tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 39 )
04.03.2026 |
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"Per un istante resta in silenzio, ma nei suoi occhi scatta qualcosa: non ha preso la mia risposta come un semplice commento, l’ha sentita come una provocazione..."
Sono in totale confusione. Lavinia mi piace tantissimo: quando la vedo mi batte forte il cuore, non posso negare il sentimento che provo. Poi c’è Patrizia, che mi piace ma non allo stesso modo. Con lei sto bene, ma non sento quella scintilla forte, quella cosa che mi fa perdere la testa.Mi sento combattuto tra ciò che provo davvero e ciò che sarebbe più semplice. So che il mio cuore è più orientato da una parte, ma la situazione non è così lineare, e questo mi fa sentire confuso, quasi in colpa. Con Patrizia scoperei, farei tutte le porcate che voglio. E con Lavinia invece? Sarebbe solamente un’amicizia, o forse neppure quella. Forse un rapporto tra due che frequentano la stessa classe.Lavinia vede la mia difficoltà e cerca di insistere :” Roberto; non esci sconfitto, se scegli me. Sono venuta io, a riprenderti.”
Patrizia si mette davanti a me al improvviso, quasi a sbarrarmi la strada. Mi guarda dritto negli occhi, senza abbassare lo sguardo, con quel aria decisa che non lascia spazio a scuse. Non urla, ma la sua voce è ferma, sicura. Mi dice:” Svegliati, guarda la realtà per quella che è.”
In questo momento sembra più forte di me, più lucida. È come se volesse scuotermi, tirarmi fuori dai miei pensieri complicati. Forse non lo fa per cattiveria, ma perché vuole che io apra gli occhi e capisca davvero cosa sto facendo :” Roberto; ti ha già detto che non farà mai con te quelle cose, ti sta illudendo. Ha preso per il culo i tuoi compagni, ed ora vuole prendere per il culo te. Non fidarti di lei.”
Guardo Patrizia con molta tristezza. Ha ragione. Accorgendosi che ho compreso il messaggio, non molla la presa:” Roberto; mi spieghi cosa farai al tavolo con loro due? Non sei al livello di Lavinia, per lei ci vuole uno come Oceano. Per te ci vuole una come me.”
Quando sento che Lavinia è troppo bella per me, è come se qualcosa si spegnesse di colpo. Non è solo una frase: arriva come una sentenza. Mi sento piccolo, messo da parte ancora prima di provarci davvero. Come se il mio valore si misurasse solo in confronto a lei. In questo momento non sento solo delusione, ma anche un senso di inferiorità totale. Bastano poche parole per ricordarmi che non e’ un discorso di non essere abbastanza, e’ proprio il discorso di essere zero. E questa consapevolezza resta lì, anche quando cerco di ignorarla. Devo accettare i miei limiti. Lavinia è fuori dalla mia portata e devo accettare di andare verso Patrizia. Non perché lo voglio davvero, ma perché penso sia ciò che posso permettermi.Questo pensiero mi pesa. Sto scegliendo per rassegnazione, non per sentimento.La verità è che accontentarsi raramente porta felicità. E Patrizia non meriterebbe di essere scelta per questo motivo, ma devo pensare a me stesso in prima battuta. Un’occasione così non mi ricapiterà più, e così comunico alla mia compagna di classe:” Mi dispiace Lavinia; ma scelgo lei. “
Apprendendo la mia decisione, Patrizia rimane un attimo immobile, come se non fosse sicura di aver capito bene. Poi il suo viso si illumina al improvviso. I suoi occhi cominciano a brillare e un sorriso grande, sincero, le attraversa il volto.Fa quasi un piccolo salto per la felicità, senza preoccuparsi di chi la possa guardare, e subito dopo mi salta addosso, stringendomi forte. Colgo un entusiasmo spontaneo, come se in questo abbraccio ci fosse tutta la gioia trattenuta fino ad ora.In questo gesto c’è sorpresa, sollievo e una felicità pura, di quelle che non si riescono a nascondere. Anche io mi stupisco della mia decisione.
Lavinia rimane totalmente immobile. Per un attimo forse pensa di non aver capito bene, come se le parole le fossero arrivate in ritardo. I suoi occhi si spalancano leggermente e la bocca rimane socchiusa, senza lasciar uscire subito una risposta. Si vede che non se l’aspettava. E’ spiazzata, forse perché immaginava un finale diverso, o perché dava per scontato altro. Cerca di mantenere un’espressione neutra, ma nello sguardo si legge la sorpresa, quasi un piccolo shock silenzioso.In questo momento l’aria tra noi sembra sospesa, come se anche lei debba riorganizzare i pensieri, prima di riuscire a dire qualcosa.
Patrizia si accorge che sto osservando Lavinia, e cerca di distrarmi:” Andiamo a scopare subito in macchina, Roberto; hai bisogno di non pensare più a lei.”
Concordo che sia la soluzione più giusta. Forse scopando con la mia nuova amica, e soprattutto provando le gioie del sesso per la prima volta, ci riderò sopra. In fondo, cosa cambia scopare con una bella o con una brutta? Alla fine quello che conta è che ci sia un buco o una bocca, a prendere il cazzo. Poi, in fondo, Patrizia non è proprio così brutta. Certo, non è paragonabile a Lavinia, ma se tutti ragionassero come, il mondo sarebbe popolato di single.
Intanto gli occhi di Lavinia sono sempre puntati su di me:” Rispetto la tua scelta, Roberto; ti dico addio. Un’ ultima cosa: a mia mamma piaci molto. E il parere di mia mamma è quello che conta di più, anche del mio stesso parere.”
Rimango spiazzato, non mi aspettavo minimamente una cosa simile. Sento un misto di sorpresa ed imbarazzo, come se una luce si fosse accesa su di me al improvviso.. Non so bene dove guardare, né come comportarmi.Da una parte c’è incredulità,dal altra una sensazione strana, quasi destabilizzante. Non è una situazione che avevo previsto, e mi trovo a fare i conti con qualcosa che mi mette a disagio, ma allo stesso tempo mi fa piacere. Senza dimenticarmi, che da una parte c’è Patrizia, e dal altra c’è Lavinia.In questo momento sono più confuso che lusingato, cercando di mantenere la calma, mentre dentro di me mille pensieri si accavallavano. Dal nulla, mi vengono fuori tali parole:” Anche a me tua mamma piace. Quando sono stato a casa tua, mi sono sentito amato da voi due. Cioè, non amato nel vero senso del termine, ma considerato. Scusami, se ho usato quel termine. “
Lavinia mi sorride, segno che ha apprezzato la mia risposta.Patrizia si accorge del mio tentennamento, e così cerca di intervenire subito:” Roberto; mia mamma diventerà la tua migliore amica.” Ma in questo momento, per me è come se Patrizia non esistesse. I miei occhi continuano a fissare Lavinia:” Ma non mi parlerai più da domani?”
Qualcosa inizia ad incrinarsi. Sento le mie certezze vacillare piano piano, come un muro che mostra le prime crepe.Il tono della mia voce non è più fermo come prima, lo sguardo si abbassa per un attimo di troppo, e dentro di me i pensieri cambiano direzione. Quella sicurezza, che ostentavo, lascia spazio al dubbio.Mi accorgo che non sono così forte come pensavo: basta una sua frase, un suo sorriso, per farmi rimettere tutto in discussione. E in questo momento capisco che il mio cervello ha preso una totale cantonata.
Noto un distacco nuovo nel suo sguardo, un velo di freddezza che prima non c’era.Sorride leggermente, ma non con la stessa luce di prima.C’è conforto nelle sue parole, sì; ma anche una distanza sottile, che mi fa capire che le cose sono cambiate, che il calore di prima si è trasformato in una calma prudente:” Roberto; ti parlerò ancora, come parlerò con gli altri nostri compagni di classe. Non ti marginalizzerò sicuramente.”
Praticamente mi ha detto:" Ci sarò per te, ma non come prima."
Patrizia deve essere una persona molto istintiva e protettiva. Quando percepisce qualcosa che non le piace, soprattutto riguardo alle persone a cui tiene, non riesce a far finta di niente. Non vuole che io parli con Lavinia perché la vede come perfida, come qualcuna che, dietro un sorriso, potrebbe nascondere intenzioni poco sincere.È fatta così: osserva, analizza, coglie dettagli che magari io ignoro. Se si è fatta questa idea, credo sarà impossibile farle cambiare opinione. Certamente c’e’ anche una componente di gelosia, anche se la trovo una cosa stranissima. Una ragazza gelosa di me? Forse sto vaneggiando. Patrizia sarà nella mia stessa situazione. Non trova nessuno, e per questo motivo vuole tenermi stretto. Se avesse possibilità di scelta, io rimarrei sempre quello scartato. Questo suo modo di proteggere eccessivo, non nasce da un senso di lealtà molto forte, ma da una difesa della sua idea di sistemarsi:” Roberto; avete già parlato a sufficienza. Ora basta, Lavinia ti ha detto le cose come stanno. Sei pesante a farle sempre le stesse domande, le risposte resteranno sempre quelle.”
Queste parole arrivano alle mie orecchie, ma prendono una destinazione diversa dal mio cervello. Voglio sapere altre cose dalla mia compagna di classe, è più forte di me:” In che senso sei venuta a riprendermi?”
La mia amica è disperata. Non riesce a capire come io possa continuare a parlare con Lavinia, e questa cosa non le va giù.Credo che la viva come una sfida personale, ma non può pensare di competere con una bella come Lavinia.. Ogni volta che faccio una domanda, nei suoi occhi si legge una delusione profonda, quasi come un segno premonitore. Lei si è sentita scegliere, però si sta accorgendo che il mio dialogo con Lavinia non sembra destinato a chiudersi. Vive questo mio continuare a parlare con la mia compagna di classe, come un tradimento. È combattuta tra la voglia di fidarsi e quella di proteggersi, e così si chiude, si arrabbia, si intristisce. Però io devo pensare solamente a me stesso, non posso vivere di rimpianti. La sua disperazione nasce dal fatto che ci tiene davvero a me, oppure dal fatto che sono l’unico che può garantirle una sistemazione? Comunque è strana questa cosa, di sfigati come me ,è pieno il mondo. E così ribadisce per l’ennesima volta:” Non le interessi, con te dopo non scoperebbe. Io mi farò scopare da te.”
Il mio sguardo si rivolge verso Lavinia, che conferma:” Ha ragione.”
Mi viene in mente di proporle una cosa, che potrebbe essere una soluzione:” E se diventassi il tuo lustrascarpe?”
Quando Lavinia sente la mia proposta, il colore le abbandona il viso in un istante. Sbianca, come se qualcuno avesse spento la luce dietro ai suoi occhi. Per un attimo rimane immobile, le labbra leggermente socchiuse, incapace di trovare subito le parole giuste. Non è rabbia quella che si legge nella sua espressione, ma incredulità mista a delusione.Il silenzio che segue pesa più di qualsiasi risposta. Si vede che non condivide affatto ciò che ho appena detto: le sopracciglia si aggrottano, lo sguardo si fa più freddo, distante:” Roberto; fammi capire. Tu vorresti diventare il mio lustrascarpe? Ecco perché Patrizia è negativa per te. Ha voluto ribadirti che tu non sei alla mia altezza, perché non sei bello come Oceano. Se a lei piaci, dovrebbe valorizzarti, non umiliarti in quel modo e deprezzarti. Sono altri quelli che possono lucidare le mie scarpe, non tu. Lo potresti solamente fare, se fosse una cosa che ti piacerebbe fare, ma in nessun altro caso. Non puoi stare con una che ti considera inferiore.”
Patrizia reagisce malissimo:” Tu lo consideri inferiore, anche se cerchi di mascherare la cosa. Io so che, quelle come te, i tipi come Roberto li considerano dei sacchi della spazzatura. Io voglio uno come Roberto, brutto fuori, ma bello dentro. Il tuo Oceano non mi interessa, caratterialmente sarà uno di quelli che ti porta a mangiare la pizza, solamente per scopare dopo.”
La mia compagna di scuola si limita ad osservare:” Quanto sei patetica.”
Non posso lasciare tutto questo spazio a Patrizia, la centralità del dialogo deve rimanere tra me e Lavinia :” E se ti chiedessi di mangiare una pizza noi due?”
Lavinia aveva il controllo della situazione, riuscendo a gestire sia me che Patrizia, senza alcuna fatica. Nel sentire la mia richiesta ,i suoi occhi si spalancano al improvviso, grandi e lucidi, come se avessi appena pronunciato qualcosa di completamente assurdo. Le sopracciglia si sollevano di scatto, creando un’espressione buffa e incredula. Sembra veramente spiazzata. La bocca è aperta appena, ma non esce alcun suono.C’è un silenzio sospeso, che vale più di mille parole.Scandendo lentamente ogni sillaba, mi dice:” Aspetta,cosa?”
Non se lo aspettava minimamente. Nei suoi occhi passano stupore puro ed un pizzico di confusione.Terribilmente sorpresa, oltre ad essere stata completamente colta alla sprovvista. Sembra che la corazza questa volta non l’abbia protetta.
La mia nuova amica si mette a ridere:” Roberto; ma come hai fatto a chiederle una cosa simile? Tanto sai già la sua risposta. Ti piace così tanto farti umiliare?”
Lavinia la fissa con uno sguardo che potrebbe gelare l’aria attorno a noi. Non è il solito sguardo infastidito. E’ qualcosa di più intenso, più tagliente. Gli occhi leggermente socchiusi, le pupille ferme e concentrate su di lei, come se stessero cercando di decifrare ogni minimo movimento. Le sopracciglia si abbassano appena, creando un’ombra dura sul suo viso. Le labbra, tirate in una linea sottile, tradiscono una tensione che cerca di trattenere.Ma sotto quella durezza, percepisco chiaramente la difficoltà.Guarda Patrizia come se volesse dirle mille cose, senza pronunciarne nemmeno una. Finalmente è tempo della sua risposta:” Roberto; non chiedermelo.”
Vedendola profondamente a disagio, non voglio metterla in difficoltà:” D’accordo,resto a mangiare la pizza con voi due. Non vi disturberò”
Al inizio è solo un lampo negli occhi.Poi Patrizia esplode.Il suo sguardo si accende di una rabbia improvvisa, quasi feroce. Le pupille si fanno dure, taglienti, come se tutto intorno diventasse un bersaglio. Le sopracciglia si corrugano con forza, scavando una piega profonda sulla fronte. Le narici si dilatano ad ogni respiro, rapido e pesante.
“ Ma hai capito che dopo cena, loro andranno a scopare ?” mi dice.
La voce non è più la sua: è più alta, spezzata, vibrante di collera. Ogni parola esce come un colpo, senza filtro, senza esitazione. Le mani si muovono in scatti nervosi, gesticolando con energia quasi incontrollabile. Le spalle tese, il corpo rigido, come se fosse pronta a scattare da un momento al altro.Sembra travolta dal emozione, come se la rabbia avesse preso il controllo e non lasciasse spazio a nessun sentimento positivo.Non è solo arrabbiata. E’ furiosa, come se in questo momento il mondo intero le avesse dichiarato guerra.
Guardo Lavinia, che resta in silenzio. Sembra aver recuperato il controllo della situazione.Nuovamente Patrizia scoppia, rivolgendo questa volta tutta la sua rabbia verso la mia compagna di banco:” Perché sei così cattiva?”
Nuovamente Lavinia non apre bocca. Ormai ha recuperato il controllo, e sa perfettamente come affrontare Patrizia.
Patrizia capisce che è troppo, che la situazione l’ha ferita davvero, e così si allontana da noi. Per un attimo si è volta verso di me. Nei suoi occhi non c’è solo furia: c’è delusione,e soprattutto un senso di tradimento. Sembra voler dire qualcosa, ma sembra aver ingoiato le parole. Il suo silenzio è più tagliente di qualsiasi insulto.Poi si gira e se ne va verso l’uscita, con passi rapidi e rigidi, la schiena dritta per non lasciare trasparire quanto sia scossa. La porta si chiude alle sue spalle, lasciando nel aria un vuoto pesante, carico di tensione e di cose non dette.
Sono da solo con Lavinia.Nel suo sguardo torna piena sicurezza. Ha sconfitto Patrizia, e dunque si aspetta di ricevere il tributo, che spetta ad una vincitrice. E così decido di omaggiarla:” Come mi devo comportare?”
Nonostante veda nei miei occhi i segni della mia arrendevolezza e totale accettazione della situazione, decide di non voler infierire.Non usa arroganza, ma solo gentilezza. Evita di esibire la vittoria, trattenendosi. E proprio ciò mi dimostra la sua forza:” Roberto; dovrai essere te stesso. Qualunque cosa dirai, giusta o sbagliata, non sarà un problema. Dovrai sentirti a tuo agio.”
Apprezzo che non voglia strafare, e che si accontenti di dettare lei le regole.Però una domanda non posso esimermi dal fargliela:” E dopo la pizzeria?”
Rimane immobile, come se la mia domanda non attraversasse l’aria tra noi. Il viso non si incrina, non un sopracciglio che si solleva, non un’ombra che tradisca fastidio o sorpresa. :” Vediamo, ok?”
Non c’è sfida nel suo atteggiamento, né difesa. Solo una distanza sottile, elegante. Sorvola la mia domanda come se sia irrilevante, o troppo fragile per meritare attenzione. E in quel impassibilità c’è qualcosa di più eloquente di qualunque risposta: la scelta consapevole di non entrare nel terreno che le ho indicato.
Torniamo a Francesco
Rimango in silenzio, mentre cercano di prendermi in giro. Le loro parole scivolano addosso, come pioggia su un vetro già freddo. Sorridono con quel aria di superiorità, convinte che la loro bellezza o le loro battute possano ferirmi. Due ragazze boriose, abituate ad essere guardate e a sentirsi al centro dell’attenzione, e finti amici che ridono più forte del necessario per sentirsi parte di qualcosa.Osservo, senza reagire. Non perché non senta, ma perché capisco che certe provocazioni valgono meno del tempo che richiedono. La loro ironia è fragile, ha bisogno di un bersaglio per sopravvivere. La mia indifferenza, invece, è una scelta. È forza silenziosa, l’unico modo per parare i loro colpi.Non mi abbasso a dimostrare niente. So chi sono, e questo basta. La loro bellezza è solo superficie, la loro arroganza solo rumore. Io resto fermo, composto, distante. E mentre loro cercano di colpire, io rimango intatto.
Gaia si accorge del mio non cadere nella provocazione, e così magicamente si alza e corre verso di me. Il suo malessere è improvvisamente svanito. Non ha più bisogno di coperte o di rimanere sdraiata. Sentendosi esclusa dal ruolo di prima donna, decide di intervenire personalmente. Mi fa capire di allontanarci, per parlare senza che sentano gli altri:” Francesco; ascoltami. Non farmi la guerra, non me lo merito. Vuoi conoscere Serena? Io te l'ho portata, e tu ti comporti così? Entrambi mi avete raccontato l’ episodio della macchina del caffè, esprimendo sentimenti positivi, e così ho organizzato l'uscita, facendoti una sorpresa. Serena ha accettato volentieri, era contentissima quando le ho proposto la cosa, e tu pensi ad andare in discoteca per i fatti tuoi?”
La ascolto parlare, ma dentro di me non c’è più quella disponibilità ingenua a credere a tutto. Le sue storie cambiano forma ogni volta che le racconta, si arricchiscono di dettagli improbabili, di coincidenze troppo perfette.Non mi lascio più trascinare. Ho imparato a distinguere tra realtà e sceneggiatura:” Gaia; Serena non è minimamente interessata a me.”
La mia compagna di università mi guarda con quel espressione a metà tra l’esasperato e il divertito:” Ma possibile che ancora non capisci le dinamiche femminili? Non sono così complicate.Francesco; non può essere interessata e te, perché non ti conosce. Ha piacere di conoscerti, quello sì. Non mi credi? Te lo concedo, però ricordati come è andata alla macchinetta del caffè. Stasera Serena ti appare diversa? Va bene, ma come ti sei comportato tu? Qualunque mia amica mi avrebbe difesa, e lo sai anche tu. Sono le classiche dinamiche femminili, che conoscono tutti.”
Sta continuando a provare a farmi il lavaggio del cervello, solamente che io non sono un coglione, e glielo voglio far notare. Deve imparare a rispettarmi:” Vale non si è comportata come Serena.”
C’è incredulità nei suoi occhi, ma anche una punta di delusione. Non è solo arrabbiata: è frustrata perché sente di non essere stata capita, di aver parlato a vuoto. Ogni mia giustificazione sembra aggiungere un grado alla temperatura dell’aria tra noi:” Ma veramente hai detto una cosa simile; Francesco? Vale conosce tutta la situazione, Serena no. E’ normale che Vale sia stata neutrale. Nonostante ciò, ti ha consigliato di chiedermi scusa, e sai perché? Perché hai tenuto un comportamento violento e arrogante. Un’altra al mio posto avrebbe ascoltato il consiglio di chiamare i soccorsi, e sarebbe scattato il codice rosso. Ed io non ho voluto che succedesse, per questo ti ho difeso, nonostante il parere contrario degli altri presenti. Se avessi chiesto a tutti, avrebbero sicuramente concordato che la soluzione migliore sarebbe stata chiamare i soccorsi. E, davanti alle forze dell’ordine, avrebbero solamente detto la verità: che tu mi hai aggredita, e minacciata.”
Rimango zitto. Non per debolezza, ma per scelta. Davanti a questa folle pagliacciata, che la mia compagna di università ha messo in scena e persino ipotizzato con sicurezza teatrale, non sento il bisogno di intervenire. Le sue parole rimbalzano nel aria, cariche di convinzione forzata, di drammi costruiti e supposizioni tirate per i capelli. L’ho osservata mentre parlava, mentre provava a rendere credibile qualcosa, che nasceva già fragile. C’era quasi una regia nella sua voce, una ricerca di attenzione che si nutriva di sguardi e reazioni. Io, invece, resto immobile. Il mio silenzio appare più solido di qualsiasi sua sceneggiatura. Non mi agito, non mi giustifico, non mi lascio trascinare dentro quel caos. So che certe messinscene crollano da sole, senza bisogno di essere spinte. E mentre lei recitava la sua parte con enfasi, io sono rimasto composto, lucido, distante. Consapevole che, a volte, il silenzio è la risposta più eloquente.Gaia si accorge del mio distacco, e torna a parlare:” Francesco; potremmo chiedere a loro cosa ne pensano, ma non ce ne frega nulla in fondo. Adesso mi interessa che tu e Serena vi conosciate.”
Cerco di essere diplomatico, visto che Gaia sembra essere più disponibile:” Gaia; può anche essere vero cosa dici, ma ormai sono bruciato con lei. Conosco bene le ragazze. E’ colpa mia, può essere. Rimane il fatto che è una partita persa in partenza.”
Gaia mi guarda con occhi pieni di calma, prendendomi entrambe le mani, per cercare di sciogliere i miei pensieri più pesanti:” No, è solamente stato un equivoco. Quanto successo non pregiudicherà la vostra conoscenza.”
Non riesco a fare finta di niente. Anche se ci provassi, anche se sorridessi per non appesantire l’aria, dentro qualcosa continuerebbe a bussare forte, come per ricordarmi che ignorarlo non lo farebbe sparire:” Ma da come si è comportata, non mi interessa più conoscerla.”
Gaia sbuffa piano, ma in quel modo che si sente lo stesso. Alza gli occhi al cielo per un istante, come per contare fino a tre dentro la testa. È la sensazione di aver già parlato troppo di qualcosa che per lei dovrebbe essere semplice, leggero, superabile. Nel suo sguardo c’è tanta insofferenza, come se non capisse perché continuo a tornarci sopra:” Non fare il bambino; Francesco. So che ti piace, me lo hai detto tu. Parlarci mezz'ora, non ti cambia la vita. Perché non andate voi due a prendere le pizze, così intanto vi conoscete?"
Improvvisamente mi viene un dubbio e non riesco a tenerlo dentro:” Quindi Gaia; mi stai facendo fuori? Praticamente mi stai cedendo alla tua amica.”
Non avrei mai dovuto dirle questa cosa, ma non ce l’ho fatta a tenermela dentro. Mi sento ancora una volta preso in giro, ed ormai la misura è colma: a causa di ogni piccola goccia nuova, il vaso trabocca.
La mia compagna di università ostenta tranquillità. La sua sicurezza è mostruosa:” Francesco, ieri sera mi sei sembrato categorico. Non sapevo neanche se saresti venuto.”
La fermo, perché le cose non tornano:”Tu avevi già deciso di farmi conoscere Serena, quindi avevi già deciso di buttarmi via, prima del mio discorso.”
Gaia sospira ancora, questa volta più a lungo, come se la pazienza le si stesse assottigliando tra le dita. Non alza la voce, ma il tono cambia: è più teso, meno morbido di prima:” Ascoltami; conosci Serena e vediamo come va, ok?”
Non mi da il tempo di rispondere, facendo cenno di avvicinarsi a Serena, che accorre lesta. A proposito, mi sono dimenticato di dirvi una cosa fondamentale: Serena ha due tette magnifiche, sulla falsa riga di quelle di quelle di Gaia. Anche a livello di sedere e cosce e’ veramente messa bene. Le due ragazze hanno scelto un look opposto: da una parte c'è Gaia con la solita maglia che mette in risalto le sue fantastiche tette, nascoste solamente parzialmente dalla giacca. Dei jeans comodi e morbidi completano il suo look. Dal altra c’è Serena, con dei jeans aderenti, e una felpa con i lacci, che non riesce a mascherare la grossezza dei suoi seni. Purtroppo la felpa nasconde il suo culo, ma deve essere eccezionale anche quello. Le forme sono tutte proporzionate. Anche lei, come Gaia, ha delle semplici scarpe da ginnastica alla moda, con calze corte, che lasciano scoperte le caviglie.
D’accordo, Serena è una bellissima ragazza, allo stesso livello di Gaia, però voglio capire meglio. Gaia mi ha praticamente scaricato, passandomi ad una sua amica, come se fossi un pacco. E così dico a Serena:” No scusami; non ho ancora finito di parlare con Gaia.”
Serena guarda Gaia per qualche secondo. Non noto nessuna particolare espressione sul volto delle due ragazze, e non pronunciano alcuna parola. La conseguenza della mia richiesta, è che Serena che torna al posto di prima, senza alcuna tensione. Raggiunge il punto con molta calma, per non dare adito a interpretazioni errate. Rispetta la mia scelta, non mettendo in discussione questo spazio. Torna a sedersi, continuando a guardarci. Come del resto stanno facendo gli altri, non potendo sentire il dialogo tra me e Gaia.
Tornando ad essere solo con Gaia, mi devo togliere altri dubbi, che il suo comportamento mi ha portato ad avere:” Dunque non saresti venuta in discoteca da sola con me."
Le sue parole escono veloci al inizio, costruite con una logica forzata che prova a rendere razionale ciò che, in fondo, non lo è:" Al massimo sarebbe venuta Serena.Io ti ho detto così, per farti la sorpresa.Però non avrebbe avuto senso, se fossi venuta io; non credi?"
Se scoppio, Gaia otterrà una vittoria totale, su tutti i fronti.Devo cercare di rimanere calmo, togliendomi i vari dubbi. Devo continuare a farle le domande, o scoppierò comunque. Devo provare a disinnescare la bomba dentro di me:" Ho capito. Però posso chiederti un’ altra cosa?"
Gaia mi sorride:” L’ultima o la penultima?”
La fermo subito, perché mi accorgo che sto perdendo il controllo:” Gaia; perché devi continuare a prendermi per il culo? Non puoi parlare seriamente, almeno per una volta?”
“ Stavo solo scherzando” precisa, sfiorandomi il braccio per attirare la mia attenzione.Ride appena, una risata leggera, per sdrammatizzare, poi sospira e mi fissa negli occhi, per assicurarsi che io abbia capito.
Sono davanti a lei con lo sguardo fermo, quasi ostinato. Dentro sento un nodo stringersi, ma non indietreggio. C’è qualcosa in me che non sopporta le mezze frasi, le verità a metà, i silenzi riempiti per comodità. Anche se fa paura, anche se brucia, io voglio sapere.Preferisco una verità che fa male a una bugia che consola. Non lo dico per orgoglio, né per fare il forte: è che l’incertezza mi consuma più di qualsiasi risposta difficile. Meglio una ferita netta che un dubbio continuo che logora piano. La guardo negli occhi senza scappare, pronto ad accettare qualunque cosa arrivi. So che potrebbe farmi male, che potrei restarci male davvero. Ma scelgo comunque di affrontarla. Perché per me la verità, anche quando pesa, è l’unico modo per sentirmi in pace con me stesso:" Corrado è il tuo ragazzo?"
Gaia abbassa lo sguardo per un istante, come se stesse cercando le parole giuste. Purtroppo,invece di rispondere davvero, si sistema i capelli e sorride in modo un po’ forzato:" Ora vai a prendere le pizze con Serena; non farla aspettare. E’ da maleducato far aspettare una ragazza. E poi anche i tuoi amici avranno fame" e, senza aspettare la mia risposta, si rivolge al amica:” Serena; vai a prendere le pizze con Francesco."
Resto lì, immobile, con una sensazione strana, che mi si allarga nel petto. Non è solo gelosia, non è solo paura: è quel vuoto sospeso che nasce dal fatto che Gaia ha scelto di non rispondermi..Il fatto che Gaia abbia cambiato discorso, invece di rispondere, mi pesa più di qualsiasi sì o no. Nella mia testa le domande si rincorrono, si sovrappongono. Se Corrado non fosse il suo ragazzo, perché evitare? E se lo fosse, perché non dirmelo chiaramente? Tanto praticamente sono obbligato a conoscere Serena, è questo che Gaia vuole. E se mi ha passato a lei, il motivo può essere solamente quello. Corrado avrà fatto capire a Gaia, che non mi vuole più in mezzo le scatole. E avrebbe anche ragione a pretenderlo, perché il pedinamento di ieri sera è stato un errore catastrofico, di cui mi assumo ogni colpa. Sento una fitta sottile allo stomaco, come un misto di delusione e insicurezza. Non so cosa sia peggio: l’idea che possa avere qualcun altro, o il pensiero che non si senta libera di essere sincera con me. Mi passa per la mente che forse non ho il diritto di pretendere certe risposte, ma allo stesso tempo sento che il silenzio fa più male della verità.Rimango con quel dubbio addosso, che brucia piano. Avrei preferito una parola netta, anche dolorosa. Invece mi resta questa incertezza, che mi fa sentire fuori posto, come se stessi cercando di leggere una pagina, che qualcuno ha deciso di tenere chiusa. Comunque i miei ragionamenti e la logica mi portano a pensare che Gaia sia effettivamente la ragazza di Corrado.
Intanto Serena sorride, accettando la proposta dell’amica:” Va bene.”
Mi sento come sospeso in una nebbia fitta, incapace di capire dove sto andando davvero.Con Gaia niente è prevedibile. Ogni sua mossa mi spiazza, mi destabilizza nel profondo. È come giocare una partita a scacchi con lei, che vede tre mosse avanti a me. A volte ho quasi la sensazione che riesca ad anticipare i miei pensieri, come se conoscesse già le mie reazioni, prima ancora che io le realizzi.
Guardo Valentina, cercando in lei un salvagente. Purtroppo anche lei appare disorientata.Nonostante la mia ricerca di aiuto, rimane immobile. Probabilmente sta valutando attentamente i pro e i contro.Finalmente si decide a fare una mossa: con la testa mi fa capire di accettare la proposta di Gaia.
Serena è furba, tenendo la linea dell’amica:" Francesco; così potremo chiarire."
La situazione sembra essere più tranquilla, e così decido di usare l’ironia:" Oppure potrò andarmene in discoteca", mettendomi a ridere.
La mia battuta non viene apprezzata. Nessuno ride, neppure Valentina.Sembra quasi che loro siano burattini, i cui fili sono tirati da Gaia. Non sembrano veri, appaiono come dei pupazzi.
Serena lancia un’idea:" Mettiamo la musica qui, e balliamo dopo la pizza; che ne dite?"
Giacomo interviene subito, per farsi bello agli occhi delle due ragazze:" Idea super galattica. Per mettere le canzoni nel juke box, non ho monete. Tu ne hai da cambiarmi; Francesco?"
Gaia scoppia a ridere, smettendo però praticamente subito:" Scusa Francesco"
Serena mi da una leggera spinta su un braccio, in modo affettuoso:"Francesco; ha fatto solamente una battuta per distendere l'atmosfera ."
Gaia rafforza la posizione dell’amica:”Francesco; non reagire male, a noi ragazze non piacciono i musoni."
Valentina la guarda in modo strano, guardandosi bene dal intervenire. E’ consapevole che la sua posizione ormai è in secondo piano, a causa della presenza di Serena. Probabilmente Gaia ha deciso di fargliela pagare, per essersi scontrata con lei in più occasioni. Il silenzio di Valentina dimostra ancora una volta la netta superiorità di Gaia, che sta conducendo il gioco, anche grazie alla complicità di quei traditori dei miei amici.Per ora preferisco non dire nulla, lasciando cosi’ spazio di intervento a Fausto:” Serena; ma quando Francesco ti ha detto detto delle monete, sei scoppiata a ridere?"
Serena inclina appena la testa, accenna un sorriso furbo e gioca con le parole, come se stesse raccontando un aneddoto divertente, non una giustificazione:" No, mi sono trattenuta, altrimenti non mi avrebbe offerto il caffè."
I miei tre amici si mettono a ridere. Arrabbiarmi servirebbe a qualcosa?No, e così decido di dimostrarmi superiore. Rimango totalmente impassibile, anche se dentro sono una polveriera. Si divertono con poco, lo devo ammettere. Stanno vincendo loro, ma non c’è problema. Sono tutti contro di me, è una competizione persa in partenza.
Gaia si accorge del mio rimanere distaccato, e così interviene:" Francesco; stava scherzando."
Voglio stare al suo gioco:" Lo so, infatti non ho detto nulla."
La mia compagna di università mi accarezza il viso:" Allora ridi.Non ti piacerebbe farmi contenta?"
E cosa cambierebbe, se la facessi contenta? Loro sono dei burattini, io no. Cerco di farle capire la cosa:”Se non rido, non è perché sono arrabbiato. Solamente che sono battute, che non mi fanno ridere. Non posso ridere a comando. Anche voi prima non avete riso, e non vi ho detto nulla."
Gaia aspetta a parlare. È questo che risalta. Rimane in silenzio un istante di troppo, come se stesse trattenendo qualcosa. Il suo sguardo cambia appena: non diventa duro, ma si fa più fermo, più attento. :" A Serena non piacciono i musoni"
Concordo:" Le piacciono i cretini, me ne sono accorto; qui ne ha tre, tra cui scegliere."
Serena mi fissa al improvviso, e il suo sguardo non ha più nulla di leggero o rassicurante. Gli occhi si stringono appena, le sopracciglia si abbassano quel tanto che basta per far capire che qualcosa l’ha colpita nel profondo. Non dice una parola, ma è come se mi stesse accusando in silenzio. È uno sguardo che pesa, che brucia, che chiede spiegazioni senza formularle.Rimane così per qualche secondo, immobile, con le labbra tese e il respiro controllato. Poi, lentamente, distoglie gli occhi da me. Il movimento è calcolato, quasi teatrale. E li posa su Gaia.Non è un semplice sguardo: è un passaggio di tensione. Nei suoi occhi ora c’è qualcosa di diverso: una sfida muta, un confronto che non ha bisogno di parole. È come se in quest' istante io smettessi di essere al centro della scena, e tutto si spostasse su di lei. Ma la verità è un’altra. Il bersaglio rimango io, devono solamente decidere come muoversi.L’aria si fa più densa. Serena non sorride più. E in quel silenzio, il suo sguardo verso Gaia dice molto più di qualsiasi frase avrebbe potuto pronunciare.
Provo a stemperare la tensione:” Serena; andiamo a prendere le pizze?”
Serena ritarda a rispondere, segno che sta aspettando un qualche input da Gaia. Questa volta è lei stessa a fare da contraccolpo:”:"No Francesco; andiamo io e te."
Gaia cambia le carte in tavola ancora una volta, con quella naturalezza disarmante che la contraddistingue. Quando tutto sembra già deciso, quando le posizioni paiono fisse e le strategie consolidate, lei interviene con un’idea inattesa, una mossa sottile ma decisiva. Non alza la voce, ma cerca il centro della scena: le basta una frase per spostare gli equilibri.
Non cerco lo scontro, però chiedo chiarezza:" E come mai?"
Gaia torna con quel sorriso sottile, lo stesso di sempre, quello che sembra innocente, ma nasconde un disegno preciso. Mi fa apparire il tutto, come se lo facesse per il mio bene:" Francesco; devo darti dei consigli, su come muoverti con Serena, o otterrai lo stesso risultato che hai ottenuto con me."
Replico:" Gaia; io non sono un cretino. Non potrò mai piacerle. Non riuscirò mai a fare quelle battute."
Serena mi guarda malissimo, con quegli occhi stretti e fissi che sembrano trapassarmi da parte a parte. Le sopracciglia sono leggermente aggrottate, come se avessi appena detto la cosa più stupida del secolo. Le labbra sono serrate in una linea sottile, tese, pronte a scattare in una risposta tagliente. Non dice una parola, ma il suo silenzio pesa più di qualsiasi rimprovero. Probabilmente aspetta che sia nuovamente Gaia ad intervenire, come puntualmente avviene. Gaia si inalbera al improvviso, come una fiamma che prende aria. Al inizio cerca di restare calma, ma quando capisce che continuo a non accettare il suo punto di vista, le guance si arrossano leggermente e gli occhi le brillano di frustrazione:" Francesco; si stava solamente scherzando. Prendi le cose sul ridere. Sto cercando di mettere Serena a suo agio, anche lei è un po agitata come me."
Questa non gliela faccio passare liscia:" Anche lei ha bisogno dei soccorsi?"
Gaia si irrigidisce appena finisco di parlare. Per un istante resta in silenzio, ma nei suoi occhi scatta qualcosa: non ha preso la mia risposta come un semplice commento, l’ha sentita come una provocazione. Il mento si solleva di qualche millimetro, lo sguardo si fa più tagliente, quasi competitivo:” Continua a fare il saputello, poi non ti arrabbiare se le ragazze vogliono solamente l’amicizia da te. Bisogna meritarsela”, fermandosi a metà frase, come se le parole le si fossero improvvisamente inceppate in gola.Le guance si colorano di un rossore leggero, non di rabbia questa volta, ma di consapevolezza.Gli occhi sono sempre rivolti verso di me, pieni di tensione e di segnali del lancio di una sfida.
La mia mente corre, ma è un correre a vuoto: pensieri che si accavallano senza riuscire a trasformarsi in una frase sensata. Apro leggermente la bocca, poi la richiudo subito, come se ogni possibile risposta suonasse sbagliata, ancora prima di nascere.
Ci pensa Serena a portare la tensione alle stelle:” Bisogna meritarsela la figa, Francesco; non lo sapevi?”
Gaia sorride al amica e la bacia sulla guancia. Tra le due c’è un’intesa fortissima.Mi rendo conto troppo tardi di essermi infilato in un vicolo cieco. L’aria intorno a me sembra più densa, come se ogni parola detta prima avesse costruito un muro invisibile. Gaia e Serena sono lì, presenti, attente, pronte a cogliere ogni mia esitazione. E io, nel mezzo, mi sento improvvisamente scoperto.Cerco una via d’uscita mentre il silenzio si allunga:” Vado a prendere le pizze; Gaia.”
“Non puoi andare da solo a prendere le pizze”,Gaia dice con tono fermo, senza alzare la voce, ma con un’autorità che pesa.
La guardo per un attimo in silenzio, poi sorrido appena, non un sorriso largo, ma di quelli sottili, sicuri:" Certo che tornerò. Voglio rovinare la serata ai miei tre amici di merda. "
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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