tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 72 )
30.05.2026 |
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"La mia compagna di università abbassa lo sguardo verso il proprio petto, e ammette:” Sì, scusami, ma sono un po’ confusa..."
Non ci ho fatto subito caso, ma il barista è tornato con un bicchiere d’acqua.Si abbassa nuovamente accanto a Gaia, e passa una mano dietro la schiena della mia compagna di università, aiutandola a rialzarsi leggermente.
Ogni suo gesto sembra incredibilmente naturale, sicuro; come se fosse abituato a gestire questo tipo di situazioni.
Massimo le dice:” Bevi un piccolo sorso.”
Gaia prende il bicchiere, e gli sorride.
Un sorriso dolce, riconoscente.
“ Grazie Massimo.”
Un altro colpo.
Un altro sorriso che, dentro di me, ha l’effetto preciso di uno schiaffo.
Lui riprende il bicchiere, immerge due dita nel acqua, e le schizza qualche goccia sul viso.
Gaia scoppia immediatamente a ridere.
“ Dai, ma non è giusto.”
“ È necessario, per farti riprendere.”
Lei continua a guardarlo.
Non guarda nessun altro.
Solo lui.
Massimo rimette nuovamente le dita nel acqua, e torna a schizzarle il viso.
La mia compagna di università protesta:” No, ti prego; ci ho impiegato un’ora, per farmi i capelli.”
Il barista le fa una linguaccia, con tono apertamente scherzoso.
Gaia, invece di infastidirsi, si mette a ridere ancora di più.
Ed ecco altri schizzi d’acqua colpirle il volto.
Questa scena, davanti agli occhi di tutti, inizia ad assumere i contorni di un piccolo gioco privato.
Un teatrino leggero, intimo.
Ed è proprio questo, a rendere tutto ancora più insopportabile.
Bartolomeo, a questo punto, interviene bruscamente:” Adesso basta.”
Massimo si gira verso di lui, senza scomporsi:” Signore; un po’ d’acqua è utile, per far riprendere Gaia. Glielo assicuro.”
Poi aggiunge, con una sicurezza quasi provocatoria:” Sono molto bravo a prendermi cura delle ragazze.”
Gaia interviene immediatamente:” Papà; ha ragione. Massimo riesce a farmi stare bene. Ora sto già meglio.”
Quelle parole fanno abbassare ulteriormente il volto di Bartolomeo.
È evidente che, ogni frase pronunciata da Gaia, lo stia colpendo sempre più duramente.
Massimo continua:” Ora porto Gaia in una stanzetta sul retro, così si può stendere dieci minuti. Dopo, sarà come nuova.”
Bartolomeo scuote immediatamente la testa:” No, tu non la porti da nessuna parte; te lo assicuro.”
Poi tira fuori il distintivo.
Il gesto è rapido,istintivo.
“ Siamo poliziotti; non prenderci per il culo. Ci metto un attimo, a far chiudere questo posto di merda.”
Massimo però non sembra minimamente intimorito,anzi.
Ironizza:” E perché? Perché piaccio a sua figlia? ”
Gaia scoppia a ridere.
Cerca di nascondere la cosa, mettendo entrambe le mani davanti alla bocca, ma è inutile.
Gli occhi la tradiscono.
Le guance sollevate.
Lo sguardo luminoso, giocoso,felice.
È questa la parola corretta: felice.
Bartolomeo accusa il colpo in pieno, scegliendo di non replicare.
Sfoga la tensione, lasciando cadere il distintivo a terra, con rabbia.
Il barista lo ha sconfitto con estrema facilità.
Io, invece, sono stato sbattuto contro una macchina.
La differenza è semplicissima.
A Gaia, lui piace.
E quando qualcuno piace davvero a Gaia, ogni suo gesto sembra automaticamente concesso.
Io invece non le piaccio.
E quindi ogni mio passo viene percepito come sbagliato, eccessivo o fuori luogo.
Finalmente la mia compagna di università si gira verso di me.
Per la prima volta, dopo parecchi minuti.
Si accorge subito del mio respiro pesante.
Della rabbia, che sto cercando disperatamente di trattenere.
Anche Massimo si gira a guardarmi:” Credo che Francesco ce l’abbia con te.”
Gaia volta la testa verso di lui:” Dici? ”
E abbozza un piccolo sorriso.
Come se questa situazione la divertisse.
Massimo allora le propone:” Prendi il bicchiere d’acqua, e fagli lo stesso trattamento, che ho fatto a te. Vedrai che gli gioverà.”
La mia compagna di università ride:” Ma sei malefico.”
Il barista le avvicina il bicchiere:” Prendilo.”
Lei guarda il bicchiere,poi me.
Bartolomeo interviene immediatamente:” Gaia; non farlo.”
Ma Gaia, neppure questa volta, si gira verso il poliziotto.
Continua ad ascoltare solamente Massimo.
Prende il bicchiere dalle mani del barista.
Poi dice:” Francesco; avvicinati. Non farmi alzare.”
Vuole umiliarmi davanti a tutti.
Ed è proprio questo il pensiero, che mi attraversa la mente.
Non posso reagire.
Sono uno schiavo nel arena,e gli schiavi non discutono gli ordini della regina.
Mi avvicino lentamente.
Poi mi inginocchio davanti a lei, per portarmi alla sua stessa altezza.
Gaia immerge le dita nel acqua, e mi schizza qualche goccia sul viso.
Io resto immobile, imperscrutabile.
Mio padre mi guarda e sorride:” Francesco; Gaia sta solamente giocando.”
Lo guardo a mia volta, abbozzando un sorriso tirato.
Gaia ripete l’operazione.
Massimo commenta subito:” Vedi che ha abbozzato un sorriso? Sta funzionando.”
La mia compagna di università si gira immediatamente verso di lui.
Ed eccolo di nuovo.
Quel sorriso splendente.
Gli occhi spalancati, luminosi,pieni di approvazione.
Questa volta però intervengo:” Veramente ho sorriso a mio padre.”
Il barista replica immediatamente:” Non sei nella posizione di fare il figo, te lo assicuro.”
Gli rispondo senza esitazione:” Concordo.”
Gaia torna a schizzarmi addosso l’acqua con le dita, sorridendo appena.
Mio padre allora mi appoggia una mano sulla spalla:” È tutto a posto; Francesco. Fidati di me.”
Bartolomeo esclama:” Gianni; ma cosa dici? Lo sta platealmente pigliando per il culo.”
Mio padre scuote la testa:” No, Bartolomeo. Qui la vediamo diversamente. Tua figlia è una giocherellona, ed ovviamente vuole coinvolgere Francesco. Nonostante Francesco non si stia comportando bene, lei continua a cercarlo e a regalargli attenzioni. Vorrei che tua figlia schizzasse,con l’acqua, anche me. Mi farebbe risentire giovane.”
Bartolomeo resta, per qualche secondo, completamente immobile.
Sul suo volto compare un’espressione incredula.
Come se non riuscisse davvero a credere, a ciò che ha appena sentito.
Alla fine sceglie di non replicare apertamente.
Si limita a una gestualità nervosa, stizzita.
Le mani che si aprono.
La mascella serrata.
Uno sguardo esasperato, rivolto verso il soffitto.
E anche io, dentro di me, non posso fare a meno di restare parecchio perplesso, dalle parole di mio padre.
Sembra davvero non comprendere la tensione, che si respira nel locale.
Oppure forse la comprende, ma si rifiuta volontariamente di vederla come qualcosa di serio.
Vuole convincersi che sia tutto un gioco.
Una semplice scena tra ragazzi.
La mia compagna di università, prendendolo in parola, immerge nuovamente le dita nel acqua, e schizza anche lui.
Poi si mette a ridere.
Mio padre sorride soddisfatto, quasi orgoglioso.
Poi si gira verso di me:” Vedi Francesco; come si fa? Io sto al gioco, e lei ride. Tu non stai al gioco o tieni il muso, e Gaia ovviamente ci rimane male. Devo proprio insegnarti tutto io.”
Quelle parole mi colpiscono più di quanto dovrebbero.
Una parte di me teme davvero, che lui ci creda.
Che stia osservando questa scena, in totale buona fede.
Massimo, allora, si rivolge a mio padre:” Ha proprio ragione, lei è giovane dentro. Mettiamo alla prova suo figlio.”
Non faccio neppure in tempo a realizzare, cosa intende dire.
Il barista toglie improvvisamente il bicchiere dalle mani di Gaia, e mi lancia addosso tutta l’acqua rimasta.
Mi arriva in pieno viso.
Sulla camicia.
Sul collo.
Il freddo dell’acqua mi attraversa immediatamente la pelle.
Gaia spalanca gli occhi e la bocca, per l’incredulità.
Questa volta non ride.
O perlomeno, cerca disperatamente di trattenersi.
Probabilmente teme che, una mia reazione improvvisa, possa mandare tutto fuori controllo.
Si limita a fissarmi intensamente,come se stesse cercando di capire, cosa sto pensando.
Mio padre, invece, appare visibilmente imbarazzato.
Deve essersi reso conto che, quanto appena successo, nasce anche dalla sua leggerezza.
Dal suo desiderio infantile, di sentirsi ancora giovane.
Di voler partecipare a quel gioco.
E adesso capisce di aver probabilmente peggiorato la situazione.
Ma sceglie di non intervenire.
Forse teme che, qualsiasi parola, possa essere interpretata male.
Bartolomeo e i suoi colleghi, invece, sono pietrificati.
Neppure loro si aspettavano un gesto tanto sfacciato, da parte del barista.
Bartolomeo mi osserva attentamente.
Sta cercando di capire il mio stato emotivo.
Quanto io sia vicino al punto di rottura.
Il mio silenzio, però, rende tutto ancora più pesante.
Nessuno riesce realmente a capire, come abbia preso quella provocazione.
Ed è proprio Gaia a rompere questo equilibrio fragile.
” Francesco; tutto ok?”
La guardo.
Cerco di mantenere il controllo.
“ Sì, in fondo è solamente acqua. Ho la camicia bagnata, ma domani sarà asciutta. Ho il viso bagnato. E allora? Fossero questi i problemi della vita.”
Bartolomeo accenna immediatamente un sorriso d’approvazione.
Probabilmente considera la mia risposta intelligente.
Matura.
Una scelta per evitare l’esplosione definitiva.
Il barista però non si ferma.
Mi guarda e dice:” Concordo. I problemi, nella vita, sono altri. Ad esempio, essere innamorato di una ragazza, che non vuole saperne di te.”
La frase arriva precisa.
Calcolata.
Con la freddezza di qualcuno, che vuole colpire esattamente nel punto più fragile.
Gaia interviene subito:” Colpo molto basso, questo.”
La guardo appena.
Poi mi rivolgo direttamente a Massimo:” A te cadono tutte, ai tuoi piedi? Qualche no lo prendiamo tutti, è fisiologico. Magari un’altra dice no a te, e dice sì a me.”
Bartolomeo annuisce ancora una volta.
Quasi involontariamente.
Come se, in questo momento, stesse davvero facendo il tifo per me.
Gaia però si gira immediatamente verso di me:” Francesco; non fare il figo. Massimo non è come i tuoi amici.”
Il barista sorride con arroganza.
Una sicurezza quasi irritante.
“ Io non prendo due di picche. A me dicono tutte di sì.”
Gaia allora imita una pistola, con la mano.
La punta verso di me.
“ Bang.”
Poi si mette a ridere.
E subito dopo inizia a spettinarmi i capelli, come se tutto quello che sta accadendo, fosse soltanto un gioco innocente.
“ Francesco; ho molta stima di te. Non pretendo che tu possa competere con certi ragazzi.”
Mentre parla, si gira a guardare il barista.
Quello sguardo è lento.
Voluto.
Quasi compiaciuto.
Massimo lo accoglie con evidente orgoglio.
Sul suo volto compare un sorriso sicuro di sé.
“ Brava Gaia; ci sono quelli che possono, e quelli che non possono. Io sono uno di quelli che può.”
La mia compagna di università annuisce lentamente.
Quella semplice conferma mi irrita più delle parole.
Intervengo immediatamente:” Allora perché non mi sfidi, a chi se ne fa di più, in questo locale, adesso?”
Lui mi guarda con aria divertita.
Come se la mia proposta non fosse neppure degna di essere presa sul serio.
“ Nella mia ragnatela è finita la più bella di tutte. Gli scarti te li posso anche lasciare. E poi, me le sono già fatte tutte.”
Gaia interviene subito:” Massimo; lascialo parlare. Fa il figo, ma poi è sempre solo come un cane. Hai visto oggi pomeriggio? Hai visto stasera? È sempre solo come un cane. Non ha uno straccio di amico, figurati una ragazza.”
Quelle parole arrivano dritte addosso.
Fredde.
Taglienti.
Per qualche istante nel locale cala quasi il silenzio.
Poi sento una voce levarsi improvvisamente.
“ Gaia; scusa, ma stai parlando di mio figlio.”
È mio padre.
E, nel suo tono, non c’è rabbia.
C’è delusione.
Una delusione sincera, quasi dolorosa.
La mia compagna di università se ne accorge immediatamente, e prova a correggere il tiro.
“ Mi scusi, ha ragione. Però si rende conto di come si sta ponendo? Sta mancandomi di rispetto.”
Mio padre abbassa leggermente lo sguardo.
Appare visibilmente abbattuto.
“ È vero, ma anche tu non sei tenera con lui.”
Gaia allora si gira verso di me.
“ Francesco; scusami. Ritiro quanto ho detto.”
Poi guarda mio padre e gli sorride.
Un sorriso dolce.
Quasi infantile.
“ Soddisfatto? ”
Lui prova a restare serio.
Ma Gaia non glielo permette.
Ha ancora le dita leggermente bagnate, e gli schizza nuovamente qualche goccia d’acqua sul viso.
Mio padre finisce inevitabilmente per sorridere.
L’ha già perdonata.
Torno a guardare Bartolomeo.
Ha un’espressione perplessa.
Confusa.
Come se stesse assistendo a qualcosa, che gli sta lentamente sfuggendo di mano.
Massimo, sentendosi messo in secondo piano, riprende subito il controllo della situazione.
“ Ora basta; gli hai dato fin troppe attenzioni. Le attenzioni le devi dare, a chi merita.”
Gaia smette immediatamente di guardarmi.
Torna a incrociare gli occhi del barista.
E, in questo momento, io divento invisibile.
Mi dà letteralmente le spalle.
Come fossi un perfetto sconosciuto.
Sorride.
“ Hai ragione. Scusami, Massimo.”
Bartolomeo scuote lentamente la testa.
Non riesce più a capacitarsi, di ciò che sta accadendo, davanti ai suoi occhi.
Lo vedo nervoso.
Molto nervoso.
E soprattutto preoccupato.
Massimo allora aggiunge:” Adesso c’è l’ultima parte, per farti riprendere al meglio. Dobbiamo farla qui, perché non vuoi venire nel retro.”
Gaia si affretta subito a precisare:” Massimo; usa le parole giuste. Mio padre non vuole.”
Quella frase mi colpisce violentemente.
Ha voluto tranquillizzare Massimo.
Gli ha fatto capire chiaramente che lei, nel retro, ci sarebbe andata eccome.
Guardo il poliziotto.
Deglutisce con fatica.
Perfino lui sembra aver perso il controllo della situazione.
Massimo si sposta lentamente verso i piedi di Gaia.
Con calma, le sfila le scarpe.
Poi le prende delicatamente i piedi, e le solleva leggermente le gambe.
Gaia continua a fissarlo, senza distogliere lo sguardo.
Lui inizia a massaggiarle i piedi, sopra il tessuto sottile delle collant; facendo scorrere lentamente le mani fino alle caviglie.
Poi guarda Bartolomeo.
“ Serve per ripristinare la circolazione sanguigna.”
Il poliziotto torna immediatamente a guardarmi.
Nel suo sguardo leggo chiaramente delusione.
Probabilmente non riesce a capire, come io possa restare fermo.
Immobile.
Massimo allora si gira verso di me.
“ Stai tranquillo; non sto guardando sotto la gonna di Gaia. Anche se, da qui, il panorama è perfetto.”
La mia compagna di università scoppia immediatamente a ridere.
Si copre ancora una volta la bocca con entrambe le mani, ma gli occhi tradiscono tutto il suo divertimento.
Mio padre interviene:” Francesco; prima cosa da fare domani: iscriverti ad un corso di primo soccorso.”
Gaia ride ancora di più.
Poi si rivolge direttamente a me.
“ Francesco; vedi tuo padre, come è intelligente? ”
Guardo mio padre, senza rispondergli.
Lui prova quasi a giustificarsi.
“ Può essere sempre utile nella vita, non credi? ”
Obietto immediatamente:” Perché non ti iscrivi tu? ”
Mio padre, questa volta, sceglie il silenzio.
Forse ha finalmente capito che, più parla; più rischia di peggiorare la situazione.
Intanto Massimo continua a occuparsi di Gaia, con una sicurezza quasi disarmante.
Mentre le accarezza lentamente i piedi, sopra il tessuto sottile delle collant; una delle sue mani risale con calma, lungo le caviglie della mia compagna di università; arrivando fino al polpaccio.
I movimenti sono lenti.
Controllati.
Apparentemente innocenti.
Ed è proprio quella calma, a irritarmi ancora di più.
Si ferma appena sotto il ginocchio.
Non osa andare oltre.
Ed è quasi peggio così.
Perché quel limite, dà l’impressione di qualcuno, perfettamente consapevole di quanto possa spingersi avanti, senza sembrare inopportuno.
Gaia intanto continua a guardarlo.
Non appare minimamente a disagio.
Anzi.
Ogni tanto abbassa appena lo sguardo, verso le mani del barista sulle sue gambe; poi torna a fissarlo negli occhi, con quel espressione morbida, che ormai mi sta demolendo, pezzo dopo pezzo.
Io, invece, provo disperatamente a distogliere lo sguardo.
Mi volto verso la televisione.
La partita sta per iniziare, ma ormai non me ne importa più nulla.
Le immagini scorrono davanti ai miei occhi, senza lasciare alcuna traccia.
Fingo interesse solamente per non dare nel occhio.
Non voglio sembrare quello geloso.
Quello che se l’è presa.
Quello incapace di gestire la situazione.
Per questo, resto fermo qui.
Andarmene adesso, significherebbe ammettere apertamente, che questa scena mi sta distruggendo.
E la cosa peggiore è che probabilmente tutti, dentro questo locale, lo hanno già capito comunque.
La mia compagna di università si accorge di questa mia indifferenza, ed improvvisamente si rivolge a me:” Francesco; sei in compagnia. Puoi evitare di continuare a guardare il televisore? ”
Il barista ovviamente si intromette:” E’ arrabbiato con te”, sogghignando.
Lo guardo, rimanendo totalmente indifferente.
O almeno, è quello che provo a mostrare.
In realtà, dentro di me, la tensione continua a salire lentamente, come acqua che arriva al punto di ebollizione, senza fare rumore.
Gaia non affonda il colpo, ma cerca ugualmente di provocarmi:” Francesco; mi sono ripresa. Ora Massimo mi sta facendo un massaggio ai piedi, ed è cosa gradita. C’è qualche problema? ”
Scuoto la testa:” No, assolutamente no. Mi sto comportando come i colleghi di Bartolomeo. Sono qui e mi faccio i fatti miei.”
La mia risposta sembra innervosirla:” E cosa significa? ”
Il barista interviene di nuovo:” Significa che sta rodendo dalla gelosia.”
Preferisco non rispondere, ancora una volta.
Rischierei solamente di farmi ancora più male.
E soprattutto, rischierei di darle la soddisfazione di vedere apertamente, quanto questa situazione mi stia distruggendo.
Gaia torna a guardarmi:” Francesco; vorresti farmi tu il massaggio ai piedi? ”
Scuoto lentamente la testa:” No, Gaia. Lui ha l'attestato di primo soccorso, io no. Fattelo fare da quello più bravo. Lo apprezzerai sicuramente di più.”
La mia compagna di università insiste:” Francesco; te lo richiedo. Vuoi provare a massaggiarmi i piedi? Se te lo permetto, torni a sorridere? ”
Il barista mi guarda:” Ha specificato solamente i piedi.”
Qualcosa, dentro di me, si spezza definitivamente.
Non tanto per la frase di Massimo, quanto perché realizzo una verità molto più pesante.
Qualunque cosa io faccia, loro troveranno sempre un modo per portarmi al limite.
Se resto in silenzio, provocano.
Se reagisco, passo per quello esagerato.
Se me ne vado, sembro il geloso incapace di reggere il confronto.
È una partita costruita male, fin dal inizio.
Come nel arena, lo schiavo può combattere bene quanto vuole, ma il risultato finale è già deciso da qualcun altro.
Ed è proprio questa sensazione, a consumarmi lentamente.
Non quella di perdere Gaia.
Ma quella di non aver mai avuto davvero la possibilità di vincere.
Così decido che è arrivato il momento di andarmene.
Ho resistito già fin troppo.
Recupero la mia macchinina della polizia e pronuncio soltanto:” Buonasera a tutti.”
Bartolomeo si rivolge immediatamente a me:” Aspetta, Francesco. Gaia viene con te.”
Questa volta non intendo dargli corda:” Assolutamente no. Se volessi compagnia, chiederei a mio padre.”
Bartolomeo interviene subito, quasi urlando:” Gaia; alzati immediatamente e vagli dietro.”
Lei annuisce, senza esitazione:” Certo.”
Massimo capisce immediatamente, che stavolta Gaia è davvero intenzionata a seguirmi.
Le accompagna lentamente i piedi verso terra e si scosta.
Gaia si rialza di colpo, ed inizia a correre verso l’uscita.
Per un istante sembra quasi dimenticarsi completamente di tutto il resto.
Della scenata.
Del locale.
Perfino del barista.
Come se l’idea che io possa davvero andarmene, le provocasse improvvisamente un senso di urgenza reale.
Bartolomeo, però, la richiama subito:” Gaia; le scarpe. Vuoi uscire dal locale, senza scarpe? ”
Lei si blocca di colpo:” Che sbadata, hai ragione.”
Torna indietro velocemente, raccoglie una scarpa, piega la gamba e la infila in fretta.
Poi ripete la stessa operazione, con l’altra.
Bartolomeo continua a metterle pressione:” Muoviti; devi raggiungere Francesco, e scusarti con lui. Questa volta l’hai fatta veramente grossa.”
Gaia lo guarda malissimo.
Perde completamente la calma:” Ho i tacchi, non posso correre.”
In quella risposta, c’è tutta la sua frustrazione.
Non sembra più avere il controllo elegante e sicuro, mostrato pochi minuti prima con Massimo.
Ora appare agitata, nervosa, quasi in difficoltà.
Come se si fosse improvvisamente resa conto, che il gioco le sta sfuggendo di mano.
Lui le fa notare:” E chiuditi la camicetta. Hai le tette mezze fuori.”
Alzandosi in piedi, non si era nemmeno resa conto di avere ancora la camicetta mezza aperta, e che parte del reggiseno fosse visibile agli occhi di tutti.
Da sdraiata, la situazione sembrava meno evidente.
In piedi, invece, quella visione risalta molto di più.
La mia compagna di università abbassa lo sguardo verso il proprio petto, e ammette:” Sì, scusami, ma sono un po’ confusa.”
Ed è probabilmente la frase più sincera pronunciata da Gaia, durante tutta la serata.
Perché confusa, lo è davvero.
Bartolomeo la incalza ancora:” E abbassa anche la gonna, ce l’hai troppo tirata su.”
Gaia perde definitivamente la pazienza:” Non posso fare cento cose assieme. Vado a recuperare Francesco, e poi mi sistemo.”
Poi si gira verso mio padre:” Io non posso camminare veloce. Può andargli dietro, e fermarlo? ”
Bartolomeo alza la voce:” No. Questa volta devi scendere in campo, tu. Io posso aiutarti, ma devi fare la tua parte. Devi scusarti con lui, come prima cosa.”
Nel tono del poliziotto, non c’è più rabbia.
C’è preoccupazione.
La paura concreta che, questa volta, il filo si sia spezzato davvero.
E forse, per la prima volta nella serata, anche Gaia lo capisce.
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