tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 73 )
04.06.2026 |
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"E così obietto:" Non mi sembra che tu ti sia fatto problemi a sbattermi contro la macchina, l’altra sera..."
Sto camminando normalmente, cercando di lasciarmi alle spalle questa serata. Non accelero il passo, non fuggo. Voglio semplicemente andarmene. Dentro di me convivono rabbia, delusione, e una stanchezza, che ormai pesa più di entrambe. Poi, con la coda dell'occhio, vedo Gaia, uscire dal locale. È a una decina di metri da me.
" Francesco; fermati."
La sua voce rompe il silenzio della strada.
Interrompo la camminata.Non devo sembrare quello offeso. Non devo dare l'impressione di essere scappato. Se mi fermo, è perché voglio mantenere il controllo, non perché lei me lo ha ordinato.
Gaia mi raggiunge rapidamente. Appena arriva davanti a me, porta subito l'attenzione su sé stessa:" Francesco; ho i tacchi. Non posso correre."
La guardo, senza particolare emozione.
" Infatti non capisco, perché devi correre. Tu non stavi male? "
La mia osservazione la colpisce immediatamente. Vedo il suo volto irrigidirsi. È come se non si aspettasse una risposta del genere. Forse sperava in una dimostrazione di preoccupazione, oppure che le facessi le scuse.Invece trova una domanda, che mette in discussione, tutta la situazione.
La mia compagna di università inizia a sbracciare:" Appunto. Sai che sto male, e mi obblighi a correre? Non te ne frega nulla della mia salute? ”
La sua reazione appare sproporzionata. Più che rispondere alla mia domanda, sembra voler ribaltare il discorso.
In questo momento, non è lei a dover giustificare qualcosa: sono io, che vengo messo sul banco degli imputati.
" Gaia; ma io non stavo correndo. Avresti potuto mandarmi un messaggio o chiamarmi, e ti avrei aspettata, senza alcun problema.”
Cerco di restare calmo.
Lei però prende male anche questa risposta.Comincia a gesticolare con le mani, davanti al mio viso.
" Francesco; ti credi spiritoso? Ti sembra, che stia ridendo? ”
La guardo perplesso:" No, e non capisco, perché ti stai arrabbiando.”
Questa frase sembra gettare ulteriore benzina sul fuoco.
Gaia alza ancora di più il tono della voce:" Ho i tacchi, non sto bene; e tu fai il figo? "
La osservo per qualche secondo.Più la guardo, più mi convinco, che non stiamo discutendo del vero problema. Stiamo litigando per qualcosa, che nasconde altro.
" Io sono l’unico che, nel locale, non ha fatto il figo.”
Per un attimo, resta spiazzata.Poi si avvicina ancora di più, recuperando tutta la sua sicurezza.
" Mi vuoi spiegare, perché ti sei allontanato, senza dare spiegazioni? "
Finalmente è arrivata la domanda, che probabilmente voleva farmi fin dall'inizio.
La mia risposta è sincera.
Non cerco di accusarla, ne di provocarla.
Le spiego semplicemente, come mi sentivo:" Non ci facevo nulla lì. Mi sentivo un estraneo, e ho deciso di venire via."
Nella sua voce percepisco una punta di frustrazione. È come se volesse convincermi, che la mia interpretazione della serata, sia sbagliata.
" Francesco; i colleghi di mio padre, li ho trattati da estranei, non te."
" D’ accordo, può essere come dici. Ma non ci facevo lo stesso nulla, lì."
Gaia sospira.Poi cambia strategia.
" Va bene, torna dentro. Ti darò maggiori attenzioni."
Quelle parole mi colpiscono, più di quanto vorrei.Perché trasformano tutto, in una questione di attenzioni; quando, per me, il problema è molto più profondo. Non mi sento escluso, perché mi ha parlato poco. Mi sento fuori posto per qualcosa, che non riesco nemmeno io, a spiegare completamente.
" Gaia; preferisco andare a casa. Non è una serata per me, questa. "
Lei mi osserva attentamente:" E quale sarebbe una serata per te? "
" Non stasera, sicuramente. "
Per un attimo, rimane in silenzio.Mi studia.Sembra cercare di capire, quanto io sia realmente ferito.Poi cambia nuovamente approccio:" Domani, dopo il lavoro, usciamo; Francesco? "
La guardo.Non so bene cosa rispondere.
Non perché non voglia uscire con lei.Però mi sembra, che stiamo cercando di mettere una toppa su qualcosa, che nessuno dei due vuole affrontare davvero.
Il mio silenzio dura troppo.E Gaia lo interpreta male.
" Francesco; ti ho fatto una domanda. Domani, dopo il lavoro, voglio uscire. Hai capito, cosa ti ho chiesto? ”
" Va bene, non c’e’ problema. Dimmi solamente dove trovarmi, domani.”
La mia risposta, invece di rassicurarla, la irrita ancora di più.
" Francesco; dove vuoi che ci troviamo? Sulla luna? Devi venire a prendermi al lavoro. "
Nonostante un senso di imposizione, preferisco evitare ulteriori discussioni; e così mi limito al minimo indispensabile:" Ok."
Vedo la mia compagna di università, portarsi le mani in faccia.
Risponde quasi affannosamente:" Usciamo da soli, ok? Te lo specifico. Se tu pensassi ad un’uscita di gruppo, poi mi faresti il bidone. Se si esce in gruppo, è un dramma per te.”
Mi sorprende il modo, in cui sta insistendo.Come se avesse bisogno di ottenere una conferma emotiva, che io continuo a non darle.
" Non è nessun dramma. Ho fatto un dramma, stasera? Non mi sembra. Usciamo da soli , o in gruppo; come preferisci tu.”
La mia calma la innervosisce sempre di più.Lei vorrebbe una reazione,entusiasmo.Vorrebbe forse vedere che, per me, questa uscita conta.Ma io sono troppo stanco, per recitare.
" Mi sembri molto entusiasta di un’uscita a due, ascoltando la tua risposta.”
" Continuo a non capire, perché tu sei arrabbiata.”
A questo punto esplode.Sembra una iena ferita.
" Perché? Mi chiedi anche il motivo? Mi hai sputtanata, davanti ai nostri genitori.”
La guardo negli occhi.
E rispondo, senza pensarci troppo:" Guarda che non sono stato io, a spogliarti.”
Appena pronuncio queste parole, capisco di aver colpito un nervo scoperto.
Il volto di Gaia cambia immediatamente.La rabbia lascia spazio a qualcosa, di molto più pericoloso.
" Ritira cosa hai detto, o chiamo mio padre.”
Io però non indietreggio.Mi limito ad indicare alle sue spalle.
" Ci sta già raggiungendo. E’ a pochi metri da noi.”
Gaia si gira. Vede Bartolomeo, avvicinarsi.
L'espressione sul suo volto lascia intuire, che si sta per entrare in una conversazione, tutt'altro che scontata.
Bartolomeo ci raggiunge dopo pochi istanti. Il suo sguardo passa da me a Gaia, come quello di un uomo, che vuole capire immediatamente, se l'incendio è stato spento oppure no.
" Allora, avete chiarito? ”
La mia compagna di università risponde, senza esitazione:" Si, e’ tutto a posto.”
Il poliziotto, però, non sembra convinto. Si gira subito verso di me, cercando una conferma, indipendente da quella di Gaia.
Annuisco:" Si. Io vado a casa ora, ed esco con Gaia, domani sera."
Siamo fuori dal locale ed il contesto è diverso. C'è meno pubblico, meno tensione teatrale, meno persone da impressionare. Eppure la pressione non diminuisce. Cambia soltanto forma.
Gaia interviene immediatamente:" Papà; hai visto? Abbiamo chiarito.”
Bartolomeo la osserva per un momento:" Avete chiarito? Francesco ha detto che va a casa.”
La mia compagna di università sbuffa:" D’accordo, ma domani esco con lui. E la cosa è sistemata. In un minuto, ho risolto il problema.”
Nel modo in cui lo dice, percepisco una certa sicurezza. Gaia è convinta di aver trovato una soluzione pratica. Per lei, la questione sembra chiusa. Basta spostare il problema al giorno successivo, e tutto può tornare sotto controllo.
Bartolomeo invece non la vede affatto così.
Mi guarda male:" Francesco; no. Questa soluzione può andare bene a mia figlia, che vuole farsi gli affari suoi, ma non può andare bene a te. Non devi accettarla."
In quella frase c'è molto più di un semplice consiglio.C'è superiorità.C'è il tentativo di guidarmi.Ma c'è anche una forma distorta di interesse, nei miei confronti.
Non mi sta soltanto criticando. Sta cercando di riportarmi dentro una visione del mondo, che considera giusta. Una visione fatta di iniziativa, orgoglio e scontro diretto.
Io, però, ho già preso una direzione dentro di me,e Bartolomeo sembra incapace di accettarlo.
Il suo modo di parlarmi oscilla continuamente tra il ruolo paterno, e quello dell'uomo che pretende di sapere, come funzionano le relazioni.
Lo guardo:" Credo che tu non abbia chiara la situazione."
Lui scuote immediatamente la testa:" No, sei tu che non ce l’hai chiara. Tu ora vai a casa; mia figlia torna dentro e, secondo te, starà con noi o con il barista? Poi domani esce con te, per tenerti buono. Solamente uno sfigato può accettare un compromesso simile.”
Le sue parole sono dure.Volutamente dure.
Sta cercando di provocarmi, di farmi reagire.Di spingermi verso una scelta più aggressiva.
Io, però, non gli concedo questa soddisfazione:" Allora sono uno sfigato. Mi hai smascherato.”
Per un attimo il suo volto si contrae.Probabilmente si aspettava una difesa, una protesta, una discussione.Invece trova sarcasmo e rassegnazione.
“ Gaia non cerca neanche di negare. Fa tutto alla luce del sole, perché tu sei accondiscendente.”
" Mica può negare la verità.”
Improvvisamente cala il silenzio.
Gaia continua ad ascoltare.Non interviene.Non mi difende.Non difende nemmeno sé stessa.
Si limita a guardarmi.I suoi occhi mi osservano con attenzione, quasi cercando di capire, cosa sto pensando davvero.
Sul suo volto compare un leggero sorriso.Non è un sorriso allegro.Assomiglia di più a quello di qualcuno, che sta studiando una situazione.
Anche Bartolomeo se ne accorge.La osserva per un momento, poi prende una decisione:" Puoi lasciarmi parlare qualche minuto, da solo, con Francesco? "
Gaia annuisce.Non protesta,non fa domande.
Si allontana di qualche metro.La vedo fermarsi poco distante, mantenendoci comunque sotto osservazione.
Bartolomeo aspetta che sia abbastanza lontana.Poi torna a guardarmi.
Adesso il suo atteggiamento cambia.Diventa più diretto,più concreto,più brutale.
" Francesco; inutile girarci intorno. Ero presente, e ho assistito a tutta la scena. Ora non puoi più fare l’attendista. Può andare bene fino ad un certo punto, ma poi bisogna passare al azione. Mia figlia ti sta prendendo per il culo; lo capisci o no? "
La sua frase è semplice,quasi rozza.Ma appare sincera.
Bartolomeo non sembra una persona che ama le sfumature.
Scuoto la testa:" So come la pensa. Non è disposta a concedermi di più. Mi devo accontentare delle briciole. E’ brutto da dirsi, ma e’ cosi.”
Mentre pronuncio queste parole, provo una sensazione amara. Non è rassegnazione totale, ma qualcosa di molto vicino. Ho smesso di inseguire illusioni, e sto cercando di guardare la situazione, per quella che è. Forse mi sto proteggendo da una delusione, ancora più grande. Forse sto semplicemente accettando una realtà, che non mi piace.
Il poliziotto non è affatto d’accordo:" Gli sfigati si accontentano delle briciole, tu non sei uno sfigato.”
Lo dice con convinzione assoluta. Nel suo modo di vedere il mondo, esistono soltanto due categorie: chi prende ciò che vuole, e chi si accontenta. Non contempla le sfumature, i dubbi, le paure o le contraddizioni. Io invece vivo proprio dentro quelle sfumature.
Gli domando:" E quindi cosa dovrei fare, secondo te? "
Bartolomeo risponde senza esitazione." Prendere coraggio, e fare l’uomo. Scopartela stasera. Non hai alternative."
Per un attimo resto quasi spiazzato dalla naturalezza, con cui pronuncia quella frase.
Mi rendo comunque subito conto dell’assurdità della sua teoria, e mi metto a ridere:" Gaia ha rifiutato un bacio, e tu parli di andare oltre? "
Il poliziotto replica immediatamente:" Francesco; se una ragazza ti dice no una volta, non è detto che ti dica no, anche la volta dopo. Mia figlia è molto lunatica, credo che tu te ne sia reso conto.”
La sua sicurezza sembra derivare dal fatto di conoscere Gaia, da una vita. Io, invece, conosco una versione diversa di lei. Una versione che mi confonde continuamente, e che raramente mi permette di capire, cosa pensa davvero.
Gli rispondo:" Certo che me ne sono accorto. E tu non far finta di non vedere la verità: mi direbbe di no anche per un semplice bacio, figurati altro.”
Bartolomeo sbuffa.Sembra quasi infastidito dalla mia obiettività e concretezza, come se le considerasse una forma di debolezza.
" Gaia ti è venuta dietro, ha fatto una scelta, non può tirarsi indietro adesso. Non avrai più occasioni come questa, sappilo. Se te la scopi una volta, è fatta. Te la scopi poi sempre."
Ascoltandolo, mi rendo conto che stiamo osservando la stessa scena, ma la interpretiamo in modi completamente diversi.
Scuoto di nuovo la testa:" Proprio perché non sono uno sfigato, non ho frainteso il motivo, per cui è uscita dal locale. Forse non l’ho capito perfettamente neanche io, ma non è quello che pensi tu.”
In questa occasione, sento di essere più lucido di lui.Io posso essere confuso sui sentimenti di Gaia, ma almeno non sto inventando certezze, che non possiedo.
Lui ribatte:" Francesco; ma tu credi ancora a tutte le cazzate, che dice mia figlia? Non è la prima volta, che fa pagliacciate come prima, nel locale.”
Resto in silenzio.Capisco il suo punto di vista. Probabilmente ha assistito a scene simili, altre volte. Probabilmente conosce aspetti del carattere di Gaia, che io ignoro.
Eppure continuo a pensare, che il fatto di essere uscita dal locale, non significhi automaticamente, ciò che lui vuole vedere.
E così obietto:" Non mi sembra che tu ti sia fatto problemi a sbattermi contro la macchina, l’altra sera."
Per la prima volta porto il discorso su qualcosa, che riguarda lui, direttamente. Fino a questo momento ha parlato di Gaia, di me, di quello che dovrei fare. Adesso invece gli ricordo che, anche lui, ha avuto le sue responsabilità.
Bartolomeo non si scompone:" Francesco; io non ti conoscevo, e non c’era solamente la parola di Gaia. Cosa avresti fatto, al mio posto? Quanti si avvicinano a Gaia, in modo molesto? Tanti. E dobbiamo intervenire. Non possiamo sempre sapere, quando mia figlia è sincera, e quando è bugiarda. Meglio comunque che chiami noi, invece che altre persone. Te lo assicuro.”
Mentre parla, non percepisco aggressività.Per la prima volta sembra quasi voler spiegare le proprie ragioni, invece che impormele.
Rifletto sulle sue parole.Non posso dire che abbia completamente torto.
Gaia è una ragazza appariscente, imprevedibile, e spesso provocatoria. È facile immaginare, che attiri attenzioni indesiderate. Se davvero qualcuno dovesse comportarsi in modo molesto, è normale che Bartolomeo e i suoi colleghi intervengano.
Il problema è che io continuo a pagare il prezzo di quella diffidenza iniziale.
Bartolomeo, però, non si ferma.Cambia tono.
La sua voce perde parte della durezza precedente, ed assume una sfumatura quasi personale:" Francesco; io e te ci siamo conosciuti in un modo un po’ strano, ma tu sei quello, che mi piace di più. Non voglio che mia figlia porti a casa, uno stronzo. Ci conosciamo da ieri sera, e ti sei dimostrato un gigante, rispetto agli altri. E’ vero, in qualche momento mi sei apparso un po’ pesante; però poi hai dimostrato una sicurezza e un controllo, invidiabili. Uno come te, Gaia non lo trova da nessuna parte."
Lo guardo in silenzio.Le sue parole potrebbero sembrare un complimento.Forse lo sono davvero.
Eppure non riesco a fidarmi completamente.Continuo a ricordare, come è iniziato tutto tra noi. Continuo a ricordare quella sera, la macchina, la rabbia, le accuse.
Quello resta il punto di partenza.Per questo motivo accolgo le sue parole con prudenza.
Non cerco uno scontro.Non cerco nemmeno un avvicinamento.Preferisco ascoltare.
Bartolomeo interpreta il mio silenzio come un'opportunità, per insistere ancora:" Per favore; torniamo dentro. Non devi assolutamente andare a casa. Devi importi con Gaia. Dobbiamo rientrare nel locale, e lei deve stare con te. Punto. Io sono dalla tua parte, voglio che ti prendi mia figlia. Devi smettere di fare l’attendista. E soprattutto, non devi ascoltare tuo padre. Si è lasciato ubriacare dalle tette di mia figlia.Ormai pensa solamente a quelle."
Questa frase mi colpisce quasi quanto le precedenti.Per lui tutto sembra ridursi a una questione di forza, di iniziativa.
Può aver ragione su mio padre, questo non posso escluderlo del tutto.
Forse Bartolomeo sta esagerando, forse sta lavorando troppo di fantasia; ma una parte di me riconosce che mio padre, questa sera, appare fin troppo indulgente con Gaia.
Ogni suo sorriso, ogni sua battuta, ogni sua giustificazione nei confronti della mia compagna di università, sembrano nascere dal desiderio di compiacerla. Mi dà quasi l'impressione di aver perso una parte della propria lucidità.
Le ragazze giovani hanno spesso questo effetto sugli uomini più maturi: li riportano indietro nel tempo, facendogli credere di poter rivivere emozioni, che appartengono ad un'altra età.
Il poliziotto, però, non si ferma lì:" Francesco; vai a prenderla, e riportala nel locale, con te. Dimostrale, che sei tu che comandi. E poi andate a casa nostra, e te la scopi."
Lo ascolto e faccio fatica a credere, che stia parlando sul serio.
Se mio padre può apparire influenzato dal fascino di Gaia; Bartolomeo sembra invece completamente distaccato dalla realtà. E la cosa più sorprendente, è che lui era presente. Ha assistito ad ogni singolo momento della serata. Ha visto le discussioni, le incomprensioni, le provocazioni, le ambiguità. Proprio per questo dovrebbe essere il primo a rendersi conto, di quanto la sua idea sia priva di fondamenta.
Nella sua mente tutto sembra ridursi a uno schema semplice: un uomo deve imporsi, una donna deve scegliere, e il resto si sistema da solo. So bene che le persone non funzionano così.
So bene che, con Gaia, non funziona così.
Per questo motivo, non rispondo immediatamente.
Prima di dire qualsiasi cosa, mi giro verso di lei.Cerco qualcosa.
Un segnale.Un'espressione.Qualunque dettaglio, che possa aiutarmi a capire meglio, cosa stia pensando.
Mi impongo di non affidarmi alle sensazioni. Le sensazioni mi hanno già tradito abbastanza volte. Devo restare ancorato ai fatti, a ciò che posso realmente osservare.
E, quando mi volto, la realtà mi appare davanti agli occhi.
Gaia è insieme a Massimo.Sono a pochi metri da noi.Ci stanno osservando.La distanza è minima, ma simbolicamente sembra enorme.
Per un istante resto immobile.Non mi interessa nemmeno capire, cosa si siano detti.Mi basta guardarli.
Gaia appare tranquilla. Non sembra impaziente, di interrompere la mia conversazione con Bartolomeo. Non sembra nemmeno preoccupata, per ciò che Bartolomeo sta dicendomi.
Massimo, invece, mantiene quell'aria sicura, che ha avuto per tutta la serata. Non interviene, non si avvicina, non fa nulla di particolare. Eppure la sua semplice presenza basta a demolire gran parte del discorso, appena ascoltato.
Mentre Bartolomeo parla di conquistare, imporsi e comandare; io sto osservando la realtà concreta.
E la realtà è che Gaia non è accanto a me.È accanto a lui.
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