, quasi scossi.
Non sta più davvero ballando: il suo corpo è lì, ma la sua attenzione è completamente su di me.
Io continuo a piangere, senza riuscire a fermarmi. Non so cosa dire, non so cosa fare. Mi sento esposto, fragile, completamente fuori controllo. Non mi sarei mai aspettato un crollo così, così improvviso, così totale.
E la situazione peggiora.
Fausto si avvicina da dietro Gaia. Con un gesto lento, quasi attento, le prende una mano. Non c’è forza, solo una guida delicata. La invita a entrare nel ballo con lui. Gaia si lascia prendere, ma non è davvero presente: mentre si gira, volta ancora una volta la testa verso di me. I suoi occhi cercano ancora i miei, come se non volesse staccarsi.
Ma Fausto si avvicina e le sussurra qualcosa al orecchio. Con l’altra mano, le accompagna il viso, facendole girare la testa verso di lui. È un gesto deciso, ma non brusco, come a voler riportare la sua attenzione altrove, dentro quel lento, dentro quel momento.
E io resto lì, fermo, a guardare tutto questo, con le lacrime che continuano a scendere; e la sensazione che qualcosa dentro di me, stia andando sempre più a pezzi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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