tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 64 )
08.05.2026 |
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"Un’altra continua a vivere tutto questo, come la conferma di essere sempre quello inesperto, quello che ha bisogno di istruzioni..."
Il pomeriggio ha un’aria completamente diversa dalla notte precedente, ma dentro di me non è cambiato nulla. È solo tutto più freddo, più controllato. Quando arrivo davanti al bar e vedo già i miei amici, capisco subito che stanno aspettando qualcosa: una spiegazione, una conferma.Infatti Fausto mi domanda:" Francesco; come è finita poi? "
La sua curiosità non è neutra. Fausto ha bisogno di capire il proprio posizionamento: è competitivo, ma insicuro. Non guida davvero, prova a farlo. Vuole sapere se ha perso terreno, o se può ancora giocarsela.
Lo liquido subito:" Chiedete a loro. Se vogliono dirvelo, ve lo dicono. Io non ho nulla da dirvi."
Non è solo una risposta. È un muro. Non voglio più essere quello che racconta, quello che si espone. I miei amici lo capiscono subito: il silenzio che segue, è più eloquente di qualsiasi domanda.
Arriva anche Valentina. Saluta tutti, tranne me.E io non saluto lei. Non è una dimenticanza: è una rottura reciproca.
Quasi nello stesso momento, arrivano Gaia e Serena. Ci salutiamo con formalità. Educazione, niente di più.
Gaia appare subito centrata, ma è un controllo costruito. Dopo ciò che è successo, ha bisogno di ristabilire dominio sulla situazione.
Serena invece è più silenziosa: osserva. È meno strategica, ma più istintiva.
Entriamo nel bar e, questa volta, è Gaia a prendere il controllo:
"Nicolas si siede davanti a Valentina, io davanti a Giacomo, e Serena davanti a Fausto. Francesco sta di lato."
Distribuisce i posti come una regista, ed io ci sto. Non contesto perché in fondo è esattamente il ruolo, che ho accettato la sera prima.
Poi passa il testimone:" Fausto; ora come funziona? "
Fausto prova a riprendere il comando:" Gaia; dobbiamo ripartire da ieri. Non vi siete comportate bene con noi."
Sta cercando di recuperare potere attraverso il giudizio morale, ma è una strategia debole.
La mia compagna di università risponde subito:" Ammetto che siamo state un po’ impulsive, ma voi avete esagerato. Alla fine praticamente non vi conosciamo, e non siamo neanche mai usciti insieme. Poi siamo andate in discoteca con nostri amici, e non credo che dobbiamo giustificarci."
Ribalta la colpa. Non difende, ridefinisce. È il suo modo di mantenere il controllo: non entra mai davvero in colpa.
Giacomo invece è più diretto, quasi ingenuo. Cerca chiarezza,, ma non capisce che Gaia non vuole quello, ma il controllo della narrazione.
" Questo è vero Gaia; ma, da come vi siete comportate, sembra che voi siate interessate ad altri ragazzi."
Come previsto, la risposta della mia compagna di università è scontata:" Giacomo; noi non siamo venute qui per discutere in merito a ieri sera; noi siamo venute qui per conoscervi. Se il vostro obiettivo è quello di parlare di ieri sera, io e Serena ce ne andiamo subito."
Qui emerge chiaramente la sua psicologia: Gaia vuole mantenere il controllo della situazione, evitare di essere messa sotto processo. Non nega, ma devia. È una strategia.
Fausto fa marcia indietro:" D’accordo Gaia; il messaggio è chiarissimo."
Giacomo però insiste:" Gaia; scusami, se insisto. Io ho maggiore feeling con Serena, e tu con Fausto, perché invertire le coppie già affiatate? "
Gaia lo blocca:" Il bottone aperto ieri, te lo sei già dimenticato? "
È una mossa psicologica: sessualizza il discorso, per destabilizzare.
Fausto prova ad intervenire nuovamente, ma senza troppa convinzione:" D’accordo, ma dopo questa uscita, chi ci dice che tu sceglierai me, e che Serena sceglierà Giacomo? Tra di noi abbiamo parlato, e temiamo che tutte sceglierete ancora Francesco."
Valentina interviene:" Se a loro non interessate, c’è poco da fare."
La mia compagna di università non vuole lasciarle assolutamente il minimo spazio:" Non creare zizzania. Da parte mia, c’è un interesse per Fausto; però coi miei tempi, non con i suoi."
Controllo e autonomia: Gaia non rifiuta, ma non si concede.
La mia ex migliore amica non vuole darsi per vinta, prova un ultimo moto d’orgoglio:" E allora perché non vi cambiate di posto? "
La risposta ribadisce quanto da lei già detto:" Ho i miei tempi."
Giacomo sposta l’obiettivo, che adesso diventa l’amica di Gaia:" Serena; io ti vedo fredda, rispetto a ieri sera."
Serena non la vede allo stesso modo, e glielo fa presente:" Giacomo; sono uguale a ieri sera."
Fausto scuote la testa:" No, non è assolutamente così. L’uscita con quei poliziotti, vi ha cambiate."
Questa volta arriva l’ultimatum di Gaia. La mia compagna di università ha deciso che l’argomento deve chiudersi.
" Per ben due volte, ho già detto che non vogliamo parlare di ieri sera. Alla terza, io e Serena ci alziamo e ce ne andiamo, senza dire nulla."
Per la prima volta interviene Nicolas:" Amici; basta. Vediamo, se è come dicono. Facciamo i fatti nostri, non parlando di ieri sera. Diamo loro fiducia, fino alla prossima scelta."
Fausto e Giacomo annuiscono, ma senza convinzione.
Gaia ironizza:” Finalmente hai capito che fare l’arrogante, può funzionare solamente con una come Valentina. L’arroganza rimbalza sulle nostre corazze, non ci fa neppure il solletico.”
La risposta del mio amico arriva secca, tagliente, con quella sicurezza che spesso è più facciata, che sostanza:" Niente affatto, sono sempre lo stesso. Io voglio scopare, a me non interessa che sia bella o brutta. A me interessa solamente che mi dia la figa. Voi due ve la tirate troppo, e so già che non me la dareste mai. Non mi dareste neanche mai un bacio, visto quanto ve la tirate. Come se ce l’aveste solamente voi. Almeno l’avete tinta d’oro? "
Nel momento in cui parla, non sta solo provocando. Sta facendo qualcosa di più profondo: sta ribaltando il potere. Non potendo essere scelto, prova a svalutare chi lo esclude. È una difesa classica: trasformare il rifiuto in giudizio.
Gaia non si scompone. Replica subito, precisa, chirurgica:" Hai ragione, non sei proprio cambiato. Per questo motivo, continuerai solamente ad uscire con la più brutta."
La sua risposta non è emotiva, è strategica. Non difende sé stessa: attacca il suo punto debole. Gaia non entra mai davvero in discussione, la chiude. Mantiene la posizione dominante, ricordandogli implicitamente il suo posto nella gerarchia del gruppo.
Il mio amico sorride:" Almeno scoperò."
Quel sorriso è una resa mascherata. Accetta la posizione inferiore, ma cerca di salvarsi con una giustificazione: meglio poco che niente. È un adattamento psicologico, una forma di auto protezione.
Serena interviene, spostando improvvisamente il focus:" E tu non dici niente? Ti lasci trattare come una puttana? Guarda che sta parlando di te."
Si rivolge a Valentina, ma in realtà sta facendo qualcosa di più sottile: sta testando. Vuole capire se Valentina ha una posizione, una reazione, un’identità dentro il gruppo. Serena è meno strategica di Gaia, ma molto più sensibile alle dinamiche emotive. Dove sente passività, provoca.
Valentina la guarda per un secondo, poi torna a guardare Nicolas. Non risponde.
Quel silenzio pesa più di qualsiasi frase. È un silenzio di rinuncia. Valentina evita il confronto, sceglie di non esporsi. Psicologicamente, è una posizione chiara: meglio non rischiare, che perdere ancora valore.
Gaia interviene, spingendo ancora di più il coltello nella ferita.
" Forse Valentina e Nicolas vogliono la stessa cosa."
Non è una battuta; è una lettura, che potrebbe anche essere corretta. Gaia forse ha individuato la convergenza: due persone disposte ad accettare meno, pur di non restare sole. È una diagnosi sociale, più che una provocazione.
Serena reagisce d’istinto:" Che schifo."
La sua risposta è emotiva, quasi viscerale. Rifiuta quella dinamica. E’ uno spietato giudizio morale.
In pochi secondi, la scena si è trasformata in uno specchio delle personalità:
Nicolas si difende attaccando, ma sotto emerge il bisogno di essere accettato a qualsiasi costo.
Gaia mantiene il controllo, osserva, colpisce dove serve, senza mai scoprirsi davvero.
Serena reagisce di pancia, cerca verità emotiva, e rifiuta ciò che percepisce contrario al suo modo di vedere.
Valentina si ritira, evita, accetta un’umiliazione pubblica, pur di non esporsi.
E io osservo.
Al improvviso Gaia si rivolge a me:" Francesco; come la vedi? "
La sua domanda mi sorprende, ma decido di rispondere:" Io sono uscito con te per un po’ di tempo, e ho fallito. Senza fare paragoni, mi sembra la stessa situazione. Senza un qualcosa che incendi l’atmosfera, rimarrà tutto fermo. Questo è solamente il mio parere."
Qui emerge il mio stato mentale: cinico, disilluso. Non sto cercando di costruire, ma di smascherare.
I miei amici sanno che ho ragione, ma preferiscono non dire nulla.
La mia compagna di università afferma:" Francesco; tu sei uscito con me, per un po’ di tempo; è vero. E cosa hai ottenuto?"
Rispondo:" Nulla."
Qui mi espongo, ma senza vulnerabilità. È accettazione, non richiesta.
Lei sorride:“ Appunto.”
Non capisco questo suo bisogno di ridimensionarmi, in quanto mi ha già totalmente ridimensionato. La sua mossa la trovo inutile.
Eppure vuole puntualizzare ulteriormente:" I tuoi amici? "
Replico:" Sicuramente più di me."
"Appunto. Dunque non creare zizzania."
Non posso controbattere, perché ha ragione; però voglio ricordarle una cosa:"Gaia; sei stata tu, a chiedermi un parere."
Ribatte:"Certo, ma speravo fossi propositivo, non così negativo."
Capisco che è inutile continuare. Lei vuole avere ragione a tutti i costi, non un confronto.
Mi siedo. È un modo per lasciare perdere.
Valentina sta per sedersi accanto a me, quando Gaia le toglie la sedia.
" Qui mi siedo io."
Valentina mi guarda. Io intervengo:" Dopo ieri sera,Valentina; preferisco che stai lontana da me."
Taglio netto. Sto eliminando variabili emotive.
Lei resta colpita, ma si allontana.
Gaia mi premia:" Bravo, Francesco; perdonato per prima."
Poi si siede. Accanto a lei Serena, poi Valentina. Davanti a loro, i ragazzi scelti.
Iniziano le conoscenze.
Gaia dice al mio amico:" Giacomo; devi essere te stesso. Non parlare di ieri sera, e andrai benissimo."
Giacomo capisce al volo, infatti riesce ad iniziare con una frase molto leggera:" Resettiamo tutto. Ciao Gaia; anche oggi sei vestita sportiva. Ti piace questa tipologia di look, vero? "
Frase molto leggera, ma al tempo stesso di una banalità disarmante.
Sono proprio curioso di ascoltare le cazzate, che tirerà fuori.
Intanto la mia compagna di università risponde:" Sì, quasi sempre. Ultimamente mi sono vestita elegante, solamente quando sono uscita con Corrado. Anche al lavoro prediligo le scarpe sportive, i jeans e la giacca. Invece il mio capo vorrebbe che io vestissi più femminile."
Il mio amico le domanda:” Quanti anni ha il tuo capo? "
" Circa quaranta."
E questo sarebbe il modo di approfondire una conoscenza?
Invece che chiederle che hobby ha, la sua musica preferita, che nazioni ha visitato; preferisce entrare in domande molto personali, che non c'entrano nulla con una migliore conoscenza reciproca.
Ovviamente arrivata la prima sviolinata.
"In effetti devi stare molto bene, tutta tirata elegante."
Gaia si gira verso di me: "Francesco mi ha vista, puoi chiedere a lui."
Io faccio finta di nulla. È sia una forma di distacco emotivo. sia un rispettare le regole.
Anche il mio amico si disinteressa di me, tornando a rivolgersi a Gaia:" Hai qualche foto della serata? La posso vedere? "
Nuovamente lo sguardo della mia compagna di università si dirige su di me.
" Se Francesco non mi ha fatta foto di nascosto, non ce ne sono. Corrado non me ne ha fatte."
" Non c’era il fotografo? "
Un altra domanda, che proprio non capisco.
Il mio amico non ha argomenti; ecco perché salta da un piano all'altro, senza alcuna logica.
"Sì, ma gli ho chiesto di non fotografarmi. Gli ho detto che il mio ragazzo non sarebbe stato contento."
Giacomo rimane a bocca aperta, faticando a riprendere parola:" Il tuo ragazzo? "
" Ho spacciato Corrado per il mio ragazzo, per levarmelo dai piedi."
Non bisognava essere dei geni o degli psicologi, per arrivarci. L’avevo già capito, anche prima che Gaia lo sottolineasse.
Ancora una volta il mio amico cambia argomento, non sapendo fare un discorso con un unico filo conduttore.
E questa volta tira in mezzo me.
Ero sicuro che l’avrebbe fatto; mi aspettavo questa domanda, da un momento al altro.
" Gaia; sei bellissima, hai tanti pretendenti. Come mai uscivi con Francesco? "
Mi viene da ridere, ma riesco a trattenere la risata.
Conoscendo il mio amico, speravo di sbagliarmi. Speravo in un approccio più furbo, invece si sta muovendo in modo disastroso.
Il mio parere conta nulla, bisognerà vedere se Gaia la penserà come me.
Intanto lei gli risponde, guardando me:” Francesco è sempre stato gentile e simpatico, poi improvvisamente è cambiato. Probabilmente lui pensava di essere l’unico ragazzo sulla faccia della terra."
Resto in silenzio, ma dentro accumulo.
Giacomo riprende a fare l’impertinente, più che quello interessato ad una vera conoscenza:" Ti scrivi con Corrado e Mariano? "
" Ogni tanto sì, ma non è uno scriversi continuo. Lo specifico, visto che Francesco sta ascoltando."
Ancora una volta sono il bersaglio della mia compagna di università.
E ancora una volta preferisco rimanere in silenzio, di fronte a queste palesi provocazioni.
Il mio amico tenta di testare, come sta procedendo la conoscenza:" Io ti scriverei tutto il giorno. Posso iniziare a scriverti, anche fuori dalla chat del gruppo? "
Come immaginavo, la risposta è ne carne ne pesce:" Vediamo a fine uscita, ora non so."
Dopo un'interminabile serie di errori, arriva quello più grossolano, a mio parere.
" Cosa ha Fausto, che io non ho? "
Non fraintendetemi. Anche io sono caduto in errori banali e grossolani, dunque sono l’ultimo che possa criticarlo. Da spettatore è più facile accorgersene. Dovrò fare tesoro di questa cosa. Solamente ora mi accorgo di tanti errori fatti in passato con Gaia.
Le mie considerazioni li stanno facendo emergere tutti.
In questo caso non c'è nessun lavaggio del cervello da parte di Gaia e Bartolomeo, le risposte arrivano da me stesso.
Intanto la mia compagna di università risponde in modo ovvio:" Nulla di particolare. Mi piace a pelle. Non so come spiegarti. Un gesto, uno sguardo, un movimento: devo ancora capirlo bene anche io. "
Questa risposta ovviamente destabilizza il mio amico, che dimostra tutta la sua insicurezza:” Sono ancora in gioco? "
Qualche giorno prima faceva il figo, ostentava un’incredibile sicurezza. Adesso si rende finalmente conto di come è la realtà. Una realtà lontana anni luce, da quella che immaginava.
Gaia prova a sfuggire dalla domanda:” Tu corri per Serena, giusto? "
Il mio amico risponde in modo poco convinto:" Si certo, ma devo guardarmi intorno. Se a lei piacesse Fausto, io rimarrei fregato." ."
Probabilmente non sapeva neanche lui cosa dire, e così ha messo giù qualche frase, come blanda giustificazione. Tutto ciò ha mostrato ancora una volta la sua totale insicurezza e la scarsa capacità, se non nulla, di rapportarsi con la mia compagna di università.
Gaia non risponde.
Giacomo si accorge di questo improvviso silenzio, e cerca una conferma della sua esistenza:" Gaia; tutto bene? "
Lei non lo sta ascoltando. La sua attenzione è rivolta verso di me.
Mi sono alzato e spostato, avvicinandomi a Serena.
Anche lei si accorge della cosa, e si gira a guardarmi.
Al tavolo sono diventato il centro dell’attenzione di tutti.
Incuriosita dal mio comportamento, Gaia mi domanda:" Francesco; cosa fai? "
La mia risposta è un concentrato di logicità:" Gaia; vi ho ascoltati per un po’, ora ascolto anche le altre due coppie, altrimenti sembrerei uno sfigato. Del resto siete in tre che volete uscire con me, vero? "
Lo sguardo della mia compagna di università è carico di sfida.Non servono le parole, quando gli occhi trasmettono già un forte messaggio.
Così sono obbligato a correggermi:" Qualcuna di voi ha cambiato idea? "
Ovviamente non ricevo risposta.
Quello che ricevo è un ordine perentorio:" Francesco; torna a sederti.Io ho provato a coinvolgerti più volte nel discorso, ma tu hai fatto finta di nulla."
Giacomo vorrebbe dire qualcosa, ma non trova le parole. Oppure gli manca proprio il coraggio.
Il tentativo lo fa Fausto, che cerca disperatamente di appigliarsi alle parole:" Francesco è solamente uno spettatore."
Questa constatazione non fa assolutamente breccia nella corazza di Gaia, anzi trova la risposta piccata della mia compagna di università:” E chi lo ha deciso? Tu? "
Dopo una risposta del genere, ovviamente entrambi si arrendono.
Francamente non riesco a capire il comportamento di Gaia. Essere così poco accomodante con i suoi corteggiatori, che senso ha?
Erano già dubbiosi ad inizio pomeriggio, ora li ha proprio messi al tappeto. Con le parole, Gaia fa più male di un uno due di un pugile.
Opto per non fare polemiche, per non cercare lo scontro. Torno a sedermi, abbandonando l’idea di ascoltare la conversazione tra Serena e Fausto.
Appena mi siedo, Gaia si gira verso di me:" Francesco; sei arrabbiato per ieri sera? "
Cerco di rimanere lucido, e di rispondere in maniera equilibrata:” Gaia; sei qui per conoscere Giacomo, io sono solamente uno spettatore. Sono sicuramente ancora scosso per ieri sera, ma non sono arrabbiato. Non sono mai intervenuto, e non interverrò neanche in seguito. Quando e se toccherà a me, con una di voi; dai miei amici mi aspetterò la stessa cosa: che non intervengano.”
La mia risposta non la soddisfa, e così torna alla carica:” E allora mi vuoi dire cosa c’è? “
Sicuramente a Giacomo sta stretto il suo ruolo. Il suo sguardo mi fa capire che, dentro di sé, una decina di frasi sono in rampa di lancio. Il suo cervello però non da l’input per partire. Il timore di una reazione o di una ritorsione di Gaia, e’ più forte di tutto.E così passa paradossalmente dal essere attore a spettatore.
Fornisco una giustificazione, anche questa volta supportata dalla logicità:” Niente, sto cercando di leggere dentro voi due, per capire che effetto vi fanno le reciproche frasi.Altrimenti cosa sarei qui a fare? Studio il mio avversario.”
Dopo aver pronunciato l’ultima frase, abbozzo un leggero sorriso. Non voglio entrare in conflitto, a conoscenze appena iniziate.
Anche la mia compagna di università sembra ritrovare una certa vivacità.
“ Sei curioso. In effetti, quello che osserva, ha il ruolo che tu hai spiegato bene.”
Adesso è l’ora di fare la mia mossa, rispettando comunque le regole messe da Gaia.
"Sì, ma sono anche curioso di ascoltare Fausto e Serena. Te l’ho detto ieri, voglio prendermi Serena."
Lo sguardo di Gaia si riempie di stupore. Grazie alla sua infinita bellezza, probabilmente non è abituata ad un ragazzo, che spazi da un piano al altro.
Si morsica leggermente il labbro, così da evitare di rispondere istintivamente. Porta poi un dito alla bocca, quasi a voler giocare con un’ unghia, ma si interrompe subito.
La paura di rovinare le sue unghie perfette, supera qualsiasi altra cosa.
Questi piccoli gesti bastano a farle riprendere il controllo:” Pero’ Serena sta conoscendo Fausto. Oggi non ti dedicherà neanche un minuto.”
Con questa frase crede di rompere tutto, ma mi aspettavo una simile obiezione, e sono pronto a specificare:” Concordo. Oggi sono solamente un osservatore. Al termine della giornata, sceglierete nuovamente con chi uscire. Non è detto che sceglierete le stesse persone.”
La mia compagna di università sembra rimanere indifferente alla mia risposta. Piega leggermente la testa, come per guardarmi da un’angolazione leggermente diversa. Probabilmente è un suo modo per scavare a fondo dentro di me, ma non devo assolutamente permetterglielo. Non devo neanche modificare il ritmo del mio respiro, o Gaia riuscirà ad aumentare la sua forza. E’ già forte così, fatico a tenerle testa.
Devo assolutamente impedire di continuare a provare a leggere dentro di me, e così riprendo il filo del discorso:” Per essere precisi, un minuto me l’ha già dedicato. Serena ha smesso di parlare con Fausto, e sta guardando me.”
Gaia si gira a guardarla, e Serena non fa in tempo a tornare a dirottare i suoi occhi su Fausto. Ci prova, ma è troppo lenta. Gaia sa che ho detto la verità.
L’amica di Gaia prova a far finta di nulla:” Stavi dicendo; Fausto? "
Serena non ha la stessa capacità di controllo dell’amica, non riesce a recitare. E soprattutto non ha lo stesso impatto sulle altre persone. Gaia li modella a suo piacimento, Serena no.
Infatti Fausto non sta al gioco.
"Veramente stavi parlando te."
Questa frase disorienta Serena, perché si rende conto di non aver lo stesso ascendente di Gaia, sui ragazzi.
Fausto non aveva già chance; con il suo modo di fare, si è condannato da solo.
Facile fare i bellocci a parole: raccontare di una sborrata addosso a una ragazza, di un ditalino al cinema, di un dito succhiato da una donna.
La bravura è poi trasferire le parole in fatti concreti.
In pochi minuti Giacomo e Fausto hanno mostrato tutti i loro limiti.
Solamente Gaia può salvarli, perché Serena condanna Fausto, senza possibilità di appello.
" Io voglio parlare con Francesco. Non mi trovo con Fausto."
Queste parole ovviamente fanno male al diretto interessato, che sospira senza poter replicare.
Inimicarsi ulteriormente Serena, potrebbe mettere la parola fine sulle sue flebili speranze con Gaia.
Così incassa il colpo, in silenzio.
Intanto Serena si alza e si avvicina a me.
Senza una motivazione logica, la mia compagna di università mi mette in guardia:” Francesco; niente stupidaggini.”
Torniamo a Roberto.
Scelgo un punto sicuro, neutro. Non è un gesto casuale: è il compromesso perfetto tra quello che vorrei fare, e quello che mi sento di poter fare davvero.
Sposto lentamente i capelli di Lavinia, dietro le orecchie.
Le mie dita sfiorano prima i lobi, morbidi e caldi, poi seguono la curva più rigida dell’orecchio. Il gesto è lento, quasi esitante. Non c’è sicurezza nei miei movimenti: c’è attenzione. Troppa attenzione.
Lavinia mi guarda in modo serio:” Ti piacciono così tanto, vero? "
Lo ammetto, senza problemi.
E questa sincerità mi sorprende, quasi quanto sorprende lei. Per una volta non sto cercando di nascondermi dietro una scusa.
Mi osserva per qualche secondo, poi dice:" Si vede che non hai mai fatto nulla, Roberto. Sei così tenero e buffo."
Quelle parole mi colpiscono in due direzioni opposte.
Tenero mi da sollievo, seppur minimo.
Buffo mi ferisce un po’.
Vengo sempre percepito come quello innocuo, quello che non può davvero essere preso sul serio. Non perché la mia compagna di banco sia cattiva, ma perché io sono proprio così.
Continuando ad accarezzarle le orecchie, le chiedo piano:" Lavinia, ti prego; non continuare a ricordarmi, come sono fatto. So di essere uno sfigato."
Lei modifica subito il tono:” Roberto; non ti sto prendendo in giro. Ti do solamente un consiglio, come tua compagna di banco: parlane con Oceano, e chiedigli come si accarezzano."
A questo punto tolgo immediatamente le mani dalle sue orecchie.
È quasi un riflesso.
" Lavinia; vuoi che mi umili veramente? Se me lo chiedi tu, lo faccio. Se a te fa piacere, io voglio renderti felice."
Ed è questa la parte più problematica di me in questo momento: sto mettendo il suo giudizio, sopra il mio equilibrio. Non sto chiedendomi cosa voglio davvero io, ma cosa devo fare per non perderla, per non deluderla.
La mia compagna di banco mi guarda incerta.
" Roberto; meglio chiedere a Oceano, che a Bruno o a Luca; non credi? "
Solamente da un punto di vista irrazionale, può avere ragione.
Oceano è quello che se la scopa; Bruno e Luca, no.
Allo stesso tempo, chiedere a Bruno e Luca, rischierebbe di riportarli al centro della scena, e io non voglio.
Per questo, d’impulso, prendo il cellulare.
" D'accordo, gli scrivo."
Apro il gruppo e digito velocemente:” Ciao Oceano; possiamo vederci oggi pomeriggio, da soli? Vorrei chiederti un consiglio.”
La risposta arriva quasi subito:" Certamente, senza alcun problema. Se vuoi anche ora."
Sto per rispondergli, quando la mia compagna di banco mi sottrae il cellulare, e risponde lei, al mio posto:" Fra un'ora, ora non posso."
Poi posa una mano sulla mia.
" È la scelta migliore, Roberto."
Resto in silenzio.
Non so se sentirmi sollevato, umiliato, o entrambe le cose insieme. Una parte di me pensa che abbia ragione. Un’altra continua a vivere tutto questo, come la conferma di essere sempre quello inesperto, quello che ha bisogno di istruzioni.
La mia compagna di banco continua:" Roberto; non credo che ti sia piaciuto, quello che hai fatto."
La guardo, confuso.
" Invece sì. Hai dei capelli bellissimi, e non avevo mai neanche sfiorato le orecchie di una ragazza."
Lei sorride, tornando a giocare con il mio naso.
" Sei proprio tenero."
Di nuovo quella parola.
Io abbasso lo sguardo, pieno d’imbarazzo.
Questa volta Lavinia diventa più seria:" Ti chiedo solamente una cosa, Roberto. Affinchè il vostro incontro ti sia utile e funzionale, dovrai essere sincero con lui. Dirgli proprio le cose come stanno, senza girarci attorno."
Questa frase mi mette agitazione.
Essere sincero significherà espormi davvero.
Significherà non nascondermi dietro mezze frasi, deviazioni.
Sono terribilmente spaventato, sia dalla possibile furia di Oceano, sia dal idea che qualcuno possa vedere chiaramente, quanto sono fragile in questa situazione.
La mia compagna di banco riprende a parlare:“ Promesso? ”
Annuisco debolmente, ma rimane un segno di accettazione, seppure poco convinta.
Mi guarda, lasciandosi andare contro lo schienale del sedile.
Il suo corpo si rilassa, ma non è un abbandono casuale. È una scelta. Sta cambiando ritmo alla scena, abbassando la tensione esterna, per concentrarla tutta tra noi due.
Poi, con la mano, passa nella scollatura della sua maglietta, e recupera la chiave.
“ La chiave darebbe solamente fastidio.”
La guardo, e ci rimango veramente male.
Questa frase mi colpisce più del previsto. Non perché parli davvero della chiave, quanto per il fatto che conferma qualcosa, che avevo già intuito: lei si era accorta di tutto. Del mio imbarazzo, della mia esitazione, del modo in cui avevo evitato persino di sfiorarle le tette.
Riesco a far uscire tutta la mia amarezza:“ Già, io non ero in grado di recuperarla.”
Lavinia sospira:“ Roberto: mi spiace dovertelo dire, ma è così.”
Non riesco a frenarmi. Questa assenza di fiducia della mia compagna di banco, mi fa più male di tutto il resto:“Avevi paura che ti accarezzassi le tette? ”
In pochi secondi, purtroppo conferma quanto da me detto:“ Sì, ero terrorizzata dal idea. Avevo una paura addosso, che non ti immagini. Il mio cuore batteva a mille, e non ha ancora smesso. Vieni a sentire.”
Avvicina le mani alla mia testa e la spinge verso la sua tetta sinistra.
Mi fa appoggiare la testa lì.
Il contatto ritorna.
E con lui tornano tutte quelle sensazioni, già provate in precedenza.
Il calore. L’odore leggero del suo profumo. La morbidezza delle sue tette, sotto la guancia. Ma soprattutto quella sensazione di vicinanza proibita, che mi confonde completamente.
Però non sento il suo cuore battere al impazzata.
“Lavinia; ma non mi sembri agitata.”
La mia compagna di banco si mette a ridere, spingendo ancora di più la mia testa contro il suo seno.
La sua risata non è cattiva. È quasi divertita dalla facilità con cui riesce a portarmi, dove vuole lei.
Meglio che sto zitto e che mi goda il momento.
Appena la risata si consuma, la sua voce torna bassa, quasi rassicurante. Come se volesse creare uno spazio solo nostro, isolato da tutto il resto.
“ Sei comodo? Stai bene? ”
“ Sì.”
Mentire è diventato automatico.
Non perché sto male fisicamente, anzi.
È che quello che provo è troppo pieno, troppo contraddittorio, per essere spiegato con un semplice sì o no.
Dentro di me si mescolano attrazione, vergogna, desiderio di restare qui per ore, e contemporaneamente paura di quello che tutto questo significa.
Mi sento vicino a lei e distante anni luce, nello stesso momento.
Lei mi accarezza i capelli.
Un gesto lento, quasi affettuoso.
Anche ora sento qualcosa, che mi punge dentro: il modo in cui riesce a trattarmi. Mi fa sentire contemporaneamente come qualcuno di importante,e come qualcuno completamente innocuo.
“ Ora mi racconti come ti immagini l’uscita con te e Oceano, per accompagnarmi a comprare i reggiseni? ”
L’accontento:“ Certo.”
Cerco di concentrarmi sulle parole, perché parlare mi aiuta a non pensare troppo al fatto, che la mia testa sia ancora appoggiata sulle sue tette. C’è il rischio che io possa fraintendere, e ciò non deve assolutamente accadere.
“ Lavinia; appena entreremo nel negozio, subito le commesse capiranno che Oceano è il tuo ragazzo, e io uno lì per caso, che non c’entra niente. Probabilmente penseranno che siamo entrati insieme, solo casualmente.”
Mi domanda: “E come mai le commesse farebbero tutte queste deduzioni? ”
Sto per parlare, quando lei mi blocca:“ Aspetta, indovino. Lui è bello, muscoloso, uno sportivo.”
“ Già.”
La mia compagna di banco si affretta ad esclamare:“ Ma non dovrebbero anche verificare la macchina, secondo il tuo modo di pensare? ”
Scuoto la testa:“ I belli beccano anche se hanno la macchina brutta.”
Lei continua ad accarezzarmi i capelli, quasi divertita dalla sicurezza, con cui espongo queste regole invisibili.
“ Dunque, secondo te, io sono andata dalle commesse del negozio di intimo, per chiedere se Oceano possa andare bene come mio fidanzato? ”
Scrollo di nuovo il capo.
“No, non hai capito. I belli sono belli, noi brutti siamo brutti.”
Torna a ridere:“ Giusto. Scusami, ma non conosco queste logiche. Per fortuna che ci sei tu, a insegnarmi."
Sta tornando a prendermi in giro, e non se ne rende conto. Probabilmente lei pensa la cosa un po’ diversamente, ma il senso rimane quello. Il bello, il brutto, il fidanzato, l’accompagnatore sfigato.
Sta cercando di smontare il mio ragionamento , per inserire il suo modo di pensare, nella mia testa. Quello che mi preoccupa seriamente è, con che scopo, sta facendo tutto ciò.
“ Poi cosa succederà? ”
Le rispondo:“ Tu girerai per il negozio con Oceano, ad ammirare tutti i completi intimi, e gli chiederai quali dovrai provare per lui.”
La sento sorridere. Il mio sguardo è sempre fisso su queste magnifiche tette, su cui sto appoggiando la guancia.
Intanto le sue dita continuano a passarmi tra i capelli, con una lentezza quasi ipnotica. Probabilmente vuole veramente ipnotizzarmi.
“ Ovviamente. Non ho capito una cosa. Anche tu verrai con noi? Potrai esprimere il tuo parere? Consigliarmi? ”
E’ seria o è ironica? Non sa, o fa finta di non sapere, che ci sono delle regole, nelle uscite con una coppia?
Mi tocca subito ricordargliele:“ No. Quelle sono decisioni, che può prendere solamente Oceano. Io non posso mettere il becco.”
“ Giusto. Se tu dicessi, che ti piacerebbe che io comprassi un completo rosa, cosa succederebbe? ”
“ Oceano la prenderebbe molto male.”
La mia compagna di banco annuisce, trattenendo una nuova risata:“Giusto, Roberto. Avviserebbe subito le commesse, che chiamerebbero la polizia.”
“Oppure mi tirerebbe un pugno.”
Altro che chiedere i rinforzi, Oceano si farebbe giustizia da solo, con uno sfigato come me. Sfiorandomi con un dito, mi farebbe volare a terra.
“ Giusto, non ci avevo pensato.”
Non riesco proprio a capirla.Perché vuole ricordarmi la differenza fondamentale, tra un fidanzato e uno stupido accompagnatore? Sta distruggendo ogni mio possibile sogno, frantumandolo dal esterno.
Faccio un tentativo, per chiederle pietà:“ Lavinia; in questo momento, sto bene dove sono. Perché vuoi farmi parlare di cose tristi? ”
Obietta subito:“ Roberto; tu sei triste per un altro motivo, non perché stiamo parlando.”
Alzo gli occhi, senza spostare la guancia dalla sua tetta:“ E quale? ”
Mi risponde:“ Ci devi arrivare da solo, o con l’aiuto di Oceano.”
Questa frase mi irrita immediatamente.
Non tanto per Oceano in sé, ma perché sento che lei continua a riportarmi verso qualcuno, che nella mia testa rappresenta tutto quello che io non sono.
Però non voglio discutere, ho troppa paura che basti solamente una parola sbagliata, perché mi faccia allontanare la guancia dalla sua tetta.
Così resto zitto.
Lavinia riprende:“ Roberto, posso farti una domanda? ”
“ Certo.”
“ Non può succedere, perché è impossibile. Tu sei uno che capisce tutto, quindi non ti contraddico. Se le commesse del negozio di intimo si sbagliassero? ”
Fa una piccola pausa.
“ Non possono mica sindacare i gusti di una cliente, non credi? ”
Resto in silenzio.
Non so perché vuole parlare del mondo al contrario. Perché vuole distruggere la mia possibilità di sognare, che è l’unica cosa che mi permette di apparire meno infelice, di quanto realmente sono?
“ Stiamo ragionando sul assurdo,” continua lei. “ Hai detto che non è possibile, e tu sai come va il mondo. Del resto hai azzeccato, che io sono rimasta stregata da Bruno e dalla sua macchina.”
La frase mi colpisce.
Sento una specie di vittoria amara. Come se finalmente avesse confermato la mia teoria.
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