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E' un mondo difficile ( capitolo 44 )


di chiara94
16.03.2026    |    1.099    |    157 5.3
"La strada serpeggia tra piccoli tratti di bosco, e davanti a noi l'oscurità sembra inghiottire tutto..."
Fausto annuisce subito, di fronte alla presa di posizione di Gaia. Non lo fa in modo plateale, ma con quel mezzo sorriso che lascia capire chiaramente da che parte sta. In fondo la cosa gli fa comodo: la situazione si sta già muovendo nella direzione che preferisce.
Gli occhi gli si accendono di quella furbizia tranquilla, che gli compare quando ha già in mente due o tre mosse avanti.
Meglio evitare di infilarsi in schermaglie inutili.
Taglia corto e cambia subito registro, andando dritto al punto: “Allora” dice, allargando appena le mani, come se volesse aprire la discussione a tutti:” Come possiamo conoscerci meglio? Qualcuno ha qualche idea di cosa proporre?”

Il tono è apparentemente neutro, quasi democratico. Sembra davvero lasciare la scelta al gruppo. In realtà mi è difficile credere, che non abbia già qualcosa in testa.
La mossa è elegante: lascia alle ragazze lo spazio per esporsi per prime.
Se loro propongono qualcosa, dovrà modificare il suo piano.
Se invece rispondono con un classico “ decidi tu ”, allora il gioco tornerà completamente nelle sue mani.
E a quel punto otterrà esattamente ciò che vuole: continuare a guidare la situazione,con in più la perfetta giustificazione. Non sarebbe una sua iniziativa, dopotutto. Sarebbe semplicemente la risposta, a quello che le ragazze gli han chiesto di fare.

Gaia però non è stupida fino a questo punto. Il modo in cui Fausto pone la domanda è troppo pulito, troppo comodo. Dietro quel aria da decisione condivisa, sente odore di trappola.
Così non ci casca.
Si guarda un attimo intorno, poi gira la testa verso di me, cercando nuovamente una sponda:” Francesco; proponi qualcosa.”
Per un momento potrei davvero prendere io in mano la situazione.
Ma so già come finirebbe.
Anche conducendo io, le imboscate arriverebbero comunque. Con Fausto che tiene ancora qualche carta nascosta, rischierei solo di infilarmi in un terreno, che lui conosce meglio di me.
Meglio il contrario.
Meglio che sia lui a scoprire tutto quello che ha in mano. Se deve giocare, che lo faccia apertamente, senza più margine per barare.
Scuoto leggermente la testa:” No, lascio proporre qualcun altro. A me, almeno te e Valentina, mi conoscete già.”

Gaia allora sposta lo sguardo su Fausto.
Ormai è diventato il suo punto di riferimento tra i miei amici, quello a cui si appoggia quando la conversazione prende una piega incerta.
Fausto fa una smorfia pensierosa, inclinando leggermente la testa, come se stesse davvero valutando la situazione: “Non è facile. C’è sempre di mezzo Francesco.”
Serena interviene subito, con tono pratico:“ Ma Gaia è stata chiara con Francesco. Sono solamente amici.”
Giacomo però scuote la testa e ribatte quasi immediatamente:” Sì, ma non è una situazione che ci mette a nostro agio.”
Gaia mi lancia uno sguardo rapido, come per misurare la mia reazione. Poi torna a rivolgersi a Fausto:” Ma hai qualche idea?”
Fausto esita un attimo, giocando la parte di chi è incerto:” Io una ce l’avrei,ma non so se”
Gaia lo blocca subito:”Tu prova a dire, e poi vediamo. Al massimo ti diciamo di no.”
È esattamente quello che Fausto voleva ottenere.

Un mezzo sorriso gli compare sulle labbra:” Perché non ci raccontate l’ultima vostra esperienza?”
Gaia aggrotta la fronte:” Cosa intendi?”
Fausto la guarda con aria innocente:” A letto con un ragazzo.”
Gaia spalanca gli occhi per la sorpresa.
Serena e Valentina invece restano sorprendentemente indifferenti, come se la proposta non le turbi più di tanto.
Fausto continua, quasi a giustificarsi:” L’altra volta vi abbiamo raccontato noi. Ora dovrebbe toccare a voi.”
Valentina alza leggermente le spalle:”Per me va bene.”
Serena annuisce:” Anche per me.”
Gaia invece scuote la testa:” Su queste cose, io sono riservata.”
Fausto insiste subito:” Ma rimane un gioco.”
Gaia mi guarda per un istante. Fausto se ne accorge e si affretta ad aggiungere:” Perché c’è Francesco?”
Intervengo io:” Se sono io il problema, vado a farmi un giro e torno tra trenta minuti. Non vi fate problemi.”
Gaia mi ferma immediatamente” Francesco; tu resti.”
La guardo e rispondo con calma:” Gaia; ma sembra che il problema sia io. Non faccio polemiche. Ti prometto che torno. Vi sto solamente aiutando ad essere a vostro agio.”
Lei però ribatte subito:” Francesco; questa è la tua compagnia.”
“ Ma se voi tre fate compagnia con loro,” rispondo, “ anche se non ci sarò io, voi ci uscirete ugualmente. Può succedere che manchi uno in compagnia, qualche volta, no?”
Gaia scuote la testa ed insiste, sottolineando bene le parole:” Con voi; Francesco. Non ti escludere. Perché non funziona così. Stranamente quello che dovrebbe mancare sei proprio tu?”
Provo a replicare:” D’accordo, ma”
Lei mi blocca subito:”Francesco, sai come la penso”, tornando poi a guardare Fausto:” Se Valentina e Serena vogliono raccontare, lo possono fare. Io no.”
Valentina interviene con un mezzo sorriso:” Gaia, penso che loro tre siano più interessati al tuo racconto.”
Serena le lancia uno sguardo storto:”E anche al mio, sicuramente. Non al tuo.”
Valentina si corregge rapidamente:” D’accordo, ai vostri racconti. Perché siete le più belle.”
Serena sorride soddisfatta:” Finalmente l’hai capito.”
Gaia però chiude la questione con tono deciso:” Comunque non mi va. Quindi o raccontate voi due, oppure proponete altro.”
Fausto allora si gira lentamente verso di me, cercando sul mio volto una qualche reazione, un segnale, un’emozione.
Ma io rimango impassibile.
Del resto, non è un punto né perso né guadagnato da nessuno dei due.
Per qualche secondo cala un piccolo silenzio.
L’idea di Fausto, ormai, è stata praticamente bocciata, e la conversazione sembra essersi arenata.

A rompere l’impasse è Serena, che si sporge leggermente in avanti, come se le fosse appena venuta un’idea:" Visto che Francesco voleva andare a ballare, perché non balliamo?"
Fausto annuisce subito, cogliendo al volo la proposta: "Ottima idea. Così, mentre si balla, si fanno anche due chiacchiere."
Gaia allora si gira verso di me:" Cosa ne dici, Francesco?"
La cosa mi lascia per un attimo perplesso.
Non capisco perché debba chiedere soltanto il mio parere, come se tutti gli altri dovessero adattarsi alle sue decisioni, e soprattutto ad un mio eventuale placet.
Alla fine rispondo con tranquillità:" Gaia, se a voi ragazze va bene, va bene anche a me. Trovo ottima l’idea di Serena. Non è una cosa invadente, è un modo come un altro per conoscersi. Ci può stare."
Gaia annuisce:”Allora ok."
Giacomo si alza quasi subito, senza perdere tempo, come se aspettasse soltanto il via libera per muoversi. Si dirige verso lo stereo, con passo deciso.
Fruga un attimo tra le playlist, poi fa partire la musica.
Una musica da discoteca.

Appena si accorge del tipo di musica, Serena si alza di scatto, dal posto in cui è seduta. Un sorriso le illumina il volto mentre si avvicina a Gaia, allungando le braccia verso di lei con entusiasmo. L’amica afferra le sue mani senza esitare e, con un piccolo slancio, si tira su in piedi. Per un attimo si scambiano uno sguardo complice, poi, ancora tenendosi per mano, si spostano insieme verso il centro della stanza.
Valentina resta ancora seduta per una decina di secondi. Esita, tamburellando le dita sul bordo della poltrona e osservando le due, che già iniziano a muoversi a ritmo. Tentenna ancora per un paio di secondi, come se stesse decidendo, se lasciarsi coinvolgere o meno. Alla fine sospira, accenna un sorriso e si alza anche lei, raggiungendole al centro della stanza.

Serena non ha aspettato neppure un secondo: appena arrivata al centro della stanza, si è lasciata travolgere dal ritmo. Le prime battute della musica da discoteca sembrano attraversarle il corpo, e lei comincia subito a muoversi con energia. Dondola le spalle, piega leggermente le ginocchia e segue il tempo con tutto il corpo.
Scuote la testa a ritmo, e i capelli si sollevano e ricadono in ciocche leggere, che le sfiorano il viso. Ogni tanto li scosta con un gesto rapido, ma subito torna a muoversi senza freni. Alza le braccia sopra la testa, i polsi morbidi che disegnano piccoli cerchi nel aria, e poi le abbassa di nuovo, seguendo il battito della musica. Ride, completamente presa dal momento, girando su se stessa e lasciandosi andare con naturalezza; come se quella musica fosse fatta apposta per lei.
Accanto a lei, Gaia balla con lo stesso entusiasmo, ma in modo un po’ più controllato. Tiene il ritmo con movimenti decisi delle anche e delle spalle, muovendosi con sicurezza, ma senza l’esuberanza di Serena. Le sue braccia si sollevano solo a tratti, e spesso accompagna la musica con gesti più piccoli, battendo le mani o oscillando da un piede al altro. Ogni tanto guarda Serena e sorride, divertita dalla sua energia contagiosa.
Valentina, invece, resta leggermente più indietro. Non è ferma, ma i suoi movimenti sono molto più timidi. Accenna piccoli passi sul posto, spostando il peso da una gamba al altra. Le mani restano vicino ai fianchi o si muovono appena, seguendo il ritmo con discrezione. Ogni tanto prova ad ampliare un po’ il gesto, ma subito torna a movimenti più contenuti. Sul suo volto c’è un sorriso un po’ incerto, come se si sentisse ancora leggermente a disagio, rispetto alla naturalezza con cui le altre due si stanno scatenando. Tuttavia rimane con loro, lasciandosi piano piano trascinare dal atmosfera della musica.

Dopo qualche momento passato a guardarle dalla loro posizione, anche i ragazzi decidono di alzarsi. Le risate e l’energia delle tre ragazze al centro della stanza, sembrano averli contagiati, e uno dopo l’altro si alzano per raggiungerle.
Nicolas è il primo a muoversi. Entra nello spazio della musica con passo sicuro, come se stesse salendo su un piccolo palco. Inizia subito a ballare ma, invece di rivolgersi verso le ragazze, si gira quasi completamente dal altra parte, come se stesse parlando con qualcuno, che in realtà non c’è. Muove le mani davanti a sé, gesticola, accenna passi esagerati, accompagnandoli con espressioni studiate, come se stesse intrattenendo una persona immaginaria. Ogni tanto inclina la testa, fa una mezza smorfia compiaciuta, e continua a muoversi con aria da protagonista. È evidente che vuole fare il fenomeno, attirare l’attenzione con quel atteggiamento un po’ teatrale.
Subito dopo arriva Giacomo, ma il suo ingresso è molto meno elegante. Si lancia letteralmente nel mezzo del gruppo, con un paio di saltelli disordinati. Le braccia si agitano in modo scoordinato, le ginocchia si alzano troppo, e il ritmo della musica sembra non avere alcun effetto su di lui. Più che ballare, sembra rimbalzare sul posto, saltando come uno scimpanzé agitato. Va costantemente fuori tempo, cambia movimento al improvviso, e per un attimo sembra quasi inciampare nei propri piedi. L’effetto è decisamente comico: ha tutta l’aria di un pagliaccio, capitato lì per caso.
Eppure Serena lo guarda e scoppia a ridere, divertita da quella goffaggine senza filtri. Lo osserva mentre continua a saltellare in modo improbabile, e il suo sguardo è pieno di complicità, come se per lei quella scena fosse la cosa più divertente della serata. Più Giacomo si muove in maniera assurda, più lei ride, scuotendo la testa e battendo le mani, quasi lo stesse incoraggiando, come se fosse un vero campione della pista.
Per ultimo arriva Fausto, con un atteggiamento completamente diverso dagli altri due. Non entra nel gruppo facendo scena: si avvicina con calma, osservando per qualche secondo Gaia, mentre balla. Poi si posiziona davanti a lei, a circa mezzo metro di distanza, abbastanza vicino da condividere il ritmo, ma senza invadere il suo spazio.
Comincia a muoversi quasi come se fosse il suo riflesso in uno specchio. Se Gaia sposta il peso su un fianco, lui fa lo stesso; se lei alza leggermente una mano o ruota le spalle, lui ripete il gesto con naturalezza. Il suo ballo non è esagerato né goffo: è semplice, ma sincronizzato, e crea una specie di piccolo dialogo silenzioso tra i due.
In mezzo al caos creato da Nicolas e dalle acrobazie scoordinate di Giacomo, Fausto appare decisamente il più furbo dei tre. Senza bisogno di esibirsi o fare il buffone, riesce a inserirsi nel contesto nella giusta maniera. Gli altri due, invece, continuano a muoversi attorno a loro, facendo decisamente la figura degli idioti.

Quando la prima canzone finisce, per un attimo sembra che tutto rallenti. Qualcuno ride, qualcuno riprende fiato. Ma quasi subito parte un’altra canzone, ancora più marcatamente da discoteca, con un ritmo pieno e pulsante che riempie la stanza.
Nicolas non cambia di una virgola il suo stile. Continua imperterrito nel suo strano ballo rivolto verso il lato opposto della stanza, come se davanti a lui ci fosse davvero qualcuno con cui interagire. Muove le mani come se stesse raccontando qualcosa, fa piccoli cenni con la testa, accenna passi laterali e mezze giravolte. Ogni tanto sembra persino annuire, come se stesse ascoltando la risposta del suo interlocutore immaginario. È completamente immerso nella sua piccola performance, convinto di essere al centro della scena.
Valentina, invece, sembra trasformarsi. Se prima era timida, ora si lascia molto più andare. Non guarda quasi nessuno: chiude per un attimo gli occhi, si muove seguendo il ritmo con movimenti più ampi, le braccia che si alzano e poi scendono lentamente. Oscilla con le spalle, piega leggermente le ginocchia e gira su se stessa in piccoli movimenti fluidi. Sembra ballare come se fosse sola nella stanza, dimenticandosi completamente degli altri. C’è solamente un piccolo dettaglio: nessun ragazzo la considera, ben che meno le altre due ragazze.
Nel frattempo Serena e Giacomo si sono ritrovati una accanto al altro. Giacomo, nel suo entusiasmo disordinato, le afferra un braccio e prova a farla girare. Il risultato è decisamente lontano da qualunque coordinazione con la musica: la fa ruotare con un tempismo completamente sbagliato rispetto al ritmo, e Serena finisce per fare mezzo giro in ritardo. Ma invece di rovinare il momento, la cosa li fa scoppiare a ridere.
Subito dopo Giacomo le prende entrambe le mani. Si piazzano uno davanti al altra ed iniziano a saltellare sul posto, su e giù, come due bambini che stanno giocando. I loro movimenti non hanno assolutamente nulla di elegante o sincronizzato: vanno fuori tempo, cambiano velocità a caso, e rischiano quasi di pestarsi i piedi. Ballare peggio probabilmente sarebbe impossibile.
Eppure Serena ride talmente tanto da piegarsi quasi in due. I suoi capelli le cadono davanti al viso mentre continua a saltare e a ridere, trascinata dal assurdità della situazione. Più Giacomo si muove in modo goffo, più lei sembra divertirsi.
Poco distante da loro, Gaia e Fausto continuano nel loro piccolo spazio condiviso. Restano sempre a circa mezzo metro di distanza, ma ormai si muovono quasi come se stessero ballando insieme. Si guardano spesso negli occhi, accennando sorrisi, mentre seguono il ritmo con movimenti simili. Fausto non invade mai lo spazio di Gaia, ma mantiene quella distanza precisa, che rende il momento quasi un gioco di equilibrio. Ogni tanto inclina leggermente la testa, o accompagna un movimento delle spalle di lei con il suo.
In mezzo al caos della pista improvvisata, Nicolas che conversa con il vuoto e Giacomo che salta come un clown; Fausto appare chiaramente il più furbo dei tre. Senza fare scena, senza esagerare, è riuscito a ritagliarsi il posto migliore: proprio davanti a Gaia, nel punto perfetto per attirare la sua attenzione.
Sicuramente è quello a cui devo stare più attento.

La seconda canzone finisce con le ultime note elettroniche, che sfumano lentamente. Per un attimo nella stanza rimane solo il brusio delle risate e dei respiri un po’ affannati, di chi ha ballato senza fermarsi. Qualcuna si sistema i capelli, qualcun altro si stiracchia.
Gaia si avvicina leggermente a Fausto. Si sporge verso di lui e gli dice qualcosa nel orecchio, coprendosi appena la bocca con la mano, per non farsi sentire dagli altri. Fausto ascolta, poi annuisce con un piccolo movimento della testa, come se avesse capito perfettamente.
Subito dopo Gaia si gira e viene verso di me con passo deciso. Si avvicina con un sorriso, e allunga entrambe le braccia verso di me, i palmi aperti, come un invito chiarissimo.
Vuole trascinarmi a ballare.
Io però scuoto piano la testa. Il gesto è tranquillo, senza fretta, quasi imbarazzato. Le faccio capire che preferisco restare dove sono.
Gaia mi guarda e sorride comunque:” Dai Francesco; vieni anche tu.”
La musica successiva sta già iniziando a partire in sottofondo, ma lei resta davanti a me, con quel aria incoraggiante.
Io rispondo con tono gentile:” No, Gaia; ti ringrazio. Mi sto divertendo anche io, mi piace vedervi ballare ed ascoltare la musica.”
Per un istante la sua espressione cambia. Le sopracciglia si abbassano appena e la bocca si piega in una smorfia divertita ma un po’ critica, come se mi stesse silenziosamente classificando nella categoria dei musoni.
Inclina la testa ed insiste ancora, con un mezzo sorriso:” Dai.”
Io esito un attimo, poi alzo leggermente le spalle:”Forse fra un po’.”
Gaia mi osserva ancora per un secondo. Il suo sguardo resta su di me, come se stesse cercando di capire, se sto scherzando o se parlo sul serio. Poi alla fine lascia perdere. Sorride di nuovo, questa volta più breve, e si gira.
Torna verso il centro della stanza, e si riposiziona esattamente davanti a Fausto, alla stessa distanza di prima, più o meno mezzo metro, e i due ricominciano a muoversi quasi subito.
Gaia si avvicina appena a lui e gli dice di nuovo qualcosa nel orecchio. Fausto risponde, e stavolta non si limitano ad un cenno: iniziano a parlare davvero, a frasi brevi, mentre continuano a muoversi a ritmo. Ogni tanto lei sorride, lui replica con qualche parola, e sembrano commentare qualcosa tra loro.
Io resto dove sono.
Ed al improvviso mi arriva un dubbio fastidioso.
Stanno parlando di me?
O stanno parlando di altro?
Non riesco a capirlo da qui. Vedo solo le loro facce che si avvicinano per superare la musica, le parole che si scambiano, i sorrisi.
E il dubbio diventa quasi peggiore della risposta.
Perché non so davvero cosa sarebbe più imbarazzante: che stiano parlando di me, oppure che io non c’entri assolutamente niente.

La nuova canzone parte con un ritmo inconfondibile, di quelli che appena iniziano fanno capire subito, cosa succederà dopo. Il battito è semplice, ripetitivo, quasi giocoso: una di quelle classiche canzoni da ballo di gruppo, che sembrano fatte apposta per creare confusione e risate.
Giacomo è il primo a capirlo. Alza la testa di scatto, spalanca gli occhi e con entusiasmo esclama:” Trenino? “
Serena reagisce immediatamente. Fa un piccolo saltello sul posto, poi un altro ancora, battendo le mani:” Sì.”
Urla, quasi gridandolo per la gioia, mentre continua a rimbalzare tutta eccitata.
Valentina resta lì accanto a loro, senza dire niente. Osserva la scena, con un mezzo sorriso appena accennato. Non interviene, non propone nulla. In fondo sa già che la sua opinione non cambierebbe molto le cose.
Gaia, invece, si limita a fare un piccolo cenno con la testa. Un sì semplice, tranquillo.
Fausto coglie subito l’occasione e, con un sorriso furbo, le dice:” Gaia; fai la locomotiva.”
Gaia non protesta. Si gira semplicemente dando le spalle al gruppo, mettendosi davanti a tutti come capofila. Fausto si posiziona subito dietro di lei e appoggia le mani sulle sue spalle, ma rimanendo comunque un po’ distaccato, senza avvicinarsi troppo.
È proprio in quel momento che Giacomo interviene di nuovo, con il suo tono da comico improvvisato:” Fausto; le carrozze si devono saldare bene alla locomotiva.»
Serena scoppia a ridere immediatamente. Ride forte, senza trattenersi, piegandosi quasi in avanti, mentre si copre la bocca con una mano.
Gaia invece si gira subito verso Giacomo. Il suo sguardo è serio, quasi tagliente e, per un attimo, l’atmosfera sembra cambiare.
Fausto se ne accorge subito. Alza leggermente le mani dalle spalle di Gaia ed interviene con tono rassicurante:” Stava solamente scherzando, mica mi attacco. Anche Giacomo mica si attacca a Serena. È fatto così. Colpa della birra.”
Gaia resta un momento in silenzio. Poi sposta lo sguardo su Serena, che sta ancora sorridendo.

Serena alza le spalle e dice con tono tranquillo: Ma sì, stava scherzando, dai.”
Gaia continua a guardarla ancora per qualche secondo, come se stesse valutando la situazione. Poi alla fine si gira di nuovo in avanti.
Fausto torna a posare le mani sulle sue spalle, stavolta mantenendo una distanza ancora più evidente.
Dietro di lui si mette Serena, sempre ridacchiando, e poi Giacomo, anche loro tenendo le mani sulle spalle, ma senza avvicinarsi troppo. Subito dopo si aggiunge Valentina, un po’ più silenziosa, ma comunque nel gioco.
In fondo al trenino si piazza Nicolas.
E così il gruppo si mette in movimento. Iniziano a camminare in cerchio per la stanza, seguendo il ritmo della canzone, muovendosi a piccoli passi sincronizzati, mentre tutti cantano a squarciagola il ritornello. Il trenino serpeggia lentamente tra il centro della stanza e le pareti, tra risate, stonature, e passi più o meno coordinati.

Il trenino continua a girare lentamente per la stanza, seguendo il ritmo della canzone. Le voci si sovrappongono al ritornello, qualcuno canta, qualcuno ride, e i passi non sono mai davvero coordinati. Il gruppo descrive un largo cerchio e, dopo pochi secondi, passa proprio davanti a me.

In testa c’è Gaia. Mentre mi arriva davanti, gira leggermente il viso verso di me, e mi saluta con la mano, con un sorriso semplice:” Ciao Francesco.”
Subito dietro di lei c’è Fausto, concentrato a non rovinare l’equilibrio della situazione. Tiene le mani sulle spalle di Gaia, ma con quella distanza studiata, che sembra quasi misurata al centimetro.
Dietro ancora arriva Serena, che già ride per conto suo, e poi Giacomo che, appena mi vede, non perde l’occasione.
Alza la voce sopra la musica ed urla:”Mi dispiace Francesco; non c’è la fermata, dove sei seduto tu.”
Serena scoppia a ridere immediatamente, una di quelle risate incontrollate, che le fanno piegare la schiena e portarsi la mano davanti alla bocca. Ride come se fosse la battuta più divertente del mondo.
Il trenino continua il suo giro e sparisce dal altra parte della stanza.
Dopo qualche momento ricompare di nuovo davanti a me per il giro successivo. Gaia mi vede ancora, e questa volta si limita a salutarmi con la mano, mentre continua a guidare il trenino.
Serena però decide di rincarare la dose. Quando mi passa davanti, mi indica teatralmente, e grida sopra la musica:” Francesco; i tuoi amici sono sul treno, tu no. Hai perso la tua occasione, quando Gaia ti ha invitato a salire.”
Giacomo scoppia a ridere di nuovo, piegandosi quasi in due, mentre continua a muovere i piedi, per non perdere il passo del trenino.
Fausto invece non ride.
Rimane serio, o quantomeno molto controllato. Il suo sguardo è attento, quasi prudente. Tiene gli occhi su Gaia, per capire come sta reagendo.
Il problema è che l’espressione di Gaia è difficile da interpretare. Non sembra infastidita, ma neppure davvero divertita. Continua a guidare il trenino con lo stesso passo, senza commentare.
E proprio questa incertezza mette Fausto un po’ in tensione. Ha la sensazione che tutto quello che è successo finora, i sorrisi, il ballo davanti a lei, le chiacchiere; potrebbe rovinarsi con una battuta sbagliata, o per un gesto fuori posto. Così resta attento, quasi rigido nel suo comportamento.

In fondo al trenino succede qualcosa di diverso.
Al improvviso Nicolas si avvicina di più a Valentina. Finora anche lui aveva mantenuto un po’ di distanza, ma adesso accorcia decisamente lo spazio.
Valentina lo sente arrivare e si gira sorpresa, per un attimo.
Ma ormai Nicolas si è attaccato a lei. Il suo corpo è completamente contro il suo, nel movimento del trenino Il bacino di Nicolas finisce a contatto stretto con il sedere di Valentina.
Lei resta per un momento rigida, come se non si aspettasse affatto quella cosa, mentre il trenino continua a muoversi, e la musica copre quasi tutto il resto.
Il trenino continua il suo giro nella stanza, tra il ritornello cantato male, passi disordinati e risate. Ad un certo punto, però, dalla coda del gruppo arriva un urlo improvviso.
Nicolas lancia un verso acuto e prolungato, una specie di urlo da film western, come un indiano che ha appena catturato la sua preda. Lo ripete un paio di volte, sollevando la testa e stringendo le mani sulle spalle di Valentina mentre il trenino continua a muoversi.
Giacomo sente quel verso alle sue spalle e si gira un attimo, per capire cosa stia succedendo. Gli basta un secondo per vedere la scena.
Allunga la testa verso Serena e le dice qualcosa sottovoce, per attirare la sua attenzione. Serena si gira anche lei, lancia un’occhiata verso la coda del trenino, e subito cambia espressione.
Quando il gruppo passa di nuovo davanti a me, Serena scuote la testa e dice a Giacomo, a bassa voce, ma abbastanza forte da farsi sentire: "È proprio una puttana."

Il trenino continua a muoversi, ma l’atmosfera è cambiata.
Fausto, poco dietro Gaia, si accorge anche lui di quello che sta succedendo più indietro. Lancia uno sguardo rapido verso la coda del trenino, poi torna subito a guardare avanti. Non dice niente a Gaia. Evidentemente preferisce evitare di attirare la sua attenzione sulla cosa.
Ma dopo qualche secondo, qualcosa cambia.
Il canto del gruppo si spegne a poco a poco. Prima smette qualcuno, poi qualcun altro. Alla fine rimane solo la musica.
Probabilmente è proprio questo silenzio improvviso che insospettisce Gaia.
Lei rallenta appena il passo, e si gira per capire cosa stia succedendo dietro di lei.
Il suo sguardo scorre lungo il trenino ed arriva fino in fondo.
Nicolas è praticamente incollato a Valentina. Il suo corpo è completamente contro il suo, e il bacino è attaccato al sedere di lei, in modo decisamente esplicito.
Le mani di Nicolas non sono più sulle spalle di Valentina, ma sui suoi fianchi.
In questo modo si aiuta a spingere ancora di più il cazzo contro il culo della mia migliore amica.
Gaia guarda Valentina per un momento. Solo un attimo.
Poi si gira di nuovo in avanti, senza dire niente.
Io, da dove sono seduto, riesco a vedere bene la scena. Nicolas continua a muovere il bacino in modo osceno contro Valentina, seguendo la musica in maniera esagerata.
Sta letteralmente mimando di scoparla da dietro, davanti a tutti.

Valentina ha il viso completamente rosso. Respira con un po’ di affanno, le spalle che si alzano e si abbassano più velocemente del normale. Non dice nulla. Non protesta. Rimane semplicemente lì, lasciandosi trascinare dal movimento del trenino.
E’ totalmente passiva alle sollecitazioni del cazzo di Nicolas, contro il suo culo.

Finalmente la canzone arriva alla fine.
Le ultime note si spengono e Gaia si ferma.
Fausto capisce subito il segnale. Senza aspettare che qualcuno dica qualcosa, toglie le mani dalle spalle di Gaia e si stacca immediatamente.
Dietro di lui Serena fa lo stesso, seguita da Giacomo.
Valentina si libera anche lei dal trenino, senza però allontanarsi, se non con qualche passetto.
Nicolas invece rimane attaccato ancora per qualche secondo. È talmente preso dalla situazione, che non si rende conto subito che il trenino si è fermato, e che gli altri si sono già separati.
Per un momento resta lì, ancora premuto contro il sedere di Valentina, mentre tutto intorno il movimento si è già fermato.
Tutti stanno assistendo, che sta praticamente mimando di scoparsi Valentina, da dietro.
Le mani sui fianchi, il movimento veloce del bacino, il respiro di Valentina, i suoi occhi chiusi; non lasciano spazio a dubbi.
Poi finalmente Nicolas si accorge che qualcosa non torna. Si guarda intorno e capisce.
Si stacca anche lui.
I suoi due amici lo guardano per un attimo. Non dicono niente, ma lo sguardo basta a far capire, che hanno visto tutto. Ed è uno sguardo di approvazione.

Valentina si allontana dal gruppo e torna verso la poltrona. Si siede lentamente e si passa una mano tra i capelli:" Ho bisogno di riposarmi un attimo."
Gaia interviene subito, cogliendo l’occasione per cambiare atmosfera:" Bella idea, beviamo qualcosa, così ci riposiamo anche un po'."

Torniamo a Roberto.
L'idea di seguire Oceano e Lavinia non mi piace proprio. Più ci penso e più mi sembra una pessima idea. Se se ne accorgessero, come potremmo giustificarci? E soprattutto, come potrei giustificarmi io?
Con Bruno e Luca probabilmente Lavinia ha ormai chiuso ogni rapporto, oppure c'è stata qualche litigata passeggera, di cui io non conosco il motivo. Ma con me? Domani a scuola come si comporterà? Mi parlerà? Mi ignorerà?
Se decidessimo davvero di seguirla, e se lei si accorgesse della mia presenza, il mio destino sarebbe praticamente segnato. Non avrei nessuna possibilità di spiegarmi.
Se invece mi facessi semplicemente accompagnare a casa, domani mattina potrebbe succedere di tutto. Lavinia potrebbe salutarmi come sempre, oppure non rivolgermi neanche la parola.
Tutto dipenderà probabilmente dalla ramanzina che Oceano le farà, dopo avermi visto comportarmi come una candela per tutta la serata, intralciando i suoi piani. Senza contare tutte le mie uscite verbali imbarazzanti.

Alla fine sospiro e mi rivolgo ai miei due compagni di classe:" No, portatemi a casa. Non voglio più sentire parlare di Lavinia. Ma voi sapete chi è Patrizia, e come si può rintracciare? " Luca mi risponde subito, con il suo solito tono diretto:”" Assolutamente no, Roberto. Noi guardiamo solamente le fighe. "
Bruno annuisce e dice: " Ok Roberto; ti accompagniamo a casa. "
Saliamo in macchina.
Io non rispondo più. Appoggio la testa al sedile e mi metto a guardare fuori dal finestrino. Le luci dei lampioni scorrono lentamente, mentre la macchina avanza nella notte. Nel buio della serata i miei pensieri si disperdono, confusi e pesanti.
Per qualche minuto rimango immerso nei miei ragionamenti, senza fare caso alla strada.
Poi, all'improvviso, qualcosa non mi torna.
La strada, che stiamo percorrendo, non mi sembra quella che porti a casa mia. All'inizio non ci avevo fatto caso: di notte le strade sembrano uguali. Ma ora il dubbio diventa sempre più forte. Stiamo andando verso fuori città.
Mi sporgo leggermente in avanti e chiedo:” Ma che strada stiamo facendo? "

Bruno risponde, senza distogliere lo sguardo dalla strada:" Roberto; siamo dietro di loro. "
Luca interviene subito dopo, con tono quasi divertito: " Stanno andando allo scopodromo. Lo sai anche tu; Roberto. "
Bruno stringe il volante e impreca piano:" Cazzo, qui è pieno di stradine. C'è il rischio di perderli. E non posso nemmeno stargli troppo attaccato: Lavinia riconoscerebbe subito la macchina. "
Guardo fuori dal finestrino.
In effetti ci stiamo addentrando sempre di più in una zona isolata. Gli alberi diventano più fitti ai lati della strada, e le luci della città si fanno sempre più lontane. La strada serpeggia tra piccoli tratti di bosco, e davanti a noi l'oscurità sembra inghiottire tutto.
Stiamo andando verso il fiume.
E la sensazione, che questa non sia affatto una buona idea, diventa sempre più forte.
La macchina scivola lenta nella notte, come se anche lei avesse paura di farsi notare. Il motore gira al minimo e ogni tanto Bruno alleggerisce l’acceleratore, quasi guidasse in punta di piedi. I fari sono spenti, e l’unica luce che rompe il buio, è quella lontana e intermittente dei fanali posteriori dell’auto, che stiamo seguendo.

Dentro l’abitacolo nessuno di loro due si muove davvero a proprio agio. L’aria è carica di eccitazione, ma anche di qualcosa di più scuro: curiosità, invidia, e quella specie di cattiveria che nasce quando si vuole assistere alla vita degli altri, senza farne parte.
Luca è piegato in avanti sul sedile, le mani appoggiate sul cruscotto, come se potesse avvicinarsi alla macchina davanti, semplicemente allungandosi un po’ di più.
Con voce bassa ma tesa dice:" Capo; dobbiamo star loro più attaccati, o li perdiamo. "
Bruno stringe il volante. Non gli piace che qualcuno gli dica cosa fare mentre guida, ma in questo momento Luca ha ragione, e lui lo sa.
La sua voce esplode nervosa:" Cazzo, lo so. Ho addirittura spento i fari per non dare nel occhio. I loro fari posteriori sono la nostra unica guida. Macchine belle e costose, come la mia, ce ne sono pochissime, dunque è facile da riconoscere. "
Non è solo una spiegazione. È anche un modo per ricordare chi comanda.
Per Bruno la macchina non è solo un mezzo: è il suo simbolo di potere. La prova che lui vale più degli altri.
Luca annuisce subito. Con Bruno fa sempre così: lo asseconda, lo rinforza, gli dà ragione.
Dopo qualche secondo, Luca si sporge ancora di più verso il parabrezza:" Hai visto che macchina ha quello là? E Lavinia è salita. È un po’ più bella di quella di Roberto, ma siamo lì. Sono due auto da rottamare "
Bruno guarda gli interni della sua macchina, in modo fiero:" Me ne sono accorto. Questa macchina è un gioiellino. Se quello andasse in bicicletta, beccherebbe di più. "
È una frase detta quasi con disprezzo.
Come se fosse impossibile accettare, che qualcuno possa conquistare una ragazza, senza esibire qualcosa.
Luca ride subito, troppo forte. Non ride davvero per la battuta. Ride per compiacere Bruno.
Poi aggiunge con tono quasi servile:" Capo;quando tu abbassi il finestrino, tiri fuori il braccio e guardi le ragazze.Sei inarrivabile. Le ragazze si sciolgono. "
Bruno sorride. Quel tipo di frase gli piace.
Gli piace essere visto come il modello da imitare.
Alza un sopracciglio e dice: " E quello cosa fa per colpirle? Suona il clacson? "
I due scoppiano a ridere.
Io resto in silenzio.
La loro risata riempie l’auto, ma dentro di me cresce una sensazione diversa. Più fredda. Più lucida.
Si stanno dimenticando di una cosa molto semplice.
Oceano sta andando a scopare con Lavinia.
Loro invece stanno guidando nel buio per spiare, e purtroppo ci sono anche io.
Il loro posto nella gerarchia è chiaro, anche se fingono di non accorgersene.

Al improvviso Luca smette di ridere.
Si sporge ancora di più verso il vetro, strizzando gli occhi.
La luce davanti è sparita:" Non li vedo più. "
Bruno rallenta immediatamente. Il motore scende di giri:" Neanche io. "
Per qualche secondo nessuno parla.
La strada è quasi completamente buia. Gli alberi ai lati sembrano chiudersi sopra l’asfalto.
Poi Bruno mormora:" Devono essersi fermati, e devono aver spento le luci. "
Il tono, con cui lo dice, non è preoccupato.
È eccitato.
Poi aggiunge:" Dobbiamo per forza spegnere la macchina, e scendere anche noi. "
Mi raddrizzo subito.
Il cuore mi batte più forte:" Ma siete impazziti? Se ne accorgeranno subito. "
Per la prima volta Bruno non risponde immediatamente.
Rimane in silenzio. Sta pensando.
E quando Bruno pensa, significa che sta cercando il modo più furbo, per ottenere quello che vuole.
Alla fine annuisce lentamente:" Hai ragione. "
Poi sorride, come se avesse trovato la soluzione perfetta:" Diamo il tempo ad Oceano, di strappare i vestiti a Lavinia, e di iniziare a fotterla. Così poi non penseranno, che qualcuno li guardi. "
Luca si illumina, l’idea lo diverte:" Ma qui è pieno di guardoni. Chi viene a chiavare qui, è perché vuole essere guardato. Non ci faranno neanche caso. Loro vogliono un pubblico. "
C’è una sicurezza strana nella sua voce.
Come se trasformare la cosa in qualcosa di normale, lo aiutasse a non sentirsi un intruso.

Bruno appoggia la schiena al sedile.
Il sorriso che gli compare sulle labbra è diverso da prima.
Più cattivo:" Lavinia non ci sa fare con il cazzo. È veramente imbranata. Probabilmente lei non immagina neanche che ci siano guardoni, che magari filmano pure. Lo scoprirà, quando si riconoscerà su qualche sito porno. "
Luca scoppia a ridere.
Una risata breve, crudele:" Ben le starà. "
Rimango immobile.
Per qualche secondo non riesco nemmeno a reagire. Le parole di Bruno restano sospese nel aria dell’auto, come qualcosa di sporco, qualcosa che non dovrebbe essere stato detto con quella tranquillità.
La mia prima reazione è lo stupore.
Uno stupore quasi infantile.
Come fa Bruno a dire una cosa del genere?
Come fa a parlarne con quella sicurezza? Con quella naturalezza? Come se stesse raccontando una barzelletta.
Poi arriva il secondo pensiero.
Più lento.
Più velenoso:” E se fosse vero?”
Quella domanda mi entra nella testa e non se ne va più.
Sento crescere dentro di me, una curiosità sgradevole. Una curiosità che non vorrei provare. Perché più cerco di respingerla, più si fa forte.
Se Bruno parla così, forse sa davvero qualcosa.
Forse è successo qualcosa tra lui e Lavinia.
Qualcosa che io non immagino neanche.
Il pensiero mi punge dentro. Non è solo curiosità.
È gelosia.
Non la gelosia romantica, quella pulita.
È una gelosia più bassa, più umiliante.
La gelosia di chi ha la sensazione di essere rimasto fuori da qualcosa.
Oltre ad Oceano, anche Bruno. Forse anche Luca.
Alla fine non riesco più a trattenermi. La domanda mi esce quasi da sola, esitante, incompleta:" Scusa Bruno, ma tu come fai a sapere "
Non finisco nemmeno la frase.
Bruno gira appena la testa verso di me.
Ha già capito.
Ed invece di rispondere normalmente, esplode:" Sveglia Roberto. Svegliati. "
La sua voce rimbalza contro i vetri della macchina:" Secondo te come faccio a saperlo? Lavinia ha la faccia da brava ragazza e seria, ma le piace il cazzo. Eccome, se le piace. Non è rimasta colpita dal tuo pene, ma non mi stupisce la cosa. Stamattina a scuola, oggi pomeriggio, in pizzeria: devo farti i puntini e li unisci? Svegliati. "

Ogni frase è una piccola frustata.
Sento il sangue salirmi alla faccia.
Vorrei rispondere.
Vorrei dirgli di stare zitto.
Ma non lo faccio.
E questa è la cosa che mi fa sentire peggio.
Perché una parte di me non sta pensando a difendersi.
Sta pensando se Bruno possa avere ragione.
La mia mente comincia a ricostruire piccoli momenti della giornata.
Luca scoppia a ridere.
Una risata piena, senza alcuna esitazione:" Roberto, sei proprio ingenuo. Ti sei fatto prendere per il culo. "
Ingenuo.
Quella parola mi resta dentro,non perché mi offenda,ma perché temo che sia vera.
Bruno ride ancora più forte.
Una risata sporca, soddisfatta:" Noi lustrascarpe? Intanto Lavinia mi ha lucidato il buco del culo, con la lingua. "
Per un attimo sento un nodo allo stomaco.
Non è solo la volgarità.
È il modo in cui lo ha detto.
Come se fosse un trofeo,come se una cosa del genere dimostrasse il suo valore.
Luca si piega quasi dalle risate:" Viva i calzolai, allora. Peccato che non abbiamo finito la serata con lei,così le avrei chiesto lo stesso servizio. "

Restano a ridere.
Io no.
Guardo fuori dal finestrino.
Il bosco scorre lento accanto alla macchina. Alberi scuri, tutti uguali, illuminati appena dalla luna.
E dentro di me succede qualcosa che non mi piace.
Una parte di me prova disgusto.
Disgusto per il modo in cui parlano di Lavinia.
Disgusto per quella cattiveria gratuita.
Ma allo stesso tempo non riesco a smettere di pensare, a quello che hanno detto.
La curiosità torna sempre.
Come una piccola voce, che continua a ripetere:" E se fosse vero?"
Ed è allora che capisco la cosa peggiore.
Non è Bruno.
Non è Luca.
La cosa peggiore è che io sono ancora qui, seduto in questa macchina.
A seguire due persone, che stanno scopando.
E’ colpa di Bruno e Luca?
No, se avessi voluto, sarei potuto scendere.
Dentro di me sapevo, che non mi avrebbero portato a casa.
Ed improvvisamente mi rendo conto, che non sono così diverso, da quanto vorrei credere.
Sono solo quello che non ride.
Ma che resta comunque, con l’intenzione di guardare.
Lavinia mi ha preso totalmente in giro.
Come risarcimento, potrò almeno farmi una sega, vedendola mentre viene scopata da Oceano,o no?

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