tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 78 )
17.06.2026 |
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"La mia compagna di università è riuscita a scardinare le mie difese, senza neanche impegnarsi troppo..."
Gaia rimane in piedi per qualche secondo, indecisa.Il suo atteggiamento tradisce un conflitto interno.Almeno così mi sembra. Da una parte vuole mantenere il controllo della situazione, dal altra ha la percezione di vedermi diverso.
La mia freddezza non è dovuta a gelosia, o ad una scenata.E’ semplicemente distacco.Probabilmente sto leggendo male la situazione, però mi sembra meno spavalda di prima.
Alla fine decide di venirsi a sedere accanto a me. Lo fa lentamente, trascinando appena la sedia sul pavimento, quasi volesse evitare di rompere l’equilibrio fragile che si è creato tra noi. Per un istante sento il suo profumo arrivarmi addosso, prima ancora della sua voce. È vicina, ma percepisco comunque una distanza enorme tra noi due. Una distanza che non dipende dai metri, ma da tutto quello che è successo durante la serata.
“ Francesco; siamo rimasti noi due. Spero che tu non ti sia arrabbiato per come ho risposto a tuo padre.Anche tu non sei stato tenero con il mio.”
Scuoto la testa, in silenzio. Non voglio apparire quello arrabbiato, ma desidero che sia lei a condurre il discorso.
Ottengo il risultato voluto.
Infatti è lei, a continuare a parlare:“ Perché hai voluto coinvolgere i nostri genitori? Alla fine si sono sciolti entrambi, come neve al sole. Non siamo più bambini. Se c'è un problema, lo risolviamo assieme, senza che tu chiami la cavalleria.”
Nelle sue parole emerge un bisogno preciso: riportare la questione su un piano esclusivamente nostro. L’intervento dei genitori ha prodotto effetti che non è riuscita a controllare. Probabilmente questo l’ha infastidita, più di quanto voglia ammettere.
Non la guardo, non voglio che cerchi nuovamente di leggermi dentro. Però non mi sottraggo dal risponderle:“ Probabilmente hai ragione; ho sbagliato. Non li convolgerò più, perché sono entrati troppo a gamba tesa.”
La mia compagna di università fa un’analisi maggiormente spietata:“ Francesco; tu hai tentato di manipolare entrambi, e ci sei riuscito. Li hai messi entrambi contro di me, stravolgendo la realtà dei fatti.”
Mi giro a guardarla, incredulo. Ma è seria?
Quando penso che la mia compagna di università abbia raggiunto il limite, riesce sempre a spostarlo più in là.
Non voglio entrare in polemica con lei, ma sento il bisogno di riportare il discorso su qualcosa di concreto. Dopo tutta la confusione della serata, almeno un punto mi sembra chiaro:"Gaia; il discorso di mio padre era giusto."
Lei non si scompone.Rimane seduta accanto a me, con le gambe accavallate e la schiena leggermente inclinata verso il tavolo. Esteriormente appare tranquilla, quasi impermeabile alla tensione che continua a circolare tra noi. È una calma che conosco bene: non indica necessariamente serenità, ma piuttosto la volontà di non concedere al interlocutore, alcun vantaggio emotivo.
"C’è un problema però; Francesco. Anche il mio non era sbagliato."
La guardo attentamente.Cerco di capire se stia parlando seriamente, oppure se stia continuando a difendere la propria posizione, per principio. In Gaia esiste spesso questa ambiguità: distinguere ciò che pensa davvero, da ciò che sostiene per non arretrare; diventa quasi impossibile.
Nel frattempo, però, mi accorgo di un’altra cosa.
Nonostante tutto quello che è successo, continuo a osservare ogni suo gesto. È una contraddizione che mi infastidisce. Razionalmente dovrei essere distante, emotivamente continuo a restare coinvolto.
Mi sono accorto di quelle gambe accavallate. Come avrei potuto non accorgermene? Sicuramente non l’ha fatto per mettere in mostra le cosce davanti a me, purtroppo i miei occhi sono andati a cercare quelle cosce, più volte.Ripenso, ancora una volta, alle parole di mio padre. Il barista le ha tolto le scarpe, e Gaia si è lasciata accarezzare i piedi e i polpacci. Se lui avesse voluto, lei si sarebbe anche lasciata accarezzare le cosce.Probabilmente anche davanti a noi.Non devo pensarci, sembro mio padre. Più ci penso, più faccio il gioco della mia compagna di università.
Provo a smettere di pensare a quelle cosce, ma mi vengono in mente gli avvenimenti della serata e le reazioni che hanno provocato in me.
Forse è proprio questo il problema.
Mentre io cerco continuamente di attribuire un significato definitivo alle sue azioni, Gaia sembra vivere tutto in modo molto più aperto e fluido. Dove io vedo scelte, lei vede possibilità. Dove io cerco conferme, lei lascia spazio al ambiguità.
Le sue stesse parole del pomeriggio tornano a riaffacciarsi nella mia mente.
Aveva parlato di sintonia, di attrazione, di sensazioni che non possono essere imposte o costruite razionalmente.
Ed è proprio questo pensiero che mi costringe a fermarmi.
Più provo ad analizzare la situazione, più mi rendo conto che sto entrando nuovamente nello stesso meccanismo mentale, che mi ha accompagnato per tutta la serata: confrontare, interpretare, immaginare scenari alternativi.
È un terreno pericoloso.
Ogni volta che provo a trovare una spiegazione definitiva, finisco per allontanarmi dalla realtà e avvicinarmi alle mie paure.
Così rimango in silenzio.
Non sento l’urgenza di ribattere immediatamente.
Osservo Gaia seduta accanto a me e mi accorgo che anche lei, nonostante la sicurezza che continua a mostrare, sembra aspettare qualcosa.
Forse una reazione.
Forse una contestazione.
Forse semplicemente la conferma che il dialogo tra noi non è ancora terminato.
Proprio in questa attesa reciproca, fatta più di silenzi che di parole, sembra concentrarsi tutto ciò che resta irrisolto tra noi.
La tentazione di lasciarmi trascinare dalle emozioni è forte, ma sento che sarebbe un errore. Devo cercare di restare lucido.E protrarre il silenzio ancora a lungo, sarebbe un sintomo di eccessiva insicurezza.
E così torno a parlare:"Gaia; non credo che tu sia rimasta per discutere con me. Non voglio rovinarti la serata. La tua osservazione l’ho recepita. Non li coinvolgerò più.”
Senza abbassare lo sguardo, mi fa presente:” Francesco; non è un problema di rovinare o meno la serata. Questa sera li hai chiamati, facendo di testa tua. Me l’hai già rovinata, non te ne sei accorto? Ho litigato con mio padre, per colpa tua. Per lui, il discorso non è sicuramente chiuso. A casa poi, lo dovrò sentire io. Magari tuo padre non ti dirà nulla, ma io sono una ragazza; è diverso. Mio padre mi farà una sceneggiata che non ti immagini. O forse sì, visto che me l’ha già fatta nel locale.”
Mentre parla, emerge una componente insolita della sua rabbia. Non sembra infastidita soltanto per quanto è accaduto nel locale. Dietro le sue parole si percepisce anche la preoccupazione per le conseguenze future.Gaia appare meno concentrata sul presente e più sulle ripercussioni delle proprie scelte.
” Non li ho chiamati per metterti in difficoltà; altrimenti non l’avrei fatto.”
Inizia a gesticolare in maniera scomposta, per aumentare la tensione emotiva.
” E allora, per che motivo, li hai chiamati? Volevi chiedermi di sposarti? “
:” Assolutamente no, non per quel motivo.”
” Guarda che ero ironica. Come potresti chiedermi di sposarti? Mi vuoi dire per quale motivo li hai chiamati?”
Non voglio continuare il discorso. Si andrebbe sicuramente su un terreno impervio, e non sono ancora pronto.
Quando si vuole scalare una montagna, bisogna avere l’attrezzatura giusta, e io ne sono sprovvisto.
” Scusami, ma preferisco vedere la partita. Ne parliamo in un’altra occasione. Magari domani, quando usciamo assieme.”
La mia risposta provoca una forte irritazione nella mia interlocutrice. Infatti batte il pugno sul tavolo, per rimarcare la sua totale contrarietà.
E non si sottrae dal sottolinearlo anche con le parole:” Domani non esco con te. Hai combinato un casino e vuoi che esca con te? Scordatelo proprio.”
Più che una semplice risposta, sembra una riaffermazione di controllo. In questo momento ho la sensazione che il tema dell’uscita sia diventato secondario. Ciò che conta davvero è stabilire chi stia decidendo le regole della conversazione.
La guardo decisamente perplesso:” Prima ci siamo accordati così.”
La mia sorpresa suscita in lei una risata.Ancora una volta sono caduto in una sua trappola.Eppure usa sempre la stessa tattica, ma non riesco ad evitarle.L’illusione mi offusca la lucidità e la razionalità.
” Francesco; sei il mio migliore amico. Se cambio idea su un’uscita, sorridi; non mi tieni la faccia da morto vivente. Cosa te ne frega, se usciamo o meno? Non sei uno di quelli che vuole fare l’amico oppressivo,sfigato,invadente; giusto?. Se sei così, la porta del locale è quella.”
Questa volta non posso fargliela passare liscia. Mi ha dato l’occasione per contrattaccare e devo sfruttarla:” La porta del locale l’avevo già oltrepassata, e da solo. Ora sei qui con me, ma non ti ho chiesto di rimanere.”
Ancora una reazione molto impulsiva. Un altro pugno sul tavolo, segno che ho fatto centro.
” Questo è un locale pubblico, tu non mi puoi mandare via. Qui comanda Massimo. Sei fortunato se non ti manda via lui.”
A questo punto sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non è rabbia. Non è nemmeno delusione. È piuttosto una forma di esaurimento emotivo. Continuare questa discussione mi sembra inutile.
Basta, non ce la faccio più.
Mi alzo e raggiungo un’altra zona del locale. C’è un tavolo vuoto e mi siedo lì. Da una certa prospettiva Gaia ha ragione: la sua serata è stata rovinata. Tuttavia continuo a sapere che non era quella la mia intenzione.
Cerco di mettere ordine nei pensieri, ma non ci riesco.
La sensazione più forte è un’altra: quella di essermi lasciato trascinare troppo a lungo in una dinamica che mi sta consumando. Continuo a giudicarmi con severità, come se ogni mia reazione fosse sbagliata. Eppure non riesco a trovare un modo diverso di comportarmi.
Non faccio in tempo a sedermi che Gaia mi raggiunge.
“ No, Francesco; non funziona così. La cosa deve essere chiarita. Ormai la serata me l’hai rovinata, però non voglio ulteriori mugugni, lamentele o sorprese. Pretendo chiarezza e sincerità da parte tua.”
La guardo e annuisco:” Va bene, Gaia.”
La mia compagna di università replica:” Se sei un ragazzo coerente, tieni la posizione decisa fuori dal locale. Ne abbiamo parlato, ti ho ascoltato, e hai deciso che vuoi vedere la partita. A me non interessa guardarla, e dunque preferisco parlare con Massimo, al bancone.Mi confermi che sei d’accordo? Non ho voglia di altri interventi da estranei o paranoie.Dopo.”
Dietro quelle parole percepisco un bisogno molto preciso: ottenere una conferma definitiva. Gaia sembra voler eliminare qualsiasi ambiguità residua, prima di prendere una decisione. Come se avesse bisogno di assicurarsi che non ci saranno ulteriori ostacoli o interpretazioni successive.
”Gaia; si, voglio essere coerente. Ne abbiamo parlato e mi ricordo cosa ci siamo detti.”
Smetto di parlare e torno a guardare la partita. La mia compagna di università è stata molto schietta,e non posso fare finta di nulla. Di fronte a una tale chiarezza, non posso che esimermi dal fare quello per cui sono rimasto.Girarmi verso il televisore e guardare la partita.
Gaia si accorge subito di questo mio mettere fine al confronto e mi chiede:” Cosa c'e', Francesco?"
Come fa a pormi una simile domanda?Ho esaudito il suo desiderio.Essere coerente. La coerenza richiede che io mi faccia gli affari miei.Comunque non voglio sembrare quello offeso e così, senza guardarla,le rispondo:” Niente; sto guardando la partita, ma ti ascolto.”
” No, Francesco; non sono stupida. C’e’ qualcosa che vuoi dire, ma non trovi il coraggio. Avanti, dilla.”
Continuo a non guardarla.Una domanda gliela vorrei fare, ma mi farei del male da solo.Temo che lei sospetti cosa voglia chiederle, ma l’incertezza sembra infastidirla.
Decide così di utilizzare la solita tattica femminile scorretta: la dolcezza.
Gaia appoggia una mano sulla mia:Sento il contatto delle sue dita, sul dorso della mia mano. E’ un contatto leggero. Poi la sua mano si adagia completamente sulla mia.
” Francesco; fidati di me. Parla pure; non avere paura. Puoi confidarti con me.Non voglio giudicarti.”
Non mi fido di lei, soprattutto dopo questo gesto illusorio. Il suo scopo è mettermi a mio agio, per farmi aprire. Rischio veramente di capitolare.
La mia compagna di università si accorge del mio tentennare, e decide di essere ancora più convincente. Avvicina il naso ad una mia guancia. La punta del suo naso sfiora la mia pelle, spostandosi per tutta l’area. Intanto la sua mano si sposta, scivolando al indietro verso il mio polso.
“ Hai un buon profumo; Francesco. Mi piace.”
Questa frase mi conferma quanto sia bugiarda. Ho preso una boccetta in un supermercato,e non può fare questo effetto su una ragazza. Anche se non mi fossi spruzzato il profumo, quelle parole sarebbero uscite comunque. Lei vuole che io abbassi le mie difese.
Improvvisamente un dito dell’altra sua mano si appoggia al angolo superiore delle mie labbra.Inizia a muoverlo lentamente,seguendo il contorno delle mie labbra.
“ E’ come se ti passassi il rossetto; Francesco. Voi maschi non lo mettete, però noi questo gesto lo facciamo spesso. Anche se credo che vorresti essere tu a farlo in un altro modo.”
Mi giro subito a guardarla. I miei occhi si scontrano virtualmente con lei.Non ho la forza di pronunciare alcuna parola.Sicuramente devo aver frainteso. La colpa è di mio padre: con tutti i suoi discorsi, mi ha contagiato con la sua fantasia e irrazionalità.”
Con aria innocente, mi domanda:” Cosa c‘è; Francesco?”
Non riesco a non chiederle:” Cosa significa l’ultima frase?”
Con un dito torna a giocare con le mie labbra:” Ho detto tante cose, non so a quale ti riferisci.”
Ha capito benissimo, solamente che mi sta prendendo in giro.Vuole farmi cedere. Vuole farmi capitolare.Devo ammettere che c’è riuscita benissimo. E’ riuscita ad aprire una breccia tra le mie difese.
Torno a guardare la partita e, senza guardarla,le chiedo:"Andrai nel retro?"
Subito la mia compagna di università ritrae il dito dalle mie labbra. Sembra pensarci un attimo e poi decide di allontanare l’ altra mano dalla mia. Quasi a cercare un distacco totale,prima di rispondermi.Come avevo già intuito, la sua era solamente una mossa per farmi aprire.Gaia è riuscita nel proprio intento.Purtroppo le ragazze sono maestre in queste cose.
Sospira lentamente.Sembra davvero riflettere, prima di parlare. Nonostante non la guardi,sento i suoi occhi su di me.
"E’ una domanda che non mi aspettavo.E’ una cosa che non ti dovrebbe interessare.Però ho promesso di risponderti, e lo farò. Non voglio tornare a discutere. Ti rispondo molto semplicemente:non lo so."
Questa risposta mi colpisce più di un sì o di un no. Dentro quel “non lo so”, c’è tutta la sua natura impulsiva. Gaia vive di emozioni immediate. Non decide in anticipo chi essere. Si lascia trascinare dalle sensazioni, dagli stimoli, dal momento. È questo che la rende affascinante e, allo stesso tempo, ingestibile.
Mi sembra comunque strano che non immaginasse la mia domanda, legata ai miei tormenti interiori.Ormai mi sono aperto, e rinchiudermi in me stesso non servirebbe a nulla. La mia compagna di università è riuscita a scardinare le mie difese, senza neanche impegnarsi troppo.
Non posso sottrarmi dal ovvia domanda:"Mi vuoi spiegare?"
Lei inclina appena la testa, quasi a cercare una posizione più congeniale per rispondermi. O forse, più semplicemente,per mettere in scena una maggiore teatralità.
"Francesco; lo sai che non dovrei spiegarti nulla.Posso fare uno strappo alla regola, ma dipende da una cosa. Me lo chiedi come il mio migliore amico, o come ragazzo innamorato e geloso?"
La guardo per qualche secondo, poi capisco che è inutile nascondermi. La mia compagna di università ha ben presente come stanno le cose. Ho perso, e il mio destino è nelle mani della regina.
Accettando la resa, le chiedo semplicemente:"Cambia qualcosa?"
Mi risponde immediatamente:"Cambia tutto. Se me lo chiede il mio stupido migliore amico, posso anche dirgli di farsi gli affari propri, e posso lasciare decidere alla parte più trasgressiva di me. Se me lo chiede il ragazzo innamorato e geloso, potrò valutare se rispondergli, facendo tutta una serie di valutazioni,ovviamente "
La sua sincerità è quasi brutale. Gaia non sta cercando di rassicurarmi. Sta dicendo esattamente come funziona la sua testa. Per lei il concetto di libertà è fondamentale. Più qualcuno prova a limitarla, più sente il bisogno di ribellarsi. Se invece si sente libera, allora valuta spontaneamente i limiti.
Obietto:"Ma tu hai sempre detto, che puoi fare quello che vuoi."
Annuisce lentamente.
"È vero, e il fatto, che tu te lo ricordi sempre, lo apprezzo molto. Però, se me lo chiedi come ragazzo geloso e innamorato, rispetterò quanto detto, avendoti messo degli step.. Se me lo chiedi come il mio stupido migliore amico, allora no.I migliori amici sono stupidi per natura, e dunque si possono prendere in giro, quanto si vuole."
Obietto:” Scopro che hai una grande considerazione di me; Gaia.”
Rimane comunque una frase buttata li, a caso. Ero già a conoscenza della scarsa considerazione di Gaia verso di me. Ho cercato di salvare la faccia? No, ho cercato solamente di farle comprendere che sono fatto di carne, e non di metallo. Le sue parole hanno un profondo impatto su di me.Purtroppo un impatto totalmente negativo.
Intanto mi spiega:” Francesco; non fare il finto tonto. Sai bene, come funziona. Se una ragazza ti sceglie come il suo migliore amico, vuol dire che non le piaci. Altrimenti ti sceglierebbe per altro, non credi? Del migliore amico ci piace il carattere, e basta. Lui crede che sia un vanto essere il migliore amico di una ragazza, ma è solamente una mera illusione. Il migliore amico è l’eterno fallito. Che poi non e’ una scelta la sua, è una conseguenza del no della ragazza. Tutte le belle parole sono solamente delle grandi stupidate.Gli apprezzamenti sono prese in giro. E’ volere, ma non potere. Dunque è un accontentarsi. Vuoi dirmi che non lo sapevi; Francesco?”
Le rispondo:” Ne ero già perfettamente consapevole; Gaia.”
Annuisce:” Tu e Valentina eravate l’esempio vivente.”
Sospiro profondamente. Devo cercare di rimanere calmo. Sento che, se continuo a lasciarmi trascinare dalle provocazioni e dalle interpretazioni, finirò per perdere completamente il controllo della conversazione. L’unico modo per restare lucido è riportare il discorso sul punto da cui tutto era partito.
“ Gaia; non mi interessa questo discorso. Voglio sapere, se il barista è uno step."
Sul suo viso compare un mezzo sorriso:” Dunque non sei più il mio stupido migliore amico?”
Nella sua espressione c’è qualcosa di divertito. Gaia sembra percepire immediatamente il cambio di prospettiva. Per lei le parole non sono mai soltanto parole: sono etichette, ruoli, posizioni al interno di una dinamica che osserva con attenzione quasi scientifica.
Replico:” Rimango uno stupido ragazzo innamorato e geloso. E tu lo sai benissimo.”
“Francesco; concordo con tutti i tre aggettivi, da te usati. Stupido, innamorato, geloso.E comunque,lo dovrai scoprire da solo."
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