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E' un mondo difficile ( capitolo 57 )


di chiara94
15.04.2026    |    969    |    186 5.3
"È una via di mezzo fragile, come se stessi cercando un equilibrio, che continua a sfuggirmi..."
Mi alzo e vado verso l’uscita. Credo che la mia serata sia giunta al termine. Non ho intenzione di scoprire come finirà la serata di Gaia. Se questa è la vera Gaia, la partita è chiusa, se mai è stata aperta. Che succeda oggi o domani, non cambierebbe nulla. Devo accettare la realtà.
Cammino con passo regolare, ma dentro ho una specie di vuoto ordinato. Non è rabbia, non è neanche delusione pura. È più simile a una presa d’atto fredda, come quando si chiude un capitolo, senza fare rumore.

Mentre sono assorto nei miei pensieri, una mano mi ferma.
Mi giro.
È Valentina.
“ E tu cosa ci fai qui? ” le chiedo.
Lei non esita, come se fosse qui, proprio per questo momento:“ Ho assistito alla scena sotto casa di Giacomo, e sono voluta venire a vedere, le due brave ragazze, al opera.Le ho anche viste ballare.”
Resto in silenzio.
Non perché non abbia nulla da dire, ma perché tutto quello che potrei dire, sarebbe inutile. Valentina non sta cercando una risposta, sta cercando una reazione.
Ed io non sono in grado di dargliela.
Lei mi osserva più attentamente, adesso. Cambia tono, diventa quasi morbida.
“ Francesco; mi dispiace, io non sapevo che Gaia fosse così. È vero, ho sbagliato in alcune occasioni, ma pensavo che se la tirasse solamente un po’, per fartela sudare. Ma non pensavo, che non te la desse. A me aveva detto che si trovava molto bene con te, e che le piacevi molto.”
Quelle parole arrivano dritte, senza filtro.
E fanno male.
Non tanto per quello che dicono, ma per quello che confermano.

Una lacrima mi scende, lenta. Non la fermo. Non serve.
“ Come amico. Anche le amicizie si scelgono.”
La mia voce è bassa, ma stabile.
Valentina si ferma. Anche i suoi occhi si riempiono.
In questo momento non è più la ragazza provocatoria di prima. È semplicemente una persona, che vede un’altra persona perdere qualcosa, a cui tiene davvero.
“ Però ora lasciami andare via, esco sconfitto da questa serata.”
Sto per andarmene davvero, ma lei non molla. Non è nel suo carattere.
“ Francesco; ne puoi avere quante ne vuoi. Non sei come i tuoi amici. Puoi avere anche delle bellissime ragazze, ma devi liberarti di Gaia.”
La guardo.
Valentina è l’opposto di Gaia, in questo momento. Dove Gaia è controllo, lei è impulso. Dove Gaia costruisce dinamiche, lei le rompe.
“ Facile a dirsi, ma non a farsi,” rispondo.
Lei si avvicina di più, quasi sfidandomi.
“ Scopami in macchina, come una puttana; e domani le mandiamo un video. A quel punto Gaia ti cancellerà dalla sua vita.”
Scuoto la testa:“ Non lo farò mai; la perderei per sempre, se lo facessi.”
Valentina ride, ma è una risata nervosa.
“ Dunque lei stasera scopa, tu no? ”
“ Esattamente. Ora però lasciami solo.”
Questa volta alza la voce, anche se la musica copre quasi tutto. Ma non il significato:“ Francesco; svegliati. Ho altre amiche, altrettanto belle, che posso presentarti.”
La guardo e, per un attimo, penso che forse abbia ragione. Che esista davvero un’alternativa semplice.
Ma non è questo il punto.
“ Avresti dovuto presentarmele, prima di Gaia.”

La colpisco, e si vede.
Valentina cambia espressione, diventa dura.
“ Sei un cretino, non capisci niente. O ti distruggerai con le tue mani, o sarà Gaia stessa a distruggerti.”
“ D’accordo, hai ragione.”
La mia risposta è piatta e, proprio per questo, la manda fuori controllo.
“ Francesco; ma le hai viste ballare? Si gusteranno due cazzi dopo; lo sai, vero? ”
Questa volta rispondo, senza pensarci troppo:” Se tu hai voglia di cazzo, ci sono gli altri due colleghi maturi.”
Silenzio.
Valentina resta immobile, come se non si aspettasse questo tipo di risposta da me.
Poi crolla.
Scoppia a piangere e si allontana.
La guardo andare via.
E capisco che, in fondo, non voleva ferirmi. Voleva salvarmi, a modo suo.
Ma il suo modo è distruggere, per ricostruire.
Ed io non sono disposto a farmi distruggere.

L’uscita ormai è lì, a pochi passi.
Aria più fredda, più reale.
Appena arrivo vicino alla macchina, una figura mi aspetta.
Bartolomeo.
È appoggiato con calma, come se sapesse già tutto.
“ Ho detto a Gaia di quanto successo, che hai mandato via i tuoi amici; e ti vuole ringraziare personalmente.”
Lo guardo senza espressione.
“ Non serve.”
Lui accenna un mezzo sorriso.

“ Invece si, Francesco”
E, in questo momento, la vedo.
Gaia.
Spunta da dietro una macchina, come se fosse sempre stata lì, ad osservare.
“ Sono uscita perché avevo caldo, dopo aver ballato fino adesso; ti abbiamo visto, e così ho deciso di ringraziarti. Sei stato bravo.”
La guardo, ed in questo istante capisco tutto.
Gaia non è confusa, non è incoerente.
È lucida. Sempre.
Sa esattamente cosa fare, quando farlo, e con chi.
Ed io sono ancora qui a cercare un significato, dove per lei esiste solo una dinamica.
La guardo e mi limito a dirle:” Grazie.”
La parola esce semplice, quasi vuota. Non è gratitudine vera, è più un modo per chiudere qualcosa, senza aprire altro.

Gaia mi osserva. Non risponde subito.
Il silenzio si allunga, si dilata. Non è imbarazzo: è tensione. È uno spazio, in cui entrambi stiamo misurando l’altro.
Io la guardo, cercando di non mostrare nulla. Lei mi guarda, cercando qualcosa.
Bartolomeo è lì, a pochi passi. Presenza costante, ma passiva, questa volta. Non interviene, perché non serve. Il controllo non è nella forza, è nella situazione.
Finalmente Gaia torna a parlare:“ Francesco; è il gioco del silenzio? ”
C’è ironia nella sua voce, ma anche una provocazione sottile. Sta testando. Vuole vedere se reagisco, o se resto chiuso.
“ Non so cosa dirti.”
Ed è vero.
Non perché manchino le parole, ma perché qualsiasi parola mi metterebbe in una posizione. Ed io, in questo momento, non voglio giocare.
Lei inclina leggermente la testa. Cambia strategia.
“ Hai visto il mio ballo con Serena, ti è piaciuto? ”
Domanda diretta.
Troppo diretta, per essere innocente.
“ Avrei preferito vedere la versione più spinta.”
La mia risposta è ironica, ma dentro c’è altro. C’è provocazione, c’è una punta di amarezza. È un modo per dirle: ho visto, ho capito,sono al corrente di quanto successo.

Gaia ride.
Ride davvero.
E questa è la cosa più destabilizzante: perché non si difende, non si giustifica. Rilancia:“ Quella, non in discoteca. Io e Serena la facciamo dopo, a casa di uno dei due ragazzi.”
Colpisce.
Diretta.
Quasi crudele.
Non rispondo.
Il mio silenzio assume ancora una volta il significato di debolezza.
La mia compagna di università si gira verso Bartolomeo:“ Può venire anche Francesco? "
E lì cambia tutto.
Perché non è più un dialogo tra me e lei. Diventa una dinamica di gruppo. Un gioco di potere.
Bartolomeo entra nella scena con naturalezza:“ Dici che se lo merita? ”
Non parla di me, come persona. Parla di me, come posizione, come ruolo.
Gaia porta una mano sotto il mento, fingendo di pensarci:“ Non lo so. La mettiamo ai voti? ”
Sembra uno scherzo, ma non lo è.
È un modo per spostare il controllo anche da lei stessa.
Intervengo:“ Ma se mi avete detto prima, che non mi volete tra i piedi; ora cosa è cambiato? ”
La mia è una domanda logica, ma loro non stanno giocando sulla logica.

Gaia sorride appena, poi guarda Bartolomeo:“ Avete le manette? Così gliele potete mettere, se non si comporta bene.”
C’è un doppio livello: sessuale, e di potere.
Bartolomeo risponde senza esitazione:“ Non c’è problema; passiamo in questura, e ne recuperiamo un paio.”
È complicità.
Sono allineati.
Io sono fuori.
“ Scusa Gaia; ma cosa rientrerebbe nel comportarmi male? ”
Lo chiedo, ma in realtà ho già una mezza idea.
Lei sorride:“ Ma è semplice; Francesco. La regola è guardare, e non toccare.”
Chiaro.
Ruolo definito.
Io spettatore, gli altri protagonisti.
“ Immagino che varrebbe solamente per me, vero? ”
Non è una domanda. È una constatazione.

Bartolomeo interviene:“ Pensa ai tuoi amici. Non viene neanche preso in considerazione di invitarli. Sempre se la votazione sarà a tuo favore.”
Mi sta offrendo qualcosa.
Ma è un’offerta al ribasso.
Chiedo:“ E chi voterebbe? ”
Gaia risponde subito:“ I nostri amici, io e Serena.”
Sorrido.
Adesso è chiaro davvero.
“ Finirei umiliato e preso per il culo, sia se mi sceglieste, sia se non mi sceglieste.”
Parlo con calma, ma ogni parola è pesata.
“ Se non mi sceglieste, farei la figura del coglione, che crede agli asini che volano; se mi sceglieste, finirei ammanettato.”
Mi fermo un attimo, poi chiudo:“ Io, con te, non mi sono mai comportato male, dunque preferisco evitare. Me ne vado a casa.”

Gaia mi guarda.
Questa volta non ride.
“ Francesco; non te le metterebbero subito le manette. Te le metterebbero solamente, se ti comportassi male.”
Sta cercando di riportarmi dentro il gioco, ma io non voglio più giocare alle sue regole.
“ Gaia; vuoi mettermi tu, le manette? Puoi mettermele, non c’è problema.”
La guardo negli occhi.
“ Se c'è una complicità tra noi due, puoi mettermele. Ma non mi faccio mettere le manette, da uno dei tuoi amici. Te lo puoi proprio scordare.”
Qui cambia tutto, perché porto il discorso su un piano diverso.
Relazione.
Non dinamica.
Bartolomeo interviene subito:“ Tu sai che, se voglio, te le posso mettere? ”
È un richiamo al ordine, al potere reale.
“ Non lo metto in dubbio. Però ti chiedo un piacere.”
Lo guardo, senza sfida, ma senza sottomissione.
“ Io vi ho liberati di quei tre, però ora deciditi: o mi metti le manette, o posso tornare a dormire? ”
Mi fermo un secondo.
“ Ho sonno.”
È una chiusura netta.

Gaia interviene subito, quasi per evitare che la situazione degeneri:
“ D’accordo Francesco; non te le mettono, ma puoi dire le cose in altro modo? Senza essere maleducato? ”
Il suo tono cambia.
Meno giocoso.
Più serio.
“ Hai detto la tua; ora ci rifletto su un attimo,ok? ”
Annuisco appena.
Dentro di me però, è tutto già deciso.
Per una volta, non sto cercando di entrare nel suo mondo.
Sto scegliendo di restarne fuori.
“ Gaia; non sono stato maleducato. E se ho dato questa impressione, vi chiedo scusa ad entrambi.’”
La mia voce è più calma, di quanto mi senta davvero. Non è sottomissione, ma nemmeno fermezza totale. È una via di mezzo fragile, come se stessi cercando un equilibrio, che continua a sfuggirmi.
Gaia non risponde subito.
Prima si gira verso Bartolomeo.
Non parlano, ma è come se lo facessero. Uno sguardo, un cenno impercettibile, e sembra che si capiscano perfettamente.
Quella sintonia mi colpisce più di qualsiasi parola.
Io distolgo lo sguardo. Non voglio assistere a quel tipo di comunicazione. Non voglio sentirmi fuori da qualcosa, che non mi appartiene.
Guardo davanti a me, senza mettere a fuoco nulla.
Ed è proprio in questo momento, che succede.

Le mani di Gaia si posano sui miei polsi.
“ Francesco; però da me ti faresti mettere le manette, vero? ”
Il contatto è leggero.
Troppo leggero.
Non è una presa. Non è un gesto deciso. È uno sfioramento.
Le sue dita scivolano appena sulla pelle, come se non volessero trattenere, ma solo farsi sentire.
Ed è proprio questo che mi manda in crisi.
Perché Gaia non è solo provocazione, non è solo controllo. È anche dolcezza.
E quella dolcezza arriva sempre nel momento più sbagliato.
La sento sulle mani, ma in realtà la sento dentro.
È come se sciogliesse tutte le difese, che avevo costruito pochi minuti prima.
Una lacrima mi scende.
Non riesco a fermarla.
Non è solo per quello che sta succedendo adesso. È per tutto. Per la confusione, per l’illusione, per il contrasto continuo tra quello che Gaia mostra, e quello che io vorrei vedere.

“ Certo; se vuoi mettermi le manette, puoi farlo.”
Le parole escono senza forza.
Non è una scelta lucida.
È una resa emotiva.
Non aggiungo altro. Non serve.
Le lacrime parlano al posto mio.
Gaia torna a guardare Bartolomeo, come se cercasse una conferma anche lì.
Poi di nuovo me.
“ Francesco; perché piangi? E’ solamente un gioco malizioso.”
Gioco.
Per lei è un gioco.
Per me no.
Io tremo leggermente.
Non per paura fisica, ma per qualcosa di più profondo.
Perché so che,accettando la sua proposta, non riuscirei a viverla come lei.
Io sono innamorato di lei, Gaia non prova nulla per me.
E il coinvolgimento, in questa dinamica, è una debolezza.
Però non voglio tirarmi indietro, se è questo che lei vuole.

Cerco di coprirmi. Di rientrare in un ruolo, che non mi appartiene.
“ Non ti preoccupare; sono lacrime di felicità, perché vuoi coinvolgermi. Non mi aspettavo questa fantastica proposta.”
Mento.
E lo so.
Ma è una menzogna necessaria, quasi istintiva.
Per non sembrare fragile.
Per non ammettere che, in realtà, quella proposta mi sta distruggendo, più che farmi piacere.

Gaia mi guarda ancora un attimo.
Poi torna a guardare Bartolomeo.
E in quel gesto, c’è tutta la sua natura.
Io, per lei, sono una variabile.
Lui è un punto fermo.
Ed io, in questo momento, lo capisco davvero.


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