tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 99 )
05.09.2026 |
739 |
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"Si lascia andare completamente, a questa situazione, assurda e semplice: siamo soltanto due persone, che stanno giocando in un parco, dopo una giornata piena di tensioni..."
Mi avvicino alla macchina, consapevole del mio destino. Probabilmente è un’idea di Massimo. Lui vuole, che io crolli, sia psicologicamente che fisicamente. Il suo racconto è stato una botta terribile.
Vedere Gaia, che glielo succhia dal vivo; sarà la mazzata finale. O peggio ancora; Gaia che viene scopata, o inculata da lui.Con me presente;il finale non può essere che questo.
Il barista si prenderà tutto, e la mia compagna di università non gli dirà di no.Per loro, sarà una situazione ad alto tasso di adrenalina.
Anche io, al posto del barista, mi prenderei bocca,figa e culo della ragazza. Senza se e senza ma.Purtroppo il fortunato è un altro, non sono io.
Se Gaia accetterà di farlo, davanti a me; sicuramente gli dirà di si, su porcate e perversioni, ben peggiori.
Una cosa, non capisco,però. Se non riusciva a guardarmi in faccia, prima; come farà a guardarmi, mentre viene scopata? O mentre succhia il cazzo, a Massimo? O mentre Massimo la incula, selvaggiamente?
Probabilmente la mia compagna di università ha il culo vergine, e il barista glielo romperà.Le farà male?Sicuramente.Cercherà di farle più male possibile.Cercherà di farla piangere.Lei lo supplicherà di desistere, di darle una tregua. Massimo non la ascolterà. E sapete perché? Più male le farà, più male farà a me, psicologicamente.
Io potrò guardare. Io potrò soffrire, ma non potrò intervenire.Gaia non me lo perdonerebbe mai, se io intervenissi.
Con il suo discorso,è stata molto chiara.Situazioni, come questa, rimarranno delle eccezioni.Non scoperanno sempre, davanti a me.Scoperanno davanti a me quando, a lui o a lei, andrà così. E io dovrò fare il guardone.
Massimo riderà, mi prenderà in giro, mi insulterà.
La mia compagna di università non gli dirà nulla, non lo riprenderà.Si limiterà ad arrossire, a provare a convincermi, ad avere pazienza. Sempre se riuscirà a parlare. Magari il barista la scoperà così forte, che lei riuscirà solamente ad ansimare e a godere, senza riuscire ed emettere alcuna parola.
Non ho mai fumato. Ora però sarebbe proprio una situazione, da sigaretta. Un modo, come un altro, per tenere occupate le mani.Avere la scusa di fare gli ultimi tiri, prima di salire su quel veicolo. Prima di far apparire che sono pronto, anche se non è vero. Un modo per prendere tempo, per aggrapparmi alla speranza, che qualcosa possa modificare il destino.
Del resto Gaia non ha sempre detto, che il futuro può essere modificato? Il pompino,ormai c’è stato, e quello resterà indelebile, per sempre. Forse anche una scopata, e un’inculata. Ma un conto, una volta sola; un altro conto, se la cosa è ripetuta e costante nel tempo.
Però, come potrei evitare, quanto sta per succedere? In nessun modo.
E sapete perché? Perché Gaia è consenziente.
Bartolomeo fa sembrare semplici le cose, quando non lo sono. La volontà di una ragazza non può essere manipolata da un capriccio o da un imposizione.
Arrivo a piccoli passi, accanto alla macchina. Non riesco a vedere chi c’e’ dentro, ma ha poca importanza. In questo momento, sono talmente confuso, che non riesco più a distinguere la realtà, dai miei pensieri.
Improvvisamente una portiera si apre. E non e’ quella, accanto al guidatore. E’ una delle due, dei posti di dietro. Nessuno esce.
Ho capito il messaggio. Devo salire in macchina.
Sicuramente c’e’ Gaia, perché non l’ho vista uscire. Ma chi altro ci sarà? Molto probabilmente, Massimo. Anzi,sicuramente.
La mia compagna di università gli ha fatto un pompino, si è fatta scopare da lui.Sicuramente non può sbucare fuori, un altro.Non ce la vedo Gaia, ad andare con due diversi, la stessa sera. E’ impossibile.
Sarà la mazzata finale, ma non posso tirarmi indietro. Mi avvicino alla portiera. Dentro di me, sento crescere la tensione. Per tutto il tragitto, ho costruito, nella mia testa, uno scenario dopo l'altro; e adesso sono arrivato al punto, in cui non posso più nascondermi, dietro le mie supposizioni.
Improvvisamente, una ragazza esce da quella portiera. Rimango un attimo, pietrificato. Lei mi guarda,per un attimo, vedendomi sorpreso.
Quando la guardo per qualche secondo, riesco a distinguere soltanto alcuni particolari. È una ragazza dai lunghi capelli biondi che, nel oscurità, sembrano quasi confondersi con il buio, intorno a lei. Il viso rimane, invece, poco definito. Cerco di osservarla meglio, ma non riesco a capire, con certezza, nemmeno il colore dei suoi occhi: per un attimo mi sembrano verdi, subito dopo mi viene il dubbio, che siano azzurri.
La luce è troppo scarsa, per permettermi di distinguerli davvero.Non c’è alcun lampione, accanto alla macchina; e la poca illuminazione, presente nel parco, arriva da lontano; lasciando gran parte della figura, immersa nel ombra.
Riesco comunque a riconoscere, ciò che indossa: una felpa color rosa, dei pantacollant neri, calze bianche e scarpe da ginnastica bianche. Sono particolari semplici, quasi comuni, ma nella penombra assumono una presenza particolare, perché sono praticamente gli unici elementi, che riesco a distinguere con chiarezza. In poche parole,è vestita in modo diametralmente opposto, rispetto a Gaia.
Cosa ci faceva, in quella macchina,una seconda ragazza?
La sorpresa è così forte che, rimango incapace di collegare l'immagine, che ho davanti, al resto della serata.
Vorrei guardare dentro la macchina, e cercare Gaia, ma una mano mi tira il braccio.
E’ quella ragazza. Mi fa capire, che devo seguirla.
La sento ridere.
Non capisco, cosa stia succedendo
Mi dice:” Andiamo,” prendendomi per mano, e iniziando a ridere.
Dalla voce, capisco che non è sicuramente Valentina.Non può essere neppure Serena, che era vestita in modo completamente diverso.
Poi inizia a correre.
Io faccio fatica a starle dietro, avendo le scarpe eleganti.
”Piano. Io non ho le scarpe da ginnastica.”
Lei non vuole saperne.
” Devi starmi dietro, rincorrermi. Devi prendermi”
Lascia la mia mano e accelera il passo.
Io la perdo, quasi subito, di vista. La sensazione di smarrimento, che mi accompagna da tutta la sera; torna ad assalirmi, con maggior vigore.
Urlo:”Dove sei?”
Sento la sua voce.
“ Sono qui.”
Mi giro, ma non la vedo.
Mi dice:” Devi trovarmi.”
Rimango fermo per qualche secondo, cercando di capire, da quale direzione proviene la sua voce.
Respiro profondamente, e comincio a guardarmi intorno. Se davvero vuole che la trovi, questa volta devo smettere di pensare, a ciò che potrebbe accadere; e concentrarmi soltanto, su dove possa essere.
Sento una risatina provenire,da poco più avanti. Mi guardo intorno e, finalmente, intravedo un movimento, tra gli alberi. Comincio a camminare in quella direzione, ma appena mi avvicino; la sua voce arriva da un altro punto.
” Sei troppo lento.”
Mi fermo e sorrido involontariamente. È una risata isterica, un modo per alleggerire la tensione.Devo lasciarla uscire da me.
“Ti ho sentita. Sei lì dietro?”
Non ricevo risposta. Continuo a cercarla, osservando le panchine, gli alberi, e i sentieri poco illuminati. Poi sento nuovamente la sua risata, questa volta più lontana.
“ Se vuoi trovarmi, devi impegnarti di più.”
Comincio a correre nella direzione della voce, ma quando arrivo, non c'è nessuno. Mi fermo, ansimando leggermente, e inizio a pensare, che quella ragazza si sta prendendo gioco di me.
Lei probabilmente conosce il parco,meglio di me; sa dove nascondersi, e soprattutto sembra conoscere perfettamente il modo, per farmi continuare a cercarla.
Improvvisamente sento qualcosa muoversi, alle mie spalle. Mi giro di scatto, ma non vedo nessuno.
Poi sbuca da dietro un albero, e scappa, ridendo.
“ Prendimi.”
Questa volta, parto immediatamente. Corro dietro di lei, cercando di raggiungerla, ma le scarpe eleganti continuano a rendermi difficile, la corsa.
Lei, invece, sembra completamente a suo agio, con le scarpe da ginnastica.
“ Aspetta.”
Lei si volta appena, mentre corre e mi sorride.
” No; devi prendermi.”
La inseguo ancora per qualche metro, finché cambia improvvisamente direzione, e scompare dietro una siepe.
Mi fermo, e provo a riprendere fiato. Mi guardo intorno, incredulo.
“ Dove sei?”
Per qualche secondo, non risponde. Poi, da lontano, sento la sua voce.
” Sono qui.”
Seguo la voce, e arrivo davanti a una panchina. È vuota. Mi guardo intorno, e comincio a ridere anch'io. Devo proprio scaricare la tensione, o non riuscirò a trovarla.
Devo ammettere, comunque, che questa specie di gioco sta iniziando a incuriosirmi.Devo farla parlare, per capire da dove proviene la voce.
“ Mi stai prendendo in giro.”
Lei risponde, da qualche parte nel buio.
” Certo, che ti sto prendendo in giro.”
Continuo a cercarla, ormai completamente sopraffatto dagli eventi. Ogni volta che penso di aver capito, dove si trova; lei cambia posizione, e ricomincia a ridere.
A un certo punto, riesco finalmente a vederla. È nascosta dietro un grosso albero, e cerca di non farsi scoprire. Mi avvicino lentamente, facendo finta di non averla notata. Lei rimane immobile. Continuo a camminare oltre l'albero, e poi mi volto rapidamente.
“ Trovata.”
Accelero ancora per qualche passo, quasi senza rendermi conto della fatica e, quando sono abbastanza vicino; allungo le braccia, e riesco a prenderla. Mi aspetto che la provi a divincolarsi, che riparta immediatamente, correndo; come ha fatto, fino a questo momento. Invece, non lo fa. È come se avesse deciso, proprio in quest'istante, di lasciarsi prendere.
La stringo e lei si abbandona tra le mie braccia, con una naturalezza, che mi sorprende. Non oppone alcuna resistenza, non cerca di liberarsi: lascia andare il corpo, e si appoggia a me, ridendo.
La sua risata è spontanea, piena, quasi infantile. La sento muoversi tra le mie braccia, mentre continua a ridere.
Con il fiato corto, le dico:"Ti ho presa."
Le nostre bocche sono stranamente vicine.Due labbra sottili,molto invitanti.
Avrei una voglia matta di appoggiare le mie labbra, alle sue.Ovviamente non posso.Non la conosco neanche, non so neanche chi sia, e cosa ci faceva, in quella macchina.
Un attimo. Io, quelle labbra, le conosco.Ma non è possibile.
Ora, che è così vicina a me, la riconosco.
E’ Gaia,.vestita in modo completamente diverso, da inizio serata.
La mia compagna di università scoppia nuovamente a ridere. Non sembra affatto dispiaciuta, di essere stata raggiunta; al contrario, il suo modo di lasciarsi andare mi fa capire che, forse, era proprio quello che voleva. Aveva corso, si era nascosta, mi aveva provocato affinché la inseguissi, ma adesso che finalmente l'ho raggiunta; non sente il bisogno di ricominciare, immediatamente, a scappare. Rimane lì, tra le mie braccia.
La guardo e noto quanto sia diversa, da poco prima. Non vedo più la ragazza, che camminava davanti a me, con gli occhi pieni di lacrime, incapace di guardarmi. Vedo Gaia che ride, che si concede un momento di leggerezza, che sembra quasi dimenticare tutto ciò, che l'ha fatta soffrire. Il suo sorriso è così sincero che, per qualche secondo, anche io smetto di pensare alle mie paure.
Gaia alza il viso verso di me, e continua a ridere. Le nostre labbra si avvicinano ancora di più.
Abbasso un attimo lo sguardo, per scrutare il suo corpo.Quanto è bella.Nonostante sia vestita sportiva, la felpa non riesce a nascondere la sua quarta di reggiseno. O probabile quarta.Non gliel'ho mai chiesto, e lei non me lo ha mai detto.
I miei occhi restano incollati lì. Nel locale, aveva le tette, molto più in mostra; eppure mi accorgo solamente ora, di quanto siano belle.
Non è l’abbigliamento, che fa risaltare il suo corpo. E’ la situazione. Sembra quasi di essere in una favola.
Non guardandola negli occhi, si accorge subito, di dove è indirizzato il mio sguardo.
Ovviamente lo sposto subito, e lo riporto verso i suoi occhi.
La mia compagna di università arrossisce, poi guarda prima una mia mano, poi l’altra.Poi torna a guardarmi, ancora più rossa, in viso.
Anche io cado nel più totale imbarazzo.
“ Cosa c’è; Gaia?”
La mia compagna di università mi domanda:”Francesco; ho la felpa macchiata? Mi sono accorta, che avevi lo sguardo fisso lì.”
Sospiro.Cosa le rispondo?
Per fortuna, è lei, a togliermi dal impiccio.
“ Ho capito, stavi cercando di capire la marca, osservando il logo, più da vicino.”
Sentendo una frase simile, nuovamente non so cosa rispondere.Ogni risposta potrebbe essere una trappola.E, probabilmente, vuole che io caschi in una trappola. La frase successiva è emblematica.
“ Avvicina il viso al logo, se vuoi; così lo vedi meglio.E’ buio, ed è logico, che non riesci a vederlo bene.”
Non riesco a capire, cosa stia succedendo.Non sembra più la serata di prima.Sembra quasi, che ci sia stato un salto temporale.
E’ una trappola, sicuramente. Perché non mi dice lei, la marca? Il motivo può essere solamente uno:vuole che attacchi la bocca a una sua tetta, dandole la scusa, per tirarmi uno schiaffo.Nonostante la felpa, la bocca la attaccherei volentieri a quel tessuto. Sentirei quella grossa tetta, nella mia bocca.Non sarei un privilegiato come Massimo, che gliele morsicherà nude, ma che me ne frega.
Però non posso farlo, rovinerei questo momento. In una favola, il principe non morsica una tetta della principessa. E poi, io non sono un principe.Sono uno schiavo.Avete mai visto uno schiavo, che morsica una tetta della regina?
Mi viene un’idea, per uscire dal impasse.
“ Scusami, ero sovrappensiero."
Mi guarda, con un leggero sorriso.
“Eri sovrappensiero.”
Ha ripetuto, quanto da me detto, non con cattiveria. Non mi sembra, che voglia farmi la guerra, umiliarmi, o sottomettermi.
Il suo volto mi sembra rilassato, non contratto.
Io la tengo ancora stretta, ma senza stringere troppo; quasi temendo di interrompere quest'istante. Lei, invece, sembra perfettamente a suo agio. Si lascia andare completamente, a questa situazione, assurda e semplice: siamo soltanto due persone, che stanno giocando in un parco, dopo una giornata piena di tensioni.
"Finalmente sei riuscito a prendermi," esclama Gaia, ancora ridendo.
Quella parola mi fa sorridere. Capisco, che non era davvero una gara.
Lei voleva essere inseguita, voleva che io la cercassi, ma soprattutto voleva arrivare proprio a questo momento: farsi raggiungere, e poi lasciarsi andare alla gioia, di essere presa.
Per una volta, non c'è bisogno di parlare del passato, di Massimo, di Serena,del pompino, delle nostre incomprensioni, o di ciò che provo per lei. C'è soltanto questa risata.
E mentre Gaia rimane tra le mie braccia, ancora sorridente; sento, dentro di me, qualcosa che si allenta. La sua felicità è contagiosa.
Per qualche secondo, non mi sento respinto, giudicato, o escluso dalla sua vita. Mi sento, semplicemente, accanto a lei. E forse è proprio questo, che Gaia voleva regalarmi: un momento, nel quale poter stare insieme, senza pensare a tutto il resto.
Serena me l'aveva anticipato.
"Gaia ti farà cambiare idea."
Ecco, a cosa si riferiva.
Chiederle il perché di tutto questo? No, assolutamente.
Sono in una favola, e voglio rimanerci dentro. Voglio leggere anche le pagine seguenti.Purtroppo so già che, in tutte le favole, c’è un drago.
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