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E' un mondo difficile ( capitolo 85 )


di chiara94
10.07.2026    |    839    |    104 5.5
"Continuo a ripensare alle sue ultime parole, cercando di trovare un filo logico, che le colleghi a tutto quello, che è successo, durante la serata..."
Lo guardo.
Come ha detto la mia compagna di università, è sicuramente un bel ragazzo.
Fiore è uno di quei ragazzi, che attirano naturalmente lo sguardo; senza avere bisogno di fare nulla, per mettersi in mostra. Non è la classica bellezza costruita o ostentata; è una bellezza spontanea, armoniosa, che trasmette, immediatamente, sicurezza e serenità.
Ha un viso dai lineamenti regolari e delicati, con una mascella definita, ma non troppo marcata, capace di mantenere un'espressione sempre gentile. Gli zigomi sono leggermente pronunciati e donano profondità al volto, mentre il naso, perfettamente proporzionato, contribuisce a rendere l'insieme, estremamente equilibrato.
I suoi occhi sono grandi, luminosi ed espressivi. Hanno uno sguardo aperto, sincero, che comunica disponibilità, prima ancora che pronunci una parola. Quando sorride, gli occhi si restringono appena agli angoli, dando l'impressione di una persona autentica, incapace di fingere cordialità.
I capelli, curati, ma senza eccessi, sono leggermente mossi e pettinati con naturalezza, come se non avesse bisogno di dedicare molto tempo al proprio aspetto, per risultare comunque elegante. Ogni dettaglio di lui trasmette ordine, ma mai artificiosità.
È alto, con un fisico asciutto e ben proporzionato. Non ha il corpo scolpito, di chi passa le giornate in palestra, ma quello armonioso di una persona, che si mantiene in forma, senza ossessioni. Le spalle sono larghe il giusto, la postura è sempre composta e rilassata, e ogni suo movimento appare fluido, mai impacciato.
Anche il modo di vestirsi contribuisce alla sua immagine. Indossa gli abiti con semplicità, ma gli stanno addosso perfettamente. La divisa del locale, su di lui, sembra quasi un vestito elegante. È pulito, ordinato e curato nei minimi dettagli.

Per un attimo lo osservo, senza alcun sentimento particolare. Sono semplicemente troppo stanco, per lasciarmi trascinare dall'ennesimo confronto. Dopo tutto quello che è successo, il mio cervello sembra aver smesso di reagire. Registro soltanto ciò che vedo, senza più trasformarlo in una ferita.
Gli rispondo:” No, grazie. Comunque ringraziali del pensiero. Più tardi comunque vengo al banco, ad ordinarne uno.”
Cerco di essere educato.Non voglio creare altri problemi.Non voglio che nessuno possa dire, che sto facendo scenate.
Lui insiste diplomaticamente:” Se vuoi, fra un po, torno.”
” Non è necessario, comunque grazie del pensiero.Vengo io, al bancone.”
” Va bene, ma chiedi di me.”
” Ok, come vuoi.”
Mi sorride.È un sorriso sincero.Diverso da quelli, che ho visto per tutta la serata.
Non sembra esserci ironia.Non sembra esserci superiorità.
Semplicemente cortesia.

Sta quasi per allontanarsi, quando una nuova voce interrompe quel momento.
“ Aspetta; Francesco è solamente un po' timido.”
Mi giro.
È Serena.
Ancora una volta decide di entrare in una conversazione, che non la riguarda.
Fiore torna immediatamente a guardarmi.
Serena continua a parlare con assoluta naturalezza:“ Scusalo. Francesco è un ragazzo d’oro,ma si vergogna. Non è uno al passo coi tempi. Ha paura del giudizio della gente.”
Rimango completamente immobile.
Ancora una volta qualcuno sta raccontando chi sono.E, ancora una volta, quel qualcuno non sono io.
Le sue parole sembrano quasi un complimento.
Mi definisce un ragazzo d'oro ma, immediatamente dopo, costruisce un'immagine precisa di me.
Timido.Fuori dal tempo.Condizionato dal giudizio degli altri.
È come se stesse preparando il terreno, spiegando a Fiore, come deve interpretare ogni mio comportamento.

Io continuo a non dire nulla.Non ne ho più la forza.
Fiore ascolta con attenzione.
Poi si rivolge a Serena:“ Non c’è nessun problema. Lo capisco. Al inizio, anche io ero come lui. Purtroppo la gente è cattiva. Gaia e Massimo mi hanno già spiegato.”
Quelle ultime parole arrivano come un altro colpo.
"Gaia e Massimo mi hanno già spiegato."
Rimango in silenzio.
Dentro di me nasce immediatamente una domanda.Che cosa gli hanno spiegato? Che immagine hanno dato di me?Quanto hanno raccontato di vero, e quanto no?
E soprattutto,perché sentono il bisogno di raccontare la mia vita, ad altre persone?
Ancora una volta mi accorgo, che esistono conversazioni, dalle quali sono completamente escluso.
Si parla di me.Si prendono decisioni su di me.Si costruisce un'immagine di me.
E io ne vengo a conoscenza soltanto dopo.
Serena annuisce:“ Fiore; devi andare coi piedi di piombo, con Francesco.”
La frase mi colpisce ancora più delle precedenti.
"Andare coi piedi di piombo."
Come se fossi una persona fragile.Come se bastasse una parola sbagliata, per rompermi.
O peggio ancora,come se fossi un problema da gestire.
Fiore le sorride con tranquillità.
“ Non ti preoccupare. Ho ben chiara la situazione.”
Ancora quella sensazione.
Tutti sembrano conoscere una situazione, che io ignoro.
Tutti sembrano possedere pezzi della mia storia, che non ricordo di aver consegnato.
Io resto semplicemente seduto, ad ascoltare.
L'amica di Gaia ricambia il sorriso.
“ Ora devo andare. A dopo.”
Poi si allontana,senza aggiungere altro.Senza salutarmi.Senza nemmeno guardarmi.
Questo dettaglio non mi stupisce.
Interviene nella conversazione.Parla di me.Spiega chi sarei.Influenza il modo in cui un'altra persona mi guarderà.E poi se ne va.
Come se io non fossi nemmeno presente.Come se fossi semplicemente l'argomento di una conversazione, non una persona seduta a pochi metri da lei.

Fiore rimane ancora qualche istante davanti a me.
Il suo atteggiamento cambia leggermente.Sembra quasi percepire il mio disagio.
Mi guarda con un'espressione comprensiva.
Poi dice:” Stai tranquillo. Facciamo finta, che questa conversazione non ci sia mai stata. Se ti fa piacere, dopo ti aspetto al bancone.”
Quelle parole, finalmente, non cercano di spiegarmi.Non cercano di analizzarmi.Non cercano di correggermi.
Mi offrono semplicemente una possibilità.Senza obblighi.Senza pressioni.
Per la prima volta, durante tutta questa interminabile serata, qualcuno sembra rispettare il mio silenzio, invece di riempirlo.
Gli sorrido.È un sorriso piccolo.Stanco,ma sincero.
Annuisco:“ D’accordo.”
Lui ricambia il sorriso.
Poi si allontana.
Lo seguo con lo sguardo solo per un istante.
Dentro di me rimane una strana sensazione.
Da una parte continuo a sentirmi completamente svuotato.
Dall'altra, però, mi colpisce un dettaglio.
Paradossalmente, l'unica persona che questa sera non prova né a provocarmi, né a prendermi in giro, né a convincermi di qualcosa; è proprio quella, che conosco da meno di un minuto.
Ed è un pensiero, che mi lascia addosso, un'amarezza ancora più grande. Perché mi fa capire quanto, nel corso di questa serata, sia diventato raro, perfino il gesto più semplice: essere trattato con normale rispetto.

Giudizio finale su Fiore?
La voce è calma, dal tono rassicurante. Non parla troppo forte e non ha bisogno di imporsi. Ogni frase viene pronunciata con tranquillità, lasciando trasparire una certa sensibilità. Quando ascolta qualcuno, lo fa davvero: mantiene il contatto visivo, annuisce, aspetta che l'altro finisca di parlare, prima di intervenire.
La prima impressione che dà, è quella di una persona estremamente educata e rispettosa. Non invade mai lo spazio degli altri, non giudica e non mette in difficoltà, chi ha davanti. Anche quando percepisce l'imbarazzo di una parte in causa, sceglie spontaneamente la strada della discrezione, dimostrando una maturità rara.
È proprio questo insieme di caratteristiche a renderlo affascinante. La sua bellezza non nasce soltanto dall'aspetto fisico, ma soprattutto dal modo in cui si pone verso gli altri. Ha quell'eleganza silenziosa, di chi non sente il bisogno di dimostrare nulla. Ed è forse proprio questa sicurezza tranquilla, unita a un carattere gentile e comprensivo, a far capire immediatamente, perché lo si può definire un bel ragazzo, in tutti i sensi.
Promosso a pieni voti, dunque.

Così torno a guardare la partita.O almeno ci provo.
Nel locale c’è parecchia gente. I tavoli sono quasi tutti occupati, le voci si sovrappongono, qualcuno commenta le azioni ad alta voce, altri ridono, i bicchieri tintinnano continuamente sul bancone.
La televisione tiene il volume abbastanza alto, da coprire quasi tutto il resto.
Cerco di concentrarmi sul campo. Passaggi lenti, squadre bloccate, paura di sbagliare. Una partita senza coraggio. Proprio l'opposto della situazione, che sto vivendo. Sono barricato in difesa, sotto gli attacchi avversari.
Dopo circa venti minuti sento una mano appoggiarsi sulla mia spalla.
È Gaia.

La sua presenza mi arriva addosso, prima ancora della voce. Quel profumo leggero, i capelli lisci, che le sfiorano appena la camicetta, il contatto caldo della mano sulla spalla.
Mi volto lentamente verso di lei.
Mi chiede:" Chi vince? "
La guardo con aria perplessa.
Gaia interessata al calcio, è qualcosa che non riesco neppure a immaginare.
Lei se ne accorge subito. Sul suo viso compare un mezzo sorriso divertito, quasi avesse previsto la mia reazione.
" Ti piace il calcio? "
Scuote la testa.
" No, assolutamente no. Massimo mi ha chiesto il favore di chiederti il risultato e un giudizio, su come giocano. Sta parlando con me, e dunque non sta seguendo la partita."
Queste parole mi colpiscono più di quanto dovrebbero. Non tanto per quello che ha detto, ma per il modo naturale, con cui lo ha detto. Un ulteriore conferma che, tra lei e il barista, si è già creata una certa complicità. Lui parla con lei, al punto da dimenticarsi perfino della partita, e manda lei da me, come intermediaria.
È una dinamica che mi infastidisce profondamente, anche se faccio di tutto per non mostrarlo.
La guardo per un attimo in silenzio.
Gaia resta lì, tranquilla, senza abbassare gli occhi. Sembra quasi aspettare di capire, come reagirò. Una parte di lei probabilmente è curiosa di vedere, se perderò di nuovo il controllo, oppure no.
Decido di risponderle con calma:" Ancora zero a zero. È una partita un po’ noiosa. Entrambe le squadre hanno paura di scoprirsi."
Gaia mi risponde semplicemente:" Grazie."
Poi si allontana, senza salutare.

La osservo per un secondo, mentre torna verso il bancone; muovendosi con quella sicurezza naturale, che sembra avere sempre addosso. Non si gira neppure. Eppure ho la sensazione, che sappia perfettamente, che la sto guardando.
Dentro di me nasce una strana amarezza.
Gaia continua a oscillare continuamente tra vicinanza e distanza. Un momento viene da me, mi tocca, mi parla quasi con dolcezza. Quello dopo torna da Massimo, come se nulla fosse. È la sua tattica per destabilizzarmi. Lei è maestra, nel passare da una connessione emotiva al altra, senza alcuna fatica.
Io, invece, resto fermo qui, seduto davanti a una partita, che non mi interessa davvero; a cercare di capire, se sto partecipando a un gioco, oppure se sto lentamente perdendo qualcosa, che non ho mai avuto davvero.

Per tutto il primo tempo seguo la partita, quasi per inerzia. I miei occhi restano puntati sul televisore, ma la testa è altrove.
Ogni tanto qualcuno nel locale esulta per una giocata, impreca contro un arbitro, commenta un passaggio sbagliato.
Io, invece, resto immobile, con i gomiti appoggiati al tavolo e lo sguardo fisso davanti a me, aspettando soltanto che quei quarantacinque minuti finiscano.
Non vedo l’ora di andarmene a casa.
Sento di essere entrato dentro una situazione, che mi consuma lentamente. Ogni gesto di Gaia, ogni frase detta da lei o dal barista, continua a girarmi in testa, come un disco rotto.

Intanto Gaia sarà andata nel retro con lui?
La domanda arriva improvvisa, inevitabile.
Potrebbe tranquillamente essere successo.
Mi sono girato una sola volta, quando lei si è avvicinata, per chiedermi il risultato della partita.
Per il resto ho evitato accuratamente, di guardare verso il bancone. Non per maturità, ma per paura. Paura di vedere qualcosa, che avrebbe potuto farmi stare male, sebbene sia un ottimo attore. Riesco a fingere una totale indifferenza, o quasi totale.
Cerco di ragionare lucidamente.
Dietro al bancone, non c'è soltanto Massimo.Ci sono altri dipendenti.C'è Fiore.Ci sono colleghi, che entrano ed escono continuamente, dal retro del locale.
E allora mi pongo una domanda, estremamente semplice.
Se Massimo avesse davvero voluto appartarsi con Gaia, cosa glielo avrebbe impedito?
La risposta arriva quasi immediatamente.
Praticamente nulla.
Avrebbe potuto accompagnarla nel retro, con assoluta naturalezza.
I colleghi li avrebbero sicuramente notati.
Qualche cliente avrebbe forse rivolto loro, uno sguardo.
Ma nessuno avrebbe creato problemi.Anzi.
Più ci penso, più mi convinco del contrario.
Massimo non avrebbe avuto alcun motivo di nascondersi.
Ormai tutti sanno, chi è Gaia.
Lui stesso ha già parlato di lei, con i colleghi.
Ha raccontato della loro frequentazione.L'ha presentata.
In un ambiente come quello, la loro vicinanza non rappresenterebbe certo uno scandalo.
Sarebbe semplicemente la normalità.Anzi.

Inizio a vedere la situazione da un'altra prospettiva.
Per un ragazzo come Massimo, portare Gaia nel retro, non sarebbe qualcosa da evitare.
Sarebbe un motivo d'orgoglio.
Gaia è una ragazza, che attira inevitabilmente l'attenzione.
Bella.Solare.Capace di catalizzare gli sguardi.
Entrare con lei nel retro del locale, significherebbe esibire una conquista.
Non come un gesto romantico,ma come un trofeo.
Un modo silenzioso per dire agli altri:"Lei è con me."
Ed è proprio questo pensiero, a farmi comprendere, ancora meglio, il mondo in cui mi trovo.
Io continuo a vivere i rapporti, come qualcosa di profondamente intimo.Qualcosa da proteggere.Da costruire lentamente.Da tenere lontano dagli sguardi.
Lì dentro, invece, ho l'impressione, che molte dinamiche seguano regole completamente diverse.
L'esposizione diventa una conferma del proprio valore.
Mostrare la ragazza, con cui si esce, significa rafforzare la propria immagine, davanti agli altri.
È una logica, che continuo a fare fatica a comprendere.
E forse proprio questa distanza, tra il mio modo di vedere le relazioni e quello delle persone che mi circondano, rende tutto ancora più difficile.
Più osservo quella realtà, più mi accorgo di essere un estraneo.
Non soltanto rispetto a Gaia,ma rispetto all'intero mondo, che sembra ruotarle attorno.

E Gaia?
Se e’ andata veramente nel retro con lui, cosa gli avrà concesso? Impossibile niente, sarebbe contro la logica di andare in due, in un luogo lontano dagli sguardi.
Andare nel retro rimarrebbe un flirt passeggero? Credo di sì, o almeno lo spero.
C'e' da dire, che Gaia non e' mai chiara.
Il mio pensiero rimane questo:io non sono un avventuriero da situazioni stravaganti, come quelle raccontate dai miei amici. Allo stesso tempo sono consapevole che avvengono, se c’è la giusta chimica, l’attrazione, una reciproca voglia di trasgredire.
Non mi sembra comunque la tipa che vive le emozioni, senza pensarci troppo. Oppure c’è un lato di lei, che non conosco ? Se in quel momento si fosse sentita attratta dalla situazione, dal brivido, dalla provocazione, avrebbe potuto seguirlo davvero? Sicuramente, l’ha ammesso candidamente anche lei. Non necessariamente per fare qualcosa di serio. Forse solo per curiosità, per gioco, per sentirsi desiderata ancora di più.
Concessioni zero, rimane una cosa comunque impossibile.

È questo che mi distrugge mentalmente: l’incertezza.
Se avessi la certezza che non è successo nulla, riuscirei a stare tranquillo. Se avessi la certezza del contrario, almeno saprei come comportarmi.
Invece resto sospeso in mezzo. E la mente, quando non ha risposte, inizia a costruire scenari.
Cerco subito di bloccarmi.
Non posso farmi divorare dai pensieri. Non sarebbe dignitoso. Non sarebbe neppure giusto nei confronti di me stesso.
Gaia non è la mia ragazza, non mi deve spiegazioni. È stata chiarissima su questo punto, e concordo con lei. E’ una delle poche cose, su cui siamo d’accordo. Forse l’unica.
Eppure il dolore resta lo stesso, perché il cuore non ragiona in termini di logica o diritti. Reagisce e basta.

Guardo il televisore, ma ormai non seguo più neanche il gioco. Vedo solamente giocatori ,che si passano il pallone, senza trovare il coraggio di attaccare davvero. E mi viene quasi da sorridere amaramente. In fondo anch’io sto facendo la stessa cosa, da giorni: continuo a restare nella partita, senza avere il coraggio di cercare di fare un gol.
Mi appoggio allo schienale della sedia e incrocio le braccia.
Se Gaia è andata nel retro, allora ha fatto una scelta.
Se non c’è andata, resta comunque il fatto, che ha voluto farmi capire, che avrebbe potuto farlo.
Ed è forse questa la parte più pesante da accettare: rendermi conto che, tra noi, non esiste stabilità. Ogni momento può cambiare tutto. Ogni parola può ribaltare gli equilibri.
Intorno a me, il locale continua a vivere normalmente. Ridono, bevono, scherzano. Nessuno immagina il caos, che ho in testa.
E forse è meglio così.

Nel frattempo, torna Gaia:” Tutto bene, Francesco? "
Mi giro appena verso di lei, e annuisco.
La mia compagna di università si ferma accanto a me con naturalezza, come se nulla fosse successo durante la serata.
Eppure io continuo a sentire addosso la sensazione amara di essere stato messo da parte, lasciato qui come una comparsa, mentre lei flirta con il barista.
Gaia mi spiega:" Ti faccio compagnia tra il primo e il secondo tempo, poi torno al bancone."
Quelle parole mi colpiscono, più di quanto vorrei ammettere.
Come se fosse un favore, Una concessione. Qualche minuto ritagliato, per non farmi sentire troppo escluso.
Le rispondo:" Non c'è assolutamente bisogno. A me la compassione e le briciole, non interessano."
Lei mi osserva per un istante, quasi sorpresa dalla durezza della risposta. Probabilmente si aspettava una reazione più debole, più passiva. Gaia è abituata a vedermi quasi sempre cedere davanti a lei, anche quando provo a fare il distaccato.
" Non sei forse un po' troppo duro con me;Francesco? "
Dentro di me sento ancora la rabbia crescere. Non tanto per il barista, quanto per il ruolo in cui mi sento intrappolato. Quello del ragazzo sempre disponibile, sempre pronto ad aspettarla, mentre lei decide quanto spazio concedermi.
Sospiro, rimanendo in silenzio. Come può pensare che io sia felice, dopo come si sta comportando? E’ normale che io non le faccia alcuno sconto e non sia tollerante su nulla.

La mia compagna di università rimane seduta accanto a me.
Sembra osservare ogni mia reazione, come se cercasse continuamente di capire, quale effetto abbiano avuto su di me, le sue parole e i suoi comportamenti.
Io, invece, continuo a sentirmi distante. Non provo rabbia. Non provo nemmeno il desiderio di discutere. Mi sento semplicemente svuotato.
Intanto riprende a parlare:” Non hai neanche apprezzato il gesto del panino.”
Per un attimo rifletto sulla sua osservazione.
In effetti, quel gesto l'ho apprezzato davvero.
” L’ho apprezzato, invece. Solamente che, in quel momento, non ne sentivo il bisogno. Però, più tardi, lo prenderò.”
Lei annuisce leggermente.
Poi mi domanda:” Andrai a ordinarlo da Fiore?”
“ Si, è un ragazzo molto gentile e premuroso.”
Lo penso davvero.Nei pochi minuti trascorsi insieme, Fiore è probabilmente l'unica persona, che non abbia cercato di mettermi in difficoltà.
Non ha ironizzato.Non mi ha provocato.Non ha interpretato ogni mio silenzio.Si è semplicemente comportato con educazione.

La mia compagna di università ci tiene però ad aggiungere un particolare:“ Concordo con te, ed è pure molto carino.”
La guardo.
Per qualche secondo rimango completamente in silenzio.
Non tanto perché la frase mi dia fastidio.Obiettivamente è vero, quanto da lei detto.
Il motivo del mio silenzio è un altro.
Ho la sensazione che la mia compagna di università, voglia riaprire la provocazione precedente.
Qualunque argomento affrontiamo, prima o poi si torna a parlare di Fiore.
Un complimento.Un riferimento all'aspetto fisico.Una possibile conoscenza con lui.
Come se fosse un terreno dal quale lei non riuscisse, o non volesse, allontanarsi.
Veramente la mia compagna di università vuole che io approfondisca la conoscenza con un omosessuale?

Decido di non commentare.
Non voglio alimentare un'altra discussione, destinata a non portare da nessuna parte.
Lei comprende immediatamente la mia scelta.
Capisce che non intendo proseguire quell'argomento.
Così cambia completamente discorso:” Hai bisogno di me, o posso tornare da Massimo? Non sei molto loquace. Se stai in silenzio, io torno da Massimo. Mi diverto di più, piuttosto che guardare la partita.”
La sua sincerità è quasi disarmante.Non cerca nemmeno di addolcire la frase.
Dice apertamente ciò che pensa.Con Massimo si diverte di più.Con me no.
E, in fondo, non posso darle torto.
La conosco abbastanza da sapere, quanto ami ridere, scherzare e vivere tutto con leggerezza.
Io, invece, in questo momento rappresento l'esatto contrario.
Sono silenzioso.Pensieroso.Ferito.
Stare accanto a me, significa inevitabilmente confrontarsi con una realtà molto meno piacevole.

Il problema, però, non è questo.
Il problema è che ormai, non riesco più ad avere un dialogo spontaneo con lei.
Ogni volta che apro bocca, temo di sbagliare.
Ogni frase può trasformarsi in una battuta.Ogni domanda può diventare motivo di scherno.
Ogni mia emozione rischia di essere ridicolizzata.
Dentro di me si è creato un vero e proprio blocco psicologico.Non nasce dalla timidezza.
Nasce dalla paura delle conseguenze.
La sua imprevedibilità mi costringe a pesare ogni parola, fino al punto che il silenzio diventa l'unica scelta sicura.
Ed è proprio questo il paradosso.
Lei interpreta il mio silenzio, come mancanza di dialogo.
Io, invece, lo vivo come l'unico modo per proteggermi.
Più rifletto, più mi pongo una domanda, che continua a tornarmi in mente.
Gaia vuole davvero confrontarsi con me?
Oppure le basta parlare, senza avere realmente bisogno di ascoltare, ciò che provo?
Un dialogo dovrebbe essere uno spazio condiviso.
Qui, invece, ho spesso la sensazione, che esista una sola voce davvero importante.
La sua.
Io posso intervenire.Posso rispondere.Posso persino confessare i miei sentimenti.
Ma, alla fine, il discorso torna sempre dove decide lei.
Ed è una delle cose, che mi fa sentire più solo.
Non il fatto, che Gaia non ricambi, ciò che provo.
Ma la sensazione che, ogni volta che cerco di esprimere il mio mondo interiore, esso venga sistematicamente aggirato, ridimensionato o trasformato nell'ennesimo pretesto, per riportare la conversazione nel suo mondo.

Torna ad accarezzarmi i capelli, avvicinandosi con la sedia.
Mi da di essere più fredda, rispetto a come si è comportata in precedenza.
Se prima forse avevo potuto scorgere della malizia, ora si comporta esattamente come un’amica.
" Francesco; smettila.Hai battuto i tuoi amici. Non dimostrarti come loro, adesso."
Non capisco il motivo di questa frase. I miei amici sono fuori dai giochi, già da questo pomeriggio. Ora, in scena, c’è solamente il barista.
Questo continuo passare da un argomento all'altro, non mi permette di essere a mio agio.
La mia compagna di università riprende a parlare:” Francesco; si può passare al secondo step, per me.Pensando troppo, diventi uno zombie.Cerca di lasciarti scivolare le cose."
Non riesco più a restare in silenzio.
Fino a questo momento ho lasciato passare quasi tutto. Ho ascoltato provocazioni, battute, allusioni e continui cambi di argomento, senza trovare la forza di reagire.
Adesso sento il bisogno di dire almeno una cosa. Non per convincerla. Non perché creda davvero, che possa capire il mio punto di vista.
Semplicemente perché il senso di assurdità, che provo, è diventato troppo grande, per continuare a tenermelo dentro.
“ Gaia; non sto pensando proprio a nulla. Ieri sera eravamo io, i miei amici e le tue amiche; in meno di ventiquattro ore, è tutto cambiato. Non ha senso cosa stai dicendo. Cambi le regole, a seconda di come conviene a te.”
Non alzo la voce.Non c'è rabbia.
C'è soprattutto smarrimento.
È come se stessi cercando di ricostruire una logica, che ormai mi sfugge completamente.
Fino al pomeriggio, esistevano determinate dinamiche.
Poi, improvvisamente, tutto sembra essere stato riscritto.
Persone escluse.Persone incluse.Nuove regole.Nuovi divieti.Nuovi confini.
E la sensazione che provo, è quella di rincorrere continuamente qualcosa, che cambia forma ogni volta, che provo ad afferrarla.

Gaia continua ad accarezzarmi i capelli.
II gesto è affettuoso, seppure non malizioso.Le dita scorrono lentamente tra i miei capelli, quasi volessero tranquillizzarmi.
È un contrasto che continuo a non riuscire a comprendere.
Le sue mani trasmettono dolcezza.
Le sue parole, invece, producono spesso l'effetto opposto.
” Il mio Francesco si arrabbia e prova a ribellarsi.”
Abbozza una risata.Poi, quasi imponendoselo, interrompe subito quel principio di divertimento.
Con un piccolo gesto della mano, mi fa capire che sta tornando seria.
“ Un attimo, adesso torno a fare la seria. Valentina è ovviamente fuori dai giochi, ma per come si è comportata, non per altro. Ha mancato di rispetto alle sue amiche, e non gliela possiamo perdonare. Per quel che riguarda Serena, invece, lei non vuole uscire, da sola, con te. Prima te l’ho specificata questa cosa. Puoi continuare a conoscerla, ma esclusivamente in mia presenza.”
Ascolto senza interromperla.
Ancora una volta, è lei a definire i confini dei rapporti.
Stabilisce chi può far parte della mia vita.Chi no.
Con chi posso uscire.Con chi no.
Come se tutto dovesse inevitabilmente passare, attraverso la sua approvazione.
Io non ho alcun interesse a discutere questa decisione.
Le rispondo semplicemente:” D’accordo, non c’è alcun problema.”
Lo dico con sincerità.
Non ho alcun motivo, per insistere.
Serena non è mai stata il centro della questione.
Ma Gaia sembra interpretare quelle mie parole, in maniera completamente diversa.

All'improvviso il suo volto cambia espressione.Inizia a deformare volontariamente il viso.
Fa smorfie caricaturali.Esagera le espressioni.
Sta chiaramente cercando di imitarmi, per prendermi in giro.
Poi dice:”"Francesco; pensavi che Serena sarebbe venuta a letto con te? Anche oggi stai facendo una terribile figura, davanti a me. Basta fare il tipo che becca, che non lo sei. Non farmi ricordare miliardi di volte, che vuoi che mi accontenti di te."
Resto completamente spiazzato.
La guardo.Non con rabbia.
Con autentica incredulità.
Non riesco nemmeno a seguire il collegamento logico, tra ciò che ho appena detto, e la risposta che ricevo.
Nei miei occhi compare soltanto una domanda silenziosa.
Perché?Perché trasformare anche questa conversazione, in un'altra umiliazione?Perché attribuirmi pensieri, che non ho mai espresso?
La mia espressione, evidentemente, le comunica tutta la mia confusione.
Lei se ne accorge.
Riprende subito a parlare:“ Francesco; ti stupisci, di quanto ti ho detto? Sai che mi piacciono altri tipi di ragazzi; eppure fai l’ arrabbiato, per farmi pressioni, sul scegliere te.”
Quelle parole mi colpiscono più della provocazione precedente.
Perché mi fanno capire, quanto siano distanti, le nostre interpretazioni della realtà.
Io non sto cercando di costringerla, a scegliere me.Non sto facendo pressioni.
Sto semplicemente cercando di comprendere, quello che sta accadendo tra noi.
Lei, invece, sembra leggere ogni mia reazione, attraverso un unico filtro.
La gelosia.Il desiderio di possederla.Il tentativo di convincerla.
Come se qualunque emozione io provi, potesse avere una sola spiegazione.
Sospiro.
Ancora una volta scelgo di non risponderle.Non perché non abbia nulla da dire.
Ma perché mi rendo conto, che ogni spiegazione genera un nuovo equivoco.
Ogni chiarimento diventa il punto di partenza per un'altra incomprensione.
È una conversazione, nella quale mi sembra impossibile, sentirmi davvero ascoltato.
Così il silenzio torna ad apparirmi l'unico rifugio possibile.
Non è una resa.
È la consapevolezza che, in questo momento, qualunque parola pronunciassi, verrebbe probabilmente trasformata in qualcosa di diverso, da ciò che intendo davvero dire.

La mia compagna di università riprende a parlare:” Francesco; tu devi stare tranquillo, e pensare ai tuoi step. Non devi pensare a niente altro.Devi capire una cosa:un conto è andare in un retro, un altro conto," bloccandosi di nuovo.
Stavolta sembra davvero in difficoltà.
Come se stesse cercando di dosare le parole, per non ferirmi troppo.
Poi mi spettina ancora una volta, stavolta mantenendo uno sguardo serio.
"Ci siamo capiti?"
Credo di avere intuito, anche se non ne ho la certezza. Però non mi va assolutamente di farle domande, altrimenti farei il suo gioco.
Gaia inspira lentamente.
Io non ho avuto il coraggio di chiederle, lei decide ugualmente di continuare. E conferma, quello che sospettavo.
"Le probabilità che qualcuno," si interrompe ancora.
Una della pochissime volte in cui,da quando la conosco, sembra vulnerabile.
Come se anche lei si rendesse conto di stare parlando di qualcosa, che potrebbe cambiarci davvero.
Poi finalmente trova il coraggio:"Saranno bassissime."
Sospiro anche io.
Bassissime. Non nulle.
Quella parola mi distrugge più di una certezza assoluta. Perché lascia aperta ogni possibilità. E Gaia è fatta così: non chiude mai completamente nessuna porta.
Mi vede confuso, ma non cerca di rassicurarmi.
Anzi, rincara:"Le probabilità non possono mai essere zero. Anche un aereo può cadere, no?"
La guardo, senza sapere cosa rispondere.
Lei continua:"Ti do un consiglio. Prima si gioca, minore è il rischio, che le probabilità si alzino. Gli step potrebbero cambiare. Domani non è mai uguale a oggi."

Resto in silenzio per qualche secondo.
Continuo a ripensare alle sue ultime parole, cercando di trovare un filo logico, che le colleghi a tutto quello, che è successo, durante la serata. Più ci rifletto, però, più mi sembra, che ogni risposta apra semplicemente una nuova domanda.
Alla fine rompo il silenzio:” E allora perché vuoi che vada a casa? “
È una domanda semplice.Diretta.Forse la più semplice.
Non contiene accuse.Non contiene gelosia.
Vorrei soltanto capire.
Gaia torna immediatamente ad accarezzarmi i capelli.
Le sue dita scorrono lentamente tra le ciocche, con una naturalezza, che continua a confondermi.
È incredibile come riesca a passare, nel giro di pochi istanti, da parole che mi feriscono profondamente, a gesti che sembrano pieni di dolcezza.
Mi risponde:” Non ti preoccupare, non c'è più bisogno che tu vada a casa.”
La guardo.Non comprendo.
Fino a pochi minuti prima, desiderava che sparissi dal locale.Adesso, invece, mi dice l'esatto contrario.
Il mio volto tradisce, inevitabilmente, tutta la mia sorpresa.
Lei sembra accorgersene.
Senza interrompere le carezze tra i miei capelli, porta l'altra mano sulla mia guancia.La sfiora lentamente.È un gesto estremamente delicato.Quasi materno.
” Francesco; ne parliamo dopo. Ora devo tornare al bancone.”
Ancora una volta rimanda ogni spiegazione.Ancora una volta lascia tutto in sospeso.
Ed è proprio questa continua ambiguità a pesarmi.
Non so mai, quale sia il suo vero pensiero.Ogni risposta sembra incompleta.Ogni chiarimento viene rinviato.Ogni volta che credo di aver capito qualcosa, arriva immediatamente un nuovo elemento, che rimette tutto in discussione.
Dentro di me cresce una sottile irritazione.Non nasce dalla rabbia.Nasce dalla sensazione, di non riuscire mai ad avere un terreno stabile, sotto i piedi.
Con Gaia tutto sembra cambiare continuamente.
Un minuto prima, mi allontana.Quello dopo, mi accarezza.
Prima mi invita ad andare via.Poi mi dice di restare.
Vorrei replicare.Vorrei chiederle di essere chiara.Ma mi trattengo.
So già quale sarebbe la conseguenza.Diventerei, ancora una volta, il ragazzo innamorato e geloso.L'etichetta che, ormai, sembra accompagnare qualunque mia osservazione.
Così scelgo il silenzio.
Lei sorride appena.
"Ci vediamo dopo."

Sta già iniziando ad allontanarsi.
Poi, improvvisamente, si ferma.Come se avesse appena ricordato qualcosa.Si gira nuovamente verso di me.
” Francesco; ovviamente c’è anche un’altra possibilità. Tu e Fiore potreste diventare intimi.Non mi arrabbierei, se finisse così. Tu saresti felice, ed io pure. Il gioco degli step finirebbe subito, ovviamente.”
Resto immobile.La guardo.Non provo nemmeno a rispondere.
Ormai ho imparato che, davanti ad alcune sue provocazioni, il silenzio è l'unica difesa possibile.
Non so nemmeno se stia scherzando.Se voglia davvero mettermi alla prova.O se stia semplicemente osservando, quale sarà la mia reazione.
Lei interpreta, ancora una volta, il mio silenzio, come uno spazio da riempire.
Così continua:” D’accordo, non ne parliamo. Però la possibilità c’è. E dovrai essere sincero con me, per non prendermi in giro. E soprattutto con te stesso. Ti dico una cosa, poi non ti aggiungo altro: lui è solamente attivo, quindi tu dovresti fare la ragazza. Possiamo provare a fare un’uscita in quattro, se vuoi.”
Ascolto senza interromperla.Mi sorprende soprattutto la naturalezza, con cui affronta un discorso che, per me, appare completamente scollegato dalla realtà.
È come se costruisse scenari ipotetici con assoluta spontaneità, aspettandosi che io li prenda in considerazione, con la stessa leggerezza.
Io, invece, continuo a sentirmi distante.Non soltanto da quella proposta.Ma dall'intera conversazione.
Ho la sensazione, che i nostri pensieri stiano viaggiando su binari completamente diversi.
Lei sembra divertirsi, ad aprire continuamente nuove possibilità.
Io, invece, sto ancora cercando di comprendere, ciò che è già successo.
Per questo motivo scelgo una risposta volutamente neutra.Le sorrido.
” Gaia; ci penserò. Ho bisogno di riflettere. Da solo.”
È forse la frase più sincera, che riesco a pronunciare.
Perché, al di là dell'ironia della situazione, sento davvero il bisogno di fermarmi.Di mettere ordin,e nella confusione.Di restare qualche minuto, lontano da qualunque provocazione.
Lontano da qualunque interpretazione.Lontano perfino da lei.
Gaia ricambia il sorriso.Con un gesto quasi affettuoso mi scompiglia nuovamente i capelli.
” D’accordo, Francesco; non c’è problema.”
Per un istante rivedo la ragazza, conosciuta nei primi giorni.Quella capace di scherzare, senza ferire.Quella con cui era naturale, parlare.
Ma il momento dura pochissimo.Come tanti altri durante quella serata.
Le rispondo:" Adesso vado al bancone, a prendere qualcosa da mangiare."
È una frase semplice.Quasi banale.Ma, in realtà, rappresenta molto di più.
Ho bisogno di interrompere questa conversazione.Di allontanarmi per qualche minuto.
Di respirare.
Perché continuo ad avere la sensazione che, restando ancora lì con lei, finirei inevitabilmente per perdermi di nuovo in un labirinto di parole, gesti e significati, che non riesco più a decifrare.

Lei mi sorride appena. Non è un sorriso allegro. Sembra più il sorriso di una persona, che sta cercando di capire, fin dove io voglia arrivare con questo comportamento.
" D'accordo, andiamo. Ti accompagno.”
Ci avviciniamo al bancone insieme, ma io evito accuratamente, di mettermi davanti a Massimo.
Non voglio regalargli la soddisfazione di pensare, che io sia lì, per controllare lui o Gaia.
E così mi sposto leggermente verso un altro barista. Lo guardo un attimo. Poi mi giro a cercarlo, e lo trovo: Fiore.
Vado da lui. E’ leggermente spostato, e sta preparando dei panini.
" Ciao, che panino mi consigli? "
Fiore mi sorride:” Allora hai mantenuto la promessa.”
Gli sorrido:” Già.”
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