tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 37 )
24.02.2026 |
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"Le pupille si accendono, come se una scintilla avesse trovato finalmente ossigeno..."
Rimango profondamente irritato e, allo stesso tempo, sorpreso per l’iniziativa che il mio amico e la sua ragazza hanno deciso di prendere, senza consultarmi. Mi coglie impreparato, non tanto per l’azione in sé, quanto il fatto che sia stata compiuta senza alcun confronto o condivisione preventiva. Mi aspettavo almeno una parola, un messaggio, un semplice gesto di considerazione che dimostrasse rispetto per il nostro rapporto e per il mio coinvolgimento nella situazione.La sorpresa iniziale lascia spazio ad un senso di fastidio crescente: mi sento escluso, quasi messo da parte, come se la mia opinione non sia rilevante. Questo atteggiamento mi fa riflettere sul valore della comunicazione e della fiducia reciproca, elementi che ritengo fondamentali in un’amicizia. Stanno tentando di estromettermi, e probabilmente sono tutti d’accordo. Non può più esserci complicità e collaborazione da parte mia, addirittura con calma rivaluterò anche il discorso dell’amicizia.Non me ne frega nulla di cosa potrebbe dirmi lui, adesso il mio unico obiettivo è raggiungere mia sorella, ed affrontarla. Ha fatto finta di nulla, tacendo su questa cosa. Mi allontano senza dargli alcuna spiegazione, con lui che mi segue, rimanendo comunque ad una certa distanza. Probabilmente la sua intenzione è quella di controllare cosa ho intenzione di fare. Mia sorella sta parlando con le sue amiche in un angolino, rimanendo lontane dal euforia maschile. Loro non lo sanno, ma lo sguardo di tutti i ragazzi continua a cadere su di loro. O forse lo sanno, ma fanno di finta di nulla. Del resto è un motivo di vanto per le ragazze essere osservate, anche se poi fanno la parte di quelle scocciate. Appena la raggiungo, sono perentorio:” Dorotea; dammi subito il cellulare.”
Non voglio lasciarle il tempo di riflettere, di pensare. La mia tattica è proprio quella di volerla prendere di sorpresa, per assistere alla sua reazione. Le sue amiche mi guardano con aria sospettosa, ma ci pensa mia sorella a togliere ogni dubbio:” Certo, Aldo; non c’è alcun problema.”, passandomi il cellulare.
Senza preoccuparmi della presenza di estranee, voglio entrare nei suoi social. Li controllo tutti, ma non trovo alcuna traccia della conversazione con Jessica. La guardo, molto adirato. In pochi giorni sta riuscendo a darmi una delusione dietro l’altra.Mia sorella mi guarda in silenzio, con quegli occhi che conosco da sempre, ma che adesso hanno qualcosa di diverso: una piega sottile di preoccupazione che le increspa lo sguardo. Non dice nulla subito, ma le sue sopracciglia si avvicinano appena, come se stesse cercando di capire fin dove mi voglio spingere.Ha le braccia conserte, non per chiudersi, ma per trattenere l’impulso di intervenire. Ogni tanto sospira piano, quasi impercettibilmente, come se pensasse le parole prima ancora di pronunciarle. Il suo sguardo segue ogni mio gesto, attento, vigile, come se temesse che da un momento al altro possa succedere qualcosa, che non può controllare.C’è affetto nella sua preoccupazione, un affetto che non mi giudica, ma che mi teme. È lo sguardo di chi mi conosce troppo bene, di chi ha visto le mie cadute e sa riconoscere i segnali, prima ancora che io scoppi. E anche se cerca di mantenere un’espressione calma, nei suoi occhi si legge chiaramente la domanda che non osa farmi:“Ma cosa stai facendo?”
Le sue amiche restano in silenzio, schierate accanto a mia sorella, su entrambi i lati. Ricordano un po’ la regina con le damigelle di corte. Lei è la più bella, le altre non possono neanche competere. Non osano neppure fiatare, aspettando probabilmente un cenno da parte sua, cenno che non arriva. Sembra quasi che non respirano, nella speranza di ottenere il suo permesso. Alla fine si decide a chiedermi:” Aldo; posso aiutarti?”
Sono in piedi davanti a lei, le mani che tremano, non so se più per rabbia o per delusione. Il cuore mi batte così forte che quasi copre il suono della mia voce, che esce tesa, incrinata:” Dimmi dove è.”
Non sto urlando, ma è peggio: parlo a denti stretti, con quella calma forzata che precede l’esplosione. La fisso negli occhi, cercando un segno, un cedimento, qualcosa che tradisca la verità. Il suo sguardo mi cerca:” Dove è cosa?”
Cerco di trattenermi, perché comunque sono nel corridoio della scuola, davanti ad un'infinità di persone:” La conversazione tra te e Jessica. Non farmi passare per stupido.”
Faccio un passo avanti. Sento il calore salirmi al viso, le parole che si accavallano nella testa. Continuo a ripensare ad ogni dettaglio, ad ogni sguardo sfuggente, ad ogni risposta vaga. La sensazione di essere stato tenuto al oscuro mi rode dentro.
Dorotea ostenta una calma impressionante. Rimane calma e il suo corpo non mostra segni di cedimento. Non si guarda in giro, cercando aiuto; non sbatte le palpebre in modo nervoso; non compaiono gocce di sudore sul suo viso, come accade a chi è stata appena scoperta. La sua risposta è la diretta conseguenza del suo apparire sorpresa:” Non so di cosa tu stia parlando.”
Con entrambe le mani inizio a grattarmi i capelli, sono molto nervoso. Le mie mani devono essere impegnate a fare qualcosa, per evitare gesti inappropriati. Inizio a spostare la mascella inferiore a destra e sinistra,per poi morsicarmi il labbro inferiore. Dentro sono come una bomba, che sta per detonare:”L’hai cancellata? L’hai archiviata? Dove è?”
Una sua amica le chiede:” Ma tuo fratello sta bene?”
Alzo la voce, perdendo il controllo:” Sto benissimo.”
Tutti in corridoio si girano a guardarmi, ed iniziando a bisbigliare tra di loro. Sono al centro degli sguardi di tutte le persone in corridoio. Ora non è più mia sorella ad essere al centro dell’attenzione, ma io. Con la coda dell’occhio, mi accorgo che anche Moreno mi sta fissando.
Dorotea mi prende per un braccio e mi fa allontanare, verso una parte della scuola meno affollata. Le sue damigelle non la seguono, rimanendo comunque a sorvegliare il posto lasciato vacante dalla loro regina. Insiste:” Mi vuoi spiegare, Aldo?”
Le sbatto in faccia la realtà:” Moreno mi ha detto che la sua ragazza ti ha scritto sui social.”
Spiattellandole tutto, il mio senso di inquietudine tende ad aumentare.Passo una mano tra i capelli con gesto nervoso, camminando avanti e indietro. Non riesco a stare fermo, guardando esclusivamente il pavimento. Faccio tratti di pochi metri, poi tornare indietro. Dorotea osserva la scena in silenzio. Ogni secondo di silenzio da parte sua è benzina sul fuoco. Mi sto convincendo sempre di più che mi ha mentito e che, ormai scoperta, non sa né cosa dire, né come comportarsi. Ribadisco:” Voglio solo la verità.”
Mia sorella mi guarda con quel espressione a metà tra l’incredulo e il protettivo, le braccia conserte e le sopracciglia alzate. Con tono deciso, ma non cattivo, mi dice:” Aldo; il tuo amico ti ha detto una colossale bugia. Non una piccola esagerazione, non un malinteso: una bugia enorme. Ma veramente hai potuto credere alle sue parole, senza prima verificare, e senza darmi il beneficio del dubbio? Non dico che avresti dovuto ribattere subito sulla sua evidente falsità, ma almeno darmi il beneficio del dubbio. L’avresti potuto smascherare facilmente, invece hai preferito credergli, attaccandomi a testa bassa, come un toro.”
Mi sento come se qualcuno avesse spento la luce al improvviso.Un attimo prima ero lì, tranquillo, con la fiducia di sempre. Adesso le parole di Dorotea iniziano a ronzarmi in testa, sempre più forti, come un’eco fastidiosa: Moreno mi ha preso in giro, su una cosa così importante. Ho proprio ragione a voler ripensare al discorso di tutte le mie amicizie e le mie relazioni. Ma perché Moreno mi ha mentito? A lui cosa viene in tasca? Sapeva perfettamente che l’avrei scoperto. E, scoprendolo, sapeva perfettamente che le nostre strade si sarebbero divise.
Mentre continuo a pensare, mia sorella aggiunge:” Il tuo amico ci sta osservando, puoi chiederglielo adesso, davanti a me.”
Mi giro subito, ma non vedo nessuno nel corridoio.
Torniamo a Francesco.
Non riesco a contenere la mia rabbia, ormai il livello di sopportazione è superato. Mi aveva detto una cosa, ed ora l’ha totalmente ribaltata. E’ una bugiarda cronica. Come può dire che Corrado non si è comportato male? Ha allungato le mani, dando una giustificazione assurda; ha provato a farla ubriacare; per non parlare del fatto che si è quasi vantato di non averle chiesto di scopare la prima sera. Adesso non sto più zitto:” Non aspetto nulla; Gaia. Non voglio più sentir parlare di niente. Vuoi l’amicizia? Ed amicizia avrai. “
Gaia prende la mia mano:” Ascoltami un attimo, non fare subito il pazzo.”
Questa volta le do pan per focaccia. Le sbadiglio in faccia:” Scusami, ho sonno. E voglio essere sincero: mi sono parecchio annoiato a seguirti questa sera. Siete stati così dannatamente noiosi. Nulla di intrigante o malizioso. Quello fa il gioco a quiz, sotto casa tua. Tu sei uscita mezza nuda, e lui ha raccolto solamente un po’ di polvere? Ma quanto sfigato è? Uno qualunque dei miei tre amici avrebbe ottenuto di più da te, stasera. Quello parla parla, ma fatti zero. Ti piace un perdente? Prendilo. Domani sera esco con i miei amici, senza alcun problema. Ci sarete anche tu e Valentina? Fa lo stesso, non mi spaventa la cosa. Se devo temere la concorrenza di mister quiz, vuol dire che sono messo proprio male. Ed io non sono messo male, sono un bel ragazzo che piace. A Valentina,ad esempio, piaccio, le sono sempre piaciuto. Solamente che a me lei non è mai interessata, perché non è abbastanza figa. Ma tu confondi l’essere figa, con l’essere stronza. Così ti puoi comportare con gli sfigati, non con me. Da domani imparerai a capire cosa vuol dire aver fatto la stronza con me. Buonanotte.”
La mano di Gaia tiene ancora il mio polso. Mi divincolo:” E lasciami il braccio, non sei la mia fidanzata. Tieni il tuo ragazzo cosi’.”
Gaia mi guarda, limitandosi a dirmi:” Buonanotte Francesco.”
La sera mi preparo con la calma concentrata, di chi sa che la serata conta. L’eleganza, per me, non è ostentazione ma precisione: ogni dettaglio è pensato.Davanti allo specchio sistemo i capelli con cura, scegliendo di tirarli al indietro. Apro il tubetto di gel, me lo spalmo sulle mani, e così li fisso. Mi guardo allo specchio: promuovo la mia pettinatura e la promuoveranno anche le ragazze. Il mio sguardo e la mia pettinatura faranno sfracelli. Apro l’armadio e scelgo un look che parla di sicurezza. Punto su uno stile classico e sobrio, non si sbaglia mai puntando su quello. Indosso una camicia dal taglio impeccabile, con il colletto ben strutturato, abbinata a pantaloni, che seguono la linea del corpo senza stringere. Camicia bianca, pantaloni grigio chiaro. Direi un ottimo abbinamento giovanile. Le scarpe sono fondamentali: pulite, con carattere. Mocassini raffinati; coerenti con l’insieme. Con il loro bel morsetto centrale in vista. L’orologio al polso aggiunge personalità: non è troppo vistoso, ma abbastanza da raccontare attenzione ai dettagli. Una fragranza decisa ma non invadente completa il rituale, per lasciare una scia che resti nella memoria.
Si, direi che sono decisamente figo. Infilo la giacca abbinata ai pantaloni, lasciandola aperta. Che sbadato, la cintura. Apro il cassetto e ne tiro fuori una marrone, abbinata al colore delle scarpe. Ha una fibbia color argento, di un noto marchio. Il fazzoletto nel taschino? No, è troppo da grande, e da quelli che vogliono sembrare più ricchi di quello che sono.Apro un altro cassetto, e recupero un nuovo profilattico. Quello che avevo con me, l’ho dato ieri sera a Gaia.
Esco di casa, e mi dirigo verso casa di Giacomo. Non li ho sentiti, non ho sentito le due ragazze, ma l’appuntamento dovrebbe essere li. Se non ci saranno, non sarà un problema. Andrò a mangiarmi una pizza da solo, poi magari cinema, e poi finalmente sarà l’ora ics: il momento di andare in discoteca, senza pesi e zavorre. Sarò solamente io, a cercare una nuova ragazza da conoscere. Ho proprio voglia di iniziare una nuova conoscenza.
Arrivo sotto casa di Giacomo e suono. Mi aprono subito. Come la volta precedente, ci sono i tre miei amici e le due ragazze, ad aspettarmi in salone.
La prima a salutarmi è Gaia:” Ciao Francesco; non ti preoccupare. Questa sera andrà qualcun altro a prendere le pizze.”
Improvvisamente smette di parlare. Mi guarda in modo strano. Faccio finta di nulla e saluto anche gli altri. Anche i miei amici mi guardano in modo sospettoso, ma faccio finta di nulla.
Invece Valentina decide di chiedermi:” Francesco; come mai sei vestito così elegante? Mica dobbiamo andare in qualche locale.”
Replico:” Dopo vado in discoteca, ecco perché sono vestito così.”
Gaia interviene:” Avresti potuto avvisarci, ed io e Valentina ci saremmo preparate per la discoteca. Adesso ci tocca andare a casa a cambiarci.”
Obietto:” Non c’e’ problema, vado anche da solo.”
Gaia mi guarda male:” Francesco; scusami, ma che modo di comportarsi è? Esci con noi, e poi vai per i fatti tuoi? Se vuoi andare in discoteca, veniamo anche noi.”
Giacomo interviene:” Ma non possiamo andare un’altra volta?”
Fausto concorda:” Poi siete già andati ieri sera.”
La troia li ha informati ed iniziano già a prendermi per il culo, ma non me ne frega più nulla e così decido di non stare zitto:” Vedremo voi cosa raccoglierete stasera.”
Gaia spalanca gli occhi, guardando i ragazzi:” Ma cosa succede? Avete discusso, e non ci avete detto nulla?”
Giacomo si giustifica:” Gaia; Francesco ci ha bloccato . Non sapevamo neanche se sarebbe venuto. Però non è un problema; Gaia. Se vuoi andare in discoteca, andiamo.”
Ironizzo:” Della tua opinione, Valentina; non gliene frega un cazzo a nessuno.”
Gaia si rivolge a me:” Francesco; accompagnami a casa, e mi cambio. Torniamo qui, mangiamo, e poi vengo con te in discoteca.”
Rifiuto l’invito:” Ho messo un’ora per farmi i capelli così. Preferisco andare da solo.”
Gaia mi domanda:” Se ci sono io, non becchi?”
Annuisco:” Già, se mi vedono con un’altra ragazza, mi credono impegnato, e non si avvicinano le ragazze.”
Gaia replica:” Molto modesto; Francesco. Se ragionassi come te, non dovrei uscire con voi.”
Rispondo:” Ti hanno invitata loro, non io.”
I tre miei amici si guardano. Probabilmente sono indecisi, se tenere la parte a Gaia ed intervenire, oppure rimanere neutrali. In queste situazioni è sempre difficile capire quale sia la cosa migliore da fare.
Gaia mi sfida platealmente:” Dunque tu preferiresti se io non ci fossi stasera, giusto?”
Allargo le braccia:” L’hai detto tu, non io. Possiamo pensare alle pizze? Ho una certa fame.”
Gaia esclama:” Che schifo, pensi solamente a mangiare.”
Sul suo viso si legge un cambiamento impercettibile, come in cielo quando sta per piovere. Gli occhi, grandi e lucidi, hanno perso la loro fermezza e ora tremano in silenzio, velati da un sottile strato di umidità. Le ciglia, fitte e scure, si sono fatte pesanti, trattenendo a stento le prime gocce che cercano di farsi strada.Le labbra, appena socchiuse, sembrano voler dire qualcosa, ma le parole restano in gola. Un lieve rossore le colora le guance, mentre il respiro si fa più corto, quasi esitante. Poi, al improvviso, una lacrima si raccoglie al angolo dell’occhio, brillante come una perla fragile, e scivola lenta lungo la curva del viso, tracciando una linea silenziosa sulla pelle.Non c’e rumore nel suo pianto, solo quel delicato tradimento degli occhi che, prima ancora delle parole, raccontano tutto.
“ Ti stai comportando veramente male; Francesco. Sei riuscito a far piangere la mia amica.Non ti vergogni? E’ una serata in amicizia ed allegria, e tu ti comporti come un bambino capriccioso?”
Ma io questa voce l’ho già sentita. E’ Serena, la ragazza della macchinetta del caffè.
Torniamo a Roberto
Fisso il ragazzo misterioso, poi torno a guardare Lavinia, poi di nuovo il tipo, poi ancora la mia compagna di banco. I miei occhi sono come la pallina di una flipper. Vengono sballottati da una parte al altra. Questa proprio non me l’aspettavo. Le forze mi stanno lentamente abbandonando. Le ginocchia sembrano non reggere più il peso del mio corpo. Devo assolutamente allontanarmi dalla sala, ho bisogno di uno spazio tutto mio, dove poter crollare. Ed io pensavo che Patrizia stesse esagerando, invece no. La mia nuova amica, a differenza mia, aveva già capito tutto. Le è bastato un veloce dialogo con la mia compagna di classe, per inquadrarla e metterla a nudo, in tutta la sua cattiveria. Senza troppo pensarci, corro in bagno. Appena la porta si chiude alle mie spalle, le forze mi abbandonano, e crollo a piangere. Lavinia si è mossa discretamente, per concentrare tutta la sua energia in un unico colpo, che mi ha proprio disintegrato. Non ci sono altre parole per descrivere l’effetto della sua mossa. È vero, io pensavo che lei fosse la ragazza con Bruno, dunque non dovrei prendermela. Cosa mi cambia, se è la ragazza di Bruno o di un altro? Ma sono meccanismi che si innescano, senza una spiegazione. La nostra psiche è qualcosa di dannatamente perfetto, ma al tempo stesso sconosciuto. Inizio a piangere come un bambino.
Subito Patrizia mi raggiunge, inginocchiandosi accanto a me:” Roberto; cosa succede?”
La guardo, ma riesco solamente a continuare a piangere. Le parole non mi escono di bocca, tanto a cosa servirebbero? A nulla. Mi abbraccia, provando a trasferirmi tutto il suo calore e il suo affetto. Dentro di me sto troppo male, la sua cura non ha e non avrà alcun effetto. Sapevo che Lavinia mi piaceva, ma non immaginavo fino a questo punto.
Intanto arriva anche Lavinia in bagno. Patrizia si alza subito,staccandosi da me, e la spinge via:” Vattene puttana; è solamente colpa tua.”
Lavinia mi guarda:” Ma si può sapere cosa è successo?”
Patrizia le risponde:” Come fai a non saperlo? Mi prendi per stupida? Roberto ha scoperto che hai un fidanzato e c'è rimasto malissimo. Ha capito che l'hai sempre preso per il culo.”
Sul volto della mia compagna di classe leggo un’espressione complessa, sospesa tra stupore e consapevolezza. Gli occhi, leggermente spalancati, tradiscono un’incredulità improvvisa, come se avesse appena sentito qualcosa di inaspettato; allo stesso tempo, lo sguardo non è smarrito, ma fermo, quasi illuminato da una silenziosa conferma interiore. Le sopracciglia appena sollevate e le labbra socchiuse raccontano il momento esatto in cui un dubbio si dissolve e lascia spazio alla certezza. Il suo volto sembra dire: “Non riesco a crederci; eppure, in fondo, lo sapevo.” Forte di questa cosa, adesso è lei a condurre il gioco:” E tu perché sei stupita? Pensavi che ne avessi due addirittura.”
Il volto della mia nuova amica sembra assumere lineamenti affilati e tesi, come scolpiti nella pietra. Gli occhi, stretti e penetranti, la scrutano con sospetto, illuminati da una luce fredda e tagliente. Le sopracciglia, arcuate e marcate, danno al suo sguardo un’espressione costantemente severa, quasi minacciosa. Anzi, diciamo pure esclusivamente minacciosa:" Sei proprio una puttana.”
Lavinia rimane calma come un abito leggero, sempre perfettamente aderente al suo modo di essere. Anche di fronte ad una situazione così tesa e difficile, il suo sguardo resta limpido, stabile, come la superficie di un lago al mattino presto. Non si lascia trascinare dal impulso né dal agitazione: respira, ascolta, riflette. I suoi gesti sono misurati, le parole scelte con cura, mai affrettate. Non perché sia distante, ma perché ha imparato a governare le emozioni, invece di esserne travolta. E’ tutta l’opposto di Patrizia. Hanno due stili completamente diversi. Nel suo sorriso c’è una sicurezza silenziosa, una forza che non ha bisogno di essere esibita. Rimane composta anche davanti alle difficoltà, con quella grazia naturale di chi sa che ogni tempesta, prima o poi, si placa. E mentre tutto cambia intorno a lei, la sua serenità diventa un punto fermo:”Perché mangio una pizza con un ragazzo?”
Patrizia si avvicina al lavabo, e stringe il rubinetto.Dal suo sguardo, intuisco che vorrebbe staccarlo dal lavandino, ma non ne ha la forza. Ripete il gesto più volte, per cercare di scaricare la sua rabbia. Sebbene mi conosca da pochissimo, Patrizia ha preso a cuore la mia situazione, e non fa niente per nasconderlo. Credo che, se riguardasse lei la cosa, non se la prenderebbe così tanto:” Hai preso per il culo quei due e Roberto, ti sei presa gioco di tutti. Adesso hai gettato la maschera. “
Nonostante le pesanti accuse di Patrizia, Lavinia non arretra di un millimetro. Ormai ha il controllo della situazione, ed ogni sua frase lo ribadisce semplicemente. La rabbia di Patrizia si scontra con il glaciale modo di porsi di Lavinia. Oltre a non arretrare di un millimetro, riesce a conquistare addirittura terreno, ad ogni batti ribatti :” Io non ho mai preso in giro nessuno. Roberto può esserci rimasto male, ed io sono qui. A proposito, come credi che mi sia sentita io, a sentire tutte le cose, di cui mi avete accusata prima?”
Patrizia si mette a gesticolare come una forsennata:” Non prendi quei due cazzi, ma il cazzo di un altro. Mi spieghi dove sta la differenza?”
Sentendo queste parole,Lavinia decide di non risponderle, riprovando ad inginocchiarsi accanto a me.Nuovamente viene spinta via da Patrizia, più forte fisicamente. La mia nuova amica sta facendo di tutto per cercare di proteggermi. Non potendo contrastarla fisicamente,Lavinia prova con le parole:” Roberto; quando vuoi, ne parliamo. Ovviamente io e te.”
Patrizia torna a sbracciare, per farle capire la sua posizione perentoria:” Non avete più nulla da dirvi. Da stasera Roberto è il mio ragazzo, e non potrà più parlare con te.”
Ancora una volta Lavinia para il colpo, senza alcun problema. La sua risposta è un misto fra indifferenza e sicurezza:” Io ne sarei felice ma, da come ha reagito, penso che lui sia innamorato di un'altra ragazza.”
Patrizia reagisce malissimo, iniziando a prendere a calci la porta del bagno. La sua furia è implacabile. Temo che da un momento al altro possa arrivare qualcuno, sempre se non chiameranno la polizia.Ormai è totalmente uscita di testa, e parla senza più ragionare:” Stai tranquilla; so fare molto bene i pompini, e mi faccio sborrare in bocca e bevo pure il piscio. Roberto non potrà più fare a meno di me. In questi casi non conta se una è bella o brutta, conta solamente come sa fare i pompini e se beve la sborra e il piscio.”
Ancora una volta la mia compagna di classe sembra una statua di ghiaccio, non si scompone minimamente:" Ah si? Io non le farò mai a Roberto quelle cose. Se lui vuole quello dalla vita, vi siete proprio trovati.”
Patrizia esclama fiera di se stessa:” Roberto vuole una puttana “
Di fronte a tale essere spaccona, Lavinia riesce a rimanere ironica e perfida.Sebbene Patrizia incassi bene, inizio a notare i suoi primi segni di cedimento. Questo suo sbracciarsi, il prendere a calci la porta,l’offendere l’avversaria, sono tutti segnali di profondo disagio ed insicurezza. E Lavinia riesce a controbattere senza alcuna difficoltà:” Allora vuole me, visto che entrambi mi state dando della puttana, da tutta la sera.”
Patrizia scoppia a ridere, come una pazza:” Ora ti sei tradita” e, guardandomi, prende le mie guance, come se fossero due elastici da tirare:” Roberto; non ti farà mai quelle cose, perché sei brutto e sfigato. A quel tipo le farà invece quelle cose.”
La mia compagna di classe scoppia a ridere:” Sicuramente” e poi guardandomi:” Roberto; io e te parliamo, quando vuoi. “
Patrizia torna ad urlare, avendo perso totalmente il controllo ormai:” Lo hai ammesso anche tu, che gliele farai. Di cosa dovete ancora parlare? Perché lo vuoi umiliare? Non vedi che è già uno straccio?”
Questa volta Lavinia non la considera neppure, rivolgendosi ancora una volta a me:” Roberto; hai sentito cosa ti ho detto?”
Sotto un certo punto di vista, ha ragione Patrizia. Sebbene con altri modi, devo affrontare la situazione. Non posso mettere la testa sotto la sabbia. Non posso più vivere nel incertezza, in quanto la mia fragilità e’ venuta fuori in un colpo solo. I tempi di rigirare attorno alle cose sono finiti:” Lavinia; gli farai quelle cose a quel tipo?”
Improvvisamente qualcosa si incrina. Un dettaglio minuscolo le attraversa lo sguardo. Le pupille si accendono, come se una scintilla avesse trovato finalmente ossigeno. Le dita, prima ferme, iniziano a muoversi nervosamente. Il respiro si spezza, diventa più corto, più veloce. Non parla subito: è un silenzio teso, carico, che vibra nel aria. Questa volta esplode al improvviso.La voce non è più morbida ma tagliente, più alta di quanto lei stessa sembri aspettarsi. Le guance si arrossano, gli occhi brillano di una luce febbrile. I gesti diventano ampi, disordinati; le mani disegnano nel aria un’improvvisa rabbia. Ogni parola esce come un colpo, veloce, senza filtro. Non c’è più misura, solo un fiume in piena che rompe gli argini. Eppure, sotto quel impeto, si intravede ancora la ragazza di prima,quella che aveva cercato di restare calma, che aveva ingoiato silenzi e sopportato. Ma ora è travolta dalla propria tempesta, e per un momento sembra non riconoscersi nemmeno lei:” Roberto; ma per te esiste solamente il sesso? Mi conosci da pochi giorni, e non sai far altro che parlare di quello? Guarda che in un rapporto con una persona ci sono anche altre tantissime cose. Parlando solamente di sesso, tu snaturi ed offendi un rapporto. Stai continuando a bollarmi come una puttana, senza alcun ritegno. Io ti chiedo di parlare, insisto di chiarirci, e la tua unica preoccupazione è il sesso? Ti prego, dimmi che ho frainteso completamente, perché non puoi essere così. Ti piace la scaricatrice di porto, che ogni due parole usa tre parolacce? Ti piace offendere le ragazze, e farle sentire sporche e delle poco di buono? ”
Ascolto attentamente ogni sua parola, e le peso con molta precisione sulla bilancia. Però non posso sottrarmi dal dirle:” Voglio essere come Bruno e come tutti gli altri ragazzi.”
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