tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 48 )
26.03.2026 |
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"Lavinia si accorge del mio viso cadaverico, e subito si rimette a giocare con il mio naso:” Roberto; ma sta scherzando..."
Il sentimento, che mi attanaglia, è un misto tra rabbia e incredulità.Non so neppure io, quale dei due prevale.
Gaia chiede:" Fausto; cosa facciamo ora? "
Un attimo, voglio capire.
Serena mi ha preso per i fondelli davanti a tutti, e lei pensa a cosa fare ora?
Per Gaia non è veramente successo niente?
Rimango immobile, con lo sguardo fisso su di lei, quasi sperando che si giri di nuovo verso di me.
Non chiedo la luna, ma solamente che colga anche una minima cosa.
Intanto Fausto prova ad intervenire:” Gaia; fammi "
Si blocca.
I suoi occhi incrociano i miei: è un attimo, ma sufficiente.
Gaia se ne accorge subito. Si gira anche lei.
E, al improvviso, li sento tutti addosso, quegli sguardi.
Tutti, tranne quello di Valentina.
Lei no, non ne ha il coraggio.
Non servono parole. Davvero non servono.
C’è solo una cosa che posso fare: tornare a sedermi per terra.
Serena mi osserva e, nel suo sguardo, c’è qualcosa che brucia più di uno schiaffo:" Tutto bene; Francesco? "
Le restituisco il sorriso:" Certamente. "
Ma è un sorriso tagliente, pieno di ironia.
Lei mi ha rifiutato un ballo, dopo aver fatto una sceneggiata napoletana; ed ora si permette pure di prendermi in giro?
Devo stare calmo.
Gaia interviene subito, come se volesse rimettere ordine:" Francesco; scusami, ma non ho capito la tua mossa. Adesso perché fai l’offeso? "
Non ci casco.
Continuo a sorridere:" Ma non sono offeso, aspetto di sentire la proposta di Fausto."
Giacomo ridacchia, rompendo la tensione." Ragazze; sta continuando a fare il figo."
Fausto allora prende la parola, più serio:” Gaia; se foste le nostre ragazze, adesso risolveremmo noi il problema. Così non abbiamo alcun titolo per farlo. Tu prima hai sbagliato a mettere quella canzone, e a ballarla anche con lui. Francesco ha frainteso, pensando che fosse un messaggio diretto a lui."
Gaia scuote la testa, immediata:” Ma era un messaggio rivolto a Francesco, non mi avete vista ballare? L’ho sempre indicato, dall'inizio alla fine."
I ragazzi si scambiano sguardi tra loro, poi con Serena. C’è qualcosa che non torna, e si vede.
Gaia continua, senza esitazione:" Solamente che, come ha capito perfettamente Francesco, è stata una mia iniziativa per far pace e per chiarirmi con lui."
Fausto la osserva, cercando di mettere insieme i pezzi:" Però lui ha frainteso comunque, l’abbiamo capito dal suo entusiasmo nel ballo."
Gaia sospira appena, come se quella discussione la stesse già stancando:" Fausto; possiamo non parlarne? Non mi va che Francesco venga provocato. Lui vuole conoscere noi, e spera che qualcuna di noi lo scelga per la prima uscita."
Non batto ciglio.
Dentro di me, però, i conti tornano fin troppo in fretta.
Due coppie sono già formate.
E Valentina probabilmente sceglierà me, pur di non uscire con Nicolas.
Fausto intanto guarda Gaia, con un’espressione difficile da decifrare.
Lei lo rassicura subito:" Fausto; non ti preoccupare. La canzone non ha cambiato alcun equilibrio. È tutto rimasto come prima dei due famosi balli. Fai finta che non ci siano stati. Il mio pensiero è esattamente identico a prima."
Poi si ferma un istante.
Cambia direzione, guardando me:” Concordi Francesco? ”
Mi guardo le unghie, e rispondo:” Si, vedo anche io Fausto, in netto vantaggio.”
La tensione nel aria non si è ancora sciolta quando Giacomo, quasi con leggerezza, alza il braccio.
Non è un gesto casuale: è teatrale, esagerato, come se stesse partecipando ad una votazione silenziosa, che in realtà nessuno ha davvero proposto.
Subito dopo anche Nicolas lo imita.
Il suo movimento è più lento, ma carico di ironia, come se stesse giocando.
Poi Serena.
Lei non si limita a seguirli.
Alza entrambe le braccia, con un sorriso largo, quasi divertito, ma con qualcosa di tagliente negli occhi.
È un gesto plateale, studiato per farsi notare, per dare peso a quello che sta per dire:" Anche io vedo Fausto in netto vantaggio. Gaia lo sceglierà per la prima uscita. Forse tu dovrai accontentarti di Valentina. Sfigata come è, non si merita di meglio che te."
Le parole arrivano leggere nel tono, ma pesanti nel contenuto.
C’è qualcosa di volutamente crudele, nascosto dietro quel aria apparentemente scherzosa.
Lo sguardo di Serena scivola su di me, poi su Valentina, come se stesse osservando l’effetto delle sue parole in tempo reale.
Valentina reagisce.
Per un attimo, alza gli occhi.
La guarda.
È uno sguardo veloce, fragile, ma pieno di qualcosa: forse rabbia, forse umiliazione, forse entrambe.
Poi però si spegne.
Abbassa subito lo sguardo, e le sue spalle si chiudono leggermente, come se volesse diventare più piccola, meno visibile.
Non prova nemmeno a rispondere.
E in quel silenzio si capisce tutto: non se la sente di andare contro di loro.
Non contro Serena, non contro Gaia.
Improvvisamente Gaia si rivolge a Fausto:” Prima che tu proponga qualcosa, voglio dire una cosa a Valentina. "
Si gira verso di lei.
L’aria si tende di nuovo:” Hai accettato la loro proposta, senza alcuna remora. Non è stato bello come ti sei posta con Nicolas."
Valentina resta in silenzio.
Ascolta, incassa.
Gaia continua, più incisiva:” Potrai anche bocciarlo, ma fallo per motivi validi, non dopo che l’hai portato ad avere gli ormoni a mille. Qualunque ragazzo sarebbe cascato nel riprovarci. E sai che ho ragione."
Valentina finalmente risponde, ma la sua voce è più bassa, meno sicura:” Ma anche lui ha tenuto un atteggiamento aggressivo, dando un calcio alla poltrona."
Gaia non arretra di un millimetro:" Però tu l’hai provocato, ci sei stata, e poi ti sei tirata indietro senza motivo."
Poi lancia un’occhiata veloce a Serena, come a coinvolgerla senza chiamarla direttamente:” Ragazze; sappiamo che è un gioco, ma i ragazzi fanno i ragazzi. Se accettiamo, non ci possiamo scandalizzare."
Infine torna a fissare Valentina, dritta negli occhi:" Se non gli avessi lasciato spazio al inizio, tutto questo non sarebbe successo."
La mia migliore amica stringe le labbra, poi ribatte:” Gaia; ma si può anche cambiare idea."
Gaia annuisce appena, ma il suo tono resta fermo:” Certo, ma che ci sia una motivazione, e qui non c’era."
E di nuovo cala il silenzio, ma stavolta non è vuoto.
È pieno di tutto quello che nessuno ha ancora detto.
Stranamente, è proprio Valentina a rompere quel equilibrio fragile.
Non abbassa più lo sguardo, non si nasconde.
Decide di andare contro Gaia:” Parli tu; che non hai voluto raccontare delle semplici esperienze passate, e poi critichi me. Anche tu hai accettato di giocare, e dunque anche tu devi accettare, che i ragazzi facciano i ragazzi."
Mi alzo al improvviso, quasi senza rendermene conto.
Per un istante esito, poi mi avvicino a Valentina con passo deciso, sentendo gli sguardi degli altri posarsi su di me.
Le prendo la mano.
Le sue dita sono tiepide, ma la tensione è evidente.
Lei alza gli occhi verso di me, sorpresa.
Non dice nulla, ma quello sguardo è pieno di domande.
Prova appena a tirarsi indietro, una resistenza gentile, più istintiva che convinta.
Rimane lì, indecisa tra il voler capire e il lasciarsi trascinare.
Io non mollo.
Le stringo la mano con più sicurezza e, in questo gesto, c’è qualcosa che la convince.
La vedo cambiare espressione, impercettibilmente: l’incertezza lascia spazio a una sorta di resa curiosa.
Si alza.
La guido con me, passo dopo passo, fino allo stereo.
Mi chino, scorro tra le canzoni con un gesto rapido, come se sapessi già cosa cercare, anche se in realtà sto decidendo in questo istante.
Dietro di noi, il silenzio si è fatto ancora più denso.
Gaia, Serena e i tre ragazzi ci osservano.
Non parlano, ma le loro espressioni sono un misto di stupore e nervosismo.
È una scena che non si aspettavano.
Lo percepisco senza nemmeno voltarmi.
Poi sento un movimento: Serena si alza.
I suoi passi sono leggeri, quasi cauti, mentre si avvicina a Gaia.
Si inginocchia accanto a lei, come se volesse condividere questo momento da vicino, come se non volesse perdersi neanche un dettaglio.
Le due si scambiano uno sguardo rapido, complice e interrogativo allo stesso tempo.
Io premo avvio.
Per un attimo, niente.
Poi la musica parte.
Le prime note riempiono la stanza, spezzando il silenzio come un vetro che si incrina. Rimango davanti a Valentina, ancora con la sua mano nella mia.
Adesso non c’è più modo di tornare indietro.
Lascio la sua mano ed inizio a ballare sul posto, muovendo solamente le ginocchia e le braccia. Le mani le tengo aperte, con le braccia leggermente piegate.
Le note della canzone pulsano nella stanza, e Valentina inizia anche lei a ballare.
Si avvicina a me lentamente, con passi che seguono il ritmo, ma sembrano avere un’intenzione tutta loro.
Ogni movimento è fluido, pieno, come se il corpo avesse smesso di trattenersi.
Quando arriva davanti a me, quasi attaccata a me, si ferma solo un istante, quel tanto che basta per farmi sentire il peso del suo sguardo.
Poi ricomincia.
Il suo corpo si muove vicino al mio, senza mai toccarlo davvero, ma lasciando appena intuire la possibilità.
È questa distanza minima, quasi impercettibile, a rendere tutto più intenso.
Si piega leggermente seguendo il ritmo, poi si rialza con lentezza, lasciando che ogni movimento si compia fino in fondo.
I suoi occhi non mi lasciano.
C’è un sorriso appena accennato sulle labbra, qualcosa di consapevole, quasi provocatorio.
Si gira di lato, lasciando che il movimento continui, poi torna verso di me con un piccolo passo, più vicina di prima.
Le sue mani si sollevano appena, sfiorano l’aria tra noi, senza toccarmi, ma abbastanza da farmi percepire il calore della sua presenza.
Non c’è più esitazione nei suoi gesti: solo sicurezza, naturalezza, e quel sottile filo di malizia, che rende ogni movimento un invito non detto.
Non è qualcosa di esplicito, ma proprio per questo è difficile ignorarlo.
Gaia e Serena non si muovono.
Sono lì, immobili, quasi in contrasto con la musica, che riempie l’aria.
Non parlano, non accennano alcun gesto.
I loro occhi sono fissi su di me.
Non su Valentina, non su quello che sta succedendo nel suo insieme: proprio su di me, come se stessero cercando di leggere qualcosa, che va oltre il semplice ballo.
I loro volti restano impassibili, ma quello sguardo è intenso, concentrato, difficile da sostenere.
Fausto e Giacomo si alzano quasi nello stesso momento, come spinti da un impulso improvviso.
Si avvicinano alle due ragazze e tendono le mani in un invito diretto, semplice, quasi un tentativo di spezzare la tensione sospesa nella stanza.
Gaia non reagisce nemmeno.
Non lo guarda. Non sposta lo sguardo.
La mano resta lì, sospesa nel vuoto per un secondo di troppo, prima che lui capisca. È un rifiuto silenzioso, netto, senza bisogno di parole.
Pensando che Gaia non se ne sia accorta, Fausto le dice:” Gaia; balliamo? ”
Ma Gaia probabilmente se ne era accorta, e reagisce male; allontanando la mano di Fausto, con un gesto di stizza.
Serena, invece, alza appena gli occhi:” No, grazie.”
Lo dice con calma, senza durezza, ma senza lasciare spazio ad interpretazioni. La sua voce è ferma, definitiva.
Fausto e Giacomo restano per un attimo immobili, colti alla sprovvista, poi ritirano lentamente le mani.
Non dicono nulla.
Tornano a sedersi, più in silenzio di prima, quasi cancellati dalla scena.
La musica continua.
E mentre tutto questo accade, io e Valentina non ci fermiamo.
Nicolas prova a inserirsi.
Si muove di lato, cercando un varco, avvicinandosi con l’intenzione evidente di entrare nel gioco, di prendere parte a questo momento, che ormai sembra isolato dal resto della stanza.
Ma non fa in tempo.
Valentina se ne accorge subito.
Con un gesto rapido, deciso, lo respinge.
Non è violento, ma è chiarissimo.
Una spinta che basta a fermarlo, a dirgli senza parole, che non c’è spazio.
Resta un attimo lì, esitante, poi si ferma.
Capisce.
Perché in questo momento, in mezzo alla musica e agli sguardi che pesano da ogni lato, c’è una sola cosa evidente.
Valentina è qui.
E sta ballando solo con me.
Valentina è ormai completamente immersa nel ritmo, come se la musica passasse direttamente attraverso di lei.
È davanti a me, vicinissima.
Ormai si muove con una sicurezza nuova, fluida, senza più alcuna esitazione.
I suoi occhi restano fissi nei miei, intensi, magnetici, impossibili da ignorare.
È uno sguardo che non si spezza mai, che tiene il contatto, come un filo teso tra noi.
Poi le sue mani arrivano.
Si posano sul mio petto, sopra la camicia, con un tocco leggero ma deciso, seguendo il ritmo della musica.
Non è un gesto casuale: è lento, consapevole, come se stesse disegnando il tempo direttamente su di me.
Risalgono piano, sfiorano le spalle, poi i capelli, con un movimento morbido delle dita.
Il contatto dura un attimo, ma resta.
Con il dorso della mano scende lungo il mio viso, sfiorandomi appena il mento. È un gesto rapido,preciso, che lascia una traccia invisibile, più percepita che vista.
Non smette mai di guardarmi.
Alza un dito lentamente e, con un piccolo gesto, mi fa cenno di avvicinarmi ancora di più.
È un invito silenzioso, ma chiarissimo.
Poi quello stesso dito lo porta verso la sua testa, sfiorando i capelli, e lo fa scendere lungo il profilo del viso, fino alle labbra; seguendo una linea immaginaria, che sembra guidare anche il mio sguardo.
Il ritmo cresce.
Lei lascia andare la testa al indietro, una, due volte, come se si abbandonasse completamente alla musica; i capelli che seguono il movimento con naturalezza.
Poi torna su, di colpo, ritrovando subito i miei occhi, senza mai perderli davvero.
Al improvviso, accelera.
Le braccia si muovono veloci vicino alla testa, passando poi sotto il mento, in un gioco rapido, quasi improvviso, che rompe per un attimo la lentezza di prima.
Subito dopo scendono lungo i fianchi e, con un movimento altrettanto rapido, si piega in avanti, quasi a voler toccare il pavimento con i capelli; per poi risalire con la stessa velocità, riportando le mani sui fianchi.
E poi ancora uno scatto in avanti delle braccia, deciso, sincronizzato con la musica.
Non c’è pausa.
Le sue mani tornano a muoversi tra i capelli, poi scivolano sulle guance, accarezzandosele appena, come se stesse giocando con se stessa e con il momento.
Ogni gesto è naturale, ma carico di intenzione.
E, per tutto il tempo, non distoglie mai lo sguardo da me.
Gaia e Serena, fino a quel momento immobili, si inclinano leggermente l’una verso l’altra.
Non parlano ad alta voce, ma abbastanza perché si capisca che stanno commentando, ciò che vedono.
Le loro labbra si muovono rapide, tese.
I loro occhi sono accesi di rabbia.
Una rabbia trattenuta, che si legge negli sguardi duri, nelle mascelle appena serrate, nel modo in cui ogni tanto interrompono il sussurro; per tornare a fissare la scena davanti a loro.
Non capisco da dove arrivi, cosa l’abbia accesa così al improvviso.
Hanno rifiutato di ballare con Fausto e Giacomo, ed ora sembrano ancora più coinvolte, ma in un modo teso, quasi ostile.
La musica continua a battere.
Valentina, nel frattempo, si gira per un istante, dandomi la schiena, mentre segue il ritmo.
Il movimento è fluido, naturale, ma dura solo un attimo.
Le prendo il polso.
Con un gesto deciso, la faccio tornare verso di me.
I suoi occhi si piantano nei miei, immediati, senza esitazione.
Non c’è sorpresa, solo intensità.
E ci muoviamo insieme.
Un colpo di bacino in avanti, sincronizzato, quasi istintivo.
Subito dopo, entrambi tiriamo la schiena al indietro, seguendo il ritmo, che sembra guidarci come un unico corpo.
Il movimento è netto, preciso.
Lei si riavvicina.
La prendo con un braccio e la porto contro di me, sentendo il suo peso aderire al mio corpo.
Non oppone resistenza, anzi, si lascia andare completamente: si piega al indietro, sollevando la gamba con un gesto rapido ed elegante, come se si fidasse totalmente di questo momento.
La tengo.
Poi la faccio ruotare intorno a me, guidandola con continuità.
Il suo corpo segue il movimento senza spezzarsi, tornando davanti a me con la stessa energia.
Sento un rumore di piedi, che battono a terra.
E’ Gaia, che nel frattempo si è alzata in piedi.
Il suo sguardo è fisso su di noi, ancora più duro, ancora più carico di prima.
Valentina non sembra accorgersene,o forse non le importa.
Si gira di nuovo, questa volta restando vicina, e si muove contro di me seguendo il ritmo, in un contatto continuo, senza più distanza.
La riprendo per un braccio, la faccio girare ancora una volta, e la riporto contro di me.
Poi succede qualcosa di diverso.
Con una leggera spinta, quasi impercettibile, mi fa capire cosa vuole.
È un gesto piccolo, ma chiarissimo.
Mi lascio andare, seguendo quel segnale, e mi sdraio a terra.
Lei resta sopra di me, seduta al altezza delle spalle, mantenendo il controllo del momento, lo sguardo sempre agganciato al mio.
Ho la figa di Valentina praticamente quasi attaccata alla mia bocca.
D’accordo, la mia migliore amica ha i jeans, ma è un gesto inequivocabile, nonostante sia solamente un ballo.
Valentina mi prende per i capelli, e mi fa tirare su la testa, quasi portandola all'altezza della sua figa.
Le mie labbra puntano verso la figa della mia migliore amica.
Per la prima volta nella mia vita, associo Valentina alla parola figa.
E non nel senso della terminologia bella o brutta, ma nel senso proprio di buco, dove infilarci dentro il cazzo.
Rimane comunque il fatto, che Valentina non mi piace.
Un secondo, poi una voce rompe tutto:” Ora basta.”
È Gaia.
Secca, netta.
Si muove veloce verso lo stereo, quasi scattando.
Allunga la mano e spegne la musica.
Il suono si interrompe di colpo e, con lui, tutto il resto.
Valentina è ancora sopra di me, il respiro leggermente accelerato, i capelli che le ricadono intorno al viso.
La sua figa è ad una decina di centimetri dalla mia faccia.
La sua mano tiene ancora la mia testa per i capelli, per mostrarmi la vicinanza con la sua figa.
Questa volta Gaia esplode:” Allora non avete capito proprio niente. Avete finito di fare i pagliacci? ”
La sua voce taglia l’aria, dura, carica di rabbia, trattenuta troppo a lungo:” Lascia la testa di Francesco, ed alzati. Questo non è un night.”
Valentina la osserva, senza dire nulla, rimanendo ferma.
Intanto anche Serena raggiunge la scena.
Il suo volto e’ carico di una rabbia impressionante.
Prende per i capelli Valentina, per tirarla via:” Ma cosa stai facendo; puttana? Ma non ti vergogni? Hai preso la testa di Francesco, e l’hai portata davanti la tua figa. Vuoi che te la lecchi? ”
Intanto Giacomo e Fausto assistono alla scena, ammutoliti.
Valentina grida:” Lasciami; mi fai male.”, prendendo il polso di Serena, per farla desistere.
Gaia si rivolge al amica:” Serena; va bene, lasciala pure”, abbassandosi verso di me, e prendendomi per un braccio:” Francesco; non te lo dico più. Alzati immediatamente.”
Guardo Valentina:” Forse è meglio che mi lasci la testa, e ti alzi.”
La mia migliore amica mi lascia i capelli, si tira su, e torna subito a sedersi sulla poltrona.
Gaia non ci vede più dalla rabbia:” Forse? Hai detto veramente forse; Francesco? ”
Mi volto verso Gaia e, con un filo di voce pacato, le dico:” Gaia; ho solamente cercato di non aumentare la tensione.”
Per un istante spero che basti, ma il suo sguardo è già acceso, troppo acceso.
I suoi occhi brillano di rabbia, e il suo respiro è corto, spezzato,
” E come puoi pensare che non aumenti la tensione, se non ti alzi subito? ” sbotta, senza preoccuparsi che tutti sentano.
I miei amici sembrano delle statue senza espressione.
“Ti rendi conto della figura che mi hai fatta fare davanti ai tuoi amici? Loro sanno, che sono uscita con te.”, continua imperterrita.
Sento il calore salirmi al viso, non tanto per la vergogna, quanto per la confusione.
Cerco di restare lucido, di non reagire allo stesso modo.
“ Va bene, mi alzo ” rispondo, tirandomi su.
“ Ma non capisco che figura hai fatto davanti a loro.”
Le mie parole sono come benzina sul fuoco.
Gaia fa un passo verso di me, e la sua voce sale ancora:” Muoviti; Francesco.”
“Hai visto Fausto; che stile che ha? ” continua, indicando alle sue spalle.
“Fausto si sa comportare; tu sembri veramente uno, che non ha mai visto una ragazza.”
Nonostante Gaia abbia lodato Fausto, lui non sembra molto felice.
I tre si guardano bene dal intervenire.
Comunque non riesco a comprendere il suo atteggiamento, e glielo faccio notare:” Gaia; e’ stato solamente un ballo, come lo è stato il nostro.”
Gaia non ce la fa più a stare ferma.
È come se qualcosa dentro le ribollisse, un’energia nervosa che le scorre nelle braccia e nelle gambe.
Si avvicina ancora di più, accorciando la distanza tra noi, fino quasi a cancellarla del tutto.
I suoi movimenti diventano più ampi, sbraccia, gesticola in modo acceso, come se le parole da sole non bastassero:” Ma lo capisci o no? ” urla, con gli occhi che brillano di frustrazione.
Prima che io possa rispondere, mi dà una spinta decisa,aggressiva, come a voler tirare anche me,dentro il vortice che sente.
“Metti a confronto il nostro ballo,e quello con la troia? “ insiste, quasi incredula.
Intanto Serena si avvicina a Valentina:” Hai visto cosa hai combinato; puttana?”
Gaia se ne accorge, e rincara la dose, rivolgendosi a Valentina:” La nostra amicizia finisce qui.”
Torniamo a Roberto.
Cammino accanto a Lavinia, con la sensazione costante di essere fuori posto, come se stessi partecipando a qualcosa, di cui non conosco le regole.
Parla, accenna, lascia intendere, ma io non riesco davvero a seguirla fino in fondo.
O forse semplicemente non voglio.
Allora scelgo la via più sicura:” D'accordo."
È una risposta vuota, lo so. Ma è anche una difesa.
Perché non ho capito bene di cosa stia parlando, e non voglio rischiare un’altra brutta figura, come quando le ho chiesto di raccontarmi le sue avventure sessuali.
Quel ricordo mi brucia ancora.
Devo abituarmi alla nuova situazione:la presenza di Oceano.
Non è solo il suo ragazzo.
È una presenza che cambia tutto. I limiti, le parole, perfino i pensieri.
Forse, una volta a casa, dovrò davvero documentarmi.
Capire come ci si comporta in situazioni del genere: a tre, con una coppia.
Perché è complicato, molto più di quanto sembri.
Non ho idea di cosa posso dire e cosa no, di cosa è accettabile e cosa invece oltrepassa un confine invisibile.
Siamo a un centinaio di metri dalla macchina.
Lavinia si ferma e mi guarda:" Oceano mi ha invitata a mangiare fuori e poi usciamo; vuoi almeno venire a mangiare con noi?"
C’è qualcosa nel suo sguardo: una specie di prova.
Io mi tiro indietro:" Lavinia; mia mamma ha fatto la pasta al forno. È bravissima a cucinare. Vengo un’altra volta, d’accordo? "
Lei non è convinta, si vede:" Vieni almeno a salutare Oceano?"
Non posso rifiutare anche questo:” Va bene."
Mi avvicino.
Oceano è appoggiato alla macchina, tranquillo, come se tutto fosse perfettamente normale.
Mi dà una pacca sulla spalla:" Roberto; ciao."
Ricambio il saluto.
Lui continua, con tono semplice:" Come è andata a scuola? "
Non faccio in tempo a rispondere, Lavinia prende il controllo." Bene, tranne che per un dettaglio. Uno degli amici di Roberto si è vantato in giro, che ci sono stata con lui. Uno dei due, che c’era ieri sera. E ho dovuto farlo ritornare sul pianeta terra, assieme al suo amico e al professore."
Oceano la guarda perplesso, ma non turbato:" Lavinia; ma cosa te ne frega? Essendo molto bella, ti affibbieranno sempre mille flirt."
Lei non ride,non minimizza:" Sì, ma poi ci sono quelli che ci credono."
E, mentre lo dice, guarda me.
Sento il peso di quello sguardo.
Oceano lo nota:" E cosa c’entra Roberto? "
La risposta arriva immediata:” Roberto sa già che, ieri sera, ce ne siamo accorti, che ci stavano seguendo. Diglielo anche tu, che è da sfigati, andare a spiare le coppie, con gli amici."
Vorrei sparire.
Non so cosa farà, non so come reagirà.
Oceano, ancora una volta, mi sorprende:" Dai Lavinia; però non farla lunga. Roberto non ha fatto nulla di male, anche io ho fatto queste cose con gli amici. Sicuramente ha capito di aver sbagliato, e non lo rifarà più."
Non c’è rabbia, non c’è tensione, e questo mi disarma completamente.
Lavinia insiste:” Ho detto a Roberto che, se avesse voluto vedere, sarebbe potuto venire con noi."
Oceano si gira verso di me.
Mi guarda davvero:" Roberto; saresti voluto venire? "
Non so cosa dire.
Lavinia mi toglie l’imbarazzo della risposta, mettendomi però ancora più in imbarazzo:" Roberto; digli quel altra cosa."
La guardo.
Mi sento spinto:" Meglio di no."
Lei perde la pazienza, battendo il piede a terra:" Roberto; se glielo dici tu, non si arrabbia; se glielo dico io, si arrabbierà tantissimo, e non so come reagirà."
Oceano è confuso:" Ma mi volete spiegare? "
A quel punto cedo, mi fido.
O almeno ci provo:” Mi basterebbe che Lavinia mi raccontasse."
Oceano mi guarda:" Cosa abbiamo fatto ieri sera? "
Annuisco.
Il ragazzo di Lavinia continua ad apparire tranquillo:"Se Lavinia vuole, te lo può anche dire."
Annuisco di nuovo, ma dentro penso, che preferirei parlarne con lei, da soli.
Lavinia cambia completamente tono, come se stesse riscrivendo la scena:” Roberto è stato così gentile da invitarci a mangiare a casa sua: la mamma ha fatto le tagliatelle, ma gli ho detto che non vogliamo disturbare, e soprattutto che tu hai già prenotato in un altro posto."
Mi guarda, furiosa.
Capisco che devo seguirla:" Già, e poi "
La mia compagna di banco mi domanda:" Poi cosa? "
Non posso più tirarmi indietro:” Farei brutta figura davanti ai miei genitori."
Errore.
Lo capisco subito.
Lavinia mi dà una spinta, di quelle secche.
Si allontana e sale in macchina.
Oceano si gratta la testa, come a voler rimarcare la propria perplessità:" Le passerà."
Cerco di giustificarmi:” Ai miei genitori piace molto Lavinia e, vedendola con te, ci rimarrebbero molto male.”
Oceano mette la testa dentro la macchina, e dice qualcosa a Lavinia.
Non riesco a sentire il loro discorso.
Lavinia scende dalla macchina quasi di slancio, come se non volesse lasciare spazio a ripensamenti.
La portiera si chiude alle sue spalle con un tonfo secco, e subito dopo la vedo correre verso di me.
Non faccio nemmeno in tempo a prepararmi.
Mi travolge in un abbraccio improvviso, forte, sincero. Rimango immobile per un istante, colto alla sprovvista, mentre cerco di capire dove mettere le mani, cosa fare, come respirare.
Sento il suo profumo, il calore del suo corpo così vicino al mio.
E soprattutto sento le sue grosse tette, che si schiacciano contro il mio petto.
Non so quanto resisterò, ho paura che il cazzo mi diventi duro.
È tutto troppo, troppo in fretta.
Sono paralizzato da un imbarazzo quasi doloroso.
Oceano è lì, poco distante.
La sua presenza aleggia come un promemoria costante.
Lancio un’occhiata nella sua direzione: sembra assorto nel cellulare, come se non volesse disturbare questo momento sospeso.
Le mani di Lavinia si muovono leggere tra i miei capelli, con una naturalezza che mi disarma.
Poi si allontana appena, quel tanto che basta per guardarmi negli occhi.
Sorride appena e, con un gesto quasi infantile, inizia a giocare con il mio naso:” Scusami Roberto; avevo frainteso.”
Le sue parole mi arrivano dritte addosso.
Sento il viso scaldarsi, mentre cerco qualcosa da dire, che non suoni goffo.
Ma non trovo nulla.
Lei mi osserva, come se stesse cercando di leggermi dentro.
Poi, senza aggiungere altro, torna ad abbracciarmi.
Il mondo intorno sembra restringersi a questo contatto.
Dentro di me cresce una tensione difficile da controllare, qualcosa che mi mette a disagio proprio perché così evidente, così fuori posto in questo contesto.
E soprattutto, il cazzo mi è diventato duro.
Ho la sensazione che Lavinia se ne sia accorta.
Si ferma, mi guarda di nuovo, e nei suoi occhi passa un lampo di consapevolezza.
Non dice nulla, ma il suo sguardo basta.
Tossisce leggermente, come per spezzare l’atmosfera.
Oceano alza finalmente lo sguardo dal cellulare.
Ci osserva per un attimo, con un sopracciglio appena sollevato:” Mi devo arrabbiare? ”
Lo guardo con terrore.
Lavinia si accorge del mio viso cadaverico, e subito si rimette a giocare con il mio naso:” Roberto; ma sta scherzando.”
Oceano si avvicina, e mi da una pacca sulla spalla:” Scusami Roberto; e’ stato più forte di me. Ho voluto farti un piccolo scherzo.”
Ed intanto Lavinia è ancora abbracciata a me, e sta giocando con il mio naso.
Mi dà un bacio sulla guancia e mi dice:” Dopo mi scrivi, e mi dici se la pasta l’hai gradita?”
Sto più gradendo il contatto delle sue tette al mio petto, altro che le tagliatelle.
Purtroppo è Oceano che si gusta le tette della mia compagna di banco.
Chissà che porcate farà con quelle tette.
Oceano è uno sportivo, un vincente, sicuramente gliele avrà già legate.
Ed io potrò solamente immaginare, aggrappandomi alla speranza che la mia compagna di banco mi racconti tutti i dettagli.
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