tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 41 )
10.03.2026 |
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"Se provassi a fingere davvero, probabilmente mi tradirei da solo dopo pochi secondi..."
A volte la verità arriva tardi, quando ormai non serve più a evitare il dolore. Bruno e Patrizia avevano provato a mettermi in guardia su Lavinia. Lo facevano per il mio bene? Riguardo Patrizia forse, riguardo Bruno non credo proprio. Però preso da quello che provo, non riuscivo o non volevo vedere.E così ho tirato dritto. Dentro di me speravo che si sbagliassero, che non capissero, che questa volta fosse diverso. Adesso però devo fermarmi e guardare in faccia la realtà. Fa male dirlo, fa male ammetterlo, ma avevano ragione, senza se e senza ma.C’è amarezza, delusione verso me stesso, ma ci sono abituato. Perché certe parole, anche se in quel momento sembrano fastidiose, nascono da persone che vedono le cose con obiettività.Visto il mio essere praticamente invisibile, Oceano prova a riportarmi alla realtà:" Roberto; se vuoi ti presento qualche mia amica. Ne ho veramente tante."
Come se non lo immaginassi. Mi sento totalmente preso per il culo, eppure annuisco, come se fosse una notizia sorprendente. Certo, come no. È molto bello, fa rugby; praticamente il pacchetto completo. Direi che sarebbe strano il contrario.
Lavinia decide di inserirsi nella conversazione:" Bella idea, ma una normale. Roberto deve farne di strada, prima di uscire con una bellina. È ancora troppo imbranato. Deve farsi le ossa."
Quando Lavinia mi ricorda che per lei sono uno sfigato, sento qualcosa dentro che si spegne. Lo sapevo già, ma buttarmelo così in faccia, mi fa veramente male. Quelle parole mi arrivano addosso più forti di quanto vorrei ammettere, e così il mio sconforto aumenta.
La cosa che fa più male non è solo l’insulto, ma che proviene dalla ragazza di cui sono innamorato. E così mi ritrovo lì, a combattere tra due pensieri: da una parte lo sconforto che mi trascina giù, dal altra la voglia di ricordarmi che una persona non può essere definita da un giudizio così crudele. Devo appigliarmi a questo, altrimenti cadrò in un burrone senza fondo. Anche se è veramente difficile stare in equilibrio, lo sconforto arriva prima di ogni cosa.Per cercare di aggrapparmi a un’ illusione, le domando:" E Patrizia non andava bene?"
La mia compagna di classe scuote la testa:" Roberto; non sareste durati una settimana. A lei di te non gliene fregava nulla; era invidiosa solamente di me, perché io posso avere chi voglio, lei no."
Provo a rispondere con una battuta:" Potevi lasciarle me, come premio di consolazione."
Questa volta interviene Oceano :" Io e Lavinia te ne troviamo una più bella, ok?"
Lavinia si gira a guardarlo, sorridendogli e accarezzandogli i capelli:” Mi piaci di più spettinato.”
Lui le risponde:” Posso spettinarti anche io?”, con un gigantesco sorriso.
La mia compagna di classe replica divertita:” No, solamente i grattini in testa.”
Oceano inclina il capo all'indietro, mentre ride.
Stanno palesemente flirtando davanti a me. Ma ne sono coscienti?Sono seduto davanti a loro e cerco di fare finta di niente, ma dentro di me è impossibile ignorarlo. Tra loro sembra esserci una naturalezza, che mi colpisce come una lama.Io sono allo stesso tavolo, ma mi sento lontanissimo. Li vedo scambiarsi sguardi, piccole attenzioni, quella specie di flirt silenzioso che non ha bisogno di parole. E ogni gesto, ogni sorriso, mi arriva addosso con un peso enorme.Cerco di restare fermo, di non far vedere nulla, ma dentro è come se qualcosa si stesse spezzando lentamente. È una sensazione strana: essere presente e allo stesso tempo sentirsi completamente fuori da quella scena.
Dopo che tira nuovamente su la testa, Oceano si avvicina ad un orecchio di Lavinia, sussurrandole qualcosa. Lei lo guarda imbarazzata, mettendosi le mani in faccia, per poi toglierle quasi subito. Compare una specie di risata:” Ma come ti vengono in mente certe cose?”
Oceano la guarda ridendo, per poi riportare la testa al indietro.
Per smettere di sembrare totalmente invisibile, provo ad intervenire:" a tua mamma, Lavinia; piace molto Oceano, giusto?"
Sentendo queste parole, Oceano tira su subito la testa, smettendo di ridere:”Cosa?”
Lavinia stava mangiando la pizza quando ho detto la mia. Al improvviso si ferma, con il gesto sospeso a metà, come se le mie parole l’avessero colta completamente alla sprovvista. Rimane immobile per un attimo, poi alza lo sguardo verso di me.Anche Oceano mi fissa.Ho la sensazione improvvisa di essere finito sotto una specie di riflettore. Non mi sembra di aver detto nulla di male, niente di provocatorio o fuori luogo. Era solo un intervento, una frase normale. Eppure la loro reazione è quel silenzio pieno, denso, che sembra dilatarsi più del necessario.Lavinia non riprende nemmeno a mangiare. La pizza resta lì, dimenticata tra le sue mani. Continuano a guardarmi, e quel momento diventa stranamente lungo. Più passano i secondi, più sento crescere una frustrazione difficile da spiegare: essere al centro dei loro sguardi, senza capire cosa ci sia di sbagliato in quello che ho detto. Ho detto solamente una cosa logica, per cercare di metterli a loro agio, invece ho ottenuto proprio l’effetto opposto. Vorrei quasi che qualcuno di loro due parlasse, che rompesse questa pausa. Perché questo silenzio, con entrambi che mi osservano, pesa più di qualsiasi risposta.
Finalmente Oceano apre bocca:” Roberto; ma cosa significa quella frase?”
Vedo che Lavinia e’ pronta ad intervenire, ma decido di anticiparla. Del resto non ho detto nulla di male, e una spiegazione ci sta tutta:” Niente di particolare. Ai miei genitori piace Lavinia; anche ai tuoi genitori piacerà. Quindi anche tu piacerai a sua mamma. Mi sembra un ragionamento logico. Credo di non aver detto nulla di male.”
Succede qualcosa di quasi impercettibile. Oceano e Lavinia si guardano per un attimo, ma non è più lo sguardo leggero e complice di prima. C’è un’ombra di imbarazzo. Come se, improvvisamente, si fossero accorti della situazione. Come se avessero realizzato che io sono lì davanti a loro, e che forse il loro modo di comportarsi non è stato proprio corretto.
I loro occhi si incontrano e poi si spostano, come se non sapessero bene dove guardare. Per un attimo sembra che anche loro sentano il peso di quello che sta succedendo.
E io sono in mezzo a questa scena, che non avrei mai voluto vivere. È stata Lavinia a chiedermi di fermarmi a mangiare una pizza con lei e Oceano. E invece mi ritrovo a fare da spettatore al loro flirt, quasi invisibile, mentre loro si scambiano sorrisi e attenzioni, come se io non esistessi.La cosa che fa più male è proprio questa: sentirsi messo da parte in una situazione in cui non doveva succedere. Come se la mia presenza fosse solo un dettaglio.
Dentro di me cresce una convinzione sempre più forte:non mi merito questa sofferenza.. Non mi merito di stare seduto qui a sentirmi di troppo, mentre loro giocano con qualcosa, che per me è molto più serio.
Oceano si giustifica:” Tranquillo; non hai detto nulla di male, solamente che non riuscivo a capire ed allora ti ho chiesto.”
La mia compagna di classe mi chiede:” Capito, Roberto?”
Alla fine hanno deciso di non rispondere, sorvolando.Hanno cambiato argomento con una leggerezza quasi studiata, come se fosse più comodo far finta di niente, piuttosto che affrontare quello che ho detto.E la cosa che mi lascia più spiazzato è che Lavinia mi aveva detto di essere me stesso, ed io ci sto provando davvero. Sto cercando di non trattenermi, di dire quello che penso, di essere sincero invece di restare in silenzio. Non credo che mi abbia invitato per fare il pupazzo. Però, appena ho parlato, li ho infastiditi. Me ne sono accorto dal loro atteggiamento diffidente, costituito da un muro fatto di sguardi sfuggenti e discorsi cambiati al improvviso. È una sensazione frustrante: mi è stato chiesto di aprirmi, ma poi nessuno è davvero disposto ad ascoltarmi.E resto con questa domanda sospesa nel aria, come qualcosa che esiste solo per me, mentre loro sono già andati oltre:” Si, vi ringrazio per il chiarimento. Cercate di perdonarmi, se ogni tanto potrei essere fuori luogo, ma è la prima volta che mi capita di mangiare una pizza in tre, con la presenza di una ragazza.”
Oceano mi risponde in modo quasi paternalistico:" Roberto; ma non si esce sempre in due, si esce anche con gli amici e le amiche."
Lavinia ascolta la risposta di Oceano e subito si gira verso di lui. Lo guarda con un mezzo sorriso, quasi di approvazione, come se avesse appena detto qualcosa di particolarmente brillante. Tra loro passa uno sguardo veloce, complice.Io invece resto lì, davanti a loro, con le parole di Oceano che mi rimbombano ancora in testa: sei la candela della serata. Detto con leggerezza, quasi come una battuta. Ma quella battuta cade addosso a me, con tutto il suo peso. Perché in questo momento descrive perfettamente quello che sto vivendo.
Lavinia continua a guardarlo con quel aria complice, come se la sua risposta fosse stata naturale, quasi giusta. E io mi sento scivolare un po’ più indietro nella scena, come se stessi diventando sempre più invisibile.Dentro di me qualcosa perde equilibrio. La serata ha trovato il suo centro tra loro due, ed io sono rimasto ai margini, proprio come una candela,che illumina una cena pensata per altri:” Giusto, ed io sono un vostro amico.”
Lavinia si gira di nuovo verso Oceano. C’è ancora un imbarazzo sottile che si legge nei suoi occhi, come se avesse appena realizzato qualcosa di scomodo o di fuori luogo.Oceano, da parte sua, sembra percepire lo stesso, perché anche lui abbassa leggermente lo sguardo, come se non sapesse bene come reagire.I loro scambi tornano ad apparire incerti, sospesi.
Piano piano realizzo la verità, che da un po’ rimbalza dentro di me: la colpa, ancora una volta, è mia. Io sono quello che si sente a disagio, quello che interpreta ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola come un colpo personale; mentre loro, in realtà, non stanno facendo nulla di eclatante o sbagliato.Oceano e Lavinia si comportano come una coppia, perché lo sono. È normale che mostrino complicità, che si scambino sorrisi. Ed io, che li osservo, amplifico tutto dentro di me, ingigantisco ogni minimo dettaglio, perché sono innamorato di Lavinia..Eppure la consapevolezza che ciò che sento è solo frutto della mia percezione, non rende la cosa più facile. Mi rendo conto che il mio disagio rischia di metterli a loro volta in imbarazzo, anche se loro non hanno fatto nulla di male. Non posso accusarli di nulla, perché non c’è nulla di cui accusarli..E così mi ritrovo intrappolato in questa confusione totale: so che sto soffrendo per qualcosa che nasce dentro di me, ma non riesco a fermare i sentimenti e i pensieri che si accumulano. È un equilibrio instabile, una sensazione di isolamento tra quello che provo e la realtà davanti ai miei occhi.Ogni gesto, ogni sorriso, ogni parola tra loro, diventa un’onda che scuote il mio equilibrio interiore, ed io rimango qui, spettatore involontario della mia stessa sofferenza. Cerco di rimediare al errore commesso:" Scusate, forse è colpa mia."
Oceano e Lavinia si scambiano uno sguardo rapido, quasi istintivo. Non serve parlare: tra loro passa qualcosa di silenzioso, una comprensione che dura appena un attimo, ma che basta a dire tutto. È lo sguardo di chi ha appena sentito qualcosa di inaspettato e sta cercando di capire come reagire.Poi Lavinia si volta verso di me.Il suo volto si addolcisce leggermente e compare un sorriso piccolo, discreto, come se volesse rassicurarmi, senza attirare troppa attenzione. Non è un sorriso largo, ma ha qualcosa di caldo, di sincero.Subito dopo la sua mano trova la mia.Le sue dita si chiudono intorno alle mie con una stretta leggera ma decisa, un gesto semplice che però dice molto più di qualsiasi parola. Non c’è fretta, non c’è esitazione: è come se volesse farmi sentire che è lì, che ha capito la mia difficoltà. La sua frase vuole rassicurarmi:”Assolutamente no, Roberto."
Sento lo sguardo di Oceano, prima ancora di alzare gli occhi.Quando finalmente lo guardo, lui è già lì, fermo, che osserva la scena. Il suo sguardo scivola dalle nostre mani intrecciate al mio volto, senza fretta, ma con un’attenzione che mi fa irrigidire al istante.Il pensiero mi attraversa la testa rapido e brutale:"si sta già arrabbiando."
Non è neanche la prima volta, che Lavinia mi prende la mano. È già successo prima. E adesso lo ha rifatto, proprio davanti a lui. Per un attimo mi sembra quasi di vedere la scena da fuori, come se fossi finito senza volerlo nel mezzo di qualcosa, che potrebbe degenerare da un momento al altro.E nella mia testa l’ipotesi più semplice è anche la più diretta: Oceano potrebbe perdere la pazienza e tirarmi un pugno in faccia.
Non ci penso troppo.Ritraggo la mano subito, con un movimento rapido ma non brusco, come se il contatto fosse stato solo un gesto momentaneo, casuale. Le dita di Lavinia scivolano via dalle mie e tornano al loro posto, mentre cerco di mantenere un’espressione neutra, come se nulla di particolare fosse appena successo.Dentro, però, resto teso:” Non pensare male."
Intanto Lavinia resta immobile per un istante, come se il gesto non le fosse entrato subito a fuoco.Le sue dita rimangono sospese per un attimo, poi si richiudono lentamente su se stesse. Sul suo volto appare una perplessità evidente, quasi disarmata. Le sopracciglia si stringono appena, e i suoi occhi tornano subito su di me, cercando una spiegazione.È uno sguardo diretto, pieno di domande.
Arriva anche la risposta pacata di Oceano:" Stai tranquillo; non è successo niente."
Ma, dentro di me, il disagio non si placa. Il cuore continua a battere un po’ più veloce, le mani restano leggermente fredde, e ogni movimento sembra amplificato dal silenzio che mi circonda. Nonostante le parole di Oceano, non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di tensione, di imbarazzo, di quel filo sottile che potrebbe spezzarsi da un momento al altro.
Lavinia se ne accorge subito. I suoi occhi mi leggono come se fossero specchi, cogliendo ogni segnale del mio nervosismo. Non dice nulla a voce alta ma, con un piccolo sorriso e un cenno leggero, cerca di riportarmi nel momento presente:" Roberto; dopo la pizza continui la serata con noi, o vuoi che ti accompagniamo a casa?"
Non è una domanda, è un modo gentile di chiedermi di levarmi dai coglioni. Avendo capito il significato nascosto, rispondo come si aspettano:" Vado a casa, ho un po' di sonno."
Infatti la risposta della mia compagna di classe è fredda e distaccata:" D' accordo. "
Torniamo a Francesco
Rimango sorpreso da questa affermazione di Gaia. Preferisco comunque non chiederle spiegazioni né aggiungere ulteriore tensione. Durante tutta la serata ha avuto troppi voltafaccia, e alla fine mi resta la sensazione di non aver ancora capito quale sia la vera Gaia. Ci scambiamo un veloce sguardo sulla porta, senza dire nulla. Mentre scendo le scale, mi giro una volta: Gaia è ancora lì ad osservarmi.Resto comunque deciso a sbrigarmi il più possibile a prendere le pizze, con l’idea di tornare subito da Gaia. Nonostante tutto quello che è successo, dentro di me c’è ancora quella spinta a tornare da lei, quasi come se nulla fosse davvero riuscito a spegnerla. So già che basterà un suo semplice sguardo per mettere a tacere qualsiasi tentativo di ribellione: tutta la determinazione, che penso di avere, si scioglierà in un attimo, lasciandomi di nuovo disarmato davanti a lei.
Mi rendo conto che devo stare attento. Mentre sono fuori dal appartamento, i ragazzi e le ragazze potrebbero parlare tra loro, discutere di quello che è successo, e magari mettersi d’accordo. L’idea che possano preparare qualcosa alle mie spalle, mi mette in allerta: nuove battute, nuove provocazioni, forse perfino qualche trappola pensata apposta per mettermi di nuovo in difficoltà. Così, mentre torno, mi preparo mentalmente a tutto, per cercare di non farmi cogliere impreparato. Mi ripeto che devo essere preparato a non reagire male, qualunque cosa succeda. Qualsiasi cosa possano dire o fare, non posso permettermi di perdere la testa. Dovrò fermarmi un attimo prima di reagire, riflettere, pesare le parole e i gesti. Cercare di mantenere un minimo di controllo, anche se dentro di me le emozioni rischiano di salire tutte insieme. Solo così potrò evitare di peggiorare la situazione e non cadere in qualche provocazione.
Dopo venti minuti torno nel appartamento e trovo Fausto seduto vicino a Gaia sul divano, accanto a loro Giacomo e Serena. Valentina è seduta su una poltrona, con Nicolas appoggiato ad un bracciolo.
Appena mi vedono, Gaia mi sorride:” Francesco; adesso sto meglio. Mi sono rimessa le scarpe e sono tornata seduta. A te ha fatto bene passare un po’ di tempo da solo?”
Nelle sue parole colgo quasi il tentativo di stabilire una tregua tra noi. Non mi sembrano dette per chiudere il discorso o mettere un punto definitivo, ma piuttosto per abbassare la tensione che si è creata. Le interpreto come una sorta di apertura, un modo per lasciare alle spalle la prima parte della serata. Più che una chiusura, mi appare come un invito implicito a riaprire il dialogo.Anche se il problema non è solamente la prima parte della serata: quella me la potrei anche dimenticare. Il problema è tutto il resto.
Passo le pizze ad ognuno e mi siedo per terra. Nuovamente Gaia si rivolge a me:” Francesco; perché non ti siedi con noi sul divano? C’è spazio anche per te, ci stringiamo un attimo.”
Apprezzo i suoi modi gentili, ma preferisco rifiutare. Voglio vedere bene tutte le persone in faccia, per cogliere ogni minima sfumatura delle loro espressioni. Ovviamente la mia risposta è altrettanto gentile:” Gaia; sei gentilissima, però sono comodo anche qui. E poi riesco a guardarvi meglio in faccia, e cosi’ posso parlare con tutti voi.”
Serena rimane per un attimo in silenzio, le sopracciglia leggermente sollevate e gli occhi un po’ più aperti del solito, come se la mia risposta l’avesse colta completamente di sorpresa. Sul suo volto compare lentamente un sorriso incredulo. Gira la testa verso Gaia e le lancia uno sguardo rapido ma eloquente: uno di quelli che dicono tutto, senza bisogno di parole.
Gaia ricambia subito lo sguardo, con la stessa espressione stupita dipinta in faccia, come se entrambe stessero pensando esattamente la stessa cosa. Per un attimo rimangono così, complici in quel silenzioso scambio d’intesa. Poi Serena torna a guardarmi, inclina leggermente la testa e, con un sorriso divertito e ancora un filo sorpresa negli occhi, batte piano le mani in un piccolo applauso:” Quando vuoi, Francesco; sai proprio come rispondere. Complimenti, veramente bravo. Prima non ti sei comportato benissimo, e te l’ho fatto notare; però ora mi hai stupita e devo riconoscere i tuoi meriti.”
Anche Gaia condivide il pensiero dell’amica:” Hai proprio ragione, Serena. Francesco alterna dei momenti di piena lucidità a dei momenti di follia. Ecco perché in fondo mi piace.”
Mentre le due ragazze mi elogiano, Giacomo si inserisce al improvviso. Non lo fa perché il discorso lo riguardi davvero, ma con quel tempismo un po’ studiato, di chi vuole infilare una battuta nel momento giusto. Si sporge leggermente in avanti, con un mezzo sorriso sulle labbra, e aggiunge una puntualizzazione, utile solamente a colpire me:” Come amico.”
Il tono è quello di chi vuole sembrare brillante davanti agli altri, ma con una sfumatura evidente: colpire me, rendermi inerme. Non abbastanza pesante da sembrare un attacco, ma abbastanza da farmi passare per quello che aveva dimenticato la cosa più importante: Gaia mi vede solamente come un amico.
Dopo aver detto la sua, si appoggia allo schienale con aria soddisfatta, come se avesse appena dato il contributo decisivo alla conversazione, lanciando un’occhiata in giro, per cercare il consenso delle ragazze. L’intervento di Giacomo rimane sospeso nel aria per un momento.Gaia e Serena non reagiscono subito. Nessuna risata, nessun commento. Serena mantiene il sorriso di poco prima, ma è diventato più sottile, quasi neutro; gli occhi passano brevemente da Giacomo a me, come se stesse valutando la situazione. Gaia, accanto a lei, rimane altrettanto composta: braccia rilassate, sguardo fermo, il volto impassibile.Tra loro c’è un brevissimo scambio di sguardi, rapido ma significativo. Non sembrano colpite dalla puntualizzazione di Giacomo, né particolarmente impressionate. Piuttosto danno l’impressione di aspettare.Aspettano me.E’ uno di quei piccoli momenti in cui la conversazione si ferma, e tutti capiscono che la prossima mossa spetta a qualcuno. E quella persona sono io.
Io però non ho nessuna intenzione di cadere nella trappola di Giacomo. La sua uscita è stata chiaramente una provocazione, il classico amo lanciato per farmi reagire, dandogli così ancora più spazio. Così decido di fare qualcosa di diverso. Una scelta un po’ rischiosa:” Già. Ma Gaia non aveva bisogno di sottolinearlo ora, avendolo già sottolineato in precedenza. Questa cosa ormai la sanno anche i muri.”
Gaia sembra rimanere sorpresa dalla mia risposta. Le sue sopracciglia si sollevano appena e per un momento rimane in silenzio, come se stesse riorganizzando i pensieri.Lancia un rapido sguardo a Serena, quasi istintivo, poi lo sguardo va su Giacomo:” Come ho chiesto a Valentina, preferirei che sul mio rapporto con Francesco non si intrometta nessuno, a parte Serena.”
Fausto, seduto accanto a lei, le fa notare:” Gaia; ma Giacomo non ha detto nulla di male. Se c’è chiarezza, non ci possono essere incomprensioni e fraintendimenti. Ti ricordi cosa è successo prima? Tu ti sei sentita male, non possiamo far finta che non sia successo.”
Gaia si gira a guardare pensierosa Fausto, come se stesse digerendo ogni parola del suo discorso. I suoi occhi non sono solo attenti, ma riflettono una concentrazione profonda, come se stesse cercando di seguire ogni sfumatura di ciò che lui ha detto, valutando significati e implicazioni.Le labbra rimangono leggermente serrate, e un piccolo movimento della testa tradisce il ritmo dei suoi pensieri, mentre scansiona mentalmente il discorso di Fausto. Non c’è fretta nei suoi gesti: tutto sembra calcolato, misurato, come se stesse rimodellando mentalmente la conversazione nella sua testa, prima di formulare una risposta. Finalmente risponde:”Hai ragione, non posso dimenticare cosa è successo prima, però non posso neanche trascinare la cosa troppo a lungo.”
Fausto ascolta Gaia con le braccia incrociate e le sopracciglia leggermente aggrottate, un’espressione che tradisce chiaramente il suo disaccordo. Non la interrompe, ma ogni tanto scuote appena la testa o socchiude gli occhi, come a pesare le sue parole contro le proprie convinzioni. E’ chiaro che, dentro di lui, il disaccordo c’è, probabilmente sta scegliendo con attenzione il modo e il momento per esprimerlo:" Gaia; ma queste situazioni capiteranno sempre più spesso, perché tu gli hai permesso di essere arrogante e violento una volta. Se ad una persona permetti ciò, lui si sentirà in diritto di farlo ancora, e sempre con modi più aggressivi. Tra l'altro stasera gli hai portato una tua amica, ed è riuscito ugualmente a litigare con te."
Rimango immobile, quasi pietrificato. Le parole mi arrivano addosso come uno schiaffo improvviso: mi ha appena descritto come uno psicopatico.Lo guardo senza tradire emozioni, cercando di capire se stia scherzando o se parli sul serio. Che fossero stronzi non avevo ormai più alcun dubbio, ma non avrei mai pensato che sarebbero arrivati fino a questo punto. Mi sento osservato, giudicato, e la cosa mi lascia interdetto.E questo non vale solo per Fausto , ma per tutti gli altri.Per un momento mi sembra di non riconoscere la situazione: possibile che pensi davvero questo di me? No, non è possibile. Sicuramente ha qualche idea in testa, e voglio scoprire quale è, decidendo così di rimanere passivo, di fronte a quanto sta accadendo.
Come gli altri, Gaia si gira lentamente verso di me, attirata da quella parola rimasta sospesa nel aria. Il suo sguardo non è apertamente accusatorio, ma neanche leggero. C’è una specie di curiosità esitante, mista a sorpresa. Inclina leggermente la testa, osservandomi con attenzione, come se stesse confrontando quello che ha appena sentito, con l’immagine che ha sempre avuto di me.Io resto lì, ancora basito, e quel suo silenzio pesa quasi più delle parole del mio amico. Per un attimo mi viene il dubbio: ci starà credendo davvero anche lei? O sta solo cercando di capire se sia stata una battuta andata troppo oltre?
Gaia non dice nulla subito. Continua a guardarmi, con quel espressione sospesa tra lo scettico e il perplesso, come se stesse decidendo da che parte stare: tra ciò che conosce di me e ciò che ha appena sentito dire. E proprio questo momento di incertezza mi fa sentire improvvisamente esposto, come se tutti stessero aspettando una mia reazione.
Alla fine preferisce tornare a guardare Fausto:" E quindi cosa dovrei fare, secondo te?"
Il mio amico si rivolge a Gaia con una naturalezza disarmante. Parla con lei come se si conoscessero da anni, con quel tono confidenziale di chi si sente perfettamente a suo agio. Le si avvicina un po’, al punto che le loro gambe vengono quasi a contatto. Inizia poi a dispensare consigli uno dopo l’altro: su cosa dovrebbe fare, su come vedere certe situazioni, su come gestire le cose:" Per prima cosa, essere trasparente al cento per cento. Se Corrado è il tuo ragazzo, diglielo."
A differenza che con me, subito gli risponde:” No, non è il mio ragazzo. È stata un'uscita, come sono uscita con Francesco, con Mariano, o come potrei uscire con te."
Si è tradita, ecco il suo preferito. Ecco a quale dei miei amici aprirebbe le gambe. Praticamente gli ha detto:” Se mi chiedi di uscire, accetto volentieri.”
Qui Gaia ha platealmente fatto capire a Fausto, che prova interesse verso di lui. Pensavo che la domanda di Valentina fosse un gioco quella sera, invece è tutto completamente reale ed addirittura davanti ai miei occhi.
Gaia lo ascolta, a tratti annuisce, e lui continua imperterrito, come se fosse la cosa più normale del mondo. È quella familiarità improvvisa a mettermi a disagio: il modo in cui Fausto sembra inserirsi nello spazio tra noi con tanta sicurezza, come se avesse sempre fatto parte della scena.
Dentro di me sento aumentare la sensazione di destabilizzazione. Provo fastidio, incredulità, forse anche un filo di irritazione, ma mi impongo di non far trasparire nulla. Rimango immobile, con il volto neutro, quasi impassibile.Osservo la scena in silenzio: Fausto che continua a parlare, Gaia che lo ascolta. Io resto lì, come se fossi fuori dal quadro, cercando di mantenere la stessa espressione controllata, anche se dentro sento che quel equilibrio si è di nuovo incrinato.
Fausto continua a farle domande con una familiarità disarmante:" Gaia; credi che potrebbe diventare il tuo ragazzo?"
Ancora una volta la mia compagna di università gli risponde, come se si trovasse perfettamente a suo agio con lui. Meglio togliere il condizionale, si trova proprio a suo agio con lui:" No, non credo, anzi lo escludo proprio."
Resto fermo, ma dentro di me qualcosa è esploso. La rabbia arriva tutta insieme, improvvisa e violenta, come una pressione che sale e mi martella nelle tempie. Continuo a ripensare a quella scena: io che le chiedo chiaramente di Corrado, e lei che evita la risposta, che gira intorno alla cosa, che non dice nulla di definitivo.E poi Fausto. Fausto che arriva dal nulla, che praticamente non la conosce, e nel giro di pochi minuti lei gli dice senza problemi che Corrado non le interessa. Così, semplice. Diretto.La cosa mi brucia dentro. Ma devo stare zitto. Esplodo dentro, ma fuori devo apparire come se nulla fosse. Comunque mi sembra assurdo. Perché con me no? Perché proprio con me, che sono lì da prima, che le ho fatto la domanda in modo chiaro? Più ci penso, più la mente torna sempre allo stesso punto, come se non riuscisse ad uscire da questo ragionamento.
Forse vuole fargli capire qualcosa. Forse vuole fargli intendere che può provarci con lei. Che con Corrado non c’è niente, quindi il campo è libero.Non riesco a trovare un’altra spiegazione che abbia senso. Nella mia testa tutto si allinea in quella direzione, e questo non fa che alimentare la rabbia.
Cerco comunque di non mostrarlo. Tengo la mascella serrata, lo sguardo fisso da qualche parte davanti a me, facendo di tutto per mantenere un’apparenza di controllo. Ma dentro sto ribollendo, ed ogni parola, che ho appena sentito, continua a risuonare, come se qualcuno stesse versando benzina su un fuoco già acceso.
Il mio amico rincara la dose:" Allora torniamo da capo. Sapendo questa cosa, le speranze di Francesco si alimenteranno, nonostante tu gli abbia già detto di no. Oggi sei stata male, e non hai voluto chiamare i soccorsi. Però facendo così, rischi di finire in depressione o di avere un esaurimento nervoso. Prima mi sono spaventato, nel vederti crollare psicologicamente"
Non riesco a crederci. Le parole che sto sentendo, mi arrivano addosso come se non fossero reali, come se la scena davanti a me avesse qualcosa di storto, di irreale. Eppure nessuno dice niente. Nessuno interviene. Il silenzio degli altri pesa quasi quanto quello che è stato detto.Mi guardo intorno, cercando qualche reazione, un segno, qualcuno che dica qualcosa che rimetta le cose in prospettiva.
Poi i miei occhi si fermano su Valentina.Lei alza lo sguardo proprio in quel momento ed incrocia il mio. Per un attimo restiamo così, sospesi. Nei suoi occhi leggo subito qualcosa: un imbarazzo profondo, quasi palpabile. È come se avesse capito perfettamente cosa mi sta passando per la testa, come se sapesse quanto quella situazione sia assurda e scomoda.Ma dura solo un secondo.Subito dopo abbassa lo sguardo, quasi di scatto. Le spalle si irrigidiscono appena, e torna a fissare qualcosa davanti a sé, evitando di incrociare di nuovo i miei occhi.In quel gesto capisco tutto.Ha deciso di rimanerne fuori. Non vuole mettersi in mezzo, non vuole entrare in contrasto con Gaia. E così lascia cadere la cosa lì, come se non fosse affar suo.
Ed io resto di nuovo solo con quel pensiero che mi martella in testa, e con quella scena che continua a svolgersi davanti a me, mentre nessuno sembra disposto a far crollare le menzogne di Fausto.
Gaia torna a voltarsi verso di me. Lo fa con calma, quasi con cautela, come se stesse cercando di cogliere qualcosa che le è sfuggito prima. I suoi occhi si fermano sul mio volto e restano lì, attenti, scrutatori. Non è uno sguardo casuale: sembra proprio che stia cercando di leggermi dentro, di capire cosa stia succedendo dietro a quella mia immobilità.Ma questa volta non le do nulla.Resto perfettamente impassibile. Il viso fermo, lo sguardo stabile, ogni muscolo sotto controllo. Nessuna reazione, nessuna crepa da cui possa intravedere quello che ho dentro.Dentro di me so bene perché lo sto facendo. Non posso più permetterle di guardarmi davvero. Non posso più darle accesso a quello che penso, o a quello che provo in questo momento. Se riuscisse a leggerlo, se capisse quanto questa situazione mi stia colpendo, sarebbe come consegnarle un vantaggio enorme.Ed io sento che non posso permettermelo.Così resto qui, come una superficie liscia, impenetrabile. Gaia continua a osservarmi per qualche secondo, probabilmente aspettandosi un segno, una reazione, qualcosa che tradisca ciò che penso. Ma non le arriva niente.E dentro di me si fa strada una convinzione fredda e lucida: se le permetto di vedere dentro, sono destinato a perdere.
Finalmente si arrende, tornando a guardare Fausto:” Non posso mettermi con Corrado, per quel motivo li."
Fausto è con il petto in fuori e il mento leggermente sollevato, come se ogni parola che esce dalla sua bocca fosse una perla preziosa. Si pavoneggia nel mezzo del gruppo, lanciando occhiate soddisfatte verso Gaia e gli altri, godendosi quel cerchio di sguardi puntati su di lui. Nella sua testa è un sovrano: immagina quasi una corte silenziosa che pende dalle sue labbra, sudditi attenti a ogni frase del loro re.Peccato solo che, sotto quella sicurezza regale, il suo discorso sia un groviglio di banalità, supposizioni tirate a caso e conclusioni senza senso. Una cascata di sciocchezze dette con la solennità di un proclamo.
Eppure Gaia e gli altri sono lì. Fermi. Gli occhi su di lui, la testa che annuisce ogni tanto, come se stessero davvero assistendo a qualcosa di importante. E Fausto, ignaro del vuoto delle proprie parole, continua a parlare con la sicurezza di chi è convinto di illuminare la stanza, mentre in realtà la sta solo riempiendo di rumore:" No, appunto. Però è necessario che tu ti metta con un ragazzo. A quel punto Francesco si metterà il cuore in pace e il vostro rapporto migliorerà"
Gli occhi di Gaia scivolano via da lui e tornano verso di me, lenti, quasi distratti, ma non lo sono affatto. C’è curiosità in quello sguardo, un’attenzione sottile, come se stesse cercando qualcosa sul mio volto. Forse una smorfia, forse un sorriso trattenuto, forse il segno di ciò che penso davvero di tutto questo teatrino. Nuovamente vuole vedere come reagisco. Ma, anche questa volta,io non le do niente.Rimango immobile, lo sguardo neutro, le spalle rilassate come se le parole di Fausto mi scivolassero addosso, senza lasciare traccia. Non ho nessuna intenzione di scoprire le mie carte. Barare non è il mio forte, lo so. Se provassi a fingere davvero, probabilmente mi tradirei da solo dopo pochi secondi. L’unica cosa che posso fare è restare fermo, tranquillo, lasciare che la superficie rimanga liscia.
È la mia unica difesa dal attacco di Fausto.Ma non è un riparo sicuro. Perché, sotto quella calma forzata, qualcosa sta già premendo contro le pareti. Dentro di me la tensione cresce, si accumula, come aria compressa in un contenitore troppo piccolo.Fuori non si vede nulla.Dentro, sono già esploso da un pezzo.
Fausto riprende a parlare, mentre ancora Gaia mi guarda:" Nel momento in cui tu avrai un ragazzo e ci scoperai, Francesco non avrà più motivo per farti delle scenate. In situazioni come questa, è meglio prendere una bella botta, soffrire, ma poi passa."
Invece di tornare a guardare Fausto, gli occhi di Gaia si spostano su Serena. L’amica, questa volta, è diversa.Non è mai intervenuta, non ha mai commentato, non ha mai cercato di infilarsi nel flusso della conversazione, come ha fatto altre volte. Si limita ad appoggiare l’idea di Fausto:” L'idea mi sembra ottima. Francesco avrà anche più facilità a conoscermi, adesso è troppo incatenato a te. Si vede che non ha voglia di conoscermi, nonostante tante belle parole."
Gaia torna a guardarmi, e ormai ha capito che sono un muro. Per questo motivo, decide di parlarmi schiettamente:" Francesco; come ti sembra come idea?"
Non posso sottrarmi dal rispondere, altrimenti dimostrerei insicurezza.Sono molto in difficoltà, ma loro non se ne devono accorgere. La risposta deve essere semplice, logica, pulita. Qualcosa che rimetta le cose al loro posto, senza alzare la voce, senza trasformare tutto in uno scontro.Quando finalmente parlo, il tono è calmo, quasi neutro. Le parole escono con misura, una dopo l’altra, come se avessi avuto tutto il tempo del mondo per pensarle. Nessuna fretta, nessuna tensione apparente:" Gaia; Fausto ha scoperto l' acqua calda. Quando troverai uno che ti piace, ti ci metterai insieme. Non vedo dove sia l'idea geniale."
Fausto smette di girare intorno alle cose.Fino a quel momento aveva parlato molto, troppo, riempiendo l’aria di parole.Un discorso lungo, tortuoso, che sembrava voler dimostrare qualcosa, senza mai arrivare davvero al punto. Ma ora qualcosa cambia. Si raddrizza leggermente, lo sguardo si fa più diretto, e nel modo in cui appoggia le parole, si sente una sicurezza diversa.È il momento in cui esce allo scoperto.Finalmente lascia cadere il velo delle chiacchiere e mostra il suo vero obiettivo.Quello che prima era solo suggerito, nascosto tra una battuta e una digressione, adesso prende forma chiaramente. Il piano è lì, davanti a tutti, esposto con la sicurezza di chi crede di aver costruito il terreno perfetto per arrivarci.E mentre lo dice, sul suo volto appare un’espressione soddisfatta, quasi compiaciuta. Come un giocatore che, dopo aver mosso i pezzi con calma, finalmente scopre la strategia finale sulla scacchiera:” Gaia esce con noi, e può mettersi con uno di noi."
Ora non sta più improvvisando.Le parole di Fausto cadono nel aria e, per un attimo, tutto sembra fermarsi.
Gaia è la prima a subirne il peso. L’espressione sul suo volto cambia quasi di colpo: l’attenzione che aveva prima si incrina, lasciando spazio ad un imbarazzo improvviso, nudo. Non se l’aspettava. È evidente dal modo in cui resta immobile per un secondo di troppo, come se la mente stesse ancora cercando di raggiungere quello che ha appena sentito. Le sue labbra si schiudono appena, ma non esce alcuna risposta.
Gli occhi scivolano via da Fausto, incapaci di restare sotto il suo sguardo. Cercano altrove, quasi in fuga. E alla fine si fermano su Serena. È un movimento rapido ma carico di significato, come un riflesso istintivo.In quello sguardo c’è una richiesta silenziosa di aiuto, di appoggio. Spera che Serena rompa quel qualcosa di scomodo.Gaia la guarda con un misto di speranza e smarrimento, come se Serena possa intervenire, dire qualcosa, alleggerire la situazione o almeno darle il tempo di ritrovare l’equilibrio. Le spalle di Gaia si tendono appena, le dita si muovono nervosamente, tradendo un disagio che non riesce a nascondere del tutto.È stata presa alla sprovvista.E adesso, per un istante, sembra quasi cercare rifugio nello sguardo dell’amica.
Ormai Fausto ritiene di trovarsi in una posizione dominante, e la colpa è tutta di Gaia, che gli ha permesso di fare un discorso simile.Non è più tempo di girarci attorno, ma di dire le cose proprio come stanno:" Anzi, tutte e tre potete mettervi con uno di noi."
A Gaia viene naturale chiedere, senza pensarci troppo:" Ma voi siete in quattro"
Ero già certo della sua risposta, non poteva essere altrimenti:" Uno continuerà a farsi le seghe."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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