tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 74 )
05.06.2026 |
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"Lei prende la parola:" Una soluzione, che accontenta tutti, è: sto un po’ con Massimo, e un po’ con voi..."
Un attimo.Forse ho capito male.La mia compagna di banco ha dato una sbirciata al mio bozzo, in precedenza. L'idea mi sembra assurda, quasi impossibile. Eppure la sua sicurezza mi mette in difficoltà. Cerco di ottenere qualche informazione in più, senza espormi troppo.
“ Lavinia; come hai fatto ad accorgertene? “
Lei mi sorride con naturalezza:“ Roberto; sono una ragazza uguale a tutte le altre.”
Scuoto immediatamente la testa:“ No, tu sei la più bella di tutte.”
La sua mano raggiunge il mio naso, e inizia a giocherellarci, come se questo gesto fosse ormai diventato un'abitudine.
Io, però, mi volto.
Le due commesse del negozio stanno osservando la scena.Sembrano scandalizzate. E soprattutto schifate.
Lavinia segue il mio sguardo:“ Roberto; cosa c'è? Preferisci quelle due, a me? “
“ No, ma chissà cosa staranno pensando.”
Lei scrolla appena le spalle:“ Io penso molto peggio di loro, fidati.”
Sospiro.Ancora una volta non ha risposto davvero alla mia domanda.Ha detto di essere una ragazza normale.Ma cosa significa?
Nella mia esperienza, le ragazze non si sono mai soffermate ad analizzare ogni mia reazione. Non hanno mai prestato attenzione a dettagli, che io considero invisibili.
Forse Lavinia è davvero come tutte le altre.Oppure sono io a non capire le persone.
Mi passo una mano sulla fronte.La situazione continua a sembrarmi irreale.
“ Il problema è che tu stai facendo finta, che questa situazione sia normale.”
La mia compagna di banco inclina leggermente la testa:“ E invece non lo è? “
La guardo, incredulo:“ No, Lavinia. Assolutamente no.”
Per qualche secondo, resta in silenzio.
Poi indica, con un cenno, le due commesse.
“ Vuoi chiedere a loro, se non è mai successo? ”
La rimprovero subito, abbassando la voce:” Lavinia; trattieniti. Se sentissero, sarebbe la fine del mondo.”
Lei scoppia a ridere:” Tremo già dalla paura.”
La sua leggerezza contrasta con la mia tensione.Più io mi irrigidisco, più lei sembra divertirsi.
“ È tutta colpa tua, Lavinia.”
“ Riguardo a quello, sicuramente.”
La guardo con sospetto:“ Lavinia; ma mi state prendendo in giro? Avete organizzato uno scherzo? “
Lei sembra sinceramente sorpresa:” Cosa? “
Poi posa il reggiseno, che stava osservando, sul ripiano accanto a sé; e incrocia le braccia.
“ Sentiamo allora. Cosa starei facendo di così assurdo? “
Prendo fiato.
Finalmente riesco a mettere ordine nei pensieri:” Mi stai facendo guardare dei reggiseni. Mi fai toccare i tessuti. Mi chiedi cosa ne penso. E, nel frattempo, il tuo fidanzato è nello stesso negozio.”
Lei continua ad ascoltare, senza interrompermi.
Così proseguo:” E la cosa peggiore è, che tu sembri tranquillissima. Come se tutto questo fosse perfettamente normale."
Lavinia resta calma:” Perché per me non c'è nulla di strano.”
Scuoto la testa:“ Perché tu sei abituata a piacere alle persone. Io no.”
Il suo sorriso si attenua.Non ride,non scherza.Mi osserva con attenzione.Come se avesse finalmente capito, che non sto parlando dei reggiseni.Sto parlando di me.
“ Tu non capisci cosa succede nella mia testa.”
La sua voce si fa più morbida:” Spiegamelo.”
Esito, perché dirlo, significherebbe abbassare tutte le difese.Significherebbe ammettere, ciò che sto cercando di nascondere da ore.
Abbasso lo sguardo verso il pavimento lucido del negozio.Le luci si riflettono sulle piastrelle, come piccole macchie bianche.
Quando finalmente trovo il coraggio di parlare, la mia voce è più bassa:” Ogni volta che mi fai vedere una cosa, io non riesco più a vedere l'oggetto.”
Lavinia rimane immobile.Aspetta che continui.
Io stringo le mani.Poi concludo:” Vedo te.”
Per la prima volta, da quando siamo entrati nel negozio; il silenzio che segue, non è imbarazzato.È un silenzio pieno di significato.
Lavinia non ride, non fa battute.Mi guarda soltanto.E nei suoi occhi compare qualcosa di diverso, dalla solita ironia: la consapevolezza di aver appena intravisto una parte di me, che normalmente tengo nascosta a tutti.
Silenzio.
Attorno a noi continuano a passare clienti. Si sentono conversazioni, il rumore leggero dei passi sul pavimento lucido, una musica soffusa, che arriva dagli altoparlanti del negozio. Eppure, in questo istante, tutto il resto sembra sfumare.
La sua voce arriva piano:” Roberto “
Non riesco a lasciarla parlare, ho bisogno di continuare il discorso.
È come se, una volta iniziato, non fossi più capace di richiudere quella parte di me, che ho tenuto nascosta per tanto tempo.
“ Tu prendi un reggiseno, e inizi a descriverlo tranquillamente. Io invece inizio a immaginarti, con quello addosso. E mi sento un cretino, per questo.”
Lavinia abbassa lentamente lo sguardo sul completo color avorio, appoggiato poco fa, su una mensola.Lo osserva per qualche secondo.
Poi torna a guardarmi:“ Non sei un cretino.”
“ Invece sì.”
“ No. Sei un ragazzo, come tutti gli altri.”
La sua voce è calma, ferma.
Non sembra voler discutere. Semplicemente afferma, ciò che pensa.
“ Sei solamente molto coinvolto emotivamente, perché è una situazione nuova per te. È come se tu fossi atterrato su un altro pianeta."
Sorrido amaramente:“ Bel modo elegante, per dire che sono cotto.”
Per la prima volta, da qualche minuto, un piccolo sorriso riappare sul suo volto.
Non è una risata, non è una presa in giro.È qualcosa di più dolce.
“ Questo lo sapevamo già entrambi.”
Sento lo stomaco stringersi.
Ha ragione.Lei lo sa.Probabilmente lo ha capito la prima volta, che l’ho guardata.
Eppure continua a comportarsi con spontaneità, come se non avesse paura delle conseguenze.
Io invece le vedo ovunque.In ogni parola, in ogni gesto,in ogni sguardo.
È questa la differenza tra noi.Lavinia vive il presente.Io vivo continuamente dentro le possibilità peggiori.
Per questo, ogni sua attenzione mi confonde.Ogni sua gentilezza diventa un enigma.Ogni sua vicinanza sembra promettere qualcosa, che razionalmente so di non poter avere.
Lei, invece, appare completamente serena.Come se tutto fosse semplice,come se non esistesse alcun rischio.
Improvvisamente fa un passo verso di me.Poi un altro.Riduce la distanza,molto più di quanto mi aspettassi.
Abbassa leggermente la voce:” Roberto; guardami.”
Lo faccio con fatica, ma lo faccio.I suoi occhi restano fissi nei miei.
“ Secondo te, io ti portavo qui, se la tua presenza mi dava fastidio? “
Rimango in silenzio,perché non conosco la risposta.
O forse la conosco, ma ho paura di crederci.Ogni volta che sembra aprirsi uno spiraglio, subito dopo qualcosa mi ricorda, che la realtà è più complicata, di come vorrei.
Lei sospira piano.Un sospiro quasi impercettibile.
“ Tu vivi ogni cosa, come se dovesse finire in tragedia.”
Abbasso lo sguardo:“ Perché, di solito, succede.”
Avvicina una mano alla mia, sfiorandola.
Sento i suoi polpastrelli, sui miei.
“Con me, no.”
La frase arriva semplice. Diretta,senza enfasi.
Per un istante sento vacillare tutte le convinzioni, che mi porto dietro.Tutte le paure.Tutti i pensieri che continuo a ripetermi.
Vorrei risponderle.Vorrei chiederle cosa significhi davvero questa frase.Vorrei capire se sta parlando del presente, o di qualcosa di più profondo.
Proprio mentre apro la bocca per parlare, una voce arriva dall'altra parte del reparto:” Lavinia, trovato qualcosa? “
È Oceano.
La sua voce rompe l'atmosfera, come un sasso lanciato nell'acqua.
Lavinia si volta istintivamente, verso di lui.Io faccio lo stesso.
E la realtà che, per qualche minuto, era rimasta sospesa. Ora però torna improvvisamente al suo posto.
La mia compagna di banco gli risponde:” Mi sto confrontando con Roberto.”
Oceano si volta verso di me, con un sorriso tranquillo:“ È una cosa noiosa accompagnare una ragazza a fare shopping, vero? “
Quelle parole mi colpiscono più del previsto.
Abbasso lo sguardo.Per un attimo mi blocco completamente.È come se qualcuno avesse improvvisamente premuto un interruttore, dentro di me. I pensieri si fermano, le parole spariscono. Rimango immobile.
Lavinia se ne accorge subito.Si avvicina, con aria preoccupata:” Roberto; che succede? Non farmi preoccupare.”
Anche Oceano fa un passo verso di me:” Roberto; stai bene? “
Continuo a guardare il pavimento.
Poi riesco finalmente a parlare:” Invece è una cosa bellissima, per chi non può permetterselo.”
Le mie parole escono piano.Non sono una risposta vera e propria.Sono più una confessione.
Lavinia si abbassa leggermente, per cercare il mio sguardo:” Roberto; guarda Oceano.”
Eccola qui, la traditrice. Ha gettato finalmente la maschera.
Mi sento in difficoltà.Come se tutti i miei pensieri fossero improvvisamente diventati visibili. Come un condannato a morte, alzo lentamente la testa.
Oceano mi osserva con sincera perplessità:” Roberto; non volevo metterti a disagio. Mi stavo soltanto chiedendo, quanto tempo vi servisse ancora. Se preferite, faccio un giro, e ci ritroviamo dopo.”
Scuoto la testa:” No, tu devi accompagnarla nel camerino, per la prova dei reggiseni.”
Oceano guarda la mia compagna di banco, che fa una faccia strana.
Per qualche secondo nessuno parla.
Poi lei interviene con il suo tono deciso:” Hai ragione, Oceano. Vai pure a fare un giro. Quando abbiamo finito, ti chiamiamo.”
Tranquillizzo il suo fidanzato:” Non ti preoccupare. Io controllerò, che nessuno vi disturbi nel camerino.”
Oceano torna immediatamente a guardare Lavinia, come a cercare conferma nelle sue espressioni, più che nelle mie parole.
Lei, invece, sembra prendere la situazione con la solita naturalezza:” D'accordo, Roberto; sei gentilissimo. Sarai la nostra guardia del corpo. Con te, ci sentiremo più al sicuro.”
Sorrido appena ma, dentro di me, si agita un vortice di emozioni contrastanti.
Da una parte, c'è l'imbarazzo. Dall'altra, una curiosità che faccio fatica ad ammettere, perfino a me stesso.
Continuo a costruire scenari nella mia testa, come faccio sempre. È un'abitudine che non riesco a perdere. Quando qualcosa mi mette emotivamente in difficoltà, la mia immaginazione prende il controllo, e riempie tutti gli spazi vuoti.
La realtà è semplice: Lavinia sta facendo acquisti, Oceano si annoia a starle dietro. E’ una star del rugby, comparirà solamente durante il gran finale, nel camerino.
La mia mente, invece, trasforma tutto in qualcosa di molto più grande.
So già che non parteciperò a nulla. Resterò fuori, a pochi metri di distanza.
Eppure una parte di me considera perfino questo un privilegio, perché si tratta di Lavinia.Si tratta di una situazione dalla quale, fino a poco tempo prima, mi sarei sentito completamente escluso.
Mi rendo conto che sto ragionando in un modo abbastanza complicato, seppure lucido e logico. So che è sbagliato, ma non riesco a fermarmi.
Trovando un coraggio inaspettato, domando:” Ma mi racconterete tutto? Se non direttamente, anche dopo.”
La mia compagna di banco mi sorride.Non sembra scandalizzata dalla domanda.Anzi, appare quasi divertita.
“ Certo, Roberto. Come preferisci tu. Ora però lascia Oceano, andare a fare un giro.”
Mi volto verso di lui:” Ma sei sicuro? “
Lui mi guarda per un istante, poi torna a rivolgersi a Lavinia, con un'espressione interrogativa; come se stesse cercando di capire, dove voglia andare a parare questa conversazione.
È ancora una volta lei, a intervenire.
Con assoluta tranquillità, dice:” Ti racconterò tutto, io.”
Poi fa un piccolo cenno al fidanzato.Lui annuisce, e si allontana, senza discutere.
Lo osservo, mentre si perde tra gli scaffali del negozio, fino a varcare la porta.
Ancora una volta resto colpito, da quanto si fidi di lei.E forse anche di me.
Appena soli, Lavinia torna a guardarmi,con attenzione.Non c’è ironia, né impazienza.
Noto sincera curiosità:” Roberto; io voglio accontentarti. E non c'è problema.”
Fa una breve pausa, poi riprende a parlare:” Però non ho capito una cosa: cosa vuoi che ti racconti, dopo? “
Torniamo a Francesco.
Gli rispondo con ironia:” Bartolomeo; forse non ti sei accorto di una cosa.”
Con gli occhi, gli faccio capire di spostare lo sguardo.Non voglio girarmi nuovamente. Farei la figura dello sfigato.
Il poliziotto si accorge del mio gesto, e così anche a lui appare la realtà, per quella che è.
Sbianca per la sorpresa. Probabilmente è un duro colpo, anche per lui.
Subito esercita la sua autorità:” Gaia; vieni qui.”
La mia compagna di università fa per avvicinarsi, e il barista la segue.
Il poliziotto gli intima:” Ho chiesto a mia figlia, non a te.”
Gaia si gira, e gli fa segno di no, con il capo.
Lui le dice:” Ti aspetto qui.”
La mia compagna di università annuisce.
Bartolomeo vive proprio in un altro mondo. Ecco il suo finale rosa. Solamente che ha sbagliato i protagonisti: sono il barista e Gaia.
Gaia ci raggiunge. Non dice nulla.Ma il suo silenzio pesa più di qualsiasi parola. Sta osservando, valutando, trattenendo.
Bartolomeo le chiede:” Mi vuoi spiegare? ”
Lei gli risponde:” Non c’e’ niente da spiegare. Se devo stare con Francesco, resto con Francesco. Evitiamo sceneggiate o discussioni.”
Il poliziotto replica:” Ma che cazzo vuol dire, se devi stare con Francesco? Si può sapere, come parli? “
Lei replica:” Vuol dire quello che ho detto. Se devo stare con Francesco, rimango con lui. E comunque, se ci siete anche voi, rimango con voi.”
Bartolomeo si gira a guardarmi.
Sa bene, che la risposta di Gaia non e’ accettabile.
Dico a Bartolomeo:" Io voglio vedere la partita da solo."
Mi chiede:" E Gaia? "
Replico:" Può stare con il suo nuovo amico."
Si guardano. È uno scambio rapido, ma carico di significato.
So già dove vuole arrivare, e lo anticipo:" Se la scopa una volta, poi la scopa sempre? Lo so. Gaia conosce tanti ragazzi, non posso metterle le manette."
Silenzio. Ho detto quello che penso, ma che non vogliono sentire detto così.
Rettifico, abbassando il tono:" Scusate, certe volte parlo, come se fosse la mia ragazza."
Questa frase è più onesta di tutte le altre. Svela il conflitto: razionalmente so che non lo è, emotivamente la speranza è l’ultima a morire.
Bartolomeo guarda Gaia. Lei prende la parola:" Una soluzione, che accontenta tutti, è: sto un po’ con Massimo, e un po’ con voi."
Dopo che mi e’ venuta dietro, non mi aspettavo sicuramente una presa di posizione del genere. Una simile possibilità l’avevo scartata a priori. Io l’avevo lanciata come provocazione, eppure è proprio quella scelta dalla mia compagna di università.
Ho letto male la situazione. Bartolomeo mi aveva messo in guardia, ma io ho preferito non ascoltarlo, fidandomi del mio istinto.
Se Gaia diventa imprevedibile, la partita e’ ufficialmente finita. E’ già forte così, a questo punto diventerebbe invincibile.
Fare un passo indietro, vorrebbe dire alzare bandiera bianca. Preferisco rischiare, e perdere con dignità. Anzi, usiamo il termine giusto: soccombere.
Anche Bartolomeo sembra rimanere sorpreso da quella affermazione. Probabilmente lo sospettava, ma sperava di sbagliarsi. Questo non è il cercare una giustificazione: devo assumermi ogni responsabilità delle mie scelte.
L’uomo non si tira indietro e le chiede:" Ma ti piace quel tipo? "
Gaia conferma:" Si, non posso mentire. Se dicessi di no, Francesco non ci crederebbe. Mi ha osservata oggi pomeriggio, e durante la serata."
Il poliziotto obietta:” A me non piace niente. Non lo sopporto. E’ un arrogante come pochi. Vanitoso, manipolatore, opportunista.”
La mia compagna di università replica:” Sveglio, simpatico, brillante, divertente. Massaggia divinamente i piedi. E sa gestire le situazioni. Solo contro tutti, vi ha demoliti. E’ una ruspa, quel ragazzo.”
Obietto:” A me non ha sicuramente demolito. Agli altri non lo so, a me no. Sul resto, non era neanche necessario farti la domanda. Come hai detto, ho gli occhi per vedere.”
Lei mi guarda, in silenzio. Cerca di leggere dentro di me. Sa, che soffro in silenzio.
La sua sincerità è stata calibrata. Non ha voluto infierire, e non è stata spietata. Ha preferito evitare di usare certi termini, ma la sostanza non cambia. La diplomazia persegue gli stessi risultati, pero’ con parole diverse.
Non posso far altro che accettare la situazione. Tornare indietro mi renderebbe non più credibile, e non è neppure detto, che questa possibilità sia ancora valida.
" Io guardo la partita."
La mia compagna di università torna a parlare:" Un attimo, Francesco. Voglio chiarire una cosa. Sono ancora in una fase di conoscenza con Massimo. Posso tranquillamente anche stare con voi. "
Sta ridefinendo il quadro. Sta cercando di rendere normale, ciò che normale non è.
Essendo deciso a non tornare sui miei passi, devo apparire tranquillo, sereno, anche se dentro di me provo altre emozioni:" Sì certo, lo so."
Gaia mi chiede una conferma, di quanto da me detto. O meglio, usa uno strano giro di parole, quasi a chiedermi l’autorizzazione.
" Resto un po’ con i nostri genitori e i colleghi di mio padre, e poi torno da Massimo, ok? "
Traccio un confine netto:" L’importante è che non vi avvicinate a me."
Apparirò geloso, arrabbiato, ma non mi importa. Non le posso permettere di avvicinarsi, come ha fatto prima, in compagnia del barista.
Quei due, probabilmente, mi vedono come una preda da sbranare, ma si sbagliano di grosso.
Dovrò avere tanta forza di volontà per riuscirci, e non è detto che ce la farò.
La mia speranza è, che la presenza di mio padre e degli altri, possano arginare l’esibizionismo e la cattiveria di Gaia.
Il poliziotto interviene:” Gaia; ma hai capito, perché ti ho detto di venire a riprendere Francesco? ”
Lei gli spiega:” Perché c'era sua papà, e non volevi che si offendesse. E io sono scattata. Però non posso fingere, per far felice il papà di Francesco.”
Bartolomeo sembra visibilmente contrariato:” Gaia; suo padre non c'entra un cazzo. Tu sei scattata per Francesco, non per suo padre.”
Nuovamente la mia compagna di università lo smentisce:” Papà; non dirgli così, o poi si fa i film in testa. Tu mi hai detto di scattare, e non ho pensato al motivo. Però capisci che Massimo è venuto fuori a prendermi? Ed è un venire a prendermi con un significato totalmente diverso, rispetto il mio essere uscita per raggiungere Francesco. “
L'uomo insiste:” Gaia; io e te dobbiamo parlare.”
Gaia non è dello stesso avviso:” Non ora. Ora non posso.”
Ancora una volta Bartolomeo prova ad imporsi:” Ti ricordi che sono tuo padre ? ”
“ E tu, che io sono maggiorenne? ”
Il loro battibecco non si esaurisce, continua senza sosta.
” Però, quando hai bisogno, mi chiami sempre.”
” Certo, sei mio padre.”
Bartolomeo non vuole saperne di arrendersi:” Gaia; stai sbagliando.”
La mia compagna di università decide che la discussione e' conclusa, tra loro due.
Improvvisamente si rivolge a me:” Francesco; io sono uscita dal locale per te. Se vuoi parlarmi, fallo ora. Dopo non so, se sarà possibile.”
Non posso cedere di un millimetro, e così ribadisco la mia rigida posizione:” Hai già chiarito tutto; Gaia. Non ho più niente da dire. “
A questo punto, cambia completamente discorso:” A te non piace Massimo? ”
Non voglio darle alcuna sponda per attaccarmi, e così provo a rimanere indifferente.
” Deve piacere a te.”
Come prevedibile, rimane rigida sulla sua posizione:” Francesco; sei un caro amico. Voglio la tua opinione. A mio padre non piace; quindi è giusto, che senta altre teste.”
Caro amico. Il modo più semplice per abbattermi.
Mi viene un'idea per sviare, e la butto lì:” Non hai chiesto a Serena? ”
Annuisce:” Si, e lei lo ha promosso a pieni voti."
Le faccio notare, quanto la sua domanda sia fuori luogo.
” Gaia; il mio parere conterebbe poco. Non posso giudicarlo, da come si è comportato con me. Qualunque ragazzo mi avrebbe punzecchiato. L'avrei fatto anche io. Dunque non posso giudicarlo per quello.“
Bartolomeo interviene:” Avresti tirato l'acqua addosso a un altro ragazzo? “
Rimango fermo sulla mia posizione.
Non posso dare adito al più piccolo cedimento:” Io non parlo male di un altro ragazzo. Credo che Gaia sia abbastanza intelligente, da poter scegliere da sola.”
La mia compagna di università decide, che è arrivato il momento, di mettermi con le spalle al muro.
” Francesco; quindi mi consigli di continuare la conoscenza? Il parere di un caro amico, in questo caso, è decisivo.”
Non mi faccio mettere con le spalle al muro.Se ci riuscisse, sarei finito.
” Gaia; se ti piace, devi continuare la conoscenza. Questo è il mio parere sincero.”
Gaia guarda Bartolomeo, che si rivolge a me:” Domani non ci sarà più niente da fare, sappilo."
Lo guardo. Non reagisco, tanto non posso fare nulla. Forse potrei rimandare il problema, ma non risolverlo. La mia unica mossa possibile, è lasciare che Gaia faccia le proprie scelte in modo consapevole, senza alcuna forzatura.
Il poliziotto non approva il mio arrendermi, e ci tiene a ribadirlo:" Io ti ho avvisato, poi fai come vuoi."
La mia compagna di università ci tiene a rimarcare una cosa:" Francesco ha deciso che sarà il mio migliore amico, e si sta comportando coerentemente.”
Non posso far altro che confermare, quanto da lei detto. In effetti, sono stato io a proporlo.
Di fronte al mio timido assenso, la sua replica è spietata:" Allora comportati come il mio migliore amico. Non fuggire, ma appoggiami in questa scelta.”
È una richiesta, che suona come una pretesa. Vuole i benefici dell’amicizia, senza rinunciare al resto.
Bartolomeo chiude in modo brutale:" Francesco; sei il re dei coglioni."
Potrebbe avere ragione, non ho prove per dimostrare il contrario.
E ho il coraggio di ammetterlo candidamente:” Può essere, ma esco di scena, a testa alta.”
Gaia interviene, rivolgendosi a me:” Abbiamo finito? ”
Annuisco:” Si.”
Volta lo sguardo verso il barista, e torna da lui.
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