tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 70 )
26.05.2026 |
1.615 |
149
"Siamo in pubblico, e ti metti a fare una sceneggiata simile? C’è veramente il rischio, che qualcuno chiami la polizia..."
Questa frase è molto ipocrita: implica una scelta diversa, ma solo a posteriori. Dopo come si è comportata nei giorni precedenti, come faccio a crederle?Il restare neutro è la scelta migliore.
" Capisco."
Prova a chiudere:" Adesso posa il cellulare e passiamo la serata assieme."
No, non funziona così. Secondo il suo modo di vedere; lei ordina, io eseguo.Questa sua tattica può funzionare con i miei amici, non con me.
" Assolutamente no."
Ovviamente la mia risposta non trova la sua approvazione. Rimarca la cosa, in modo perfido:" E come mai? Vuoi fare lo sfigato solitario? "
Semplicemente le manca un tassello fondamentale, e glielo faccio presente:" Sto aspettando delle persone."
Il suo sguardo si incuriosisce. Con un’ inusuale dolcezza, mi chiede:” Posso chiederti chi sono queste persone? ”
Non voglio rovinarle la sorpresa, così resto sul vago. Del resto, quante volte è rimasta vaga lei?
“ Lo vedrai. Ora posso tornare a guardare i video al cellulare? "
Il suo volto torna ad essere serio, e scandisce poche parole, che appaiono più come una minaccia, che come un avvertimento:" Niente stupidaggini; Francesco."
Voglio rassicurarla, anche perché farle la guerra non è il mio obiettivo. Ha delle armi troppo potenti, non riuscirei mai a sconfiggerla.
" Stai tranquilla, nessuna stupidaggine."
Intanto il barista torna:" Tutto bene, Gaia? "
La mia compagna di università inizia a fare quello che sa fare meglio: la vittima.
" No. Francesco si sta comportando come un bambino."
Il tipo rilancia, usando la sua arma migliore: la stupidità.
" E se gli preparo un panino, lo rendo felice? "
Lo guardo, ma non parlo. Ad un tipo del genere, avrebbe senso rispondere? Se uno si crede figo, per essersi posto così; glielo lascio credere.
Gaia va dietro al suo discorso:" Francesco; vuoi un panino? "
Non c’e’ niente da fare. Gaia continua a considerarmi un coglione. E’ più forte di lei.
Anche se ho una certa fame, non voglio dare la minima soddisfazione a quel coglione.
“ Dopo.”
A questo punto decide di cambiare strategia. Cerca di ammorbidire il suo approccio con me:" Francesco; posso vedere i video con te? "
Mi guarda, si avvicina ancora di più, ride:" Che buffo questo video; Francesco. Non ti fa ridere? "
Io resto serio.
Sembra una risata forzata, per entrare nel mio mondo.
Non voglio assolutamente permetterglielo, non ora.
Non deve pensare che basti un sorriso, per farmi scodinzolare.
Accorgendosi della mia indifferenza,passa al contatto fisico, spettinandomi:" Ridi un po’, non mi piacciono i musoni."
Non riesco proprio a fingere, a far finta che vada tutto bene. Non va tutto bene, e lei non riesce proprio a capirlo.
“ Francesco, sorridi; fammi contenta.”
E’ più forte di me, il mio livello di sopportazione ha superato il limite.Non riesco più a contenere il mio disappunto.
Le tolgo la mano.
" D’accordo Gaia; posso anche sorridere, ma non mi toccare i capelli."
Questa frase sembra accendere la miccia, dentro di lei. Inizia ad apparire nervosa, e lo sguardo torna ad essere tutto, tranne che amichevole. Si alza in piedi dallo sgabello, avvicinando minacciosamente il suo viso al mio. In un altro contesto e con un’ altra ragazza, penserei che mi voglia baciare, ma non e’ questo il caso. E’ un voler sottolineare che, se continuo su questa strada, andrò a sbattere contro un muro.
" E perché non posso? Se io esco con te, posso accarezzarti i capelli, tutte le volte che voglio."
Qui emerge chiaramente il suo totale bisogno di controllo.
Prima che io possa pensare ad una risposta accettabile, il barista si inclina con il busto, mettendo in mostra la sua capigliatura:" Gaia; sono a tua disposizione. Grattami pure in testa, quanto vuoi. Mi piace molto. Spettinami anche in modo selvaggio."
Come immaginabile, di fronte a questo show da quattro soldi, la mia compagna di università scoppia a ridere.
" Francesco; vedi cosa significa essere simpatici? "
La freddezza e il distacco contraddistinguono la mia risposta:" La mia massima aspirazione non è diventare il pagliaccio di una ragazza."
Ovviamente la mia frase provoca la reazione del barista, che non riesce a stare zitto:" Tu sei tutto scemo. Mangia un panino, così ti tieni impegnato. Te lo faccio doppio, ma me ne paghi solamente uno. Ci stai? "
Non rispondo. Di fronte a certi soggetti, il silenzio è la migliore cosa. Mi metto a litigare con il coglione di turno? Le ragazze osservano e giudicano: mettersi al livello di un pagliaccio, vuol dire diventare un pagliaccio come lui, agli occhi delle tipe.
Gaia non vuole saperne di arrendersi. Non so, se per sembrare premurosa, o per dar man forte alla sua nuova conoscenza.
" Francesco; prendi il panino. Me lo fai solamente assaggiare. Un piccolo morso. Massimo mi ha detto che fa dei panini eccezionali. Voglio assaggiarlo."
Lui ci tiene a puntualizzare:" Solo cose buone, produzione artigianale," ridendo.
La mia compagna di università mi guarda con aria interrogativa. Questa volta sembra sincera.
" Perché ride? Non ho capito la battuta."
Io l’ho capita perfettamente, e credo che non sia il caso di perderci tempo. Lei lo vede come un mito, io come un deficiente.Purtroppo i suoi gusti non combaciano con i miei.
" Lascia perdere, non fa ridere."
Come sempre, Gaia non vuole saperne di ascoltare il mio parere.Con lei, il confronto non esiste. Ogni sua decisione è inappellabile in partenza.
" Francesco; voglio saperlo."
E io, senza filtri, l’accontento:" Con solo cose buone, intende il cazzo e la sborra."
Il clima cambia di colpo. Gaia arrossisce, perde per un attimo il controllo.
Il barista prova a salvare la situazione:" È un cretino, non ascoltarlo. Intendevo dire solo prodotti genuini, selezionati, non confezionati."
Gaia guarda prima lui, poi me. È indecisa.
Io chiudo:" Sta a te decidere, a chi credere."
Lei sceglie la via più facile: evitare. Esporsi vorrebbe dire fare una scelta. Probabilmente è consapevole che, facendo una scelta; quello non scelto, arretrerebbe notevolmente. Anche se, in altre situazioni, con me non si è mai fatta problemi, a non scegliermi.
E così cambia argomento:" Che partita c’è; Francesco? Per chi dobbiamo tifare? "
Dentro di me crolla qualcosa. È una scena costruita, una recita continua. Ma, proprio in questo momento, la tensione si spezza.
Alzo lo sguardo verso la porta.
Sono arrivati.
Mio padre e i quattro poliziotti entrano nel bar. E, con loro, entra anche qualcosa di diverso: un cambio di equilibrio, una possibile svolta.
La tensione cambia forma, nel momento in cui entrano. Non è più sottile, non è più fatta di sguardi e sottintesi: diventa diretta, esposta, quasi teatrale.
Io non mi muovo, ma dentro sento che sto per rompere qualcosa.
Bartolomeo si avvicina subito, con passo deciso, come se volesse ristabilire un ordine.
" Gaia; cosa succede? Francesco ci ha chiesto di raggiungerlo."
Gaia allarga le braccia, ma il gesto è più difensivo, che sincero:" Non ne ho la più pallida idea."
Bartolomeo la osserva, cercando una crepa:" Ma è successo qualcosa? "
Lei alza la voce, e in quel tono c’è già una presa di posizione:" Assolutamente no; sono sempre stata con Francesco, e non è successo nulla."
Sta proteggendo la propria immagine, più che raccontando i fatti. Io lo vedo chiaramente.
Bartolomeo allora si gira verso di me. È uno sguardo che pretende chiarezza. Io non gli do spiegazioni immediate.
“ Possiamo parlare a un tavolo? "
Lui accetta subito:" Certo."
Gaia si alza senza chiedere, come se fosse scontato.
Io provo ad escluderla:" Non è necessario che vieni, stai pure al bancone."
Errore gravissimo. Lei mi guarda con una rabbia immediata, istintiva.
" Francesco; se non vuoi che mi metta a urlare come una pazza, non dirmi cosa posso fare e cosa non posso fare."
Questa non è solo rabbia: è bisogno di controllo, di non perdere posizione davanti agli altri.
Mio padre prova a riportare tutto su un piano più leggero:" Tutto bene, Francesco? "
Poi guarda Gaia:" Vedo che ti sei fatta molto sexy, per uscire con mio figlio."
La mia compagna di università sorride, ma è un sorriso sociale, costruito:" Grazie; lei è troppo buono, ma non sono così bella."
Mio padre torna su di me:" Hai visto, che avevamo ragione? "
Io lo guardo, ma non entro nel suo gioco.
Cambio direzione:" Papà; ti ricordi cosa avete detto tu e Bartolomeo, ieri sera? "
Bartolomeo interviene subito, prudente:" Non sappiamo a cosa ti riferisci."
Io li guardo uno per uno:" Voi fareste strage di ventenni."
Il silenzio, che segue, è pieno. Non capiscono, ma percepiscono che sto andando da qualche parte.
Continuo:" Qui è pieno di ragazze giovani, possiamo fare una sfida."
Gaia esplode, sorpresa e infastidita:" Cosa? Francesco; te lo ripeto: vuoi che mi metta a urlare, come una pazza? "
La minaccia continua, si ripete.
E c’è una sola risposta:” Se urlassi, poi chiamerebbero la polizia. Non faresti fare una bella figura a Bartolomeo.”
La mia frase resta sospesa per un attimo, poi colpisce. Si vede chiaramente.
Gaia la incassa, ma non la assorbe: reagisce. Il suo volto cambia, si irrigidisce, gli occhi si stringono. È una rabbia che nasce da qualcosa di più profondo, del semplice fastidio. È rabbia ferita, orgoglio toccato.
La mia frase tocca nel profondo Gaia, che sembra scoppiare dalla rabbia.
Bartolomeo lo capisce subito. Non guarda me, guarda lei. Sa dove sta il punto critico.
Si avvicina rapidamente, come se volesse contenerla, prima che esploda:" Calma, Gaia; Francesco ha ragione. Purtroppo ha maledettamente ragione."
Questa frase cambia tutto. Non è solo un tentativo di calmarla: è una presa di posizione. E Gaia non se l’aspettava, non da lui.
Lei sposta il viso, lentamente, tornando a guardarmi. Ma ora lo sguardo è diverso. Non è più solo rabbia: è sfida, è accusa, è quasi un tradimento percepito. Come se io avessi detto qualcosa, che non doveva essere detto davanti agli altri, come se avessi rotto un equilibrio implicito.
In questo momento, Gaia non è più in controllo. E questa è la cosa che la destabilizza di più. È abituata a gestire le dinamiche, a muoversi tra le persone, con sicurezza. Ora si trova esposta, messa a nudo da una verità, che non può negare, senza perdere credibilità.
Bartolomeo allora cambia strategia. Capisce che il rischio non sono più le parole, ma l’escalation emotiva. Si gira verso di me, ma il tono non è duro come prima.
È più basso, più controllato:" Francesco, ti prego; non gettare altra benzina sul fuoco. Mia figlia è al limite."
Questa frase rivela molto più di quello che sembra. Non è solo una richiesta: è un’ammissione. Sta dicendo che Gaia non regge più la pressione, che è arrivata ad un punto critico.
Io resto in silenzio per un attimo. Non perché non abbia nulla da dire, ma perché capisco che qualsiasi parola, ora, avrebbe un peso enorme.
Dentro di me si muovono due spinte opposte. Da una parte la voglia di continuare, di affondare il colpo, di far emergere tutto quello che, fino a questo momento, è rimasto implicito. Dal altra, la consapevolezza che, farlo ora, significherebbe distruggere definitivamente qualsiasi possibilità di equilibrio.
Gaia continua a guardarmi. Non parla, ma il suo silenzio è carico. È un silenzio che chiede una reazione, che pretende una presa di posizione.
E io capisco una cosa: fino a questo momento ho giocato una partita, dentro le regole degli altri. Reazioni, provocazioni, difese. Ora invece, mi pare di avere il controllo reale della situazione, perché posso scegliere di parlare, oppure no.
Se mi tiro indietro, recupererà in fretta le forze, e tornerà facilmente a schiacciarmi. Devo andare avanti, pur sapendo che il rischio è molto alto.
" Bartolomeo; vorrei che partecipassero anche i tuoi colleghi giovani."
I poliziotti si guardano tra loro. Non è il loro terreno.
Mio padre prova a chiudere la questione:" Francesco; stavamo scherzando."
Capisco perfettamente che sto mettendo in difficoltà mio padre, che probabilmente non si è ancora reso conto, che lo stanno usando. Però non posso permettere che lo usino contro di me, e così devo riuscire a portarlo fuori dalla partita.
" Però io non sto scherzando. "
In questo preciso istante avviene la rottura definitiva.
Gaia prende la parola, ma il suo tono è offeso, più che arrabbiato:” Dunque Francesco; tu vorresti andare a conoscere una ragazza, mentre sei in giro con me? "
Io non la guardo. È una scelta precisa.
Fisso Bartolomeo:" Accettate la sfida, oppure siete solamente bravi a parlare? "
La mia compagna di università perde il controllo fisico.
Con una mano mi prende per i capelli, e tira.
“ Francesco; stai mancando di rispetto ai nostri genitori."
È un gesto impulsivo, non calcolato.
Io rispondo freddo:" E tu mi stai spettinando."
Appena sente la mia risposta, la mia compagna di università perde completamente il controllo.
I suoi occhi cambiano al improvviso. Non c’è più ironia, né provocazione, né quel modo ambiguo di colpirmi continuamente con le parole. Rimane soltanto rabbia pura.
Porta anche l’altra mano nei miei capelli, affondando le dita con forza aggressiva. Ho davvero l’impressione che voglia strapparmeli.
Le sue mani stringono.
Troppo.
È uno sfogo istintivo, incontrollato.
Gaia si avvicina ancora di più a me, il viso a pochi centimetri dal mio. Riesco a sentire il suo respiro accelerato sulla faccia.
Ha perso totalmente il controllo.
Bartolomeo interviene:" Lascialo subito. Siamo in pubblico, e ti metti a fare una sceneggiata simile? C’è veramente il rischio, che qualcuno chiami la polizia."
Mio padre si inserisce, combattuto:" Bartolomeo; io sono contro la violenza, ma Francesco si sta comportando male con tua figlia. Lei si è fatta tutta figa, e lui lancia proposte, senza alcun senso? "
Gaia coglie l’occasione, cercando una solida alleanza.
Lascia i miei capelli, si avvicina a mio padre per abbracciarlo, e per baciarlo sulla guancia. Mio padre la lascia fare, rimanendo rigido. Dentro di sé ha sicuramente il dubbio, di come Bartolomeo possa leggere la cosa.
" Grazie mille. Ho bisogno del suo supporto. Senza di lei, credo che non ce la farò in futuro."
Qui emerge un tratto chiaro: Gaia sa spostarsi velocemente da vittima a stratega, cercando appoggi emotivi.
Bartolomeo osserva entrambi, senza comunque dare eccessivo peso alla cosa.
Il fatto che Gaia abbia lasciato i miei capelli, credo che sia solamente una resa apparente.Probabilmente vuole che mio padre mantenga di lei, l’immagine della brava ragazza.
Intanto gli altri poliziotti restano immobili, non intervengono. Sono spettatori di una dinamica, che non vogliono gestire.
Nonostante l’ulteriore intromissione di mio padre, io torno diretto al punto:" Allora? "
Bartolomeo resta in silenzio. Il suo sguardo si indurisce. Non è più dialogo, è giudizio.
A questo punto faccio qualcosa, che rompe completamente il contesto.
Tiro fuori l’oggetto dalla tasca e lo appoggio sul tavolo:
" Prima di chiedermi di nuovo, se sono uno sfigato; ricordati di stasera."
Spingo leggermente l’ oggetto verso di lui.
L’oggetto scivola sul tavolo, con una facilità quasi elegante.
Non gli do una spinta troppo forte. Devo calibrare bene il gesto. Se esagerassi, cadrebbe dal altra parte del tavolo, trasformando tutto in una scena goffa. Invece mi bastano pochi centimetri. Una cinquantina, forse meno.
Abbastanza, per arrivare davanti a loro.
Abbastanza, per catturare immediatamente l’attenzione di tutti.
Il piccolo rumore delle ruote, sulla superficie liscia del tavolo, non permette altro che il silenzio.
Questa volta, pesante.
Molto pesante.
Compatto.
Gaia porta lentamente una mano alla bocca. Gli occhi si spalancano, increduli. È sconvolta. Non se lo aspettava minimamente.
E, a giudicare dalle facce degli altri, nessuno se lo aspettava.
L’oggetto intanto si ferma, ma non la mia voglia di rivalsa.
Anzi, proprio in questo istante, sento qualcosa dentro di me distendersi, quasi rilassarsi. Mi accorgo di aver fatto centro. Non devo aggiungere altro. Non serve alzare la voce, non serve spiegare.
Parla quel oggetto per me.
Gli sguardi di tutti sono fissi lì sopra.
Nessuno riesce a ignorarlo.
La macchinina della polizia.
Piccola, quasi ridicola nella sua semplicità. Eppure capace di riempire il tavolo, molto più di una tavola imbandita.
Bartolomeo rimane immobile.
Non la tocca.
La osserva soltanto, con quella rigidità tipica, di chi ha capito immediatamente il significato del gesto; ma non sa ancora decidere, se reagire con rabbia o con freddezza.
Gaia invece continua a guardare me.
Non la macchinina.
Me.
Come se stesse cercando di capire, quando io abbia smesso di essere prevedibile. Quando io abbia iniziato a colpire in modo così silenzioso e diretto.
Io rimango in piedi, apparentemente tranquillo.
Dentro sento ancora l’eco di quel piccolo movimento sul tavolo.
Quei cinquanta centimetri sembrano aver cambiato completamente l’atmosfera della stanza.
Aggiungo:" Ecco la considerazione che ho di tutti voi."
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 70 ):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
