tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 100 )
09.09.2026 |
566 |
192
"Mi sono sempre ritenuto uno, che ci sa fare con le ragazze, ma qui sono totalmente fuori giri..."
Gaia, ancora sorridente, improvvisamente prende le mie mani. Lo fa, senza dire nulla; afferrandole con entrambe le sue, e guardandomi con un'espressione, che sembra completamente diversa, da quella che aveva, fuori dal parco. Nei suoi occhi, c'è una leggerezza, che non le vedevo da tempo. Per un attimo rimango sorpreso, perché non riesco a capire, cosa abbia intenzione di fare, ma lei non mi lascia nemmeno il tempo di chiederglielo.
Comincia a girare e trascina anche me, nel movimento. Le nostre mani rimangono unite e, passo dopo passo, iniziamo a fare un vero e proprio girotondo.
Gaia ride.E' una risata limpida e incontrollata, mentre il suo volto è illuminato dalla felicità.Sembra divertirsi sinceramente.
Non c'è più quella tensione, che avevo percepito durante il tragitto; non c'è più il peso delle parole, dette poco prima.Gaia sembra voler semplicemente giocare.
Io, inizialmente, sono impacciato. Non sono abituato a lasciarmi andare, in questo modo; soprattutto dopo tutto quello che è successo, ma la sua allegria finisce per coinvolgermi. Continua a stringermi le mani e a girare con me, mentre aumenta il ritmo, e ride ancora più forte. Ogni tanto incrocia il mio sguardo, e sorride, come se fosse felice soprattutto del fatto, che io abbia accettato di seguirla.
La cosa, che mi colpisce maggiormente, è proprio la sua spontaneità. Gaia non sembra preoccuparsi di come appariamo, di quello che potrei pensare, o di quello che potrebbe pensare qualcun altro, vedendoci.
Si comporta semplicemente come una ragazza che vuole dimenticare tutto; e divertirsi con una persona, alla quale vuole bene. E questa sua felicità è così evidente, che riesce a modificare anche il mio stato d'animo.
Mentre continuiamo a girare, sento che la tensione si scioglie lentamente. Poco prima ero pieno di domande e paure; adesso riesco soltanto a seguirla.
Gaia ride, mi tiene le mani e continua a girare, completamente immersa in questo momento. Per lei, sembra essere soltanto un gioco.Per me, diventa qualcosa di più: la possibilità di vedere, finalmente, un lato di Gaia, libero dalla sofferenza, dalle discussioni e dalle complicazioni, che hanno accompagnato tutta la nostra serata.
Quando rallenta, rimane ancora con le mie mani tra le sue, e mi guarda, sorridendo. La sua espressione dice più di qualsiasi spiegazione: è felice. E, guardandola così; lo sono anch'io.
Dopo pochi giri, la mia compagna di università mi dice:” Francesco; mi gira la testa."
Perde l’equilibrio e cade su di me.
La prendo al volo, e la sorreggo; impedendole di finire a terra.Il naso di Gaia si scontra con il mio. Le nostre bocche tornano vicinissime.
Ci guardiamo. Io rimango quasi immobile, travolto dalla vicinanza, e da tutto quello, che questa ragazza riesce ancora a provocare, dentro di me.
Gaia, invece,appena ritrova l'equilibrio; mi sorride e si allontana di nuovo, come se nulla fosse successo.
Io la seguo.
Questa volta non corre: cammina al indietro, guardandomi,e mantenendo quel sorriso, che sembra voler cancellare ogni pensiero negativo.
“ Francesco; sai perché sono voluta venire qui?”
Io scuoto la testa.In effetti, non ne ho la minima idea.
Lei riprende a parlare:” Quando ero piccola; il mio papà mi portava qui, al parco giochi, tre volte a settimana. E io ero felicissima. Mi divertivo tantissimo. Mi sentivo libera. E poi erano i pochi momenti, in cui potevo stare con il mio papà. Lui doveva sempre lavorare. Mi piaceva molto giocare con lui. Quasi tutti i miei coetanei, li trovavo molto noiosi. Nonostante fossi più piccola, comandavo già io. Dove era il divertimento?”
Non mi stupisco, di quanto mi dice. Abbozzo un piccolo sorriso.
” Come fai con me.”
La mia compagna di università ricambia il sorriso.
“ Più o meno. Vieni.”
Mi riprende per mano, e torna a correre. Faccio fatica a seguirla, ma alla fine arriviamo alla zona giochi.
C'è un'altalena e Gaia ci sale subito.
“ Francesco; spingimi.”
Mi metto dietro di lei e comincio a spingerla, appoggiando le mani, sulla sua schiena.
Lo sguardo mi cade, inevitabilmente, lì. Sul suo culo.
Con i pantacollant, la mia compagna di università mette in risalto il suo culo spaziale. Inoltre indossa uno di quei pantacollant, che mettono in risalto anche la riga del culo. Già, con qualche strano artificio,riescono a evidenziare la separazione delle natiche.
Quindi è una tortura ancora maggiore, spingerla; dovendo appoggiare le mani, sulla sua schiena.
Quel culo appartiene a Massimo.Lui potrebbe spingerla, facendo leva sulle natiche di Gaia.
Io no,non posso.Io posso guardare, e non toccare. Specifico: posso guardare, come la possono vedere tutti.
Devo smetterla di pensare a quello. Gaia mi può regalare una bella amicizia, niente altro. Adesso è con me, ma prima era intenta a succhiare il cazzo di Massimo.Non devo pensare a quello, o la favola finirà. Devo pensare solamente a spingerla, e a renderla felice. Il resto non conta. Avrò il tempo di soffrire, quando sarò a casa, da solo.
E così, provando a dimenticarmi del suo bellissimo culo; torno ad osservarla, mentre sale e scende; e mi accorgo, ancora una volta, di quanto Gaia sembri completamente diversa dalla ragazza che, solo poco tempo prima, era immersa nelle lacrime e nella sofferenza. Adesso è libera, esuberante, quasi tornata bambina.
Gaia ride e urla:” Più in alto; Francesco. Voglio arrivare a toccare la luna.”
Continuo a spingerla, e lei ride sempre più forte.
La sua voce si perde nell'oscurità del parco e, improvvisamente, sento le mie guance bagnate. Sono lacrime. Non me ne sono nemmeno accorto.
Io amo, alla follia, questa ragazza. Il sentimento, che provo per lei, è talmente forte;da farmi sentire, contemporaneamente, felice e terrorizzato. Felice perché, in questo momento, Gaia è davanti a me, finalmente serena; terrorizzato perché so, quanto sia importante per me, e quanto dolore provo, al solo pensiero, di poterla perdere. O di doverla condividere.
Che poi, non sarà una condivisione. Lei mi terrà come amico, Massimo se la scoperà.Di giorno resterà con me, di sera sarà la puttana del barista.
Nonostante tutto ciò, nonostante il fatto che dovrò fare lo spettatore, ogni tanto; quando vuole, la mia compagna di università riesce a regalarmi delle emozioni indescrivibili.
Non posso rischiare di perderla.Preferisco rinunciare allo scopare con lei, e accettare che sia un altro, che se la scopi.
I miei pensieri si interrompono, perché torna a parlare.
“Francesco; c’erano un sacco di ragazzini, che si mettevano in coda, per spingermi, sul altalena. Io preferivo, che lo facesse il mio papà. Lui mi mandava molto più in alto. Però lui voleva, che io giocassi anche con gli altri. Passavo anche un’ora, qui sopra, con i ragazzini che facevano a turno, per spingermi.A loro piaceva rendermi felice.”
Questa volta, so bene, cosa devo dirle, e cosa vuole sentirsi dire. Non ho alcun dubbio.
” Gaia; anche io mi sarei messo in coda, per spingerti.”
La mia frase nasce spontaneamente, ma contiene molto più, di quanto riesca a dire. Non sto semplicemente parlando dell'altalena. Sto dicendo che, se avessi potuto conoscerla allora; avrei voluto esserci anch'io, condividere quella felicità semplice, e proteggerla, da qualunque cosa potesse rovinarla.
Si gira di lato,guardandomi con la coda del occhio.
" Davvero?"
E' una domanda canzonatoria e giocherellona,al tempo stesso. Non ci trovo comunque nulla di umiliante o di mortificante.La mia compagna di università è una bellissima ragazza; ed è normale, che le piaccia essere corteggiata e riverita, sebbene io non le interessi.
Annuisco con un cenno del capo.
" Gaia; quei bambini sono stati molto fortunati."
La mia compagna di università spalanca gli occhi, per la sorpresa.O almeno, così mi pare. Guardandola di profilo, leggermente girata verso di me; non posso esserne certo. Senza dimenticare l'oscurità. Però ho questa impressione.La frase dopo sembra confermare ciò.
“ Francesco; aspetta.Lasciami fermare.”
Appoggia i piedi, e capisco che vuole scendere. Ma appena si alza, invece di allontanarsi; si gira verso di me, e mi prende le mani, quasi sfiorandomele, solamente. Le mie mani sembrano quasi lievitare, da sole. E' un gesto di una dolcezza assoluta. La mia compagna di università non è mai stata così, con me.
“ Francesco; sali tu, ora.”
Senza indugiare, mi siedo sul altalena.
” Vuoi spingermi tu?”
Mi sorride.
“ Assolutamente no.”
Improvvisamente si siede su di me.Il suo fondo schiena si appoggia sul mio cazzo, che non è completamente molle. Non è durissimo, però è già sveglio. Solamente l'aver osservato le tette e il culo della mia compagna di università; l'hanno messo in allerta.
Il gesto mi coglie completamente impreparato. Gaia, però, non sembra avere alcuna esitazione. È come se, in questo momento, sia interessata soltanto a condividere con me, quella sensazione di libertà, che ricordava da bambina.
“ Francesco; voliamo assieme, sulla luna.Non voglio andarci, da sola. Tu dovrai sempre essere al mio fianco.”
Quelle parole mi colpiscono profondamente. Le mie lacrime continuano a scendere, ma Gaia non se ne accorge. Probabilmente l'oscurità nasconde il mio viso, oppure la sua euforia è troppo grande, perché possa farci caso.
Io, invece, sento un'emozione, difficilissima da controllare. Non sto pensando a Massimo, a quello che è successo, alle mie paure, o a ciò che potrebbe accadere domani. Sto ascoltando Gaia, che ride; e che mi sta chiedendo, a modo suo, di condividere questo momento.
Prendo la rincorsa con le gambe, e partiamo. Poi ci aiutiamo entrambi, con le gambe; per andare più veloce. L'altalena comincia a salire sempre più in alto, e Gaia continua a ridere.
Io la seguo nel gioco, lasciandomi trascinare dalla sua energia. Non sta semplicemente giocando: Gaia sta tornando alla bambina che era, quella che aspettava il padre, per poter finalmente sentirsi libera; e mi sta permettendo di entrare dentro uno dei ricordi, più felici della sua infanzia.
E io, mentre voliamo insieme sull'altalena, non riesco a pensare ad altro, che alla sua felicità.
C'è un altro problema. Non riesco a rimanere indifferente, al contatto con il culo di Gaia.Il mio cazzo diventa durissimo.Non è una cosa, che posso controllare.Gli ormoni sono a mille. Già in precedenza, durante la serata, la mia compagna di università era stata maliziosa, in alcune occasioni.L'atmosfera era completamente diversa.
Sto facendo molta fatica a comprendere, cosa stia succedendo.Si dovrebbe comportare così con Massimo, non con me.Va bene il girotondo, ma appoggiare il culo, sul mio cazzo? Questa non è una cosa, che si fa con un amico.E' una cosa riservata, a chi la incula.
Sicuramente se ne è accorta. Ha i pantacollant.E' impossibile, che non senta il mio cazzo duro, che preme sul suo sedere. Addirittura Gaia, in continuazione, per sistemarsi meglio su di me; continua a muovere e a spostare il suo fondo schiena, sul mio cazzo.Certe volte muove il sedere, a destra e sinistra; spostando così anche il mio cazzo, che fa resistenza, e dunque pressione sulle sue natiche. Altre volte lo alza proprio leggermente, per poi ricaderci sopra, e sentire così tutta la durezza del mio uccello.
E' una situazione, a cui è impossibile resistere. Sborro, dopo pochi minuti. Gli spruzzi di sborra restano nelle mie mutande.
Ho il fiato pesante. E' stato un momento bellissimo. Nulla in confronto ai piaceri, che proverà il barista, ma comunque è stata un'emozione indescrivibile.
Purtroppo non riesco a trattenere una piccola esclamazione di piacere.
Gaia si gira a guardarmi. Ancora le nostre bocche,praticamente, si attaccano, di nuovo.La distanza è veramente minima.
Divento ancora più rosso, per l’imbarazzo.Se ne deve essere accorta.Scorgo appena il suo sorriso.
“ Francesco; ti sei divertito, ho visto.”
Resto in silenzio. Vorrei semplicemente scomparire.
La mia compagna di università riprende a parlare:” Più che aver visto, ho sentito.”
Deglutisco. Non so assolutamente come comportarmi. Ho fatto una figura di merda.
Gaia specifica una cosa, forse per alleggerire la tensione, e il mio imbarazzo.
”Parlo dell’altalena, ovviamente. Ho sentito, quanto hai riso,” sorridendomi.
Ma non è assolutamente vero.Io non ho mai riso. Mi sono scese delle lacrime per la tristezza, capendo che ragazza meravigliosa, sto rischiando di perdere.
Non capisco, perché abbia detto ciò. Forse si è accorta di aver esagerato con le battute. Forse non pensava, che il mio cazzo potesse diventare duro. Ma no, impossibile. Non è scema.
Si deve anche essere accorta del momento, in cui sono venuto. Il mio pisello ha iniziato a vibrare, a gonfiarsi, per poi esplodere. Se ne deve essere accorta, eccome. Ma allora, perché non si è spostata? Perché non mi ha chiesto di fermare l'altalena, e non è scesa?
Le ultime parole famose.
" Francesco; ferma l'altalena."
E' scontata la sua reazione. Solamente che non so, perché ad effetto, così ritardato.
“ Adesso proviamo una cosa, molto più difficile.”
Scendiamo dal altalena. Lei sale coi piedi sul altalena, tenendosi con le mani, alle catene.
“ Adesso fallo anche tu; Francesco.”
La guardo, un po’ stupito. Non capisco ,immediatamente, cosa voglia da me.
” Mi metto davanti o dietro, di te?”
Abbozza un sorriso.
” Ti metti davanti a me, e mi guardi negli occhi. “
Rimango un attimo sorpreso. Sentendo le sue parole, deglutisco. Non sto capendo più niente. Fino a pochi minuti prima, stiamo giocando come due bambini, ridiamo, corriamo e ci rincorriamo. Poi c'e' stata la mia sborrata nei pantaloni, la mia compagna di università che, giustamente, ha voluto fermare l'altalena, e scendere; e adesso Gaia mi chiede qualcosa che, improvvisamente, cambia completamente il significato di questo gioco.
Non so cosa aspettarmi, ma prendo coraggio, ed eseguo.
Nuovamente mi trovo davanti a lei.
La mia compagna di università fa un impercettibile passo avanti. È un movimento quasi impossibile da notare, ma è sufficiente a rendere, ancora più corta, la distanza tra noi. Le nostre bocche tornano vicinissime.
Mi sorride, ancora una volta.
Io rimango immobile, cercando di interpretare quello sguardo, ma senza riuscirci.
Prova a muovere leggermente le ginocchia e le braccia, ma l’altalena si sposta impercettibilmente.
Le faccio notare:” Gaia; è pericoloso.”
Senza allontanare la sua bocca, dalla mia; pronuncia una frase strana.
“ Si; Francesco. E’ molto pericoloso.”
Me lo dice con una voce, molto più leggera del solito. Quella risposta mi lascia ancora più confuso.
Non so perché, mi sta facendo tutto questo. La distanza, tra noi, è minima, e sento crescere una tensione, che non riesco a controllare. Vorrei chiederle cosa sta pensando, vorrei capire perché continua ad avvicinarsi, perché mi guarda in quel modo, perché sorride.
Ma non riesco a parlare. Rimaniamo a guardarci, in totale silenzio; senza che nessuno dica o faccia qualcosa. È un silenzio stranissimo, quasi sospeso. Io cerco una risposta nei suoi occhi, ma l'oscurità non mi permette nemmeno di distinguere bene, il loro colore. Riesco soltanto a percepire il suo sguardo e quel sorriso, che continua a comparire sul suo volto.
Poi, improvvisamente, lei scende e si mette a correre.
Il cambiamento è così rapido, che rimango completamente spiazzato. Un secondo prima siamo fermi, vicinissimi, immersi in un silenzio, che sembra non voler finire; quello dopo, Gaia è già lontana, e corre nuovamente nel parco.
La seguo con lo sguardo, cercando di capire, cosa sia appena successo. Ancora una volta, mi ritrovo a inseguirla, con la sensazione che sia lei a decidere, continuamente, quando avvicinarsi e quando allontanarsi; lasciandomi, ogni volta, con una domanda in più.
“ Francesco; andiamo sullo scivolo.”
La raggiungo, mentre sale sullo scivolo.
“Aspettami davanti, e prendimi.”
Faccio cosa mi dice. Mi posiziono davanti alla discesa, e aspetto. Lei scende, iniziando a ridere. Mi abbasso con la schiena e, quando arriva; la fermo. Nuovamente le nostre bocche sono vicine, e lei mi guarda dal basso al alto.
In quest'istante, mi sembra di essere completamente dentro il suo mondo. Gaia ride, è serena, e la sua espressione non ha nulla della ragazza tormentata, che ho visto poco prima.
Si lascia andare all'indietro, e si sdraia con la schiena, sullo scivolo. Le sue mani vanno a cercare i miei capelli, per accarezzarmeli.Sento anche una leggera pressione:mi tira leggermente verso di se.Forse dovrei accarezzarle i capelli,però non trovo il coraggio. Ho troppa paura di sbagliare, e che la favola si trasformi in un incubo.
Sono praticamente con il petto, sopra la mia compagna di università. Ancora una volta, le nostre bocche sono molto vicine. Gaia continua ad accarezzarmi i capelli, con entrambe le mani.
” Cosa c è; Francesco?”
Il mio sguardo si intristisce. Non riesco a impedirlo.
È la ragazza dei miei sogni. Non ci sono dubbi. Io amo da impazzire, questa Gaia.
Proprio mentre sono così vicino a lei, la mia mente torna, inevitabilmente, a quello che è successo. È la stessa ragazza che, poco fa, ha fatto un pompino a Massimo. Questa contraddizione mi attraversa completamente: davanti a me, ho la persona, che desidero più di ogni altra cosa; mentre, dentro di me, continua a esistere l'immagine, che mi ha distrutto.
Mi viene da piangere nuovamente, ma non posso farlo. Rovinerei il momento.
“ Niente, Gaia.”
Non scappa da me. Si alza lentamente, sfiorandomi le labbra, con le sue. Questa volta, c’è un impercettibile contatto. È talmente breve, da lasciarmi quasi il dubbio, che sia realmente accaduto. Allo stesso tempo, è abbastanza evidente, da farmi perdere completamente la capacità di ragionare.
Subito cerco di giustificarmi:” Scusami, Gaia; è che,” smettendo di parlare.
Non so proprio cosa dire.Ho paura del effetto delle parole.
Intanto lei è ancora attaccata a me. Non ha spostato le labbra, da me. Sono ancora vicinissime, nonostante si siano sfiorate.
“ Di cosa ti scusi; Francesco?”
Nuovamente non riesco ad aprire bocca. Mi sono sempre ritenuto uno, che ci sa fare con le ragazze, ma qui sono totalmente fuori giri. Non so proprio come muovermi, cosa dire, cosa fare.
La tristezza mi assale. Ripenso ancora al pompino a Massimo.
Il barista ha ragione. A poco a poco, quel pompino mi distruggerà sia fisicamente, che psicologicamente. È come se quel ricordo avesse trovato il modo di entrare anche dentro questo momento, apparentemente perfetto; impedendomi di viverlo completamente.
La mia compagna di università si accorge del mio disagio. Sposta le mani dalla mia testa, e le fa scivolare sulle mie guance.
“ Ma sono leggermente bagnate; Francesco.”
Le dico una bugia: “ Mi e’ scesa qualche lacrima, per la felicità. Io sto veramente bene, quando sono con te.”
Prende una mia mano, iniziando a guardarmi intensamente.
Devo dire qualcosa.Non posso apparire come una mummia.
” Scusami, se non mi sono alzato subito.Non avevo capito le tue intenzioni.”
Gaia mi aveva fatto capire di alzarmi, e io ero ancora lì imbambolato. Probabilmente lei starà pensando, che l’ho fatto apposta. Se si fosse alzata, con me in quella posizione; le nostre labbra si sarebbero scontrate violentemente. Questa possibilità mi mette ancora più in imbarazzo, perché mi rendo conto, di quanto possa essere stata ambigua la mia posizione, dal suo punto di vista.
La mia compagna di università spalanca gli occhi. Mi guarda in silenzio. Poi si alza, e mi tira dolcemente.
Mentre camminiamo, torna a parlare:” Francesco; cosa è successo?”
Con tanta vergogna e imbarazzo, le confesso:” Quando ti sei alzata, e io sono rimasto imbambolato; le nostre labbra,” non riuscendo a continuare.
Lei si ferma, rimanendo a fissarmi. Dopo pochi secondi,mi sorride.
“ E?”
La guardo, completamente in tilt.
“ Non è stata una cosa voluta.”
Mi guarda. Sembra indecisa. Poi mi sorride di nuovo.
“ Ah, ora ho capito. Grazie della precisazione.Pero’, ora, andiamo.”
Riprende a camminare, e io la seguo.
Quel sorriso mi tranquillizza, ma non cancella la confusione, che ho dentro. Non so ancora, che significato da a quei gesti,a quelle vicinanze,a quei sorrisi. So soltanto che, ogni volta che mi permette di starle così vicino; il mio cuore ricomincia a sperare, anche se una parte di me sa quanto possa essere pericoloso, per il mio fragilissimo equilibrio emotivo.
La seguo, sempre tirato dolcemente da lei, e saliamo su una giostra girevole.
” Francesco; siediti davanti a me. Voglio che ci guardiamo negli occhi.”
Eseguo i suoi ordini, alla lettera. Mi siedo davanti a lei e, per qualche istante, rimaniamo semplicemente uno di fronte all'altra.
Poi la mia compagna di università inizia a farla girare, molto lentamente. Il movimento è tranquillo, quasi ipnotico.
” Francesco; siamo in continuo movimento, ma non ci raggiungiamo mai.”
Cerco di rispondere in modo furbo.
” Forse è il nostro destino; Gaia.”
La mia compagna di università sbuffa. Però è uno sbuffare diverso. Ha il sorriso, sulle labbra. Non sembra uno sbuffare polemico. Sembra quasi un modo scherzoso, per comunicare con me.
Aspetto che sia lei, a parlare. Non ho proprio idea, di cosa dire. Preferisco lasciarle spazio.
“ Francesco; quando ero sulla panchina, ho ripensato alla mia infanzia. E ho voluto rivivere quei momenti. E volevo riviverli, solamente con te. Era una cosa mia, che volevo condividere con una persona importante della mia vita. Il mio papà, ormai, è ingiusto con me.Sembra, che non si fidi più di me. Mi giudica, mi critica, non mi appoggia. Ho bisogno di una persona, a cui appoggiarmi.Una persona che mi capisca, che mi ascolti. “
La ascolto, senza dire nulla.
Quelle parole mi fanno capire che questo parco, per lei, non è semplicemente un posto, dove giocare. È legato a una parte molto profonda della sua vita, a un periodo nel quale sentirsi felice, sembrava molto più semplice. Il fatto, che abbia voluto tornarci proprio con me, assume quindi un significato, che non riesco ancora a definire completamente.
Lei continua a parlare:” E’ vero, sono cresciuta. Ma, raramente, faccio delle cose, con il mio papà. Lui è sempre molto severo, nei miei confronti.Quasi sempre, preferisco mangiare da sola, a casa. A tavola, lui mi fa delle domande. Io sono sempre sincera. Il problema è che, a lui, non piacciono le mie risposte.Non si sforza di capire i miei bisogni, le mie esigenze. Non capisce, che io sono una ragazza giovane, e che ho bisogno dei miei spazi.”
Smette un attimo di parlare, continuando a far girare, lentamente, la giostra.
La ascolto e sento crescere, dentro di me, il desiderio di dirle qualcosa; di farle capire, che può contare su di me. Allo stesso tempo, ho paura di sbagliare. O parlo, o la mia compagna di università peggiorerà ulteriormente il giudizio, che ha già di me. Alla fine, trovo il coraggio di intervenire.
“ E tua mamma, cosa ne pensa?”
La mia compagna di università blocca, improvvisamente, la giostra. Mi fissa. Sul suo volto, compare uno sguardo serio. Probabilmente ho fatto una domanda, che non avrei dovuto. Me ne accorgo immediatamente, e mi affretto a provare a rimediare.
“ Scusami; Gaia. Forse ho chiesto una cosa, che non avrei dovuto chiederti.”
Lei scuote la testa, riprendendo a far girare, lentamente, la giostra. Abbassa lo sguardo.
“ Non ti preoccupare; Francesco.Non potevi saperlo. Preferirei non parlarne, per non rovinare il momento.Sei d’accordo?”
Annuisco.
“ Certo; Gaia.”
Non insisto. Capisco che esiste una parte della sua storia, sulla quale, almeno questa sera;non vuole entrare.
Mentre la giostra gira, alza di nuovo lo sguardo su di me.
“ Quando ero piccola, c’era un mio coetaneo, con cui giocavo volentieri, in questo parco.A differenza di tutti gli altri, lui era diverso. Era bravo a disegnare, nonostante fossimo molto piccoli. Ed erano disegni, per me Non comprava le caramelle e i dolci, che piacevano a lui. Diceva ai suoi genitori, di comperare solamente cose, che piacevano a me. Nonostante non gli piacessero, le mangiava con il sorriso. E sai perché? Per farmi contenta. Farmi felice era il suo scopo nella vita.Quando la nonna gli dava due soldini, lui li dava a me.Li mettevano nel mio salvadanaio. Giocavamo a marito e moglie.Gli dicevo che, quando il mio salvadanaio si fosse riempito, avremmo comperato casa. Ovviamente li mettevamo nel mio salvadanaio, perché ero io quella, che comandava, in casa. Tra quelle piante, c’era una specie di anfratto; e noi l'avevamo adattato, come la nostra casa.”
La ascolto, senza interromperla. Più parla, più quel ricordo mi appare vivido. Riesco quasi a immaginare due bambini, che trasformano un angolo del parco, nel loro piccolo mondo;costruendo, con la fantasia, qualcosa che, per loro, è assolutamente reale.
Le chiedo:” E dove è finito?”
Allarga le braccia.
“ Non lo so; alle elementari, le nostre strade si sono divise.”
Io resto in silenzio. Non so cosa aggiungere. Mi colpisce il modo, in cui Gaia racconta di quel bambino: non parla di lui, come di un semplice compagno di giochi, ma come di qualcuno, che sembrava trovare la propria felicità, nel renderla felice. È un ricordo lontano, eppure mentre lo racconta; il suo viso cambia. Sembra quasi di vedere quella bambina, ancora dentro di lei.
Improvvisamente inizio a sentire una melodia. Sembra un violino, ma è impossibile. È notte. È una musica molto lenta, quasi irreale, che sembra arrivare da una distanza, che non riesco a individuare.
“ Gaia; ma cosa è questa musica? “
Mentre continuiamo a girare, lei mi dice:” Francesco; io non sento nulla.”
Obietto:” Ma è impossibile.”
La mia compagna di università mi guarda fissa.
Mi viene un dubbio terribile.
“ Gaia; prima mi hanno picchiato, e mi hanno ucciso? Questo è il paradiso?”
Scuote la testa.
” Francesco; forse stai solamente sognando.”
Io resto in silenzio, non capendo più nulla. Mi do un pizzicotto. Ma no, è impossibile; sono perfettamente sveglio. La musica continua a essere lì, in sottofondo; e proprio perché Gaia non sembra sentirla; la sensazione di irrealtà diventa ancora più forte. Non riesco a capire, se provenga davvero da qualche parte, oppure se sia soltanto una percezione mia.
La mia compagna di università riprende a parlare:” Io giocavo anche con altri bambini. Anche se non mi piaceva più di tanto, giocavo anche con loro. Comandavo comunque io. Lui, un po', ci soffriva, però sorrideva ugualmente. E sai perché? Per rendermi felice. Tutto il resto, non gli interessava. Se lui era un po' giù di morale, non era importante. Contava solamente il mio sorriso.”
La ascolto, mentre la giostra continua a girare lentamente. Quelle ultime parole rimangono sospese tra noi. Non riesco a non chiedermi, perché Gaia abbia scelto di raccontarmi proprio questo ricordo, proprio questa sera, proprio dopo tutto quello, che abbiamo vissuto.
La musica continua a esserci in sottofondo, e il movimento lento della giostra sembra accompagnare le sue parole; trasformando questo momento, in qualcosa di stranamente sospeso, tra il presente e un passato, che sembra essere tornato a vivere.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 100 ):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
