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E' un mondo difficile ( capitolo 46 )


di chiara94
20.03.2026    |    725    |    149 7.4
"Valentina grida ancora:“ Siete fantastici! ” Serena ribatte, fuori controllo:“ Ti ho già detto di stare zitta, o vengo lì e ti strappo i capelli..."
Fausto le sfiora i capelli con un gesto breve, ma studiato; come se volesse assaporare quel istante, senza trattenersi troppo a lungo. Le dita si infilano appena tra le ciocche leggere, quasi esitanti; seguendo il movimento naturale della testa di Gaia, dopo averla fatta voltare verso di sé. È una carezza che dura pochi secondi, ma abbastanza da lasciare una traccia sottile.
Poi, con una furbizia discreta, ritira subito la mano, come a non voler oltrepassare un confine invisibile. Le sue mani scivolano giù e si posano sui fianchi di Gaia, ben sopra la vita, in un punto neutro, sicuro; dove il contatto è evidente, ma non invadente. Non c’è nulla di sfacciato nel suo modo di toccarla: è un gesto naturale, quasi inevitabile nel contesto del ballo.
Gaia risponde con una simmetria istintiva. Anche lei solleva le mani e le appoggia più o meno alla stessa altezza, mantenendo però una distanza tra i loro corpi.
Si guardano. Non è uno sguardo insistente, ma continuo, come se entrambi stessero cercando di capire, fino a che punto spingersi. I movimenti del ballo li tengono in equilibrio, li fanno oscillare insieme, senza mai farli collidere davvero.
È una danza fatta tanto di passi quanto di misura, di piccoli gesti trattenuti e di attenzioni che durano solo un attimo, ma che bastano a dire molto più di quanto mostrino.

Giacomo, a differenza dell’amico, esita solo un attimo; poi decide di spingersi un passo più in là. Le sue mani scendono lungo la schiena di Serena, con un movimento lento e controllato; fermandosi però nella parte centrale più bassa, proprio dove la linea della schiena comincia a cambiare curva. Non va oltre.
È evidente che il pensiero gli attraversa la mente. Quel confine lo percepisce chiaramente, ma si trattiene; scegliendo una via che resta audace, senza diventare sfacciata.
Le dita si posano lì, con una pressione leggera. Non è un gesto distratto: è voluto, calibrato, come se stesse testando una nuova distanza tra loro, cercando di capire se può permettersela.
Poi cambia ancora registro. Inclina appena la testa e appoggia la guancia contro quella di Serena. Il contatto è improvviso, ma morbido, e subito annulla la possibilità di guardarsi negli occhi.
Non c’è più lo scambio di sguardi a fare da guida, ma una vicinanza diversa, più fisica. Restano così, aderenti nel volto, seguendo il ritmo del ballo con piccoli movimenti condivisi.
Serena reagisce, senza irrigidirsi. Le sue mani salgono e si fermano sulle braccia di Giacomo, al altezza dei bicipiti. Non lo stringe forte, ma il contatto è stabile, presente.
Non si separano, ma nemmeno si abbandonano del tutto. Rimangono in quel equilibrio delicato, in cui ogni gesto sembra misurato, un attimo prima di compiersi; ed ogni contatto dice qualcosa, che nessuno dei due ha ancora deciso di dire apertamente.

Nicolas si avvicina a Valentina con un’energia trattenuta, ma evidente. Prova subito a ridurre la distanza, come se il ballo fosse un pretesto, per riavvicinarsi davvero.
Lei, però, non gli concede quello spazio: tiene le braccia leggermente tese, il busto arretrato quel tanto, che basta a segnare un confine chiaro.
I loro movimenti non sono fluidi, non seguono davvero la musica.
I due sembrano piuttosto incastrati in una conversazione che passa attraverso i gesti, più che attraverso le parole.
Si capisce che stanno discutendo, anche senza sentire cosa si dicono.
Lo sguardo di lei è fermo, diretto, poco incline a cedere.
Nicolas invece insiste con piccoli tentativi: una pressione in più delle mani, un passo accennato in avanti. Ma ogni volta trova una resistenza discreta e costante.
È come se Valentina avesse accettato quel ballo, solo per chiarire riguardo quanto successo prima: per mettere un punto.
Finalmente Nicolas sembra accorgersene. Allenta la presa, cambia atteggiamento.
Prova ad imitare un modo di ballare più leggero, più neutro, quasi distaccato, come se volesse dimostrare di saper stare al suo posto. Per circa un minuto si adegua, segue il ritmo senza forzare, mantenendo quella distanza, che lei ha imposto.
Poi però ci riprova.
Le sue mani tornano a cercare una posizione più coinvolgente, ma senza oltrepassare limiti evidenti. Si avvicina lentamente, inclinando la testa, e appoggia la guancia a quella di Valentina.
Il contatto dura un attimo appena.
Lei si irrigidisce subito e si scosta, rompendo quel aderenza, senza alcuna esitazione. Il messaggio è chiarissimo.

Valentina si libera, fa un passo indietro ed interrompe il ballo. Si gira e torna a sedersi, senza guardarlo per un secondo. Poi, con un tono secco, gli dice:“ Basta dare spettacolo; vedi come i tuoi amici ballano? Sembri un affamato di figa.”
La frase cade pesante. Nicolas la incassa male.
La frustrazione, trattenuta fino a quel momento, affiora di colpo.
Si avvicina a dove lei è seduta e, con un gesto impulsivo, dà un calcio alla poltrona. E’ un colpo violento, che attira l’attenzione, e rompe definitivamente l’equilibrio della scena.
Valentina si alza subito, di scatto.
Lo guarda male, con un’espressione dura, più di quanto avesse mostrato fino a quel momento.

Poco distante, Fausto, che sta ancora ballando con Gaia, si accorge della situazione.
Si ferma e interviene a voce alta, secco:“Smettila subito.”
Lo sguardo che gli rivolge è diretto, senza spazio per equivoci. Nicolas ricambia per un attimo, poi distoglie gli occhi. L’aria si è fatta tesa.
Nicolas non insiste oltre.
Dopo averlo fissato ancora un istante, si stacca definitivamente dalla scena, e va ad appoggiarsi al muro, come a segnare una distanza anche lui; lasciando che quella tensione si esaurisca, senza aggiungere altro.
Serena non riesce a stare zitta.

Continua a muoversi a ritmo di musica, senza staccarsi da Giacomo, ma la mente è altrove. Le parole le escono di getto, taglienti, senza filtri:“ Non è colpa di Nicolas; lui è la vittima. Prima fa la zoccola, e poi si mette pure a fare la morale. Che è, le è passata la voglia di cazzo? Non è più in calore?”
Valentina abbassa lo sguardo, colpita in pieno da quelle parole dure, quasi incapace di reagire.
Le mani le tremano appena, mentre cerca di nascondere lo sconforto.
Gaia osserva la scena, cercando di placare Serena, con dolcezza:“ Amore mio, hai ragione; però lasciala stare. Magari ha solo cambiato idea.”
Serena si volta verso di lei, ancora agitata, gli occhi accesi:“Cucciola mia, ma non è giusto. Ha fatto diventare duro il pisello di Nicolas, e poi si tira indietro così?”
La musica continua a pulsare intorno a loro, ma tra quelle parole si crea uno spazio carico di tensione, sebbene sembri tornare l’indifferenza verso Valentina.
Che sia giù di morale o presa dallo sconforto, non interessa a nessuno.

Intanto per me, il momento peggiore è passato quasi al improvviso.
Il respiro, che fino a poco prima era corto e spezzato, torna piano a distendersi.
Mi bastano davvero pochi minuti: resto fermo, lascio scivolare via quel impulso che mi aveva preso, evito di incrociare gli sguardi degli altri. Sento le mani smettere di tremare, le spalle si abbassano un poco.
Le lacrime hanno smesso di scendere.
Non sono completamente calmo, ma abbastanza da rimettermi insieme.
Intorno a me la musica non si è mai fermata.

La canzone finisce e ne parte subito un’altra, quasi senza che me ne accorga.
Il ritmo cambia appena, ma l’atmosfera resta la stessa, come se nulla fosse successo.
Le coppie non cambiano.
Restano tutte lì, le stesse di prima, a ballare, come se la scena di poco fa si fosse già dissolta.
Non sono più fuori controllo, ma nemmeno del tutto tranquillo.
È una calma fragile, che però regge.
E mentre la nuova canzone va avanti, sento che lentamente riesco a rientrare dentro la serata, senza più quel nodo che mi stringeva poco prima.
Intanto mi sono riseduto a terra, quasi senza pensarci.
Rimango lì, con lo sguardo che ogni tanto si alza verso la pista, e poi torna a perdersi altrove.
Non ho voglia di rientrare, almeno per ora.
Preferisco osservare da fuori, tenere una distanza che mi protegga.
Parte una seconda canzone, poi una terza.
Il tempo scorre, ma la situazione non cambia.
Le coppie restano le stesse, continuano a muoversi con gli stessi equilibri, come se tutto fosse congelato in quella configurazione.
Nessuno rompe lo schema, nessuno sembra voler rimettere in discussione nulla.

Dopo tre canzoni, con Nicolas che si è praticamente auto eliminato da solo; Giacomo e Fausto non hanno ancora tentato di osare di più.
Nessuna mano sul culo o sulle tette di una delle due ragazze, neanche uno strusciarsi azzardato.
Probabilmente non sono certi di una risposta positiva, da parte di Gaia e Serena.
Non si spiega altrimenti. Il terzo lento non si può ballare come si e’ ballato il primo.
Però la trovo molto strana come cosa: Corrado ha osato subito con Gaia, e lei c’è stata; perché non provarci anche loro? Probabilmente aspettano di essere scelti, uscirci, e provarci in quel occasione.
E’ l’unica spiegazione plausibile.

Io resto lì, seduto a terra, mentre la musica va avanti.
Un po’ più calmo, sì; ma ancora ai margini, come se stessi aspettando qualcosa .
Finita la terza canzone, il movimento in pista si spegne lentamente, come un respiro che si esaurisce.
Vedo Gaia avvicinarsi a Fausto, e dirgli qualcosa a bassa voce.
Lui ascolta, poi annuisce, senza fare domande.
È un gesto semplice, ma sembra già una decisione presa da Gaia, e dunque inappellabile.
Gaia si stacca da lui e viene verso di me.
I suoi passi sono decisi ma non affrettati, come se avesse già scelto cosa fare.
“Francesco; balli?” mi chiede.

La guardo solo un istante.
Dentro mi passa qualcosa di storto, un misto di orgoglio e fastidio,che non riesco a filtrare.
Mi alzo in piedi, mentre rispondo:“Mi dispiace, non sono la seconda scelta.”
Non le lascio il tempo di replicare.
Mi giro e vado subito verso Serena.
Il gesto è quasi impulsivo, come se volessi dimostrare qualcosa, più a me stesso che agli altri.
“ Vuoi ballare? ” le chiedo.
Serena scuote appena la testa, con un mezzo sorriso, che però non addolcisce il rifiuto:“ No grazie, preferisco ballare con Giacomo.”
Giacomo assiste alla scena, cogliendo al volo il rifiuto di Serena, alla mia proposta di ballare.
Il suo sguardo si indurisce e, senza troppi giri di parole, sbotta:“ Francesco; levati dai coglioni. Se vuoi ballare, vai ad invitare Valentina. Gaia e Serena ballano con noi.”

Resto fermo un secondo di troppo, poi annuisco appena, e torno indietro.
Il giro si chiude lì, senza appigli.
Mi risiedo.
Intanto Gaia non è tornata da Fausto, preferendo rimanere dove mi sono seduto, e decide di sedersi accanto a me, lasciando uno spazio minimo tra noi:
“ Sei arrabbiato con me? ” mi domanda.
La guardo.
Mi prendo un attimo, davvero. Non per evitare la risposta, ma per trovarne una che non sia solo una reazione:“ No, assolutamente no. Forse sono stato scortese prima.”
Lei non dice nulla.
Mi tiene lo sguardo addosso, in silenzio, come se aspettasse qualcosa di più preciso, di più onesto.
Sospiro leggermente e correggo il tiro:“ Sono stato decisamente scortese.”
Intorno a noi, la scena si ricompone: Fausto torna a sedersi, poco distante.
Anche Serena e Giacomo si allontanano dalla pista, e si siedono.
Nicolas invece resta contro la parete, isolato, come se non trovasse un modo per rientrare.
Per un attimo cala una pausa strana, senza musica, senza movimento.

Poi, quasi al improvviso, mi viene un’idea.
Mi giro verso Gaia:“ Fai il bis? ”
Lei mi guarda, leggermente confusa, le sopracciglia appena aggrottate:“ Francesco; non ho capito.”
Non rispondo.
Mi alzo subito, quasi troppo in fretta, e mi allontano da lei.
Vado verso il dispositivo della musica, ed inizio a trafficare con la playlist, cercando qualcosa; o forse solo guadagnando tempo, per rimettere in ordine quello che ho complicato.
La musica riparte, e già dalle prime note si capisce cosa ho fatto. È la stessa canzone di prima, quella che avevano ballato Gaia e Serena.
Non è un caso.
Alzo lo sguardo quasi subito.

Gaia si alza, senza esitazione.
Il movimento è rapido, naturale, come se stesse aspettando proprio quello.
Ha un sorriso raggiante.
Non dice nulla: semplicemente si dirige verso di me, attraversando lo spazio, con una sicurezza tutta nuova.
La vedo arrivare al centro della pista, proprio davanti a me.
Per un attimo resto fermo, come se dovessi riallinearmi a quello che sta succedendo.
Poi faccio un passo verso di lei.
Il sorriso di Gaia resta, e questa volta lo incrocio senza distogliere lo sguardo.

Al inizio della canzone ci muoviamo piano.
Io alzo le braccia sopra la testa, e Gaia mi segue a ruota; ed iniziamo a camminare lentamente, seguendo il ritmo blando, che sembra più un’introduzione, che una vera partenza.
I passi sono lunghi, morbidi, sincronizzati senza sforzo, intonando la canzone.
Poi il ritmo cresce.
Senza bisogno di dircelo, acceleriamo.
I movimenti diventano più vivi, più marcati. Gaia piega le braccia, portandole perpendicolari al corpo, con un dito disteso per mano.
Tiene quella posizione con precisione, come una coreografia già scritta.
Intanto canta, senza trattenersi, seguendo ogni parola.
Ed io faccio lo stesso.
Ad un certo punto porta le dita verso i propri occhi, indicandoli con decisione, e poi torna alla posizione di prima, mantenendo quel filo continuo tra gesto e musica.
Il ritmo aumenta ancora.
Ci abbassiamo insieme, inginocchiandoci, ma restando sollevati sulle ginocchia.
Gaia continua con i suoi movimenti di braccia e mani, sempre precisa, sempre dentro la canzone.
Io invece la guardo e, con le dita, le faccio segno di no, ripetendolo più volte; come se stessi dialogando con lei, dentro questa scena.
Poi arriva il ritornello.
Ci rialziamo di scatto. Le prendo la mano ed iniziamo a scambiarci di posto, riprendendo esattamente quel gioco di prima, quello che aveva fatto con Serena.
Stavolta però entro anche io completamente: mi metto a cantare a squarciagola, senza preoccuparmi di nulla.
Con la mano libera indico prima me stesso, poi lei; seguendo le parole, marcandole.
Poi ci lasciamo.
Con entrambe le mani indichiamo noi stessi, quasi in simultanea, come se fosse un punto fermo, un’affermazione.

Fuori da noi, qualcosa cambia.
Vedo Fausto e Giacomo: sembrano sbiancati, immobili, come se non capissero bene cosa stia succedendo.
Serena invece si alza di scatto, furiosa:“ Giacomo, Fausto; volete fare qualcosa? Intervenite.”
Giacomo le domanda:” Serena; cosa vuoi che facciamo?”
Serena torna a guardare Fausto:” Fausto; vai a togliere Gaia, a Francesco.”
Fausto e Giacomo si guardano, con un'aria di impotenza.
Fausto le confessa:” Serena; se provassi solamente ad avvicinarmi a loro due, Gaia mi manderebbe subito via.”
Serena scatta, furiosa,con gli occhi che brillano di rabbia :“ La pensi così? Allora vado io a prendere Francesco.”
Fausto e Giacomo sono in totale difficoltà e cercano subito di fermarla.
Fausto le si mette davanti, agitato:“ Ma sei impazzita? Non è questo il momento.”
Serena lo fulmina con lo sguardo, senza arretrare di un passo:“ Sei uno sfigato, se non vai a prendere Gaia.”
Fausto resta lì, spiazzato, incapace di trovare una risposta.
Giacomo allora interviene, cercando di abbassare i toni, con un mezzo sorriso forzato:“ Aspetta, Serena:adesso ci verrà un’idea.”
Ma Serena non si calma.
Incrocia le braccia, il respiro ancora veloce:“ Io sono molto più bella di Gaia.”
Giacomo annuisce subito:“ Certo, ma lo sappiamo tutti.”

E poi noto Valentina.
È in piedi, si muove a ritmo, ma soprattutto ci guarda.
Sorride in un modo pieno, aperto, quasi esagerato.
È come se stesse vivendo tutto quello che noi stiamo facendo, senza filtri.
La canzone rallenta di nuovo.
Questa volta le mie mani partono dagli occhi, scivolano sulle guance, lentamente, e poi vanno a coprirli del tutto.
Resto così per un momento.
Da lontano, Valentina lancia un urlo prolungato.
Gaia continua a cantare, senza mai interrompersi, mantenendo ancora quella posizione delle braccia, perpendicolari, sicure; mentre Valentina lancia un altro urlo prolungato.
Poi il ritmo riparte.
Mi scateno.
Inizio a camminare mezzo inginocchiato, in modo quasi esagerato, e Gaia mi segue subito, senza esitazione.
Con due dita faccio finta di tenere qualcosa di minuscolo, lo sollevo piano; e poi ci alziamo al improvviso, entrambi, guardando verso l’alto.
Torna il ritornello.
Ripetiamo tutto.
Gli stessi gesti, la stessa energia, ma ancora più forte.
Valentina esplode: applaude, urla, ride:“ Bravissimi! ”
Valentina salta di gioia, è la felicita’ in persona.

Serena non regge più:“ Puttana; pensa al cazzo di Nicolas, fatti gli affari tuoi.”
Ma ormai è come se fossimo dentro una bolla, non ce ne frega nulla di cosa succede intorno a noi.
Arriva l’ultimo ritornello.
Lo viviamo fino in fondo, urlando, ripetendo ogni gesto, con ancora più intensità.
Valentina grida ancora:“ Siete fantastici! ”
Serena ribatte, fuori controllo:“ Ti ho già detto di stare zitta, o vengo lì e ti strappo i capelli.”
Fausto e Giacomo provano a fermarla, a calmarla, ma lei non si contiene più.
E poi Valentina, senza abbassare lo sguardo, le risponde:“ Sei solamente gelosa.”
Serena esplode senza più freni.
È davvero un fiume in piena: fa un passo deciso verso Valentina, poi un altro, come se volesse colmare la distanza in un attimo.
Giacomo e Fausto si muovono quasi contemporaneamente.
La afferrano, uno per un braccio, cercando di bloccarla, prima che arrivi davvero addosso a Valentina.
Non è facile: Serena si divincola, strattona, prova a liberarsi con una forza, che sembra arrivare tutta dalla rabbia accumulata.
I suoi movimenti sono scatti improvvisi, disordinati, ma carichi.
“ Lasciatemi ” insiste, cercando di avanzare ancora.
Per qualche secondo sembra davvero che possa sfuggire alla presa.
Poi, come se qualcosa si spezzasse di colpo, si ferma.
Il respiro è affannato, il volto teso.
Si ricompone a metà, giusto abbastanza per dire, con una voce ancora tremante:“ Lasciatemi, sono calma. ”
Giacomo e Fausto esitano, ma alla fine allentano la presa.

Serena si sistema appena, quasi a rimettersi insieme in fretta, e poi cambia direzione.
Viene verso di me.
I passi sono più lenti, ma ancora carichi di rabbia, che non si è del tutto spenta:“ Francesco; ora tu balli con me.”
La guardo, senza muovermi.
La voce mi esce fredda, piatta:“ No.”
Una sola parola, netta.
Serena resta immobile per un attimo, come se non riuscisse ad accettarla.
Poi il volto le cambia.
Gli occhi si riempiono, le labbra tremano, e crolla.
Scoppia a piangere senza più trattenersi, girandosi quasi subito.
Va da Gaia e la abbraccia forte, cercando un appiglio immediato:“ Gaia; non sto nuovamente bene. Francesco mi ha nuovamente aggredita.”
Si stringe a lei, come se avesse bisogno di nascondersi, di trovare protezione.

Giacomo interviene, con un tono che cerca di essere fermo, ma suona più confuso che altro:“ Francesco; però dovresti ballare con tutte. Perché devi essere così maleducato?”
Lo sento, ma non rispondo.
Non ne vale la pena.
Lascio cadere le parole lì, senza raccoglierle.
È Gaia a parlare.
Alza appena lo sguardo verso di me, mentre continua a tenere Serena stretta.
La sua voce è calma, ma diretta:“ Francesco; te lo chiedo io. Balla con Serena.”

Torniamo a Roberto.
Lo guardo con una stanchezza che mi pesa addosso, più di tutto il resto. Le spalle un po’ curve, la voce svuotata:“ In che senso, Bruno; hai partecipato? ”
Bruno non esita neanche un secondo.
Anzi, sembra quasi fiero, come se stesse raccontando qualcosa da rivendicare:“ Ho visto un’altra coppia scopare, e mi sono messo a guardarli.
Erano una ragazza sui venti anni ed un tipo maturo.
La ragazza si è subito accorta di me, e ha iniziato a guardarmi, sorridendomi.
Era appoggiata ad una portiera, mentre il maturo la scopava.
Ovviamente lui non poteva vedermi, perché mi dava le spalle.
Mi sono subito accorto che non sapeva scoparla, infatti lei era più eccitata dalla mia presenza.
A quel punto ho dato un forte colpo sul vetro.
L’uomo si è girato, facendo una faccia spaventata.
La ragazza invece si e’ messa a ridere, in segno di complicità.
Con la mia classica voce da duro, ho detto:” Voglio partecipare anch'io."
Lui non voleva, ma la ragazza era d’accordo.
Hanno iniziato a discutere, perché lei insisteva, arrivando a minacciarlo di venire via con me.
E a quel punto l’uomo si è arreso.
Ha aperto lo sportello della macchina, e gli ho detto:” Togliti coglione.”
La ragazza mi ha fissato con sguardo desideroso, avevo già il mio grosso cazzo di fuori.
Non vedeva l’ora di prenderlo nella figa.
L’uomo tentennava, allora ho ripetuto:” Ti ho detto di levarti. Ti do tre secondi, e poi ti butto fuori a calci.”
L’uomo ha guardato la ragazza, che ha replicato:” Mi dispiace, preferisco lui.”
Il maturo, sconsolato, le ha risposto:” Però ti ho fatto un bel regalo.”
Ed io sono prontamente intervenuto:” Perché sei un coglione, ed ora levati.”
E così si e’ arreso.
Si è messo sul sedile davanti, mentre io mi sono disteso sulla ragazza.
L’uomo mi ha fermato:” Aspetta, metti il preservativo.”
L’ho rimproverato:” Le ragazze vogliono che voi vecchi mettiate i preservativi, con me lo vogliono sentire senza preservativo. Voglio essere riempite di sborra, perché impazziscono a sentire esplodere il mio cazzo nella loro figa.”
E così me la sono scopata per trenta minuti.
Ha goduto come una troia.
Mi sono pulito il cazzo sui sedili in pelle della macchina di quell'uomo, così avrà un mio ricordo.
La ragazza ha voluto il mio numero di telefono, ma glielo ho dato falso”; mettendosi a ridere, e terminando il racconto.

Incuriosito, gli chiedo:” E l’uomo cosa faceva, mentre scopavate?”
Bruno mi risponde:” Inizialmente guardava solamente.
Poi ho ordinato alla ragazza di chiedergli di masturbarsi, mentre ci guardava.
Lui non voleva, ma lei l’ha minacciato che non gli avrebbe più parlato, e che avrebbe detto tutto alla moglie.
Allora si e’ messo a segarsi, mentre io mi fottevo la troia, ed è pure venuto.
Si è sporcato da solo la macchina: era proprio un coglione.
La ragazza gli ha proprio detto di non azzardarsi neppure a sfiorarla con una piccolissima goccia di quella schifezza, che usciva dal suo cazzo.
E così il vostro capo ha colpito ancora.”

Sono curioso, e così continuo la conversazione:” Ma tu ha detto che hai partecipato, invece l’hai totalmente escluso.”
Bruno scuote la testa, come a dirmi che non capisco niente:” No, ha partecipato anche lui. Nel ruolo di guardone, che si è segato, ma alla fine tutti e tre abbiamo partecipato.”
Un dubbio mi assilla:” E perché non ci hai scritto? Sarebbe stato bello per me, assistere o partecipare. Tu sai che io sono vergine, e non ho esperienze in queste cose. Mi avrebbe aiutato a dimenticarmi di Lavinia.”
Mi accorgo che Bruno prende male la mia domanda:” Non ci ho pensato. Quando scopo, non penso ad altro. Ed ora andiamocene via.”

Resto in silenzio un attimo.
Alla fine la cosa importante è un'altra.
Tiro un sospiro di sollievo, quasi impercettibile:“ Pensavo parlassi di Lavinia.”
Mi ero lasciato trascinare dal racconto di Bruno, dimenticandomi totalmente di Lavinia e Oceano.
Il mio compagno di classe scuote la testa:“ No, non l’ho vista. Meglio che ce ne andiamo. Potrebbero già aver finito ed essere andati via. Domani c’è scuola.”
Annuisco appena.
Non ho voglia di restare, non ho voglia di discutere, non ho voglia di aggiungere altro a questa serata.
Mi torna la tristezza.
Il racconto di Bruno mi ha solamente fatto dimenticare la situazione, per un istante.
La strada verso casa è silenziosa e, mentre la percorriamo, ho la sensazione che qualcosa mi resti attaccato addosso. Non è una cosa precisa, non è un singolo pensiero.
È più come un peso diffuso, che si insinua ovunque.
Sono seguito, dentro, da tutti i demoni della mia tristezza.
Non fanno rumore, ma non mi lasciano in pace.

Il giorno dopo entro in classe con ancora addosso il peso della sera prima.
Non è passato davvero: si è solo nascosto sotto la superficie, pronto a tornare appena abbasso la guardia.
Ed infatti succede subito.
Lavinia è già lì, seduta accanto al mio posto.
Appena la vedo, qualcosa dentro di me si stringe.
Mi colpisce in modo improvviso, quasi ingiusto: ha quel aria composta, tranquilla, da ragazza seria, affidabile.
E proprio per questo, il pensiero di quello che mi ha raccontato Bruno la sera prima; mi stona dentro, mi crea una frattura difficile da ignorare.
Mi siedo cercando di non darlo a vedere, ma evidentemente qualcosa passa lo stesso.
“ Roberto; stai male?” mi chiede Lavinia, appena tornata ad essere la mia compagna di banco.
Alzo appena lo sguardo, forzando un tono normale:“ No, scusami. Ero sovrappensiero.”
Lei mi osserva, perplessa, studiandomi:“ Stai ancora pensando a Patrizia?”
Scuoto subito la testa, quasi troppo in fretta: “No, stai tranquilla.”
C’è un attimo di silenzio, poi cambia direzione, ma non l’atteggiamento.
Diventa più attenta, più sospettosa: “ Vi siete scambiati il cellulare?”
“ No.”e mentre lo dico, mi rendo conto che sono stato davvero stupido, a non chiederlo.
Ma ormai è inutile pensarci.
Lei mi fissa ancora qualche secondo, come se stesse cercando un dettaglio che le sfugge:“ Ok, voglio fidarmi.”
Le sorrido appena.
Non voglio alimentare dubbi, non voglio entrare in territori complicati.
Dentro di me ho già deciso: voglio comportarmi da compagno di banco.
Leale, corretto, serio.
Ma solo quello.

Lei rompe di nuovo il silenzio:“ Roberto; ti sei divertito con me e Oceano, ieri sera?”
Annuisco:“ Sì, ho passato una bella serata. Lui è molto simpatico.”
Mi domanda:“ Dunque ti piace?”
“ Sì, mi piace ” confermo.
La vedo reagire a quella risposta, come se stesse mettendo insieme dei pezzi:“Oggi esci con me e lui?”
Ovviamente rifiuto:“ No, ti ringrazio. Oggi devo studiare.”
Lavinia non ci sta.
Si sporge appena verso di me, incalzante:“ Roberto; siamo nella stessa classe. Per domani non ci sono praticamente compiti. Se non vuoi uscire con noi, è perché ieri sera non ti sei divertito.”
Cerco di restare calmo, lineare:“ Mi sono divertito, però devo anche uscire con gli altri miei amici.”
“Quali? Bruno, Luca? Che ti hanno preso in giro davanti a Patrizia?” la domanda della mia compagna di banco è diretta, quasi pungente.
La guardo un attimo, prima di rispondere:“ Lavinia; sono sempre uscito con loro. Ormai sono abituato. È la mia vita. Io sono felice così.”
Lei non sembra convinta, ma cambia ancora approccio:“ E quando uscirai con me ed Oceano, allora? ”
Cerco di tergiversare:“ Un altro giorno.”
Non vuole saperne di arrendersi:“ Domani? ”
Cerco di prendere tempo:“ Vediamo, ok? ”
Questa volta il suo sguardo si fa duro:“ Roberto; non prendermi in giro, o te la farò pagare molto cara.”
Resto fermo sulla mia posizione:“ Lavinia; non ti prometto niente. Prima o poi uscirò ancora con voi.”
Lavinia inclina leggermente la testa, studiandomi ancora:“ È perché non ti piace uscire in tre? ”
Ovviamente nego: “No, ma figurati.”
Si prende un secondo, poi propone:“ Troviamo un’altra ragazza ed usciamo in quattro, ok? ”
La guardo, sinceramente curioso, questa volta:“ E chi?”
Lei alza appena le spalle:“ Vediamo, devo chiedere a Oceano.”

La campanella non è ancora suonata, ma dentro di me sento già che questa giornata sarà lunga.
Al improvviso la porta si apre, ed arrivano Bruno e Luca; con il solito modo di entrare un po’ rumoroso, come se la classe fosse già loro.
Fanno pochi passi dentro, poi si fermano quasi nello stesso momento.
Mi vedono accanto a Lavinia.
Si scambiano uno sguardo rapido, sorpreso.
Bruno è il primo a parlare:“ Roberto; ma l’hai capito il discorso che ti ho fatto ieri? ”
La domanda mi arriva addosso, senza preavviso.
Non faccio neanche in tempo ad aprire bocca.
“ Quale discorso? ” interviene subito Lavinia, girandosi verso di lui, con attenzione.
Bruno non si scompone più di tanto.
Alza appena le spalle:“ Cose tra maschi.”
La risposta è secca, taglia corto.
Lavinia lo guarda ancora un secondo, come se volesse insistere, poi decide di lasciar perdere.
Però non molla del tutto la posizione:“ Io torno a sedermi qui, c’è qualche problema? ”
Il tono è tranquillo, ma sotto si sente una punta di sfida.
Bruno e Luca si guardano di nuovo.
Questa volta con qualcosa in più, un mezzo dubbio, una tensione non detta:“ Ovviamente no; però non so, se dopo ieri sera ”, smettendo di parlare.
Lavinia lo interrompe subito, più veloce:“ Perché, cosa è successo ieri sera? ”
C’è un attimo di silenzio.
Bruno sembra scegliere le parole:“ Abbiamo portato noi a casa Roberto.”
“ E allora? ” ribatte lei, senza distogliere lo sguardo.
Luca interviene, con un tono a metà tra il difensivo e il provocatorio:“ Ma non è stata una cosa normale.”
Lavinia si stringe appena nelle spalle, ma non arretra:“ E come mai? L’avete proposto voi, a noi non sarebbe mai venuto in mente di chiedervelo.”
La domanda resta lì, diretta.
Bruno non risponde subito. Si gira verso Luca, come a cercare un accordo silenzioso, poi chiude la questione:“ Meglio che andiamo al nostro posto. Ci vediamo dopo.”
E, senza aggiungere altro, si allontanano entrambi.
Li seguo con lo sguardo per un attimo, poi torno a guardare davanti a me.

L’aria intorno si è fatta più densa, come se qualcosa fosse rimasto in sospeso, pronto a tornare fuori da un momento al altro.
Appena si allontanano, Lavinia mi fa subito il terzo grado:" Roberto, di cosa avete parlato?"
Cerco al volo una scusa:" Mi hanno criticato perché avrei dovuto scegliere Patrizia, perché con lei avrei potuto scopare."
" E tu li hai ascoltati? " mi chiede.
" No, ovviamente no. Non ho cambiato idea" rispondo, cercando di sembrare tranquillo.
Ma non basta.
" E poi cosa ti ha detto?" insiste.
Provo a restare sul vago, come avevo già fatto con Bruno:" Cose tra maschi, abbiamo parlato di ragazze."
Lavinia mi guarda malissimo:" Roberto, mi prendi per stupida?"
" No, Lavinia. Cosa c’è di strano? Tutti i maschi parlano delle ragazze. Ci siamo sempre detti chi si è fatto quella, o quella si è fatta quello. È una cosa normale" ribatto, cercando di giustificarmi.
Lei però non la prende bene, anzi ironizza:" Sì, la vedo una cosa normalissima. Ti ricordi quando siamo stati in macchina in quel parcheggio, o in camera mia? Ovviamente tu preferisci toccarti sui racconti dei tuoi compagni di classe. Posso darti un consiglio? Quelle cose fattele almeno raccontare da una ragazza, così c’è più gusto."
Colgo subito la palla al balzo:" Tu me le racconteresti?"

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