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E' un mondo difficile ( capitolo 19 )


di chiara94
05.12.2025    |    502    |    95 7.1
"” Alzo il tono della voce:” Delle altre non me ne frega niente, mi interessi solamente tu..."
La lezione sembra non finire mai.
Il professore parla, ed io penso a Gaia.
Penso a quello che mi vorrà dire.
Non posso girarmi a guardarla, altrimenti le darò ancora più vantaggio.
Come se non ne ha già parecchio.
Sento un leggero bisbiglio.
Mi giro.
Un ragazzo sta parlando a Gaia, nell'orecchio.
Devo smetterla, o impazzirò.
Siamo a lezione, e’ normale ogni tanto fare domande a quelli a fianco.
Infatti il loro bisbigliare termina quasi subito.
Finalmente il professore termina la lezione.

Mi giro a guardare Gaia, e sta nuovamente parlando con quel ragazzo, che non ho mai visto.
Avete ragione, non e’ nulla di particolarmente strano.
Ma, dopo ieri sera, non mi faccio più fregare, così intervengo subito:” Gaia; dobbiamo andare.”
Si gira subito a guardarmi:” Francesco; arrivo subito. Aspettami all’ uscita.”
Altra risposta di merda.
Ma perchè allora stamattina si è avvicinata, per propormi di parlare?
Non le rispondo neppure, e mi dirigo verso l’uscita.
Comunque, prima di allontanarmi, guardo malissimo quel ragazzo.
Deve capire, che deve stare al suo posto.
Arriva, e crede di parlare con la più bella dell’ università, con accanto il suo ragazzo?
Cioè no, non lo sono.
Però Gaia era seduta lì per me, non per lui.
Dunque era con me, e lui non si sarebbe dovuto intromettere.
Comunque anche Gaia si è comportata malissimo.
Mi ha mandato via.
Mi ha allontanato.
Probabilmente non voleva che sentissi i loro discorsi.

Resto sulla porta, continuando a fissarli.
Batto anche un piede contro il pavimento, sebbene il rumore non lo sentiranno.
Però quel ragazzo, dopo un pò, si accorge di me,e lo fa presente a Gaia.
Lei si gira a guardarmi, facendomi segno di aspettare.
Con le braccia mi colpisco sui fianchi, per il nervosismo.
Mi giro, e mi dirigo proprio fuori dall’ università.

Inizio ad imprecare :” ma come cazzo si permette quella stronza, di trattarmi così? Mi ha preso per il culo ieri sera, ed oggi di nuovo. Quella mi considera uno sfigato, come quei tre coglioni e Mariano, ma io non sono così. Io sono un figo. Non deve più neanche avvicinarsi a me Sarà pure bella, ma e’ stupida come una campana. Non ha proprio cervello. Se uno l’accarezza in testa, si sente il din don.”
“ Francesco; ma cosa e’ successo?” una voce richiama la mia attenzione.
Ma chi cazzo è, che mi rompe i coglioni?
Mi giro.
E’ Valentina.
Non riesco ad essere gentile:” Guarda; non è assolutamente giornata. Lasciami perdere. Devo disintossicarmi.”
Valentina spalanca gli occhi:” Hai già parlato con Gaia?”
Mi infurio, sentendo questa domanda:” No, assolutamente no. E non voglio neppure parlarle. Lasciami stare.”
Lei mi fa notare:” Francesco; ieri sera sei stato così carino,ed oggi sembri un pazzo.”
Io urlo:” ma va a fare in culo”, andandomene.
Si girano tutti a guardarmi.
Ma quando e’ troppo, è troppo.
Cerco di fare mente locale.
Io sono uscito con diverse ragazze, e mi sono spesso fermato a parlare con gente.
E’ una cosa abbastanza comune.
Ma non mi sono mai sognato di mandare via, chi era con me.
Ho sempre coinvolto tutti, nel discorso.
Chiamasi stile, eleganza, educazione.

Squilla il mio cellulare.
E’ Gaia.
Torno ad imprecare:” Ma vaffanculo; troia. Cosa mi chiami a fare? Fai la stronza, e poi mi chiami?”
No, anzi voglio proprio ascoltarla.
Voglio vedere quale scusa, mi troverà.
E così rispondo.
“ Francesco; sono al bar. Ti aspetto.” e' la sua risposta.
Non ci credo.
Non ha fatto alcun riferimento, a quanto successo.
Ha proprio la faccia come il culo.
Mi dirigo verso il bar, sperando che mi dia una giustificazione.
Oppure che mi dica una sola parola: scusa.
Perché le scuse me le deve fare.
Le accetterò senza fare storie o polemiche, ma le pretendo.

Arrivo al bar, e Gaia è’ già seduta.
Mi saluta:” Francesco; dove eri finito?”
Mi prende pure per il culo.
Non mi farà mai le scuse.
Ed io ero così stupido, a pensarlo.
Decido di dire una mezza verità:” Mi sono fermato un attimo a parlare con Vale.”
Gaia obietta:” ad insultarla, vuoi dire. Mi ha chiamata, per chiedermi cosa è successo.”
E cosa le rispondo ora?
Non ho la più pallida idea.
Spero che aggiunga qualcosa lei.
Ed infatti è così:” Francesco; io so, perchè te la sei presa.”
Non riesco a resistere:” D’accordo, ho sbagliato. Ma ieri hai rimandato il nostro chiarimento, venendomi a cercare stamattina. Poi arriva uno dal nulla, e ti metti a parlare con lui, mandandomi addirittura via. Volevi parlare con quello? Sei liberissima, ma non mi vieni a cercare, illudendomi nuovamente.”
Gaia mi interrompe:” Basta, Francesco. Sono venuta al bar? Sì. Ed allora non puoi fare un processo alle intenzioni. Mi sono fermata cinque minuti a parlare? Sì, è vero. Ma non mi sembra di averti detto, che ti dedicherò cinque minuti in meno.”
Scuoto la testa, mettendomi a ridere per il nervoso:” Vuoi negare di avermi mandato via?”
Almeno non nega l’evidenza:” E’ vero, l’ho fatto. Ma per un semplice motivo. Era un discorso privato, tra me e quel ragazzo.”
Calma Francesco; calma.
Devo stare calmo.
E’ arrivato il momento del chiarimento.
Non posso buttarlo all'aria, per quanto successo.
Al limite, la mando doppiamente a fare in culo, dopo.
Però non so proprio cosa risponderle.
Ma che risposta di merda mi ha dato?
Tanto non mi dirà chi è.
Posso capire il discorso privato, ma perché non dirmi chi è.
Non mi merito di essere trattato così.
Mi sono sempre comportato bene con lei.
Qualunque cosa risponda, temo di mettermi ancora di più in difficoltà.
Spero che Gaia ritenga chiuso il discorso.
Purtroppo non è così:” Allora Francesco; cosa hai da dire?”
Non ho idea di cosa risponderle, tanto ha sempre ragione lei.
E così prendo il cellulare, e scrivo un messaggio a Valentina:” Vale; sono mortificato per prima. Perdonami. Mi sento una merda.”
Lo invio e mostro il cellulare a Gaia, che apprezza:” Così va già meglio. Discorso chiuso, ma che non ricapiti più. Ora affrontiamo l’altro argomento.”

Intanto la barista ci porta i caffè.
Gaia lo beve senza zucchero.
Gli zuccheri sono i nemici della linea.
Finito di bere il caffè, mi chiede:“Francesco;ti faccio una domanda. Definisci la nostra conoscenza."
Non so dove voglia arrivare:"Gaia; non c’e’ molto da dire. Siamo usciti qualche volta assieme, abbiamo trovato diversi argomenti comuni di discussione, ci siamo sentiti spesso per telefono, e all'università siamo stati spesso assieme."
Gaia concorda:" Direi che sei stato perfetto; Francesco. Hai descritto da dieci il nostro rapporto. Sei l’amico, che tutte le ragazze vorrebbero avere."
Sentendo la parola amico, mi manca il fiato.
Ed ora non posso fingere , perché i miei comportamenti hanno dimostrato inequivocabilmente, che mi piace Gaia.
Cerco comunque di rimanere vago:" grazie per le belle parole; Gaia."
Lei mi guarda per qualche secondo, riprendendo poi a parlare:" però un perfetto amico, non si comporta; come ti sei comportato tu. Mi dai l'idea, che il tuo interesse nei miei confronti, sia di altro tipo."
Decido di rimanere ancora vago, per non allarmarla.
Non ho idea, di dove voglia andare a parare:" Gaia; ho investito molto sulla nostra conoscenza e, con il passare del tempo; mi sono accorto che, almeno da parte mia, c'è la volontà di scoprire, se può esserci anche un' affinità sentimentale."
Gaia vuole chiarire questo punto:" Francesco; l'amicizia è un sentimento. E, ad un amico, io gli voglio bene. A te voglio un mondo di bene. Dunque sì, c'è affinità sentimentale."
Ma di che cazzo sta parlando?
Cosa sta dicendo?
Io sto parlando di capre, e lei di cavoli.
Ma non è possibile così.

Torniamo al centro sociale.
Davide ed gli altri membri sono estremamente silenziosi, essendo parecchio seccati con le due sorelle.
Nessuno di loro ha voglia di parlare.
Greta tenta di rompere il silenzio:” Invece di essere ad una festa, sembra di partecipare ad un funerale.”
Il ragazzo di colore la rimprovera:” Certo, perché noi abbiamo dei valori e non possiamo accettare quanto successo.”
“ Ho dato un due di picche, come ho dato a tantissimi altri” sbuffa Greta.
Davide non resiste, alzandosi in piedi e tirando un calcio ad una sedia:”No, quello non e’ dare un due di picche. Quello e’ umiliare e uccidere psicologicamente un bravo ragazzo.”
“ Lo sfigato della scuola” sottolinea Greta.
Questo discorso non viene proprio tollerato da Davide:” Ma cosa c’entra, che sia uno sfigato. E’ un essere umano, ha una dignità. E tu gliela hai letteralmente calpestata. Mi spieghi cazzo andiamo in piazza per i nostri ideali, se poi ci comportiamo peggio degli altri?”
La sorella di Greta si alza:”Davide; vieni a sederti qui. Greta e’ venuta a conoscere te. Si starà annoiando, ad ascoltare questi discorsi.”
Davide preferisce rimanere in piedi:” Guarda, non è proprio il momento. Sono incazzato nero.”
Il ragazzo di colore non resiste:” Greta; ma perché non ti sei limitata a parlargli in modo educato? Con educazione e gentilezza, avresti comunque potuto fargli capire le cose, e lui se ne sarebbe andato.”
Questo discorso trova la forte opposizione di Greta:” Io, la più bella della scuola, mi metto a dialogare con il più sfigato della scuola? Magari anche cercando un compromesso? Un compromesso lo posso trovare con i fighi, non con i cessi.”
Il viso di Davide impallidisce:” Scusami; ma che discorso è? Tu discrimini le persone, in base all’aspetto fisico?”
La sorella non la lascia rispondere:” Ci sono le cesse, per loro. Anche le cesse vogliono scopare.”
Il ragazzo di colore appare sconvolto:” Sara; ma tu non avevi mai parlato così, qui dentro.”
Lei si giustifica:” Per forza, voi ragionate in modo strano. Ma siete fighi. Quindi, anche se ragionate male, possiamo chiudere un occhio. Poiché siete fighi, ho recitato. Sono stata brava? A me dei vostri ideali non me ne frega niente, e siete solamente degli stupidi, ad inseguirli.”
Tutti i ragazzi si scambiano sguardi perplessi.
Sara aggiunge:” Voi ragazzi servite solamente a scopare. Per il resto, non servite a niente. Si e’ visto, come avete gestito la cosa. Siamo dovute intervenire noi.”
Greta la rincuora:” Sorellina; non ti preoccupare. A scuola lo sputtano del tutto. Farò in modo che si ritiri proprio.”
Davide non tollera più questi discorsi, mettendosi ad urlare:” Basta. I vostri discorsi non li reggo più. Domani verremo nella vostra scuola, a vedere come sta.”

Improvvisamente qualcuno bussa alla porta.
Davide va a vedere, e poco dopo torna:” Non c’e’ nessuno. Avranno sbagliato porta.”
Greta scoppia a ridere:” Pensavo che fosse quel coglione, che volesse altri miei sputi.”
Sara la segue:” Potresti anche vendergliela la saliva, così recuperi qualche soldo.”
“ Farmi pagare, per sputargli in faccia? Oltre all’utile, il dilettevole” ridacchia Greta.
I ragazzi sono molto delusi, ascoltando questi discorsi.
Loro reputano i rapporti umani e le relazioni sociali molto importanti.
Tutti i loro ideali, il loro credo, vengono calpestati dalle due ragazze.
Nuovamente bussano alla porta.
Greta si alza dal divano:” Vado io. Se e’ uno scherzo di Giuseppe, lo massacro”

Torna un minuto dopo.
Ha un biglietto, e lo passa a Davide.
Tutti i ragazzi si avvicinano per leggerlo.
C’e’ scritto:" Siamo brutti e cattivi.”
Davide alza lo sguardo:” Ma che cosa significa? Dove l’hai trovato?”
Greta non sa dare una spiegazione:” L’ hanno fatto passare da sotto la porta.”
Il ragazzo di colore esclama:” Che scherzo del cazzo.”
Sara e’ euforica:” La giornata si fa interessante. Qualcuno vuole fare a botte. Ragazzi; cosi’ vi vediamo all’opera.”
Davide chiede agli altri:” Ma chi può essere stato?”
Nessuno ha una risposta.
Però si sente la risata di Greta:” Vi immaginate, se e’ stato Giuseppe? Uno sfigato, che si mette a sfidare un centro sociale?”
Anche Sara la segue, mettendosi a ridere:” Dopo che le ha prese da due ragazze, deve solamente tornare a casa, con la coda tra le gambe.”

Nuovamente suonano alla porta.
Greta e’ una furia:” Vado io. Se e’ lui, la deve finire.”
Davide la blocca:” No, vado io. Se e’ lui, voglio scusarmi. Quello che e’ successo, è inaccettabile.”
Questa risposta manda in bestia Greta:” Scusarti? Ma sei impazzito? Stiamo parlando di uno sfigato, che e’ nato per subire. Se lo fai entrare, lo prendiamo ancora in giro. E può essere anche una buona idea, perché mi sto annoiando. Non sai che fatica a fingere, durante tutto il viaggio.”
Ma il ragazzo non accetta tale discorso:” Ho detto basta; vado io.”
Greta non riesce a stare zitta:” Mi raccomando, stendigli anche un tappeto rosso. E’ incredibile, state a preoccuparvi per un coglione.”
Davide torna con un altro foglietto.
Le due ragazze si mettono a ridere:” Ancora? Ma che gioco stupido e’? Cosa c’è scritto?”

Davide legge il biglietto:” Andate alla finestra.”
Le due sorelle, ridendo, si mettono a correre verso la finestra.
Sara si ferma improvvisamente:” Aspetta; prendiamo delle birre, cosi’ gliele lanciamo.”
La sorella, sempre ridendo, concorda:” Ottima idea. Facciamo la gara al tiro al bersaglio.”
Il ragazzo di colore le rimprovera nuovamente:” Voi non fate un cazzo, senza il nostro permesso.”
Sara esclama:” Neanche succhiarvi i cazzi?”
La sorella scoppia a ridere, mentre nessun ragazzo ride.
Nel frattempo Davide va alla finestra.
Appena la raggiunge, si blocca.
Il ragazzo di colore gli domanda:” Cosa c’è?”
Davide si gira:” Venite a vedere. Soprattutto voi due”, riferendosi alle due sorelle.
Loro si mettono nuovamente a correre, ridendo.
Ma, appena arrivano alla finestra, smettono di ridere.
Dall’altro lato della strada, c’è Giuseppe.
Con una ventina di ragazzi.
E tutti sono armati di mazze.

Torniamo a Roberto.
Da parte mia, c’e’ molto imbarazzo.
Non so veramente cosa dire.
E’ vero, ora mi sento al sicuro, ma dopo cosa succederà?
Ai giardini non andrà così.
Adesso sono con la mia bellissima compagna di banco, però lei e’ stata chiara.
Vuole andare ai giardini.
I miei ragionamenti vengono interrotti da Lavinia:” Roberto; sei arrabbiato?”
Voglio essere sincero con lei:” No, ma avresti potuto evitare di parlare della sega. In fondo, io non te l’ho chiesta.”
Lavinia torna a sedersi sul letto:”Roberto; siediti accanto a me.”
Subito eseguo ma, a differenza delle altre volte, non resto a debita distanza.
Mi siedo accanto a lei.
Le nostre gambe quasi si sfiorano.
La mia compagna di banco mi racconta:” Roberto; ti confesso una cosa. Come ti ho detto, io non ho mai avuto esperienze con i ragazzi. Ho avuto dei cosiddetti fidanzatini in passato, ma con cui non ho mai fatto nulla. Andavo con loro al cinema, a prendere un gelato, a fare una passeggiata mano nella mano. Ma tutto finiva lì. Non ho ancora dato neanche il primo bacio. Però mi rendo conto che adesso, nessun ragazzo accetterebbe più una tipologia di rapporto del genere. Saranno cambiati anche i tempi, non lo so. Dovrò pertanto adeguarmi alla società, e ai desideri e ai bisogni dei ragazzi. Potrà essere Bruno o un altro, questo non lo so ancora.”
Ha nominato Bruno, e non me.
Mi viene da piangere.
E’ vero che l’ha mandato via, pero’ dopo si farà perdonare.
Chi non la perdonerebbe, a fronte di un pompino?
Io sono con lei, seduto sul letto; ma Lavinia, il pompino, lo farà a Bruno.
E’ questa la verità.

Mi viene in mente di fare una mossa disperata:” Lavinia; e se trovassi una persona, che non ti chiederebbe quelle brutte cose?”
Lavinia sembra sorpresa:” Roberto; ma non esiste una persona così.”
Tentar non nuoce:” Lavinia; io mi accontenterei di venire al cinema con te, o di prendere un gelato, o di fare una passeggiata. Non necessariamente mano nella mano.”
Sentendo il mio discorso, torna a fare la cosa che preferisce.
Giocare con il mio naso.
Si gira, ed inizia a muovermelo.
Mentre lo fa, il sorriso colora il suo volto.
Come è bella.
Lei mi risponde:” Roberto; hai avuto più erezioni. Ho notato che sei molto attratto dal mio corpo. Per non parlare del fatto, che ti piace essere coccolato da me.”
Io mi alzo, infuriato:” Scusami, ma a chi non piacerebbe?”
Mi fulmina con lo sguardo:” Siediti subito. Con me, queste sceneggiate non le fai. Ricordati le regole.”
Torno immediatamente a sedermi.
Con Lavinia non esiste possibilità di ribellarsi.
Bruno ci ha provato, ed e’ stato cacciato.
Figuratevi cosa posso fare io.

Lavinia lascia il mio naso, riprendendo la mia testa, e risistemandola all’altezza dei suoi seni.
Io la appoggio proprio, senza farmi alcuno scrupolo.
Dentro di me, mi sento a mio agio, a prendermi alcune libertà.
E il merito è di Lavinia.
Lei inizia ad accarezzarmi i capelli ed il viso:” Roberto; non c’è da arrabbiarsi. Ti sto solamente dicendo le cose come stanno.”
Sempre tenendo la testa tra le sue tette, protesto:” Però non è giusto. Io non ti chiederei nulla, invece Bruno non si accontenterà delle seghe. Ti dirà che quelle se le può fare da solo. Ti farà subito partire con i pompini.”
Non smettendo di accarezzarmi, Lavinia mi spiega:” Roberto; adesso non farti prendere dalle paranoie. Non puoi esserne sicuro. E comunque quello non incrinerà il nostro rapporto. Perché come ti ha detto mia mamma, io continuerò a relazionarmi con te.”
Sto per scoppiare a piangere:” Lavinia; dopo che si vanterà davanti a tutti, che gli avrai fatto un pompino; io non avrò più voglia di vivere.”
Lavinia avvicina il suo viso al mio, facendo un leggero sussurro.
Vuole che non parli.
Infatti continua, dicendomi:” Roberto; goditi questo momento. Non esiste solamente il sesso. Ecco il tuo problema. Non puoi rovinare un rapporto con una ragazza, perché ha il fidanzato.”
Alzo il tono della voce:” Delle altre non me ne frega niente, mi interessi solamente tu.”
Con una mano, mi tira le labbra:” Guarda che l’ho capito.”

Dentro di me scatta qualcosa, e faccio un gesto impensabile.
Mi tiro su con il viso, e porto la bocca sul collo di Lavinia.
Apro leggermente la bocca, e le faccio sentire i denti sul collo.
Non oso comunque morsicarla.
Resto fermo, con la bocca aperta, e i denti che si muovono sul suo collo.
Le starò facendo un leggero solletico.
Non credo di darle fastidio.
Non la guardo, dunque non so che reazione stia avendo.
Pero’ smette di accarezzarmi.
La cosa mi mette in allarme.
Tiro su lo sguardo ed incrocio il suo.
Lavinia non parla.
A differenza delle altre volte, non dice nulla.
Mi affretto a scusarmi:” Lavinia; non so, cosa mi è preso.”
Lei mi sorride:” Me ne sono accorta.”
Imbarazzato, tento di giustificarmi:” Visto che l’hai fatto tu, pensavo di poterlo fare anche io. Tutto qui.” abbassando lo sguardo, in segno di resa.
Lavinia torna ad accarezzarmi:” Roberto; ma se tu lo facessi, mi lasceresti il segno. Io ho la pelle molto delicata. E poi come mi giustificherei con Bruno e con gli altri ragazzi?”
Abbattuto, le rispondo:” Già, sarebbe un totale sputtanamento per te.”
Con una mano, sposta il mio mento verso l’alto.
Vuole che la guardi:” Il segno che ti ho lasciato, anche se scomparirà quasi subito, ti farà vivere dei momenti di gloria.”
Con il viso, mi giro dall’altra parte.
Non voglio togliere la faccia dai suoi seni, ma non voglio più guardarla.
Lavinia se ne accorge:” Roberto; non fare il bambino. E comunque anche gli altri non potranno lasciarmi segni.”
Senza girarmi, la metto in guardia:” Te li lasceranno, eccome se te li lasceranno. Le tue tette verranno martoriate dai loro denti. Ti morsicheranno anche i capezzoli.”
Lavinia cerca di girarmi il viso, ma io mi oppongo:” no, le tue bellissime tette verranno rovinate da una mandria di porci.”
Non riuscendo a girarmi il viso, mi parla nell'orecchio:” Roberto; però non puoi reagire così. I segni comunque spariscono.”

Non resisto più e, improvvisamente, giro il mio viso e, con la bocca, addento una di quelle due magnifiche tette.
Sicuramente non le lascerò il segno, perché ha la felpa, una maglietta e il reggiseno.
Però sto sentendo la sua tetta nella mia bocca.
Probabilmente non mi vorrà più parlare, ma non sono riuscito a resistere.
Ha delle tette cosi’ grosse, che la mia bocca non riesce a contenerla tutta.
Eppure io sto provando ad aprire la bocca il più possibile.
Nuovamente smette di accarezzarmi.
Questa volta, con le mani, toglie il mio viso dalle sue tette, per portarlo davanti al suo:” Roberto; ti ricordi che sei in punizione?”
I nostri visi sono vicinissimi, ed anche le nostre bocche.
Il mio cazzo è tornato duro e mi sta scoppiando dentro i pantaloni.
Sento il suo respiro.
Avrei una voglia matta di provare a baciarla, ma non posso.
Non ha mai baciato nessuno e sicuramente, come primo ragazzo, vorrà baciare un figo.
Non uno sfigato come me.
Ma perché le nostre bocche sono così vicine?
Lei dovrebbe tenere la mia bocca a debita distanza.
Sono le sue mani, che hanno portato la mia bocca, vicina alla sua.

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