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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap8#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
15.06.2026    |    1.917    |    3 7.0
"Quando sbircio in su, vedo i suoi occhi chiudersi, la fronte che si contrae, poi la sento gridare, e la mia bocca si riempie di squirting: caldo, dolce, salato, tutto insieme..."
Capitolo 8 – Natale perverso – L’asta di Capodanno Parte 3 di 6

---DANIELA---

Silenzio, un secondo solo. Poi una decina di mani si alzano, alcune esitano e poi si aggiungono. Vedo anche delle coppie vere, marito e moglie, e una tripletta di ragazzi che sembrano appena usciti da una riunione di studenti. Mi viene da ridere, ma mi trattengo. Batto il martelletto da banditore come se stessi vendendo una villa sulle colline di Forlì.
«Accetto tutte le vostre offerte,» dico, e la sala si accende in una bolgia di avvicendamenti, promesse, complimenti urlati, pochi minuti e già sul palco si affiancano i primi spasimanti. Li scelgo tra chi offre di più ma anche a mio gusto: nessun debole di cuore, nessun bacchettone, nessuno che mi farebbe sfigurare davanti alla sala.

Due ragazzi, il biondo delle Dolomiti e un siciliano con la mascella da toro; poi una donna di mezza età, la pelle liscia e gli occhi piccoli e neri, che vuol dare lezione di come si domina una schiava vera. Michela li guarda con un misto di terrore e soddisfazione anticipata. So che non vorrebbe altro, so già che farà di tutto per non deludere la sala.
Li metto in fila davanti a lei, e la costringo ad aspettare un minuto in più, a guardare ognuno di loro, ciascuno con il cazzo già a metà tra il desiderio e la paura. La donna si avvicina per prima e le graffia il petto con le unghie, lascia segni rossi come tagli di bisturi, poi le morde il capezzolo sinistro - quello con la mia faccia tatuata sopra. Michela geme forte, un gemito che sembra un pianto, ma subito lo trasforma in risata isterica.

La fissano tutti. C’è chi ride, chi s’indigna, ma nessuno se ne va: ogni volta che la donna morde, la folla si contorce, certe donne critiche si leccano le labbra o immaginano che toccasse a loro essere al centro dell’attenzione. I ragazzi non aspettano il loro turno: il biondo mi guarda, cerca il mio consenso, poi si inginocchia dietro Michela e le spalanca le chiappe; con una fila lunghissima di sputi, le lubrifica prima il buco e poi ci affonda le dita, mentre l’altro le infila subito due dita nella figa, poi tre, poi la mano intera. Michela non oppone resistenza. Quando la infilano, spalanca la bocca come una cappella a Natale, poi mi fissa negli occhi come in cerca di approvazione.

Che lo spettacolo abbia inizio.

---MICHELA---

I due si chiamano Ivan e Stefano. Penso che abbiano vent’anni appena, forse meno, ma i loro cazzi sembrano cresciuti in una serra steroidea: quello di Ivan è largo come una lattina, il glande turgido e venato, mentre quello di Stefano è più esile ma così lungo che mi chiedo se esista in natura qualcosa di simile. Non hanno paura, nessuna esitazione. Mi prendono con le mani forti, mi fanno inginocchiare davanti al pubblico, poi mi costringono a piegarmi ancora, a poggiare le braccia sul palco come una bestia pronta per la macellazione. Ivan è già sdraiato a terra, il cazzo puntato in alto, le mani che mi afferrano per la vita e mi trascinano sopra di lui.

Mi siedo sul suo cazzo. Non entra subito. Per un momento sento solo la pelle della punta della cappella che preme, resiste; poi, con una spinta improvvisa, avverto tutto il diametro che si apre strada, che forza la resistenza del mio sfintere già provato. Mi scappa un urlo. Il dolore è lucido, preciso, ma dopo un secondo diventa febbre, si trasforma subito in un bisogno disperato. Resto così, impalata, mentre Ivan solleva il busto e mi stringe forte, quasi volesse farmi passare la paura a morsi.

Sento il cazzo battermi dentro, il calore che si diffonde come una febbre. Poi, da dietro, sento Stefano che si inginocchia, le mani che mi spalancano ancora di più, le dita che mi aprono il culo fino a farmi sentire il battito cardiaco nelle tempie. Non c’è lubrificazione: solo la saliva, qualche sputo, ma soprattutto la voglia di impressionare la sala. Sento la punta del suo cazzo sfiorare il buco già occupato da Ivan, e penso che sia impossibile, che non entrerà mai. Invece entra. Prima un centimetro, poi due, poi tutto il resto. Il dolore è totale, una fiamma che arde, ma mi sento viva, sveglia in ogni fibra. Ivan e Stefano si alternano, uno dentro mentre l’altro esce, mi scopano come se fossi un tubo idraulico, e la sala impazzisce: risate, applausi, urla in dialetto, e qualcuno che mi fotografa con il cellulare.
Il ritmo si fa incalzante, la carne che pulsa e si arrende, la sensazione che il mio corpo sia ormai un recipiente da riempire e svuotare.

«Porca troia, ma quanto apre questa?» urla qualcuno dalla quinta fila. Ivan geme, mi afferra il seno con una mano e mi torce il capezzolo fino a farlo diventare viola. Stefano accelera, la penetrazione diventa un martello pneumatico. Non resisto più. Vengo, vengo fortissimo, e la mia figa si stringe, si contrae come se volesse strappare via il cazzo di Ivan. Questo lo fa impazzire: urla, si aggrappa ai miei fianchi, mi sborra dentro con una pressione tale che sento il liquido caldo esplodere, riversarsi ovunque. Ma Stefano non si ferma: continua, continua, fino a che anch’io non sento la sua sborra che si mescola a quella di Ivan, le due ondate che mi riempiono di una pesantezza dolce, devastante.

Non ho tempo di riprendermi. Sul palco salgono due donne: una mora alta con gli zigomi taglienti e il culo sodo da ginnasta, e una rossa piccola e minuta, ma con una bocca larga e occhi verdissimi. La mora ha una strap-on blu scurissimo, così lunga da sembrare un fucile. Non mi danno tempo di fiatare: la rossa mi tira per i capelli, mi costringe a inginocchiarmi, poi mi sussurra nell’orecchio che devo fare la brava cagna, che il pubblico vuole vedere tutto. Mi apre la bocca con due dita, me le ficca dentro fino alla radice, poi me le fa succhiare come se fossero una prova generale. Intanto la mora mi penetra la figa: il cazzo di gomma entra tutto, e la parte finale è talmente grossa che mi sento spaccare in due. Ma la vera sorpresa arriva quando mi infila tre dita nel culo ancora dolente, le gira, le avvita, poi con la mano libera mi stringe un seno e lo morde.

Sento il pubblico rabbrividire, qualcuno si copre la faccia, ma la maggior parte gode. La rossa mi monta letteralmente la faccia: si siede sopra il mio naso, la figa umida e caldissima che mi schiaccia la bocca, e la costrizione è tale che posso solo respirare il suo profumo acido, animale, e lecco, lecco come se fosse l’unica fonte d’acqua del deserto. Quando sbircio in su, vedo i suoi occhi chiudersi, la fronte che si contrae, poi la sento gridare, e la mia bocca si riempie di squirting: caldo, dolce, salato, tutto insieme. Anch’io vengo, mi esplode qualcosa dentro, e sento le gambe che tremano, incapaci di reggere il peso della felicità.

Non c’è nemmeno una pausa da dieci secondi e già tocca a due uomini, fisici da culturismo, uno con pelle abbronzata e capelli a spazzola, l’altro con tatuaggi sui bicipiti e un sorriso da pubblicità. Mi prendono di peso, letteralmente: uno mi solleva e mi tiene sospesa a mezz’aria, l’altro mi scopa la figa con il suo cazzo spesso, poi si alternano, mi passano da una posizione all’altra come fossi un manichino da vetrina. Uno mi fa inginocchiare davanti a lui e, senza tanti complimenti, mi scopa la bocca fino a farmi lacrimare; l’altro, intanto, mi palpa il culo, ci ficca due dita, poi tre, poi quattro, mi allarga fino a che sento la pelle cedere. Quando mi ributtano in mezzo al palco, sono già esausta, ma il mio corpo continua a chiedere, a tradirmi nel desiderio. Il pubblico si è fatto più silenzioso, ora ascolta ogni mio fiato, ogni gemito, e lo trasforma in combustibile per la propria eccitazione.

Segue una coppia strana: lui sulla quarantina, occhi stretti e sguardo da impiegato pubblico, lei bionda, corpo magro e nervoso, seno rifatto e sorriso cattivo. Lei non parla nemmeno: mi afferra per la testa, mi sbatte la bocca contro la sua figa liscia e depilata, e quando cerco un attimo di respiro, mi trascina ancora più dentro, fino a tapparmi il naso con la mano.
«Leccami, troia,» ordina, e la voce è così piatta che sembra una dettatura automatica. Intanto sento l’uomo alle mie spalle: mi infila prima un dito, poi il cazzo già lubrificato dal pre-sborra, e mi scopa il culo con una forza che mi fa perdere l’equilibrio. Ogni tanto estrae, mi sputa sopra, poi rientra, e sento il suo respiro caldo tra le scapole. La donna gode più di tutti: quando viene, mi afferra per le orecchie e mi tiene lì, stretta, finché non le ho ripulito tutto, anche il sudore che le cola lungo le cosce. L’uomo viene poco dopo, mi riempie il culo di una sborra lenta, viscosa, che sento colare giù appena lui si ritira.

Non finisce mai. Ogni volta che penso sia l’ultima, una nuova coppia sale sul palco. Due ragazzi, poco più che maggiorenni uno alto con la frangetta nera e lo sguardo triste, l’altro biondo slavato con il sorriso ebete e il cazzo già duro fuori dal jeans. Non hanno nemmeno bisogno di istruzioni: si tuffano, mi prendono, mi sollevano, fanno di me quello che vogliono.

La dinamica è semplice: uno davanti e uno dietro, si passano la mia figa e il mio culo come una bottiglia di seltz, la pressione cresce e io mi lascio andare, del tutto. Sento la pelle del viso che mi tira, i capelli bagnati dal sudore degli altri, il gusto di sperma, saliva, sesso. Quando il biondo viene, mi schizza tutto sul viso, e la sensazione di liquido caldo che mi scivola sulle guance mi manda in tilt. Urlo, mi contorco, ho un altro orgasmo che mi prosciuga, lo sento farsi strada dalle caviglie in su, mi scalpita dentro come una marea.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 8: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sette!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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