Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > E' un mondo difficile ( capitolo 98 )
tradimenti

E' un mondo difficile ( capitolo 98 )


di chiara94
03.09.2026    |    413    |    139 6.5
"Per qualche secondo, guardo l'ingresso, cercando di capire, cosa ci sia di diverso, rispetto alle altre sere..."
Mi avvicino alla panchina.
Gaia solleva leggermente il viso, e si accorge di me.
" Ciao Francesco."
Nonostante mi senta completamente prosciugato delle mie forze, cerco di nascondere quello che sto provando. So già, però, che è praticamente impossibile.
Sono ancora pieno delle parole di Massimo, che continuano a rimbombarmi nella testa, e che hanno lasciato, dentro di me, una sensazione, difficile da eliminare.
Ricambio il saluto, cercando di mantenere un tono normale.
" Ciao Gaia."
Lei mi guarda, e abbozza un sorriso.
"Francesco; è da mezz'ora, che ti aspetto. Dopo la figura, che ho fatto; non riuscivo più a sopportare lo sguardo della gente. Tu non puoi capire, non sei una ragazza. E’ stata una cosa molto imbarazzante."
La ascolto e cerco di comprendere, cosa ci sia dietro quelle parole. Capisco che, per lei, quello che è successo, nel locale, non rappresenta soltanto un episodio spiacevole, ma qualcosa che ha colpito, direttamente, la sua dignità.
" Posso immaginare benissimo, invece."
Mentre lo dico, però, mi rendo conto che, probabilmente, Gaia non cerca soltanto comprensione. Forse vuole capire, se io sia ancora capace di guardarla, senza giudicarla.

Resta, per qualche istante, in silenzio; osservandomi, dal basso verso l’alto.
Poi riprende a parlare: "Allo stesso tempo, non mi andava di andare a casa. Vorrei fare tappa, da un'altra parte, prima."
La sua frase riaccende, immediatamente, la mia curiosità.
Dopo tutto quello che è successo, non posso fare a meno di chiedermi, dove voglia andare e, soprattutto, con chi.
" Dove vuoi andare,Gaia; a quest'ora, di notte?"
Lei mi sorride, mantenendo quell'atteggiamento enigmatico, che ormai conosco, fin troppo bene.
"Ne parliamo dopo. Possiamo aspettare cinque minuti, prima di andare."

Rimango sorpreso. Non soltanto perché non ho la minima idea, di quale sia questo misterioso posto, ma anche perché Gaia sembra voler rimandare, deliberatamente, il momento della partenza.
Mi guarda, senza parlare.
Capisco che si aspetta, che sia io a dire qualcosa, ma non ho realmente idea, di cosa possa essere opportuno, affrontare.
Così scelgo la prima cosa, che mi viene in mente.
" Serena mi ha detto, che eri nei bagni."
Gaia aggrotta le ciglia, quasi sorpresa dalla domanda, ma si riprende immediatamente.
" Si, è vero. Avevo bisogno di sciacquarmi la faccia. "
La mia curiosità, però, mi porta a fare un'altra domanda.
" E quanto sei rimasta nei bagni?"
Questa volta, Gaia appare realmente perplessa.
" Come mai lo vuoi sapere?"
Mi rendo conto immediatamente, che sto entrando in un terreno, che potrebbe essere pericoloso.
" Semplice curiosità."
La mia compagna di università abbozza un leggero sorriso.
" Francesco; la prossima volta, faccio partire il cronometro.Non so veramente risponderti."
Capisco di avere fatto una domanda inutile. Non posso continuare a scavare in ogni dettaglio della serata, soprattutto dopo tutto quello che è già successo. Decido, quindi, di cambiare discorso.
" Dobbiamo aspettare Serena?"
Gaia mi sorride e scuote la testa.
" No, Francesco.Innanzitutto Serena non c'entra nulla, con noi due. È una mia amica, ma non centra nulla, nel nostro rapporto. E comunque,il suo ragazzo l’ha portata nel parcheggio, qui vicino; per scopare con lei. Una cosa normalissima, vista la nostra età. A fine serata, alla nostra età, è normale che, " interrompendosi improvvisamente.
Io, questa volta, non ho bisogno, di aspettare che finisca la frase.
" Lo so. E’ normale, andare nel parcheggio, o a casa di uno, che ti piace."
Pronuncio quelle parole, senza tentennamenti; quasi volessi dimostrare, a me stesso,di avere finalmente compreso qualcosa che, fino a poche ore prima, mi sembrava impossibile, da accettare.
Gaia mi guarda pensierosa. Poi sospira.
" Cambiamo discorso, che è meglio.Comunque Serena ha fatto bene,a dargliela. Lui è un bravo ragazzo, e se la merita.Anche se voi ragazzi volete tutto, subito.Non ci date neanche il tempo di conoscervi, di uscire con voi; che già la volete.Altrimenti, la andate a cercare da un altra parte. Per questo motivo, siamo obbligate a," interrompendosi nuovamente.
Sbuffa, poi si alza in piedi, e mi dà le spalle.
Torna a canticchiare la melodia, di prima.
La vedo cercare rifugio, proprio in quel gesto ripetitivo; come se canticchiare fosse un modo, per sottrarsi a una conversazione che, improvvisamente, è diventata troppo personale.

Anche io, mi sento a disagio. Dopo tutto quello che è successo nel locale, è difficile trovare un modo naturale, per parlarle. Nonostante questo, decido di andare verso di lei, e provare a stemperare la tensione.
"Capisco perfettamente."
Gaia scuote la testa.
"No, Francesco. Tu non puoi capire, e non hai capito, altrimenti non ti saresti comportato in quel modo, nel locale.."
La sua risposta mi colpisce, perché contiene un'accusa, ma anche qualcosa, di più complesso.
Questa volta, non provo a difendermi.
" Hai ragione. Ho sbagliato."
Gaia, senza girarsi, scuote leggermente la testa.
" Francesco; il discorso è molto più complicato.Non ti accuso, perché non hai capito. Probabilmente, un altro si sarebbe comportato, come te.Voi ragazzi siete veramente strani, e vi fate mille problemi."
Non mi va di cadere nell'ennesima provocazione. Non voglio trasformare questo incontro, in un'altra discussione; soprattutto perché, dentro di me, sento di avere già consumato tutte le energie necessarie, per affrontare questa serata.
" Bartolomeo ti sta cercando."
Questa volta Gaia si gira a guardarmi.
Mi aspetto una reazione di sorpresa, ma non arriva.
La mia compagna di università sembra quasi una persona, che si aspettava, esattamente, questa evoluzione.
" Lo so, ma non ho voglia di rispondergli."
La sua tranquillità mi lascia perplesso.Mi aspettavo che, almeno, la preoccupasse l'idea, che Bartolomeo la stesse cercando.

Mi viene allora un dubbio, e decido di togliermelo. Del resto, in questo momento, stiamo parlando, senza litigare.
"Prima sono passato, e non ti ho vista."
Gaia risponde con estrema tranquillità.
" Io ti ho visto passare, solamente che eri sovrappensiero. Ero certa, che mio padre ti avrebbe chiamato, e che saresti tornato indietro."
Quelle parole mi fanno riflettere.
Io credevo di essere tornato indietro, per una mia decisione, spinto dalle parole di Bartolomeo, e dal senso di responsabilità. Ora scopro che Gaia mi aveva già visto e che, in qualche modo, aveva previsto, esattamente, quello che sarebbe successo.
" E perché non mi hai chiamato? "
La considero una domanda più che lecita, soprattutto dopo aver scoperto, che Gaia mi aveva visto passare; e aveva addirittura previsto, che sarei tornato indietro. Voglio capire perché abbia scelto di non cercarmi, anche se una parte di me teme già, che la risposta possa farmi male.
La mia compagna di università continua a parlare con tranquillità: " Francesco; avevo voglia di stare un po da sola, a riflettere. Tu non senti mai questo bisogno? Anche tu prima sei uscito dal locale, perché avevi bisogno di riflettere. E’ una cosa umana,non siamo delle macchine. Dentro c’era rumore, casino; non riuscivo a riflettere e a pensare.Non puoi anche accusarmi, perché sono uscita, per sedermi su una panchina."
La ascolto, senza interromperla. In effetti, non posso darle torto. Anche io, poco prima, ho avuto bisogno di allontanarmi dal locale, per riuscire a mettere ordine, nei miei pensieri. Sarebbe contraddittorio pretendere da lei, qualcosa che, io stesso, ho fatto.
La guardo, per qualche secondo. C'è qualcosa di diverso, nel suo atteggiamento.
Non sembra più provocatoria, come dentro il bar. Sembra stanca, quasi delusa dalla serata.
" Capisco"

La mia risposta non spinge al dialogo. C'è un attimo di silenzio.
Poi la mia compagna di università riprende a parlare:"Comunque, prima che mi accompagni a casa; come ti ho già detto, dobbiamo andare in un altro posto."
Rimango in silenzio. La curiosità torna, immediatamente, a farsi sentire, ma, questa volta, cerco di non insistere.
Non mi da neppure il tempo, di rispondere.
"Francesco; non ti va di accompagnarmi?"
Cerco di prendere tempo, mentre rifletto.
"Gaia; non so dove."
Lei si avvicina a me, e torna a spettinarmi i capelli.
È un gesto, che conosco bene, quasi affettuoso e, proprio per questo; mi mette ancora più in difficoltà.
" È una sorpresa; Francesco."
La guardo, molto perplesso. Non so se fidarmi completamente, di questa improvvisa sorpresa; soprattutto dopo una serata, nella quale ho ricevuto, continuamente, segnali contraddittori.
Lei riprende a parlare: "Mentre ero sulla panchina, mi è venuta in mente una cosa. I miei pensieri sono tornati lì. E allora, mi sono detta: perché no?"
Non ho la più pallida idea, di cosa stia parlando. La osservo, cercando di cogliere qualche indizio, dal suo volto, ma Gaia rimane volutamente enigmatica.
Mi fissa.
"Francesco; come farei, senza di te, in momenti come questo. Mi viene da piangere. Sei un bravo ragazzo. Ci sei sempre, per me. Devo esserti grata, di tutto ciò. "
Poi mi guarda, mi accarezza una guancia, e mi sorride.
Quel gesto mi provoca una sensazione, difficile da definire. Da una parte sento riaffiorare, immediatamente, quello che provo per lei; dall'altra, so che non posso interpretare ogni gesto affettuoso, come una promessa.
" A posto; Francesco? "
Non le rispondo. Non posso dirle, che è tutto a posto, perché non lo è. E lei lo sa perfettamente.
Mi guarda con aria curiosa.
" Io vorrei tanto, che tu mi accompagnassi."
Poi si gira, dandomi le spalle.
Mi parla di nuovo, senza guardarmi: " Sarà un momento speciale e unico. Voglio condividerlo con te. Ho bisogno di te, al mio fianco. Un po', come se fossi mio fratello."
Continuo a rimanere in silenzio. Proprio quell'ultima frase mi pesa.
Io non voglio essere come un fratello. Voglio essere qualcosa di completamente diverso per lei e, sentirla descrivere il nostro rapporto, in quei termini; mi fa capire quanto siano ancora distanti, le nostre aspettative.

Le chiedo: "Gaia; puoi guardarmi?"
La mia compagna di università scuote la testa.
" No, Francesco; non ce la faccio. Ho le guance, bagnate dalle lacrime. Non voglio, che tu mi veda, piangere."
Quelle parole cambiano, nuovamente, la mia percezione della situazione. Fino a pochi minuti prima, cercavo di capire, se Gaia fosse arrabbiata, provocatoria, o semplicemente indifferente. Adesso scopro, che sta piangendo. E, improvvisamente, tutte le mie certezze diventano ancora più fragili.
"Gaia; mi dispiace, per come mi sono comportato, ma io ti amo. Non puoi pensare, che io riesca a essere indifferente, quando sono travolto da una marea di emozioni, quando ti vedo e quando sono con te."
Pronunciare quelle parole mi costa moltissimo.
Non sono una provocazione, e non sono una dichiarazione, fatta per ottenere qualcosa. Sono semplicemente ciò che provo, anche se so, che potrebbe non essere ciò, che Gaia vuole sentirsi dire.
La mia compagna di università non mi risponde. Apre la sua borsetta, prende dei fazzolettini, e si asciuga le lacrime.
Io mi avvicino, e le metto una mano, sulla spalla.
Lei posa una sua mano, sulla mia. Sento il suo calore.
Per qualche secondo, rimaniamo così, senza parlare. Quel silenzio mi sembra più sincero, di molte delle conversazioni avute, durante la serata.
A questo punto, mi dice: "Francesco; sei molto dolce. Sei veramente un bravo ragazzo."
Le rispondo: "E ti piaccio, come un fratello."
La mia domanda contiene già una risposta, che temo di conoscere.
"Si, vorrei averti come fratello. Il nostro rapporto sarebbe bellissimo. Mancherebbe solamente il sesso. Non l'hai mai fatto con me, eppure sei ancora vivo. Se fossi mio fratello, sarebbe tutto più facile."
Le chiedo:” Gaia; dove vuoi andare?”
Non si gira, ma aumenta il tono della voce:” Francesco; vuoi andare a vedere Serena, mentre viene, “ interrompendosi.
Io sto zitto. Quella frase, lasciata a metà; mi mette, immediatamente, sulla difensiva. Capisco che, dietro quelle parole; c’è qualcosa che Gaia non vuole, o forse non riesce, a dire apertamente.
Riprende a parlare:” Se preferisci lei, a me; basta dirlo. Pensavo, che preferissi me.”
Ribatto, senza molta convinzione.Sto rispondendo, praticamente, al buio.
” Gaia; ma perché ti devo accompagnare?”
Continua a rispondermi, in maniera enigmatica.
” Perché è necessario; Francesco. Io non posso affrontare questa cosa, da sola. Ho bisogno di un amico, con me.”
Quella parola mi uccide. È una definizione che, pronunciata da lei; sembra cancellare tutto quello che provo.
La cosa peggiore?Gaia sa,perfettamente, questa cosa. Sa, perfettamente, quanto quella parola sia dolorosa per me e, nello stesso tempo;sembra considerarla l'unico modo possibile, per descrivere ciò che siamo.
Non si gira, ma mi tende la mano.
Gliela porgo, e me la stringe dolcemente. Quel gesto è affettuoso, quasi rassicurante, ma, proprio per questo; mi confonde ancora di più.
” O di un fratello.”
Lei annuisce.
“Già, proprio così.”
Mi sento un nodo in gola. Queste sue parole mi stanno prosciugando le ultime forze rimaste. Da una parte, sento il bisogno di rimanerle vicino; dall'altra, ogni parola, che pronuncia; sembra spingermi, sempre più lontano, dal ruolo che vorrei avere, nella sua vita.

Provo ad avvicinarmi a lei, ma non è una buona idea.
La mia compagna di università me lo fa subito notare:” No, Francesco; stai dietro di me.”
Le chiedo di darmi una motivazione.
Il comportamento della mia compagna di università è sempre più enigmatico.
” Ma perché; Gaia?”
La sento sospirare. Sembra quasi, che stia pensando, a cosa rispondermi.
Credo che, dentro di lei, alla fine, prevalga la linea della sincerità.
” Non riesco a guardarti negli occhi, per ora. Domani, magari, sarà diverso.Adesso, non ci riesco.”
Capisco, che e’ inutile insistere.
Lei continua a tirarmi dolcemente, con la sua mano.
Io la seguo, restando in silenzio. Dentro di me, convivono obbedienza, delusione, e una forma di impotenza: vorrei capire, cosa stia succedendo nella sua testa, ma, nello stesso tempo, temo che ogni spiegazione possa farmi ancora più male.

Accorgendosi, che non sono molto propenso a parlare; lei torna a canticchiare.
Il suo modo di comportarsi mi appare quasi paradossale: pochi istanti prima, stava piangendo, e mi diceva di non riuscire a guardarmi negli occhi;adesso cerca nella musica, un modo per alleggerire la tensione.
Poi,improvvisamente, mi chiede:” Ti piace questa canzone?”
Effettivamente,è una melodia molto carina.
” Si.”
Mi domanda:” E allora perché non l'hai scelta nel locale, per ballarla?”
La mia risposta è ovvia.
” Non sapevo, che ti piacesse.”
La mia compagna di università smette, per un attimo, di camminare.
“ Puoi ripetere; Francesco?”
Anche questa volta, sicuramente ho detto qualcosa, che non le è piaciuto.
Non ho idea, a cosa si riferisca.
Mi giustifico:” Gaia; non me l'hai mai detto.”
La mia compagna di università torna a camminare lentamente.
”Già. Tu non me lo hai mai chiesto. A te non te ne frega niente, di conoscermi meglio. A te interessa solamente sapere del,” interrompendosi.
Sospiro. Capisco che quella frase interrotta è, ancora una volta, intenzionale: Gaia sta toccando un punto preciso delle mie ossessioni e delle mie paure, ma senza pronunciare, fino in fondo, ciò che entrambi sappiamo.
Torna a rimproverarmi:”E' inutile, che sbuffi. È la verità.Ti ho osservato prima, quando hai sentito quella parola. Sei sbiancato. Eppure è una parola, come un’ altra.”
Non le rispondo. È una trappola. Se provo a spiegarmi, rischio di darle esattamente la conferma, che sta cercando.
Lei continua:” Francesco; se ti avessi detto, che ti odio, saresti potuto sbiancare in quel modo. Oppure se ti avessi preso in giro. Oppure, ancora, se ti avessi fatto sentire uno sfigato, come gli altri nel locale. Niente di tutto ciò, ho fatto. Il problema è un’ altra parola, che non riesci a reggere.”
Questa volta, non posso stare zitto.
” Gaia; tu, però, mi hai detto una bugia.”
Sento sospirare la mia compagna di università.
” Certe volte, le bugie sono necessarie. La verità può fare molto male.”
Non posso sempre stare zitto.
” Massimo,” ma mi blocca subito.
Interviene nuovamente:” Cosa, Francesco? Cosa vuoi sindacare?”
Mi fermo e anche lei si ferma.
Questa volta si gira, guardandomi malissimo. Le sue guance sono state effettivamente segnate dalle lacrime, seppure le abbia asciugate. La cosa è evidente. La mia compagna di università ha sicuramente pianto.
Riprende a parlare:” Allora?”
In fondo, ha ragione. Non posso sindacare le sue decisioni. Non sono nessuno, per farlo.
” Niente.”
Ha uno sguardo più duro.
“ Non guardarmi in quel modo. Ecco perché non voglio, che mi guardi. Mi stai giudicando e, questa cosa, non la accetto. Tu non puoi giudicarmi, puoi solamente sostenermi.”
Le sue parole mi colpiscono, perché trasformano, improvvisamente, la nostra posizione reciproca.
Io vorrei essere ascoltato, vorrei poter esprimere la mia sofferenza, e vorrei che Gaia comprendesse, quanto mi costi accettare le sue scelte. Lei, però, in questo momento, non mi chiede di capire, ciò che fa: mi chiede, semplicemente, di esserci.
Per Gaia, sostenerla significa rimanere al suo fianco, senza trasformare il mio dolore, in un giudizio sulle sue decisioni. Per me, invece, questa richiesta è difficilissima, perché il sentimento, che provo per lei; rende, quasi impossibile, separare il sostegno, dall'aspettativa.
Continuo quindi a seguirla, anche il concetto di amicizia rimane dentro di me, come qualcosa, che non riesco ancora ad accettare.
“ Scusami; è che non mi sono mai trovato, in una situazione simile.”
Mi domanda, alzando la voce, e guardandomi con due occhi, molto duri.
“ E che situazione sarebbe ; Francesco? Non pensi che, prima o poi, una situazione simile ti sarebbe capitata? Vivi nelle favole? Oppure il tuo habitat naturale è la fantasia?”
Purtroppo devo ammettere, che non ha torto
” No, hai ragione. Ti chiedo scusa.”
Il suo tono mi fa capire, che la mia giustificazione non le basta. Non vuole, che io mi consideri una vittima, di qualcosa di eccezionale: per lei, quello che sta succedendo appartiene alla vita reale, con tutte le sue complicazioni; e io devo smettere di comportarmi, come se non fossi preparato ad affrontarle.

Torna a girarsi, per non guardarmi. Riprende a camminare, e io faccio lo stesso.
Resto in silenzio. Per qualche istante, non so più cosa dire. Ho la sensazione, che qualsiasi altra spiegazione possa peggiorare la situazione, quindi preferisco seguirla, e lasciarle il tempo di calmarsi.
Interviene di nuovo:”Comunque, da come stai parlando,non hai proprio capito niente; Francesco.”
La frase mi costringe a riflettere. Evidentemente, nella mia testa, sto ancora cercando di affrontare il problema, dal punto di vista sbagliato. Io continuo a concentrarmi su ciò che provo, mentre Gaia sembra chiedermi qualcosa, di molto più semplice: conoscerla davvero, senza ridurre ogni conversazione, a quello che riguarda il suo rapporto con Massimo, o a ciò che io desidero, da lei.
Rifletto un attimo, e poi le chiedo:” Gaia; quali sono i tuoi piatti preferiti?”
La domanda mi viene quasi spontaneamente, ma, mentre la pronuncio, mi rendo conto che, forse, è proprio ciò, che Gaia stava cercando di farmi capire.
Per una volta, non le sto chiedendo cosa abbia fatto con qualcuno, cosa provi per qualcuno, o perché abbia preso una determinata decisione. Le sto chiedendo qualcosa, che riguarda, semplicemente, lei.
Gaia rimane in silenzio, per qualche secondo. La domanda sembra averla sorpresa. Continua a camminare, ma il passo rallenta leggermente.
Poi, senza voltarsi, comincia a rispondere:” Francesco; i miei piatti preferiti? Beh, non è così difficile. Io adoro la pasta, soprattutto quando è fatta bene. Mi piace molto anche la pizza, ma non quella con troppi ingredienti. Preferisco le cose semplici. Mi piace sentire i sapori, senza avere tutto coperto da mille condimenti.”
Fa una breve pausa, come se stesse pensando, a cos'altro aggiungere.
” Mi piace anche il risotto. Se devo scegliere, quello ai funghi è sicuramente uno dei miei preferiti. E poi adoro le lasagne. Quelle fatte in casa, però. Non quelle che compro, già pronte.”
Per la prima volta, da quando abbiamo lasciato la panchina; nella sua voce compare una sfumatura più leggera. Non sembra più parlare, soltanto per difendersi o per affrontare una questione dolorosa. Sta semplicemente raccontando qualcosa di sé.
Poi si gira appena verso di me, senza fermarsi completamente.
” Francesco; però c'è una cosa, che mi piace ancora di più, del piatto in sé. Mi piace, quando qualcuno cucina per me, pensando a quello, che mi piace. Mi fa sentire considerata. Non è importante, che sia qualcosa di complicato. Anche una cosa semplice può farmi piacere; se capisco, che quella persona si è ricordata di me.”
La guardo, mentre parla. Mi rendo conto, che sto ascoltando Gaia, in un modo diverso dal solito. Non sto cercando di interpretare ogni sua parola, in funzione di Massimo, di Serena o del nostro rapporto. Sto semplicemente scoprendo qualcosa di lei.
Gaia se ne accorge e aggiunge:” Vedi; Francesco? È questo che intendevo, prima. Io voglio, che tu mi conosca. Non voglio essere soltanto la ragazza, di cui ti innamori; o quella, di cui vuoi sapere tutto. Sono anche una persona normale. Ho dei gusti, delle abitudini, delle cose che mi piacciono, e delle cose che non sopporto.”
Abbassa nuovamente lo sguardo, davanti a sé, e conclude:” E forse, se mi avessi fatto prima domande come questa, avresti capito molte più cose, di me.”

La guardo per qualche secondo, poi le faccio un'altra domanda.
” Gaia; ti è piaciuto, come ho cantato e ballato? “
Lei sorride appena. Per qualche istante, sembra quasi divertita dalla domanda.Torna a camminare, tenendo ancora la mia mano, e poi risponde.
” Francesco; quando hai ballato con me; sì, mi è piaciuto. Quando canti, sei molto preso, da quello che fai. Ti lasci andare completamente, e questa cosa mi fa sorridere. Anche quando balli, sei particolare. Non sei uno di quelli, che cercano di farsi notare, a tutti i costi. Ti muovi come ti viene, senza preoccuparti troppo, di quello che pensano gli altri.”
Fa una breve pausa, poi aggiunge:” Io ti guardavo. Magari tu non te ne sei accorto, perché eri troppo concentrato sulla musica, ma ti guardavo. Mi piaceva vederti, così tranquillo. Sembravi diverso dal Francesco, che conosco di solito. Eri più spontaneo, più leggero. Per qualche minuto, sembrava che non avessi tutti quei pensieri, nella testa.”
La sua voce si fa più dolce. Poi continua:” E ti dico anche un' altra cosa: mi piace pensare che, certe volte, possiamo divertirci insieme, senza dover parlare, necessariamente, di cose complicate.”
Mi guarda, per un istante, e sorride:” Quindi sì, Francesco. Mi è piaciuto come hai cantato e come hai ballato. Forse avrei voluto vederti così, più spesso. Senza tutta questa tensione. Senza cercare continuamente di capire, cosa penso o cosa provo. Semplicemente tu, che canti e balli, perché ti va di farlo.”

La domanda mi viene spontanea. Dopo averle chiesto dei suoi piatti preferiti, e dopo aver parlato della musica; voglio continuare su quella strada.
” Gaia; come ti piace, che un ragazzo si vesta?”
La mi compagna di università ci pensa, per qualche secondo. Poi sorride, come se la domanda le sembrasse semplice, ma, allo stesso tempo, abbastanza personale.
” Francesco; io non ho un tipo di abbigliamento preciso, che deve avere un ragazzo. Mi piace quando si veste bene, ma senza esagerare. Per me è importante che sia ordinato, e che abbia un suo stile. Non deve necessariamente indossare vestiti costosi. Anzi, non mi interessa proprio.”
Continua a camminare lentamente, mentre riflette sulla risposta.
” A me piace, quando un ragazzo mette qualcosa, che gli sta bene, e che sente suo. Può essere elegante, sportivo, o anche molto semplice. Se indossa una camicia perché gli piace, mi può piacere. Se preferisce una maglietta e un paio di jeans, va bene lo stesso. Non deve vestirsi in un certo modo, solamente per impressionarmi.”
Poi mi guarda, per qualche secondo, e aggiunge:” Però ti dico una cosa: mi piace, quando un ragazzo si prende cura del proprio aspetto. Non deve essere perfetto, ma deve dimostrare, di tenere a se stesso. Mi piace vedere, che ha scelto, con attenzione, quello che indossa; anche se, alla fine, si tratta di vestiti molto semplici.”
Fa una breve pausa e sorride:” E sai, cosa non mi piace? Quando un ragazzo pensa troppo, a quello che gli altri possono pensare di lui. Preferisco uno che si sente tranquillo, con quello che indossa. Secondo me, quando una persona è a proprio agio, si vede subito. E quella sicurezza mi piace molto, più di qualsiasi vestito particolare.”
Ironizzo:"La mia camicia non ti piaceva proprio."
Si ferma, si gira, e con la mano libera, si copre la bocca. Vuole nascondere un principio di risata.
"Scusami; ero un po' nervosa.Quando ti ci metti, riesci a farmi veramente arrabbiare."
Uso ancora l'ironia.
" Ero indeciso, se buttarla via. Grazie a te, mi sono deciso."

Nuovamente la mia compagna di università sorride, e fa un cenno di approvazione. Una carezza sulla guancia mi fa capire,che sto usando le parole giuste.
” Per fortuna, hai capito. L'argomento non può essere sempre,” interrompendosi.
Aspetta una decina di secondi,poi riprende:” Chi fa quelle domande, è uno sfigato. Tanto, sai bene come,” bloccandosi di nuovo.
Voglio cercare di capire, se riesco a entrare sulla sua stessa lunghezza d'onda.
”Meglio vedere, che ascoltare?”
La mia compagna di università annuisce.
”Sicuramente, genera più curiosità. Io sarei curiosa di vederti in macchina, con Fiore.”
Smetto, nuovamente, di camminare.
Quella risposta riaccende, immediatamente, in me, tutto ciò che sto cercando di tenere sotto controllo.
Gaia sembra accorgersi della mia reazione e riprende a parlare:”Ecco che torni il solito Francesco. Ho detto che sarei curiosa, tutto qui. Non ho detto, che devi farlo, o che mi devi accontentare. Vorrei vedere due ragazzi che,” interrompendosi.
Le do un suggerimento:” Ci sono i video su internet.”
Gaia non la vede nello stesso modo.
” Non è la stessa cosa.”
Su questa cosa, non posso fingere. Devo essere sincero.
” A me non piacciono queste cose.”

Questa volta, e’ lei a fermarsi, senza girarsi.
“ Ecco che torni, a fare il moralista. A tutti i ragazzi piacerebbe vedere me e un ragazzo, mentre,” e , ancora una volta, silenzio improvviso.
Lascia la mia mano, per sbracciare e mettersi a gesticolare, alzando a voce.
“ A tutti i ragazzi, tranne che a te. L’unico ragazzo, al mondo, a cui non piacerebbe. Mi vuoi spiegare; Francesco?”
In questo momento, non voglio litigare con lei. Cerco di essere accomodante, il più possibile.
” Semplicemente, non mi piace. Se poi devo mentirti, dimmelo; così non discutiamo.”
Scuote la testa, tornando a gesticolare, e ad alzare la voce.
“ Ma dove l’ho trovato uno così. Tutta colpa di Valentina.”
Si sta alterando di nuovo.
Non la voglio vedere così.Mi piace più la versione di Gaia, di prima.Così decido di essere meno duro, nel pormi.
” Se vuoi, possiamo provare. So già, che non mi piacerà, ma ti accontento. Ti amo, e sono pronto a sacrificarmi, per amore.”

La mia compagna di università smette di camminare.
Avvicino una mano alla sua, ma lei la toglie.
“ Francesco; scusami, ma non è il caso, che tu mi prenda la mano. A te spaventa la parola pompino, a me spaventa la parola amore. E l’hai già ripetuta due volte, in pochi minuti. La parola pompino non inficia un rapporto, non può metterlo in discussione.Mai. La parola amore può fare calare il sipario, su un rapporto;mettendo la parola fine. Poi gli sfigati del locale potrebbero anche ergerti a divinità, ma rimarresti solo. E te lo voglio dimostrare. Cosa pensi della ragazza, con i capelli color catrame?”
Devo essere sincero con Gaia.
” Nulla. Semplicemente non mi interessa, e dunque non penso nulla.”
A questo punto, la mia compagna di università mi pone una nuova domanda.
” Ti senti solo, rispetto a quando sei entrato nel bar?”
Sa benissimo la risposta.Probabilmente vuole sentirla dalla mia voce.
” Mi sento solo.”
Risposta, che non le piace.Infatti torna a gesticolare, e ad alzare la voce.
“ Non ci credo.Non è possibile.Francesco; non è cambiato nulla, tra noi due.Abbiamo avuto uno scambio di opinioni, e qualche divergenza. Basta.Come puoi dire, che ti senti solo? Ti ho fatto presente, che non voglio più sentire la parola amore; e spero che rispetterai, quanto ti ho chiesto. La cosa è chiusa, qui. Siamo allo stesso punto, di quando sei entrato nel locale.Non farti paranoie o problemi, dove non ci sono.”

La mia compagna di università è riuscita a finirmi.
Pensavo che fosse stato Massimo, a darmi il colpo di grazia;invece e’ stata lei.
Altro che step, altro che chance. Mi ha preso solamente in giro.
Però preferisco non aggiungere nulla. Ho preso una decisione, e voglio portarla avanti, fino in fondo. Mi fermo un attimo. Sono veramente in tilt. Mi viene voglia di piangere, ma devo resistere. Non voglio darle la soddisfazione, di vedermi piangere.
Lei se ne accorge perché, improvvisamente, non sente più il rumore dei miei passi. A questo punto, allunga il braccio, e torna a prendere la mia mano.
“Dai,Francesco; camminiamo. Poi diventa tardi.”
Mi lascio prendere la mano, e torno a seguirla.
Lei continua a non guardarmi.
Dopo una ventina di secondi di silenzio, la sua voce torna a rompere il silenzio della notte.
“ Però devono rimanere eccezioni, alla regola. Non si può sempre.”
Non dico nulla.
Lei continua il discorso, come se nulla fosse.
” Come adesso; Francesco. Goditi il momento, perché non sono cose che,” smettendo nuovamente di parlare.

Sono il tilt, e ho perso ogni cognizione dello spazio e del tempo.
” Mi vuoi dire, dove stiamo andando?”
La sua risposta mi gela.
” Siamo arrivati; Francesco.”
Mi sento mancare. Non so se riuscirò, ad andare avanti.
Quelle parole mi fanno capire, che il momento, che Gaia ha continuato a definire speciale; sta finalmente per cominciare, ma io non ho ancora la minima idea, di cosa abbia organizzato.
Torna a rivolgersi a me:” Hai paura; Francesco? Quando sei con me, non devi avere paura di nulla.”
Resto ancora zitto.
Un'altra frase enigmatica rimbomba nella notte.
” In un certo senso, parteciperai. “
Non riesco a capire questa cosa. Lo schiavo, sconfitto nel arena; in che modo può partecipare?
Però non voglio tirarmi indietro.Non voglio nuovamente deluderla, o polemizzare.
” Gaia; ho capito il tuo discorso. Sei stata chiarissima.”
Con un dito davanti alle labbra, mi anticipa il contenuto della prossima frase.
” Silenzio; Francesco. È notte.”
Le chiedo, almeno, una resa dignitosa.La supplico di non umiliarmi.
”Anche io voglio silenzio,quando,” non ce la faccio a finire la frase.
Mi sta per colpire un attacco di panico. La mia mente corre troppo velocemente, e ogni tentativo di immaginare, cosa stia per accadere; peggiora soltanto la situazione.
Gaia se ne accorge e mi stringe più forte la mano, senza guardarmi.
“ Non sarà possibile il silenzio; Francesco. Dovrai ascoltare.”

Non le rispondo. Tanto, sarebbe inutile.
Gaia,ormai, ha deciso.
Torno a guardare il posto.
E’ notte. Siamo davanti l’entrata del parco, della mia città.
Per qualche secondo, guardo l'ingresso, cercando di capire, cosa ci sia di diverso, rispetto alle altre sere.
Poi Gaia, improvvisamente, si gira a guardarmi.
“ Francesco; puoi aspettare un attimo? Ti chiamo io, sul cellulare.”
La sua domanda mi coglie in contropiede.
” In che senso?”
Si avvicina a me, e mi da un bacio sulla guancia. Poi si allontana, senza correre; avendo i tacchi.
Vedo che si sposta, verso un parcheggio.
In quel parcheggio, c’e’ il fuoristrada, visto prima.
Gaia apre la portiera, e sale sul veicolo.
Io rimango sconvolto, per quanto appena successo.
In pochi secondi, Gaia è passata dall'essere accanto a me, al lasciarmi completamente solo. Come immaginavo, non erano mie paranoie. Quelle persone e quelle macchine non erano li, per caso, prima.
Adesso sono da solo, al entrata del parco.
Gaia mi ha lasciato solo.
Sicuramente, ci sono anche gli altri. Scappare non servirebbe a nulla. Non serve a nulla, anche il solo pensare.
Qualunque cosa abbia in mente Gaia, sara’ la mia fine.

Improvvisamente il telefono squilla.
E’ Gaia.
“ Francesco; raggiungimi alla macchina.”
Rimango immobile per qualche istante, con il telefono, ancora in mano.
La sua voce è calma, quasi normale e, proprio questo; mi inquieta ancora di più.
Non so cosa troverò, quando arriverò a quella macchina, ma ormai non posso più nascondermi, dietro le ipotesi.
Gaia mi ha chiesto di raggiungerla, e io so già che, qualunque cosa stia per succedere; dovrò affrontarla.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 98 ):

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni