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E' un mondo difficile ( capitolo 47 )


di chiara94
22.03.2026    |    930    |    319 6.9
"Sento però un’altra sua frase;" Allora, la smetti di fare lo stronzo con me? " Non riesco a pensare..."
La guardo ma, dentro di me, non c’è chiarezza.
C’è solo un groviglio di pensieri, che si accavallano senza ordine.
Ogni possibile risposta mi sembra sbagliata.
Non ho proprio voglia di ballare con Serena, e non è un capriccio: è una resistenza costruita su ciò che è successo, su come si è comportata con me.
Marginalmente anche per come si è comportata con Valentina.
È come se dentro di me si fosse creata una memoria emotiva, che non riesco a ignorare.
Non riesco a fare finta di niente.
Anche se so che, razionalmente, dovrei pensare solo a me stesso.
Dovrei essere strategico, opportunista persino.
Ecco perché non posso ignorare del tutto quanto successo con la mia migliore amica, anche se non è stata sempre dalla mia parte.
Ambigua, a volte vicina, a volte distante.
Questo essere senza alleati mi toglie sicurezza, come se dovessi affrontare tutto da solo.

La mia esitazione è evidente, non riesco a nasconderla.
Gaia la nota subito, senza fatica:" Francesco; possiamo parlare un attimo, io e te? "
Accetto.
Non perché sia convinto, ma perché ho bisogno di risposte.
Appena ci spostiamo, percepisco un cambiamento netto.
Il magnifico momento del ballo viene oscurato, da quanto sta succedendo ora.
È come se Gaia lo avesse cancellato, o lo avesse messo in secondo piano; dimostrando che è più importante il rapporto con Serena, che quello con me.
Io mi aspettavo un seguito diverso, una continuità emotiva.
Invece mi ritrovo a discutere su Serena.
Questa cosa non mi piace, ma devo rimanere tranquillo.
Dentro di me si apre una frattura: da una parte l’impulso a reagire, dal altra la paura di rovinare tutto.
Un dilemma mi attanaglia: il ballo ha creato un gigantesco solco tra me e gli altri tre, oppure ho nuovamente frainteso tutto?

Entriamo in un’altra stanza.
Gaia inizia a fare delle prime riflessioni: " Francesco; come tu sai, io non ho mai avuto una vita sentimentale , perché ho sempre vissuto in campagna.
E le occasioni non c erano.
O meglio, vedevo le cose un po 'diversamente: pensavo che il rapporto con il genere maschile fosse solamente legato ad un discorso di matrimonio, e dunque non fosse il momento di pensarci.
Da quando mi sono trasferita in città, tutto e' cambiato.
Ora è arrivato il momento, che anche io trovi un ragazzo.
E non posso prendere il primo che si propone."

Questa frase mi colpisce più del resto.
Il primo che si propone.
Io non sento un discorso generale: sento me stesso ridotto a quello.
Istintivamente, la guardo malissimo.
Mi sento sminuito, messo in una posizione inferiore.

Lei lo capisce subito, e prova a rimediare, correggendo il tiro:" Aspetta; forse mi sono spiegata male.Tu ti sei proposto, però mi manca un metro di paragone. Non sono come le altre ragazze. Voglio scegliere. Oltre a vederti in contesti con presenze maschili, e ad essere certa che tu sia quello che ho frequentato inizialmente; voglio poter scegliere. "
Ma ormai il danno è fatto.
Quelle parole mi cadono addosso come un peso:” Scusami Gaia; ma le altre non scelgono? I ragazzi vengono estratti a sorte? ”
Un leggero sorriso appare sul volto della mia compagna di università:” Francesco; non ho detto quello. Hai capito benissimo cosa intendo dire, ma fai finta di non aver capito.”
La mia risposta nasce da un senso profondo di inferiorità e soprattutto di realismo:” Allora non ho chance, ce ne sono cinquantamila meglio di me. Più ricchi, più belli, più famosi, più tutto. Non posso competere con altri."
Gaia reagisce con fastidio:” Non hai proprio capito niente, come tuo solito. Non voglio una competizione allargata . Basta che ti dimostri migliore dei tuoi amici, ed inizi così a superare il primo step."

La sua risposta mi destabilizza ulteriormente, perché introduce una struttura.
Un sistema, degli step.
Rimango allibito:" Primo step? Ma di cosa parli? "
Lei annuisce, come se fosse tutto ovvio.
Rimanendo lucida e determinata, mi dice: " Sì, Francesco. Poi dovrai superare le tue paure: Mariano e Corrado. A quel punto mancheranno due step, ma non ti preoccupare ora. Ne parleremo in un altro momento."
A questo punto non è più solo confusione.
È shock.
Ha cambiato completamente le regole.

Cercando di recuperare coerenza, le faccio notare:" Scusa Gaia; ma prima, davanti ai miei amici, hai accettato un’ altra cosa."
Risponde, ma lascia una frase sospesa, enigmatica e controllata: " E quella vale. Se scelgo uno di loro."
Irritato e ferito, ribatto:" Ma mi stai prendendo in giro? "
La rabbia nasce dal impotenza, dal sentirmi spostato senza poter fare nulla.
Gaia resta calma,ferma e razionale:" No, dimostrati intelligente. Prova a pensarci su."

Mi fermo.
Respiro, cerco di recuperare lucidità.
Capisco che sto reagendo troppo di pancia.
E allora penso.
Mi viene un’idea.
Folle, ma necessaria per dare un senso a tutto:" La differenza tra l'averti una notte, e tutta la vita."
Gaia rimane soddisfatta dalla mia risposta:” Bravissimo; Francesco."
In questo momento sento una piccola vittoria.
Ho capito qualcosa ma, subito dopo, torna il peso.
Cerco di razionalizzare :" Quindi se vince uno di loro, ti avrà come ragazza, ma sai già che non durerà, perché non hai metri di paragone.Mentre se sto alle tue regole "

Mi blocco,perché sto per dire qualcosa di troppo grande:” No, niente.”
Gaia mi incalza:" Parla pure."
Rimango sulla difensiva: " Stavo per dire una stupidaggine."
Ma lei va dritta al punto, diretta e penetrante:" Francesco; se vinci alle mie regole, ti sposerò? Questo volevi chiedermi? "

Resto in silenzio.
Perché sì, è quello.
Ma dirlo significherebbe espormi completamente, anche se credo che lei non abbia dubbi.
Nonostante il mio silenzio, Gaia rimane decisa:” Accetti la sfida? "
Io,da impulsivo che sono, rispondo:" Si."
Sicuramente non è una scelta ragionata, infatti emerge subito il conflitto dentro di me:" Però non capisco una cosa. Perché devo ballare con Serena?"
Gaia mi parla pacatamente:" Entrambi dovremo fare altre esperienze, per essere certi della nostra scelta."

E’ completamente pazza, se può credere che io possa accettare una cosa del genere.
Con aria contrariata, rifiuto immediatamente:” Non hai detto così, prima. Allora non accetto."
La mia compagna di università prova a convincermi, pazientemente:" Francesco; uscendo con Serena, potresti trovarti bene con lei."
Di fronte ad una simile risposta,ovviamente reagisco con gelosia:”E tu uscendo con Fausto, potresti scoparci."
È un colpo basso, ma è autentico.
Lei sospira, apparendo stanca, ma contenendosi:” Francesco; mi chiederai di nuovo scusa, dopo? "
Forse si è dimenticata come è andata:” Perché tu non mi hai chiesto scusa? "
Sul volto di Gaia appare un sorriso:” Non mi hai ancora detto, se sono stata brava.”

Non voglio assolutamente che si cambi discorso, e glielo faccio capire:” Ne parliamo in un’altra occasione. Continuo a ritenere la cosa non equa. E poi, se gli altri ragazzi non accettassero le tue regole?”
Gaia è pragmatica:" Diventerebbe il mio ragazzo, e basta."
Rido, ma ovviamente è una risata amara.
Uso il sarcasmo per rispondere:” Vale per tutti, tranne che per me."
Scuote la testa:" No,vale anche per te. Se batti loro tre, diventi il mio ragazzo."
Rassegnato e geloso,affermo:" Sceglierai Fausto; lo so già."
La sua risposta è un sorriso.
Non nega quanto da me detto.

E questo mi fa male, però la risposta dopo mi tira su il morale, sebbene Gaia sia pungente:" Francesco; batti i tuoi amici, e mi porti a letto. Sarai soddisfatto, sapendo che, prima o poi, finirà? Magari dopo due giorni, due settimane, due anni,
oppure dieci anni?"
Resto in silenzio, perché è riuscita a colpirmi.
E di nuovo rimane profonda e diretta:" Ti piace più l'idea di scoparmi , o di passare la vita con me? La canzone non è neanche durata tre minuti, e probabilmente sono stati i tre minuti più belli di tutta la tua vita."

Questa frase mi spoglia completamente.
Mi mette davanti a ciò che ho provato davvero.
Sono vulnerabile, e non faccio nulla per nasconderlo:" Perché mi fai questo? "
La sua risposta mi appare sincera:"Voglio darti una certezza, e una garanzia totale. Non voglio prenderti in giro. E anche tu devi misurarti con una bella ragazza, come Serena. Potresti solamente stare provando infatuazione per me. Potresti veramente innamorarti di lei. "
Questa possibilità non la prendo neanche in considerazione:" Io non andrò mai a letto con Serena. "
Gaia assume un’ espressione enigmatica:" Mai dire mai; Francesco."

Non mi sento capito e, scoraggiato, glielo faccio notare:” Gaia; non ce la farò, lo so già. Hai visto anche te, che scoppio subito."
Questa volta assume un atteggiamento esplorativo:" Secondo te staremmo bene insieme?"
Vista la sua totale ambiguità, allargo le braccia:" Non lo so. Non so come ti trovi con me."
Gaia sembra sorpresa, e così insiste:" Francesco; ma non hai una sensazione? Un'idea? "
Sono completamente sopraffatto dal suo discorso:" Gaia, scusami; sono passato dal paradiso all'inferno, nel giro di pochi minuti. "
Risponde ironicamente:" Al massimo al purgatorio, vuoi dire."

Sono esausto:" Gaia; non ce la faccio. Non posso accettare ."
Gaia non forza, ma non molla neanche:" Va bene. Però almeno sfidali, sul avermi come fidanzata. Se vinci, mi porti a letto. O hai paura che io insista a convincerti, per poi scegliere Fausto, e farti stare male?"
Resto in silenzio.
Perché sì, quella paura c’è.
Ora Gaia mi appare seria:" Loro lo vedono come un gioco, io no. Non sceglierò per fare un dispetto. Sceglierò solo se sarò sicura,e sceglierò chi mi darà questa sicurezza. "
Queste parole mi colpiscono, e lei si accorge del mio cambio di espressione.
Appaio maggiormente sereno, e lei continua con la persuasione:” Mi fai contenta? Accetti almeno la sfida coi tre tuoi amici?
Una cosa: quando dico che prima o poi finirebbe, io non lo farei mai apposta. Però vedi tutte le persone che tradiscono e si separano? Servono sicurezze.
Solamente una storia basata su fondamenta solidissime, può durare tutta la vita."

Con gli ultimi sprazzi di lucidità, ma amareggiato, le faccio notare: " Quindi, se vincessi, avrei il sesso, non le emozioni del ballo."
Il movimento della testa di Gaia mi conferma ciò:" Esattamente "
La mia considerazione successiva è una cosa già palese:" E ai miei amici interessa solo scopare, del ballo non gliene frega nulla."
Gaia concorda:" Proprio così, Francesco.”

Rassegnato, mi arrendo:" Accetto le tue regole."
Ma è un’accettazione fragile.
Gaia, con onestà, mi mette in guardia:" Francesco; però non sarà facile. Non hai garanzie di successo, e potresti dover affrontare prove molto difficili. Se ti trovi bene con Serena, non scartarla subito.Io sono molto complicata."
Non voglio sentire queste cose, perché ne sono perfettamente conscio.
E così rimango pratico:" Ora c'è la scelta della prima uscita? "
La mia compagna di università rimane evasiva:" Vediamo cosa ne pensa Fausto."

Quel nome mi stringe lo stomaco.
Con il viso spento, acconsento:" Ok."
Gaia mi solleva il mento,rimanendo allo stesso tempo dolce, ma ferma:” Tu fidati di me. So che sei innamorato di me, e voglio che tu soffra il meno possibile. Ma se non facessi questa cosa, tu soffriresti ancora di più. Hai visto come hai sofferto, riguardo a Mariano e Corrado?"
Prima di tornare di là, esito un attimo.
Le chiedo una cosa, di cui immagino già la risposta:” Ma superando il primo step, io e te "
Non riesco a finire la frase.
Gaia e’ più veloce a rispondere, e soprattutto netta:" Ti dimostreresti come i tuoi amici."

Rispondo con razionalità, ma al tempo stesso preoccupazione e realismo:" Un attimo.Io dovrò comportarmi come amico praticamente, e loro avranno le concessioni. Mi vedrai sempre come un amico, e ti innamorerai di un altro. Il sesso è fondamentale in un rapporto."
Gaia non prova a girarci intorno, concorda con me " Ne sono perfettamente consapevole , Francesco. Ti fidi di me? "
Annuisco.
Prova a rassicurarmi un’ultima volta:” Non è mia intenzione farti soffrire, o farti stare male. Se ti do una chance, è perché non ti vedo perdente in partenza. E, nei momenti difficili, ti sarò vicina come amica."
Mi appare sincera.
So che è follia pura, ma le rispondo:" Voglio fidarmi. ", seppure con molti dubbi.

Torniamo di là.
E la realtà è immediata.
Gaia si siede accanto a Fausto.
Io per terra, da solo.
È una gerarchia chiara.
Visibile, innegabile.
I tre minuti del nostro ballo sono un lontanissimo ricordo.
E dentro di me resta una sola sensazione: non sto più vivendo qualcosa di spontaneo.
Sto entrando in qualcosa, che mi metterà costantemente alla prova.

E decido di partire subito.
Gaia mi ha fatto una precisa richiesta: ballare con Serena.
Così mi alzo da terra, facendo qualche passo verso Serena.
È seduta accanto a Giacomo, composta, quasi immobile, perfettamente a suo agio.
Quando mi avvicino, sento qualcosa irrigidirsi dentro di me, una miscela di esitazione e fastidio.
Tendo la mano, cercando di mantenere un tono neutro, controllato:” Mi concedi un ballo, Serena? “

Per un attimo, il tempo si ferma.
Poi lei sorride.
Ma non è un sorriso gentile, e nemmeno imbarazzato.
È qualcosa di più affilato, quasi studiato.
Un sorriso vendicativo:” Assolutamente no, Francesco. Ti ho già detto di no prima, cosa insisti? ”
Le sue parole arrivano secche, senza esitazione, come uno schiaffo preciso.
Resto qui, con la mano sospesa, mentre sento il calore salirmi al viso.
Non ha senso, non torna niente.
Poco prima è venuta lei da me, a chiedermi di ballare.
Le ho detto no, con la sua conseguente reazione esagerata: urla, lacrime, occhi pieni di rabbia.
Per tranquillizzare l’amica, Gaia mi ha chiesto di ballare con Serena.
E adesso?
Adesso sono io quello respinto, freddamente, davanti a tutti.

Ritiro lentamente la mano, ma dentro di me qualcosa si aggroviglia: confusione, irritazione, forse anche un filo di vergogna.
Istintivamente, giro la testa verso Gaia.
Lei vede, ne sono certo.
Ma proprio mentre i nostri sguardi stanno per incrociarsi, Gaia si volta altrove.
Si gira verso Fausto, come se quella scena non la riguardasse, come se non fosse stata lei a spingermi fin lì.
E in quel gesto c’è qualcosa di ancora più destabilizzante del rifiuto di Serena, perché non è solo un rifiuto.
È come se Gaia mi avesse spinto dentro una situazione costruita apposta, e poi mi avesse lasciato solo, proprio nel momento in cui tutto crolla.

Torniamo a Roberto.
Lavinia mi risponde:" Ovviamente no; Roberto."
Rimango in silenzio.
È un silenzio pieno, pesante, che mi si appoggia addosso, come qualcosa che conoscevo già.
In realtà non mi sorprende.
È solo la conferma di quello che penso da sempre.
Però sentirlo dire,è diverso: più definitivo, più reale.

Mi giro verso la lavagna, come se fosse improvvisamente la cosa più importante del mondo.
In realtà sto solo cercando un posto dove appoggiare lo sguardo, senza sentirmi scoperto.
Dentro, invece, è tutto in movimento.
Un misto di vergogna e fastidio.
Con me stesso, più che con lei.
Poi sento la sedia che striscia.
Il rumore è breve, ma mi arriva addosso come un segnale di pericolo.
Lavinia si avvicina.
Non ho nemmeno il tempo di prepararmi, che sento la sua mano sulla guancia.
Mi gira il viso verso di lei:” Stai facendo lo stronzo da quando sei entrato in classe, e poi pretendi che parli con te di quelle cose? "

Il mio primo istinto è scappare con lo sguardo.
Lo faccio subito, è più forte di me.
Ma appena distolgo gli occhi, sento qualcosa cambiare nel aria.
Gli altri.
Alzo appena gli occhi: tutti ci stanno guardando.
Non sento le loro voci, ma sento il loro peso.
È come essere sotto una lente.
" Roberto; guarda me" la sua voce mi riporta indietro, quasi obbligandomi.
" Lavinia; abbiamo tutti gli occhi addosso" è quasi una supplica, la mia.
" e allora? " questa risposta mi spiazza.
Per lei non esiste il problema.

Ma quello che mi stringe davvero lo stomaco, è un altro pensiero.
Più concreto, più pericoloso:" Lavinia; non dire ad Oceano, riguardo cosa ti ho chiesto."
Appena lo dico, sento la mia voce più bassa, più fragile.
Lavinia mi propone un accordo:" Non glielo dico, altrimenti ti picchierebbe. Però ad una condizione: mi dici di cosa avete parlato ieri sera."
Ecco, ci siamo.
Dentro di me scatta qualcosa.
Una specie di blocco.
Bruno, la sua voce, la sua fiducia.
Non posso tradirlo, non posso essere quello che racconta tutto.
Resto in silenzio.
Mi aggrappo al idea che il professore entri, ed interrompa tutto, salvandomi.

Ma lei no, lei non molla:” Sai; sei stato molto maleducato con me. Non si chiede ad una ragazza, di raccontare i dettagli sessuali."

Abbasso lo sguardo.
Senza più difese, esce quello che penso davvero:" Più di sentire i racconti, non ho altro che io possa ottenere. Mi rendo conto di quanto sono brutto e sfigato."
Appena lo dico, sento un misto di sollievo e vergogna.
È come se mi fossi messo a nudo davanti a lei.
Lavinia si abbassa, per cercare i miei occhi.
Non mi lascia scappare nemmeno così:" Roberto; di cosa avete parlato? "

Respiro, cedendo:" So la verità."
Dirlo mi fa paura ma, anche tenerlo dentro, mi stava consumando.
Mi chiede:" E quale sarebbe? "
Alzo lo sguardo, stavolta la guardo davvero:" Lavinia; a me hai detto che ti farebbe schifo fare delle cose, mentre le hai fatte con Bruno."
Appena lo dico, sento il cuore accelerare, come se avessi appena attraversato una linea.
Lei mi guarda; sembra quasi che mi stia studiando:” Un attimo; Roberto. Tu ti sei toccato, perché Bruno ti ha raccontato di me e lui? "
Sento il viso scaldarsi, ma rispondo lo stesso:" Ovviamente no, eravamo solo tra maschi. Però mi è venuto duro."
Averglielo detto è stata una mossa assurda.
È come se avessi perso completamente il controllo di quello che è privato, e quello che non lo è più.
Lavinia non distoglie lo sguardo:” Roberto; vorrei capire una cosa. Mettiamo anche che tu avessi la fantasia di me e Bruno, insieme. Ma perché non ti sei toccato, inventandoti da solo, la situazione? Avresti goduto di più."
La sua logica è semplice, lineare; la mia no:” Ma così ho goduto su un racconto reale, non su fantasie."
Appena lo dico, capisco che per lei è troppo:” Seguiamo la lezione, che è meglio."
E lì sento una chiusura netta, come una porta che si chiude in faccia.

Il professore entra e ci saluta.
Sento subito il corpo irrigidirsi, come se qualcuno avesse acceso una luce troppo forte, proprio sopra di me.
Non sono pronto, non dopo quello che è appena successo con Lavinia.
Sorride, guarda me, poi guarda lei:" Come mai questo nuovo cambio di posto? Roberto si è inginocchiato, supplicandoti di tornare lì? "
Sento una fitta allo stomaco.
È una battuta, lo so.
Ma detta così, davanti a tutti, mi riduce a qualcosa di piccolo, ancora una volta.
Lavinia però non ride, non gioca:" Mi piace stare in banco con Roberto."
La sua voce è fredda, tagliente.
Mi sorprende, non me l’aspettavo.

Il professore continua, come se nulla fosse:” Lavinia; sei da ammirare, volendo aiutare un compagno in difficoltà."
Ecco, la parola arriva: difficoltà.
È come un’etichetta che mi si incolla addosso, davanti a tutti.
Lavinia risponde:” In che senso?"
Il professore è molto diretto:” Roberto non ha amiche."
Sento il viso scaldarsi.
Vorrei sparire, vorrei diventare invisibile.
Ogni sguardo della classe mi pesa addosso, anche senza guardarli.
Ma Lavinia no, lei non lascia correre:" Strano; ieri sera era in pizzeria con me e un altro ragazzo, mentre Bruno e Luca erano da soli. Senza alcuna ragazza."

Il silenzio cambia subito consistenza.
Sento i corpi che si muovono, le teste che si girano.
Bruno e Luca vengono messi al centro, senza volerlo.
L’imbarazzo è ovunque. Si sente.
Il professore prova a sistemare la cosa:” Mica Bruno può uscire tutte le sere, con una ragazza diversa."
Lavinia risponde subito, senza esitazione:" E perché no ? È il più bello della scuola, il più figo, quello con la macchina più costosa. "
Silenzio.
Un silenzio pieno, compatto; nessuno respira davvero.

Io sento qualcosa dentro, che si muove.
Non è una rabbia precisa, ma non è neanche gelosia pulita.
È un miscuglio sporco. Perché so che sta parlando di lui, ma lo sta facendo in un modo che non torna.
Il professore annuisce:” Già, del resto ha avuto un flirt anche con te."
Mi manca il respiro, a sentire la conferma.
Lavinia inclina la testa:” Davvero? Può raccontare anche a me questa cosa?"
C’è qualcosa di pericoloso nel suo tono, lo sento subito.

Il professore guarda Bruno, e lì l’aria diventa pesante.
Luca prova a intervenire:" Lavinia; ne parliamo dopo in privato. Non è il caso davanti a tutti."
Ma lei non si ferma:” Non vi preoccupate, non mi vergogno."
Poi guarda Bruno, dritto negli occhi:” Vuoi raccontare anche a me le prestazioni sessuali, che avrei fatto con te?"
Bruno sbianca:” Lavinia; non qui. Non è il caso."
Ma la sua risposta arriva subito:" A me invece sembra il caso. Avanti, cosa avrei fatto con te? "
È come se stessi assistendo a qualcosa, che è sfuggito di mano.
Nessuno riesce a fermarla.
Bruno prova a parare il colpo:" E’ imbarazzante."
" Parla " la sua voce di Lavinia è un ordine.
Questa volta Bruno cede.
Tanto non riuscirebbe comunque reggere ancora a lungo:" Nulla."
E in quel momento succede qualcosa di strano.
Tutto quello che si diceva, tutte le storie, tutta l’immagine; crolla in una parola sola: nulla.

Il professore è ancora più in difficoltà di lui, perché Lavinia non gli dà respiro:” Professore; ma lei ci aveva veramente creduto? "
Molto in imbarazzo, prova a giustificarsi:" Si; e' quello con la macchina più costosa, il più bello, il più tutto."
Lavinia sorride, ma è un sorriso che non scalda:” Anche il più bravo a scuola? ”
Mi giro a guardare Bruno e Luca.
Il loro sguardo è perso nel vuoto.
Il professore si rende conto di aver detto una stupidaggine, e così non risponde, nella speranza che Lavinia la finisca qui.
Ma lei non è dello stesso avviso:” Ma si, in fondo cosa cambia. Una in meno, rimangono le altre cento. Quelle sono vere, giusto? "
Il professore rimane sulla difensiva:" Penso di sì."
La mia compagna di banco ironizza:" Pensa? "
Io non riesco più a seguire tutto razionalmente.
Sto solo sentendo, assorbendo.
Lavinia mette i puntini sulle i:" Prima di dare dello sfigato e del figo alle persone, ci pensi bene la prossima volta."
Lavinia sta prendendo le mie difese?
Non riesco a capire cosa stia succedendo, però mi pare di si.
Il fulcro del discorso sembra che sia io.
Il professore però non si dà per vinto:” Ma sanno tutti che Roberto e' uno sfigato."

È come uno schiaffo.
Diretto, davanti a tutti.
Ed io non reagisco.
Non riesco, rimanendo fermo, come se tutto fosse normale.
Ma Lavinia no:” Oppure siete tutti solamente invidiosi, che io sono praticamente sempre con Roberto, e agli altri non li considero di striscio? "
Il professore prova a salvarsi:” Forse ti piacciono quelli più grandi."
Ma, con quella risposta, si mette ancora più in difficoltà, e Lavinia torna ad andare giù pesante:" Mi sta chiedendo se lei mi piace; professore? "
Adesso è lui a non avere più controllo.
La classe è sospesa.
Nessuno capisce più cosa stia succedendo, nemmeno io.
La mia compagna di banco aggiunge:” Professore; devo risponderle, o ci arriva da solo?”
Lui si siede.
Guarda il libro.
Non guarda più nessuno, non ha più parole con cui controbattere.
Capisce che è meglio battere in ritirata.
Lavinia gli fa presente::" Professore; e' ora che inizi la lezione, altrimenti ce ne stavamo a casa."
Lui prende la palla al balzo:” Certo."

Ma non è finita.
La sento prima ancora di vederla.
Lavinia si avvicina.
Troppo.
La sua bocca è vicina al mio orecchio.
Sento il suo respiro, caldo.
Mi attraversa la testa, mi manda in confusione:” Allora hai visto, che avevo ragione? Meglio che te le racconti una ragazza, quelle cose."
Il mio cervello si blocca.
Sento però un’altra sua frase;" Allora, la smetti di fare lo stronzo con me? "
Non riesco a pensare.
Non riesco a rispondere.
Sono in tilt.
Guardo intorno.
Il professore è fermo, la classe è ferma.
È come se il tempo si fosse bloccato, proprio in questo punto preciso.
E io sono dentro, senza via d’uscita.

Durante l'intervallo, quando Bruno e Luca passano a testa bassa, sento il peso di quello che è successo.
Provo ad alzarmi, devo muovermi, ma nuovamente la mia compagna di banco non mi da tregua:” Roberto; stai qui."
Mi fermo:” Ho sbagliato a dirti quella cosa. Non dirlo ad Oceano, ti prego."
La paura torna, Più concreta.
Lei mi rassicura:" Stai tranquillo, non gli dico niente, perché voglio che glielo dirai tu."
Il mio cuore accelera:” Ma mi picchierà."
Lavinia mi bacchetta:" Se non esci più con noi, si."
La guardo, serio, spaventato davvero.
Vedendomi con questa espressione, si mette a ridere:" Sto scherzando. Nessuno ti torcerà un capello."
Ma non riesco a rilassarmi del tutto.

Fuori da scuola, vedo la macchina di Oceano.
Tutto sembra normale, ma io non lo sono più.
Lavinia mi confessa una cosa:" Roberto ; voglio essere anch'io sincera. Ieri sera mi sono accorta, che ci stavate seguendo. Se volevi vedere, bastava che ce lo dicessi. Ti avevo chiesto. se volevi finire la serata con noi."
Mi si chiude qualcosa dentro:" Ma Oceano lo sa? "
La mia compagna di banco mi spiega:" Ovvio; appena me ne sono accorta, ci siamo divertiti a prendervi in giro. Quei due si meritavano una lezione e, voglio essere sincera, anche tu."
Ecco,per lei è stato un gioco; per me no.

Improvvisamente se ne esce con una strana frase:" Se tu vuoi una cosa, la chiedi a me, e ne parli con me. Non hai bisogno delle altre persone."
Resto fermo.
Questa frase mi rimane addosso più di tutte.
Sembra facile ma, per me, è la cosa più difficile che ci sia.

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