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E' un mondo difficile ( capitolo 86 )


di chiara94
17.07.2026    |    498    |    109 6.9
"Sono convinto di essere diventato il bersaglio perfetto, il ragazzo da osservare, provocare e manipolare..."
Gaia, però, non torna completamente nel suo mondo.Si ferma a metà strada.
Formalmente, rimane accanto a me.Fisicamente è vicina,ma il suo corpo è già orientato verso il bancone, dove Massimo continua a lavorare.
Come se non volesse scegliere definitivamente, da quale parte stare.
È una posizione curiosa.Da un lato sembra pronta a tornare da Massimo, in qualunque momento. Dall'altro continua a mantenere una presenza, accanto a me.
Mi viene spontaneo pensare, che non sia una casualità.
Ho la sensazione che voglia ascoltare la conversazione, tra me e Fiore.
Del resto è stata proprio lei, pochi minuti prima, ad incoraggiarmi a conoscerlo meglio.Quasi a spingermi verso la possibilità, di diventare gay.
Eppure, pur dicendo di non voler intervenire, con il comportamento sembra dimostrare il contrario, quasi a voler mantenere il controllo della situazione.
Come se volesse osservare da vicino gli sviluppi di quella conoscenza, che lei stessa ha contribuito a creare.

Fiore mi accoglie con il sorriso, che gli ho già visto in precedenza.
Non è un sorriso costruito.È spontaneo,cordiale.Di quelli, che fanno sentire immediatamente a proprio agio.
Inizia a parlare con il tono leggero, di chi è abituato ad avere a che fare con i clienti.
” Cliente nuovo, panino speciale. Un cliente, da far sicuramente tornare. Soprattutto se simpatico e gentile, come te.”
Lo guardo.
Istintivamente mi sento un po' in imbarazzo.Non certo per il fatto, che sia omosessuale.Quello non rappresenta minimamente un problema.
A mettermi in difficoltà è piuttosto la naturalezza, con cui mi tratta.
È gentile.Premuroso.Non giudica.Non ironizza.
Dopo una serata trascorsa a difendermi da continue provocazioni, ricevere una semplice dimostrazione di educazione, quasi mi disorienta.
Sto cercando una risposta, ma lui mi precede:" Francesco; devo farti una premessa. I nostri panini contengono tutta una serie di schifezze, che però sono molto buone."
Sorrido.Questa volta il sorriso mi viene quasi spontaneo.L'atmosfera è finalmente leggera.
Cerco anch'io di rispondere con un pizzico di ironia.Non voglio apparire chiuso o scontroso.
Gli rispondo, appena sorridendo:" Concordo, non è proprio un cibo salutare."

Mentre sto ancora parlando, il mio sguardo si sposta, quasi automaticamente, verso uno dei tavoli del locale.
C'è un gruppo di ragazze, che sta mangiando.Una di loro attira immediatamente la mia attenzione.Ha lunghi capelli neri.
Davanti a sé tiene un panino, dall'aspetto decisamente invitante.Per qualche secondo rimango a osservarlo.
Poi mi nasce spontanea una domanda:" Che panino ha preso, quella ragazza?"
La indico con lo sguardo.
All'apparenza è soltanto una semplice curiosità gastronomica.
In realtà, dentro di me, quel gesto assume un significato più profondo.Dopo ore trascorse, con lo sguardo e con la mente costantemente rivolti verso Gaia; sento quasi il bisogno di ricordare, a me stesso, una verità molto semplice.
Il mondo non finisce con lei.Esistono altre persone.Altre ragazze.Altri sorrisi.Altre possibilità.
È un pensiero ancora fragile.Quasi timido.Ma rappresenta comunque un primo tentativo di spostare l'attenzione, fuori da quel vortice emotivo, nel quale mi sono lasciato trascinare.

La ragazza dai capelli neri si accorge immediatamente, che sto parlando di lei.
Alza lo sguardo verso di me.Sorride con naturalezza.
Poi interviene direttamente:" È molto buono, fidati. Quando vengo qui, prendo sempre questo."
La sua voce è semplice.Non contiene doppi sensi.Non contiene provocazioni.Non cerca di mettermi alla prova.
È una conversazione normale.Ed è proprio questa normalità, a sorprendermi.
Dopo ore passate dentro i giochi psicologici di Gaia, una frase così spontanea, assume quasi il valore di una boccata d'aria.
Sorrido.
Batto istintivamente le mani, come se avessi finalmente trovato la risposta che cercavo.
Mi rivolgo a Fiore:” Vada per quel panino lì."
Anche lui sorride.
"Ottima scelta; Francesco. E’ anche uno dei miei preferiti. Se ritornerai nel locale, ti farò conoscere tutti i nostri panini.”
Quelle parole mi trasmettono un senso di accoglienza, che non provavo da tempo.
Non c'è pressione.Non c'è giudizio.
C'è semplicemente la disponibilità di una persona, che svolge il proprio lavoro, con gentilezza.

Istintivamente volto lo sguardo verso Gaia.È ancora lì.
Mi osserva.
Quando i nostri occhi si incrociano, mi fa un piccolo cenno di approvazione, accompagnato da un sorriso.
È un gesto silenzioso.Quasi a voler dire che, almeno questa volta, ho fatto la scelta giusta.
Ricambio lo sguardo, solo per un istante.
Poi torno immediatamente a guardare Fiore.
“ D’accordo. Ci rivedremo.”
È una frase semplice.Ma, in questo momento, ha anche il sapore di un piccolo ritorno alla normalità.
Per qualche minuto, almeno, riesco a essere semplicemente Francesco.Non il ragazzo innamorato.Non il ragazzo geloso.Non il bersaglio delle provocazioni.
Solo una persona che ordina un panino, parla con gentilezza e riceve, finalmente, altrettanta gentilezza, in cambio.

Sentendo queste mie parole, Gaia si avvicina nuovamente.
Riduce la distanza tra noi con estrema naturalezza, quasi senza pensarci. Mi passa un braccio attorno alle spalle, stringendomi appena. È un gesto che, visto dall'esterno, potrebbe sembrare quello di una ragazza, che vuole trasmettere affetto o incoraggiamento.
Io, però, ormai ho imparato a conoscere il suo modo di comunicare.
Con Gaia, ogni gesto possiede quasi sempre un messaggio diverso, da quello apparente.
Pochi istanti dopo, mi dà un veloce bacio sulla guancia.
È rapido.Leggerissimo.Quasi simbolico.
Poi si rivolge, contemporaneamente, a me e a Fiore:” Scusate, mi allontano subito. Non vorrei mai, che Fiore pensasse male. Io e Francesco siamo solamente amici.”
Resto immobile.
Ancora una volta Gaia sente il bisogno di definire, pubblicamente, il nostro rapporto.
Come se fosse importante chiarire, davanti a tutti, quale sia il posto, che occupo nella sua vita.
Non è la prima volta, che lo fa.E forse, proprio per questo, non provo più nemmeno il desiderio di discuterne.

Mi limito a voltare lo sguardo verso Fiore.
Lui mi sta osservando.
Confermo silenziosamente, quanto appena detto da Gaia.
Fiore ricambia con un sorriso.
Non sembra giudicare.Non sembra trovare strana, la situazione.
Con la sua consueta naturalezza, mi dice:” Ora mi metto a prepararti il panino. Ci metterò molto amore.”
Quelle parole mi strappano un piccolo sorriso.Non tanto per la frase in sé.Quanto per il tono, con cui viene pronunciata.
È una battuta maliziosa, ma non invadente.Non è una frase, che impone.E' una frase che racconta lo stato d'animo di una persona.
Ricambio il sorriso.Non aggiungo altro.In realtà non saprei nemmeno cosa rispondere.
Così rimango semplicemente ad osservarlo, mentre inizia a preparare il panino.
Seguo, con attenzione, ogni suo movimento.Il modo, in cui prende gli ingredienti.Come li dispone.La precisione, con cui lavora.
Mi convinco che, almeno per questi minuti, il mio interesse sia tutto concentrato lì.
Non voglio guardare Gaia.Non voglio osservare nemmeno la ragazza dai lunghi capelli neri.
Mi ripeto, che voglio soltanto mangiare qualcosa.
E magari imparare, come si prepara un buon panino.
O almeno,è questo, che provo a raccontare a me stesso.La verità, però, è probabilmente un'altra.
Fiore. Questo misterioso cameriere,comparso al improvviso.Fino a poche ore prima ,non sapevo nemmeno della sua esistenza.
Ora, invece, sembra essersi inserito improvvisamente, dentro un equilibrio, già estremamente fragile.
Mi viene spontaneo pensare a lui, come a un meteorite.
Un corpo estraneo, precipitato, all'improvviso, sulla mia traiettoria.
E i meteoriti, quando arrivano sulla Terra, non passano mai inosservati.Cambiano inevitabilmente qualcosa.

Dopo qualche minuto, il panino è pronto.
Fiore lo appoggia con cura, su un piattino.Me lo porge.
Io allungo le mani.Quando sento di avere una presa sicura sulla ceramica, mi accorgo di un particolare.
Le dita di Fiore sfiorano leggermente le mie.Il contatto dura appena un istante.
Troppo breve, per essere certo, del suo significato.Troppo preciso, per non farmi pensare, che possa essere stato volontario.
Per qualche secondo, i nostri sguardi si incrociano.

Poi, quasi istintivamente, volto la testa verso Gaia.Lei si è avvicinata a Massimo.
Anche lui guarda nella nostra direzione.
I due sembrano commentare ciò, che hanno appena visto.
Massimo ride.
Gaia lo segue immediatamente.
Li osservo soltanto per un attimo.
Poi la voce di Fiore mi riporta alla realtà.
” Non guardarli. Lasciali perdere. Non sono diversi dagli altri. Prenderanno sempre in giro, quelli come noi.”
Le sue parole mi sorprendono.
Dentro quella frase, non c'è rabbia.C'è piuttosto una rassegnazione, maturata con l'esperienza.
Come se avesse già vissuto decine di situazioni simili.Come se avesse imparato che, certi sguardi e certe risate, fanno semplicemente parte della realtà, con cui convive.
Torno a guardarlo.Rimango impassibile.Gli sorrido appena.
” Comunque, grazie del panino.”
Prendo il panino.È ancora caldo.
Ne do un piccolo morso.Il pane è morbido.Il ripieno abbondante.Salse, ingredienti pesanti, sapori decisi.
È tutt'altro che leggero.Ma, devo ammettere, che è davvero molto buono.
Fiore sembra attendere, quasi con curiosità, il mio giudizio.
Mi incoraggia:” Io sono qui. Mangialo con calma.”
Si sposta appena.Non si allontana davvero.Rimane nelle vicinanze.
Come se volesse osservare la mia reazione, al suo lavoro.
Mi colpisce il modo, in cui aspetta il mio parere.C'è quasi un piccolo orgoglio professionale, nei suoi occhi.
E questo panino, in effetti, mi piace davvero.

Così mi volto verso il tavolo delle ragazze.
Guardo quella, dai lunghi capelli neri.Le sorrido.
"Molto buono."
Alzo la bibita, nella sua direzione.Un brindisi silenzioso.
Lei sorride immediatamente.Ricambia il gesto, con assoluta spontaneità.
Nessun doppio senso.Nessuna provocazione.Nessun gioco psicologico.
Solo due persone, che condividono un consiglio culinario.
Ed è incredibile, come una scena tanto semplice, riesca quasi a commuovermi.
Dopo ore trascorse a cercare significati nascosti, in ogni parola pronunciata da Gaia;quella naturalezza appare quasi disarmante.
La ragazza aggiunge:" Come dolce, ti consiglio il tiramisù. Usano i pavesini, e la crema è spettacolare."
Mi volto subito verso Fiore.
"Una fetta, grazie."
Per la prima volta, da quando ci siamo conosciuti, noto un cambiamento nel suo volto.
Mi guarda con un'espressione interrogativa.Rimane fermo per qualche secondo.Quasi spiazzato da quella richiesta.
Il sorriso sicuro, che aveva fino a pochi istanti prima, sembra affievolirsi.
Lo sguardo diventa più serio.Più cupo.Come se qualcosa, all'improvviso, avesse incrinato quella serenità, con cui aveva affrontato fino a questo momento, ogni nostra parola.

L'episodio si sviluppa in pochi istanti, ma dentro di me assume il peso di una svolta. Fino a quel momento mi sento completamente schiacciato dal gioco psicologico, costruito da Gaia e Massimo. Sono convinto di essere diventato il bersaglio perfetto, il ragazzo da osservare, provocare e manipolare.
Poi, all'improvviso, succede qualcosa, che nessuno sembra aver previsto.
È proprio in quell'istante che noto Massimo, avvicinarsi al tavolo di quelle ragazze. Si muove con sicurezza, con il sorriso di chi è abituato a dominare l'ambiente, e a gestire ogni situazione.
Per qualche minuto, l'attenzione si è spostata da lui a me, e questo sembra infastidirlo. Ha bisogno di ristabilire le gerarchie.
Domanda:” Tutto bene? “
Una delle ragazze risponde:” Sì, certo.”
Massimo,allora, replica:” Scusatelo, sta cercando di far ingelosire una sua amica, e allora ha messo in piedi, tutto questo circo."

Appena pronuncia quelle parole, comprendo immediatamente il significato della sua mossa. Non sta parlando alle ragazze. Sta parlando di me.
Vuole offrire una chiave di lettura precisa, del mio comportamento, trasformandomi nel classico ragazzo disperato, che utilizza altre persone, soltanto come strumento per attirare l'attenzione della ragazza, che desidera.
È un modo elegante per sminuirmi, per svuotare ogni mia iniziativa di autenticità, e ricondurla esclusivamente alla mia ossessione per Gaia.
Mi aspetto, che le ragazze gli credano. Mi aspetto di vedere, comparire nei loro occhi, la stessa compassione o lo stesso disprezzo, che ormai credo di leggere ovunque.
Succede, invece, qualcosa di completamente diverso.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, lo guarda con un fastidio, che non prova nemmeno a nascondere.
"Ma di che circo parli? Ha solamente chiesto un parere su un panino. È stato educato, gentile, simpatico. Quello che sembra stia cercando di attaccare bottone, sei tu. Non so se te ne sei già accorto in passato, ma, di parlare con te; a noi non ce ne frega nulla. Noi veniamo qui, esclusivamente per consumare qualcosa, da bere e mangiare, e starcene per gli affari nostri. Se ci sono ragazzi, che ci piacciono, li lasciamo avvicinare o ci avviciniamo noi. Tu non rientri tra quelli. Facci la cortesia, di levarti dai piedi."

Nel giro di pochi secondi, i ruoli si capovolgono.
Massimo aveva cercato di mettermi all'angolo, ma finisce lui sotto processo.
Non è una risposta costruita per difendermi. È spontanea, diretta, quasi infastidita dall'invadenza del barista. Proprio per questo acquista ancora più valore.
Per un istante, attorno a noi, sembra calare il silenzio.
Osservo Massimo, girarsi lentamente verso di me.
Io rimango impassibile.
Dentro di me, non nasce nemmeno la soddisfazione. Sono troppo stanco, per assaporare una piccola rivincita.
Le ferite lasciate da Gaia sono ancora troppo profonde, perché una frase, pronunciata da una sconosciuta, possa davvero alleviarle.
Mi limito ad assistere alla scena come uno spettatore, quasi fosse la storia di qualcun altro.
Anche la ragazza, dai capelli lunghi neri, torna a guardarmi.
Massimo, invece di accettare il colpo, sceglie immediatamente un'altra strada.
Scoppia a ridere:” Forse non hai capito. A lui piace l'uccello.Non gli interessa la figa.Più tardi lo prende nel culo, dal mio collega.”
Ancora una volta prova a ridefinire la realtà. Cerca di spostare l'attenzione su me e Fiore, come possibili amanti. Oppure semplicemente come due maschi, dove uno scopa l'altro.
È un tentativo disperato di recuperare il controllo, umiliandomi; come se bastasse una frase ,per cancellare l'imbarazzo, appena subito.
La ragazza, dai capelli lunghi neri,torna a guardarmi.

Questa volta aspetta una risposta, soltanto da me.
“ Ho scoperto questa cosa, dieci minuti fa. Non la sapevo neppure io.”
Non provo a costruire un'immagine migliore di me stesso. Non nego, non attacco, non mi giustifico. Mi limito a raccontare i fatti.
Mi guarda intensamente.
” Colpo di fulmine?”
Per la prima volta, da tutta la serata, sento una battuta, priva di cattiveria. Non c'è scherno, non c'è desiderio di umiliare.
È semplice curiosità, accompagnata da un sorriso leggero.
Allargo le braccia.
” Devi chiedere agli esperti.”
La ragazza scoppia a ridere, seguita immediatamente dalle sue amiche.
È una risata completamente diversa da quelle, che ho ascoltato per tutta la sera.Non è una risata usata come arma.Non è una risata costruita, per farmi sentire piccolo.Non è una risata, che nasce dalla mia sofferenza.
È soltanto una risata spontanea, naturale, condivisa.
Per qualche secondo mi ricorda, che esiste ancora un modo semplice, di stare con gli altri, senza giochi psicologici, senza continue prove di forza, senza la necessità di umiliare qualcuno, per divertirsi.
Dopo ore trascorse dentro il labirinto creato da Gaia, mi basta uno scambio di battute con delle perfette sconosciute, per rendermi conto di quanto fosse diventata tossica l'atmosfera, nella quale ero rimasto intrappolato.
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