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E' un mondo difficile ( capitolo 80 )


di chiara94
22.06.2026    |    289    |    92 6.3
"” Questa volta dice a Serena:” Ma ti rendi conto, che non posso andare da Massimo, per colpa sua?” Serena obietta:” Vai pure, resto io, con lui..."
Entro in bagno.
C'è un continuo via vai di persone. La porta si apre e si chiude senza sosta, mentre qualcuno si sistema davanti allo specchio, e altri escono in fretta. Io, però, riesco a percepire a malapena, ciò che mi circonda. Ho un solo bisogno: sciacquarmi la faccia.
Raccolgo l'acqua con entrambe le mani e me la getto sul viso.
Il freddo mi attraversa come uno schiaffo.
Non sto sognando.
Sono sveglio e, tutto quello che sta succedendo, è reale.

Rimango con le mani appoggiate al lavandino, il respiro ancora pesante. Davanti allo specchio cerco di ricostruire ciò che è accaduto, quasi volessi convincermi che esista un dettaglio che mi è sfuggito, qualcosa capace di cambiare il significato dell'intera serata.
Non sono ancora stato sconfitto.Almeno non ufficialmente.
La mia mente torna all'arena. La regina mi concede una pausa. Gli schiavi, dopo aver combattuto, hanno diritto a riposare qualche minuto. Non perché la sovrana provi pietà. Al contrario. Vuole soltanto prolungare lo spettacolo. Uno schiavo esausto combatte peggio, e diverte meno.
È la solita metafora crudele, ma descrive perfettamente il mio stato d'animo. Ho la sensazione che il destino mi abbia semplicemente concesso qualche minuto per riprendere fiato, prima del colpo definitivo.

Cerco allora di obbligarmi a ragionare.
Quello che sto vivendo, per quanto doloroso, è una situazione normale.
Mi piace una ragazza.Lei non ricambia i miei sentimenti.Le piace un altro.Il dolore non rende, automaticamente, ingiusta una situazione.
Ripenso al discorso degli step. Per qualche secondo mi viene spontaneo pensare, che Gaia mi abbia preso in giro fin dall'inizio. Poi la parte razionale prende lentamente il sopravvento.
No.Devo essere obiettivo.
Quando era iniziato questo gioco, Massimo ancora non esisteva nella sua vita.
Lo ha conosciuto soltanto dopo,e questo ha cambiato tutto.
Perfino se fosse già stata la mia ragazza, avrebbe comunque potuto incontrare qualcuno, capace di farle battere il cuore, più di me. Nessuno può impedire a una persona, di provare un sentimento diverso.

Devo accettare l'evidenza.
Per un periodo Gaia sembrava avvicinarsi a me.
Poi è arrivato Massimo.
E, nel momento in cui compare lui, la sua attenzione si sposta immediatamente verso di lui.
Non è qualcosa che posso controllare.
Potrei implorarla.Potrei supplicarla.Potrei perfino umiliarmi.
Cosa otterrei? Nulla, o forse riuscire soltanto a rallentare, ciò che è già iniziato.
Il finale rimarrebbe identico.
Gaia ha fatto una scelta.
E la dignità, in un momento come questo, rappresenta l'unica cosa, che posso ancora decidere di non perdere.
Esiste un predestinato.
E, quel predestinato, non sono io.

Alzo lentamente lo sguardo verso lo specchio.
Mi osservo con attenzione.Non vedo un ragazzo brutto.Non vedo difetti evidenti.Semplicemente vedo qualcuno che, agli occhi della ragazza che ama, non è la scelta giusta.
Succede.Molte persone vengono rifiutate, senza una vera spiegazione.Non esiste sempre un motivo razionale.A volte semplicemente non si rientra nei gusti dell'altra persona.

Passo una mano tra i capelli.Sono completamente spettinati.
Per un attimo mi torna alla mente il contatto delle mani di Gaia.E, proprio quel ricordo, mi fa male.
Improvvisamente mi assale lo sconforto.
Forse, sotto un certo punto di vista, aveva ragione lei.
Che cosa c'è di più bello, delle coccole di una ragazza?
La domanda rimane sospesa.Poi arriva subito la risposta.
Posso davvero chiamarle coccole?
Tecnicamente sì, ma erano carezze, prive del significato, che io cercavo.Non nascevano dal desiderio, ma dall'esigenza di calmarmi.Di convincermi.Di riportarmi dalla sua parte.

La conferma è arrivata al ultimo ingresso in scena di Massimo.Nel momento in cui è comparso lui, io ho smesso immediatamente di esistere.
Davanti a lui, Gaia ha voluto perfino precisare, che mi restavano soltanto dieci minuti.Dieci minuti concessi, quasi per compassione.Il resto della serata appartiene già a lui.

Sento nuovamente gli occhi riempirsi di lacrime.
Forse sono stato uno stupido.Avrei potuto limitarmi a vivere quei momenti, senza farmi domande.Avrei potuto lasciarmi accarezzare.Avrei potuto fingere, che quelle attenzioni fossero autentiche. Avrei perfino potuto aprirle la camicetta, e poi richiudergliela. Avrei visto bene le tette di Gaia,in reggiseno.
Avrei potuto mentire a me stesso per qualche minuto, invece ho preferito difendere, ciò che considero la mia dignità.

Il risultato è, che mi ritrovo completamente solo,davanti a uno specchio.Con le lacrime, che cercano di scendere.
Stringo i denti.
Non voglio tornare di là, con il volto rigato.
Se devo perdere, almeno voglio perdere in piedi.
Devo essere forte.
Esco dal bagno.
Appena oltre la porta, incontro Serena.
È appena uscita dai bagni femminili.

Anche lei appare molto curata.
Indossa una camicetta blu aderente, leggermente aperta sul davanti, sufficiente a valorizzare il décolleté, senza risultare volgare. Mostra l'incavo dei seni, ma il colore del reggiseno rimane top secret.
Porta una gonna poco più lunga di quella di Gaia, sempre sopra il ginocchio.
Le collant color carne slanciano ulteriormente la figura, mentre un paio di stivali neri completano il suo abbigliamento.
I capelli sono raccolti in una coda ordinata.

Mi osserva soltanto un istante.
Sembra intuire immediatamente, che qualcosa non va.
"Francesco; cosa ci fai qui?"
" Storia lunga."
" Ho capito, sei venuto a spiare Gaia. Hai capito che le piace il barista, sei venuto a controllare, e lei ti ha beccato."
" Non è andata proprio così. Una serie di circostanze mi hanno portato qui."
Le mie giustificazioni non fanno presa su di lei, che non si fa scrupoli, ad affondare il colpo:" Ma hai capito, che le piace? Oggi si sono accordati, per vedersi stasera."

Resto in silenzio.
In realtà, lo sospettavo già.
Il modo in cui si è vestita.Il fatto di averla trovata direttamente al bancone.Bartolomeo che ha fatto quasi da intermediario.Il suo stupore, quando mi ha visto entrare nel locale.
Ogni elemento, preso singolarmente, potrebbe significare poco.Messi insieme, raccontano una storia fin troppo chiara.
Le parole di Serena non fanno altro che trasformare un sospetto, in una certezza.

Intanto Serena continua:” È stato praticamente un colpo di fulmine. Hanno iniziato a parlare un po' per caso, e sono passate ore.Gaia si è completamente dimenticata di te, oggi pomeriggio. Ti sei accorto, che ti abbiamo dimenticato al tavolo?”
" Lo so."
Non provo nemmeno a difendermi.
Quelle due parole contengono tutta la mia rassegnazione.
Serena aggiunge:” Non è stato lui a chiederle di uscire questa sera; ha fatto tutto lei. Gli ha detto che avrebbe voluto vederlo al lavoro, anche di sera, in presenza di più gente.Ovviamente era tutta una scusa. Voleva vederlo, perché le piace. Hai visto, come si è fatta bella per lui? Gaia vuole che lui ci provi. È proprio un figo; Massimo.”

La guardo, rimanendo in silenzio. Le sue parole mi raggiungono prima ancora, che riesca a prepararmi a sentirle.
Mi osserva con attenzione, come se il mio volto avesse già raccontato tutto quello, che provo.
“Francesco; per favore. Evita di piangere. Ho già capito dalla tua faccia,che sei morto dentro. Stasera sarà dura per te ma, da domani, ti abituerai all'idea. Hai capito cosa intendevo con una certa frase, vero? Gaia vuole che ci provi, in quel senso. Se l'è pure tutta profumata per lui.”

Resto immobile. Dentro di me si sovrappongono incredulità e amarezza.
Non riesco a capire, se Serena stia cercando di consolarmi, oppure di ferirmi ancora di più. Il riferimento a Gaia e a quel profumo, sembra pronunciato con una naturalezza quasi crudele. Opto per la secondo ipotesi. Credo che voglia buttarmi giù,definitivamente.
Il mio volto lascia intravedere tutta la delusione.

Mi domanda: “Non ci credi? Mica può farti annusare la figa. Se l'è profumata, per farla annusare a Massimo.”
Quelle parole scavano ancora più a fondo. Ogni frase sembra studiata per ricordarmi, che io sono fuori da quel mondo, mentre qualcun altro ne fa già parte.
Rimango in silenzio.
In questo momento, il silenzio è l'unica difesa che mi resta.

Insiste: “Mi spieghi cosa c'è?”
“Niente.”
La risposta è breve ma, dentro di me, c'è tutt'altro che il nulla. Sto semplicemente cercando di non lasciare uscire, quello che provo.
Serena puntualizza: “A livello di vostro rapporto, non cambierà nulla. Rimarrete amici. Il problema è che tu hai frainteso sia con me, che con lei. Noi non siamo interessate a te. Non puoi puntare a ragazze come noi. Noi vogliamo quelli ricercati.”
Ogni parola cade con la precisione di una sentenza. Non c'è rabbia nella sua voce; soltanto una sicurezza, che rende tutto ancora più doloroso. Mi sta definendo il posto, che occupo nella loro vita.

Le rispondo: “Ho capito.”
La mia voce è piatta. Non perché abbia davvero accettato quelle parole, ma perché non vedo alcuna utilità nel discuterle.
Mi guarda in silenzio.
Dopo una ventina di secondi, mi dice: “Francesco; io ti abbraccerei anche, ma poi mi lasceresti addosso il tuo odore. Sono tutta profumata, anche io. Vuoi avvicinare il naso al mio collo, e sentire il mio profumo?”

La proposta mi spiazza. Arriva subito dopo aver preso le distanze da me, creando una contraddizione, che mi lascia confuso. Non riesco a capire se stia giocando, provocando, oppure mettendomi alla prova.
Le rispondo nel l'unico modo possibile: “No grazie.”
Serena insiste: “Ti autorizzo.”
“E io ti dico nuovamente no.”
Per un attimo ho l'impressione di riprendere il controllo della situazione.
Rifiutare è l'unica scelta, che sento davvero mia.
Serena si avvicina a me: “Ma come ti permetti di rispondermi così? Io sono gentile, e tu fai lo stronzo?”
Il tono cambia improvvisamente. Passa dalla leggerezza al rimprovero, come se il mio rifiuto fosse un'offesa personale.

Le domando: “A proposito, e tu cosa ci fai qui?”
“Sono con un ragazzo.”
“Allora torna da lui. Buona serata.”
Vorrei soltanto allontanarmi. Restare qui significa continuare a subire un dialogo, che mi sta consumando.
Serena mi blocca il passaggio: “Francesco; sei offeso, perché non ti lascio annusarmi la figa? Domani lo dico a Gaia.”
“Diglielo. Tanto voi due vivete in un mondo tutto vostro.”
È la prima frase che esprime davvero, ciò che penso. Mi sembrano unite da una logica, che io non riesco più a seguire.
Alza la voce: “Cosa vuoi dire?”
“Nulla.”

Provo ad allontanarmi di nuovo, ma lei continua a impedirmelo.
Si mette, ancora una volta, davanti a me, e mi dice: “Aspetta, Francesco. Tu sei un ragazzo simpatico, carino, intelligente. Usciremo ancora con te, e quindi e’ normale, che io ne parlerò con lei. Vedremo cosa si potrà fare. Troveremo una soluzione; ne sono sicura.”
Quelle parole sembrano voler attenuare tutto ciò, che mi ha detto poco prima. È come se alternasse chiusure e aperture, creando una continua oscillazione emotiva, che rende impossibile capire quali siano le sue vere intenzioni.
La guardo, sempre più perplesso. Ormai conosco Serena abbastanza da sapere, che ogni frase può nascondere un secondo significato. Devo prestare attenzione ai suoi giochi di parole.

Improvvisamente si avvicina di più e appoggia entrambe le mani sul mio petto, sopra la camicia.
“Ascoltami; Francesco. Io e Gaia siamo molto riconoscenti, con chi si comporta bene con noi. Voglio proprio sottolineare: molto riconoscenti. Se tu ci tratterai bene, avrai degli indubbi vantaggi.”
Mentre parla, le sue mani si muovono lentamente sul tessuto della camicia. Il contatto è delicato, ma le sue parole trasmettono un messaggio preciso: l'affetto e l'attenzione sembrano diventare una ricompensa, da concedere solo a determinate condizioni.
Poi riprende a parlare: “Io e Gaia abbiamo un’ottima mercanzia; penso che tu te ne sia accorto. Però un ragazzo si deve comportare bene, deve essere bravo, deve ascoltarci.”
Le sue frasi assumono il tono di una promessa, accompagnata da una richiesta di obbedienza. Ogni parola sembra costruire un rapporto di potere, in cui sono loro a stabilire le regole.

Passa poi ai bottoni superiori della mia camicia, iniziando ad aprirli lentamente.
“Se si comporta bene, sarà un ragazzo fortunato. Molto fortunato. Se si comporterà male, farà uscire la parte peggiore di noi. Meglio toglierci i vestiti o fare uscire la parte peggiore di noi? Pensaci; Francesco.”
Resto immobile. Più che il gesto, è il significato delle sue parole a colpirmi. Sta costruendo un'alternativa estrema, nella quale sembra esistere solo una scelta giusta.
Le domando: “Perché parli al plurale?”
Mi sorride: “Non farmi domande stupide; Francesco. Ho usato il plurale, ed è giusto. Possono spalancarsi le porte di un mondo fantastico, oppure puoi entrare al inferno. Piacere o dolore? Cosa scegli?”
Il sorriso rimane sul suo volto, ma il contenuto delle sue frasi è ambiguo. Continua a parlare, come se lei e Gaia fossero un'unica volontà.

Intanto Serena ha sbottonato tutta la mia camicia, e le sue mani accarezzano il mio petto.
Un gruppetto di ragazzi e ragazze sta assistendo alla scena.
La presenza degli altri mi mette profondamente a disagio. Mi sento esposto, incapace di capire se stiano osservando con curiosità, divertimento, o semplice incredulità.
“Serena; ci stanno guardando.”
“Francesco; non c’e’ problema. Tu pensa solamente a comportarti bene. I ragazzi, che guardano, sono invidiosi di te; lo sai, vero?”
Non rispondo subito. Guardo quel gruppetto per un istante, poi torno a fissare Serena. Non riesco a condividere la sua sicurezza. Io percepisco soltanto un crescente imbarazzo.
Le sue mani iniziano ad accarezzare lentamente il mio addome, fermandosi al confine dei pantaloni.

Poi riprende a parlare: “Anzi, facciamo cosi'. Ora mando un messaggio a Gaia.”
Lascia la mia pancia e prende il cellulare.
Mi mostra il cellulare, dove scrive: “Gaia; sono con Francesco. Mi ha detto che vuole annusare la figa, di una di noi due.”

Leggo quelle parole e resto senza fiato. So perfettamente di non aver mai detto una cosa del genere.
Per un istante provo una sensazione di impotenza: mi ritrovo davanti a un messaggio, che attribuisce a me un desiderio, che non ho espresso;mentre Serena lo ha scritto con assoluta naturalezza, come se fosse la versione dei fatti, destinata a diventare quella ufficiale.

La mia compagna di università visualizza immediatamente il messaggio, e risponde con prontezza:“ Dove siete?”
L'amica e' altrettanto veloce nella risposta:“ Nel anticamera dei bagni.”
Gaia legge la risposta, senza aggiungere altro.
Trascorrono appena una decina di secondi, prima che raggiunga me e Serena. Il suo passo è deciso, come se sapesse perfettamente cosa aspettarsi. Si avvicina all'amica, poi posa gli occhi su di me.
Nota subito la camicia ormai completamente aperta, e sulle sue labbra compare un sorriso divertito.
"Sei già con la camicia aperta, vedo. Allora le coccole ti piacciono.”

Le rispondo:” Però non mi piace cosa mi ha detto Serena.”
” E cosa ti avrebbe detto?”
Serena interviene:” Gaia; gli ho detto, che noi siamo molto riconoscenti, con chi si comporta bene con noi."
La mia compagna di università torna a guardarmi, confermando la cosa:” Ti ha detto la verità.”
Le loro parole mi fanno capire che stanno cercando, ancora una volta, di guidare la conversazione, nella direzione che preferiscono. Ho la netta sensazione di essere trascinato dentro un gioco psicologico, nel quale ogni mia reazione viene osservata e interpretata.
Stanno cercando di manipolarmi ancora una volta, e glielo faccio notare:” Tu sei venuta in questo locale, per vederti con il barista.”

Gaia non risponde subito. Mi osserva per un istante, poi appoggia lentamente, entrambe le mani, sulla mia pancia; direttamente sulla pelle nuda, lasciata scoperta dalla camicia. Comincia ad accarezzarla con movimenti lenti e controllati, mentre Serena rimane in silenzio, ad osservare la scena.
Lo sguardo della mia compagna di università resta rivolto verso il basso. Segue con attenzione il movimento delle proprie mani, quasi fosse completamente concentrata su quel gesto. Le dita scorrono con estrema delicatezza.
Poi, senza alzare lo sguardo, mi chiede:” Francesco; preferisci le unghie o i polpastrelli?”
Le rispondo:” Preferirei che commentassi la mia affermazione.”

Serena la guarda, e Gaia alza lo sguardo verso di me:” Allora andiamo a parlarne fuori dal locale, e ne parliamo solamente io e te. Non ne parlo davanti alla mia amica.”
Obietto:” Gaia; non voglio sentire altre giustificazioni. Voglio solamente sapere, se è la verità.”
Le due ragazze si scambiano uno sguardo rapido, come se comunicassero senza bisogno di parlare. Poi la mia compagna di università torna a fissarmi.
” Inizi a comportarti bene; Francesco?”
Insisto:” Gaia; rispondimi.”

Le sue mani smettono di accarezzarmi la pancia, ma rimangono appoggiate sulla mia pelle, quasi a mantenere il controllo della situazione.
“ Francesco;mettiamola così.L’erba voglio non esiste neanche nel giardino del re.Però, se mi supplicassi, se mi implorassi,” smettendo di parlare, ed iniziando a ridere.
Cerca di trattenere la risata. Deglutisce, nel tentativo di recuperare un minimo di contegno, ma il divertimento continua ad affiorare.
Poi riprende a parlare:” Scusami;è che una richiesta un po' strana, fatta per messaggio, e per interposta persona. Non hai avuto neanche il coraggio di farmela, guardandomi negli occhi; quindi cerca di capire la mia reazione. Mi fa un po ridere la situazione, ma non è colpa tua, se sei timido, e se non ci sai fare. La prossima volta magari consegnami un bigliettino, come si faceva alle medie.”
Serena scoppia a ridere, e Gaia la segue.
Poi Serena aggiunge:” Gaia; secondo me non è neanche capace di scrivere quella parola; Francesco.”

La mia compagna di università torna a ridere e si mette le mani davanti la faccia, per poi iniziare a gesticolare; mimando con il viso, l’espressione di una persona stupita:” Ma come, sono solamente quattro lettere.”
Serena torna a guardarmi, ridendo:” Francesco; pronuncia quella parola.”
Le chiedo:” Quale parola?”
La mia compagna di università e l’amica scoppiano a ridere di nuovo.
Serena replica:” Francesco; certo che continueremo ad uscire con te; sei troppo simpatico.”
Avverto le dita di Gaia afferrarmi delicatamente le guance.
Gaia mi tira le guance, non smettendo di ridere:” Il mio stupido ragazzo innamorato e geloso.”

L’amica le chiede, con espressione seria:” E’ diventato il tuo ragazzo?”
Gaia la guarda stupita, smettendo di ridere:” Ma no, l’ho detto così. Con il pronome possessivo, intendevo che fa quello che voglio.”
Serena torna a sorridere:” Mi sembrava strano. Avevo capito male, scusami.”

Poi la mia compagna di università torna a guardare me, sempre ridendo:” Francesco; ti prego, pronuncia quella parola.”
Insisto:” Quale parola?”
Le due ragazze aumentano l’intensità delle risate.
Gaia torna a parlare, tra le risate:” Francesco; sono costretta a dirti di no.Sei ancora troppo ingenuo e troppo bambino.Certi argomenti li affronteremo di nuovo, tra qualche anno. Se ti dicessi sì, avresti un trauma a causa mia, ed io non voglio.Certi argomenti devi lasciarli ad altri ragazzi, tu non puoi.Però non ti preoccupare; rimarrai il mio preferito, per le uscite.”
Serena interviene:”Mi dispiace Francesco; ci abbiamo provato, ma ti ha detto di no.Però io sono stata corretta. Ho provato ad aiutarti, ma Gaia ha ragione. Fra qualche anno ne riparliamo.”

Poi guarda l’amica:” Gaia; gli lasci la porta aperta, fra qualche anno?”
La mia compagna di università scoppia a ridere.
Sul subito Serena sembra perplessa, poi sorride e scoppia a ridere anche a lei.
Gaia le risponde:” Mica si può richiudere.”
L’amica aumenta l’intensità delle risate.

L'atmosfera intorno a noi cambia lentamente.
Mi accorgo che molte persone hanno smesso di parlare, per osservare quello che sta succedendo. Gli sguardi sono rivolti verso di noi e il brusio sembra attenuarsi.
Questa volta replico:” Vi stanno guardando tutte le persone, qui attorno. Non state facendo una bella figura.”

Serena e Gaia si girano a guardare gli altri ragazzi e ragazze, che stanno osservando la scena.
La mia compagna di università li minaccia:” Fatevi gli affari vostri, o vi faccio sbattere fuori dal locale. Sono un’amica molto intima del capo.”
Serena aggiunge:" Lei è la figlia di un poliziotto.Se non volete passare dei guai, fatevi gli affari vostri."

Nessuno del gruppetto risponde.
Per qualche istante incrocio gli sguardi di quelle persone. Nei loro occhi leggo disagio, forse persino compassione. Ho l'impressione che abbiano intuito, che sono il bersaglio di due stronze.

Provo a riportare l’attenzione su di me:” Adesso posso sapere quale è questa parola?”
Le due ragazze si guardano.
Poi Gaia si avvicina, e mi sussurra in un orecchio:” Figa.”
Pronuncia quella parola in modo molto sensuale, facendomi sentire il suo respiro.
Giro gli occhi verso di lei.
Lei non si sposta, rimanendo molto vicina a me.
Per un attimo tutto il resto sembra scomparire. Le persone attorno, Serena, il rumore del locale: ogni cosa passa in secondo piano. Rimaniamo soltanto noi due, separati da pochi centimetri.

Le domando:” E cosa c'entra scusa?”
Mi guarda con aria strana:” Come cosa centra? Mi hai fatta venire qui, per parlarmi della mia figa. Hai insistito per avere una risposta subito, e te l’ho data. Ti sei gia’ dimenticato; Francesco?”
Obietto:” Questa cosa se l’è inventata Serena.”
Gaia sposta gli occhi su di lei, che rimane in silenzio.
Aggiungo:” A me di annusare la tua figa profumata, non interessa niente. Lo lascio fare agli altri. Io preferisco leccarla la figa, e senza strani profumi. La preferisco naturale.”
La mia compagna di università aspetta qualche istante prima di rispondere. Sembra riflettere con attenzione sulle mie parole. Poi appoggia un polpastrello attorno al mio ombelico, e comincia a disegnare piccoli movimenti circolari.
” Il problema è che se ti ho detto di no sul annusarmela, figurati sul permetterti di leccarmela. Lo capisci; Francesco? Ho tolto la parola stupido dal mio ragazzo innamorato e geloso; non farmene pentire.”
Rimando il messaggio alla mittente:” Io parlavo in generale. Non ti ho chiesto assolutamente nulla.”
Mi guarda con aria di sfida:” Francesco; è dieci minuti, che stai insistendo per una risposta.”
Intanto il polpastrello di Gaia continua lentamente il suo percorso verso il basso, fino a fermarsi all'altezza della cintura.
“ Sono arrivata al confine, sotto non posso andare.”

Resto in silenzio a guardarla. La mia immobilità non nasce dalla rassegnazione, ma dal tentativo di capire chi ho davvero davanti. Gaia percepisce immediatamente il mio distacco. È abituata a ottenere una reazione, mentre adesso trova solamente un volto impassibile. La mancanza di partecipazione sembra infastidirla più di qualsiasi risposta.
” Sei arrabbiato con me; Francesco?”
Scuoto la testa.
Lei torna a parlarmi nell'orecchio:" Ti piacerebbe che le mie dita scendano sotto la tua cintura? In che stato sei lì sotto? Stai per saltare in aria?”
Le sue parole cercano, ancora una volta, di spostare il discorso, sul piano della provocazione. È come se volesse impedirmi di tornare sull'argomento, che davvero mi interessa.
” Preferirei che rispondessi alla mia domanda.”

Questa volta mi guarda malissimo. Nei suoi occhi compare un fastidio evidente. Reagisce istintivamente, tornando a tirarmi i capelli;ripetendo un gesto già usato in precedenza, quasi fosse un modo per riprendere il controllo della situazione.
” Ma di quale domanda parli? Si può sapere? Massimo sarà furioso, e io sono venuta a perdere tempo, sulle tue paranoie. Fammi questa domanda, così me ne vado. “
” Ti sei accordata, oggi pomeriggio, di vederti con il barista? Sei venuta qui, per incontrare lui, non me; giusto?”
La mia compagna di università lascia i miei capelli e mi dice:” Mi vuoi spiegare, cosa cambia? Il nostro rapporto non cambierà; continueremo ad uscire e, fra qualche anno, mi potrai fare nuovamente la domanda.”
Le sue parole non rispondono realmente al quesito. Spostano l'attenzione sul futuro, evitando accuratamente il presente. È una strategia, che ormai riconosco.

Obietto:” La domanda è solamente una. Qualsiasi altra domanda e' un vostro film mentale.”
Sospira, guardandomi malissimo. Per qualche istante sembra sul punto di esplodere, ma riesce a trattenersi.
” Francesco; d’ accordo. Domani esco con te, contento?”
” Gaia; ma io ti chiedo una cosa, e tu me ne dici un'altra?”
” A fine serata mi accompagni a casa e ne parliamo. Ora non è il momento, ok?”
” Ho capito, Serena mi ha detto la verità. Non serve aggiungere altro.”

Per un attimo rimane immobile. Inspira profondamente, come se stesse cercando le parole più adatte, per evitare che la situazione degeneri.
”Francesco; ne parliamo più tardi. Te lo prometto. Più tardi ti dedico tutto il tempo, che vuoi. Ora devo andare da Massimo. Mi sta aspettando. Sono passati i dieci minuti, già da un po’.”
” Allora vai; non ti sto trattenendo.”

La mia risposta sembra colpirla più del previsto. La sua pazienza si esaurisce improvvisamente, e così si mette a urlare:” Francesco; se non ti andava, bastava tornare con tuo padre, e sarei venuta con voi.”
” Secondo me saresti rimasta lo stesso.”
Gaia alza ancora più la voce:” Francesco; vuoi che ti rovini la faccia? Smettila. Prenditi la responsabilità delle tue scelte.”
Capisco che la conversazione non sta portando da nessuna parte. Continuare significherebbe soltanto alimentare un conflitto, ormai fuori controllo.
Smetto di guardarla, dicendole:” Vai pure; mi rinfresco un attimo, e torno a guardare la partita.”

Questa volta dice a Serena:” Ma ti rendi conto, che non posso andare da Massimo, per colpa sua?”
Serena obietta:” Vai pure, resto io, con lui.”
La mia compagna di università non risponde subito. Riflette qualche secondo e poi dice:” No, ormai resto con voi.”
L'amica le risponde:” Tranquilla, vai pure. Se poi Francesco non si adegua e non sta zitto, fingiamo un malore o diciamo che ci ha aggredite; e così è fregato.”
Resto immobile. Per qualche secondo faccio fatica perfino a credere, di avere sentito davvero quelle parole. Cerco nei loro volti un segno, che faccia pensare a una battuta, ma non riesco a trovarlo.

La mia compagna di università obietta:” Non possiamo più. Mio padre l'ha preso in simpatia. Ormai è dalla sua parte.”
Serena replica:” Che peccato. Magari avremmo conosciuto qualche medico figo, in ospedale. E poi avevo voglia di fare un giro in ambulanza."
La mia compagna di università le sorride:” Ormai siamo famose, con tutti i giri fatti.”
L’amica scoppia a ridere.

Poi si ferma , come se gli fosse venuta un’idea:” Ma se diciamo a,” smettendo di parlare.
Gaia le chiede:” che ci ha aggredite?”
Serena annuisce.
La mia compagna di università le risponde:” Meglio di no, quello è pazzo. Poi non ce lo togliamo più dai piedi.”
” Comunque ogni tanto dobbiamo farci sentire. Altrimenti poi,” e si ferma.
Gaia concorda:” Qualche annusata di figa ogni tanto,” mettendosi a ridere.
Serena la segue.
Le due sembrano perfettamente sincronizzate. Si completano a vicenda, come se condividessero lo stesso linguaggio e lo stesso modo di interpretare ogni situazione. Una inizia una frase, l'altra la conclude. Una ride, l'altra la segue immediatamente.

Poi la mia compagna di classe torna a guardarmi, in rigoroso silenzio.
Serena aggiunge:” Vai pure; gli faccio compagnia io, e gli faccio prendere un po 'd'aria, fuori. Piangerà un po’, poi si calmerà. “
Gaia non è nuovamente d’ accordo:” Ormai resto con voi.”
Serena sbuffa:” Francesco ha rovinato la serata a entrambe.”
La mia compagna di università esclama:” E' il nostro incubo.”
Le loro parole mi fanno capire che, ai loro occhi, il problema non è quello che è successo, ma il semplice fatto, che io continui a fare domande e a cercare risposte.

Intervengo:” Andate pure, me la cavo da solo.”
Gaia torna ad urlare:” Devo stare con te; Francesco. Non ci credo; sei riuscito a fregarmi.”
Il suo tono è esasperato.
Sembra vivere questa situazione, come una perdita di controllo. L'idea di non poter seguire i propri programmi, la innervosisce sempre di più;mentre io continuo a riportare il discorso, sul punto da cui tutto è iniziato.
” Ti ho solamente chiesto, se ti eri già accordata con Massimo, nel pomeriggio.Non ti ho detto, di non raggiungerlo.”
La mia compagna di università riprende ad alzare la voce:” Dimmi cosa ti cambia. Avrai le tue uscite; non cambierà nulla, tra noi due. Dopo mi accompagni tu, a casa. Domattina faccio colazione con te, al bar. Cosa altro vuoi? Parla.”
Le sue parole continuano ad offrirmi compensazioni, promesse e prospettive future; evitando però l'unica risposta, che sto cercando.
” Mi piacerebbe solamente che rispondessi alla mia domanda.”

Lo sguardo della mia compagna di università si fa ancora più cupo. La tensione si riflette sul suo volto e, invece di rispondere, sceglie ancora una volta la strada della provocazione.
” Francesco; le unghie di una ragazza sono come artigli. Non te le consiglio sulla faccia. Non sarebbero come carezze. Prima, quando ti ho fatto sentire le unghie, erano carezze. In faccia, sarebbe tutta un’altra cosa. Vuoi il tuo bel visino rovinato?”
Serena esclama:” Diventereste la bella e la bestia.”
Gaia scoppia a ridere.
Io non riesco a condividere quel divertimento. Per me non c'è nulla di comico, in quello che sta succedendo.

Poi la mia compagna di università torna a guardarmi:” Francesco; allora?”
” Non ho niente da dirti. Puoi fare quello che vuoi.”
Per qualche istante rimane a fissarmi.
Poi sembra prendere una decisione improvvisa, rivolgendosi a Serena:” Per favore; vai a dire a Massimo, che non posso raggiungerlo.Digli che Francesco non mi lascia venire.”

Serena si avvicina a Gaia e le dice qualcosa nel orecchio.
Osservo la scena, senza riuscire a sentire una sola parola.
Sul volto della mia compagna di università compare inizialmente un'espressione sorpresa, poi diffidente. Serena continua a parlarle sottovoce, con insistenza. Lentamente quella diffidenza lascia spazio a un sorriso, poi entrambe iniziano a ridere.
Alla fine Gaia annuisce, come se fosse stata convinta di qualcosa.

Si volta verso di me e mi dice:” Francesco; ti va se facciamo un gioco? “
La guardo in silenzio.
Lei continua:” Vado a farmi dare una bottiglia di qualcosa di forte. Chiedo a Massimo. Tipo rum, whisky, vodka. Ogni bicchierino bevuto, vinci un premio.”
Le sue parole aumentano la mia diffidenza. Non so quale sia il vero obiettivo di questa proposta.
Il fatto che abbiano parlato sottovoce, escludendomi dalla conversazione, rafforza la sensazione, che stiano preparando qualcosa.
Non prevedo nulla di buono.

” Non mi sembra il caso di fare questo gioco. Voi dovete tornare dai vostri ragazzi.”
La mia compagna di università mi guarda male:” Francesco; ormai resto con te. E non ho voglia di vedere la partita. “
” Non voglio comunque giocare.”
Serena interviene:” Francesco; ci sono i premi. E pure belli. Ci hai guardate bene ?”
Rimango in silenzio. Continuo ad avere la sensazione che, dietro quelle parole, ci sia un secondo fine, che non conosco.

Gaia riporta le mani, sulla mia pancia nuda:”Francesco; non sai che premi chiedere? Puoi chiedere consiglio a Massimo. Lui giocherebbe molto volentieri, lo sai?”
Serena interviene:” Immagino che premi ti chiederebbe; Gaia.”
La mia compagna di università, ridendo, la guarda:” Di preparargli un panino?”
Anche Serena scoppia a ridere.

Intervengo:” Torno di là, a vedere la partita.”
Gaia mi guarda:” Francesco; un attimo. Tu hai capito, cosa ti ho proposto?”
L’ amica si allontana.
Le rispondo:” Non è un gioco da fare, con un ragazzo innamorato e geloso.”
” E con chi, allora? Con Massimo?”
Non le rispondo neanche. Preferisco interrompere questa conversazione, piuttosto che alimentarla ulteriormente.

Intanto torna Serena, con un bicchiere in mano.
Si rivolge a me:” Francesco; bevi questo intruglio e vinci il primo premio.”
Guardo Gaia, completamente spiazzato. Mi domando se faccia sul serio. Continuo a chiedermi cosa ci sia dentro quel bicchiere, e perché insistano tanto, affinché lo beva.
La mia compagna di università precisa:” Guarda che manterrò.”
Poi prende il bicchiere dalla mano dell’ amica, e lo avvicina alle mie labbra.
” Francesco; tutto d'un fiato. Fai l'uomo, non il bambino.”
La pressione psicologica si fa intensa. Le sue parole sembrano studiate, per mettermi nella condizione di dimostrare qualcosa; trasformando un semplice rifiuto, in un'apparente prova di debolezza.

La guardo. Una lacrima mi scende sulla guancia.
La mia compagna di università si infastidisce:” Sei sempre a piangere; Francesco. Dai, bevi.”
Resto immobile.
Lei non vuole saperne di demordere:” Dai, bevi.”
Alla fine inclino lentamente la testa all'indietro. Non oppongo più resistenza,così lei può versare il contenuto del bicchiere.
Me lo versa poco alla volta, ma me lo versa tutto.
Il liquido ha un sapore estremamente forte e sgradevole. Mi brucia la gola, mentre lo mando giù; lasciandomi una sensazione intensa, che faccio fatica a sopportare.

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